Incredibile sentenza della cassazione: se è lei a doverli  versare, gli alimenti per i minori vengono derubricati da diritti inalienabili ed irrinunciabili a “contributo a favore del Padre”,  e quindi… se ne può fare a meno.

Adesso sì che stiamo a posto: se a dover pagare è lui, allora  “vada a fare il raccoglitore di pomodori”;  se è lei… se ne può discutere. Un consiglio: cercate di non finire, se potete,  nelle mani dei giudici. Del diritto (oltre che del domani) non v’è certezza.

La redazione

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Incredibile sentenza: o paga lui o non paga nessuno

 di Fabio Nestola (Presidente FENBI)

Il coniuge separato che versa in una condizione di debolezza economica può assolvere ai suoi obblighi di genitore offrendo ospitalità ai figli senza dover pagare l’assegno di mantenimento. Lo sancisce la Cassazione (sentenza 15565/11).
La suprema Corte ha bocciato il ricorso di un abruzzese separato dalla moglie nell’aprile 2006, padre di due ragazzi, che chiedeva di ripristinare il mantenimento anche a carico della ex consorte in favore dei figli. Secondo la Cassazione «il mantenimento cui ciascun genitore è tenuto verso i figli, può ritenersi assolto dal genitore dotato di reddito proprio con cui i figli non convivono, mediante gli adempimenti connessi all’ospitalità da parte dello stesso genitore non convivente in occasione del diritto di visita».

Il caso

In precedenza, il Tribunale di Lanciano, modificando le condizioni di separazione, aveva disposto l’affidamento dei figli a entrambi i genitori, con collocazione abituale presso la casa del padre e il diritto-dovere della madre di avere con sè i figli secondo determinate modalità. A carico della madre era stato stabilito un assegno di 400 euro mensili a titolo di concorso nel mantenimento.  Assegno revocato dalla Corte d’appello dell’Aquila, sulla base delle difficoltà economiche in cui versa la donna. Da qui il ricorso in Cassazione volto a ripristinare il concorso al mantenimento a carico della ex.

La Suprema Corte ha respinto il ricorso dell’ex coniuge sottolineando che i colleghi di merito «con adeguata motivazione» hanno preso atto del fatto che la donna si trova «in una situazione economica che non le consente, oltre all’assolvimento del mantenimento diretto dei figli quando sono presso di lei, il versamento anche di un contributo ulteriore in favore del padre».

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Che vergogna!

Come si può definire diversamente un tale scempio del Diritto?

Due pesi e due misure, come troppo spesso accade nel nostro Paese

Visto che chi dovrebbe versare un contributo è la madre, caso atipico, la Cassazione si arrampica sugli specchi per giustificare la revoca dell’assegno.

Oltretutto nel caso specifico si trattava di un assegno modesto, 200 euro per ogni figlio.

A ruoli invertiti, si chiede agli ermellini quante volte abbiano preso decisioni analoghe nei confronti di un padre.

Da notare la perla della Suprema Corte: «(…) non le consente (…) il versamento anche di un contributo ulteriore in favore del padre».

Nei confronti di un padre, anche se pesantemente indigente, non sono ammesse deroghe al versamento in quanto la somma erogata è un diritto inalienabile dei figli; diritto inalienabile che curiosamente sparisce quando a versare dovrebbe essere la madre, in tal caso infatti l’assegno diventa “a favore del padre”

 In questi giorni si aggrava la posizione del Maresciallo Fabrizio Adornato, padre separato di Genova in sciopero della fame, a Roma per protestare contro l’accanimento giudiziario che lo costringe a vivere sotto la soglia di povertà.

Non ottiene alcuna risposta dal CSM, dalle Procure presso le quali ha sporto innumerevoli denunce, dal Presidente della Repubblica al quale ha rivolto diversi appelli.

E’ disposto a proseguire ad oltranza, fino a morire letteralmente di fame in mezzo alla strada, tanto non ha altra via d’uscita: è la stessa fine alla quale il sistema lo ha condannato togliendogli il diritto ad una vita dignitosa.

È poco lungimirante, Fabrizio Adornato.

Per risolvere velocemente la situazione sarebbe stato sufficiente mascherarsi da donna; una parrucca, un po’ di trucco et voilà, l’assegno è revocato come per miracolo.

Ce ne sono tanti come Fabrizio Adornato, decine di migliaia.

Non tutti emergono, non tutti hanno la forza di umiliarsi pubblicamente, la maggior parte sceglie di rimanere nell’ombra cercando di sopravvivere, elemosinando comprensione e un rigurgito di dignità.

È un problema emergente che le associazioni di categoria denunciano da anni. Ultimamente sono arrivate le conferme statistiche anche da parte della Caritas, che assiste con un pasto caldo migliaia di padri separati ed ha sensibilizzato alcune amministrazioni comunali a studiare ammortizzatori sociali per quella che è ormai riconosciuta come categoria di “nuovi poveri”.

Ignorati dalla Giustizia, pronta a schierarsi solo quando l’indigenza si tinge di rosa.

 Una proposta: non potrebbe, la Cassazione, esaminare i casi che le vengono sottoposti senza conoscere il genere delle parti?

Dati oscurati, la decisione viene presa in punta di Diritto, a prescindere dalla considerazione che possa penalizzare un padre o una madre.

Poi a sentenza emessa – solo a sentenza emessa – vengono aggiunte le generalità delle parti.  

Siamo sicuri che, se fosse stato utilizzato questo metodo, le sentenze di Cassazione degli ultimi 20 anni non sarebbero profondamente diverse?

Alla faccia della Certezza del Diritto.

Che vergogna!

