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bibliografia
Per la costruzione di una bibliografia sulle questioni maschili e della paternità
Risulta oltremodo difficile tracciare una bibliografia esaustiva relativamente alle questioni maschili e della paternità. Si tratta infatti di un mondo in perenne movimento e spesso si riscontrano delle diversità di impostazione anche marcate dei vari studiosi, per non parlare dei gruppi e dei siti identitari maschili.
Il contributo che possiamo dare, pertanto, alla costruzione di una efficace bibliografia in merito è costituito dal rimando ai link bibliografici dei siti e delle associazioni maschili “storiche” a cui segue l’elenco e la recensione breve di quelle pubblicazioni che, nel corso degli anni, abbiano costituito oggetto di interesse più o meno sistematico da parte degli attivisti, i cui punti di vista in merito sono stati distillati principalmente nell’ambito del forum e riguardano in maniera pressoché totale il settore della saggistica.
Con questi presupposti il lavoro bibliografico non può che essere eternamente in progress; vi invitiamo pertanto a consultare sistematicamente questa pagina, di cui si prevede un aggiornamento bimestrale.
Potete lasciare commenti, suggerimenti, rettifiche, proposte di inserimento di titoli in calce alla presente pagina.
(prossima revisione generale: febbraio 2010)
Link bibliografici:
Dal sito dell’associazione dei Maschi Selvatici:
http://www.maschiselvatici.it/menu/libri.htm
http://www.maschiselvatici.it/menu/ragazzi.htm
Dal sito del movimento maschile Uomini3000:
http://www.uomini3000.it/234.htm
Dal portale www.paternita.info:
http://www.paternita.info/testi/index.html
Pubblicazioni di interesse commentate nel forum (in ordine alfabetico):
Badinter, Elisabeth “La strada degli errori” Il pensiero femminista al bivio – Feltrinelli. Un manifesto del nuovo femminismo che attacca le pratiche e le ideologie del pensiero femminista. L’autrice contesta al movimento femminista di essersi asserragliato nel separatismo e nella lotta contro il sesso maschile, abbandonando l’universalismo e la rivendicazione dei pari diritti. Il separatismo relega le donne nel ghetto dal quale erano uscite e le riconsegna a ruoli subalterni maternali, oppure le sospinge verso un’autosufficienza sessuale che impedisce loro ogni scambio positivo con la società maschile e ogni possibilità di influenzarne l’evoluzione. La criminalizzazione della sessualità maschile ha avallato, secondo l’autrice, il rigorismo morale tipico della destra sessuofoba.
Casinari, Vladimir “Sensazioni proibite” Ho scritto questo libro per far capire ai lettori come la prostituzione adempia ad una funzione sociale, quella di soddisfare il diritto alla sessualità di chi non ha una donna. Il libro si divide in trentun capitoletti ripartiti in tre parti: la prima parla dei quartieri a luci rosse di città europee, di quello che ci si può trovare e delle esperienze fatte; la seconda racconta le mie storie più significative e singolari con le prostitute dell’est, soprattutto rumene, una raccolta di aneddoti, spesso a luci rosse, descritti con un linguaggio crudo, senza mezzi termini, ma non troppo volgare; l’ultima parte racchiude una serie di storielle, di avventure erotiche che si differenziano rispetto alle prime per non esserci stato scambio mercenario. L’ultimo capitolo è, invece, un addio, un ultimo saluto alle principali interpreti di questa cronologia di episodi di vita vissuta.
Della Vecchia Rino “Questa metà della Terra” AltroSenso Saggi. Alla luce di una prospettiva naturalistica, una ricognizione completa e disincantata delle dinamiche in azione nel conflitto tra i sessi con un tratteggio della condizione maschile presente e degli scenari del futuro. Parole degli uomini dalla parte degli uomini.
