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	<title>MetroMaschile Web Editor</title>
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	<description>pensieri, analisi, sussurri e voci dalla città degli uomini liberi</description>
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		<title>Perchè è nata la Campagna del Fiocco Blu</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 13:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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Perchè è nata la Campagna del Fiocco Blu
 


L’iniziativa nasce dalla profonda ribellione  suscitata nel pubblico   dalle trovate dei gruppi femministi &#8211; istituzionali e non -  in   occasione del 25 novembre, Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne   istituita dall’ONU qualche anno fa  che si è prolungata per circa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="643"><strong>Perchè è nata la Campagna del Fiocco Blu</strong></p>
<p><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="643">L’iniziativa nasce dalla profonda ribellione  suscitata nel pubblico   dalle trovate dei gruppi femministi &#8211; istituzionali e non -  in   occasione del 25 novembre, Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne   istituita dall’ONU qualche anno fa  che si è prolungata per circa   due  settimane</p>
<p>Siamo veterani di estenuanti convegni, riunioni e dibattiti dove, insieme al   consueto rosario di litanie circa la secolare oppressione della genialità   femminile, vengono snocciolate  statistiche prive di qualunque   scientificità riguardanti violenze ed abusi su donne e bambini. Ovviamene   all’interno della famiglia ed esclusivamente ad opera di elementi maschili.</p>
<p>Fin qui tutto   di prammatica.</p>
<p>La  liquidazione, negli anni, di un valido e riconosciuto   contraddittorio e &#8211; peggio – il varo di normative che avallavano quelle tesi,   hanno incoraggiato la truppa femminista ad alzare il tiro.</p>
<p>Tra  Firenze e Roma l’alleanza di due centri antiviolenza privati – <em>Artemisia</em> e <em>Differenza Donna </em>finanziati con fondi pubblici dai rispettivi enti   locali e supportati dalle  Commissioni  Pari Opportunità di diverse   città italiane &#8211; hanno dato vita alla Campagna del Fiocco Bianco.</p>
<p>Ovvero una   forma più sottile di criminalizzazione maschile all’insegna dell’assunto:”<em>so   che tu non sei violento, ma se non ti schieri pubblicamente al nostro fianco   urlando  contro gli uomini violenti, sei comunque colpevole perché loro   complice!” </em></p>
<p>Ed il fiocco bianco indossato dagli uomini doveva   rappresentare un segnale di schieramento al diktat, e di conseguente riscatto   dalla colpevole complicità.</p>
<p>Nel dubbio   che l’afflusso maschile all’iniziativa potesse scarseggiare – e difatti cosi   è stato – le organizzatrici hanno pensato bene di convogliare qualche decina   di ragazzi di una scuola superore romana, con la scusa di un “Seminario”.   Traduzione: una vera e propria opera di indottrinamento  in stile   terroristico.</p>
<p>Eravamo lì, il 7 dicembre , nella Casa Internazionale delle Donne di Roma,   cinque persone della Gesef  (tre donne – una sociologa, una psicologa,    una insegnante &#8211; e due papà separati), per tutta la mattinata:    non ci è sfuggito nulla.</p>
<p>Ci eravamo presentati  per  avviare un confronto sul tema delle   violenze domestiche  portando ovviamente il nostro punto di vista,    e indossando un fiocco blu segno di una ben diversa distinzione.   Contavamo sull’intelligenza, ma anche sulla forza culturale, di chi pretende   di rappresentare l’universo femminile, che pertanto non avrebbe   indietreggiato davanti ad una sfida così flebile.</p>
<p>Ma non appena una giornalista dell’ANSA ha riconosciuto il presidente della   Gesef, e si è avvicinata per raccogliere un suo parere, le organizzatrici   l’hanno aggredita verbalmente ingiungendo a noi di andarcene poiché non gradivano   in casa loro la presenza dei padri separati, <em>i più violenti tra tutti gli   uomini violenti </em> oltretutto <em>infiltrati.</em></p>
<p>La   giornalista ha risposto per le rime trattandole malissimo. Vincenzo Spavone   ha sottolineato, tra le altre cose,  che alcune delle  <em>più   importanti conquiste femminili</em> – la legge sul divorzio e quella   sull’interruzione di gravidanza &#8211; sono state proposte, discusse, sostenute e   varate perlopiù da uomini, quando il parlamento era quasi totalmente al   maschile e l’opinione delle donne comuni mortali – ovvero non   femministe  &#8211; all’epoca era piuttosto ostile a tali rivoluzionari   cambiamenti.</p>
<p>Abbiamo poi   obiettato che la    Casa Internazionale delle Donne è ospitata gratuitamente   presso una  struttura – uno splendido monastero cinquecentesco – di   proprietà pubblica e dove il Comune di Roma  ha provveduto al restauro   ed alla manutenzione con i soldi di tutti i contribuenti.</p>
<p>Il livore ha   toccato il diapason.</p>
<p>Nel frattempo in una piazza di Roma, largo Argentina, le seguaci del locale   centro antiviolenza avevano già espresso tutta la loro creatività inalberando   slogan copiati da ben altre fonti:</p>
<p><strong>LA FAMIGLIA NUOCE</strong><strong> GRAVEMENTE ALLA SALUTE !</strong></p>
<p><strong>LA FAMIGLIA UCCIDE</strong><strong> !</strong></p>
<p>Nel Comune e Provincia di   Brescia invece era già in atto la più rozza campagna anti padre che la storia   ricordi. I locali soviet femministi – Comitati alle Pari Opportunità &#8211;   d’intesa con le rappresentanze sindacali locali presumibilmente femminili,   hanno tappezzato le strade di manifesti che riproducono gli stereotipi più   logori della misandria post sessantottina: il padre che picchia e trasmette   ai figli maschi la violenza di genere. Due manifesti (una donna con un ochhio nero ed un ragazzino che picchia una bambina)  con la scritta ben in evidenza:</p>
<p><strong>Gli occhi neri sono di   suo   padre                             Lo   fa anche papà.</strong></p>
<p>Non una condanna della violenza domestica nella sua   complessità, che assume diverse sfaccettature  ed è catalogabile con   diversi criteri; ma l’affermazione categorica che essa è appannaggio di un   solo genere ed agita esclusivamente in famiglia. Un messaggio schoccante per   la sua brutalità e profondamente diseducativo per le giovani generazioni.   Prodotto con la complicità istituzionale e divulgato con i soldi dei   contribuenti .</p>
<p>La  reazione dell’opinione   pubblica, prima sussurrata poi sempre più rumorosa, è infine esplosa.</p>
<p>I firmatari del Documento per il padre (tra cui la Gesef), promosso dallo   psicoanalista e scrittore Claudio Risé, hanno redatto una <a href="http://www.gesef.it/doc/C_Rise_Manifesti_Brescia.pdf" ><span style="text-decoration: underline">denuncia</span></a></p>
<p>Ed i media, che fino a quel momento sono apparsi piuttosto   tiepidi quando non addirittura latitanti sull’intera ricorrenza della   giornata contro la violenza sulle donne, si sono improvvisamente mobilitati.</p>
<p>I <a href="http://www.gesef.it/doc/Bresciaoggi_Manifesti_anti_padre_a_Brescia_12_12_06.doc" ><span style="text-decoration: underline">giornali</span></a> hanno rimbalzato le denunce  con toni molti critici nei confronti della   campagna anti-padre.</p>