 Fabio Nestola

2 com

di: S.G.A. (militante MoMas)

Il secondo Congresso Internazionale Antifemminista organizzato dall’associazione svizzera IG Antifeminismus (IGAF) ha avuto luogo il 25 giugno 2011 nella cittadina di Winterthur, vicino a Zurigo (Svizzera)

Lo svolgimento del primo Congresso,  l’anno scorso,  era stato messo in pericolo, una settimana prima dell’evento, da minacce, forti pressioni dalle istituzioni e danneggiamenti delle sedi prescelte da parte di simpatizzanti femministi, costringendo l’associazione a cambiare per tre volte la sede e rendendo intimidatoria oltre che difficoltosa la partecipazione degli interessati (http://metromaschile.it/altrosenso/2010/11/01/convegno-a-zurigo/).

Imparata la lezione e preso atto dei comportamenti “democratici” di certi movimenti femministi, questa volta l’IGAF ha comunicato in maniera confidenziale la sede ai partecipanti solo due giorni prima dell’evento e ha predisposto forti misure di sicurezza e controllo dell’identità all’entrata. In questo modo l’evento si è potuto svolgere in maniera tranquilla e senza danneggiamenti né proteste ingaggiate fuori dal Congresso.

Il programma  (http://www.antifeminismus.ch/internationales-antifeminismus-treffen/informationen/index.php) è stato denso. Le prime parole sono state quelle di benvenuto, tra cui i saluti dall’Italia (10:10 – Begrüssungsworte aus Italien (Parole di benvenuto dall’Italia – S.G.A. Membro MoMas), oltre che dalla Spagna.

In questi pochi momenti a disposizione del MoMas italiano è stato presentato anche il Centro Studio di Violenza delle donne (www.violenza-donne.blogspot.com/), in qualche modo collegabile tra l’altro con l’ultimo intervento del conferenziere Prof. Dr. Gerhard Amendt, professore universitario a Vienna, riguardante la violenza domestica. Il Prof. Dr. Amendt ha elencato una serie di studi realizzati sulla violenza domestica, tra i quali l’Inchiesta Nazionale realizzata da Richard Gelles, Murray Straus e Suzanne Steinmetz negli Stati Uniti. Tutti concludono che la violenza domestica è bidirezionale e simmetrica tra i sessi. Dopodiché ha fatto visionare un filmato e un manifesto del Ministero delle Donne (FrauenMinisterium), dove i ruoli di vittima e di carnefice erano chiaramente definiti: la donna e i bambini, le vittime; l’uomo, il carnefice.

Ogni conferenziere ha concentrato il proprio intervento nell’ambito d’interesse. Lo scrittore Bernhard Lassahn ha parlato sulla strumentalizzazione e sull’infondatezza della denuncia femminista di sessismo del linguaggio nella lingua tedesca.  Alfredo  E. Stüssi,  Presidente di Subitas, associazione di uomini e padri separati in Svizzera, ha approfondito la problematica della questione maschile in Svizzera.

La giornalista Gabriele Kuby ha criticato la distruzione dei valori che l’ideologia femminista ha messo in atto nella società: separazioni, aborto, figli cresciuti senza padri,… Da cattolica dichiarata si ha augurato un ritorno ai valori familiari e s’appellato agli uomini perché questi ritrovino i valori forti, in quanto le donne attualmente non ne sono capaci. 

Lo scrittore Michail Savvakis, autore del sito http://www.maskulist.de , ha realizzato un analisi filosofico e critico del femminismo, denunciando la “mistica” creata dietro questa ideologia allo scopo di rivendicare delle istanze di potere.

Secondo il Dr. Pirmin Meier i problemi degli uomini risiedono nel fatto che non esiste una “consapevolezza di gruppo”, come esiste tra le donne o gli omosessuali. A questo punto, il Dr. Meier ha fatto un’analisi storica del movimento omosessuale, di come i loro membri hanno acquisito la consapevolezza di esserlo e come solo allora hanno riconosciuto e preteso una serie di istanze. Gli uomini, imparando da questi processi precedenti, dovrebbero arrivare alla consapevolezza di essere un gruppo specifico con bisogni propri e differenziati.

Infine è intervenuta Monika Ebeling descrivendo di forma molto critica la situazione attuale e le politiche “paritarie”. Durante il suo intervento la psicoterapeuta Ebeling ha fatto accenno alla sua esperienza personale lavorando come responsabile nei servizi sociali per le pari opportunità della città di Goslar in Niedersachsen (Germania). A causa della sua presa di posizione nella difesa dei diritti, non soltanto delle donne ma anche degli uomini, M. Ebeling ha subìto una forte opposizione interna fino ad essere licenziata, su richiesta dei partiti di sinistra (Socialisti SPD e Verdi), con la motivazione che  si sarebbe occupata troppo degli uomini discriminati e troppo poco delle donne discriminate. (Nei giornali link: http://www.sueddeutsche.de/karriere/entlassene-gleichstellungsbeauftragte-im-gespraech-maenner-werden-benachteiligt-1.1099088)

Una pluralità di vedute dei relatori, alcune volte non condivise da tutti, ma comunque importanti nella definizione e comprensione del fenomeno “femminismo”.

Per quanto riguarda le problematiche dei padri sulla sottrazione dei figli dalle ex-moglie e dallo Stato, le associazione tedesche di Padri Separati hanno realizzato un film-documentario “Der entsorgte Vater”, portato al cinema e trasmesso ormai delle principali rete TV in Germania ZDF o ARD, di cui per adesso c’è unicamente la versione in inglese (http://www.der-entsorgte-vater.de/ o Trailer www.youtube.com/watch?v=iaKMR7RTzrs)

Tra i conferenzieri, ha preso la parola anche il presidente dell’Associazioni di Uomini svizzeri (Präsident des Dachverbandes der Schweizer Männer- und Väterorganisationen), Markus Theunert, avverso all’impostazione del Congresso e conosciuto per le sue posizioni femministe,  cioè quel che nell’ambiente MoMas si definisce come “maschiopentito”.  In questo modo IGAF ha voluto dare voce anche alla contestazione, aprirsi democraticamente al dibattito.

