articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 24 novembre 2008

In occasione del 25 novembre, per il quale è prevista la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” avrei voluto predisporre un articolo analitico in merito, teso a demistificare gli assurdi ed infondati pregiudizi propagandistici (statistiche alla mano) secondo cui questa metà della terra (specialmente nella versione marito-padre) costituirebbe la maggiore minaccia e causa di morte per le donne di tutto il mondo.

Infondati pregiudizi, si diceva, dati alla mano: come ampiamente dimostrato in numerose analisi statistiche (vedasi ad esempio sul sito di U3, oppure qui, o anche qui, inoltre qui, continuando qui, e, infine, per concludere, anche qui), rigorosamente ignorate dai media per i quali è molto più comodo e produttivo inserirsi nel vasto filone del politicamente corretto.

Ho tuttavia soprasseduto a scrivere l’ennesima trattazione analitica, ( che forse sarebbe stata anche ripetitiva) preferendo rimandare ai link citati più sopra e concludendo con un lapidario ed ironico articolo di Rino Barnart, che ritengo esaustivo. Perché ci dimostra che alla fine, quando le statistiche vengono pervertite fino ad arrivare allo stato di grotteschi ed apodittici slogans, siamo ormai fuori dalla possibilità di un confronto sereno sui problemi, siamo all’avvelenamento ideologico pregiudiziale per cui esiste soltanto – DEVE esistere soltanto – un nemico da abbattere. E per dare un nome a questo atteggiamento non servono le analisi ed i ragionamenti ma è sufficiente un qualsiasi dizionario, il quale ci dirà che trattasi.. di puro e semplice odio.

E’ semplicemente odio.

Carlo Zijno

E adesso la parola a Rino:

DECESSI IN ITALIA

(media 2002-2006)

I NUMERI ISTAT*

______________________________

Morti per anno maschi e femmine per ogni causa 560.000

Femmine 280.000

Patologie del sistema cardiocircolatorio:… 130.000

Tumori ……………………………………………… 70.000

Altre cause ………………………………………….. 21.000

Patologie del sistema respiratorio …………. 15.000

Disturbi psichici e del sistema nervoso ….. 15.000

Patologie dell’apparato digerente ………….. 12.000

Cause esterne, traumatismi etc. ……………. 11.000

di cui per omicidio e lesioni 160

Stati morbosi mal definiti, incerti etc. ……. 4.000

Malattie infettive e parassitarie …………….. 2.000

Donne decedute per omicidio e lesioni 160

di cui per mano di donne ……………….. 20

Donne decedute per omicidio e lesioni per mano maschile: 140

di cui:

in ambito domestico ………………………………………………….. 115

nella fascia d’età 15-59 ……………………………………………… 105

nella fascia d’età 15-59 in ambito domestico ………………. 90

Donne di ogni età decedute per tumori ………………………….. 70.000

Donne decedute per qualsiasi causa nella fascia 15-59 ….. 18.700

 Donne decedute per tumori nella fascia 15-59 ……………….. 12.300

I NUMERI DEL MALE-BASHING

________________________________

“La violenza maschile è la prima causa di morte per le donne!”

 140 contro 280.000

“Muoiono più donne per mano maschile che per qualsiasi altra causa nella fascia 15-59!”:

105 contro 18.700

“Ne uccidono di più i maschi che il cancro!”

 140 contro 70.000

 ”Ne muoiono più per la violenza domestica che qualsiasi altra causa!”

 90 contro 280.000

 ”Ne uccidono di più i maschi che non il cancro nella fascia 15-59!”

 105 contro 12.300

“Ne uccide più l’ ‘amore’ del tumore!”

90 contro 70.000

SI PUO’ FARE DI MEGLIO? SI

__________________________________

 Ogni anno mancano all’appello nel mondo 60 milioni di donne, tante ne vengono eliminate dalla violenza maschile”. (Unicef – Giugno 2000).