Farrell, Warren “Il mito del potere maschile” – Frassinelli Editore. In questo libro fondamentale per il movimento mascolinista Warren Farrell riesce a demolire completamente il mito del potere maschile ed a dimostrare come l’uomo sia in realtà il sesso debole. Farrell mette in evidenza come dovunque sia possibile introdurre una discriminazione essa viene sistematicamente introdotta a sfavore degli uomini e sostiene la sua tesi con anni di studi ed una bibliografia vastissima. Gli uomini sono oppressi dai ruoli tradizionali di protettore e di procacciatore di cibo come dimostra il fatto che siano costretti alla coscrizione, e svolgano nella società i lavoro più pericolosi ed usuranti. Sono le principali vittime di aggressioni, omicidi e suicidi. Sono discriminati de iure e de facto dallo Stato nell’accesso al lavoro, nei procedimenti giudiziari, nelle condizioni carcerarie, nelle cause di separazione e di affidamento dei figli. E’ un libro da cui emerge tutta l’umanità della figura maschile. Farrell del resto è una persona che ha saputo capire ed amare entrambi i sessi. Egli infatti ha cominciato come femminista ed ha consacrato molti anni della sua vita alla causa femminile. Il suo primo libro, The Liberated Man, fu interamente dedicato a come gli uomini potevano aiutare la liberazione della donna. In seguito ha cominciato ad occuparsi della condizione maschile scrivendo, prima de “Il mito del potere maschile”, “Perché gli uomini sono come sono” (anch’esso in italiano presso Frassinelli) che il New York Times ha definito “il miglior libro mai scritto sull’amore, il sesso e l’intimità”.
Grün Anselm “Lottare e amare”. Come gli uomini ritrovano se stessi – Edizioni San Paolo “……mi viene incontro la forte maschilità di Gesù. Gesù è un uomo che assume la propria parte, anche se tutti quanti attorno si pongono contro di lui………combatte per l’uomo che ha rinnegato il suo essere uomo” scrive Anselm Grun (frate benedettino, filosofo, teologo, economista, psicologo) a proposito dell’archetipo del Salvatore, appunto il Cristo, che chiude riassumendoli tutti in sé, la carrellata sugli archetipi del maschile tratti, tutti, da personaggi biblici. Il pellegrino, il padre, il condottiero, il martire, l’amante, il guerriero, il re, il selvatico e così via. Diciotto personaggi, diciotto archetipi, diciotto modi di essere maschi molto diversi fra di loro, in ciascuno dei quali ogni uomo può rintracciare una parte di sé, magari nascosta o dimenticata, tanto più oggi che il maschile vive una crisi d’identità forte. Lo scopo dichiarato del libro è di offrire uno spunto di riflessione agli uomini contemporanei per ritrovare se stessi, per accedere ciascuno al proprio sé. Quelle di Grun sono storie analizzate con gli strumenti della religione intrecciati con la psicologia analitica junghiana e il suo pensiero si inserisce a pieno titolo nel filone cui partecipano anche Robert Bly e Claudio Risè. Se in più di un’occasione Grun muove forti appunti anche alla Chiesa Cattolica, criticata per aver “ceduto” ad uno spirito buonista e compassionevole lontano dalla spiritualità e dalla psicologia maschili (è chiaro l’accenno ad una certa femminilizzazione della Chiesa, anche se non usa mai questo termine), e quindi incapace di attrarre gli uomini, non per questo ci presenta modelli di eroi senza macchia. Anzi, ogni personaggio è chiamato, per conquistare una vera maschilità, a fare i conti con la propria ombra. Ombra che ha esercitato un influsso negativo nella vita concreta di ciascuno di loro, fatta anche di cadute, tradimenti, ferite, traendo lezione dalle quali gli uomini della Bibbia, e dunque anche ciascuno di noi, si sono potuti rialzare e e