La stampa locale ha partecipato all’evento e le notizie stampa sono raccolte e possono essere visualizzate in questo link: http://www.antifeminismus.ch/internationales-antifeminismus-treffen/medienberichte/index.php . Leggendo le informazioni e visualizzando le trasmissioni delle TV locali, una riflessione da parte mia si impone. Fermo restando l’importanza che i mezzi stampa giocano o possono giocare nella diffusione al pubblico del Congresso e delle idee antifemministe, risulta paradossale come l’ideologia dominante, cioè quella femminista, si impone anche in queste notizie.

Lo spazio dedicato dalla stampa al Congresso è stata infatti egemonizzato dalla figura di Markus Theunert, il “maschiopentito”, e delle sue idee, tanto nei mezzi stampa cartacei come nelle trasmissioni TV (interviste). Tutti gli altri conferenzieri sono chiaramente ignorati, quando non appena menzionati nei mezzi stampa.

La strada è irta e in salita. Il Congresso rappresenta un altro piccolo passo importante in avanti verso la consapevolizzazione della società e l’internazionalizzazione del problema rappresentato dell’ideologia femminista. Una ideologia che padroneggia nelle istituzioni, nella stampa, nella società e nelle menti delle persone. Una ideologia che colpisce tutti, alcune volte in maniera diversa ma senza esclusioni, uomini e donne.

Qual sarà il prossimo piccolo passo in avanti?

S.G.A.

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(terzo articolo della serie “teoria marziana”)

di Carlo Zijno (editore MM)

Abbiamo visto nel precedente articolo della serie “teoria marziana” come la Questione Maschile  sia stata originata da una sorta di “lotta di classe” che si è svolta contro di noi in questi anni, lotta di classe che è stata possibile – anche da parte settori sociali e di pensiero del tutto alieni dai principi marxisti ed anzi loro avversari – proprio perché una serie di pensatori, dalla De Beauvoir a vari autori che stanno alla base del movimento del ’68 l’hanno scollegata dall’orizzonte ultimo di quelle teorie, ossia l’instaurazione della società socialista: operazione che, detta in soldoni,  è riuscita perché ripresa dai movimenti sessantottini e soprattutto perché conveniente per una serie di interessi economici e politici internazionali (realizzazione del consumatore atomizzato ed indifferenziato).

Ora, il punto è: che fare? Come contrastare questa macchina logica  apparentemente inarrestabile ed invincibile?

Per cercare questa risposta è necessario partire da una consapevolezza di base: ossia che quanto detto sopra non rappresenta una semplice elucubrazione teorica di tipo storico, ma ha una serie di impatti molto precisi (ed a questo punto  molto prevedibili) sulla nostra realtà di ogni giorno, ben descritti nel primo articolo della serie in merito ai vari PREGIUDIZIALMENTE  da me enunciati: tutti figli, indistintamente, di quella lotta di classe ben identificata e spiegata nel secondo articolo.

Ma quelli descritti sono in realtà impatti derivati,  perché quello principale, che li origina e he sta al centro della costellazione, è il seguente: quando un uomo ed una donna si trovano di fronte,  IL MASCHIO SA DI ESSERE UN KULAK,  LA FEMMINA SA DI ESSERE IL PROLETARIATO, ED OGNUNO SA BENE CHE L’ALTRO HA CONSAPEVOLEZZA DELLA PROPRIA  “CLASSE” DI APPARTENZA.

Ne loro rapportarsi con se stessi ed il mondo, entrambi i personaggi in questione tenderanno a farlo sulla base di tale assunto.

Riflettete su questo. Se io pubblicassi un manifesto raffigurante una persona cianotica con il tubo della lavanda gastrica infilata in bocca e la scritta “questa persona ha mangiato pizza”, il giorno dopo l’associazione nazionale dei pizzaioli scatenerebbe l’inferno dentro e fuori dei tribunali e nessuno si sognerebbe di negare il loro pieno diritto a farlo.

Se io pubblicassi un manifesto raffigurante una persona maciullata con la scritta “questa persona guidava una FIAT”, il giorno dopo tutti coloro che hanno a che fare con la nota azienda – dall’Amministratore Delegato all’operaio assunto il giorno prima – scenderebbero in piazza, tra il plauso del pubblico.

Invece, quando c’è di mezzo il maschile, è legittimo pubblicare manifesti infamanti come quelli di Oliviero Toscani che raffigura  bambini in veste di carnefici e quello della CGIL che ritrae donne con gli occhi pesti con la scritta “gli occhi neri sono del padre”:  eppure nessuno dice niente, tantomeno gli uomini.

Questo fenomeno si chiama male- bashing, ed accade perché mentre ai pizzaioli ed ai metalmeccanici si riconosce lo status di categoria, per gli uomini vale il principio per cui essi non sono una categoria, ma una classe avversa, nemica, degli alieni pronti a danneggiare la nostra società, e loro sanno di esserlo: un po’ come quando, per capirci, si sbattono in prima pagina le efferatezze dei terroristi islamici: chi oserebbe protestare? Non lo fanno nemmeno i terroristi stessi, perché sanno benissimo di essere tali ed anzi è proprio quello che vogliono. 

Ciò, purtroppo,  non vale soltanto per l’uomo della strada (il non – risvegliato)  nei suoi rapporti interpersonali, sociali, lavorativi e politici,  ma spesso – inconsapevolmente – anche per tanti settori del movimento maschile e dei padri separati.   

Diamo un’occhiata da vicino a queste “derivate perverse”, almeno a quelle principali, e senza la pretesa di volerle esaurire.