Vuol dire che ogni anno in Italia vengono assassinate 510.000 donne e che perciò in un paio di generazioni vengono sterminate tutte.

E poiché questo dura da sempre non ci sono più donne in Italia. E nel mondo.

 E’ NECESSARIO COMMENTARE? SI

 __________________________________

 C’è una domanda che esige una risposta.

La mente si attorciglia nel domandarsi come sia possibile trasformare i numeri fino a tale punto inaudito, livello che non ha precedenti né paragoni. Ci si avvita nella domanda e non si riesce a rispondere: da dove viene un simile delirio e che scopo si prefigge?

Lo stravolgimento è tale che sembra fatto apposta per darci ragione, come se l’avessimo inventato noi di sana pianta. Non l’avremmo fatto perché l’avremmo ritenuto incredibile e da nessuno creduto. Invece è alla base del discorso pubblico e su di esso si fondano alte denunce e acute riflessioni di fior di intellettuali.

Il delirio di quei numeri non piove dal cielo, non cade dalle nuvole. Nasce dal risentimento, si origina dal rancore. Ha la sua fonte nella malevolenza contro gli uomini. E ha lo scopo di suscitare nuova diffidenza, nuova malevolenza, nuovo rancore.

I numeri del male-bashing nascono dalla cattiva disposizione del cuore, dal sentimento avvelenato, dall’acredine, dall’astio. Dalla misandria.

Escono da quella stessa fonte che alimentano e che ha quel brutto nome che non si vorrebbe pronunciare: odio.

Odio contro gli uomini.

R. B.

(*Elaborazione della Redazione di U3000 su dati Istat e ISS). >

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 22 novembre 2008

E’ uscito sulla rivista Evolution and Human Behavior un interessante articolo sul ruolo della paternità in relazione ai figli. Lo studio ci dimostra che la presenza del padre in età evolutiva costituisce un forte stimolo per lo sviluppo dell’intelligenza e funge da ponte indispensabile per l’età adulta, portandoci verso l’indipendenza dal mondo materno.

Cose che abbiamo sempre saputo e che Claudio Risè ha sempre ripetuto, dal suo specifico punto di vista psicanalitico, ma che ricevono in questo modo una ulteriore sanzione scientifica anche nei campi della sociologia e della statistica, a maggior dimostrazione.

 Ho creduto pertanto di dover “immortalare” su questo blog l’articolo in questione, proprio per il valore aggiunto che può darci sulla problematica della paternità: vi rendo pertanto sia il commento uscito recentemente a firma di Emanuela Grasso, la quale sembra che – almeno dagli argomenti prodotti – abbia potuto leggere l’articolo per esteso, sia l’abstract in lingua originale da me scaricato dal sito della rivista in questione.

Buona lettura

________________________

Padre presente, figli più intelligenti

di emanuela grasso

 Quando i padri partecipano attivamente alla crescita dei loro figli e se sono molto presenti i figli hanno uno sviluppo intellettivo ed emotivo più completo. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sulla rivista Evolution and Human Behavior e condotto in Gran Bretagna.

Lo studio di popolazione ha riguardato un gruppo molto ampio di famiglie e, poiché i primi dati risalgono alla metà degli anni sessanta, è stato in grado anche di ricostruire come è cambiata le figura paterna nell’ultimo cinquantennio. Il primo risultato chiaro che emerge è che i padri più attenti alle esigenze dei figli e più presenti come figura sono quelli più istruiti e, tendenzialmente, più benestanti.

Questi sono i padri abituati a passare del tempo di qualità con i figli quando tornano a casa, sanno ritagliarsi degli spazi di genitorialità indipendentemente dalla figura femminile, sono statisticamente meno proni all’aggressività verso i figli e all’autoritarismo.

 Attenzione però a non fare l’errore di considerare questi uomini dei “mammi”, ossia delle persone in grado di stare con i figli con le stesse peculiarità delle mamme. La paternità, sostengono gli esperti, ha una sua specificità ed è proprio la diversità con la figura femminile che deve essere coltivata.