riprendere la strada per divenire se stessi. Strada che deve condurre ogni uomo ad entrare in contatto con la forza maschile, l’aggressività, la sessualità, la passione, ma anche la disciplina e “l’anima”, la così detta parte femminile nel maschio, per integrarle in una virilità compiuta, la quale non può prescindere da due poli: il combattere e l’amare. “L’uomo che solamente combatte diventerà facilmente un Don Chisciotte che ha sempre bisogno di nemici per percepire se stesso. L’uomo che oltrepassa il combattere e si dedica solo all’amore non imparerà mai davvero ad amare. ….L’amore ha bisogno anche di forza, per poter sviluppare tutto il suo potenziale di fascino e di felicità. ”Scrive ancora Anselm Grun nell’ultima pagina del libro: “Ti auguro che, riflettendo su quanto hai letto, tu senta la tua forza maschile, e che ti possa rallegrare di essa, che tu provi piacere a sviluppare la tua forza, e che volentieri tu sia uomo. ” In “Maschio amante felice” Claudio Risè sviluppa sul maschile ragionamenti analoghi e identico è l’auspicio di un maschile forte e integro, per il bene proprio e della comunità in cui opera, a dimostrazione che si può partire da approcci diversi per arrivare a conclusioni analoghe. Recensione a cura di Armando Ermini (fonte originaria: http://maschiselvatici.blogsome.com/2008/07/14/libri-lottare-e-amare/)
Herrera, José Díaz “El varón castrado”. Alla fine del 2006 José Díaz Herrera, giornalista d’ inchiesta — noto anche in Italia per i libri ”Diario della corruzione in Spagna” e ”Il denaro del potere” (insieme a Ramon Tejeras) che ricostruiscono i vari investimenti italiani in Spagna promossi dal Psi di Craxi e Nesi, che nasconderebbero commissioni e tangenti —, denunciava nel suo libro, “El varón castrado”, gli abusi possibili con la legge: basta infatti una denuncia telefonica da parte della compagna perché un uomo si trovi in carcere in pochi minuti. Secondo l’autore da quando è entrata in vigore la legge ”190mila uomini sono stati iscritti all’ Elenco dei Maltrattatori e nel 2005 più di 25mila hanno ricevuto un ordine di allontamento, lo strumento più efficace per chiudere i matrimoni, dato che può durare anni”. L’ultimo caso è stato appena registrato ad Alicante, dove una donna ha confessato di essersi inventata uno stupro da parte del marito su consiglio dell’ avvocata ”per rendere la pratica di divorzio più agile”. L’uomo rischiava 13 anni di carcere e, cosa sorprendente, il giudice ha deciso di non denunciare la donna per falsa testimonianza.
Kammer, Jack “If men have all the power how come women make the rules?” (trad.: Se gli uomini hanno tutto il potere, com’è che sono le donne a dettare le regole?) e-book in formato pdf (solo in inglese), scaricabile gratuitamente all’ indirizzo: http://www.rulymob.com/ifmenhavLulu.pdf
Lukas, Carrie L. “The Politically Incorrect Guide to Women, Sex and Feminism” – Regnery Publishing. Il nuovo volume della fortunata serie di guide politicamente scorrette pubblicate dalla Regnery di Washington, The Politically Incorrect Guide to Women, Sex, and Feminism (pp. 221, $ 19,95) di Carrie L. Lukas, sta facendo scendere sul piede di guerra le attardate, ma sempre rumorose, vetero-femministe. L’autrice, trentaduenne opinionista del “National Review Online”, ritiene infatti che i movimenti per i diritti delle donne siano rimasti vittime del successo dei propri predecessori. Oggi le donne, scrive la Lukas, godono di una completa libertà di scelta riguardo l’istruzione, il lavoro o la famiglia, ma le femministe, invece di celebrare questi progressi, continuano a presentare le donne come vittime della discriminazione e a pretendere dallo Stato trattamenti privilegiati.
