Si definisce progressista. Di sicuro è un nemico del regresso, dei tempi bui, quando chiunque poteva venir con/dannato sulla parola.  Quando non vi erano confronti, ricerca di prove, valutazione dei fatti. Quando l’interesse, il risentimento, l’odio o semplicemente i fantasmi, le turbe che agitano l’umana psiche, mandavano al patibolo il predestinato di turno, membro di quella categoria che in quel momento era l’incarnazione del male.

 E’ il giudice spagnolo Francisco Serrano – già premiato da associazioni per la difesa delle maltrattate (Amuvi) e dei minori abusati (Prodeni) – curriculum inattaccabile – che scavalcando ogni paura ha parlato con estrema “contundencia” contro la Ley Orgànica de Protecciòn Integral contra la Violencia de Género, ossia contro la sola violenza oggi concepibile, quella maschile. Che passa per “loco” (pazzo) da quando ha denunciato la decisione del governo di censurare le violenze femminili e di divulgare solo quelle maschili.

 Snocciola i numeri della menzogna femminista e della tragedia maschile, osando ricordare:Diagramma1

 

  • che i dati sui maschi uccisi dai parenti (uomini e donne) appaiono solo negli annuari statistici ma non vengono resi di pubblico dominio e non sono accessibili alla massa. Per volontà del Governo Zapatero.
  • che nessun Ente si occupa di studiare e capire l’incidenza del conflitto familiare e delle separazioni nel superiore numero dei suicidi tra gli uomini (3700, da 1000 a 2000 più delle donne).
  • che i dati delle condanne vengono presentati in forma pregiudiziale e settaria per far credere che nella maggioranza dei casi alla denuncia (10.000/anno) segua la condanna, mentre ciò accade il 10% delle volte e che la violenza da “dominio machista” ha a che vedere con meno dell’1% del totale delle denunce.
  • che la Ley Orgànica de Protecciòn già nel suo presupposto intende la relazione familiare come strutturalmente fondata sulla violenza maschile (giacché, ovviamente, questo significa “violencia de Género”).
  • che tale carattere delle violenze è invece proprio quel che dovrebbe venir provato e dimostrato,  caso per caso.
  • che nella maggior parte dei casi quella che viene qualificata come violenza da “dominio machista” non è altro che semplice conflitto tra eguali nella separazione.

Non mancano altri giudici spagnoli che sostengano queste verità, peraltro note a tutti, tanto che in privato deputati del PSOE (sinistra al governo) e del PP (destra all’opposizione) gli danno ragione ma non osano parlare. E sappiamo perché. Chi parla è finito.

Ma Serrano sfida ogni tabù e – coscientemente – si espone alla pubblica gogna andando fino in fondo.  Senza mezzi termini, denuncia la  “dittatura del femminismo radicale”, parla di “feminazismo” e di un processo non lontano “dall’olocausto sociale”. E chiude con un fendente: “Migliaia di Bilancia1uomini sono in prigione dopo una denuncia, ciò  per il solo fatto di esser maschi. Quante donne stanno in galera per una falsa accusa? Nessuna.”

La reazione femminista è fulminea, cieca, brutale. Viene ordinato al Governo di punire il reo impregnato di “ideologia machista” e quindi incompatibile con il ruolo e le funzioni che la Ley Orgànica (approvata all’unanimità da Sinistra, Centro e Destra nel 2004) gli assegna: usare pochi delinquenti per condannare una massa di innocenti.

Questo è il compito cui Francisco Serrano – eroe del III Millennio – apertamente si sottrae.

¡Que le hacen santo immediatamente!

______

El Mundo

Miles de hombres detenidos por denuncias falsas

Texto completo

__________

RDV

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 24 novembre 2008

In occasione del 25 novembre, per il quale è prevista la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” avrei voluto predisporre un articolo analitico in merito, teso a demistificare gli assurdi ed infondati pregiudizi propagandistici (statistiche alla mano) secondo cui questa metà della terra (specialmente nella versione marito-padre) costituirebbe la maggiore minaccia e causa di morte per le donne di tutto il mondo.