Il padre si deve inserire armoniosamente nel rapporto madre-figlio che per i primi mesi di vita è inevitabilmente strettissimo e imprescindibile. Il papà deve rappresentare l’elemento “terzo” che permette al bambino di staccarsi senza paura dalla stretta vicinanza con la madre, cominciando così a sperimentare la propria esperienza del mondo. I bambini che riescono a fare questo passaggio con naturalezza e in tranquillità da adulti saranno molto più aperti al prossimo e hanno un’intelligenza più vivace.

Fonte: Nettle D. Why do some dads get more involved than others? Evidence from a large British cohort. Ev Hum Beh 2008;29:416:23.

emanuela grasso

Abstract

Previous studies in developed-world populations have found that fathers become more involved with their sons than with their daughters and become more involved with their children if they are of high socioeconomic status (SES) than if they are of low SES. This paper addresses the idea proposed by Kaplan et al. that this pattern arises because high-SES fathers and fathers of sons can make more difference to offspring outcomes. Using a large longitudinal British dataset, I show that paternal involvement in childhood has positive associations with offspring IQ at age 11, and offspring social mobility by age 42, though not with numbers of grandchildren. For IQ, there is an interaction between father’s SES and his level of involvement, with high-SES fathers making more difference to the child’s IQ by their investment than low-SES fathers do. The effects of paternal investment on the IQ and social mobility of sons and daughters were the same. Results are discussed with regard to the evolved psychology and social patterning of paternal behaviour in humans.

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 23 ottobre 2008

Giorni fa, sul forum, nell’ambito di un lungo e straziante post ho potuto leggere quanto segue:

“…Quello che sto per scrivere e’ per me un forte motivo di vergogna , che lo sarebbe per ogni uomo ammetterlo, ma io vicino alei ero’ diventato un “”coniglio”" in tutti i sensi,le durate variavano dai 30 secondo al minuto , senza mai un prekiminare senza mai nessun cambiamento, gioco, niente di niente, solo e sempre, scusate la parola, ma solo esempre una scopata che forse con una donna di strada sarebbe stata piu eccitante, conl tempo io sono sempre peggiorato , a tal punto di pensare dentro di me che come uomo non valevo un c…. e crearmi complessi che per togiermeli ne e’ passato di tempo, e solo quando ho trovato il vero amore, il mio unico e grande amore , sono tornato a rispettare me stesso come uomo , e a poter , perche no, anche vantarmi delle mie prestazioni sessuali…”

Cosa è successo a questo signore? Saremmo portati a dire che ha sofferto di impotenza (nella forma di eiaculazione precoce): tuttavia ciò è successo solo nei confronti di quella determinata donna e in quel determinato momento, perché con la successiva pare sia andato tutto bene. Se così stanno le cose allora il vocabolo che abbiamo utilizzato è sbagliato, perché non-potere è una definizione assoluta. O puoi, o non puoi. Più correttamente, potremmo dire, quel signore ha sofferto di una idiosincrasia, di una mancanza completa di “fasatura” con quella specifica partner ma che non era affatto impotente: una sorta di rifiuto da parte sua (ma secondo me era più che reciproco) al contatto fisico prolungato.

Non esisteva un problema di non – potere (impotenza), bensì di non-volere.

Se noi applicassimo questa logica anche ad altri casi ci accorgeremmo che andrebbero escluse dalla definizione tutta una serie di situazioni e prima di tutte quella in cui la fenomenologia si presenta in maniera circoscritta: perché, per l’appunto, ricadrebbero nel non-volere, più che nel non-potere.

Dovremmo iniziare ad escludere dalla definizione anche tutti quei casi che poggiano su basi psicologiche: primo perché comunque quando ci sono di mezzo queste ultime non si ha mai “impotenza” assoluta quanto piuttosto selettiva (persone e situazioni), secondo perché comunque anche questi casi finiscono per essere ricompresi nella categoria del “non volere”, benché si tratti di un non-volere inconscio o incompreso. Stesso discorso per le cd. “perversioni”.