<p>Ugualmente critico il servizio del TG2 13,00 del 11   dicembre (disponibile sul sito <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wohEABug_1I" ><span style="text-decoration: underline">http://www.youtube.com/watch?v=wohEABug_1I</span></a> ),   dove l’intervistata Piera Maculotti della locale  Commissione Pari   Opportunità difendeva l’efficacia comunicativa dei manifesti, ed auspicava   anzi una salutare autocritica anche da parte dei padri <em>“buoni”.</em></p>
<p>L’avvocato di Bologna  Massimiliano Fiorin, da   sempre sensibile a queste tematiche, ha inviato una <a href="http://www.gesef.it/doc/Brescia_Manifesti_Lettera_Avvocato_Fiorin.doc" ><span style="text-decoration: underline">lettera</span></a> durissima a tutte le sedi istituzionali coinvolte nell’iniziativa.</p>
<p>Rino della Vecchia di Belluno,   Fondatore e animatore del Movimento Maschile Uomini3000 (<a href="http://www.uomini3000.it/" ><span style="text-decoration: underline">www.uomini3000.it</span></a>)    Sociologo e Saggista, ha espresso in uno <a href="http://www.gesef.it/doc/Brescia_Manifesti_Scritto_Rino_della_Vecchia.doc" ><span style="text-decoration: underline">scritto</span></a> alla Sig.ra Maculotti come tale campagna di criminalizzazione avrà solo   l’effetto di risvegliare negli uomini un moto di ribellione per riaffermare   la loro dignità vilipesa.</p>
<p>Le sedi sindacali locali sono state tempestate di   telefonate da parte di iscritti (uomini e donne) indignati, ed immediatamente   hanno iniziato la retromarcia e  la  presa di distanze.</p>
<p>Il vaso era veramente colmo ed è   traboccato. L’esito di una sollevazione così massicciamente disgustata non si   è fatto attendere. Non solo è stata bloccata l’ulteriore diffusione della   campagna anti-padre, ma i manifesti già in circolazione verranno rimossi,   come riporta anche <a href="http://www.gesef.it/doc/Brescia_Manifesti_-_Il_Giornale.doc" ><span style="text-decoration: underline">Il Giornale</span></a> del 14 dicembre.</p>
<p>Non condividiamo però l’esordio del quotidiano.</p>
<p>Non è una vittoria dei papà, quelli <em>buoni</em>, quanto   piuttosto la sconfitta  di un drappello di orfane del ’68, che  pur   non avendo mai conosciuto il maschilismo sono rimaste prigioniere del più   becero femminismo.</p>
<p>La campagna del Fiocco Blu nasce   per dare uno STOP definitivo alla loro crociata, ormai fuori dalla storia e   dalla realtà.</p>
<p>1</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>piccole redazioni crescono. Benvenuto Vincenzo</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 09:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[avvisi]]></category>
		<category><![CDATA[avvisi ai naviganti]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi si sia collegato negli ultimi due giorni con la nostra piattaforma avrà notato l&#8217;apparizione di una serie di articoli a firma Vincenzo Spavone.
Non si tratta di articoli redazionali,  Vincenzo ha infatti aperto il suo blog presso di noi.  Blog che abbiamo prontamente aggregato in homepage (sarà cura del sottoscritto, inoltre, aggiornare anche le sidebar in tal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chi si sia collegato negli ultimi due giorni con la nostra piattaforma avrà notato l&#8217;apparizione di una serie di articoli a firma Vincenzo Spavone.</strong></p>
<p><strong>Non si tratta di articoli redazionali,  Vincenzo ha infatti aperto il suo blog presso di noi.  Blog che abbiamo prontamente aggregato in homepage (sarà cura del sottoscritto, inoltre, aggiornare anche le sidebar in tal senso nella giornata di oggi).</strong></p>
<p><strong>Vincenzo, storico presidente della GESEF, associazione di punta nel mondo dei separati, iscritto e militante delle maggiori  associazioni etiche maschili,  non ha certo bisogno di presentazioni, meno che mai dal sottoscritto;  io, personalmente, mi limito a dire: andate sul suo blog e leggetelo.   </strong></p>
<p><strong>Una cosa è sicura: si tratta di un &#8220;acquisto&#8221; assolutamente fondamentale nella nostra redazione. Ed un bel modo di festeggiare  la festa del Papà. </strong></p>
<p><strong>Il blog è stato chiamato &#8220;La Parola degli Uomini/Padri e l&#8217;indirizzo esatto è: </strong></p>
<p><a href="http://metromaschile.it/lpdu/">http://metromaschile.it/lpdu/</a></p>
<p><strong>Come avevo già detto, sarà possibile leggerlo (in termini sia di articoli che di commenti) anche da questa homepage, essendo stato pienamente aggregato ed integrato nella piattaforma.</strong></p>
<p><strong>Piccole redazioni crescono. </strong></p>
<p><strong>E diventeranno grandi.</strong></p>
<p><strong>Carlo Zijno</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Violenze in Famiglia: quando la vittima è l’Uomo Padre.</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 12:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Violenze in Famiglia:
Quando la vittima è l’uomo-padre 
 
 
 
SCOPO CONOSCITIVO  DELL’INDAGINE
 
La violenza familiare rappresenta un fenomeno ampio e complesso, difficile da analizzare. La sua conoscenza, tuttavia, è essenziale per lo sviluppo a livello istituzionale, delle politiche e dei servizi necessari per affrontarli.
La GESEF, nell’ambito della sua conoscenza, esperienza e potenzialità operative,  ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Violenze in Famiglia:</strong></p>
<p><strong>Quando la vittima è l’uomo-padre</strong><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">SCOPO CONOSCITIVO  DELL’INDAGINE</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La violenza familiare rappresenta un fenomeno ampio e complesso, difficile da analizzare. La sua conoscenza, tuttavia, è essenziale per lo sviluppo a livello istituzionale, delle politiche e dei servizi necessari per affrontarli.</p>
<p>La GESEF, nell’ambito della sua conoscenza, esperienza e potenzialità operative,  ha realizzato l’indagine nel 2007, ma a tutt’ogi i dati sono sostanzialmente stabili <em> </em>su questo tema che si pone come obiettivo prioritario la conoscenza del fenomeno della violenza familiare subita dagli uomini-padri ad opera delle loro partners, in tutte le sue diverse forme, in termini di prevalenza ed incidenza, di caratteristiche di coloro che ne sono coinvolti e delle conseguenze per la vittima.</p>
<p>Questa prima parte dell’indagine si propone di rilevare e descrivere:</p>
<ul>
<li>• l’estensione e le caratteristiche del fenomeno della violenza intrafamiliare di cui sono vittime gli uomini-padri;</li>
<li>• la dinamica e le peculiarità dei diversi episodi di violenza all’interno della coppia separanda/separata;</li>
<li>• il periodo in cui si è verificata la violenza, ovvero in costanza di matrimonio o convivenza, e successivamente    alla separazione/divorzio;</li>
<li>• le caratteristiche delle vittime, la loro reazione all’episodio di violenza e le conseguenze fisiche, psicologiche ed economiche delle violenze che hanno subito;</li>
<li>• i contesti in cui queste violenze si verificano;</li>
<li>• l’incidenza del sommerso, ovvero i motivi per cui esse vengono denunciate o meno;</li>
<li>• i possibili fattori di rischio e quelli protettivi a livello individuale e sociale;</li>
<li>• i costi sociali della violenza, riconducibili direttamente e indirettamente alla vittima e  alla società, misurati attraverso alcune ricadute negative come l’impossibilità della vittima di condurre le normali attività quotidiane,  l’utilizzo dei servizi sociali e sanitari, o i costi sostenuti per far fronte ai danni conseguenti.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">TECNICA  DI  INDAGINE </span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L’indagine è stata condotta elaborando le dichiarazioni degli uomini-padri separandi/separati che si sono rivolti allo sportello di ascolto della GESEF, in concomitanza con quanto rilevato dalla documentazione giudiziaria ed amministrativa – laddove disponibile – presentata dai medesimi.</p>