Infondati pregiudizi, si diceva, dati alla mano: come ampiamente dimostrato in numerose analisi statistiche (vedasi ad esempio sul sito di U3, oppure qui, o anche qui, inoltre qui, continuando qui, e, infine, per concludere, anche qui), rigorosamente ignorate dai media per i quali è molto più comodo e produttivo inserirsi nel vasto filone del politicamente corretto.

Ho tuttavia soprasseduto a scrivere l’ennesima trattazione analitica, ( che forse sarebbe stata anche ripetitiva) preferendo rimandare ai link citati più sopra e concludendo con un lapidario ed ironico articolo di Rino Barnart, che ritengo esaustivo. Perché ci dimostra che alla fine, quando le statistiche vengono pervertite fino ad arrivare allo stato di grotteschi ed apodittici slogans, siamo ormai fuori dalla possibilità di un confronto sereno sui problemi, siamo all’avvelenamento ideologico pregiudiziale per cui esiste soltanto – DEVE esistere soltanto – un nemico da abbattere. E per dare un nome a questo atteggiamento non servono le analisi ed i ragionamenti ma è sufficiente un qualsiasi dizionario, il quale ci dirà che trattasi.. di puro e semplice odio.

E’ semplicemente odio.

Carlo Zijno

E adesso la parola a Rino:

DECESSI IN ITALIA

(media 2002-2006)

I NUMERI ISTAT*

______________________________

Morti per anno maschi e femmine per ogni causa 560.000

Femmine 280.000

Patologie del sistema cardiocircolatorio:… 130.000

Tumori ……………………………………………… 70.000

Altre cause ………………………………………….. 21.000

Patologie del sistema respiratorio …………. 15.000

Disturbi psichici e del sistema nervoso ….. 15.000

Patologie dell’apparato digerente ………….. 12.000

Cause esterne, traumatismi etc. ……………. 11.000

di cui per omicidio e lesioni 160

Stati morbosi mal definiti, incerti etc. ……. 4.000

Malattie infettive e parassitarie …………….. 2.000

Donne decedute per omicidio e lesioni 160

di cui per mano di donne ……………….. 20

Donne decedute per omicidio e lesioni per mano maschile: 140

di cui:

in ambito domestico ………………………………………………….. 115

nella fascia d’età 15-59 ……………………………………………… 105

nella fascia d’età 15-59 in ambito domestico ………………. 90

Donne di ogni età decedute per tumori ………………………….. 70.000

Donne decedute per qualsiasi causa nella fascia 15-59 ….. 18.700

 Donne decedute per tumori nella fascia 15-59 ……………….. 12.300

I NUMERI DEL MALE-BASHING

________________________________

“La violenza maschile è la prima causa di morte per le donne!”

 140 contro 280.000

“Muoiono più donne per mano maschile che per qualsiasi altra causa nella fascia 15-59!”:

105 contro 18.700

“Ne uccidono di più i maschi che il cancro!”

 140 contro 70.000

 ”Ne muoiono più per la violenza domestica che qualsiasi altra causa!”

 90 contro 280.000

 ”Ne uccidono di più i maschi che non il cancro nella fascia 15-59!”

 105 contro 12.300

“Ne uccide più l’ ‘amore’ del tumore!”

90 contro 70.000

SI PUO’ FARE DI MEGLIO? SI

__________________________________

 Ogni anno mancano all’appello nel mondo 60 milioni di donne, tante ne vengono eliminate dalla violenza maschile”. (Unicef – Giugno 2000).

Vuol dire che ogni anno in Italia vengono assassinate 510.000 donne e che perciò in un paio di generazioni vengono sterminate tutte.

E poiché questo dura da sempre non ci sono più donne in Italia. E nel mondo.