Andando ulteriormente avanti su questa strada dovremmo escludere anche tutti quei casi che sono connessi al puro e semplice calo della libido (come ad esempio invecchiamento, situazioni cliniche ed ormonali particolari, etc.) proprio perché per quegli uomini il problema non è il non-potere, ma il non-volere: e per molti non è neppure un problema perché si tende a dare per scontato che con il progredire dell’età “certe cose non sono più come prima” (anche se un’inchiesta svolta tempo addietro ci ha mostrato che c’è una vasta popolazione in terza età che continua a fare sesso allegramente). E, comunque, se una cosa non la si desidera, non se ne sente la mancanza più di tanto.

Idem per i casi di eiaculazione precoce, come il signore di cui sopra: il rapporto viene svolto regolarmente, semplicemente la persona in questione (e la sua partner, soprattutto) vorrebbe trarne un maggiore piacere prolungato nel tempo. Ma il rapporto si è comunque svolto, almeno dal lato maschile (eccitazione-erezione-penetrazione-orgasmo).

Alla fine, arrivando veramente fino in fondo, rimarrebbero ad essere catalogati come impotenza solo i casi in cui esiste una vera e propria lesione (restringimento arterioso, etc.) agli organi genitali, perché è l’unica situazione in cui si manifesta un effettivo non-potere a fronte di un effettivo volere.

Ma anche questi sono problemi che la medicina moderna, chirurgica e non, riesce ad affrontare.

Cosa se ne deduce? Che, a mio avviso, si tende a sparlare troppo di impotenza ad ogni piè sospinto, fino a farne un non – concetto privo di reale significato ed in cui ricomprendere tutta una serie di problemi maschili che, a ben vedere, tra loro c’entrano come i cavoli a merenda. La sensazione è che qualsiasi problema o disagio manifesti il maschio nella sua parte erotica debba venir etichettato a priori come impotenza.

In questo assunto ci vedo veramente, a livello sociologico più che psicologico, l’incontro perverso tra forme di machismo (grottesco e vanitoso culto delle caratteristiche e delle prestazioni maschili a causa di insicurezza e paura) e il lato oscuro, castrante, del femminile (invidia del pene), per cui la sfera sessuale maschile finisce per essere caricata di problemi, paure e “responsabilità” del tutto fuori luogo.

In altri termini il sospetto, più che fondato, è che il concetto di impotenza (preferibilmente degli altri) nasca dalle insicurezze maschili, con una grossa mano da parte delle tante, troppe donne ansiose di dimostrare che “il maschio” non funziona e che se le cose a letto vanno male la colpa può essere solo sua.

Ma alla fine della fiera, secondo me, l’impotenza – quella vera – è statisticamente pressoché inesistente. Mentre, purtroppo, è molto diffusa l’involenza.

2 com
articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 14 ottobre 2008

Con l’ordinanza interlocutoria 23934/08 la Corte di Cassazione ribadisce ancora una volta la necessità di superare il principio del cognome paterno, vigente da migliaia di anni, anche alla luce del recente trattato di Lisbona.

Tale ordinanza ha scatenato il giubilo dei sostenitori del cognome materno, mentre nei forum e nei centri di dibattito al maschile i discorsi – che in larga parte condivido – sono stati di tutt’altro tono: dato che tale riforma non conferirebbe nessun valore aggiunto a nessuno a livello di vita pratica, è stato ritenuto trattarsi dell’ennesimo episodio della “guerra tra generi”, nella direzione del più generale processo di estromissione del Padre dalla famiglia colpendo il simbolo stesso dell’appartenenza tra Padri e figli.

Riguardo le forze politiche, tutti gli schieramenti hanno comunque concordato che l’attuale sistema deve cambiare. Nel recente passato infatti si sono susseguite diverse proposte di riforma, il cui denominatore unico è costituito sostanzialmente da una sorta di “possibilità di scelta” (del cognome da attribuire/tramandare). Allo stato, è in Parlamento la proposta avanzata da Laura Garavini, Marina Sereni, Sesa Amici che è sostanzialmente in questa direzione[1].