<p>L’indagine è stata svolta su  26.800 uomini-padri, nel periodo dicembre 1998 dicembre 2006.</p>
<p>La fascia di età del campione in esame è compresa tra 24-59 anni. Il maggior numero di episodi di violenza di più grave intensità subito singolarmente dall’uomo-padre si rileva nella fascia di età 35-47.</p>
<p>Gli operatori – volontari dell’associazione – addetti all’ascolto sono stati 12.</p>
<p>La tematica particolarmente delicata ha richiesto di porre specifica attenzione a tutti gli elementi delle dichiarazioni, ampliando quanto più possibile la comprensione attraverso l’intervista libera.</p>
<p>Tale modalità di intervista ha richiesto una fase di progettazione per definire e meglio comprendere i contenuti oggetto di analisi: ovvero l’emersione delle diverse tipologie di violenza – fisica, psicologica, sessuale, economica – oltreché i fattori di rischio, le conseguenze, il contesto socio-culturale  e gli stereotipi della violenza. Ed ovviare ad una possibile sottostima del fenomeno, che può essere determinata dalla difficoltà delle vittime a riconoscersi come tali  o dal disagio a proporsi come tali,  e dal non aver pertanto maturato una consapevolezza riguardo alle violenze subite.</p>
<p>Le interviste sono state svolte con il supporto psicologico e legale di professionisti in materia.</p>
<p>Gli episodi di violenza rilevati dalle dichiarazioni degli intervistati sono stati suddivisi in tipologie così come percepite dai medesimi, e classificati in base agli indicatori elencati nelle tabelle.</p>
<p>Le categorie <em>Convivenza </em>e <em>Post Separazione </em>evidenziate  nelle tabelle indicano la fase di vita in cui il soggetto ha subito episodi di violenza: rispettivamente in costanza di matrimonio/convivenza anche durante la crisi di coppia, e dopo l’avvio del procedimento legale di separazione/affido dei figli minori.  <em> </em></p>
<p>La categoria <em>Abitazione </em>è riferita all’abitazione coniugale o di convivenza, mentre <em>Altrove </em>indica<em> </em>qualunque altro luogo anche aperto (strada, giardino, parco, spiaggia), inclusa la nuova abitazione del soggetto dopo la separazione.</p>
<p>Alcune tabelle non riportano il totale percentuale poiché i dati non sono aggregabili: i singoli soggetti sono stati vittime di molteplici episodi di violenza in molteplici circostanze, in contesti diversi, alla presenza dei figli oppure alla presenza dei figli e terze persone contemporaneamente.</p>
<ol>
<li><strong><span style="text-decoration: underline">La V</span></strong><strong><span style="text-decoration: underline">iolenza Fisica</span></strong><strong> </strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>Gli episodi di lieve e media gravità non vengono percepiti dai soggetti come reato: pertanto non vengono mai denunciati, e solo raramente rivelati nelle relazioni amicali o con altri familiari. Prevale un sentimento di vergogna ed umiliazione, nonché il dubbio di non essere creduti.</p>
<p>Solo il 5% degli episodi di maggiore gravità  - percepiti dal soggetto come pericolo per la propria vita e/o per i figli – viene denunciato alla autorità pubblica, in particolare nella fase di crisi della coppia o dopo la separazione. Tali denunce vengono spesso ritirate per arginare la conflittualità della controparte, oppure finiscono nel calderone del giudizio separativo.</p>
<p>In soli due casi si registra l’applicazione – da parte della magistratura – della vigente normativa che prevede l’allontanamento del familiare violento dall’abitazione, a carico della donna-madre. E solo tre casi contemplano la condanna penale – peraltro molto blanda – per l’autrice della violenza.</p>
<p>La maggior parte dei soggetti si limita a difendersi fisicamente. Chi ha reagito in maniera incontrollata è stato successivamente incriminato per violenze, passando così dallo status di vittima a quello di carnefice.</p>
<p>La consapevolezza dei vigenti stereotipi di genere -  in base ai quali la violenza coniugale si declina solo al maschile – è molto forte, ed ha acuito la sensibilità nell’intercettare la strategia provocatoria della partner che sfrutta al meglio tali stereotipi, soprattutto nella fase di crisi pre-separazione. Ma al tempo stesso ha esasperato la percezione di trovarsi in una trappola, dove qualunque azione diventa un boomerang.</p>
<p>Il 30% dei soggetti ha lasciato l’abitazione, soprattutto nei casi di violenza assistita da parte dei figli. Il che – pur costituendo una forma di difesa e tutela sia per il soggetto vittima che per i figli – si è poi trasformato in elemento accusatorio nel corso del giudizio separativo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<ol>
<li><strong><span style="text-decoration: underline">La Violenza</span></strong><strong><span style="text-decoration: underline"> psicologica </span></strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>In regime di convivenza la maggior parte dei soggetti percepisce tale violenza come lesiva della dignità personale e del ruolo familiare.</p>
<p>Dopo la separazione, la violenza subita è identificata principalmente come stato di perenne tensione vendicativa/distruttiva, ovvero strumento teso a corrodere la propria relazione con i figli essendo il soggetto deprivato di controllo e gestione autonoma della relazione medesima. I figli sono quasi sempre affidati a, o collocati presso, la madre.</p>
<p>Il Mobbing giudiziario è una strategia di bombardamento per procura – legittimato poiché non riconosciuto come tale – che utilizza impunemente l’apparato giudiziario-amministrativo. I soggetti vittimizzati in tal modo sviluppano stati di profonda angoscia, arrivando a non aprire più la cassetta per la posta o a non rispondere al campanello nel timore di vedersi recapitare ulteriori ingiunzioni.<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ol>
<li><strong><span style="text-decoration: underline">La violenza economica</span></strong><strong> </strong></li>
</ol>
<p>In costanza di convivenza, oltre un terzo dei casi registra una resistenza da parte della partenr  lavoratrice retribuita alla condivisione equa delle spese inerenti l’abitazione ed il mantenimento dei figli, che incidono perlopiù sul reddito del soggetto vittima.</p>
<p>Dopo la separazione, la percezione di questa tipologia di violenza aumenta fino al 79% dei casi</p>
<p>Massima la percentuale di uomini-padri che percepisce come violenza maggiormente lesiva il ricatto posto in essere dalla partner circa lo scambio figli/soldi. Ovvero – sia in fase  di separazione, quindi la coppia ancora convivente, e/o successivamente – la <em>concessione</em> al proseguo della relazione padre/figli proporzionata all’entità del contributo economico e/o a benefici patrimoniali.</p>
<p>La consapevolezza che trattasi di un reato è molto forte, ma al contempo neutralizzata dal riscontro che tale aspetto è peculiare alla <em>normale </em>prassi di negoziazione nel contesto separativo, stante l’affidamento/collocamento dei minori alla madre dato per scontato dalla medesima e dagli operatori dell’apparato socio-legal-giudiziario.</p>
<p>L’assegnazione ed il godimento legale a titolo gratuito della casa coniugale alla partner, affidataria/collocataria dei figli minori, viene percepita come una sottrazione da parte del 59% dei soggetti, sia uniproprietari che proprietari in comunione. I soggetti infatti, in capo a molti dei quali grava o ha gravato il pagamento del mutuo, devono farsi carico delle spese per altra sistemazione, e non possono accedere all’edilizia residenziale pubblica in quanto già proprietari.</p>