Ci sono quelli che dicono “sono kulak? Orgoglioso di essere tale. E’ nella natura delle cose”. E questo rientra nella casistica del puro e semplice maschilismo o, anche a voler essere buoni, di una sorta di giusnaturalismo primordiale del tutto starato, alla fine, dal sentire e dalle aspirazioni di uomini e donne al giorno d’oggi.   

Ci sono poi quelli che dicono alle donne: “voi non siete il proletariato, casomai lo siamo – o lo stiamo diventando – noi”. E questi sono gli antifemmisti, e questo era anche l’atteggiamento del movimento U3, almeno nella sua  “prima maniera” di inizio secolo, ma questa logica  è rinvenibile anche in molte realtà facenti capo al mondo dei Padri separati, laddove tra leggi sull’affido condiviso, condiviso – bis, case famiglia, la tendenza è quella di arginare la deriva, mitigarla,  secondo un algoritmo in cui tutto si fa tranne porre i problemi maschili dell’ingiusta rovina e della mostruosa separazione coatta dai figli: ma in questa operazione di occultamento, di spostamento del confronto,  non si fa altro che confermare indirettamente il punto di vista classista della società nei nostri confronti.

Una variante di recente introduzione è costituita da quelli del gruppo di “Uomini Beta”, che ci dicono: non siamo noi, la massa degli uomini indistinti (per l’appunto beta) ad essere kulak, ma un manipolo di potenti e ricchi furbacchioni che se la ridono delle nostre disgrazie ed incoraggiano la nostra sottomissione al femminile, che a loro conviene ed alla quale essi sfuggono”. A questo filone che chiameremo per comodità del maschiobetismo appartengono a mio parere anche coloro che ritengono di essere maschi alfa, quelli in pratica che non ritengono di essere toccati dalla Questione Maschile,  che a volte prendono l’aspetto meno riconoscibile dell’uomo in pace con se stesso e con l’altro sesso, a volte quello del macho  “che non deve chiedere mai”, a volte quella del ricco che si circonda di veline ed affini pensando di costituire l’oggetto delle loro attenzioni (poveri illusi): malgrado le apparenti differenze, si tratta di sfaccettature dello stesso prisma, della diversa declinazione di una medesima logica. 

Ci sono infine quelli che dicono “si, io o comunque i miei ascendenti siamo stati dei kulak,  e tanti dei miei congeneri lo sono ancora, forse istintivamente lo sono anch’io, e pertanto io mi sento in dovere di fare qualcosa nel senso della giustizia, di emendarmi, di progredire spogliandomi della mia kulakità, vera colpa OGGETTIVA e non SOGGETTIVA”. E questi sono i maschipentiti.  

Non voglio adesso dilungarmi (magari lo farò in altra sede) sulla confutazione puntuale di questi punti di vista; mi limiterò per il momento ad una sola proposizione: il trappolone insito in tutte queste analisi è che esse finiscono per confermare, in maniera indiretta l’assunto iniziale: MASCHIO  = CLASSE DOMINANTE,  e FEMMINA = PROLETARIATO.

IN POCHE PAROLE:  LE QUESTIONI DI GENERE, IN TUTTI QUESTI ESEMPI, VENGONO AFFRONTATE ANCORA UNA VOLTA PER VIA CLASSISTA E, PARADOSSALMENTE, PROPRIO DA PARTE NOSTRA CHE IL CLASSISMO SESSISTA LO VIVIAMO SULLA NOSTRA PELLE.

Ma noi sappiamo bene che questa equazione (maschio = kulak : femmina = proletariato) è stata creata attraverso dei passaggi ideologici, e comunque allo stato attuale è destituita di ogni fondamento perché nessuno dei due generi è soggetto ad impedimenti di sistema ad accedere alla propria libertà, al proprio stile di vita, alle proprie scelte di studio e lavorative, al proprio autonomo reddito.  E QUINDI NON ESISTE. E’ questo l’assunto su cui ci dobbiamo concentrare.

C’è una scena del film  “Matrix” in cui un bambino piega un cucchiaio con la forza del pensiero davanti allo stupefatto Neo, il quale gli domanda come sia possibile una cosa del genere.

Il bambino semplicemente risponde: “PERCHE’ IL CUCCHIAIO NON ESISTE”

INFATTI NON ESISTE

NELLE QUESTIONI DI GENERE NON ESISTONO I KULAK E NON ESISTE IL PROLETARIATO,  INSOMMA NON ESISTONO LE CLASSI.

Abbiamo visto infatti che quella impostazione è stata creata a tavolino, ma la vera dimostrazione – come anticipato sopra – è prendere atto della realtà che ci circonda. Eccovi alcuni esempi, i primi che mi capitano in mente.

Si dice che le donne siano maggioritarie nel’insegnamento perché gli uomini preferiscono (ed ottengono) lavori più “appetibili”. Ma allora non si spiegherebbe perché i mestieri più faticosi, degradanti e pericolosi (anche non necessariamente di tipo fisico)  siano quasi esclusivamente di dominio maschile.

Si dice che le ragazze si iscrivano preferibilmente  a facoltà legate alla comunicazione o alle lettere anziché a facoltà come ingegneria o economia (ritenute lavorativamente più “appetibili”) per una qualche forma di discriminazione o sessismo di tipo culturale,  e le si incoraggia a cambiare, ma allora non si spiega perché la magistratura o la medicina (che appetibili sono sicuramente e scientifiche pure)  siano già a maggioranza femminile. Non sarebbe più facile riconoscere che i maschi sono più istintivamente interessati a certe materie mentre invece le femmine ad altre?