Ho volutamente lasciato che le acque si calmassero, prima di intervenire perché questo è un argomento a cui tengo molto. In realtà infatti mi ero occupato della questione già nel 2005, in un articolo pubblicato per U3, ancora in linea a questo indirizzo, ed intitolato per l’appunto “nel cognome del Padre”.

Si trattava di un articolo veemente, fortemente polemico, che attualmente non scriverei, almeno in quella forma: ma, senza dubbio, determinati argomenti di dissenso rispetto alle proposte di legge in campo li ritengo tutt’ora validi.

La trasmissione del cognome da Padre a figlio rappresenta infatti, come dicevamo, un simbolo di appartenenza spirituale, di continuità, di identità ed auto-definizione la cui scomparsa avrà un effetto dirompente sul già fragile rapporto tra Padri e figli e finirà per confinare ulteriormente i Padri nel ghetto in cui si trovano attualmente, quello di elementi “accessori ed eventuali” della famiglia.

Scendendo su un piano più crudamente realistico, sarà un ulteriore elemento di dubbio (non secondario) sull’opportunità, oggi, per un uomo, di sposarsi ed avere figli. E non oso neanche pensare ai contenziosi (cognome mio o cognome tuo?) che si scateneranno nelle coppie, rendendo il rapporto ancora più “contrattualizzato” ed instabile di quello che è attualmente.

Eppure il sistema deve oggettivamente cambiare, in virtù di trattati internazionali vigenti e per un principio di uguaglianza che la nostra Carta Costituzionale sanciva già nel 1948, principi altresì assolutamente condivisi da chi scrive.

Ebbene, tale risultato (parità tra i sessi anche nella trasmissione del cognome) non necessariamente deve essere conseguito attraverso la distruzione del cognome paterno.

Proprio in quel mio precedente articolo era presente una Pars Costruens (tra le cose di cui mi pento c’è anche quella di non aver sviluppato adeguatamente l’argomento già in quella sede) in cui avanzavo una proposta in grado di salvare l’attuale sistema ed il suo portato simbolico, pur dando soddisfazione alle legittime aspirazioni femminili in questo ambito.

Si tratta della istituzione di quello che potremmo chiamare il “doppio cognome maschile-femminile” secondo cui all’attuale cognome ne verrebbe affiancato un altro – che chiameremmo femminile – da attribuire a tutta la prole ma tramandabile solo dalle femmine, in maniera assolutamente speculare rispetto al cognome maschile che continuerebbe ad esistere.

All’atto pratico, se Giovanni Bianchi sposa Maria Rossi, tutti i loro figli si chiameranno Bianchi-Rossi, ma solo i maschi potrebbero tramandare Bianchi e solo le femmine potrebbero tramandare Rossi.

Il tutto potrebbe poi essere completato da “norme di chiusura” per casi particolari. Si potrebbe infatti ipotizzare, ad esempio, una autonomia di scelta da parte della donna di decidere quale cognome femminile attribuire ai figli in sede di prima applicazione (al momento “zero” del funzionamento del sistema, ossia all’atto pratico di dover attribuire per la prima volta un cognome femminile, la donna avrebbe facoltà di decidere tra il proprio cognome o piuttosto quello della propria madre o nonna)… o quant’altro si renda opportuno in seguito ad adeguato studio di fattibilità di un eventuale proposta di legge in tal senso.

Tale sistema, qualora adottato, costituirebbe l’uovo di Colombo in quanto le donne non avrebbero soltanto la mera possibilità di attribuire e tramandare il proprio cognome, come nelle attuali proposte, ma ne avrebbero bensì la certezza: e senza necessità né di dover rischiare contenziosi di coppia né di distruggere un istituto millenario come il lignaggio paterno.

