<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>MetroMaschile Web Editor &#187; studi e ricerche</title>
	<atom:link href="http://metromaschile.it/blog/tag/studi-e-ricerche/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://metromaschile.it</link>
	<description>pensieri, analisi, sussurri e voci dalla città degli uomini liberi</description>
	<lastBuildDate>Tue, 27 Jul 2010 19:16:41 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>infanticidio: normativa internazionale comparata</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2010/infanticidio-normativa-internazionale-comparata/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2010/infanticidio-normativa-internazionale-comparata/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 May 2010 09:10:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[studi e ricerche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=1217</guid>
		<description><![CDATA[confronto, analisi e riflessioni
di: 
Fabio Nestola 
Carlo Zijno
_______________________
Estratto del ns. ordinamento.
Omicidio volontario o doloso – art 575 c.p., pena prevista da un minimo di 21 anni all’ergastolo, ove vi siano circostanze aggravanti
Omicidio preterintenzionale (l’esito mortale supera le intenzioni del reo, che intendeva limitarsi ad intimidire la vittima, percuoterla o procurarle ferite) – art. 584 c.p., [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><strong>confronto, analisi e riflessioni</strong></p>
<p><strong>di: </strong></p>
<p><strong>Fabio Nestola </strong></p>
<p><strong>Carlo Zijno</strong></p>
<p>_______________________</p>
<p>Estratto del ns. ordinamento.</p>
<p><strong>Omicidio volontario o doloso</strong> – art 575 c.p., pena prevista da un minimo di 21 anni all’ergastolo, ove vi siano circostanze aggravanti</p>
<p><strong>Omicidio preterintenzionale</strong> (l’esito mortale supera le intenzioni del reo, che intendeva limitarsi ad intimidire la vittima, percuoterla o procurarle ferite) – art. 584 c.p., pena prevista da 10 a 18 anni</p>
<p><strong>Omicidio colposo</strong> (decesso per una responsabilità imputabile al reo, es: crolla la scuola, imputati ingegneri e costruttori) – art. 589 c.p., pena prevista da 6 mesi a 5 anni, minimo elevato ad 1 anno in caso di omicidio colposo commesso violando il codice della strada o le norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro</p>
<p><strong>Infanticidio</strong> &#8211; art. 578 c.p – “la madre che cagiona la morte del neonato dopo il parto o del feto durante il parto (…) è punita con la reclusione da 4 a 12 anni. A coloro che concorrono al fatto (…) si applica la reclusione non inferiore ad anni 21. Tuttavia se essi hanno agito allo scopo di favorire la madre, la pena può essere diminuita di un terzo (…)</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>Uccidere un neonato, quindi, è molto meno grave</strong>: comporta pene detentive vistosamente inferiori rispetto all’omicidio volontario o preterintenzionale</p>
<p>E’ meno grave quando a compiere l’infanticidio è la madre</p>
<p>Se l’infanticidio è commesso dal padre, infatti, questi non beneficia delle vistose riduzioni di pena previste dal reato specifico, ma viene incriminato per le fattispecie di reato di cui sopra: “<em>A coloro che concorrono al fatto (…) si applica la reclusione non inferiore ad anni 21.” </em></p>
<p>21 anni come minimo edittale, pena prevista per il reato di <span style="text-decoration: underline">omicidio volontario</span>. Alcune riduzioni di pena sono previste qualora l’infanticidio venga commesso in concorso con la madre, nell’intento di favorirla.</p>
<p>L’esclusione del padre dalla concessione delle attenuanti previste nello specifico articolo 578 riservato alla madre ha motivazioni psico-emotive, è strettamente legata alla gravidanza ed agli scompensi che ne derivano.</p>
<p>Nell’esaminare un estratto di normativa internazionale, infatti, la gravidanza ed il parto sembrano essere eventi destabilizzanti, traumatizzanti, patogeni, causa di un disturbo comportamentale temporaneo che può portare anche all’uccisione del neonato.</p>
<p>L’Italia proviene da una cultura all’interno della quale l’evento della gravidanza è sempre stato avvolto da contenuti nobili ed altamente positivi: la puerpera è giustamente orgogliosa del compito di procreazione che la Natura le ha riservato, è serena, radiosa, lo sguardo ed il sorriso illuminati da una nuova luce, l’amore e la dolce consapevolezza della vita che sta nascendo in lei sono i sentimenti che la guidano nel suo percorso.</p>
<p>Almeno così si credeva</p>
<p>La normativa internazionale considera il puerperio alla stregua di una patologia estremamente aggressiva sotto il profilo psico-emotivo, tanto da rendere la donna che ne è vittima incapace di intendere e di volere qualora uccida il proprio figlio</p>
<p>La cronaca e soprattutto la normativa, quindi, smentiscono drasticamente l’icona idilliaca della neomamma serena, radiosa, felice.della missione naturale</p>
<p>I 20 codici penali oggetto dell’analisi evidenziano alcune particolarità:</p>
<p>La gravidanza, il parto ed in genere lo stato puerperale vengono riconosciuti quali cause scatenanti di gravi alterazioni dello stato cognitivo, tali da stemperare la pena detentiva in occasione di una eventuale uccisione del neonato</p>
<p>Nella vita di una donna adulta sembra che nessun altro evento sia tanto patogeno e destabilizzante quanto lo stato puerperale, descritto come:</p>
<p>“influsso perturbatore” (Portogallo)</p>
<p>“equilibrio mentale turbato dal parto o dall’allattamento” (Inghilterra)</p>
<p>“influenza del puerperio” (Svizzera)</p>
<p>“stato di turbamento o di sgomento” (Grecia)</p>
<p>“sotto l’influenza dello stato puerperale” (Argentina, Brasile, Perù)</p>
<p>Nell’America Latina ed in Portogallo, inoltre, compare il movente riconosciuto come attenuante, vale a dire la necessità di sopprimere un figlio del quale sarebbe difficile spiegare l’origine, che potrebbe pertanto compromettere l’onore di chi lo ha concepito:</p>
<p>“per nascondere il disonore” (Argentina, Bolivia, Paraguay, Ecuador, Cuba, Portogallo) “per evitare il disonore” (Colombia)</p>
<p>“per preservare l’onore” (Uruguay)</p>
<p>L’infanticidio per causa d’onore era riconosciuto anche in Spagna fino al 1995.</p>
<p>Griglia – normativa internazionale<a href="http://metromaschile.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_ftn1">[1]</a></p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="101"><strong>NAZIONE</strong></td>
<td width="551">
<h1>NORMATIVA</h1>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Spagna</td>
<td width="551" valign="top">La figura criminis prevista dall’art. 410 c.p., quella tradizionale dell’infanticidio per causa d’onore, è stata abolita dal Nuovo Codice Penale Spagnolo nel novembre 1995</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Portogallo</td>
<td width="551" valign="top">Art. 137 c.p. – “<em>infanticidio privilegiato</em>”: la madre che uccide il figlio durante o subito dopo il parto, essendo ancora sotto il suo “<em>influsso perturbatore</em>”, o per nascondere il disonore, è punita con la reclusione da 1 a 5 anni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Austria</td>
<td width="551" valign="top">Il Codice Penale austriaco prevede che la madre che uccide durante il parto oppure “<em>fino a quando è sotto gli effetti del parto</em>” sia punita con la pena detentiva da 1 a 5 anni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Inghilterra</td>
<td width="551" valign="top">La disciplina penale in tema di infanticidio è regolata dal “<em>Infanticide Act</em>“ del 1938, Se una donna con una omissione o un atto intenzionale causa la morte del figlio minore di 12 mesi, può essere condannata per “<em>manslaughte</em>r” (paragonabile all’omicidio preterintenzionale del nostro ordinamento) se al momento del fatto il suo equilibrio mentale viene turbato dal parto o dall’allattamento</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Scozia</td>
<td width="551" valign="top">La Scozia è l’unico Paese europeo a non prevedere l’infanticidio come fattispecie autonoma di reato. Chi uccide il figlio, padre o madre, viene rinviato a giudizio per omicidio volontario. Le eventuali attenuanti sono tenute in considerazione dal giudice come per qualunque altro omicidio, senza alcun trattamento di favore.</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Francia</td>
<td width="551" valign="top">Il reato di infanticidio previsto originariamente dall’art. 300 c.p. è stato abrogato dal codice penale del 1992</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Svizzera</td>
<td width="551" valign="top">Art. 116 c.p., in vigore dal 1990 – la madre che durante il parto o finchè si trova sotto l’influenza del puerperio, uccide l’infante, è punita con la pena detentiva da 2 a 6 anni.</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Germania</td>
<td width="551" valign="top">Secondo la legge tedesca una madre che uccide il figlio naturale, durante o subito dopo il parto, è punita con la pena detentiva da 3 a 6 anni. Nei casi di minore gravità si applica una pena da 6 mesi a 5 anni.</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Grecia</td>
<td width="551" valign="top">Art. 303 c.p. – la madre che intenzionalmente cagiona la morte del proprio figlio durante o dopo il parto, mentre si trova in stato di turbamento o di sgomento, è punita con la reclusione fino a 10 anni.</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Argentina</td>
<td width="551" valign="top">Art. 81 c.p. – detenzione da 6 mesi a 2 anni alla madre che, per nascondere il disonore, uccide il suo bambino durante il parto o comunque sotto l’influenza dello stato puerperale</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Brasile</td>
<td width="551" valign="top">Art. 123 c.p. – la madre che sopprime il proprio figlio durante il parto o sotto l’influenza dello stato puerperale, è punita con la detenzione da 2 a 6 anni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Bolivia</td>
<td width="551" valign="top">Decreto 10426 del 23 agosto 1972 , art. 258 c.p. – La madre che per nascondere la propria inferiorità o il disonore uccide il suo bambino durante il parto o entro 3 giorni dalla nascita, è punita con il carcere da 1 a 3 anni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Colombia</td>
<td width="551" valign="top">Art 616 c.p. – pena da 1 a 3 anni alla madre che, per evitare il disonore, uccide il figlio che non ha ancora compiuto I 3 anni. Ai nonni materni, se complici, si applica una pena da 3 a 6 anni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Uruguay</td>
<td width="551" valign="top">Art. 310 c.p. – è punto con la pena da 6 mesi a 4 anni di carcere il padre, la madre o un altro parente che, al fine di preservare l’onore, uccide il bambino entro i 3 giorni di vita</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Paraguay</td>
<td width="551" valign="top">Art. 214 c.p. – 2 anni di carcere alla madre che, per nascondere il disonore, uccide il figlio entro 3 giorni dalla nascita. La pena è elevata a 3 anni per la complicità dei nonni materni o altri consanguinei</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Ecuador</td>
<td width="551" valign="top">Art. 453 – la madre che per nascondere il disonore uccide i figli viene punita con la reclusione da 3 a 6 anni. Uguale pena per i nonni materni spinti dalla medesima motivazione</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Perù</td>
<td width="551" valign="top">Art. 110 c.p. – la madre che uccide il suo bambino durante il parto o sotto l’influenza dello stato puerperale, è punita con la reclusione da 1 a 4 anni o con l’obbligo della prestazione del servizio comunitario da 50 a 140 giorni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Cuba</td>
<td width="551" valign="top">Art. 264 c.p. – la madre che entro 72 ore dal parto uccide il figlio al fine di nascondere il disonore di averlo concepito, incorre nella privazione della libertà da 2 a 10 anni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Stati Uniti</td>
<td width="551" valign="top">Nei numerosi codici statunitensi l’infanticidio è considerato “abuso su minore” ed è lasciata alla discrezione del giudice la pena da infliggere. In teoria sarebbe applicabile anche la pena capitale negli Stati che la prevedono. In pratica tale sanzione non è mai stata inflitta</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<p>Il delitto d’onore è stato derubricato dall’ordinamento italiano con legge 442 del 5/8/ 1981</p>
<p>Si trattava di un omicidio caratterizzato dalla motivazione soggettiva del reo, volta a salvaguardare una particolare forma di <a title="Onore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Onore">onore</a>, o comunque di <a title="Reputazione (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Reputazione&amp;action=edit&amp;redlink=1">reputazione</a>, con particolare riferimento all’ambito relazionale dei rapporti <a title="Matrimonio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio">matrimoniali</a>, nel quale pesano gli esiti estremi della <a title="Pressione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pressione">pressione</a> esercitata dalla <a title="Reputazione (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Reputazione&amp;action=edit&amp;redlink=1">reputazione</a> sociale;</p>
<p>In <a title="Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia">Italia</a>, sino al 1981, un <a title="Delitto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Delitto">delitto</a> perpetrato al fine di salvaguardare l&#8217;onore (es.: uccidere la moglie adultera o il suo amante, spesso entrambi) era sanzionato con <a title="Pena" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pena">pene</a> attenuate rispetto all&#8217;analogo delitto di diverso <a title="Movente (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Movente&amp;action=edit&amp;redlink=1">movente</a>, poiché veniva riconosciuto che l&#8217;<a title="Offesa (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Offesa&amp;action=edit&amp;redlink=1">offesa</a> alla rispettabilità arrecata da una condotta &#8220;disonorevole&#8221; aveva valenza di gravissima <a title="Provocazione (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Provocazione&amp;action=edit&amp;redlink=1">provocazione</a> e la riparazione dell&#8217;onore, anche violenta, godeva di comprensione sociale e giuridica.</p>
<p>il dettato originario della norma:</p>
<p>Codice Penale, art. 587 (ante 1981)<br />
<em>Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell&#8217;atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d&#8217;ira determinato dall&#8217;offesa recata all&#8217;onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.</em></p>