Mansfield Harvey C. “Virilità. Il ritorno di una virtù perduta” – Rizzoli. Che cos’hanno in comune Tarzan e Platone, Hemingway e Margaret Thatcher? La virilità. Se questa parola può suonare fuori luogo alle orecchie di chi si prodiga per una società meno sessista, in cui le differenze tra uomini e donne si annacquano in una perfetta identità di genere, forse è soltanto perché non ne conosce a fondo il significato. Dalla filosofia greca all’attualità politica, passando per Stevenson e Machiavelli, Harvey Mansfield traccia un’analisi di questa virtù bistrattata. La psicologia sociale e la biologia evoluzionistica, grigie esponenti di una scienza troppo accademica e poco vitale, non hanno fatto che confermare gli stereotipi del senso comune, scambiando per aggressività il coraggio e per spacconeria un nobile desiderio d’affermazione. Perduto in questa società senza più ruoli, braccato da femministe e donne in carriera, il maschio rischia di passare la mano. La sua salvezza dipende esclusivamente da una presa di coscienza: dietro un’apparenza ingombrante e sfacciata, fatta di muscoli e scazzottate, l’uomo virile cela un cuore nobile e leale, gonfio di qualità positive e spirito di sacrificio.
Marchi Fabrizio “Le donne: una rivoluzione mai nata” – Mimesis. Una provocazione politicamente non corretta, una riflessione critica sul ruolo della donna e della sessualità femminile all’interno della società contemporanea; entrambe asservite al mercato, al capitale e alla ragione strumentale. La donna, in larga parte con il suo consenso, è stata ridotta a merce, sia da un punto di vista pratico che, soprattutto, da un punto di vista psicologico e culturale. Lontane dal rappresentare un soggetto della trasformazione sociale e culturale, le donne, nella loro grande maggioranza, costituiscono per lo più un fattore della conservazione se non addirittura la pompa di alimentazione della società capitalista. Se invece liberassero la loro sessualità, potrebbero innescare una rivoluzione culturale in grado di minare alle fondamenta il sistema sociale dominante. Purtroppo le cose stanno andando in un’altra direzione, perché le donne, agli inizi del terzo millennio, sono ancora profondamente subalterne alle logiche di sempre; in barba alla cultura di genere e alla rivoluzione femminista degli anni ‘70, a questo punto forse mai nata e comunque tradita.
Massimiliano Fiorin “La fabbrica dei divorzi. Il diritto contro la famiglia” – Edizioni San Paolo. Dalla prefazione di Claudio Risè: “Dopo quasi quarant’anni dall’introduzione della legge Fortuna-Baslini, fino a che punto il divorzio ha trasformato la società italiana? Che ne è rimasto del matrimonio tradizionale, e quali sono le prospettive future della famiglia? E’ anche per rispondere a queste domande che questo libro descrive la realtà delle separazioni coniugali e dell’affidamento dei figli, in Italia, nel primo decennio del XXI secolo. Si tratta di elementi utili per un bilancio ormai non rinviabile. A giudicare, infatti, dal numero enorme dei fatti di sangue connessi alla disgregazione dei nuclei familiari, e dai malesseri gravi di cui soffrono le persone coinvolte, a cominciare dai minori, il prezzo pagato anno dopo anno per la conquista “civile” del divorzio è davvero molto alto. Nel frattempo, in tutto il mondo occidentale, la prima generazione che ha conosciuto il divorzio di massa dei propri genitori è diventata adulta. Chi ne fa parte tende a replicare la tendenza all’instabilità familiare che ha conosciuto fin da bambino, o a evitare ogni forma di unione riconosciuta, per non ripetere quell’esperienza traumatica. Il fenomeno occidentale dello “sciopero matrimoniale”, o marriage strike, nasce proprio da questo stato d’animo. Le conseguenze di tutto ciò sia sulla natalità sia sulle angosce dei figli circa la “tenuta” della coppia genitoriale sono molto profonde, ed ancora difficili da valutare pienamente. Così come difficile da valutare è lo stesso futuro di quella che appare, oggi, come una vera e propria società post-matrimoniale. Nel frattempo, è necessario osservare il fenomeno in modo nuovo, senza più i pregiudizi ideologici degli anni settanta del secolo scorso, che invece sovrabbondano ancora. E’ in quest’ottica (secondo lo stesso autore “politicamente scorretta”), che il libro