Sarebbe altresì una riforma a costo pressoché zero, in quanto sia l’anagrafe che il sistema di codice fiscale sono già predisposti per l’utilizzo del doppio cognome (che già esiste, benché riguardi solo una percentuale minima della popolazione).

Io ritengo che tutte le associazioni ed i singoli di buona volontà che si troveranno a leggere questa pagina dovrebbero appropriarsi di questa proposta ed impegnarsi a portarla avanti nelle sedi giuste.

Altre strade in grado di salvare la situazione non ce ne sono: l’arroccamento su posizioni tradizionaliste non è pagante oltre ad essere giuridicamente ormai impossibile, mentre l’inerzia condurrà direttamente all’approvazione della proposta Garavini sic et simpliciter, con tutte le descritte conseguenze del caso.

Questo articolo verrà ridondato in varie sedi e forum. Vorrei ascoltare quante più voci possibile.

_________________________________

 [1] Proposta Laura Garavini, Marina Sereni, Sesa Amici:
1. Dopo l’articolo 143-bis del codice civile è inserito il seguente:
«L’articolo 143-bis.1 – (Cognome del figlio di genitori coniugati). –
I genitori coniugati, all’atto della registrazione del figlio allo stato civile, possono attribuire, secondo la loro volontà, il cognome del padre, o quello della madre, ovvero quelli di entrambi nell’ordine concordato.
In caso di mancato accordo tra i genitori, al figlio sono attribuiti i cognomi di entrambi i genitori in ordine alfabetico.
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Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

iniziative permanenti

  • lettera aperta al ministro Mara Carfagna

    Preliminarmente ed a latere della manifestazione di Roma svoltasi il 5 ottobre 2011 con ampia partecipazione di sigle associative e grande successo di pubblico, è stata elaborata – da parte di alcune cittadine e cittadini per le VERE pari opportunità senza pregiudizi – e consegnata al ministro pro-tempore per le pari Opportunità Mara Carfagna una lettera aperta che questo sito fa propria e ben volentieri pubblica, invitando i lettori ed i passanti che si riconoscano con quanto espresso a volerla inoltrare al Ministero a proprio nome (in cartaceo o in email, con nome proprio o anche in nickname), possibilmente dandone [...]

    (Nessun commento)

Leggi e commenta gli articoli di "teoria marziana"

  • “Il cucchiaio non esiste”: la strada possibile per la soluzione della Questione Maschile

    (terzo articolo della serie “teoria marziana”)
    di Carlo Zijno (editore MM)
    Abbiamo visto nel precedente articolo della serie “teoria marziana” come la Questione Maschile  sia stata originata da una sorta di “lotta di classe” che si è svolta contro di noi in questi anni, lotta di classe che è stata possibile – anche da parte settori sociali [...]

    (10 commenti)

  • le cause della Questione Maschile

    di Carlo Zijno
    Prosegue la serie di articoli taggati “teoria marziana”: nel precedente abbiamo analizzato le definizioni di QM pregresse, riducendole ad una soltanto che – applicata ai vari casi pratici – ha dimostrato di funzionare; in questo passeremo allo studio delle cause, delle origini della QM.
    Già le definizioni forniteci in quella occasione contenevano delle indicazioni [...]

    (6 commenti)

  • Questione Maschile. La mia definizione

    di Carlo Zijno
    Data al 2001 la mia prima adesione ad un MoMas, ed era Uomini3000. Poi è seguita l’adesione a Maschi selvatici, e tante altre iniziative in tutto il corso del decennio: ho visto nascere (e qualche volta ne sono stato il promotore, come nel caso di MetroMaschile) blog, gruppi e siti.   
    Da allora, e [...]