<p>Il dato non è compreso nella contabilizzazione delle violenze, in quanto trattasi di evento determinato dalla prassi giudiziaria, non ascrivibile ufficialmente alla categoria di violenza familiare. In questo, come in altri aspetti, la violenza sta nel sistema che regola gli eventi separativi, ottimamente sfruttato da chi ne beneficia.</p>
<p>Nel 65% dei casi in esame, il carico delle spese legali – anche conseguenti il mobbing giudiziario – ha totalmente prosciugato le risorse del soggetto vittima, costringendolo ad indebitarsi presso parenti e/o terzi.</p>
<p>Il tenore di vita, che automaticamente si deteriora dopo la separazione, si situa così ai livelli di mera sopravvivenza e talvolta neppure quella. Il 37% del campione registra uno scivolamento sotto il livello di povertà, considerati i parametri in uso presso le istituzioni pubbliche per la misurazione del welfare nazionale.</p>
<p>Nel caso di lavoratori autonomi si rileva altresì il mancato guadagno, conseguente il tempo sottratto all’attività ed impegnato alla difesa legale, alle conseguenze delle denunce strumentali e del mobbing giudiziario.</p>
<p>Trattasi pertanto di una consistente porzione di risorse che, anziché essere impiegate per il benessere dei soggetti coinvolti – sia la vittima sia la partner abusante –  e per il futuro dei loro figli, confluisce parassitariamente  nel sistema legale-burocratico.</p>
<p>I danni che ne derivano per la futura generazione e per l’intera società sono oggetto di studio in altra indagine.</p>
<p><strong>4.  <span style="text-decoration: underline">La Vi</span><span style="text-decoration: underline">olenza</span><span style="text-decoration: underline"> sessuale </span></strong></p>
<p>In questa tipologia vengono inclusi quei processi od episodi che, pur non attenendo a specifiche violazioni fisiche, producono effetti devastanti sulla personalità e nell’ambito psico-fisico dell’uomo vittima, equiparabili e talora superiori a quelli dello stupro subito dalla donna.</p>
<p>Il radicamento socio-culturale di stereotipi di genere, che stigmatizzano esclusivamente l’uomo come soggetto violento ed abusante e dall’altra parte come refrattario all’assunzione di responsabilità, non concede spazi di equa valutazione da parte degli operatori socio-giudiziari chiamati ad intervenire.</p>
<p>Non è culturalmente riconosciuta la vittimizzazione del soggetto maschile per tali tipologie di violenza, e pertanto non esiste alcun sistema di prevenzione, sanzione dell’abusante, tutela e sostegno della vittima, sia sul piano legislativo-giudiziario che sanitario-psicologico.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">La denuncia strumentale di molestia o abuso sessuale sui figli  riguarda il 33% degli uomini-padri.</span></strong><span style="text-decoration: underline"> </span></p>
<p>E’ percepita dagli stessi come l’atto di violenza più crudele, che stravolge in profondità l’equilibrio psico-affettivo del soggetto denunciato, la sua autostima e le relazioni con l’esterno.</p>
<p>Nella metà dei soggetti  ha determinato – anche dilazionata nel tempo – una inibizione temporanea o difficoltà di varia misura della regolare attività sessuale.</p>
<p>Oltre i due terzi dei soggetti bersaglio di tale violenza hanno espresso riluttanza – graduata fino al rifiuto – circa la probabilità di procreare altri figli con una nuova partner.</p>
<p>Nel 99,6% dei casi in esame la denuncia è stata archiviata dal magistrato poiché il fatto non sussiste, ed ascritta alla <em>conflittualità di coppia;</em> oppure il soggetto è stato assolto nel corso del giudizio  per non aver commesso il fatto. Nel rimanente 0,4% si è ancora in attesa di giudizio definitivo.</p>
<p>In tutte le circostanze l’iter processuale è devastante. Oltre a tempi lunghissimi, comporta l’intervento di operatori cui il soggetto già vittimizzato deve sottoporsi in un contesto di colpevolezza data per scontata, e quindi di umiliazione e perdita totale della propria dignità di uomo e di padre. La relazione con i figli, ovviamente sospesa, ne risulta poi  inquinata e deteriorata. Questa si evidenzia quale motivazione principale – sostenuta da sentimenti vendicativi – che spinge la parte denunciante a porre in essere tale azione.</p>
<p>Le conseguenze sui figli, analizzate in altra sede,  non sono parte di questa indagine.</p>
<p>In nessun caso la parte denunciante ha subito conseguenze di carattere penale. Solo in tre casi sono state applicate blande sanzioni pecuniarie a conclusione di interminabili procedimenti per calunnia che i soggetti danneggiati avevano avviato con difficoltà, stante gli atteggiamenti ostativi riscontrati in ambito giudiziario.</p>
<p>La disamina della documentazione giudiziaria ed amministrativa, combinata a verifiche di altra natura,  rileva che nel 75% dei casi  in esame di denuncia strumentale, la parte denunciante era già supportata od assistita legalmente da operatori direttamente od indirettamente collegati ai centri anti-violenza territoriali  e/o ad associazioni professionali di cui è noto l’orientamento ideologico. Identica situazione si rileva per le denunce strumentali di molestia o violenza sessuale sulla partner.</p>
<p><strong> </strong></p>
<ol>
<li><strong><span style="text-decoration: underline">Distribuzione geografica ed attività lavorativa del campione in esame</span></strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>La ripartizione in tre aree del territorio nazionale corrisponde alla modalità standard, così come la ripartizione per attività lavorativa che a sua volta costituisce indice di livello socio-culturale</p>
<p>La quota più consistente di uomini-padri oggetto d’indagine risiede – o ha risieduto – nella Capitale e nella Regione Lazio, stante la sede dell’Associazione GESEF nella città di Roma che offre maggiore facilità di contatto. Per tale motivo i relativi dati sono disaggregati.</p>
<p>La quota minore riguarda il Sud-Isole. Il che riflette la perdurante differenza rispetto ad altre aree in ordine alle dinamiche relazionali interne ed esterne alla famiglia, all’incidenza delle separazioni/divorzi, alla cultura che permea  i ruoli e gli atteggiamenti. Una cultura che inibisce la esternalizzazione della violenza subita, di per sé ritenuta lesiva della dignità personale in misura pari, se non maggiore, della violenza medesima.</p>
<p>Non si rileva alcuna correlazione tra le differenze culturali e la tipologia degli episodi di violenza subiti.</p>
<p>Indipendentemente dalla provenienza geografica, dall’attività lavorativa svolta, dal contesto socio-culturale di vita, dal livello di istruzione, i soggetti dell’indagine sono coinvolti in maniera quasi uniforme nelle varie tipologie di violenza.</p>
<p>Gli scarti più evidenti si registrano nell’ambito della violenza economica, riferibili  a episodi ricattatori in situazioni reddituali  maggiormente appetibili.</p>
<p>Maggiori dettagli, indici e tabelle percentuali su www.gesef.org.</p>
<p>Vincenzo Spavone</p>
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		<title>In Principio era il Padre.</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 11:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[19 marzo &#8211; Festa del Papà . In principio era il Padre.
Ora non ci restano che i bigné di S. Giuseppe
All’inizio era il Padre. Poi è diventato il bignè di S. Giuseppe.