 E’ NECESSARIO COMMENTARE? SI

 __________________________________

 C’è una domanda che esige una risposta.

La mente si attorciglia nel domandarsi come sia possibile trasformare i numeri fino a tale punto inaudito, livello che non ha precedenti né paragoni. Ci si avvita nella domanda e non si riesce a rispondere: da dove viene un simile delirio e che scopo si prefigge?

Lo stravolgimento è tale che sembra fatto apposta per darci ragione, come se l’avessimo inventato noi di sana pianta. Non l’avremmo fatto perché l’avremmo ritenuto incredibile e da nessuno creduto. Invece è alla base del discorso pubblico e su di esso si fondano alte denunce e acute riflessioni di fior di intellettuali.

Il delirio di quei numeri non piove dal cielo, non cade dalle nuvole. Nasce dal risentimento, si origina dal rancore. Ha la sua fonte nella malevolenza contro gli uomini. E ha lo scopo di suscitare nuova diffidenza, nuova malevolenza, nuovo rancore.

I numeri del male-bashing nascono dalla cattiva disposizione del cuore, dal sentimento avvelenato, dall’acredine, dall’astio. Dalla misandria.

Escono da quella stessa fonte che alimentano e che ha quel brutto nome che non si vorrebbe pronunciare: odio.

Odio contro gli uomini.

R. B.

(*Elaborazione della Redazione di U3000 su dati Istat e ISS). >

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Nei giorni precedenti,  nell’ambito delle varie attività poste in essere in occasione del 25 novembre,  veniva licenziato dal   Ministero delle Pari Opportunità  un volantino contro la violenza sulle donne.

A nostro avviso  tale pubblicazione è stata predisposta secondo i più triti paradigmi di genere, con l’utilizzo di dati la cui falsità è stata ampiamente dimostrata (vedi categoria “violenza di genere”  su Algoritmi Maschili  e le altre  sedi lì citate) e in un’ottica di criminalizzazione “chiavi in mano” di tutto il genere maschile.

Noi ci opponiamo, come è noto, a tale trend culturale che -  sebbene in nome di principi sacrosanti - prende la scorciatoia di queste forme di lotta di classe fra generi con annessa criminalizzazione parossistica dell’unico nemico possibile,  rappresentato da questa metà della terra.

Vogliamo pertanto fare un minimo di controinformazione  ed a questo scopo vi riproponiamo il pieghevole in questione,  con aggiunte - in colore rosso -  le nostre confutazioni passo per passo  su quanto affermato in quella sede, invitando tutti  alla lettura ed alla diffusione di questa nostra versione   (clicca sull’immagine con tasto sinistro per ingrandirla   o con tasto destro per scaricarla).

pieghevole_violenzadonne 3

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Come preannunciavo nell’ultimo post, è passato il 25 novembre e ne abbiamo viste delle belle.  Potrei tediarvi con i soliti dati iperbolici la cui falsità è già stata ampiamente dimostrata in questa ed in altre sedi (vedi categoria “violenza di genere”),  potrei minuziosamente enumerare la caterva di ore di trasmissione basate semplicemente sulla facile criminalizzazione tout court del maschio, ma piuttosto vorrei raccontare, tanto per far capire a tutti quale cappa ideologica ci portiamo addosso, un fatto televisivo accaduto parecchi giorni orsono e che mi ero appuntato proprio per farne un post. 

 Nel pomeriggio del 6 novembre scorso,  complice  l’influenza che mi affliggeva, me ne stavo sfrittellato sul divano a fare zapping quando sono incappato, verso le 17, in un programma intitolato “pomeriggio sul 5″, condotto da barbara d’urso, e in cui decido di fermarmi perché si parla proprio di violenza di genere.
 