Si dice che alle donne debbano spettare delle vie preferenziali nel lavoro (sistema delle quote, o quant’altro di facilitazioni) per compensare gli “handicap” di carriera legati alla maternità: ma non si va a vedere caso per caso, come la logica suggerirebbe, bensì si applicano i benefici all’intero genere femminile “chiavi in mano”: e questo è il marchio classista dell’operazione. E, inoltre, c’è da dire anche che  a voler fare il Padre come va fatto, c’è un grande impegno di energia e di tempo che si prolunga per lunghi anni: eppure nessuno ha mai considerato di dare facilitazioni lavorative o di carriera per i Padri.

E si potrebbe continuare, ma proprio come per i PREGIUDIZIALMENTE dell’altro articolo mi fermo qui nella declinazione degli esempi di politica classista di genere privi di alcuna logica fondata sulla realtà.

Dobbiamo assolutamente depurarci il più possibile da quelle logiche (kulak versus proletario), negarle, demistificarle nella loro infondatezza, invece che adattarvisi o tentare di sfruttarle: perché esse sono suscettibili, comunque le si utilizzino, di creare loro stesse la Questione Maschile, capolinea inevitabile di tutte le declinazioni sesso-classiste, declinazioni che costituiscono un vero e proprio cortocircuito dal cui una volta entrati non si può uscire: proprio perché destituite di fondamento nella realtà effettuale, esse altro non sono altro che atti di fede, dogmi con i quali è impossibile confrontarsi.

Ed infatti, proprio in base a questi atti di fede:

al maschilista ( dando di quest’ultimo la definizione più lineare, ossia di individuo “pro-male”) gli si può rispondere: “sei orgoglioso di essere kulak? Lo ammetti, allora!! Ti meriti la rivoluzione proletaria”.

al padre separato gli si può rispondere: “sei diventato tu il proletario? Era ora!! In quella condizione bisogna tenerti, perché altrimenti ridiventi kulak”. In questo c’è tutto il fallimento – già certificato – dell’affido condiviso, e c’è in nuce anche il futuro fallimento dell’affido condiviso – bis (per mancanza di maggioranza che lo voglia approvare o per via giurisprudenziale dopo approvato, poco importa).

al maschiobetista gli si può rispondere:  “se siete maschi beta è solo perché la vita non vi ha offerto l’occasione di essere alfa, in realtà siete la stessa pappa, i maschi alfa contro cui dite di lottare in realtà non sono altro che la vostra punta avanzata, i super-kulaki, i nuovi capitalisti”. Ed infatti, non a caso la partizione maschi beta / maschi alfa sta entrando anche nel linguaggio dei siti femministi.

Tralascio volutamente i maschi pentiti, felici di dover espiare le loro colpe OGGETTIVE e quelle dei loro ascendenti fino a Neanderthal. Lasciamoli alle loro gioie.

L’UNICO MODO PERTANTO DI AFFRONTARE LA QUESTIONE MASCHILE E’ DEMISTIFICARE, DEMISTIFICARE, DEMISTIFICARE  CHE POSSANO ESISTERE DELLE CLASSI NELLE QUESTIONI DI GENERE:  

IN QUESTA SOCIETA’ ED IN QUESTO MOMENTO STORICO GLI APPARTENTI A CIASCUN GENERE SONO SOSTANZIALMENTE LIBERI DI AUTODETERMINARE LA PROPRIA VITA, POTENDO SVOLGERE LIBERAMENTE NEL MONDO TUTTE LE PROPRIE POTENZIALITA’

Come scrive Rino Della Vecchia  Barnart, “la liberata è stata liberata… etc

Questa infatti è la logica che a mio avviso è sottesa ad alcuni importati riferimenti culturali del movimento, primi tra tutti Warren Farrell (forse il primo, in ordine cronologico, ad essersi occupato della Questione Maschile come l’abbiamo definita), ma anche il Rino Barnart di quell’articolo: una logica che -  essendo sostanzialmente riconducibile ad una Grande Narrazione di tipo liberale o liberaldemocratico nel suo negare l’esistenza stessa delle classi  e quindi polarizzata in maniera esattamente opposta al marxismo da cui ha originato il femminismo – risulta la più politicamente scorretta possibile al giorno d’oggi, anche considerato che la cultura prevalente in materia di rapporti tra i generi (come abbiamo visto)  è invece ancora ampiamente dominata da quell’imprinting di derivazione marxiana. 

Ma sulle conseguenze pratiche di tali conclusioni dovremo ragionare con precisione; accogliere un tale punto di vista  non è né facile né indolore, malgrado la formulazione apparentemente banale, proprio perché come dicevamo è la più politicamente scorretta possibile: a maggior ragione che  nel suo liberalismo vi è insito il rispetto della Tradizione (non un principio di dovuta osservanza, ma perlomeno di RISPETTO) con la rinuncia definitiva ad ogni ipotesi di costruzione di ogni tipo di “uomo nuovo”, accogliendo piuttosto e rispettando l’uomo per quello che è con i suoi istinti millenari e le tradizioni altrettanto millenarie che dalla sua natura stessa derivano, con un atto di pieno riconoscimento delle differenze ontologiche tra i sessi (vedasi l’esempio delle iscrizioni all’Università di cui sopra).

Non è né facile né indolore perché impone, in conseguenza di tutto ciò,  una declinazione programmatica e di agire tanto severa quanto spiazzante,  che vedremo nel prossimo  e conclusivo articolo di “teoria marziana” (a breve, spero).

Ricordiamoci: la liberata è stata liberata, e da noi non avanza più nulla. Il movimento maschile e la sua narrazione quindi non possono che costituire una costola della Grande Narrazione Liberaldemocratica, così come la narrazione femminista ha costituito una derivata della Grande Narrazione Marxista.  

Ragionando sulle conseguenze di questo assunto è possibile  pertanto costruire un programma che sia realmente efficace.