E’ il simbolo residuo della festa del papà, surreale come le altre feste di genere astratto (la mamma, la donna, gli innamorati) funzionale ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>19 marzo – Festa del Papà . In principio era il Padre.<br />
Ora non ci restano che i bigné di S. Giuseppe</p>
<p>All’inizio era il Padre. Poi è diventato il bignè di S. Giuseppe.<br />
E’ il simbolo residuo della festa del papà, surreale come le altre feste di genere astratto (la mamma, la donna, gli innamorati) funzionale ai consumi che riducono la persona a target. Ma la festa del papà è doppiamente e tragicamente ridicola, perché ne celebra la riduzione a bancomat ed a fuco marginale. Da babbo a babbeo.</p>
<p>La famiglia decade, si decompone, si relativizza e il padre è l’anello più debole. Il percorso dell’autorità paterna trascorre da capo famiglia a titolo di coda. Azzerata sul piano dei diritti e delle prerogative, ma coda decisiva sul piano dei doveri, terminale di ogni operazione economica, patrimoniale, giuridica. Anche da separato. Niente diritti solo doveri verso tutti: lo Stato, il fisco, le istituzioni, la moglie anche ex, i figli anche ex.</p>
<p>Superata la patria potestà sono comunque sempre i padri a dover rispondere alla legge ed alle necessità materiali della famiglia. Anche ex. Solo doveri in cambio di ingratitudini, spesso unite al disprezzo ed all’irrisione. Padri inutili ma indispensabili.<br />
La figura paterna ha un ruolo passivo, secondario, un incrocio di cavalier servente, badante e personale di supporto. Un evirato simbolico.</p>
<p>L’estinzione della famiglia era un progetto dichiarato di Marx ed Engels.<br />
I riformisti-progressisti vogliono arrivare allo stesso risultato, ma gradualmente e senza che si sappia in giro: hanno optato per il sistema rateale, e la prima rata è la soppressione del padre. Fu così che Il ‘68 si è spostato dalla fabbrica – dove introdusse i diritti dei lavoratori – alla famiglia, con la scusa dei diritti civili.</p>
<p>I padri furono bersagli e vittime anche postume del ‘68: un’onda lunga e corrosiva che li ha travolti alle spalle. La subirono i predecessori ed i successori della vasectomia culturale, che a festa finita si ritrovarono a vivere di orfanità, e ne scontano ancora gli effetti.<br />
I suoi somministratori sono tutt’oggi all’opera: nella cultura, nei media, nella scuola, nelle università, nel sindacato, nella magistratura e nella politica. Destra e Sinistra hanno arruolato cugine in menopausa intellettuale e cugini affetti da lungimirante maschiopentitismo.</p>
<p>La rivoluzione sessantottesca è fallita, così come la ramificazione femminista.<br />
Ma la sua patologia permane nell’unica eredità vigente: la guerra tra i sessi e tra le generazioni.<br />
Non ci furono eroi ed eroine, ma idealisti arroganti che imbalsamati nella loro autoreferenzialità hanno poi intrapreso la via del carrierismo. L’unica eroina reduce del ‘68 è una polverina bianca…..</p>
<p>Il parricidio simbolico fu l’attuazione di un progetto di riscatto da qualunque autorità e tradizione. L’esito fu che alla rovina del padre ha corrisposto quella del figlio: la demolizione del passato ha determinato il rifiuto del futuro e il dominio del presente. Il parricidio si fece infanticidio: chi elimina il padre non è in grado poi di assumere il ruolo paterno, sentendosi perennemente figlio unico.<br />
Al più la rimozione del padre fu compensata dall’avvento del “Mammo-lismo” .</p>
<p>Il ‘68 fu il rifiuto del limite e della maturità. La sua variante femminista si presentò come la rivoluzione delle oppresse: Lotta di Classe Ormonale.<br />
La liberazione dall’autorità paterna e maritale si è poi fatta proscioglimento dalle responsabilità ed acquisizione di molteplici diritti esclusivi: dal partner usa e getta all’assegno vitalizio di risarcimento, dall’appropriazione lecita dell’altrui proprietà alle quote rosa, dalla quarta siliconata alla fecondazione fai da te.<br />
Ha abbattuto dei tabù edificandone altri: parole come fedeltà, rispetto, sacrificio, imputabilità sono impronunciabili se declinate al femminile. Il salvacondotto esistenziale di genere giustifica ogni reazione e contrordine, ogni trasgressione e violenza inflitta.<br />
Ma una volta “liberate” le oppresse diventarono depresse. Se le generazione successive vivono un presente di piagnisteo, sempre pronte ad elemosinare tutele giuridiche allo Stato-patrigno, è perché le loro madri hanno sperperato tutte le risorse per una vera emancipazione. Hanno mistificato il passato ed inquinato il futuro: il loro codice lamentoso è diventato un supplemento ideologico al consumismo.</p>
<p>Tra le ciniche e le fanatiche, tra le schiave della Tutela e le servitrici della Causa, ci sono anche donne pensanti. Consapevoli che ciò che hanno combattuto era mediamente e civilmente migliore rispetto al decadente permissivismo venuto dopo. E che i valori tradizionali non erano alleati del potere consumistico – in tutti i suoi aspetti – ma gli ultimi argini contro la sua spudorata pervadenza, la distruttiva omologazione ed il controllo di massa che ne è a monte.</p>
<p>La scomparsa del padre non è avvenuta solo per parricidio o per fondamentalismo femminista. Ma anche per suicidio o eutanasia. L’odio di classe fu trasferito tout court nell’odio contro il genere maschile. Senza che questo protestasse, anzi ! Gli orfani dell’ odio di classe furono gli stessi uomini che digerirono la Grande Narrazione Femminista, per la quale indossarono volontariamente la camicia di forza della Colpa Ancestrale. Senza avvedersi che la supremazia consegnata nelle mani rosa grazie a legislazioni sottoscritte da mani azzurre non avrebbe estinto il loro “debito”. Protestati per l’Eternità.</p>
<p>I ragazzi del ‘68 che contestarono i loro padri rifiutarono poi la responsabilità di “diventare” padri a loro volta: vollero essere fratelli e complici dei propri figli, e magari pure figli delle loro mogli.<br />
E così bambineggiando finirono per diventare dei Pater Pan, variante babbea di Peter Pan.<br />
Da una generazione all’altra i papà si sono femminilizzati, gingillizzati e ridicolizzati: perciò oggi giustamente li si festeggia a S. Giuseppe identificandoli con il bigné.<br />
Una pasta d’uomo, il papà, ma fritto. Morbido, ma poi resta sullo stomaco. Indigeribile.</p>
<p>Lo sfascio familiare ha prodotto quindi una nuova figura tragica di vagabondo: lo “sfamiglio”, che non è semplicemente un single di ritorno ma il superstite dell’esplosione divorzista della mina anti-uomo.<br />
Un matrimonio su tre finisce in divorzio. Sono perlopiù le donne a chiederlo, moderne ed affrancate sfasciste. Che valutano i vantaggi, ovvero i lasciti giudiziari del femminismo e del comunismo coniugale.<br />
Con la scusa di garantire all’ “emancipata” il prosieguo del medesimo tenore di vita, la giurisprudenza mazzola l’uomo-padre con furia integralista. Il diritto e l’utilizzo alla proprietà sono automaticamente annullati, ciò che si è costruito col proprio lavoro o ereditato degli avi viene rapinato, espropriato. Incluso il legame affettivo con i propri figli: Esproprio Proletario.</p>
<p>E’ l’unico ambito in cui chi rompe un patto non solo è esentato da colpe ed obbligo di risarcimento, ma legalmente compensato vita natural durante! Chiamala, se vuoi, emancipazione.</p>
<p>Spesso va anche peggio. La disinvolta equivalenza tra donna e vittima anche quando la prima compie misfatti, suggella il depistaggio ideologico. In base al quale l’importante è recriminare l’uomo-padre, colpevolizzarlo sempre e comunque, accusarlo di qualunque nefandezza per disintegrare la sua identità.<br />