<p>Poi l’abrogazione; per un uomo, quindi, il tentativo di preservare la rispettabilità propria e della famiglia non costituisce una circostanza attenuante. La comprensione sociale e giuridica per la riparazione violenta dell’onore sono – giustamente, vogliamo aggiungere – venute meno; la macchia del delitto d’onore è stata cancellata dal nostro ordinamento in nome di un doveroso senso di civiltà.</p>
<p>In Portogallo e nei maggiori Paesi dell’America Latina invece, ancora oggi, per una donna l’onore può essere difeso anche attraverso l’infanticidio, usufruendo pertanto di pene più miti rispetto all’omicidio commesso per qualsiasi altro movente</p>
<p>Nella normativa italiana non compare il movente dell’onore da salvaguardare, ma rimangono le sanzioni ridotte rispetto all’omicidio volontario e/o preterintenzionale.</p>
<p>Inoltre, anche la sindrome premestruale viene identificata quale attenuante per assolvere l’assassina dall’accusa di omicidio volontario.</p>
<p>In Inghilterra la 29enne Sandie Craddock “a causa dello squilibrio ormonale legato alla sindrome pre-mestruale” ha ucciso a coltellate un suo collega di lavoro. Il tribunale ha identificato come motivo dell’aggressione la sindrome premestruale, pertanto ha deciso di derubricare l’accusa da omicidio volontario ad omicidio colposo.</p>
<p>Sandie quindi non ha avuto una pena detentiva, ma è stata solo condannata con la condizionale e le è stato imposto di curarsi.<br />
La Craddock infatti “in quei giorni” avrebbe anche in precedenza più volte effettuato aggressioni violente nei confronti di uomini e donne, guadagnandosi circa 30 denunce.</p>
<p><a href="http://www.tartaportal.it/forums/58609-donna-uccide-collega-assolta-dal-giudice-sindrome-premestruale.html">http://www.tartaportal.it/forums/58609-donna-uccide-collega-assolta-dal-giudice-sindrome-premestruale.html</a></p>
<p><a href="http://www.straightdope.com/columns/read/2594/can-a-womans-menstrual-cycle-make-her-more-susceptible-to-the-effects-of-alcohol">http://www.straightdope.com/columns/read/2594/can-a-womans-menstrual-cycle-make-her-more-susceptible-to-the-effects-of-alcohol</a></p>
<p><a href="http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?reply_id=233736">http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?reply_id=233736</a></p>
<p><a href="http://www.nytimes.com/1982/03/07/magazine/dispelling-menstrual-myths.html?sec=technology&amp;spon=&amp;pagewanted=5">http://www.nytimes.com/1982/03/07/magazine/dispelling-menstrual-myths.html?sec=technology&amp;spon=&amp;pagewanted=5</a></p>
<p>In Inghilterra, quindi, oltre alle attenuanti emotive per l’uccisione di figli neonati, viene riconosciuta l’attenuante anche per l’accoltellamento di soggetti adulti estranei alla famiglia.</p>
<p>Con la sindrome premestruale le donne è possibile che abbiano ogni mese intere settimane di accesso alle pene attenuate, poi 5/6 giorni di sindrome mestruale, occasionalmente anche la sindrome puerperale&#8230;.</p>
<p>Copertura a vita</p>
<p>Nel Regno Unito è stato creato un pericoloso precedente a causa del quale la tranquillità dell’intera popolazione potrebbe essere indotta a vacillare.</p>
<p>Prima di venire giudicato da un magistrato donna o di essere operato da un chirurgo donna, un inglese dovrebbe informarsi se per caso ha il ciclo o sta per averlo?</p>
<p>A questo punto si rendono necessarie alcune riflessioni</p>
<p>Dando per scontato che legislatori e giuristi di mezzo mondo non siano preda di follia collettiva, è presumibile che le attenuanti universalmente riconosciute in caso di omicidio per mano femminile siano fondate su solide e comprovate basi scientifiche.</p>
<p>Fior di ricerche dovrebbero avvalorare la teoria secondo la quale lo scompenso ormonale dovuto al periodo premestruale ed al periodo puerperale, siano causa o possano esserlo di comportamenti devianti, irrazionali, incontenibili.</p>
<p>La persona che agisce sotto l’influsso destabilizzante dello scompenso ormonale sarebbe quindi impossibilitata a controllare il proprio agire, tanto da avere diritto a considerevoli attenuanti in caso di soppressione di una vita umana.</p>
<p>Non conoscendo nei dettagli la letteratura scientifica dalla quale tale convinzione prende vita, dobbiamo credere che esista e sia abbondantemente dimostrata, visto l’innegabile influsso su decine e decine di Codici Penali.</p>
<p>Sembra, però, una forte delegittimazione delle capacità, dell’autodeterminazione ed in generale delle caratteristiche psico-emotive della donna.</p>
<p>Appare curioso che la figura femminile venga tratteggiata dalla normativa internazionale come una sorta di incapace, categoria protetta in quanto <em>minus habens</em>, irresponsabile delle proprie azioni.</p>
<h2><span style="text-decoration: underline">Non è così, non può essere così</span></h2>
<p>Uno stuolo di donne emancipate dovrebbe contestare la chiave di lettura giudiziaria che può definirle “incapaci di intendere e di volere” quando hanno il ciclo mensile, quando sono in attesa di averlo, quando partoriscono, quando sono in attesa di partorire, dopo avere partorito.</p>
<p>In pratica tutta la vita di una donna sessualmente matura, dalla pubertà alla menopausa</p>
<p>Si tratta di una chiave di lettura giudiziaria in aperto contrasto con le rivendicazioni dell’intero universo femminile.</p>
<p>Quote rosa e sacrosante rivendicazioni di pari opportunità, che fine farebbero secondo i Codici Penali?</p>
<p>Ad una persona fragile ed umorale, talmente in balìa dagli sbalzi ormonali da usufruire delle attenuanti tipiche delle categorie a rischio, soggetta a temporanee ed incontrollabili incapacità di intendere e di volere durante tutto l’arco della propria maturità, chi affiderebbe le chiavi della politica, dell’economia, dell’amministrazione pubblica, della sanità, della magistratura, della polizia o dell’esercito?</p>
<h2><span style="text-decoration: underline">Non è così, non può essere così</span></h2>
<p>Per quale motivo la sindrome premestruale non può indurre in altri errori che non siano l’omicidio? Ogni donna sarebbe a rischio di comportamenti asociali ed incontrollabili in qualunque istante della propria vita, anche al momento di prendere decisioni di cruciale importanza</p>
<h2><span style="text-decoration: underline">Non è così, non può  essere così  </span></h2>
<p>Da Emma Marcegaglia a Conchita De Gregorio, da Giulia Buongiorno a Simonetta Matone, da Milena Gabbanelli a Renata Polverini, migliaia di donne dimostrano ogni giorno il proprio valore, dimostrano di sapersi guadagnare spazi prestigiosi nella politica, nell’imprenditoria, nel giornalismo, nella magistratura ed in molti altri settori storicamente maschili.</p>
<p>Ma se uccide un bambino, ecco che la donna forte, decisa, intelligente, realizzata ed emancipata viene suo malgrado protetta nel bozzolo di una eterna ed irresponsabile incapacità di intendere e di volere.</p>
<p>Come mai nessuna voce femminile, anche autorevole, si è mai levata ad evidenziare questa contraddizione?</p>
<p>Può essere lecita una doppia veste, a seconda della convenienza del momento?</p>
<p>Logica, forte e perfettamente lucida quando reclama le quote rosa; fragile, uterina ed incapace quando deve rispondere alla giustizia.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">Non può essere nemmeno così.</span></p>
<hr size="1" /><a href="http://metromaschile.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_ftnref1">[1]</a> Alessandra Bramante – I<em>L FIGLICIDIO MATERNO, fare e disfare…dall’amore alla distruttività</em>. Aracne, 2005</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2010/infanticidio-normativa-internazionale-comparata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>stalking al femminile: primo studio scientifico in Italia</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/stalking-al-femminile-primo-studio-scientifico-in-italia/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/stalking-al-femminile-primo-studio-scientifico-in-italia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[fenomeni sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Giordano Gaetano]]></category>
		<category><![CDATA[narrazione femminista]]></category>
		<category><![CDATA[Nestola Fabio]]></category>
		<category><![CDATA[psicoantropologia]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[studi e ricerche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=288</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 14 settembre 2009
di Gaetano Giordano e Fabio Nestola
I dati  provengono dai quotidiani nazionali e/o locali che rendono disponibili versioni on-line; il monitoraggio sullo stalking femminile ha riguardato tutte le notizie &#8211; nessuna esclusa &#8211; reperibili in rete.
Le notizie originali sono consultabili sul blog violenza-donne.blogspot.com, dal quale sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 14 settembre 2009</h6>
<p style="text-align: justify">di Gaetano Giordano e Fabio Nestola</p>
<p style="text-align: justify">I dati  provengono dai quotidiani nazionali e/o locali che rendono disponibili versioni on-line; il monitoraggio sullo stalking femminile ha riguardato tutte le notizie &#8211; nessuna esclusa &#8211; reperibili in rete.</p>
<p style="text-align: justify">Le notizie originali sono consultabili sul blog violenza-donne.blogspot.com, dal quale sono anche linkabili le fonti.</p>
<p style="text-align: justify">Il Decreto Sicurezza che conteneva “misure contro gli atti persecutori” (stalking) è stato varato il 23 febbraio 2009 (DL n°11), poi convertito in legge il 23/4 (38/09), pubblicata sulla G.U.n° 95 del 24 aprile.</p>
<p style="text-align: justify">A partire dal 23 febbraio, pertanto, è possibile monitorare gli episodi di cronaca che prima di allora facevano riferimento ai reati di molestie, maltrattamento, ingiurie, minacce, percosse, lesioni, danneggiamento etc., ora accorpati nello stalking qualora siano espressione di un comportamento persecutorio continuato nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify">La norma novellata &#8211; art. 612 bis &#8211; nasce con l’obiettivo dichiarato di contrastare la persecuzione di genere, ove per “genere perseguitato” si intende il solo genere femminile. Quasi che lo status di vittima sia riferibile esclusivamente ad una figura femminile, mentre al genere maschile viene comunemente associato il monopolio della violenza agita, mai subita.</p>
<p style="text-align: justify">Una percezione ricorrente circoscrive la violenza femminile a fenomeni del tutto marginali, sporadici e poco significativi; i procedimenti giudiziari e gli episodi di cronaca nera testimoniano, purtroppo, una realtà profondamente diversa (TABELLE 1 e 2).</p>
<p style="text-align: justify">A sei mesi dal varo della Legge 38/09, un primo monitoraggio registra 41 casi riportati dai media di comportamenti persecutori, violenti e/o molesti, tenuti da donne.</p>
<p style="text-align: justify">ETÀ &#8211; L’età della stalker riserva poche sorprese: un solo caso in entrambe le fasce estreme under 20 ed over 50, mentre nelle fasce intermedie si concentra la larga maggioranza dei casi, con un picco di 13 casi (32%) nella fascia 31-40. In tre casi le fonti non riportavano l’età della donna denunciata per stalking.</p>
<p style="text-align: justify">RIPARTIZIONE SUL TERRITORIO – sostanzialmente simile il numero di episodi verificatisi al nord (16) ed al centro (14), mentre un sensibile calo si registra nei casi accaduti al sud (6) e nelle isole (5), che accorpati raggiungono il 27% dei casi totali verificatisi in Italia nel periodo di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify">MOVENTE – come previsto dal Legislatore, il profilo critico delle relazioni di coppia risulta essere prevalente tra i motivi che generano il reato di stalking (TABELLA 3).</p>
<p style="text-align: justify">Separazioni e divorzi incidono per il 15% (6 casi)</p>
<p style="text-align: justify">Le relazioni interrotte, sia etero che omosessuali, sono la maggioranza: 46% (19 casi)</p>
<p style="text-align: justify">Le relazioni mai nate a causa di un rifiuto scatenano reazioni persecutorie nella misura del 23% (9 casi)</p>
<p style="text-align: justify">Molestie varie, con scarsi elementi valutativi forniti dalle fonti, sono il 13% ( 5 casi)</p>
<p style="text-align: justify">Anche uno dei due casi catalogati come “motivi economici” (Aversa, 25/5) deriva da un divorzio, ma senza accenni a gelosia morbosa o tentativi di imporre una riconciliazione: la persecuzione della stalker era finalizzata ad ottenere dalla vittima somme di denaro più ingenti rispetto a quanto stabilito in tribunale.</p>
<p style="text-align: justify">VITTIME &#8211; in 15 casi la vittima è una donna, in 23 un uomo adulto, in 1 caso la vittima è un minore di sesso maschile (Torino, 10/4), in 2 casi vi sono vittime plurime non sempre quantificabili, in quanto la denuncia per stalking è stata presentata da una famiglia (Campobasso, 4/6) e da un intero condominio nei confronti di un’inquilina molestatrice (Genova, 13/5). In un caso simile di molestie al vicinato, invece, (Rio Marina, 16.8) ci sono vittime identificabili in quanto le persone stalkizzate sono un uomo ed una donna.</p>
<p style="text-align: justify">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align: justify">Questi primi dati smentiscono due postulati:</p>
<p style="text-align: justify">1. Anche le donne perseguitano le donne. È falso pertanto che le donne molestate siano vittime della violenza agita esclusivamente da uomini.</p>
<p style="text-align: justify">2. Anche le donne perseguitano gli uomini. Sono false pertanto le teorie dominanti che circoscrivono ruoli stereotipati: donna/vittima e uomo/carnefice.</p>
<p style="text-align: justify">Punto 1) &#8211; Nel 37% dei casi monitorati la stalker molesta una donna, con motivazioni varie: l’incapacità di accettare l’interruzione di un rapporto saffico, l’attrazione non corrisposta per una partner eterosessuale, il binomio invidia-vendetta, il disegno persecutorio ai danni della nuova compagna del proprio ex.</p>
<p style="text-align: justify">Punto 2) &#8211; La persecuzione di genere non è affatto unidirezionale, anche la donna è in grado di perseguitare, insultare, molestare, usare violenza fisica e psicologica, pertanto anche la figura maschile può esserne vittima.</p>
<p style="text-align: justify">La violenza femminile in generale, ed il female-stalking in particolare, sono oggetto di studio in diversi Paesi europei ed extraeuropei[1], solo in Italia non esiste alcuna indagine ufficiale che studi le vittime di genere maschile, come non esiste alcuna struttura di accoglienza pubblica se ne occupi.</p>