 Carlo Zijno

10 com

di Carlo Zijno (editore MM)

Non riesco francamente a capire dove sia lo scandalo. Essendo costretto a licenziare, un imprenditore con un minimo di scrupolo di coscienza, di umanità, chi manderebbe fuori per primo? L’operaio che può contare su un secondo reddito oppure l’operaio che senza quello stipendio finisce alla Caritas?

Insomma una situazione del tipo  1) imporre ad una famiglia una diminuzione di reddito oppure 2) rovinarla completamente: scelta dolorosa, brutta, ma se proprio questa scelta dobbiamo farla l’unica risposta logica è: la prima che hai detto.

E questo hanno fatto i dirigenti dell’azienda MaVib di Inzago,   licenziando il personale femminile con la motivazione di cui sopra (almeno nella loro prima dichiarazione) e sollevando per questo un vespaio incredibile di polemiche,  secondo le quali avrebbero dovuto rovinare completamente delle famiglie pur di non licenziare donne.

In seconda battuta  quelli della MaVib hanno corretto il tiro parlando di licenziamenti per “ragioni oggettive”.

Sicuramente questa rettifica non basterà al politicamente corretto, che continuerà a blaterare di povere donne discriminate: senza accorgersi che, in realtà, la parziale rettifica dell’azienda in questione parlando di “ragioni oggettive”  contiene un messaggio  ancora più devastante: la minore produttività femminile.

Siamo perennemente imbambolati da messaggi e da spot che ci parlano di queste povere donne costrette a guadagnare  meno di noi (si parla del 20%) o a finire giocoforza angeli del focolare (ed io aggiungerei: del LORO focolare, dati i matrimoni calanti e le percentuali di divorzi) a causa della società brutta e cattiva dominata dagli uomini ed io mi chiedo: da dove vengono queste statistiche? Cosa c’è di vero? E perché? 

A parte l’infondatezza – a livello individuale -  della cosa (i contratti collettivi parlano chiaro: parità di mansioni = parità di retribuzione),  qualcuno ha mai provato a commisurare realmente la produttività femminile sui posti di lavoro su larga scala?

Perché di questo tabù, alla fine, stiamo parlando.  

 Ma qui possiamo parlarne, se volete.

Carlo

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Prosegue la nostra serie di “articoli dell’abisso”,  dedicata agli interrogativi più inquietanti che di tanto in tanto serpeggiano nel movimento  e che il nostro valente Alekos intercetta e rilancia con singolare percettività.  Buona lettura. Carlo Zijno

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La riforma dell’affido condiviso e la tri-tenaglia

di Alekos (Padre separato ed esponente MoMas)

L’abrogazione dell’assegnazione-casa non compare nei progetti di legge Maglietta ed Adiantum: quindi si prospetta uno scenario – se la riforma va in porto – in cui si salveranno solo gli Uomini-Padri che sceglieranno di esserlo a metà, cioè guardandosi bene dal provvedere integralmente ai bisogni della Famiglia: e cioè  ASTENENDOSI dal comprar casa, o, almeno, dal farci nascere i propri figli.

Banalmente, ciò dipende dal fatto che NON SI TROVA UNO-CHE-SIA-UNO deputato/senatore disposto a sponsorizzare quell’abrogazione, e quindi a contravvenire agli ordini di scuderia (del partito) che – come immaginabile – dicono: “non saremo mica così fessi dal giocarci il 50% dell’elettorato femminile?!?..”.

Ed allora, come mai i leader (tutti uomini) dei partiti non contemplano, nel loro tornaconto elettorale, la perdita del 50% dell’elettorato maschile in caso di rinuncia all’abrogazione?

Le risposte le sappiamo:

1) è perché gli UU prestano mooooolto meno attenzione delle donne alla politica della Famiglia (stanno lì a fare i conticini sulle percentuali di disoccupazione, precariato e tasse: senza accorgersi che, permettendo la rapina legalizzata della casa, gli si fa pagare una super-tassa sui profitti e sul risparmio);

2) è perché i leader UU non hanno alcuna empatia verso l’annichilimento degli altri UU, ritenendo che la cosa non li riguardi.  Loro – i leader – credono di essere degli Alpha; e se la presunta Beta-concorrenza viene relegata alla Caritas, ci godono pure. Quasi quasi fantasticano già di harem di elettrìci a loro disposizione…

Quindi, guardate un po’ che razza di tri-tenaglia si appresta a stritolare l’umanità maschile:

A) da un lato la natura biologica maschile, ancestralmente imprintata allo sgominare la concorrenza per l’accoppiamento, ma anche portata istintivamente a sopperire ai bisogni materiali della prole.

B) dall’altro lato la natura biologica femminile, che assolve un ruolo preponderante nella riproduzione: senza il loro utero, il nostro seme resta impotente ed inutile: esse sanno di detenere il potere di decidere se gli UU abbiano o meno una discendenza e che, di fronte allo sciopero degli uteri ed al suicidio demografico in atto da 40 anni, gli UU saranno disposti a qualsiasi guerra fratricida tra loro.

C) ed infine, la variabile (irreversibile) della Tecnologia, che ha relegato la forza fisica nell’inutilità ai fini della produzione del reddito, ed ha affrancato le DD dal loro “limite” millenario: l’impedimento ad emulare uno stile di vita maschile che derivava loro dalle continue gravidanze ed allattamenti.

C’è per noi la possibilità di scampare da questa tri-tenaglia?

Sì, un barlume: lo schifo di loro stesse che sta pervadendo le DD.

Le DD ben presto penseranno: “abbiamo avuto 40 anni a disposizione, per giocarci le nostre carte, ed il risultato è: puttanesimo a tutti i livelli e violenza efferata su quelli più deboli di noi: bambini e vecchi[*]. Uomini, per carità di Dio, non mollate la baracca, non smobilitate, non lasciate il mondo in mano a noi, perché lo stiamo riducendo ad una fogna”.