Cosicché non esistono più peccati maschili: qualunque manchevolezza, il più innocuo atteggiamento percepito come prevaricatore dalla sensibilità femminile, ogni indisciplina al ricatto erotico ed affettivo, vengono derubricati a reato.<br />
In principio era il confessionale, ora c’è il Tribunale: l’uomo-padre deve rendere l’anima al giudice.</p>
<p>Provvede poi il tam-tam mediatico e l’indottrinamento precoce – fin dalle scuole elementari – a martellare sull’inferno di soprusi, violenze e pedofilia di cui l’uomo padre sarebbe autore in famiglia. Ormai anche i bambini si sentono etichettati come appartenenti al sesso dei “carnefici”.<br />
Altro che peccati maschili.</p>
<p>Cosicché di giorno in giorno, di bocca in bocca, di salotto in salotto, vengono aggiunti nuovi zeri alle cifre già taroccate delle statistiche.<br />
Statistica Creativa: da un sondaggio telefonico effettuato tramite call-center nel 2006 su 25.000 abbonate, le cui vaghe risposte a domande trabocchetto venivano poi “ricollocate” nelle diverse tipologie di violenza, si è calcolato che oltre sei milioni di donne subiscono stupri e gravi maltrattamenti in famiglia.<br />
Cifra che raddoppia ad ogni ricorrenza opportuna, accompagnata dalla litania che le donne vittime non denunciano abbastanza. Nonostante i numeri verdi, la capillare rete dei centri anti-violenza, i comitati per le Pari Opportunità insidiati in ogni dove, le squadre di pubblica sicurezza addestrate all’uopo: il tutto finanziato con i soldi dei contribuenti. Masochiste o Traditrici della Causa?</p>
<p>Finanche la magistratura – specificatamente quella femminile – ha preso atto dell’imbroglio. All’inaugurazione di ogni anno giudiziario annuncia pubblicamente che almeno nell’80% dei casi l’uomo-padre accusato di violenze in famiglia è innocente. E’ lui la vittima – silenziosa e silenziata – di una spietata violenza divorzista e vendicativa, la cui strategia determina una rapida e definitiva espulsione dalla casa, dai figli e dalla propria dignità.</p>
<p>Negli ultimi quarant’anni l’unica vera Resistenza è stata appannaggio dei padri separati. Un’avanguardia combattiva, che con in tasca la sentenza di condanna del proprio ruolo è scesa in piazza per lustri a gridare una voce fuori dal coro.<br />
Non si è arresa allo sterminio: si è invece documentata, ha messo insieme il puzzle del sistema divorzista analizzandone i più reconditi risvolti, si è accultura diventando la veritiera “esperta” sulla tematica. Ha dato vita ad associazioni attivissime e risolute, ed in nome del diritto dei figli a mantenere anche il legame paterno ha tentato di riscattare la propria identità. Il tutto a gratis, investendo anzi le briciole superstiti.<br />
E’ grazie a loro se nei Tribunali è approdata la normativa dell’Affido Condiviso, si è imposto culturalmente il diritto dei bambini alla Bigenitorialità, si è svelato l’imbroglio delle denunce strumentali di abuso, si comincia a comprendere il movente parricida.<br />
Andrebbero sostenuti, premiati con una medaglia. Al Valore Paterno<br />
Ed invece da molte parti vengono ancora sminuiti e boicottati</p>
<p>Lo Stato-patrigno ha fallito.<br />
E’ diversamente inabile ad arginare il bullismo imperante, la sottoeducazione civica, l’illegalità assurta a stile di vita delle giovani generazioni. Molli come i bigné, effeminate, pacifiste ma aggressive, sballate in canna. Prodotti di una società matrizzata e ginarchica dalla famiglia alla scuola, al mondo del lavoro. E desolante conseguenza dell’interruzione della catena generazionale della maschilità.</p>
<p>Occorre riconvertire il maschile alla retta via dell’auctoritas , e liberarlo dallo stato di permanente colpevolezza e disistima. E’ quarant’anni che sconta questa pena. Per evitare che si trasformi in ergastolo va ripreso il filo spezzato con i padri e con la loro storia.</p>
<p>Si diventa adulti misurandosi con l’autorità paterna. Oggi per ricominciare a crescere occorre abbattere l’autorità statal – patrigna, di cui nel ’68 di celebrò la fondazione: rimettere al mondo i padri veri è l’atto fondativo del suo rovesciamento.</p>
<p>19 marzo 2010 – Che i padri veri in retroguardia escano dalla clandestinità, cessino la quarantena, si regalino una sanatoria e tornino a fissare nella vita e nella realtà quotidiana le loro impronte educative e di genere. Parola d’ordine per riconoscersi……….<br />
Questa sarebbe la vera festa. Altro che bigné di S. Giuseppe!</p>
<p>Vincenzo Spavone.</p>
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		<title>19 marzo festa del Papà: una giornata di festa, per molti ma non per tutti.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 10:38:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[19 MARZO FESTA DEL PAPÀ .
UNA GIORNATA DI FESTA: PER MOLTI, MA NON PER TUTTI
Molte giornate tradizionalmente dedicate ad una qualche ricorrenza, come la festa della Mamma, la festa del Papà, la festa dei Nonni, S. Valentino etc., si trasformano in eventi poveri di contenuti e validi solo sotto il profilo commerciale.
In occasione del 19 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>19 MARZO FESTA DEL PAPÀ .</p>
<p><strong>UNA GIORNATA DI FESTA: PER MOLTI, MA NON PER TUTTI</strong></p>
<p>Molte giornate tradizionalmente dedicate ad una qualche ricorrenza, come la festa della Mamma, la festa del Papà, la festa dei Nonni, S. Valentino etc., si trasformano in eventi poveri di contenuti e validi solo sotto il profilo commerciale.</p>
<p>In occasione del 19 marzo non ci interessa incrementare il fatturato di Ferrero e Perugina, preferiamo concentrare l’attenzione sulla rivalutazione del ruolo paterno.</p>
<p>La figura del Padre è fortemente aggredita, oggetto di una accanita destrutturazione dell’autorevolezza che ne ha minato la funzione di guida dei figli nel contatto fra la famiglia e la realtà esterna.</p>
<p>Una indispensabile rivalutazione del ruolo paterno è funzionale a ridefinirne l’importanza quale valore per la famiglia, e della famiglia quale valore per il tessuto sociale del Paese.</p>
<p><strong>LA PATERNITÀ VISSUTA</strong><strong> CON ORGOGLIO, OLTRE CHE CON AMORE, È IL TEMA CENTRALE DEL 19 MARZO 2010</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Questo 19 marzo si chiude quindi all’insegna del <strong>father pride</strong>, una giornata di festa per testimoniare l’orgoglio di essere padri, di occuparsi dei figli, di dare e ricevere amore e rispetto.</p>
<p>Non per tutti, però, può essere una giornata di festa dagli stessi contenuti.</p>
<p>Non può mancare una riflessione sulle migliaia di padri ai quali viene ostacolato ogni contatto con i propri figli, ed ai figli ai quali viene negato il diritto ad avere accanto entrambi i genitori.</p>
<p>Parliamo delle separazioni, terreno fertile per la delegittimazione del padre.</p>
<p>Parliamo dei padri che vorrebbero continuare ad esserlo totalmente, ma hanno tempi limitati imposti da un giudice; dei padri che per volersi occupare dei figli vengono ridicolmente etichettati “mammi”; dei padri che possono portare al parco solo un passeggino vuoto; dei padri che da anni non sanno più dove siano i figli; dei padri che combattono battaglie senza speranza contro un sistema che tende a cancellarli; dei padri che sono morti per volersi occupare dei propri figli.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Un esercito di padri il 19 marzo non ha nulla da festeggiare.</strong></p>
<p><strong>Vincenzo  Spavone<br />
</strong></p>
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		<title>Parigi, Francia, 2010, paradiso del maschilismo.  Della serie: il paradigma di genere non conosce frontiere.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 13:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Parigi, Francia, febbraio 2010.  
