di Carlo Zijno (editore MM)

Non riesco francamente a capire dove sia lo scandalo. Essendo costretto a licenziare, un imprenditore con un minimo di scrupolo di coscienza, di umanità, chi manderebbe fuori per primo? L’operaio che può contare su un secondo reddito oppure l’operaio che senza quello stipendio finisce alla Caritas?

Insomma una situazione del tipo  1) imporre ad una famiglia una diminuzione di reddito oppure 2) rovinarla completamente: scelta dolorosa, brutta, ma se proprio questa scelta dobbiamo farla l’unica risposta logica è: la prima che hai detto.

E questo hanno fatto i dirigenti dell’azienda MaVib di Inzago,   licenziando il personale femminile con la motivazione di cui sopra (almeno nella loro prima dichiarazione) e sollevando per questo un vespaio incredibile di polemiche,  secondo le quali avrebbero dovuto rovinare completamente delle famiglie pur di non licenziare donne.

In seconda battuta  quelli della MaVib hanno corretto il tiro parlando di licenziamenti per “ragioni oggettive”.

Sicuramente questa rettifica non basterà al politicamente corretto, che continuerà a blaterare di povere donne discriminate: senza accorgersi che, in realtà, la parziale rettifica dell’azienda in questione parlando di “ragioni oggettive”  contiene un messaggio  ancora più devastante: la minore produttività femminile.

Siamo perennemente imbambolati da messaggi e da spot che ci parlano di queste povere donne costrette a guadagnare  meno di noi (si parla del 20%) o a finire giocoforza angeli del focolare (ed io aggiungerei: del LORO focolare, dati i matrimoni calanti e le percentuali di divorzi) a causa della società brutta e cattiva dominata dagli uomini ed io mi chiedo: da dove vengono queste statistiche? Cosa c’è di vero? E perché? 

A parte l’infondatezza – a livello individuale -  della cosa (i contratti collettivi parlano chiaro: parità di mansioni = parità di retribuzione),  qualcuno ha mai provato a commisurare realmente la produttività femminile sui posti di lavoro su larga scala?

Perché di questo tabù, alla fine, stiamo parlando.  

 Ma qui possiamo parlarne, se volete.

Carlo

14 com

di Fabio Nestola

In merito alla incontenibilità delle pulsioni infanticide dovute alla depressione post-partum, una vistosa contraddizione è da decenni sotto gli occhi di tutti, nell’impietoso confronto fra cronaca nera e cronaca rosa.

Cronaca nera – da un lato abbiamo il proliferare dei neonati nel cassonetto, fenomeno pericolosamente in espansione tanto da aver reso necessario nel nostro Paese il varo di una legge – Dpr 396 del 3 novembre 2000 – che garantisse alle donne l’anonimato nel parto: la neomamma porta a termine la gravidanza in una struttura pubblica, ma se non si sente pronta a crescere il figlio non ha bisogno di liberarsene abbandonandolo in un cassonetto. È sufficiente che dichiari di sentirsi inadeguata (senza dover motivare nel dettaglio) e può allontanarsi lasciando il figlio alle cure del reparto di ostetricia.

Il bimbo verrà inserito nel circuito delle adozioni, ma almeno ha la certezza di non essere ucciso perché “scomodo”, difficilmente giustificabile o impossibile da mantenere. 

 Cronaca rosa – dall’altro lato abbiamo un fenomeno in aperto contrasto: le lotte in tribunale per far riconoscere i figli illegittimi nati da rapporti occasionali
Un  dato curioso: non c’è mai la nobildonna che porta in tribunale il giardiniere del quale è rimasta incinta mentre il marito era in missione all’estero
Coloro ai quali si attribuiscono figli non voluti sono sempre cantanti, attori, calciatori, registi, presentatori, parlamentari, ricchi imprenditori…
Maradona, Falcao, Joao Batista, Claudio Villa, Pippo Baudo, Vittorio Sgarbi, Mick Jagger, Vasco Rossi… sempre miliardari, mai un nullatenente, un disoccupato, un cassintegrato, un clandestino che vive di espedienti…
Eppure, dal punto di vista giornalistico, l’ipotetica notizia della Baronessa Priscilla di Vallombrosa che spedisce gli avvocati in Romania a cercare il muratore che l’ha sedotta lasciandola incinta, sarebbe sensazionale.
Il classico postino che morde il cane, fa molto più “notizia” del cane che morde il postino
Ma, caso strano, a memoria d’uomo una notizia del genere non è mai esistita
In teoria il bambino avrebbe sempre diritto di sapere chi è il padre, la stessa motivazione data da chi aspetta figli illegittimi concepiti con un compagno occasionale particolarmente facoltoso