Alekos

 
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parchi pubblici cittadini. Riflessioni passeggiando…

...di Winston Churchill:

Un uomo non vale per i soldi che ha, ma per il credito di cui gode

...di Charles Péguy:

C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri, non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Fa pena, è esposto a tutto, ai quodlibet, alle ingiurie, al peggio di tutto: a una sorta di riprovazione, di malevolenza universale, di presa in giro, di tacita ingiuria

...di Charles Baudelaire:

Gli uomini che meglio riescono a stare con le donne sono gli stessi che sanno starci benissimo senza

...di Oscar Wilde:

Almeno una volta nella vita ogni uomo cammina con Cristo verso Emmaus

...di Barack Obama:

Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

iniziative permanenti

  • lettera aperta al ministro Mara Carfagna

    Preliminarmente ed a latere della manifestazione di Roma svoltasi il 5 ottobre 2011 con ampia partecipazione di sigle associative e grande successo di pubblico, è stata elaborata – da parte di alcune cittadine e cittadini per le VERE pari opportunità senza pregiudizi – e consegnata al ministro pro-tempore per le pari Opportunità Mara Carfagna una lettera aperta che questo sito fa propria e ben volentieri pubblica, invitando i lettori ed i passanti che si riconoscano con quanto espresso a volerla inoltrare al Ministero a proprio nome (in cartaceo o in email, con nome proprio o anche in nickname), possibilmente dandone [...]

    (Nessun commento)

Leggi e commenta gli articoli di "teoria marziana"

  • “Il cucchiaio non esiste”: la strada possibile per la soluzione della Questione Maschile

    (terzo articolo della serie “teoria marziana”)
    di Carlo Zijno (editore MM)
    Abbiamo visto nel precedente articolo della serie “teoria marziana” come la Questione Maschile  sia stata originata da una sorta di “lotta di classe” che si è svolta contro di noi in questi anni, lotta di classe che è stata possibile – anche da parte settori sociali [...]

    (10 commenti)

  • le cause della Questione Maschile

    di Carlo Zijno
    Prosegue la serie di articoli taggati “teoria marziana”: nel precedente abbiamo analizzato le definizioni di QM pregresse, riducendole ad una soltanto che – applicata ai vari casi pratici – ha dimostrato di funzionare; in questo passeremo allo studio delle cause, delle origini della QM.
    Già le definizioni forniteci in quella occasione contenevano delle indicazioni [...]

    (6 commenti)

  • Questione Maschile. La mia definizione

    di Carlo Zijno
    Data al 2001 la mia prima adesione ad un MoMas, ed era Uomini3000. Poi è seguita l’adesione a Maschi selvatici, e tante altre iniziative in tutto il corso del decennio: ho visto nascere (e qualche volta ne sono stato il promotore, come nel caso di MetroMaschile) blog, gruppi e siti.   
    Da allora, e [...]

    (15 commenti)

cronologia

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RSS in diretta dal forum sulla questione maschile

  • Re: Occhio, gente! Adesso se tua moglie ti tradisce la devi mantenere lo stesso 9 febbraio 2012
    Citazione di: beta - Oggi alle 00:20:38se per caso poi il divorzio lo chiede lei..il fatto che non hai chiesto il divorzio equivale al perdono. dunque lei puo chiedere il divorzio pur avend tradito e prendersi tutto, in q... […]
  • Re: Occhio, gente! Adesso se tua moglie ti tradisce la devi mantenere lo stesso 8 febbraio 2012
    Citazione di: Massimo - Ieri alle 21:12:11Secondo una recente sentenza del Tribunale di Foggia, il tradimento coniugale non è la CAUSA mal'EFFETTO di una preesistente crisi del rapporto di coppia. I giudici del Tribunale... […]
  • Re: Gli uomini meritano tutto ciò 8 febbraio 2012
    Citazione di: Red- - Ieri alle 23:53:45Secondo me vanno combattute le idee prima che le persone. Va da sè inoltre che combattere le donne sarebbe improponibile, per cui secondo me non c'è difetto di analisi sotto q... […]
  • Re: Sulla credulità femminile 8 febbraio 2012
    Citazione di: ilmarmocchio - Ieri alle 22:23:30forse Beta e Nonmorto sono donne camuffate da uomini qmsti ? il mio nome è otelma..mago otelma […]
  • Re: Gli uomini meritano tutto ciò 8 febbraio 2012
    Citazione di: Guit - Ieri alle 22:59:14Le donne non possono non essere "femministe". Combattere contro le femministe è un po' come combattere contro le donne. Non si può chiedere loro di non usare le loro armi.Mi sembra ... […]

echi da siti amici:

RSS …da AltroSenso

  • Liberi e fecondi 12 gennaio 2012
     Scusa la domanda (è semplice curiosità), ma tu sei un professore, uno scrittore o cosa? E Misterxy? Di cosa si occupa? ^^^^^^^ Caro Andrea, nel dettaglio ti risponderò con un MP,  ma ne prendo volentieri spunto per commentarla, in quanto la tua domanda solleva un’ interessante questione. Da dove vengono, quali professioni esercitano, che storia hanno alle [ […]
    Rino
  • Tassa sul maschio: lo spread della colpa. 19 novembre 2011
      C’è da pagare lo spread F/M Siete contenti? *** Ci siamo dunque. Monti ha promesso imposte differenziate tra M e F. C’è infatti un altro debito da pagare, quello accumulato dai maschi nel corso dei millenni.  E’ la colpa collettiva della storia come crimine e  rapina, come privilegio e stupro. La colpa della storia come “universale usurpazione maschile” . […]
    Rino
  • Sono una mamma… 24 ottobre 2011
    Buongiorno, sono una mamma che si sta separando. Magari vi chiederete perchè scrivo a voi; è come buttarsi in bocca al nemico. Invece io non credo che dovrebbe essere così. Perchè anche se separati, i genitori rimangono sempre genitori dei figli e come tali non dovrebbero litigare riguardo al loro benessere. Quindi quello che non capisco è perchè [...] […]
    Rino
  • Il pioniere 12 ottobre 2011
    IL PIONIERE (DEI PIONIERI) *** In questi giorni  – venticinque anni fa – Misterxy digitava la sua prima lettera di critica, smascheramento e condanna ad un quotidiano, in risposta ad articoli e commenti celebrativi dell’ingresso delle DD nelle Forze Armate, “conquista” femminista a quei tempi sognata e – apparentemente – irraggiungibile.  Ma poi raggiunta se […]
    Rino
  • La piramide, la bugia, la rovina 21 giugno 2011
    Abbiamo capito che si può mentire sia con le verità che con le bugie e con una miscela delle due.  Certo, nel mentire, le verità sono insostituibili, ma anche le menzogne più smaccate possono giovare.  Una delle fondamentali dice che M ed F sono uguali. Da ciò deriva una bella cascata di conseguenze antimaschili davvero [...] […]
    Rino