Viene mandato in onda il solito servizio giornalistico ultra propagandistico ed ultra criminalizzante, in cui si ritira fuori per l’ennesima volta  la favoletta delle 14 milioni di donne che in Italia avrebbero subìto violenza e, subito dopo,   vengono presentati gi ospiti per il dibattito: tra cui Vittorio Sgarbi, la Santanché ed una simpatica signora ultranovantenne esponente storica del movimento femminile in Italia, oltre ad un altro paio di signore il cui nome non ricordo (e voglio continuare ad ignorare).
 
Pausa pubblicitaria, dopo la quale prende le mosse un qualche dibattito della serie “castriamoli tutti“, ad opera principalmente della Santanché,  finché Vittorio – che fino a qule momento era stato zitto -  prende la parola per dire:  “ma castriano de che? se uno è uno stupratore, un violento, ha poco senso castrarlo dopo il fatto. Andrebbe castrato in teoria prima, ma siccome prima non ha commesso i fatto, né si può presumere che stia per commetterlo, allora che facciamo? precauzionalmente castriamo tutti gli uomini? E’ questo a cui si vuole arrivare?
 
La sala reagiva pesantemente, accusandolo di non voler tenere conto degli incredibili dati sulla violenza degli uomini sulle donne. A quel punto Vittorio replicava, dicendo chiaramente (anzi urlando): ma dove stanno questi famosi quattordici milioni? Ma chi li ha mai visti? Alzi la mano, tra le donne in sala, chi ha avuto violenza, di qualsiasi tipo,  da un uomo.
 
Della pletora di donne presenti, solo una alzava la mano.

A quel punto Vittorio si rivolgeva direttamente alla D’Urso: ma lo vedi perché le tue trasmissioni non funzionano? Perché sono trasmissioni a tesi preconfezionate…
 
Anche la ultranovantenne interveniva, per dire che “spesso le donne scambiano per violenza ciò che invece vorrebbe essere un atto d’amore, mal espresso e mal gestito”.
 
La D’Urso, persa la testa,   si permetteva  allora di mancare di rispetto alla ultranovantenne trattandola da povera arteriosclerotica, mentre diceva a Vittorio che “allora la prossima trasmissione ti porto cinquanta donne che hanno subìto violenza“.
 
Vittorio replicava ancora cheportare cinquanta vittime della mafia non corrisponde a dimostrare che tutti gli italiani sono mafiosi” e la sfidava a proseguire il dibattito.
 
SubIto dopo la D’Urso chiamava la pubblicità, malgrado che l’ultimo inserto pubblicitario fosse andato in onda due minuti prima (e intendo dire proprio due minuti, ossia centoventi secondi).
 
Sempre più intrigato dalla piega che sta prendendo il dibattito, decido di fermarmi ad oltranza, ma… dopo la pausa pubblicitaria,  sorpresa!! Non c’è più Vittorio e non c’è più il parterre di prima, sono stati semplicemente liquidati, al loro posto c’è un servizio qualsiasi su altro argomento: si volta pagina.
 
Ora, sinceramente parlando non ho mai avuto chissà quale simpatia per Vittorio Sgarbi e le sue sparate,  ciononostante  ho la matematica certezza che sia stato censurato per aver espresso opinioni politicamente scorrette affini alle nostre.

In un simile destino è incappato anche il nostro Armando Ermini partecipando ad una trasmissione televisiva su Odeon TV dove, tra l’altro, era stato invitato proprio perché “voce alternativa”.

E chissà quante volte sarà accaduto (e starà accadendo, e accadrà) nel mare magnum dei palinsesti nazionali.

Questa, cari lettori, si chiama  repressione,  ed è una cosa che va  contro l’articolo 21 della costituzione.

Più che giornata contro la violenza, bisognerebbe chiamarla giornata della violenza, questa è la verità…

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da Gaetano Giordano, Psicanalista e psicoterapeuta in Roma, riceviamo e volentieri pubblichiamo un incisivo articolo in materia.