intende verificare la fondatezza dei luoghi comuni della società divorzista, partendo dal consiglio evangelico secondo il quale è dalla bontà dei suoi frutti che si riconosce la verità di una profezia. Dal crollo demografico all’aumento dell’instabilità economica, dall’impoverimento dei giovani fino al dilagare dei cosiddetti “oceani di sofferenza”, nelle pagine seguenti si cerca di squarciare il velo sulle vere cause di questi fattori di crisi. Finendo col suggerire l’idea che l’istituto del divorzio debba essere ripensato dalle fondamenta, prima che la società occidentale ne venga travolta. Il libro parte dunque dall’esame di ciò che avviene ogni giorno nei Tribunali e negli studi degli avvocati, dove la “fabbrica dei divorzi” si muove secondo una logica ferrea ed univoca, da catena di montaggio. Dai fatti raccontati risulta con chiarezza quanto sia opportuno che tutti gli operatori di questo settore – avvocati, magistrati e consulenti – rivedano i loro modi di pensare e di agire. In seguito, il discorso viene esteso all’intera cultura occidentale, alla ricerca di come e dove tutto sia iniziato. Ne risulta, soprattutto, che è il ritorno della figura del padre – segno di autorità, di stabilità, di ordine (ma anche di autentico sguardo verso il futuro) – ciò di cui la nostra società ha più profondamente bisogno. Su un piano più strettamente giuridico, si tenta poi di rompere il tabù dell’intangibilità della legge sul divorzio, indicando modelli come il cosiddetto covenant marriage, sempre più diffuso negli Stati Uniti, per riscoprire in essi il significato più profondo del matrimonio. Da tutto ciò prende infine forma una sorta di decalogo ideale per gli operatori del diritto, utile a tutti coloro che vogliono capire meglio le conflittualità coniugali, con il quale affrontare il quotidiano in modo diverso, mediante un’opzione più consapevole in favore della funzione della famiglia. L’autore del libro è un avvocato civilista. Pur conoscendo tutti gli aspetti del fenomeno, egli tiene a rifiutare per se stesso l’etichetta di “matrimonialista” o di “familiarista”, proprio in quanto pensa che la mentalità ristretta degli specialisti che si occupano del problema dovrebbe essere profondamente rivista. Il libro, tuttavia, non è destinata unicamente agli specialisti del diritto ed agli operatori dei servizi sociali, né ai soli esperti di psicologia della famiglia. Tutti coloro che nella loro vita sono entrati in contatto con la “fabbrica dei divorzi”, per esperienze personali o di lavoro, potranno qui trovare un modo diverso di guardare ad un fenomeno che, nonostante la sua imponenza e drammaticità, per molti versi è ancora inesplorato. Dai racconti e dalle argomentazioni del libro, appare chiaro che la realtà del divorzio ancora oggi è coperta dalla nebbia dei pregiudizi ideologici e dei luoghi comuni. Esattamente come l’iceberg al quale si avvicinavano i passeggeri che ballavano sul ponte del Titanic”.
Mc Elroy, Wendy “Le gambe della libertà” Leonardo Facco Editore. Nel suo libro “Le gambe della libertà” Wendy McElroy affronta il tema della prostituzione, vista come libera scelta della donna in contrapposiizone alle tesi del femminismo di genere che considerano invece la prostituzione come uno strumento maschile di oppressione della donna. Alla base del punto di vista di una femminista “dissidente” come Wendy McElroy c’è la convinzione che alla donna debba essere risconosciuto il controllo del proprio corpo e quindi che essa non debba essere considerata dallo Stato come un’eterna minorenne da tutelare. Questa filosofia porta la McElroy in dissidio con il femminismo dominante non solo sul tema della prostituzione, ma in generale sul tema delle “tutele” e dei “privilegi” per le donne da questo sempre più spesso invocate. Parimenti la McElroy rifiuta la criminalizzazione degli uomini e della loro sessualità e getta le basi per un’uguaglianza di genere basata su relazioni consensuali. La prefazione al saggio è della giornalista Roberta Tatafiore e comprende tra l’altro alcune importanti riflessioni sulla situazione italiana in tema di prostituzione. Infine il libro si conclude con la postfazione di Marco Faraci che inquadra il femminismo libertario di Wendy McElroy nel dibattito tra le diverse tendenze del femminismo nordamericano.