RSS …da Maschi Selvatici

  • Bentornato Carlo Parlanti 7 febbraio 2012
    Il calvario di Carlo Parlanti sta per finire. Il manager informatico di 47 anni di Montecatini, detenuto dal luglio 2004 per una falsa accusa di stupro, il 9 febbraio verrà rimesso in libertà e familiari e amici sperano di vederlo tornare in Italia con un volo proveniente dagli Stati Uniti. Uno dei tanti finiti in [...] […]
    Administrator
  • Ci aspetta un grande futuro 1 febbraio 2012
    Questa mattina, in città, passa un autobus delle linee urbane che reca su una fiancata una grande striscia pubblicitaria: un cucciolo di cane, forse un setter, bianco, con in bocca uno stetoscopio ti guarda con occhi tranquilli. L’immagine è commentata dalla seguente scritta: “Garantiamo al vostro cucciolo un grande futuro”. Il tutto è firmato [...] […]
    Administrator
  • La nuova frontiera della parità. Gravidanza e parto sono malattie 30 gennaio 2012
    di Armando Ermini Questo è ciò che, incredibilmente, sostiene la bioeticista britannica Anna Smajdor, docente alla University of East Anglia e ricercatrice onoraria in Bioetica dell’ Imperial College di Londra. Ci informa il Foglio del 25 gennaio 2012 che la bioeticista “sostiene la necessità di dedicare urgentemente fondi pubblici alla ricerca sull’utero ar […]
    Administrator
  • Armeni & Bravo, postfemministe concordi sulla Concordia (nel non capire) 23 gennaio 2012
    C’era da aspettarselo. Il post femminismo ha colto al volo lo splendido assist fornitogli dal comandante Schettino per attaccare ancora una volta, e ti pareva, la visione maschile del mondo. In due lettere a Il Foglio del 21 gennaio, Ritanna Armeni se la prende in generale col concetto di eroe così spesso evocato in questi [...] […]
    Administrator
  • Concordia 21 gennaio 2012
    di Armando Ermini Nessuno, se non messo alla prova concreta, sa con certezza come si comporterebbe in circostanze simili a quella del naufragio della Concordia. In tutti noi può albergare un comandante Schettino che si mette in salvo prima dei passeggeri affidati alla sua responsabilità. Tutti noi, messi alla prova, potremmo scoprirci [...] […]
    Administrator

RSS …da Ragioni Maschili

  • Le gaie parole 3 febbraio 2012
    «Basta con la parola omosessuale, è offensiva e discriminatoria». A lanciare questa nuova crociata terminologica è il britannico “Guardian”, testata di riferimento della sinistra inglese, che si colloca a buon diritto tra i protagonisti attivi e militanti di quella rivoluzione culturale, silenziosa e strisciante, che va ricondotta all'espressione anglof […]
  • Ipocriti 20 gennaio 2012
    Fa veramente rabbia. Devono succedere le tragedie perché termini desueti, dequalificati e sospesi dal frasario corrente come “virilità” e “onore” vengano ipocritamente rispolverati e messi in bella mostra nelle cronache quotidiane, stavolta come roba buona. Adesso è tutto un fiorire di compiacimenti per il grintoso «cazzo» con il quale il capitano De Falco a […]
  • Elogio della fiducia? 9 gennaio 2012
    Cosa possiamo aspettarci dal nuovo anno? Nell'incertezza sul domani che regna sovrana l'unica cosa certa è che anche nel 2012 appena cominciato i rapporti sociali saranno offuscati, intorbiditi e indeboliti dal germe della sfiducia. Nella sua accezione più generale «fiducia» significa confidare in qualcuno o in qualcosa, affidare parte dei propri b […]
  • Sul principio d'autorità 30 dicembre 2011
    Appartengo ad una generazione che già non si alzava più in piedi quando il professore faceva ingresso nell’aula, non mi sono mai rivolto a qualcuno usando l’appellativo "eccellenza” ed ho imparato sin da ragazzo a declinare consapevolmente i miei diritti di cittadinanza al cospetto di qualunque autorità pubblica; sia che si trattasse di una commissione […]
  • Preghiera di Natale 24 dicembre 2011
    Buon Dio, spero che Tu possa capirmi. Nel rapporto con le donne ci sono molte cose belle e cose molto meno belle. Le prime è inutile ricordarle, le conosciamo tutti. Le seconde vanno ricordate. A chi tra noi uomini (perché Tu sei dei nostri) non è capitato che una qualche donna gli abbia detto, prima o poi: «tu devi essere così e non cosà, andare colì e non […]

feed titoli da tutti i siti e blog che si ritengano a qualsiasi titolo e a qualsiasi livello coinvolti con la questione maschile

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