Leggo la stampa, vedo le televisioni.  Si tratta di pochi giorni di permanenza, almeno pochi giorni se pensiamo a quanto ci vorrebbe per conoscere un popolo ed una città, ma pochi giorni durante i quali  – paradossalmente – proprio perché mi trovo in una realtà a me completamente  estranea e per un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Parigi, Francia, febbraio 2010.</strong>  </p>
<p><strong>Leggo la stampa, vedo le televisioni. </strong> Si tratta di pochi giorni di permanenza, almeno pochi giorni se pensiamo a quanto ci vorrebbe per conoscere un popolo ed una città, ma pochi giorni durante i quali  – paradossalmente – proprio perché mi trovo in una realtà a me completamente  estranea e per un periodo limitato,  alcune poche cose che noto non possono che stamparsi con fedeltà fotografica nella mia mente. </p>
<p>Il dibattito della stampa è completamente monopolizzato  dal recente provvedimento del divieto di burka. Non è possibile accendere una televisione o aprire un giornale senza poter leggere del solito pistolotto riguardo il terribile “vulnus” inferto alla libertà della donna.   <strong>Quanto sono libere, le donne francesi? Poco, pochissimo, è la risposta.  </strong> Ed il problema sono gli uomini che non mollano, come ci dimostra questo provvedimento voluto da “Le petit Sarkò”, come viene chiamato abitualmente, che non a caso è un uomo e per giunta maschilista, in quanto di destra ed in quanto ha lasciato sua moglie che lo aveva aiutato tanto,  anzi, che era un elemento fondamentale della sua ascesa (tutto merito suo se sarkò è Presidente) per sposare quel bel soprammobile di Carlà.  Con la quale, sembra, non ci va nemmeno d’accordo.  Che maschilista.</p>
<p>Ed infatti non a caso adesso pretenderebbe di calpestare ulteriormente la dignità della donna impedendole nientepopodimeno che di esprimere i priori sentimenti religiosi e la sua identità.</p>
<p><strong>Insomma, scendendo da Marte  come il sottoscritto, sembrerebbe questo il problema della Francia moderna. </strong></p>
<p>Tale punto di vista è confortato da una intervista alla ministra  Simone Veil, la quale  ci ricorda autorevolmente che il cammino delle donne è ancora lungo. La solerte intervistatrice, autorevolmente,  le chiede se per fare l’autorevole ministra abbia dovuto chiedere il permesso a suo marito. La ministra ci conforta rispondendo che no, l’ha solo avvertito (e vorrei vedere, aggiungo io).  L’autorevole intervistatrice tira un sospiro di sollievo, noi pure.  Ma c’è ancora molto da fare. La Francia è il paradiso dei maschilisti.</p>
<p>Giro per le strade, parlo con la gente, alla ricerca di tutte queste donne che chiedono il permesso ai mariti per fare la loro vita. </p>
<p>I negozi alla moda sono pieni di signore che spendono e spandono, le orgogliose Marianne locali non mi risulta che girino accompagnate dai loro occhiuti compagni nello svolgimento di questa primaria funzione. I mezzi di trasporto sono pieni di donne che raggiungono i loro uffici di qualsiasi ordine e grado,  uffici delle quali sono strapieni,  svolgendo autorevolmente le loro funzioni.</p>
<p><strong>Colto da improvvisa ispirazione, vado in Banlieu</strong>, dove sembra che il provvedimento governativo abbia destato scandalo e stracciamento di vesti a non finire, con roboanti proclami di rivolta.    </p>
<p>Nella folla multicolore e multietnica non si vede un burka, ma nemmeno uno chador, ma nemmeno un veletto piccolo piccolo, anzi: le marianne locali hanno esattamente lo stesso aspetto, (oggi diremmo: look), le stesse movenze, gli stessi discorsi delle loro “colleghe” dei quartieri bene, salvo gli elementi legati strettamente ai tratti somatici o al colore della pelle da cui si intuisce un qualche ascendente straniero.  Ma per il resto, tali e quali.</p>
<p><strong>Al mio ritorno su Marte, ecco le conclusioni del mio rapporto dalla terra: cari amici marziani,  i terrestri soffrono di schizofrenia conclamata, specialmente i terrestri della variante francese. Probabilmente quasi quanto quelli della variante italiana.</strong></p>
<p><strong>C.Z.</strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Botte e risposte</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2010/botte-e-risposte/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2010/botte-e-risposte/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 20:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[C. L. mi scrive
Voi dovete andare a quel paese detta anche con troppa educazione, noi donne siam persone che facciam anche noi quel che ci pare e se vogliamo lavorare invece che sfornare figli, cosa tra l’altro non facile e non siam delle incubatrici, son cavoli nostri, abbiam diritto di  fare quel che ci pare e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C. L. mi scrive</p>
<p><em>Voi dovete andare a quel paese detta anche con troppa educazione, noi donne siam persone che facciam anche noi quel che ci pare e se vogliamo lavorare invece che sfornare figli, cosa tra l’altro non facile e non siam delle incubatrici, son cavoli nostri, abbiam diritto di  fare quel che ci pare e ci piace, e non tiratemi fuori la natura che noi per natura dovremmo fare figli e non lavorare, perché allora se tirate fuori la natura dovete anche smettere di usare la macchina e dovete girare con le vostre gambine, per natura l’uomo non va in giro con le macchinone e le moto che piaccion a voi, e non avete diritto di usare la vostra forza fisica nei nostri confronti, è da vigliacchi, e non siam privilegiate affatto, voi non sapete cosa soffriamo in questa società impari fin dall&#8217;infanzia, vergognatevi!<br />
</em></p>
<p style="text-align: center">____________</p>
<p>Sei rimasta impressionata dalla sola esistenza di un simile gruppo di uomini (U3000) e così non hai nemmeno letto quello che si propongono. Hai imbracciato il fucile e &#8230;fuoco a volontà.  Ma ti sbagli.</p>
<p>Non ce ne importa nulla dei figli che volete o non volete fare. Se non volete averne fate benissimo. Del resto oggi in Italia non è che ne facciate molti. Mai in tutta la storia ne sono nati così pochi.</p>
<p>Calcolatrice alla mano, in un paio di generazioni saremo scomparsi. Cosa che a noi non importa per nulla. (Dovrebbe  semmai importare a voi, visto che al posto dei bianchi di cultura laico-cristiana ci saranno gli islamici. Che non sono molto migliori, stando almeno a quello che voi stesse ne dite).  Ma non è questo che importa.</p>
<p><a href="http://metromaschile.it/altrosenso/files/2010/03/CucMan.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-471" title="CucMan" src="http://metromaschile.it/altrosenso/files/2010/03/CucMan.jpg" alt="" width="96" height="135" /></a>Quanto ai fornelli ce ne importa meno ancora. Anzi, come potrai leggere (quando ti saran passate la sorpresa e la rabbia) noi siamo i primi al mondo a proclamare che non vogliamo più nessun aiuto, nessun contributo dalle donne. Nessuno e di nessun tipo.<br />
&#8220;Rifiutare la cura&#8221;  è il nostro motto (non hai letto proprio niente&#8230;).  Basta stirare, cucinare, spolverare! Basta scopare. Basta tutto. Non vogliamo nulla da voi, perché abbiamo capito che tutto quello che fate è per costrizione.  Tutto quello che fate per noi, sin da bambini, sin dalla gravidanza, è un peso che ci rinfacciate ogni giorno. Non  vogliamo nulla da voi, più niente.</p>
<p>Come hai potuto capire tutto il contrario?  Perché non hai letto, non hai ascoltato. Come fanno tutte.<br />
Voi andate per il vostro destino. Noi per il nostro. Vogliamo solo la nostra libertà.</p>
<p style="text-align: center">____________</p>
<p>C. L. contrattacca:</p>
<p><em>Bene, è un bene che non facciamo più figli, è ora di finirla che il nostro corpo venga sfruttato così, e in quanto alle faccende e tutto ve lo rinfacciamo perché non é quello che vogliamo fare ma é quello che ci è stato sempre imposto. E non lo vogliamo più fare.</em></p>
<p style="text-align: center"><em> </em>_____________</p>
<p>Vedi che ci troviamo d’accordo?!</p>
<p>Tutto ciò che avete fatto e fate per gli uomini deriva dalla costrizione. Del resto non può derivare da altro.  Da anni lo scrivo, ma gli uomini non mi credono. Credono ancora nell&#8217;amore. Credono di essere amati.  Da anni vado dicendo che per la Donna Liberata ogni parto è uno stupro e tu lo confermi. Te ne sono grato.</p>
<p>Speriamo che le tue parole contribuiscano a risvegliare questa massa di tontoloni dormienti.</p>
<p>Per ringraziarti pubblicherò questa nostra corrispondenza sul blog. Se vuoi ci metto il tuo nome.  Fammi sapere.</p>
<p>RDV</p>
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		<title>Otto Marzo – Ecce homo</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2010/otto-marzo-%e2%80%93-ecce-homo/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 14:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[

Ecce puer 
Ecce homo


In questa insuperabile immagine è suggellata l&#8217;origine, è tradito il metodo,  è svelato l&#8217;obiettivo del femminismo.
Fino a quando non sarà sradicato dall&#8217;Occidente, la useremo come vessillo, come emblema, come epifania di una verità inconfessabile.
La useremo per anni, per decenni.
Se necessario, per sempre.
Icona immortale del Femminismo.