Nucci Alessandra “Donna a una dimensione. Femminismo antagonista ed egemonia culturale” – Marietti. Il femminismo in Occidente, che sembrava sopito per mancanza di buone cause, al volgere del millennio è tornato alla ribalta, con maggiore antagonismo, ponendosi al servizio di una cultura omologante fatta di tenui appartenenze e “generi” interscambiabili. Per questa cultura, egemone in ambito internazionalista, la volontà femminile non è da conoscere e da favorire, ma da influenzare e incanalare verso scopi che non sempre corrispondono all’interesse della donna e spesso le sono perfino contro. Questo libro traccia la genesi e la funzione di questo nuovo femminismo, elaborato a tavolino da un’élite intellettuale e diffuso nel mondo da istituzioni e associazioni tese a promuovere una società pianificabile.
Rhoads, Steven S. “Uguali mai.Quello che tutti sanno sulle differenze tra i sessi ma non osano dire” – Lindau. Oggi il dibattito sulla sessualità dà spesso per scontato che le differenze fra uomini e donne siano fondamentalmente insignificanti e “socialmente determinate”, o che neppure esistano. Steven Rhoads, al contrario, afferma che, a dispetto di ciò che preferiamo credere, le distinzioni sessuali restano profondamente radicate nella natura umana. In questo testo, l’autore presenta un gran numero di prove scientifiche che dimostrano come queste differenze siano innate: a partire dalle distinzioni più sottili (istintivamente, le donne tengono in braccio i bambini dalla parte sinistra, vicino al cuore) per giungere a quelle più profonde (le donne con un alto livello di testosterone sono più promiscue, più competitive e più combattute nei confronti della maternità). Rhoads esplora le differenze maschioIfemmina per quanto riguarda l’aggressività e l’istinto di dominio, la sessualità e la cura dei figli. Spiega perché il rifiuto di riconoscere tali differenze ha condizionato fenomeni come la rivoluzione sessuale e le famiglie senza padri. Ma sostiene anche che la società diventa migliore se si scoraggiano alcune tendenze naturali, come l’inclinazione maschile al sesso predatorio, e se ne incoraggiano altre, come la passione e il talento femminili per la cura dei figli.
Ridley Matt “La regina rossa. Sesso ed evoluzione” – Instar Libri. La regina Rossa di Matt Ridley, brillante figura di zoologo dedicatosi da più di un decennio interamente interamente alla divulgazione scientifica, è un libro denso di storie sul sesso, l’evoluzione, il regno animale e la natura umana. Ma per capire subito dove si vuole andare a parare bisogna saltare a pagina 214, dove si descrivono i risultati – descrive Ridley – di un sorprendente studio condotto nell’Europa occidentale, dal quale risulta che: le femmine sposate scelgono di avere relazioni sessuali con maschi dominanti, più vecchi, più attraenti fisicamente, di aspetto più simmetrico, e sposati; le femmine che hanno compagni subordinati, più giovani, fisicamentemeno attraenti e di aspetto più irregolare e sproporzionato hanno maggiori probabilità di avere relazioni extraconiugali; ricorrere alla chirurgia estetica raddoppia la possibilità di avere una relazione adulterina; più un maschio è attraente e meno sarà premuroso come padre; all’incirca un figlio su tre è frutto di un concepimento adulterino. Poco importa che la ricerca non riguardasse gli esseri umani, ma le rondini. Nè è possibile render conto delle singole descrizioni e risultati, spesso davvero sorprendenti, riportati da Ridley su monogamia e poligamia di esseri umani e dell’intero mondo animale. Ciò che rende appassionante questo libro è la tensione che l’autore riesce a creare intorno ad alcune domande fondamentali, mostrando i pro e i contro delle diverse risposte avanzate da biologi genetisti.
