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INCREDIBILE. L'abuso sui minori non è abuso se i minori sono maschi, anzi è l'abusatrice ad essere vittima. Incredibile sentenza sulla "sexy insegnante"

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UtenteMessaggio

02:48
12 marzo 2010


icarus

Napoli

Membro

messaggi2

Indubbia ed evidente la disparità di trattamento tra maschi e femmine a parità di reato. Sappiamo benissimo cosa sarebbe successo a parti invertite: sarebbe stato considerato un "mostro", un "orco" e condannato ad almeno 20 anni di carcere.


Ciò che però mi chiedo, entrando nello specifico di questa e soltanto di questa sentenza: non è che questa sentenza riflette la volontà di un certa parte del mondo maschile, cioè che molti maschi si sarebbero voluti trovare al posto di questo ragazzo a fare sesso con la sua insegnate matura? C'è qualche fondamento in questa spiegazione, però non mi convince del tutto, in quanto anche a parti invertite, a una qualunque adolescente piacerebbe fare sesso con un  bel prof  "bono" e fighetto.Eppure in questo caso, il prof "bono" e fighetto, verrebbe (giustamente) condannato.


Voi cosa dite?

09:45
30 gennaio 2010


Carlo Zijno

Amministratore

messaggi22

Ultimo aggiornamento messaggio: ore 09:51 – 30 January 2010 | autore: Carlo Zijno


Ero rimasto al semplice concetto che quando un maggiorenne fa sesso con un minore, è colpevole senza "se" e senza "ma", indipendentemente da come siano andati i fatti.

Evidentemente siamo rimasti indietro, almeno a leggere questo articolo che vi incollo di seguito: sembrerebbe infatti che se il minore in questione è di sesso maschile, vada attentamente vagliata la sua posizione…. cosa che è stata puntualmente fatta.

A quando un bel risarcimento per la sexy insegnante e l'internamento in riformatorio di questi pericolosi delinquenti??

Ecco a voi, incollato di seguito, l'articolo in questione tratto da "Il Corriere" a firma Giuseppe Guastella.

Carlo

__________________________


Monza – Sconfessati Procura e Tribunale. La donna era fuggita in MoliseRivincita della sexy supplente
I giudici: vittima degli alunniLa Corte dei conti: condanna sbagliata, su di lei solo fantasie

 

 

MILANO – «Scarsa attendibilità dei racconti» degli studenti, ragionamenti viziati «sul piano della logica», «ricostruzioni di fantasia» e non c’è «una benché minima prova che nella scuola si siano verificati atti osceni ai danni di minori». I giudici della Corte dei conti della Lombardia ribaltano la sentenza di primo grado con la quale a Monza, ma in sede penale, fu condannata nell’ottobre 2007 a 2 anni e 10 mesi di carcere una giovane supplente di matematica per aver compiuto atti sessuali in aula con tre ragazzi di scuola media.

I giudici contabili hanno prosciolto la donna dall’accusa di aver danneggiato l’immagine della scuola. Nell’autunno 2006, la vicenda tenne banco su giornali e tv tanto che la supplente dovette tornare in Molise e fu poi costretta a rifugiarsi dai parenti in un’altra regione per salvarsi dai commenti salaci dei compaesani e per evitare i giornalisti che la inseguivano. Oggi 37enne, la donna era stata denunciata dai genitori di cinque studenti che l’accusavano di aver avuto, durante le ripetizioni di matematica in una scuola media statale della Brianza, atti sessuali con i loro figli. Un’insegnante di educazione fisica era entrata per caso nell’aula e aveva sorpreso un ragazzo in mutande, due con i pantaloni aperti e altri due seduti sui banchi. La supplente, che era al suo primo incarico, era appoggiata schiena al muro. Dichiarò di essere stata vittima dei ragazzi.

Dopo la condanna, è finita davanti alla Corte dei conti per una richiesta di risarcimento del «danno all’immagine» subito dalla scuola e quantificato in 4.446,27 euro, pari a dieci volte quanto percepito per 17 giorni di lavoro. Con una sentenza che apre un singolare contrasto tra magistratura contabile e magistratura penale, i giudici nella loro «autonomia di giudizio» prosciolgono l’accusata e muovono critiche severe al processo penale, non ancora passato in giudicato (è atteso l’appello). Nelle motivazioni della sentenza, la Corte (relatore il presidente Antonio Vetro, Luisa Motolese e Luigi Caso, giudici) esamina punto per punto fatti e testimonianze raccolte. Ad esempio, si sottolinea tra l’altro come uno dei «corposi argomenti» su cui si basa la condanna penale è la presunta e sospetta «insistenza» con la quale la supplente avrebbe chiesto alla collega di educazione fisica, la materia successiva alla sua nell’orario, di poter dare ripetizioni ai 5 ragazzi. Insistenza mostrata anche dagli alunni. «Ragionamento che riposa su un dato errato», commentano i giudic i contabili. «L’insegnate si limitò a dire che gli studenti avevano bisogno di ripetizioni, mentre furono questi ultimi, e non lei, (…) ad insistere per rimanere con la supplente ».

I minori, inoltre, subito dopo i fatti, «davano risposte (scherzi tra loro, ndr.) che nulla avevano a che fare con presunti atti sessuali », salvo modificare la versione successivamente in una «fantasiosa» ai danni dell’insegnate forse «per evitare qualsiasi conseguenza » per loro stessi. I giudici dubitano dell’attendibilità dei racconti dei ragazzi. Propendono per una «bravata» degli studenti e non escludono si siano spogliati «per mettere in difficoltà una supplente giovane, inesperta », non in grado di «tenere a bada dei ripetenti privi del benché minimo rispetto per l’istituzione scolastica e meritevoli di una esemplare sanzione disciplinare».

Infine, bacchettano la Procura della Repubblica presso la Corte dei conti, che avrebbe «acriticamente avallato le conclusioni del giudice» penale. Questi, «a sua volta, ha basato il proprio convincimento esclusivamente sui racconti di alcuni studenti, senza alcun riscontro probatorio, ma anzi in presenza di fatti che contrastavano in modo stridente le morbose e fantasiose narrazioni dei minori». La docente ha solo la colpa, non grave, di non aver subito denunciato il fatto al preside, anche se a farlo fu immediatamente l’altra professoressa.

 

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