<p style="text-align: justify">Dal monitoraggio emerge una percentuale del 58% di vittime maschili (23 casi su 41 presi in esame, 24 considerando il caso che coinvolge un minorenne), ma in questa sede non è importante stilare classifiche; interessa piuttosto far emergere un aspetto finora ignorato dai promotori della legge sullo stalking, vale a dire la necessità di prevenire, contenere e sanzionare qualunque forma di violenza, indipendentemente dal genere di autori/autrici e vittime.</p>
<p style="text-align: justify">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Si rende inoltre necessario sottolineare un elemento, legato alle motivazioni che spingono la stalker ad agire: nella maggioranza dei casi anche la persecuzione D&gt;D ha come reale obiettivo un uomo.</p>
<p style="text-align: justify">Quando una donna separata compie atti persecutori nei confronti della nuova compagna del proprio ex, l&#8217;intento sembra essere quello di rendere all’ex partner la vita impossibile, creare ostacoli, incrinare l’armonia della nuova coppia, se possibile spingerla alla rottura.</p>
<p style="text-align: justify">La persona abbandonata, in modo particolare quando non riesce a ricostruire una nuova relazione, può percepire come insostenibile la felicità dell’ex partner, colui che identifica come causa scatenante del proprio dolore e della propria solitudine.</p>
<p style="text-align: justify">L’accettazione passiva aggrava il malessere psicologico, l’azione quindi può avere una valenza sia risarcitoria che ostativa, oltre ad essere terapeutica per chi la mette in atto. Agisce perché “deve”, l’acting-out persecutorio diviene la terapia per stare meglio, o illudersi di stare meglio.</p>
<p style="text-align: justify">Ha inizio uno stalking indiretto, con un bersaglio occulto ma reale (l’ex partner) ed uno palese ma strumentale (la nuova compagna). Lo stalking verso una nuova partner sembrerebbe essere, con molta verosimiglianza, più un modo per colpire l&#8217;ex partner che non una mera espressione morbosa della propria gelosia.</p>
<p style="text-align: justify">La stalker potrebbe anche essere in buona fede. Probabilmente riconosce come persecutorie le proprie azioni, ma la persecuzione viene legittimata nella misura in cui considera “giusto” punire l’ex partner attraverso la distruzione di quella felicità lei non riesce a ricostruire.</p>
<p style="text-align: justify">La stalker non ha alcun legame con la vittima palese, se non quello di percepirla come fonte di felicità per la vittima occulta: non ha motivi di rancore pregresso, non vi sono debiti insoluti, carriere ostacolate, vecchie ruggini o faide familiari, spesso non la conosce affatto (es. Modena 26/3; Lucca 18/3; L’Aquila 12/3, Siena 25/6).</p>
<p style="text-align: justify">Se ne deduce che XX non sarebbe stata mai perseguitata se non si fosse legata ad YY, precedente partner della stalker. La vendetta trasversale colpisce in funzione del ruolo sociale, non per caratteristiche individuali della vittima.</p>
<p style="text-align: justify">L’obiettivo sembra quello di fare terra bruciata attorno all&#8217;ex coniuge, chiunque sia la nuova partner. Quindi costei, pur apparendo vittima palese di stalking, in realtà è solo lo strumento attraverso il quale perseguire lo scopo &#8211; reale ma occulto &#8211; di creare pregiudizio all’ex partner ostacolandone la serenità della vita di coppia.</p>
<p style="text-align: justify">Si osserva una differenza sostanziale: mentre lo stalker di genere maschile solo rarissimamente prende di mira il nuovo compagno della ex partner (passando, nel caso, all&#8217;aggressione singola di vario livello che può anche esitare in omicidio, ma rimane atto isolato e non concatenazione di comportamenti), la donna compie azione di stalking anche verso la nuova compagna del proprio ex partner, oltre a poter compiere l&#8217;atto aggressivo singolo.</p>
<p style="text-align: justify">Detto in altri termini, si può ipotizzare che la stalker femminile agisca più facilmente, o quasi esclusivamente rispetto all&#8217;altro sesso, una modalità di stalking indiretto &#8211; per così dire “trasversale” &#8211; , nella quale la vendetta, il tentativo di estorcere i consensi o il ripristino della relazione, vengono veicolati attraverso soggetti estranei alla relazione stessa.</p>
<p style="text-align: justify">Da questo punto di vista, il paragone con i comportamenti riferibili alla sindrome di “Medea” (si colpisce un affetto dell&#8217;uomo amato per colpire lui) sembrano indicare una chiave di lettura del fenomeno: tendenzialmente la donna, quando intende colpire l’ex partner, predilige l&#8217;aggressione contro un affetto di questi, e dunque contro di lui o, in alternativa, contro la sua nuova partner.</p>
<p style="text-align: justify">Come già detto, non esiste o quasi lo stalking U&gt;U inteso come una serie di atti persecutori contro il nuovo partner. Ad ulteriore conferma i dati emergenti dal monitoraggio sui casi di stalking maschile, relativi allo stesso periodo di riferimento 3/09 – 8/09.</p>
<p style="text-align: justify">Su 73 casi censiti 70 (96%) hanno contemplato lo stalking verso donne che hanno rifiutato di divenire partner dell’offender o che hanno cessato di esserlo.</p>
<p style="text-align: justify">Abbiamo poi 1 caso di stalking plurimo, agito da un pregiudicato che terrorizzava le persone del luogo e 3 casi di stalking U&gt;U, tutti verso consanguinei:</p>
<p style="text-align: justify">- verso uno zio (Iglesias, 3/8), sembra per questioni patrimoniali</p>
<p style="text-align: justify">- verso il padre (Bologna, 29/8) a causa dei problemi di alcolismo del figlio.</p>
<p style="text-align: justify">- verso i figli ormai cinquantenni (Genova, 19.8) aggrediti dall’anziano padre ricoverato in clinica psichiatrica.</p>
<p style="text-align: justify">Nessun episodio, quindi, di persecuzione nei confronti di un nuovo partner della propria ex, casistica che invece compare nel monitoraggio dello stalking femminile nella misura del 18% (7 casi su 40).</p>
<p style="text-align: justify">Il tentativo di ottenere soddisfazione e vendetta passa dunque (come avviene appunto anche nei comportamenti “alla Medea”) anche attraverso la ferita affettiva dell&#8217;ex partner, e ciò implica che la donna – contrariamente all&#8217;uomo – tende a colpire per vendetta e che in tal senso non necessariamente la persona colpita deve essere l’ex partner, potendosi la vendetta estendere a chi gli sia affettivamente vicino.</p>
<p style="text-align: justify">Questo può essere una ulteriore indicazione per considerare il “mobbing genitoriale”[2] – vale a dire i tentativi di estromettere il padre dei propri figli &#8211; come una forma di stalking trasversale, nel quale i comportamenti punitivi ed estorsivi rivolti direttamente all&#8217;ex partner nello stalking diretto (molestie, minacce, intimidazioni, violenze fisiche) sono sostituiti da comportamenti tesi a far soffrire l&#8217;ex partner attraverso la sofferenza di un oggetto d&#8217;amore o la sua privazione.</p>
<p style="text-align: justify">Da questo punto di vista, esistono dunque due forme di stalking:</p>
<p style="text-align: justify">- lo “stalking diretto” agito, in percentuali sensibilmente diverse, da soggetti di entrambi i generi,</p>
<p style="text-align: justify">- lo “stalking trasversale”, prerogativa tipicamente femminile.</p>
<p style="text-align: justify">Il che ulteriormente dimostra, in sostanza, come la violenza e l&#8217;aggressività femminile siano un universo tutto da esplorare.</p>
<p style="text-align: justify">Gaetano Giordano,  Fabio Nestola</p>
<p style="text-align: justify">NOTE:</p>
<p style="text-align: justify">[1] Reid Meloy, Cynthia Boyd, &#8211; Female Stalkers and their victims, 2004</p>
<p style="text-align: justify">Purcell R., Mullen P &#8211; A study of women who stalk, 2001</p>
<p style="text-align: justify">http://www.canadiancrc.com/female_sexual_predators_awareness.aspx</p>
<p style="text-align: justify">Kanin JJ., &#8211; Statistics on female rape, 2000</p>
<p style="text-align: justify">Donald G. Dutton, Kenneth N. Corvo , John Hamel The gender paradigm in domestic violence , 2009</p>
<p style="text-align: justify">Daniel Whitaker – Women: often the aggressors, Journal of Public Health 2001</p>
<p style="text-align: justify">Murray A. Straus, Family Research Lab., Un. of New Hampshire, Dominance and Symmerty in partner violence, 2006</p>
<p style="text-align: justify">[2] IL MOBBING GENITORIALE DALL&#8217;ETOLOGIA ALL&#8217;ETICA – Roma, convegno AILAS 2006, Gaetano Giordano e Giuseppe Dimitri &#8211; (PM, 26 Aprile 2007), http://www.psychomedia.it/, <a href="http://www.psychomedia.it/pm/grpind/separ/giordano3.ht">http://www.psychomedia.it/pm/grpind/separ/giordano3.ht</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/stalking-al-femminile-primo-studio-scientifico-in-italia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>riforma dei cognomi in dirittura d&#8217;arrivo: ad un&#8217;antica discriminazione di genere sta per sostituirsene un&#8217;altra</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/riforma-dei-cognomi-in-dirittura-darrivo-ad-unantica-discriminazione-di-genere-sta-per-sostituirsene-unaltra/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/riforma-dei-cognomi-in-dirittura-darrivo-ad-unantica-discriminazione-di-genere-sta-per-sostituirsene-unaltra/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[femminilizzazione della società]]></category>
		<category><![CDATA[paternità spirituale]]></category>
		<category><![CDATA[proposte]]></category>
		<category><![CDATA[riforma dei cognomi]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>
		<category><![CDATA[studi e ricerche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=276</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 3 giugno 2009
Apprendo, nel leggere il blog di Claudio Risè, che la tanto attesa (non dal sottoscritto) riforma dei cognomi si trova in dirittura d&#8217;arrivo. Secondo tale riforma al tradizionale cognome paterno ne verrà affiancato un&#8217;altro, materno (prima o dopo? Ah, che problema!), decidendo poi la persona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 3 giugno 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Apprendo, nel leggere il blog di Claudio Risè, che la tanto attesa (non dal sottoscritto) riforma dei cognomi si trova in dirittura d&#8217;arrivo. Secondo tale riforma al tradizionale cognome paterno ne verrà affiancato un&#8217;altro, materno (prima o dopo? Ah, che problema!), decidendo poi la persona in questione quale dei due vorrà trasmettere a sua volta ai propri figli.</p>
<p style="text-align: justify">Nel mio piccolo, concordo con il Prof. Risè quando afferma la portata simbolica &#8211; in termini di appartenenza ed identità &#8211; del cognome, così come convengo che sia oggettivamente ingiusto, attualmente, che la Madre non possa trasmettere il proprio alla prole; sempre allo stesso modo sono fermamente convinto che procedere secondo un principio di rivincita &#8211; vendetta per le passate discriminazioni costituisca una deriva sociale dagli effetti per tutto deleteri.</p>
<p style="text-align: justify">Però, sempre nel mio piccolo, sono anche fermamente convinto che proprio per la medesima grande portata simbolica della faccenda i singoli individui non dovrebbero avere alcuna possibilità di scelta e che l&#8217;abolizione del cognome paterno sia una follia, in termini di ulteriore allontanamento del Padre dalla famiglia e dai figli con tutti i disastri sociali che ne derivano.</p>
<p style="text-align: justify">Non nascondiamoci dietro un dito. Questa riforma di fatto è la fine di quel simbolo millenario &#8211; il cognome maschile &#8211; di reciproca appartenenza ed identificazione tra Padri e figli.</p>
<p style="text-align: justify">Ma può esistere una soluzione in grado di salvare capra e cavoli, ossia dare riconoscimento alle giuste rivendicazioni femminili senza dover cancellare questo simbolo di appartenenza? La risposta è si.</p>
<p style="text-align: justify">Si tratta infatti di un tema al quale sono particolarmente sensibile e che ho già studiato in precedenza, essendomene occupato fin dal 2005 dapprima con una ricerca per la redazione di Uomini3000, in seguito anche con un articolo su questo blog (cliccare sul tag &#8220;riforma dei cognomi&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify">In questi elaborati sostenevo una tesi alla quale io credo ancora fermamente perché costituisce a mio avviso l&#8217;uovo di colombo, e che è questa: alla prole vengono trasmessi i cognomi di entrambi i genitori, ma le femmine trasmetteranno alla generazione successiva solo il cognome della Madre, i maschi solo quello del Padre.</p>
<p style="text-align: justify">Gli effetti pratici di un tale assetto sarebbero che l&#8217;attuale &#8220;lignaggio maschile&#8221; rimarrebbe inalterato (perchè effettivamente ora è così, tutta la prole eredita il cognome del padre ma solo i maschi la trasmettono alla generazione successiva) ma verrebbe affiancato da un analogo cognome femminile funzionante in maniera assolutamente speculare (tutta la prole lo eredita, ma solo le femmine lo trasmettono alla generazione successiva).</p>
<p style="text-align: justify">Credete che una soluzione così semplice fosse fuori della portata di legislatori e politici? No, ma nessuno ci ha pensato (rectius: nessuno ci ha voluto pensare): probabilmente perchè, nella sua semplicità e razionale spirito di giustizia, non era fungibile agli scopi ideologici del politicamente corretto secondo cui si rende giustizia alle donne bastonando gli uomini &#8211; meglio se Padri &#8211; e secondo cui quanto più l&#8217;individuo è sovrano nel suo arbitrio, legibus solutus, più è libero.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/riforma-dei-cognomi-in-dirittura-darrivo-ad-unantica-discriminazione-di-genere-sta-per-sostituirsene-unaltra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Serge Latouche</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/serge-latouche/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/serge-latouche/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[studi e ricerche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=273</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 19 maggio 2009
Torniamo sull&#8217;argomento dell&#8217;economia antifamiliare ed antipaterna, già affrontato nei post taggati &#8220;economia&#8221;, dove avevamo visto – analizzando la struttura dei consumi – che il sistema economico per poter sussistere abbisogna di una società di single.