RDV


]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://metromaschile.it/altrosenso/files/2010/01/VittCarnef.jpg"><img class="size-medium wp-image-438 aligncenter" title="VittCarnef" src="http://metromaschile.it/altrosenso/files/2010/01/VittCarnef-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a></p>
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<p style="text-align: center"><strong>Ecce puer </strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Ecce homo</strong></p>
<p style="text-align: left">
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: center">In questa insuperabile immagine è suggellata l&#8217;origine, è tradito il metodo,  è svelato l&#8217;obiettivo del femminismo.</p>
<p style="text-align: center">Fino a quando non sarà sradicato dall&#8217;Occidente, la useremo come vessillo, come emblema, come epifania di una verità inconfessabile.</p>
<p style="text-align: center">La useremo per anni, per decenni.</p>
<p style="text-align: center">Se necessario, per sempre.</p>
<p style="text-align: center">Icona immortale del Femminismo.</p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: left">RDV</p>
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		<title>Un attacco di schizofrenia?</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2010/un-attacco-di-schizofrenia/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 15:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Dai commenti postati qui e dalle email che mi sono giunte capisco che ho dato l’impressione di esser diventato schizofrenico. Riconosco che la diagnosi ha dei fondamenti. Gli indizi ci sono.
Sì, “Soltanto un Dio&#8230;” è carico di contraddizioni, di provocazioni, di ipotesi-limite lasciate a metà, di asserzioni perentorie che in realtà sono domande, dubbi, sospetti.
Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dai commenti postati qui e dalle email che mi sono giunte capisco che ho dato l’impressione di esser diventato schizofrenico. Riconosco che la diagnosi ha dei fondamenti. Gli indizi ci sono.<br />
Sì, “Soltanto un Dio&#8230;” è carico di contraddizioni, di provocazioni, di ipotesi-limite lasciate a metà, di asserzioni perentorie che in realtà sono domande, dubbi, sospetti.</p>
<p>Ma viaggiando tra iperboli e paradossi, tra proclami aperti e subdole insinuazioni, non ho fatto altro che caricare le tinte di alcune contraddizioni che esistono davvero. Non antinomie nel gelido mondo della logica, ma contrasti reali, vivi e operanti nella nostra società. Carne e sangue del nostro tempo.</p>
<p>Ho preso spunto dal sorprendente comportamento di un bell’esemplare di Donna Liberata che si è consegnata desnuda e inerme a quella cultura contro la quale combatté e contro cui le sue amiche non smettono di combattere. Come avesse trovato là ciò che qui è andato perduto e che essa ha contribuito a distruggere. Come se avesse ceduto ad una inconfessabile, profonda nostalgia e capitolato davanti  al fascino oscuro di qualcosa che qui è tramontato.<br />
Comportamento sorprendente dunque ma fino a un certo punto. O forse per nulla.</p>
<p>Caso individuale, certo, ma anche emblematica conferma di quel che sostengono alcuni del  Momas che hanno notato uno strano rispetto, un’equivoca simpatia verso i maschi islamici, che si diffonderebbe – dicono – sottotraccia nel profondo della psiche delle Liberate d’Occidente.  Caso individuale, sì, ma non isolato né raro. Che stia ad indicare qualcosa? Ecco qua il sospetto.</p>
<p>Non iscrivetemi al partito della Fallaci per aver detto che Islam significa buio, né a quello Khomeinista per aver ipotizzato che potrebbe essere Allah il Dio evocato da  Heidegger (che certamente pensava ad altro).</p>
<p>Le contraddizioni sono là, nel mondo, fertili  e vitali: la femminista Fallaci<a href="http://metromaschile.it/altrosenso/files/2010/02/Gravid.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-455" title="Gravid" src="http://metromaschile.it/altrosenso/files/2010/02/Gravid.jpg" alt="" width="124" height="124" /></a> vedeva nella maternità un servizio al maschio padrone e intanto l’islamico Ben Bella, intuitivo e sornione, profetizzava: “Conquisteremo l’Europa con le pance delle nostre donne”. Con le pance delle islamiche, diceva lui. E di qualche femminista pentita cristiana, aggiungiamo noi…</p>
<p>La chiamano “eterogenesi dei fini”: è quando ottieni il contrario di ciò che vuoi. Di ciò che forse <em>credi di volere.</em></p>
<p>Non è colpa mia &#8211; amici &#8211; se là fuori è pieno di contraddizioni e brucianti lacerazioni. Non è colpa mia se il mondo &#8211; e la Femmina &#8211; sono irrazionali.</p>
<p>E neanche vostra, &#8230;ça va sans dire.</p>
<p>RDV</p>
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		<title>Marco non aveva la scatola rosa</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 12:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[femminilizzazione della società]]></category>
		<category><![CDATA[fenomeni politici]]></category>
		<category><![CDATA[proposte]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabio Barzagli
(responsabile etico portale nazionale paternità, infanzia e adolescenza)
_________________________________
Ancora donne che pensano solo a donne. Mi chiedo se davvero hanno capito cosa vuol dire politica, cosa vuol dire essere eletti per rappresentare i cittadini tutti. Ci ritroviamo un Ministero Pari Opportunità formato esclusivamente da donne (al contrario dovrebbe essere il più eterogeneo) che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Fabio Barzagli</strong></p>
<p>(responsabile etico portale nazionale paternità, infanzia e adolescenza)<br />
_________________________________</p>
<p>Ancora donne che pensano solo a donne. Mi chiedo se davvero hanno capito cosa vuol dire politica, cosa vuol dire essere eletti per rappresentare i cittadini tutti. Ci ritroviamo un Ministero Pari Opportunità formato esclusivamente da donne (al contrario dovrebbe essere il più eterogeneo) che si occupano della loro categoria.</p>
<p>Ultima trovata, le Scatole Rosa. Ecco il testo dal sito del comune di Roma: &#8220;La scatola rosa verrà gratuitamente installata nelle autovetture di 1000 automobiliste. (poi diventate 2000) [..]. L’apparecchio è collegato ad una centrale operativa che individua il luogo da cui parte la segnalazione lancia automaticamente un SOS in caso di incidente; premendo un pulsante nella scatola, invece, la guidatrice in difficoltà può segnalare un guasto. [..] Chi aderirà avrà gratis installazione e assistenza gratuita per tre anni.&#8221;</p>
<p>Quindi un uomo che si ferisce gravemente (da non poter chiedere aiuto) resterà li a morire; se invece è una donna corrono i soccorsi anche se non si è fatta un graffio o si è forata una ruota.. una follia. Mi sono permesso di realizzare un piccolo spot:</p>
<p><a href="http://paternita.info/scatola-rosa.html">http://paternita.info/scatola-rosa.html</a><br />
Marco non aveva la scatola rosa. Lascia tre figli ed una moglie.</p>
<p>Più importante un guasto che la vita di un uomo? Forse si.. forse per queste donne, un uomo, un padre, non vale niente. Il sito del comune parla poi delle &#8220;vittime femminili al volante&#8221; (dati ACI) senza citare che le conducenti che rimangono uccise in incidenti stradali sono solo il 10% del totale. E il restante 90%? Ne vogliamo parlare di questi 4000 uomini e ragazzi che annualmente perdono la vita? Come fa un Ministero che si chiama Pari Opportunità ad occuparsi solo del 10% delle vittime?</p>
<p>Peccato, perché al posto delle marmitte delle signore il Ministero potrebbe pensare ad esempio ai 100.000 bambini (ed altrettanti papà) che ogni anno dice l’ISTAT ricevono una separazione non richiesta e che in buona parte dei casi li porta a perdere il legame con gravissimo danno morale e materiale. Discriminazione evidente, verso la quale il Ministero avrebbe -ampia competenza-. Drammi familiari, risolvibili semplicemente con un po&#8217; più di equità e di giustizia. Ma il Ministero delle Donne sa.. e tace.</p>
<p>Posso dire in tranquillità, ma con dispiacere, che il Ministero delle Pari Opportunità non mi rappresenta. Ne come figlio. Ne come padre. E non rappresenta di certo la mia famiglia.</p>
<span class="sfforumlink"><a href="http://metromaschile.it/mmtribe/mmg/marco-non-aveva-la-scatola-rosa/"><img src="http://metromaschile.it/wp-content/plugins/simple-forum/styles/icons/two-en/bloglink.png" alt="" /> Join the forum discussion on this post</a> - (1) Messaggi</span>]]></content:encoded>
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