Di seguito all’intervento di Gaetano  si allega l’intervista originale al PM Barbara Bresci da cui sono state tratte le sue considerazioni.

Buona lettura.

Carlo Zijno


di: Gaetano Giordano

Barbara Bresci è il magistrato di Sanremo che ha aperto il più alto numero di fascicoli per stalking.

Ammette in questa intervista un dato: che che “molte vittime non sono tali, e sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento”.

Ciò nondimeno dichiara che ciò non significa che la legge sia sbagliata: “C’era e c’è un grande bisogno di norme a tutela delle donne. Significa però che occorre modificare la legge sullo stalking e integrarla, fornendo alle procure strumenti interpretativi più univoci ed efficaci. Aggiungerei anche un altro suggerimento. Quello di introdurre la procedibilità d’ufficio. In questo modo si creerebbero le condizioni per favorire una pre-selezione delle denunce. Insomma, una sorta di deterrente nei confronti di chi intende strumentalizzare lo stalking.”
Di applicare il reato di calunnia, o comunque di creare una legge che tuteli gli uomini da QUESTA FORMA DI STALKING, non se ne parla neppure, ovviamente…

Gaetano Giordano

_________________

Intervista integrale a Barbara Bresci:

«Stalking, legge giusta ma poco incisiva»
25 novembre 2009
  fabio pin
Il Secolo XIX

«Bene ha fatto il legislatore a colmare un vuoto che penalizzava le vittime, tuttavia la norma sullo stalking resta generica e incompleta. E, soprattutto, appaiono difficilmente inquadrabili le condotte che configurano il reato. Senza contare i limiti procedurali: fatta eccezione per alcune fattispecie riconducibili a specifiche aggravanti, l’azione penale può essere avviata solo su querela di parte». A parlare è il pm Barbara Bresci, titolare del maggior numero di fascicoli per stalking aperti dalla Procura di Sanremo.
Pubblico ministero a Sanremo dal luglio del 2006, la dottoressa Barbara Bresci è il magistrato che dall’introduzione del nuovo reato nel nostro ordinamento (febbraio 2009), ha aperto il più alto numero di fascicoli per stalking.
«Eviterei di personalizzare. Meglio illustrare l’argomento attraverso le statistiche che registra complessivamente la Procura di Sanremo,. Statistiche che dicono che dall’applicazione della legge, ovvero negli ultimi otto mesi, sono stati avviati più di sessanta procedimenti, con una media di due denunce a settimana. Non ho idea se si tratti o meno di un record, certo è che i casi sono molti e impegnano in modo crescente i nostri uffici e la polizia giudiziaria».