Avevamo trattato il tema anche nell&#8217;ultimo post della serie, , dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 19 maggio 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Torniamo sull&#8217;argomento dell&#8217;economia antifamiliare ed antipaterna, già affrontato nei post taggati &#8220;economia&#8221;, dove avevamo visto – analizzando la struttura dei consumi – che il sistema economico per poter sussistere abbisogna di una società di single.</p>
<p style="text-align: justify">Avevamo trattato il tema anche nell&#8217;ultimo post della serie, , dove avevamo visto che in realtà il sistema crea a questo scopo una serie di bisogni assolutamente artificiali che determinano altresì, per come sono strutturati (produzione di beni non durevoli, ossia l&#8217;usa e getta), l’autodistruzione del capitale stesso (per chi non lo sapesse, il capitale non è costituito dai soldi, ma dai beni).</p>
<p style="text-align: justify">Che tale configurazione dell’economia moderna sia antifamiliare, ce lo dimostrano &#8211; e più di tanti indici economici &#8211; notizie crude come quella, recente, di fonte Caritas, secondo cui l’afflusso di disperati alla mensa dei poveri è costituito guarda caso proprio da famiglie e perlopiù monoreddito, ossia la tipica fattispecie di famiglia tradizionale.</p>
<p style="text-align: justify">Come tuttavia la sociologia e la psicologia sociale ci ha insegnato già da tempo, la struttura ed il funzionamento dell’economia hanno un potente impatto sulla mentalità sociale e sui punti di vista condivisi.</p>
<p style="text-align: justify">Già nell&#8217;ultimo articolo pubblicato Cesare Brivio ci aveva mostrato come la civiltà delle multinazionali e del consumo di massa ha determinato un certo tipo di femminismo, con l&#8217;elaborazione del concetto di uoma (la donna uomo) ma, a mio avviso, se riflettiamo sugli assunti di cui sopra, stiamo andando ad una fase assolutamente ulteriore: che prevede la distruzione finale della famiglia, dei legami personali, genitoriali e parentali creando una società assolutamente atomizzata di individui che, potendo accedere soltanto a beni non durevoli (di consumo e non di consumo che siano), risulteranno in stato di assoluta dipendenza. In questo modo la replica del ciclo di produzione &#8211; distruzione &#8211; nuova produzione sarà assicurata a tempo indeterminato e senza possibilità di uscita.</p>
<p style="text-align: justify">Tale sistema economico sta modellando su se stesso la società, incoraggiando e sostenendo tutta una serie di elaborazioni teoriche e situazioni pratiche conseguenti e finalizzate all&#8217;atomizzazione sociale e personale.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo la distruzione del Padre, infatti, stiamo assistendo alla distruzione della Madre: è di questi giorni la notizia dell&#8217;utilizzo, anche da parte di coppie italiane, dell&#8217;utero in affitto e la notizia della realizzazione dell&#8217;utero artificiale. Non soltanto, ma è stato reso possibile un aborto selettivo &#8220;on demand&#8221; perché le caratteristiche del nascituro non erano gradite (il nascituro era di sesso femminile mentre la madre voleva un maschio). E tanto altro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Queste &#8220;evoluzioni&#8221; presuppongono la totale scomparsa del concetto di legame personale e sacro per un ordine deontologico superiore che vede semplicemente il numero e la &#8220;qualità&#8221; dei futuri consumatori &#8211; dipendenti: che saranno tutti belli, forti, non si ammaleranno mai e non avranno altri legami al mondo che non siano quello con il sistema &#8211; mamma. In altri termini, qualcosa di assolutamente paragonabile al NAZISMO.</p>
<p style="text-align: justify">Nessuno – in sede politica &#8211; sente realmente il bisogno di interrompere la spirale viziosa: il sentire comune ha infatti già elaborato teorie e punti di vista a supporto del trend economico, e la politica (che del sentire comune si nutre, basandosi sui grandi numeri) conseguentemente tace.</p>
<p style="text-align: justify">Il problema è che lasciando che il sistema continui a funzionare nel modo attuale, con la progressiva e sistematica distruzione del capitale e dei rapporti familiari, le conseguenze a lunga scadenza saranno ben peggiori dell’attuale crisi.</p>
<p style="text-align: justify">Un ritorno alla famiglia comporterebbe comunque una forte ristrutturazione economica; detto in italiano corrente, si tratterebbe di aggravare (almeno temporaneamente) la crisi già in atto, considerato che il sistema industriale si basa – come dicevamo &#8211; sui consumi usa e getta dei singles.</p>
<p style="text-align: justify">Con questi presupposti, cosa fare? Io sono dell’idea di cominciare a gettare dei granelli nella ruota dentata del postconsumismo. Come dicevo nell’altro post, infatti, la vera rivolta si fa con il portafogli in mano. Iniziamo, ad esempio, a rifiutarci di comprare merci usa e getta e rifutiamo il consumismo. Alla lunga, qualcosa dovrà succedere.</p>
<p style="text-align: justify">C’è chi ha razionalizzato e teorizzato tutto questo anche in altra forma e partendo da altri presupposti. Il riferimento è a Serge Latouche, autore del libro “Teoria della Decrescita felice”.</p>
<p style="text-align: justify">La scelta del titolo a mio avviso non è delle più felici, perché può sembrare che Latouche ci voglia portare verso una sorta di sottosviluppo programmato: in realtà, non è affatto così. Io direi, piuttosto, che trattasi di una sorta di reindirizzamento del capitale, degli investimenti e dei consumi verso forme di produzione più stabili e durature nel tempo, il che sarebbe perfettamente coerente con i nostri discorsi.</p>
<p style="text-align: justify">Ce la farà Serge a influenzare l’opinione pubblica europea? Non lo sappiamo; per il momento vi offriamo il link al movimento che sulle sue teorie è recentemente nato. E buona lettura</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/serge-latouche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’unica vera “ribellione al sistema” è quella che si fa con il portafogli. Alcune considerazioni economiche partendo da un papà in foresta</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/l%e2%80%99unica-vera-%e2%80%9cribellione-al-sistema%e2%80%9d-e-quella-che-si-fa-con-il-portafogli-alcune-considerazioni-economiche-partendo-da-un-papa-in-foresta/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/l%e2%80%99unica-vera-%e2%80%9cribellione-al-sistema%e2%80%9d-e-quella-che-si-fa-con-il-portafogli-alcune-considerazioni-economiche-partendo-da-un-papa-in-foresta/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:45:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[femminilizzazione della società]]></category>
		<category><![CDATA[studi e ricerche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=265</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 5 febbraio 2009
Leggo, sull’edizione di ieri del “Corriere della Sera” di un Padre che, molti anni fa, messo di fronte al tritacarne della trimurti separazione – divorzio &#8211; affido ha preferito prendere i suoi due bambini e scomparire in una foresta, dove i tre hanno vissuto felicemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 5 febbraio 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Leggo, sull’edizione di ieri del “Corriere della Sera” di un Padre che, molti anni fa, messo di fronte al tritacarne della trimurti separazione – divorzio &#8211; affido ha preferito prendere i suoi due bambini e scomparire in una foresta, dove i tre hanno vissuto felicemente per dieci anni facendo gli allevatori di bestiame in una casa auto costruita e corredata da utilities altrettanto auto costruite ed autogestite (pannelli solari, pozzo dell’acqua, etc.).</p>
<p style="text-align: justify">Dopo dieci lunghi anni, si diceva, questa famiglia di fuggiaschi è stata rintracciata. Il Padre in questione è stato ovviamente messo in prigione per ratto di minore, mentre i bambini (ormai adulti) hanno dichiarato che la loro intenzione è comunque quella di continuare a vivere esattamente come in questi dieci anni.</p>
<p style="text-align: justify">Condivido in pieno che questo Padre sia stato arrestato, perché esso non rappresenta altro che l’equivalente maschile di quelle donne che sottraggono i figli dal rapporto con il Padre e pertanto, nella stessa misura in cui condanno queste ultime, condanno anche il Padre in questione.</p>
<p style="text-align: justify">Si faccia la galera che gli spetta, quindi, ma in tutto questo &#8211; siccome non è il primo caso del genere di cui giunga notizia &#8211; volevo proporre la seguente riflessione: a mio avviso, il disagio di questo e di altri Padri non è legato soltanto alle problematiche derivanti dalla citata trimurti separazione &#8211; divorzio &#8211; affido, ma investe una sfera più generale. Altrimenti non si spiegherebbe la scelta che ha fatto: le cronache criminali sono infatti letteralmente piene di gente che viene beccata a vivere in clandestinità nelle città o nei centri abitati. E, quindi, perché dare nell’occhio andandosene in campagna a costruire case abusive e pannelli solari?</p>
<p style="text-align: justify">Il malessere che è in ballo, in realtà, è legato ad un ormai insostenibile esproprio dalle funzioni fondamentali dell’essere umano ad opera di un sistema innaturalmente addomesticante.</p>
<p style="text-align: justify">Viviamo immersi in un sistema di bisogni artificiali, creati ad arte, le nostre energie non sono più indirizzate verso il soddisfacimento di naturali necessità ed aspirazioni, ma a correre dietro incessantemente a cose che rappresentano la nullità esistenziale ed economica e che però il sistema ci mette di fronte a ritmo continuo, senza che neanche ce ne accorgiamo. E quando parlo del “sistema”, parlo in realtà di quella sorta di “matrix” sociale che ci tiene sotto controllo facendo in modo da espropriarci delle nostre energie, dei nostri soldi e della nostra volontà utilizzando un insieme di convenzioni culturali e di strumenti economico-giuridici, a cominciare proprio da quella trimurti separazione – divorzio – affido che per il sistema è un grandioso affare, come anche avevo sottolineato in questo post. In altri termini, ci muoviamo in questa società come una massa di drogati sotto un potente allucinogeno, che però non sappiamo di aver assunto. Ci troviamo perennemente sotto scacco, completamente legati da situazioni economiche, giuridiche e sociali che non hanno alcuna funzione utile per gli individui (se non che apparentemente) ma servono bensì a tenerci sotto controllo disegnando un preciso “profilo” di consumatore (vedi qui anche in questo caso).</p>
<p style="text-align: justify">E questa, si badi bene, non è la solita generica filippica contro il consumismo o contro il capitalismo: perché vi dico in tutta sincerità che se ho voglia di comprarmi un qualche costoso giocattolo (tipo una tv da 42 pollici), lo faccio senza pensarci due volte (portafogli permettendo).</p>
<p style="text-align: justify">E non si tratta neanche di una generica aspirazione ad un vago “ritorno alla natura”, perché vi garantisco, con altrettanta sincerità, che non ho nessuna voglia di rinunciare alle (cospicue) comodità di casa mia.</p>
<p style="text-align: justify">Il bello è, a mio avviso, che ribellarsi a questa società mammesca creatrice di bisogni (e loro soddisfacitrice, previa rinuncia alla libertà), non comporta alcun tipo di sacrificio, anzi può provocare arricchimento (anche materiale) e ve ne spiego anche i motivi.</p>
<p style="text-align: justify">Facciamo degli esempi pratici. Delle banalità, immediatamente comprensibili. Ognuno di noi è collegato, in casa propria, alla rete elettrica. Secondo voi, quanto ne abbiamo bisogno? Ragioniamo. Tutte le utilities che abbiamo in casa (dalle lampadine a basso consumo, ai telefonini, ai computer) in realtà funzionano a 12 – 24 volts. Per alimentare tutto questo sarebbe sufficiente un pannello solare (anche piccolo) attaccato ad una batteria di camion. Rapido. Pulito. Indolore. Gli unici elettrodomestici per i quali serve oggettivamente il 220 volts, sono il frigo e la lavatrice: ma sono sicuro che, se un tecnico di buona volontà si mette a studiare il problema, riesce a far funzionare anche questi a 24 volts o con sistemi alternativi.</p>
<p style="text-align: justify">Allora, con queste premesse, continuate a ritenere così indispensabile stare attaccati alla mammella dell’ENEL con tutto il suo portato di spese per costi di allacciamento, accise, canoni, IVA… e chi più ne ha più ne metta? O, forse, come ritengo io, non vi serve a nulla ma ve lo hanno solo fatto credere?</p>