Risé Claudio “Il maschio selvatico” – Red Edizioni. Gli istinti maschili sono stati espulsi dalla nostra cultura, sempre più femminilizzata e “materna”, così come dalla società delle “buone maniere”. Eppure sono istinti ancora vitali, che vanno riconosciuti senza timore e dominati, cioè vissuti in modo equilibrato, per poter ritrovare una sana e sincera spontaneità. Attraverso una lettura di sogni, leggende, miti, il libro dello psicoanalista Claudio Risé ripercorre la storia di questo “interdetto” e offre agli “uomini in crisi” una via per ristabilire un contatto positivo con il loro lato “selvaggio”.
Risé Claudio “Il padre. L’assente inaccettabile” – San Paolo Edizioni. L’Occidente contemporaneo è definito dalle scienze sociali «una società senza padri». Alcuni vi vedono la fine, positiva, di ogni “patriarcato”; altri, come l’autore, notano con preoccupazione il vuoto lasciato dall’assenza paterna. Per Claudio Risé, psicoanalista di formazione junghiana e docente di scienze politiche e sociali, il padre è la figura psicologica che collega la biografia individuale al piano trascendente e consente così l’integrazione del dolore e della perdita attraverso l’insegnamento esemplare del suo senso. La «società senza padri» appare, quindi, come un mondo che ha smarrito il senso religioso e, con esso, la capacità di dare significato alle prove della vita, cui l’individuo reagisce infantilmente attraverso il rifiuto e la negazione o con la depressione. Il libro entra nel vivo della cronaca di oggi mostrando come l’assenza paterna non nasca da fumosi processi psico-sociologici, ma dalla diffusione di separazioni e divorzi, che si concludono quasi sempre con l’espulsione dei padri da casa e con la rottura (o il grave indebolimento) del loro rapporto con i figli. A questo si aggiunge l’attuale legislazione abortista, che per la prima volta nella storia umana toglie la parola al padre in materia di procreazione. Di fronte agli enormi danni umani e psicologici di questa situazione, si va delineando una reazione, diffusa soprattutto fra i giovani, di cui Risé presenta, e interpreta, le prime forme. Si tratta di un sentire condiviso, che si traduce in usi e costumi nuovi, atti a dare spazio e considerazione a un padre consapevole e responsabile.
Tessore, Dag “La donna cristiana secondo l’insegnamento della tradizione apostolica” Il Leone Verde. La parità di diritti tra i due sessi, la libertà della donna di lavorare fuori casa e di vestirsi come vuole sono dati ormai del tutto scontati e indiscussi, talmente radicati da escludere qualsiasi voce di dissenso. A pensarla diversamente possono essere solo gli ambienti del fondamentalismo islamico “fanatico”; oppure possono essere i Padri della Chiesa che, come si ritiene oggi, non avevano ancora sviluppato la consapevolezza della vera dignità della donna. Ebbene, questo libro si presenta come una voce di dissenso, anzi come un totale ribaltamento di prospettiva: non più dare per scontato che l’emancipazione femminile sia una conquista della civiltà, bensì ripensare la questione, tornando ad ascoltare la voce proprio di coloro (i Padri della Chiesa) che furono i più tenaci sostenitori della concezione patriarcale: si propone cioè di capire le ragioni di chi non la pensa come noi. Si offre al lettore la possibilità di accostarsi alla presunta “misoginia” dei Padri non con i soliti schemi mentali di oggi, per i quali “sottomissione”, “clausura”, “velo”, “obbedienza al marito” sono cose necessariamente negative, ma con uno spirito di umiltà e di rispetto, per verificare se forse esista una libertà della donna che non sia solo quella di lavorare e guadagnare soldi, e se esista una dignità che possa esprimersi anche nell’essere pudica, portare il velo e dedicarsi alla famiglia. Utile strumento di studio per l’ampia e dettagliata documentazione che offre, basata rigorosamente sui testi biblici e patristici, questo libro offre al contempo un grande affresco di una società alternativa (dove, paradossalmente, il modello cristiano delle origini si rivela più vicino all’Islam fondamentalista odierno che all’Europa “cristiana”); diventa un itinerario spirituale per riscoprire i valori della pazienza, della libertà interiore, della povertà e dell’abbandono a Dio; diventa, infine, un’occasione per rimettere in discussione, secondo una prospettiva genuinamente cristiana, gli “assiomi” della società occidentale moderna (emancipazione femminile, benessere, diritti umani…) e volgere il nostro sguardo a vedere che esistono modi diversi di concepire la vita, modi diversi di intendere la dignità femminile.