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  • Il Pesciolino d’Oro 25 maggio 2012
    di Aleksandr Puskin Attualissima perché antichissima. Clicca qui per leggere la fiaba di Puskin […]
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  • L’ultimo sogno 22 maggio 2012
    Il film racconta di un architetto che sistema la vecchia casa del padre defunto. Dopo essere stato lasciato dalla moglie torna a vivere in questa vecchia casa. La casa è a picco sul mare e fatiscente; sono anni (anche durante il suo matrimonio) che il protagonista sogna di metterla a posto senza mai dare seguito [...] […]
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  • Codice Rosa nei Pronto Soccorso della Toscana 18 maggio 2012
    Ieri mattina, 17 maggio, ascoltando il GR2 ho sentito la notizia di questo servizio creato nei Pronto Soccorso toscani a partire dal 2010. Si tratta della formazione del personale di PS per riconoscere le vittime di violenza anche quando queste ultime non la denunciano, e il conseguente smistamento del paziente all’interno di un percorso specifico. [...] […]
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  • Carabina Quigley 13 maggio 2012
    Nel link, un paio di scene tratte dal film CARABINA QUIGLEY, con Tom Selleck e Alan Rickman. Molto Selvatico, un western: Matthew Quigley è un tiratore che ha un fucile prodigioso, e una mira infallibile. Erra in Australia fra gli aborigeni e i cattivi europei che commettono prepotenze sui locali. Si porta dietro una donna un [...] […]
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  • Stop al massacro del maschile. 7 maggio 2012
    Stop al Massacro del Maschile.! E’ giunta l’ora! Con la presente intendiamo attuare un’informazione di contrasto alla propaganda mistificatoria inerente la violenza sulle donne. Evidenziando falsità e manipolazione dei relativi fatti di cronaca, attraverso dati statistici, diffusi in maniera sproporzionatamente ridicola - senza alcun riscontro - da parte di […]
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RSS …da Ragioni Maschili

  • Il femminicidio è una scellerata bugia 12 maggio 2012
    Il primo atto pubblico ufficiale del neonato movimento maschile mi restituisce la voglia di scrivere. Riprendo infatti le pubblicazioni dopo una lunga pausa di riflessione servita a riordinare le idee, a riprendere fiato per un nuovo slancio ma anche, soprattutto, ad andare alla ricerca delle motivazioni per continuare a battagliare una guerra apparentemente […]
  • Verso le presidenziali americane 11 aprile 2012
    Dale O'Leary è l'autrice del libro «Maschi o femmine - la guerra del genere» che, tra i primi, ha dato pubblica denuncia delle strategie poste in essere dalle lobby femministe e omosessuali per imporre l'ideologia di genere nelle legislazioni del mondo occidentale, attraverso la penetrazione sistematica e capillare di grandi istituzioni intern […]
  • Il maschilismo nella cellulite 6 aprile 2012
    Non c'è che dire, la bambolosa Selvaggia Lucarelli, l'arrampicatrice mediatica che abbiamo già incontrato in precedenti riflessioni sul femminile, non manca di un certo senso dell'umorismo. Almeno quello c'è insieme ad un'insolita autoironia; e diamogliene atto. Tuttavia, il suo senso dell'autoironia non è talmente originale da […]
  • E' nato il movimento maschile italiano 5 aprile 2012
    Non sarà certo questo blog a passare sotto silenzio un avvenimento che, da qualunque lato lo si voglia guardare, appare comunque come un elemento di novità nel panorama nazionale. Lo scorso 19 marzo, in concomitanza con l'ormai surreale ricorrenza del Papà di cui abbiamo detto nell'articolo della settimana scorsa, è nato il «Movimento Maschile Ital […]
  • La giornata della memoria 19 marzo 2012
    Ciao papà, anche se non sei più tra noi sono sicuro che puoi sentire quello che voglio dirti. Non mi piace mettere in piazza le cose personali, la sfera degli affetti, dei ricordi e dei rimpianti alla quale appartieni e non lo farò neanche stavolta. Lo stile confessionale non si addice né a me né a te, ed anche per questo ci siamo sempre capiti al volo, in u […]

feed titoli da tutti i siti e blog che si ritengano a qualsiasi titolo e a qualsiasi livello coinvolti con la questione maschile

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