<p style="text-align: justify">Altro esempio, altro capitolo. “Il metano vi dà una mano”. Ve la ricordate questa pubblicità, che furoreggiava negli anni 80-90? Bene, qualsiasi tecnico serio vi dirà che le caldaie, tra tutte le macchine termiche, sono quelle più inefficienti: le migliori, quelle di ultima generazione, arrivano al massimo al 30% di efficienza. Ciò vuol dire che su 100 calorie prodotte dalla macchina, soltanto 30 (al massimo) finiscono in casa vostra, le altre se ne vanno in cielo. Orbene, vi sconvolgerebbe sapere, a questo proposito, che una banale stufa a legna ben organizzata può arrivare tranquillamente ad 80-90% di efficienza? E che se casa nostra è adeguatamente ristrutturata non ci sarebbe neanche bisogno di accenderla troppo spesso?</p>
<p style="text-align: justify">Allora, siamo ancora convinti che il metano ci dà una mano, considerato che il 70% se ne va in cielo e che questo spreco ce lo paghiamo noi (ivi compresi i soliti canoni, accise, IVA, e tutte le altre cazzate che si sono inventati per tenerci sotto botta)?</p>
<p style="text-align: justify">Gli esempi potrebbero continuare, ma sento già l’obiezione: non è possibile mandare “a legna” e a pannelli solari i condomini delle nostre città. Questo è verissimo. Ma è un’obiezione che mi introduce ad un’altra domanda: ci servono davvero i grandi condomini delle nostre città? O, piuttosto, tra caterve di spese per gestione, manutenzione, assicurazione, ascensore e chi più ne ha più ne metta non sono anch’essi delle trappole? Sostituire i condomini con gruppi di villette comporterebbe certamente una maggiore occupazione di territorio, ma sarebbe un territorio “produttivo” in termini di energia (legna, pannelli solari) e quindi non sprecato.</p>
<p style="text-align: justify">Passare ad un sistema di vita del genere, chiudendo la porta in faccia a queste finte utilità (in realtà strumenti ricattatori ed allucinogeni) non comporterebbe poi alcun impoverimento ma anzi un arricchimento, non solo umano bensì anche materiale in quanto le nostre energie (ed i nostri soldi) potrebbero essere impiegati altrimenti (magari a comperare la famosa TV da 42 pollici) che non a foraggiare questo spreco di massa utile soltanto a tenerci come schiavi sotto ricatto, incapaci di gestire realmente le nostre vite e perciò mansueti. Pensate alla caterva di bollette, avvisi, raccomandate a/r che vi piombano in casa continuamente. E’ solo paccottiglia, non vi servono. Servono a qualcun altro, interessato &#8211; più che al vostro portafogli – a fare in modo di tenervi perennemente occupati e (soprattutto) pre-occupati. Sennò pensate, sennò decidete.</p>
<p style="text-align: justify">Pensate allo scandalo della raccolta dell’immondizia. Paghiamo delle cospicue tasse per questo servizio, mentre dovrebbero essere loro a pagare noi perché gli cediamo a titolo gratuito delle materie prime (vetro, metalli, etc.) di nostra proprietà. E invece paghiamo, e ve la fanno anche pesare.</p>
<p style="text-align: justify">Ci sarebbe da dire: signori, da domani i rifiuti alimentari li brucio nella mia stufa, mentre invece carta, metalli e vetro me li vendo (è fattibile, queste materie hanno un prezzo). Conseguentemente, non pagherò più la tassa di smaltimento dei rifiuti, perché come vedete me li smaltisco da me. Rifiutarsi di pagare questa tassa però non è possibile ed il risultato è che io non ho nessun incentivo a fare la raccolta differenziata. Perché dovrei, in fin dei conti? Appellarsi al senso civico per me non basta, perché a mio modo di vedere è lo stato che deve dimostrare per primo di avere senso civico nei confronti dei cittadini, e non mi risulta che ciò accada. E, comunque, non c’è senso civico che tenga (e ci mancherebbe altro) quando io pago per non ottenere nulla mentre non vengo pagato quando invece cedo qualcosa a qualcuno che poi ci guadagna (le varie società di riciclaggio).</p>
<p style="text-align: justify">Per non parlare del fatto che nelle nostre città la catena distributiva ha ormai raggiunto dei livelli di complicazione e di strutturazione assolutamente inaccettabili: con numerosi passaggi, in ognuno dei quali qualcuno guadagna senza conferire al prodotto alcun valore aggiunto e gravato egli stesso dalla solita caterva di balzelli ed oneri. Non credete che sia giunta l&#8217;ora di organizzare dei gruppi di acquisto degni di questo nome? E proprio in nome della libertà di mercato, direi.</p>
<p style="text-align: justify">A voler studiare fino in fondo la faccenda insomma gli esempi potrebbero essere veramente infiniti. Vi risparmio il capitolo automobile (che da solo comporterebbe un trattato), ma vi invito &#8211; per chiudere &#8211; a guardare solo per un attimo al settore dell’usa e getta: e per far questo parliamo dell’oggetto più banale che esista, il fazzoletto di carta. Quanti ne usiamo, nella nostra vita? Considerato che un fazzoletto di stoffa può essere usato migliaia di volte, al posto di migliaia di fazzoletti di carta, ne consegue che quest’ultimo rappresenta probabilmente l’oggetto più costoso della storia.</p>
<p style="text-align: justify">Non è l’oro, non sono i preziosi, non l’uranio, né l’alta tecnologia: l’oggetto più costoso di tutti i tempi è il fazzoletto di carta.</p>
<p style="text-align: justify">Quando ancora mi radevo, usavo un bellissimo rasoio di ottone (che aveva – ed ha &#8211; anche un certo effetto arredante in bagno). Un oggetto bello, costoso, pagato un bel po’. Con le premesse di cui sopra, chi credete che spendesse di più per la propria rasatura? Io, oppure gli affezionati all’usa e getta?</p>
<p style="text-align: justify">E questo rasoio ce l’ho ancora. Sono quindi più ricco di loro, perché io possiedo un oggetto (che posso riutilizzare quando voglio) e loro invece no. Io, volendo, mi rado pressoché gratis (ci metto solo il sapone), mentre loro sono invece costretti (e non lo sanno) a pagare una specie di tassa sulla rasatura dalla quale io sono esentato.</p>
<p style="text-align: justify">La chiudo qui, perché veramente questo post si sta dilatando all’inverosimile, ma tanto credo di aver reso il concetto chiaramente. Per ribellarsi a questa società sfruttatrice, parassitaria, creatrice di bisogni ricattatori, è necessario iniziare – e seriamente – a chiudere i giochi con le finte utilità ed il finto progresso di cui siamo circondati, altro che spaccar vetrine.</p>
<p style="text-align: justify">Studi ed esperimenti su queste tematiche sono in atto ormai in tutto il mondo, e sarà mia cura (nonché mio piacere) riferire sull’andamento.</p>
<p style="text-align: justify">C’è anche un mio amico architetto, ad esempio, che sta effettuando degli studi per progettare comunità perfettamente autosufficienti dal punto di vista alimentare ed energetico. Vi riferirò anche su questo, man mano che emergeranno i risultati.</p>
<p style="text-align: justify">Siamo in un sistema di mercato? Bene, allora cominciamo a ragionare con il portafogli in mano, in foresta come in città. E se lo facciamo spassionatamente, senza condizionamenti, con la mente lucida e sgombra, ne possono venire fuori delle belle…</p>
<p style="text-align: justify">Ne riparliamo, statene certi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/l%e2%80%99unica-vera-%e2%80%9cribellione-al-sistema%e2%80%9d-e-quella-che-si-fa-con-il-portafogli-alcune-considerazioni-economiche-partendo-da-un-papa-in-foresta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>società di single e divorzio di massa: a chi convengono</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/societa-di-single-e-divorzio-di-massa-a-chi-convengono/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/societa-di-single-e-divorzio-di-massa-a-chi-convengono/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:36:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[paternità umiliata]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[studi e ricerche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=259</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 16  gennaio 2009
Uno dei dati da sempre risaputi è che il single tende a consumare di più rispetto ad una famiglia. Questo elemento è di banale constatazione: una lampadina adopera la stessa energia &#8211; ed agli stessi costi &#8211; sia che illumini una persona sia che ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 16  gennaio 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Uno dei dati da sempre risaputi è che il single tende a consumare di più rispetto ad una famiglia. Questo elemento è di banale constatazione: una lampadina adopera la stessa energia &#8211; ed agli stessi costi &#8211; sia che illumini una persona sia che ne illumini quattro.</p>
<p style="text-align: justify">Questo assunto però diventa molto meno banale se andiamo a vedere il disaggregato dei consumi per capitoli di spesa/quoziente familiare, da cui emergono una serie di dati interessanti che ci dimostrano delle ulteriori verità.</p>
<p style="text-align: justify">Di tutte le analisi e le tabelle che vengono prodotte continuamente su questo tipo di temi, ho scelto quelle elaborate un po&#8217; di tempo fa (ma sostanzialmente attuali) dalla Camera di Commercio di Milano e che ritengo esemplari per chiarezza, immediatezza e sinteticità della presentazione.</p>
<p style="text-align: justify">Iniziamo con la tabella n. 1, che ci mostra la struttura dei consumi per numero di componenti del nucleo familiare. Già ad una prima lettura possiamo vedere come, in linea di massima, c&#8217;è un aumento incrementale dei consumi per aumento del numero di componenti ma NON un aumento cumulativo e già questo dimostra l&#8217;assunto di partenza: i consumi dei componenti di una famiglia, fosse anche una famiglia composta di sole due persone, sono sempre inferiori ai consumi che effettuerebbero i componenti di quella famiglia se vivessero soli. Ma leggiamo con ulteriore attenzione cercando di capirne di più.</p>
<p style="text-align: justify">Tabella n. 1</p>
<p style="text-align: justify">La tabella ci mostra che a fronte di un aumento incrementale medio delle voci per numero dei componenti, il capitolo relativo all&#8217;abitazione mostra un incremento veramente lievissimo: se ne deduce che la casa, per i single, è costosissima ma richiestissima e contribuisce pertanto a tenere radicalmente alta la domanda e quindi il corso del mercato immobiliare italiano, non a caso il più alto d&#8217;Europa malgrado la crisi.</p>
<p style="text-align: justify">Altre voci, invece, mostrano una netta impennata solo al passaggio da due componenti a tre per nucleo familiare.</p>
<p style="text-align: justify">Il riferimento è ai capitoli trasporti, tempo libero e istruzione: evidentemente, si tratta di necessità che, in presenza di figli, subiscono una notevole spinta. Provatevi a prenotare una vacanza per una famiglia di quattro persone. Si tratta di una operazione difficile per i tour operator (che devono trovare spazi adeguati) e costosa per le famiglie in questione che quegli spazi se li devono pagare: ed infatti, i tour operator lavorano perlopiù con coppie o single (anche perchè quattro stanze per quattro singles rendono più della stanza da quattro che serve per una coppia con due bambini).</p>
<p style="text-align: justify">Idem per i trasporti: con bambini al seguito, spostarsi con l&#8217;automobile è d&#8217;obbligo (e si pongono senza dubbio delle necessità ulteriori di spostamento). Ma mentre una famiglia di quattro persone ne acquisterà una, di automobile, quattro single ne acquisteranno quattro: i trasporti rappresentano quindi un pessimo affare per le famiglie, nella stessa misura in cui le famiglie costituiscono un pessimo affare per l&#8217;industria dell&#8217;auto.</p>
<p style="text-align: justify">Proviamo adesso ad approfondire questi elementi andando a vedere, con la successiva tabella n. 2, la ripartizione della spesa non più per numero dei componenti, ma per tipo di nucleo familiare.</p>
<p style="text-align: justify">Tabella n. 2</p>
<p style="text-align: justify">Questa seconda tabella, che a sua volta è una specificazione, una diversa aggregazione dei medesimi dati della prima che abbiamo visto, ci mostra le seguenti ulteriori evidenze:</p>
<p style="text-align: justify">1. se sommate i consumi delle &#8220;famiglie monogenitori&#8221; (ossia divorziata/o affidatario/a con figli) con i consumi della &#8220;persona sola&#8221; (single o divorziato/a non affidatario/a) otterrete valori di consumo che sono &#8211; per ogni capitolo &#8211; in ogni caso maggiori di quelli della &#8220;coppia o altra convivenza con figli&#8221;. Ossia, dopo il divorzio si consuma globalmente di più rispetto a quando si era in costanza di matrimonio.</p>
<p style="text-align: justify">Questo vuol dire che per il sistema consumistico il divorzio rappresenta sempre e comunque un ottimo affare (senza contare l&#8217;ulteriore indotto in termini di pratiche legali e burocratiche che i separati conoscono bene).</p>
<p style="text-align: justify">2. i consumi della colonna &#8220;coppia o altra convivenza senza figli&#8221; sono sempre meno del doppio della colonna &#8220;persona sola&#8221;, rapporto che peggiora in maniera incrementale in presenza di uno o più figli. Ciò vuol dire che per il sistema consumistico la famiglia &#8211; specialmente se con figli &#8211; è un pessimo affare mentre il singolo che vive solo rappresenta il massimo della convenienza, seguito a ruota dalla famiglia monogenitore. Quindi: per il sistema consumistico una società di single rappresenta sempre e comunque un ottimo affare.</p>