In cosa consiste la «genericità» della norma?
«Significa che le procure sono costrette a interpretare la legge, con il rischio di concedere troppo spazio alla discrezionalità. Mi spiego. Il legislatore stabilisce che i presupposti che configurano il reato di stalking sono sostanzialmente tre, ovvero che la presunta vittima, a seguito di pressioni, persecuzioni, minacce, violenze e quant’altro, viva una condizione di ansia, abbia timore per la propria incolumità e che a causa delle condotte dello “stalker” venga costretta a modificare le sue abitudini di vita e di relazione. Inoltre, la legge parla di condotte reiterate, senza fornire parametri di riferimento precisi e omogenei. In questo modo diventa difficile inquadrare lo stalking e diversificare il reato rispetto alle singole contestazioni di molestie e maltrattamenti in famiglia. Per non parlare, poi, dei rischi di strumentalizzazione della giustizia penale, che aumentano in maniera proporzionale all’incremento dei fascicoli per stalking».
Vuole dire che molte vittime non sono tali?
«Spiace constatarlo, ma è così. Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento. Non sono rari i casi che, a controversia sanata, le querele vengano rimesse, con buona pace per le risorse professionali ed economiche investite dagli inquirenti allo scopo di istruire i fascicoli e raccogliere gli elementi probatori a carico degli indagati».
Ciò non significa che la legge sia sbagliata, o meglio che siano sbagliati i valori che l’hanno ispirata.
«Naturalmente no. Lo ripeto c’era e c’è un grande bisogno di norme a tutela delle donne. Significa però che occorre modificare la legge sullo stalking e integrarla, fornendo alle procure strumenti interpretativi più univoci ed efficaci. Aggiungerei anche un altro suggerimento. Quello di introdurre la procedibilità d’ufficio. In questo modo si creerebbero le condizioni per favorire una pre-selezione delle denunce. Insomma, una sorta di deterrente nei confronti di chi intende strumentalizzare lo stalking. Inoltre si eviterebbe che sua durante la fase istruttoria che addirittura al dibattimento, le vittime, su pressione dell’imputato, rimettano la querela».
Capita spesso?
«Purtroppo sì. Anche in casi molto gravi, che in precedenza avevano portato all’emissione di una misura cautelare. Per ovvi motivi di riservatezza non posso entrare nel merito dei singoli episodi, ma ancora di recente mi è stato comunicato dal difensore e dalla parte civile che una coppia ha espresso la volontà di tornare insieme dopo che, durante l’indagine, avevamo accertato episodi gravissimi a carico dell’uomo».
In questi casi si può procedere per calunnia?
«Solo quando le accuse della vittima si dimostrato totalmente infondate. Ma quando lo stalking è reale, supportato da inequivocabili riscontri probatori, non si può fare altro che prendere atto della volontà manifestata dai due soggetti e archiviare il procedimento».
E’ altrettanto vero che cominciano a fare statistica anche le prime condanne.
«Sì, ma la legge sullo stalking è molto recente e nella maggior parte dei casi i procedimenti sono ancora in fase istruttoria. Occorrerà ancora un po’ di tempo prima che si vada a regime. Solo allora potremo avere un quadro più attendibile. Posso dire, però, che l’eccessiva discrezionalità della norma ha conseguenza negative anche in sede di giudizio. Non sono rari i casi in cui è stato riqualificato il capo d’imputazione o che il giudice abbia derubricato lo stalking».
In ultimo, capitolo intercettazioni. Sono possibili per lo stalking?
«Lo sono, ma solo a determinate condizioni. Cioè quando si prospettano delle aggravanti, in particolare quando il reato è commesso ai danni di una minore, di una disabile o di una donna in gravidanza. Oppure quando le condotte dell’indagato sfocino in conclamate e reiterate forme di violenza fisica o sessuale. Ma anche qui la norma è generica: come si quantifica la condotta reiterata. Forse che una donna debba essere massacrata di botte più di una volta per essere considerata vittima di stalking?».

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C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri, non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Fa pena, è esposto a tutto, ai quodlibet, alle ingiurie, al peggio di tutto: a una sorta di riprovazione, di malevolenza universale, di presa in giro, di tacita ingiuria

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...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

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  • febbraio 2010. Siamo alle porte di una presa di coscienza collettiva per questa metà del cielo?

    Avevo iniziato l’anno non senza una punta di pessimismo. Il 2009 infatti potrà essere ricordato a ragione come  una specie di annus horribilis per la questione maschile.
    Dalla falsa emergenza stupri ed il conseguente incrudelimento del principio di inversione dell’onere della prova (si badi bene: non l’incrudelimento delle pene, che sarebbe anche condivisibile, ma dell’inversione dell’onere della prova), [...]

    (Nessun commento)

  • Gennaio 2010. Benvenuti alla Tortuga

    Era già da tempo che navigavo sugli oceani di Internet con la mia agile caravella, che si chiamava MetroMaschile, registrata presso il porto di blogger.
    I passeggeri aumentavano di giorno in giorno e fu così che ad un certo punto mi resi conto che avrei dovuto senza dubbio upgradarla.  In realtà, sognavo un galeone. Ma come [...]

    (Nessun commento)

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