In pratica invece, quando non c’è nulla da guadagnare ed il figlio illegittimo sarebbe solo una fonte di problemi – magari mettendo in pericolo il matrimonio prestigioso – una veloce interruzione di gravidanza risolve tutto con discrezione.

I figli del redditizio filone Maradona & Co., invece, vengono alla luce circondati da cure, e nel cassonetto non ci finiranno mai

Garantiscono un futuro dorato, quindi la depressione infanticida non compare mai, oppure diventa stranamente controllabile
La povera Cristiana Sinagra avrebbe avuto tutti i motivi del mondo per essere preda della depressione post-partum: secondo i verbali dell’epoca (1986) era solo una escort di poco conto a servizio della camorra, utilizzata dai piccoli boss locali per festini a base di sesso e droga da offrire quale trattamento di favore al potente di turno; insomma prospettive di un futuro squallido per lei e per il bambino
Ma non ha abortito, non ha spaccato la testa al figlio, non lo ha annegato, accoltellato, strangolato, centrifugato in lavatrice…

Se invece di portare in grembo Diego Armando Junior fosse occasionalmente rimasta incinta di un Pasquale Scognamiglio qualsiasi, la depressione avrebbe prevalso?

Quale aspettativa di vita avrebbe avuto il figlio illegittimo di un disoccupato?

Ecco quale sembra essere il teorema derivante
La depressione non spinge a sopprimere il neonato quando da tale neonato possono derivare benefici per la madre
Cinicamente drammatico, ma confermato dalla cronaca degli ultimi 30 anni

 Ergo: la depressione post-partum è sempre incontrollabile?

Scatena una pulsione omicida non arginabile?

La madre infanticida è sempre incapace di intendere e di volere, tanto da usufruire di pene vistosamente ridotte rispetto ad un omicidio commesso per qualsiasi altro movente?

Se così fosse, come mai le cronache non registrano un solo caso di infanticidio da depressione post-partum negli ambienti dell’aristocrazia e dell’alta finanza?

La depressione puerperale è dovuta a scompensi ormonali, esattamente come la sindrome premestruale; secondo la letteratura scientifica non dovrebbe essere collegata alla pianificazione di una vita più o meno agiata.

Infatti la cronaca nera legata al figlicidio non si limita a casi maturati nella disperazione, nella sottocultura e nel sottoproletariato: caso Cogne docet.  

E’ invece l’elenco delle richieste di test del DNA per l’attribuzione di paternità ad essere costantemente alimentato da donne di ceto non elevato che hanno avuto incontri occasionali con noti e facoltosi personaggi.

Nel 2007, in Val Venosta, si registrava persino la richiesta di una signora piuttosto indecisa, cassiera in un bar, che per cercare il padre del bimbo che portava in grembo aveva fatto pervenire la richiesta del tampone per il prelievo del DNA ad una decina di uomini fra calciatori, politici ed imprenditori della zona[1].

Calcolando il periodo fertile, ha ristretto il cerchio a solo 10 papabili genitori.

È facile immaginare la soddisfazione di colui il quale avrà scoperto, obtorto collo, la gioia di essere riconosciuto responsabile di cotanta famiglia

Non è dato di sapere se nell’intensa attività con sportivi ed industriali ci sarà stato tempo anche per qualche pomeriggio hard col garzone del panettiere ma, nel caso fosse accaduto, valeva la pena citare anche lui?

Meglio pescare fra gli abbienti: la mamma “disinvolta” per se non chiede nulla, come sempre è il bambino ad avere diritto

Una mera questione di principio, insomma

Come mai non viene registrato un solo caso in cui la madre infanticida rivela il nome del padre miliardario dopo aver ucciso il figlio illegittimo con lui concepito?