<p style="text-align: justify">3. Dato tuttavia che, come ci mostrano le suddette tabelle, i consumi dei singles e dei divorziati sono molto più alti rispetto alle famiglie con figli in costanza di matrimonio, e vista la diffusione di massa di questi fenomeni, ne consegue che siamo ormai in presenza di una società a limitate capacità di risparmio. Se poi accoppiamo quest&#8217;ultima informazione con quella relativa al corso dei prezzi immobiliari tenuto artificalmente alto per le considerazioni di cui sopra ecco a voi, signori e signore, la crisi dei mutui che le banche stanno tentando di scaricare sul fisco (aiuti di stato), ossia sul &#8220;risparmio forzoso&#8221; che ognuno di noi è tenuto a fare per legge: con l&#8217;ulteriore effetto di tenere alto il prelievo fiscale e il tasso d&#8217;interesse.</p>
<p style="text-align: justify">Sintesi ultima:</p>
<p style="text-align: justify">Volete riuscire &#8211; in un colpo solo &#8211; nel capolavoro di ribellarvi al &#8220;sistema&#8221; e nel contempo abbassare le tasse, il corso del mercato immobiliare e la costosità dei mutui? Bene, la mossa da fare è questa:</p>
<p style="text-align: justify">sposatevi, fate due o tre figli e cercate di non divorziare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/societa-di-single-e-divorzio-di-massa-a-chi-convengono/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La mancanza del padre tra insicurezza e panico. Una ricerca del San Raffaele.</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/la-mancanza-del-padre-tra-insicurezza-e-panico-una-ricerca-del-san-raffaele/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/la-mancanza-del-padre-tra-insicurezza-e-panico-una-ricerca-del-san-raffaele/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[psicoantropologia]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>
		<category><![CDATA[studi e ricerche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=255</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 11  gennaio 2009
Leggo, sul sito dell&#8217;ADNKRONOS, ma anche su &#8220;Il Tempo&#8221; l&#8217;interessante notizia di uno studio condotto dal San Raffaele di Milano secondo cui il distacco precoce, in età infantile, da uno o entrambi i genitori, comporterebbe l&#8217;insorgenza nei bimbi di attacchi di panico ed ansia nonché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 11  gennaio 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Leggo, sul sito dell&#8217;ADNKRONOS, ma anche su &#8220;Il Tempo&#8221; l&#8217;interessante notizia di uno studio condotto dal San Raffaele di Milano secondo cui il distacco precoce, in età infantile, da uno o entrambi i genitori, comporterebbe l&#8217;insorgenza nei bimbi di attacchi di panico ed ansia nonché il trascinarsi fino all&#8217;età adulta di sintomatologie asmatiche o legate a forme di insicurezza grave.</p>
<p style="text-align: justify">Dico a bruciapelo che a mio avviso tale studio si riferisce in realtà alla problematica della mancanza del Padre, se è vero &#8211; come è vero &#8211; che nel 90% dei casi quando avviene la separazione della coppia si ha automaticamente l&#8217;allontanamento del Padre dalla famiglia.</p>
<p style="text-align: justify">Se anche questa banale constatazione non fosse sufficiente, basti considerare un dato fondamentale contenuto nello studio stesso, alloquando si afferma che &#8220;un lutto o il divorzio dei genitori &#8211; ma anche semplicemente l&#8217;emigrazione all&#8217;estero del padre alla ricerca di un nuovo lavoro &#8211; possono modificare la respirazione probabilmente cambiando la fisiologia dall&#8217;età infantile in modo relativamente stabile, o per tutta la vita.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">In ogni caso, ecco a voi l&#8217;articolo per esteso</p>
<p style="text-align: justify">____________________________</p>
<p style="text-align: justify">Figli di genitori separati più a rischio di attacchi di panico</p>
<p style="text-align: justify">Secondo uno studio del San Raffaele di Milano la grave esperienza di distacco li accomuna anche agli orfani e ai bimbi di emigrati</p>
<p style="text-align: justify">Milano, 7 gen. (Adnkronos/Adnkronos Salute) &#8211; Ci sono anche gli attacchi di panico nel bagaglio che i figli di genitori separati si porteranno dietro fino all&#8217;età adulta. Responsabile: la grave esperienza di distacco che li accomuna anche agli orfani e ai bimbi di emigrati.</p>
<p style="text-align: justify">Sono loro, secondo uno studio condotto dall&#8217;Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e dall&#8217;Istituto scientifico universitario San Raffaele, ad avere più probabilità di ammalarsi di attacchi di panico da adulti.</p>
<p style="text-align: justify">I ricercatori hanno osservato il fenomeno in oltre 700 gemelli del Registro nazionale norvegese.E i risultati del lavoro, realizzato in collaborazione con il Norwegian Institute of Public Health, il Queensland Institute of Medical Research di Brisbane (Australia) e il Virginia Institute of Psychiatry and Behavioural Genetics di Richmond (Usa), sono stati pubblicati sulla rivista &#8216;The Archives of General Psychiatry&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify">Gli scienziati hanno approfondito il legame, già ipotizzato, fra il rischio amplificato di sviluppare disturbi di panico e l&#8217;ansia da separazione o l&#8217;esperienza di una perdita precoce sperimentata da piccoli.</p>
<p style="text-align: justify">Basta anche il distacco di uno solo dei due genitori a rendere più vulnerabili al panico in età adulta i bimbi geneticamente predisposti. Lo studio sui gemelli ha permesso di separare il contributo genetico e ambientale dal rischio di ammalarsi nelle comuni condizioni di patologia.</p>
<p style="text-align: justify">Attraverso interviste su eventi di separazione precoci e sulla presenza di sintomi ansiosi nell&#8217;arco della vita, gli studiosi hanno cercato di ricostruire la storia di ciascun gemello.</p>
<p style="text-align: justify">In un secondo momento ciascuno di loro è stato sottoposto a un test di respirazione per valutare il rischio di attacchi di panico. E i ricercatori hanno osservato che, fra i gemelli che da piccoli avevano subito i traumi da separazione, c&#8217;erano più persone con attacchi di panico. Non solo: un lutto o il divorzio dei genitori &#8211; ma anche semplicemente l&#8217;emigrazione all&#8217;estero del padre alla ricerca di un nuovo lavoro &#8211; possono modificare la respirazione probabilmente cambiando la fisiologia dall&#8217;età infantile in modo relativamente stabile, o per tutta la vita.</p>
<p style="text-align: justify">Tra coloro che soffrono di attacchi di panico da adulti vi sono infine anche i bambini che erano molto spaventati quando erano lontani da mamma e papà, senza aver necessariamente vissuto una separazione precoce dai genitori. Spiega Marco Battaglia, professore di Psicopatologia dello sviluppo all&#8217;Università Vita-Salute San Raffaele e direttore dello studio: &#8220;Sebbene lo studio dimostri l&#8217;importanza dei geni per spiegare le relazioni tra ansia da separazione in età di sviluppo e panico in età adulta, modificare l&#8217;ambiente e il patrimonio esperienziale dei bambini, anche attraverso programmi psicoterapeutici dedicati, potrebbe non solo curare questi bambini ma anche provocare importanti variazioni nella stessa espressione genetica&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/la-mancanza-del-padre-tra-insicurezza-e-panico-una-ricerca-del-san-raffaele/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ITE AD JOSEPH. Un esempio di cattolicesimo al maschile</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/ite-ad-joseph-un-esempio-di-cattolicesimo-al-maschile/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/ite-ad-joseph-un-esempio-di-cattolicesimo-al-maschile/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[femminilizzazione della società]]></category>
		<category><![CDATA[paternità putativa]]></category>
		<category><![CDATA[religioni e spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[studi e ricerche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=245</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 4  gennaio 2009
Nel finire di queste festività natalizie durante le quali, come da Tradizione, i nostri pensieri sono andati al Bambino Gesù e alla Sacra Famiglia, voglio ripubblicare &#8211; a mo&#8217; di piccolo &#8220;presepe personale&#8221; al maschile &#8211; un mio articolo uscito nientepopodimeno che nel 2005 sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 4  gennaio 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Nel finire di queste festività natalizie durante le quali, come da Tradizione, i nostri pensieri sono andati al Bambino Gesù e alla Sacra Famiglia, voglio ripubblicare &#8211; a mo&#8217; di piccolo &#8220;presepe personale&#8221; al maschile &#8211; un mio articolo uscito nientepopodimeno che nel 2005 sul sito di U3.</p>
<p style="text-align: justify">Buona lettura ed auguri per l&#8217;anno nuovo.</p>
<p style="text-align: justify">__________________________________</p>
<p style="text-align: justify">ITE AD JOSEPH</p>
<p style="text-align: justify">Un esempio di cattolicesimo al maschile</p>
<p style="text-align: justify">Nel nostro immaginario collettivo la fede e la pratica cristiana, e particolarmente il cattolicesimo (spec. Italiano) hanno spesso una connotazione femminea, o femminilizzante.</p>
<p style="text-align: justify">Enumerando a caso un po’ di elementi: culti mariani a go-go, rosari, consacrazione alla Madonna dell’intero pianeta da parte della Chiesa (che per inciso si fregia del titolo di Madre benché composta da uomini), input come: porgi l’altra guancia, ama i tuoi nemici, di’ la preghierina perché hai risposto male alla mamma o hai guardato tra le sottane di qualcuna……e si potrebbe continuare.</p>
<p style="text-align: justify">Il risultato è che fin da quando, da bambini, riceviamo (per chi li ha ricevuti) i rudimenti della dottrina cattolica è tutto un rincorrersi di figure femminili e atteggiamenti che si ritengono scarsamente maschili e che alla lunga producono nel maschio medio l’idea (più o meno cosciente) che la religione cattolica sia una questione da donne o da omuncoli iper – buonisti, e questa idea ci insegue larvatamente per tutta la vita.</p>
<p style="text-align: justify">E se questo fenomeno si è verificato per la generazione a cui appartengo (quella dei quaranta – cinquantenni), in misura ancora maggiore si è verificato per i nostri Padri, che perlopiù in chiesa infatti non ci andavano o se lo facevano era solo per quieto vivere nei confronti della moglie e della famiglia in generale.</p>
<p style="text-align: justify">Attualmente, provate ad entrare in chiesa durante il rosario, o per la messa della domenica sera: troverete per lo più donne, per lo più anziane. Parlo non a caso della funzione della domenica sera perché quella della domenica mattina è ancora oggi vissuta, per molti Padri di famiglia, come un impegno pubblico di tipo semi – ufficiale, e quindi da partecipare indipendentemente dalla propria Fede o convinzione.</p>
<p style="text-align: justify">Allora, possiamo concludere spicciativamente per il cattolicesimo come soluzione di fede non maschile, svirilizzante? No, perchè non è affatto così.</p>
<p style="text-align: justify">Qualsiasi buon parroco potrebbe dimostrarvi il contrario con dovizia di dottrina, magari citando la “lettera ai vescovi sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo” predisposta dall’allora Cardinal Ratzinger, anche se basterebbe considerare – molto più banalmente – che il cattolicesimo è letteralmente fondato sulla tematica del Padre e del Figlio (dal rapporto di filiazione dei quali si effonde lo Spirito Santo) e dello stare “alla destra del Padre”. Basti pensare a quante volte nella Messa viene ripetuta la parola “Padre”.</p>
<p style="text-align: justify">Ma io, invece, che non sono né parroco né prete né teologo voglio entrare nel merito della trattazione con uno spunto personale e autobiografico, per parlarvi di qualcosa di cui la maggior parte di voi non sospetta nemmeno l’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify">Sono nato ed abito in una zona di Roma a cavallo tra i quartieri di Prati, Delle Vittorie e Trionfale, zona che la voce popolare chiama riassuntivamente “prati” in quanto questi quartieri sono stati costruiti, tra il 1880 e il 1930, sul vasto quadrangolo pianeggiante ed erboso (appunto, i prati) che si estende tra il Vaticano, Monte Mario, i Colli della Farnesina e il complesso medievale (Borgo) che sta tra il Vaticano stesso e Castel Sant’Angelo. Zona, si diceva, quasi spopolata fino alla fine del secolo scorso. I pochi abitanti erano contadini e pastori che vagavano nei “prati”, i cosiddetti “burini” (dal nome del formaggio che producevano, il burrino, attualmente non più esistente ma che sembra dovesse essere simile alla burrata pugliese).</p>