Van Creveld, Martin “Le donne e la guerra” – Ieri, oggi e domani – Editrice Goriziana. Nel corso della storia, le donne sono rimaste lontano dalla linea del fronte. Con poche eccezioni, il ruolo della donna in guerra è sempre stato solo di ausilio per l’uomo cui era affidato il compito di combattere. Ora, all’inizio di un nuovo secolo, le cose stanno cambiando. Per la prima volta nella storia le donne hanno ottenuto un posto a fianco dell’uomo sul campo di battaglia. Negli Stati Uniti e in buona parte dell’Europa, le donne rappresentano circa il 12 per cento delle forze armate. A differenza dalle loro madri, le donne oggi possono prestare servizio militare in marina, sui caccia-bombardieri, e possono manovrare i pezzi d’artiglieria. In tutti i paesi sviluppati, stanno progressivamente occupando posizioni a livello di reggimento che un tempo erano riservate esclusivamente agli uomini. È in corso una rivoluzione celebrata dalle femministe di ogni nazione. L’autore, però, osserva che l’afflusso delle donne nelle forze armate può essere un interessante esperimento sociale, ma dal punto di vista militare costituisce un problema. Data la diversa costituzione fisica, le donne al fronte non possono offrire le stesse prestazioni dei maschi, e, soprattutto, sono più soggette a farsi male. Le donne che entrano a far parte dei reggimenti avanzati, hanno condizioni di accesso più facili, hanno compiti più leggeri e sono soggette ad una disciplina meno rigida. Se poi si aggiungono tutte le cause legali per molestia sessuale e per sessismo, si crea un quadro di circostanze che ha avvilito il morale delle unità miste ai minimi storici. Se dunque le donne entrano numerose nelle forze armate, ancor più numerosi sono gli uomini che ne escono. Martin van Creveld, con questo libro provocatorio e controverso, afferma che se la parità dei sessi è un valore desiderabile nella vita civile, il compito di fare la guerra deve esser lasciato agli uomini. Nelle forze armate i ruoli vengono attribuiti al genere maschile o femminile per ragioni ben precise, e la correttezza politica della parità non solo mette a rischio la sicurezza nazionale, ma rappresenta un pericolo anche per i soldati che sono chiamati a difenderci.
Zemmour Éric “L’ uomo maschio” – Piemme. ”Lo so. Lo so che non esistono l’Uomo e la Donna, ma gli uomini e le donne. Non generalizzazioni ma solamente casi particolari. Tanti casi particolari quanti sono gli individui. Miliardi di storie per miliardi di esseri umani sulla terra. Lo so che c’è del femminile nell’uomo e del maschile nella donna. Lo so, conosco i classici, figurarsi: sono stato adolescente negli anni Settanta. Lo so che la ricerca di un tipo sessuale è sospetta, per non dire reazionaria, che non ci sono sessi ma solo generi. Sfumati, necessariamente sfumati. Lo so, so tutto. Ma so anche che io… io non sono una donna”. Come si presenta l’uomo ideale? Si depila. Fa incetta di prodotti di bellezza. Indossa gioielli. Crede fermamente ai valori femminili. Privilegia il compromesso. Insomma, l’uomo ideale… è una vera donna. Ha reso le armi. Il peso tra le sue gambe è diventato un fardello troppo pesante e si è convinto che l’uguaglianza è similitudine. Le giovani generazioni hanno accresciuto questa confusione. Tutto quello che è autenticamente mascolino è considerato una parolaccia. Una tara. Ma la rivolta tuona. Gli uomini hanno un’identità da riprendere. Perché non debbano più dire ai loro ragazzi: “Tu sarai una donna, figlio mio”.
- Published by Carlo Zijno in: Senza categoria
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