<p style="text-align: justify">L’esiguità della popolazione e la sua infima condizione sociale e culturale (contrariamente ad oggi: 200.000 abitanti con il più alto tasso di professionisti della città) non ha impedito tuttavia che fosse presente nell’area una gloriosa tradizione cattolica.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, la zona è attraversata da Via Trionfale, tratto ultimo della via Francigena – o Romea, o Romulea – ossia lo sbocco finale dei pellegrini che confluivano a Roma. Arrivati in cima a Monte Mario percorrendo via Trionfale avvistavano per la prima volta la città e, giubilando, si precipitavano ai piedi del monte, all’inizio dei “prati”, dove era (ed è presente) la chiesa di San Lazzaro, in cui potevano finalmente ringraziare Dio di essere arrivati a destinazione e rifocillarsi nell’attiguo ricovero ancora esistente. La chiesa, recentemente restaurata in quanto delizioso esempio di architettura romanica, probabilmente nacque proprio per questo scopo (è stata infatti costruita nell’XI secolo) ed era originariamente intitolata a Maria Maddalena.</p>
<p style="text-align: justify">Con il progressivo disuso della via francigena e la riduzione pertanto di via Trionfale a strada locale, la chiesa venne intitolata a San Lazzaro e l’attiguo ricovero adibito a lazzaretto di Roma. Con la fine poi delle pestilenze, intorno al 700, la chiesa divenne semplicemente la parrocchia della zona.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia con il rapido popolamento dell’area intervenuto, come si diceva, a partire dalla fine dell’800 la chiesetta divenne insufficiente ed allora, su iniziativa del Beato Guanella, venne costruita l’attuale parrocchia &#8211; che per inciso è basilica minore &#8211; intitolata a San Giuseppe (e meglio conosciuta come San Giuseppe al Trionfale), in cui quella potentissima tradizione venne completamente travasata ed incrementata dal culto di San Giuseppe, a cui dette grande impulso proprio il Papa dell’epoca (che innalzò san Giuseppe a patrono della Chiesa) e lo stesso beato Guanella.</p>
<p style="text-align: justify">La religiosità che qui si è sviluppata vigorosamente ci riserva parecchie sorprese, a partire proprio dall’iconografia.</p>
<p style="text-align: justify">Siamo abituati a pensare, data l’iconografia più diffusa, a San Giuseppe come un innocuo vecchietto che guarda da un lato la Madonna che tiene il Bambino, magari in modo vacuo e magari un po’ distanziato, quasi fosse un estraneo capitato lì per caso o qualcuno invitato per forza… ebbene, vi invito a vedere la foto n. 1. Commentiamola insieme.</p>
<p style="text-align: justify">foto n. 1</p>
<p style="text-align: justify">Si tratta della statua collocata all’incrocio da dove, a partire da Via della Giuliana (arteria che con vari nomi attraversa pressoché completamente la zona), inizia la strada che porta alla basilica, che effettivamente si trova in una posizione un po’ nascosta.In questa rappresentazione il Santo ed il Bambino sono soli e si guardano negli occhi. Pure in un atteggiamento di serena affettuosità il Bambino tiene rispettosamente la mano del Santo, che non appare affatto come un innocuo vecchietto con lo sguardo perso bensì un saggio uomo di mezza età; entrambi sono orientati in direzione della Basilica con il Padre che conduce il Figlio putativo. Lo conduce, e noi sappiamo, dalle Scritture, che Giuseppe SA BENISSIMO chi è REALMENTE il Bambino. Eppure lo conduce, e questi si fa docilmente condurre.Sotto al gruppo c’è scritto semplicemente ITE AD JOSEPH.</p>
<p style="text-align: justify">Adesso vediamo la foto n. 2.</p>
<p style="text-align: justify">foto n. 2</p>
<p style="text-align: justify">Si tratta della statua collocata all’interno della basilica; qui l’immagine è ancora più forte. Il Santo è raffigurato per quello che doveva essere nella realtà (non ci si sposava da vecchi nell’antico Israele): un uomo giovane e forte, il corpo scolpito e vigoroso come si addiceva ad un lavoratore, vestito con una corta e semplice tunica quasi fosse appena uscito dal cantiere. Tiene teneramente il Bambino tra le braccia, da solo; anche in questo caso i due si guardano fisso negli occhi e alla base del gruppo c’è scritto ITE AD JOSEPH.</p>
<p style="text-align: justify">E senza voler ripercorrere tutte le immagini presenti nella basilica, perché altrimenti diventerebbe un reportage fotografico sulla mia parrocchia, il tenore dell’iconografia è sempre mediamente lo stesso. Ma le sorprese non sono finite quando passiamo dalle immagini ai testi, e per testi intendo innanzitutto le preghiere. Leggete questa:</p>
<p style="text-align: justify">Ave, o Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetto fra tutti gli uomini e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa Maria, Gesù. San Giuseppe, Padre putativo di Gesù e vero Sposo di Maria, prega per noi peccatori adesso e nell&#8217;ora della nostra morte. Cosi sia.</p>
<p style="text-align: justify">Come vedete è la trasposizione “al maschile” dell’Avemaria. E non si tratta del frutto delle velleità letterario &#8211; religiose di un qualche buontempone, ma si tratta di una delle preghiere ufficiali della Chiesa Cattolica, di cui – tra l’altro – S. Giuseppe è il Patrono.</p>
<p style="text-align: justify">Provate a recitare un rosario utilizzando questa preghiera al posto dell’Avemaria. Io l’ho fatto, e vi assicuro che ne avrete delle emozioni assolutamente particolari.</p>
<p style="text-align: justify">Eccovi un altro bellissimo esempio di preghiera a San Giuseppe, scritta da Giovanni XXIII:</p>
<p style="text-align: justify">O S. Giuseppe,</p>
<p style="text-align: justify">scelto da Dio per essere su questa terra</p>
<p style="text-align: justify">custode di Gesù e sposo purissimo di Maria,</p>
<p style="text-align: justify">tu hai trascorso la vita</p>
<p style="text-align: justify">nell&#8217;adempimento perfetto del dovere,</p>
<p style="text-align: justify">sostentando col lavoro delle tue mani</p>
<p style="text-align: justify">la Santa Famiglia di Nazareth,</p>
<p style="text-align: justify">proteggi propizio noi che, fiduciosi, ci rivolgiamo a te.</p>
<p style="text-align: justify">Tu conosci le nostre aspirazioni,</p>
<p style="text-align: justify">le nostre angustie le nostre speranze:</p>
<p style="text-align: justify">a te ricorriamo,</p>
<p style="text-align: justify">perché sappiamo di trovare in te chi ci protegge.</p>
<p style="text-align: justify">Anche tu hai sperimentato la prova,la fatica, la stanchezza;</p>
<p style="text-align: justify">ma il tuo animo, ricolmo della più profonda pace,</p>
<p style="text-align: justify">esulto di gioia per l&#8217;intimità</p>
<p style="text-align: justify">con il figlio di Dio a te affidato,</p>
<p style="text-align: justify">e con Maria, sua dolcissima Madre.</p>
<p style="text-align: justify">Aiutaci a comprendere</p>
<p style="text-align: justify">che non siamo soli nel nostro lavoro,</p>
<p style="text-align: justify">a saper scoprire Gesù accanto a noi,</p>
<p style="text-align: justify">ad accoglierlo con la grazia</p>
<p style="text-align: justify">e custodirlo con la fedeltà</p>
<p style="text-align: justify">come tu hai fatto.</p>
<p style="text-align: justify">Ottieni che nella nostra famiglia</p>
<p style="text-align: justify">tutto sia santificato</p>
<p style="text-align: justify">nella carità, nella pazienza,</p>
<p style="text-align: justify">nella giustizia e nella ricerca del bene.</p>
<p style="text-align: justify">Amen.</p>
<p style="text-align: justify">Notate le espressioni: “scelto da Dio”; “adempimento perfetto del dovere; “sostentando con il lavoro delle tue mani la Santa famiglia di Nazareth”; “intimità con il Figlio”; “accoglierlo”; “custodirlo con la fedeltà”…</p>
<p style="text-align: justify">Sono sicuro che tutto questo suonerà perlomeno strano a quelli che si avventureranno a leggere questo articolo… ed infatti queste cose chi le conosce? Eppure, la domenica la Basilica è sempre piena e, quando arriva la festa del Santo, la processione (completa di statua portata a spalla e confraternite al seguito) raccoglie una massa imponente di popolo, con tanto di pubblica commozione e spintonamenti vari per accaparrarsi i santini e i rosari benedetti (e tutto questo nella metropoli del III millennio, alla faccia degli pseudointellettuali dai facili materialismi e dagli ancor più finti razionalismi).</p>
<p style="text-align: justify">Può sembrare una forma di culto di nicchia, un’interpretazione della fede riservata a pochi che si sono trovati a nascere in quel contesto (ed effettivamente lo è), ma personalmente ne vedo tutta la potenza, congiunta ad una perfetta ortodossia cattolica, e credo che queste cose debbano essere conosciute e propagandate.</p>
<p style="text-align: justify">CONCLUSIONI</p>
<p style="text-align: justify">La nostra religione, che già dal nuovo testamento offre una visione completa ed articolata della vita, terrestre come spirituale, si è poi sviluppata in un percorso di duemila anni accompagnata da generazioni e generazioni di teologi e di Pontefici che hanno scandagliato e statuito praticamente su tutti i più minimi dettagli che la storia e l’evoluzione delle società hanno offerto loro in questo percorso. Possiamo tranquillamente affermare, senza paura di essere smentiti, che il cristianesimo, specialmente nella confessione Cattolica, è probabilmente la religione più “completa” che esista. Sperando di non essere blasfemi o inopportuni nel fare la seguente affermazione, potremmo dire che il cattolicesimo è il più grande “supermarket” dello spirito che sia mai esistito.</p>
<p style="text-align: justify">E se ogni società ha valorizzato questo o quell’aspetto della dottrina la responsabilità non è del cattolicesimo in quanto tale, ma desume dalle “preferenze” che questa o quella società hanno accordato ai vari “articoli” presenti in catalogo.</p>
<p style="text-align: justify">E allora forse non è il cattolicesimo ad aver femminilizzato noi, ma siamo noi ad aver femminilizzato lui, o comunque ad averne “metabolizzato” e valorizzato proprio la parte più femminile e “Mariana”, e nel dire questo non voglio certo togliere nulla al culto mariano, che rappresenta… (e questa volta è proprio il caso di dirlo) l’altra metà del Cielo.</p>
<p style="text-align: justify">Ma questo rispetto per i culti mariani non ci impedisce di portare avanti &#8211; per quanto riguarda il modo di vivere la fede &#8211; la nostra personale impostazione, pur nella piena sintonia con il credo ed i dogmi cattolici.</p>
<p style="text-align: justify">E allora? …e allora… ITE AD JOSEPH, e rimaneteci.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/ite-ad-joseph-un-esempio-di-cattolicesimo-al-maschile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: come ti criminalizzo il maschio. Alcune verità statistiche dietro gli slogans</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne-come-ti-criminalizzo-il-maschio-alcune-verita-statistiche-dietro-gli-slogans/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne-come-ti-criminalizzo-il-maschio-alcune-verita-statistiche-dietro-gli-slogans/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 13:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Barnart Rino]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[studi e ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=231</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 24 novembre 2008
In occasione del 25 novembre, per il quale è prevista la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” avrei voluto predisporre un articolo analitico in merito, teso a demistificare gli assurdi ed infondati pregiudizi propagandistici (statistiche alla mano) secondo cui questa metà della terra (specialmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 24 novembre 2008</h6>
<p style="text-align: justify">In occasione del 25 novembre, per il quale è prevista la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” avrei voluto predisporre un articolo analitico in merito, teso a demistificare gli assurdi ed infondati pregiudizi propagandistici (statistiche alla mano) secondo cui questa metà della terra (specialmente nella versione marito-padre) costituirebbe la maggiore minaccia e causa di morte per le donne di tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify">Infondati pregiudizi, si diceva, dati alla mano: come ampiamente dimostrato in numerose analisi statistiche (vedasi ad esempio sul sito di U3, oppure qui, o anche qui, inoltre qui, continuando qui, e, infine, per concludere, anche qui), rigorosamente ignorate dai media per i quali è molto più comodo e produttivo inserirsi nel vasto filone del politicamente corretto.</p>
<p style="text-align: justify">Ho tuttavia soprasseduto a scrivere l’ennesima trattazione analitica, ( che forse sarebbe stata anche ripetitiva) preferendo rimandare ai link citati più sopra e concludendo con un lapidario ed ironico articolo di Rino Barnart, che ritengo esaustivo. Perché ci dimostra che alla fine, quando le statistiche vengono pervertite fino ad arrivare allo stato di grotteschi ed apodittici slogans, siamo ormai fuori dalla possibilità di un confronto sereno sui problemi, siamo all’avvelenamento ideologico pregiudiziale per cui esiste soltanto &#8211; DEVE esistere soltanto &#8211; un nemico da abbattere. E per dare un nome a questo atteggiamento non servono le analisi ed i ragionamenti ma è sufficiente un qualsiasi dizionario, il quale ci dirà che trattasi.. di puro e semplice odio.</p>
<p style="text-align: justify">E’ semplicemente odio.</p>
<p style="text-align: justify">Carlo Zijno</p>
<p style="text-align: justify">E adesso la parola a Rino:</p>
<p style="text-align: justify">DECESSI IN ITALIA</p>
<p style="text-align: justify">(media 2002-2006)</p>
<p style="text-align: justify">I NUMERI ISTAT*</p>
<p style="text-align: justify">______________________________</p>
<p style="text-align: justify">Morti per anno maschi e femmine per ogni causa 560.000</p>
<p style="text-align: justify">Femmine 280.000</p>
<p style="text-align: justify">Patologie del sistema cardiocircolatorio:&#8230; 130.000</p>
<p style="text-align: justify">Tumori &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230; 70.000</p>
<p style="text-align: justify">Altre cause &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. 21.000</p>
<p style="text-align: justify">Patologie del sistema respiratorio &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;. 15.000</p>
<p style="text-align: justify">Disturbi psichici e del sistema nervoso &#8230;.. 15.000</p>
<p style="text-align: justify">Patologie dell&#8217;apparato digerente &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. 12.000</p>
<p style="text-align: justify">Cause esterne, traumatismi etc. &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;. 11.000</p>
<p style="text-align: justify">di cui per omicidio e lesioni 160</p>
<p style="text-align: justify">Stati morbosi mal definiti, incerti etc. &#8230;&#8230;. 4.000</p>
<p style="text-align: justify">Malattie infettive e parassitarie &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. 2.000</p>
<p style="text-align: justify">Donne decedute per omicidio e lesioni 160</p>
<p style="text-align: justify">di cui per mano di donne &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. 20</p>
<p style="text-align: justify">Donne decedute per omicidio e lesioni per mano maschile: 140</p>
<p style="text-align: justify">di cui:</p>
<p style="text-align: justify">in ambito domestico &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. 115</p>
<p style="text-align: justify">nella fascia d&#8217;età 15-59 &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230; 105</p>
<p style="text-align: justify">nella fascia d&#8217;età 15-59 in ambito domestico &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;. 90</p>
<p style="text-align: justify">Donne di ogni età decedute per tumori &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. 70.000</p>
<p style="text-align: justify">Donne decedute per qualsiasi causa nella fascia 15-59 &#8230;.. 18.700</p>
<p style="text-align: justify"> Donne decedute per tumori nella fascia 15-59 &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. 12.300</p>
<p style="text-align: justify">I NUMERI DEL MALE-BASHING</p>
<p style="text-align: justify">________________________________</p>
<p style="text-align: justify">&#8220;La violenza maschile è la prima causa di morte per le donne!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify"> 140 contro 280.000</p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Muoiono più donne per mano maschile che per qualsiasi altra causa nella fascia 15-59!&#8221;:</p>
<p style="text-align: justify">105 contro 18.700</p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Ne uccidono di più i maschi che il cancro!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify"> 140 contro 70.000</p>
<p style="text-align: justify"> &#8221;Ne muoiono più per la violenza domestica che qualsiasi altra causa!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify"> 90 contro 280.000</p>
<p style="text-align: justify"> &#8221;Ne uccidono di più i maschi che non il cancro nella fascia 15-59!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify"> 105 contro 12.300</p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Ne uccide più l&#8217; &#8216;amore&#8217; del tumore!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">90 contro 70.000</p>
<p style="text-align: justify">SI PUO&#8217; FARE DI MEGLIO? SI</p>
<p style="text-align: justify">__________________________________</p>
<p style="text-align: justify"> Ogni anno mancano all&#8217;appello nel mondo 60 milioni di donne, tante ne vengono eliminate dalla violenza maschile&#8221;. (Unicef &#8211; Giugno 2000).</p>
<p style="text-align: justify">Vuol dire che ogni anno in Italia vengono assassinate 510.000 donne e che perciò in un paio di generazioni vengono sterminate tutte.</p>
<p style="text-align: justify">E poiché questo dura da sempre non ci sono più donne in Italia. E nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify"> E&#8217; NECESSARIO COMMENTARE? SI</p>
<p style="text-align: justify"> __________________________________</p>
<p style="text-align: justify"> C&#8217;è una domanda che esige una risposta.</p>
<p style="text-align: justify">La mente si attorciglia nel domandarsi come sia possibile trasformare i numeri fino a tale punto inaudito, livello che non ha precedenti né paragoni. Ci si avvita nella domanda e non si riesce a rispondere: da dove viene un simile delirio e che scopo si prefigge?</p>
<p style="text-align: justify">Lo stravolgimento è tale che sembra fatto apposta per darci ragione, come se l&#8217;avessimo inventato noi di sana pianta. Non l&#8217;avremmo fatto perché l&#8217;avremmo ritenuto incredibile e da nessuno creduto. Invece è alla base del discorso pubblico e su di esso si fondano alte denunce e acute riflessioni di fior di intellettuali.</p>
<p style="text-align: justify">Il delirio di quei numeri non piove dal cielo, non cade dalle nuvole. Nasce dal risentimento, si origina dal rancore. Ha la sua fonte nella malevolenza contro gli uomini. E ha lo scopo di suscitare nuova diffidenza, nuova malevolenza, nuovo rancore.</p>
<p style="text-align: justify">I numeri del male-bashing nascono dalla cattiva disposizione del cuore, dal sentimento avvelenato, dall&#8217;acredine, dall&#8217;astio. Dalla misandria.</p>
<p style="text-align: justify">Escono da quella stessa fonte che alimentano e che ha quel brutto nome che non si vorrebbe pronunciare: odio.</p>
<p style="text-align: justify">Odio contro gli uomini.</p>
<p style="text-align: justify">R. B.</p>
<p style="text-align: justify">(*Elaborazione della Redazione di U3000 su dati Istat e ISS). &gt;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne-come-ti-criminalizzo-il-maschio-alcune-verita-statistiche-dietro-gli-slogans/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>padre presente, figli più intelligenti</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/padre-presente-figli-piu-intelligenti/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/padre-presente-figli-piu-intelligenti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 13:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[studi e ricerche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=227</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 22 novembre 2008
E&#8217; uscito sulla rivista Evolution and Human Behavior un interessante articolo sul ruolo della paternità in relazione ai figli. Lo studio ci dimostra che la presenza del padre in età evolutiva costituisce un forte stimolo per lo sviluppo dell&#8217;intelligenza e funge da ponte indispensabile per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 22 novembre 2008</h6>
<p style="text-align: justify">E&#8217; uscito sulla rivista Evolution and Human Behavior un interessante articolo sul ruolo della paternità in relazione ai figli. Lo studio ci dimostra che la presenza del padre in età evolutiva costituisce un forte stimolo per lo sviluppo dell&#8217;intelligenza e funge da ponte indispensabile per l&#8217;età adulta, portandoci verso l&#8217;indipendenza dal mondo materno.</p>
<p style="text-align: justify">Cose che abbiamo sempre saputo e che Claudio Risè ha sempre ripetuto, dal suo specifico punto di vista psicanalitico, ma che ricevono in questo modo una ulteriore sanzione scientifica anche nei campi della sociologia e della statistica, a maggior dimostrazione.</p>
<p style="text-align: justify"> Ho creduto pertanto di dover “immortalare” su questo blog l&#8217;articolo in questione, proprio per il valore aggiunto che può darci sulla problematica della paternità: vi rendo pertanto sia il commento uscito recentemente a firma di Emanuela Grasso, la quale sembra che &#8211; almeno dagli argomenti prodotti – abbia potuto leggere l&#8217;articolo per esteso, sia l&#8217;abstract in lingua originale da me scaricato dal sito della rivista in questione.</p>
<p style="text-align: justify">Buona lettura</p>
<p style="text-align: justify">________________________</p>
<p style="text-align: justify">Padre presente, figli più intelligenti</p>
<p style="text-align: justify">di emanuela grasso</p>
<p style="text-align: justify"> Quando i padri partecipano attivamente alla crescita dei loro figli e se sono molto presenti i figli hanno uno sviluppo intellettivo ed emotivo più completo. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sulla rivista Evolution and Human Behavior e condotto in Gran Bretagna.</p>
<p style="text-align: justify">Lo studio di popolazione ha riguardato un gruppo molto ampio di famiglie e, poiché i primi dati risalgono alla metà degli anni sessanta, è stato in grado anche di ricostruire come è cambiata le figura paterna nell&#8217;ultimo cinquantennio. Il primo risultato chiaro che emerge è che i padri più attenti alle esigenze dei figli e più presenti come figura sono quelli più istruiti e, tendenzialmente, più benestanti.</p>
<p style="text-align: justify">Questi sono i padri abituati a passare del tempo di qualità con i figli quando tornano a casa, sanno ritagliarsi degli spazi di genitorialità indipendentemente dalla figura femminile, sono statisticamente meno proni all&#8217;aggressività verso i figli e all&#8217;autoritarismo.</p>
<p style="text-align: justify"> Attenzione però a non fare l&#8217;errore di considerare questi uomini dei &#8220;mammi&#8221;, ossia delle persone in grado di stare con i figli con le stesse peculiarità delle mamme. La paternità, sostengono gli esperti, ha una sua specificità ed è proprio la diversità con la figura femminile che deve essere coltivata.</p>
<p style="text-align: justify">Il padre si deve inserire armoniosamente nel rapporto madre-figlio che per i primi mesi di vita è inevitabilmente strettissimo e imprescindibile. Il papà deve rappresentare l&#8217;elemento &#8220;terzo&#8221; che permette al bambino di staccarsi senza paura dalla stretta vicinanza con la madre, cominciando così a sperimentare la propria esperienza del mondo. I bambini che riescono a fare questo passaggio con naturalezza e in tranquillità da adulti saranno molto più aperti al prossimo e hanno un&#8217;intelligenza più vivace.</p>
<p style="text-align: justify">Fonte: Nettle D. Why do some dads get more involved than others? Evidence from a large British cohort. Ev Hum Beh 2008;29:416:23.</p>
<p style="text-align: justify">emanuela grasso</p>
<p style="text-align: justify">Abstract</p>
<p style="text-align: justify">Previous studies in developed-world populations have found that fathers become more involved with their sons than with their daughters and become more involved with their children if they are of high socioeconomic status (SES) than if they are of low SES. This paper addresses the idea proposed by Kaplan et al. that this pattern arises because high-SES fathers and fathers of sons can make more difference to offspring outcomes. Using a large longitudinal British dataset, I show that paternal involvement in childhood has positive associations with offspring IQ at age 11, and offspring social mobility by age 42, though not with numbers of grandchildren. For IQ, there is an interaction between father&#8217;s SES and his level of involvement, with high-SES fathers making more difference to the child&#8217;s IQ by their investment than low-SES fathers do. The effects of paternal investment on the IQ and social mobility of sons and daughters were the same. Results are discussed with regard to the evolved psychology and social patterning of paternal behaviour in humans.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/padre-presente-figli-piu-intelligenti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