 Fabio Nestola

 _______________

[1] DONNA INCINTA CHIEDE TEST DNA A DIECI PERSONE

http://blog.libero.it/mio1001/view.php?id=mio1001&mm=0&gg=100309

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 14 settembre 2009

di Gaetano Giordano e Fabio Nestola

I dati  provengono dai quotidiani nazionali e/o locali che rendono disponibili versioni on-line; il monitoraggio sullo stalking femminile ha riguardato tutte le notizie – nessuna esclusa – reperibili in rete.

Le notizie originali sono consultabili sul blog violenza-donne.blogspot.com, dal quale sono anche linkabili le fonti.

Il Decreto Sicurezza che conteneva “misure contro gli atti persecutori” (stalking) è stato varato il 23 febbraio 2009 (DL n°11), poi convertito in legge il 23/4 (38/09), pubblicata sulla G.U.n° 95 del 24 aprile.

A partire dal 23 febbraio, pertanto, è possibile monitorare gli episodi di cronaca che prima di allora facevano riferimento ai reati di molestie, maltrattamento, ingiurie, minacce, percosse, lesioni, danneggiamento etc., ora accorpati nello stalking qualora siano espressione di un comportamento persecutorio continuato nel tempo.

La norma novellata – art. 612 bis – nasce con l’obiettivo dichiarato di contrastare la persecuzione di genere, ove per “genere perseguitato” si intende il solo genere femminile. Quasi che lo status di vittima sia riferibile esclusivamente ad una figura femminile, mentre al genere maschile viene comunemente associato il monopolio della violenza agita, mai subita.

Una percezione ricorrente circoscrive la violenza femminile a fenomeni del tutto marginali, sporadici e poco significativi; i procedimenti giudiziari e gli episodi di cronaca nera testimoniano, purtroppo, una realtà profondamente diversa (TABELLE 1 e 2).

A sei mesi dal varo della Legge 38/09, un primo monitoraggio registra 41 casi riportati dai media di comportamenti persecutori, violenti e/o molesti, tenuti da donne.

ETÀ – L’età della stalker riserva poche sorprese: un solo caso in entrambe le fasce estreme under 20 ed over 50, mentre nelle fasce intermedie si concentra la larga maggioranza dei casi, con un picco di 13 casi (32%) nella fascia 31-40. In tre casi le fonti non riportavano l’età della donna denunciata per stalking.

RIPARTIZIONE SUL TERRITORIO – sostanzialmente simile il numero di episodi verificatisi al nord (16) ed al centro (14), mentre un sensibile calo si registra nei casi accaduti al sud (6) e nelle isole (5), che accorpati raggiungono il 27% dei casi totali verificatisi in Italia nel periodo di riferimento.

MOVENTE – come previsto dal Legislatore, il profilo critico delle relazioni di coppia risulta essere prevalente tra i motivi che generano il reato di stalking (TABELLA 3).

Separazioni e divorzi incidono per il 15% (6 casi)

Le relazioni interrotte, sia etero che omosessuali, sono la maggioranza: 46% (19 casi)

Le relazioni mai nate a causa di un rifiuto scatenano reazioni persecutorie nella misura del 23% (9 casi)

Molestie varie, con scarsi elementi valutativi forniti dalle fonti, sono il 13% ( 5 casi)

Anche uno dei due casi catalogati come “motivi economici” (Aversa, 25/5) deriva da un divorzio, ma senza accenni a gelosia morbosa o tentativi di imporre una riconciliazione: la persecuzione della stalker era finalizzata ad ottenere dalla vittima somme di denaro più ingenti rispetto a quanto stabilito in tribunale.

VITTIME – in 15 casi la vittima è una donna, in 23 un uomo adulto, in 1 caso la vittima è un minore di sesso maschile (Torino, 10/4), in 2 casi vi sono vittime plurime non sempre quantificabili, in quanto la denuncia per stalking è stata presentata da una famiglia (Campobasso, 4/6) e da un intero condominio nei confronti di un’inquilina molestatrice (Genova, 13/5). In un caso simile di molestie al vicinato, invece, (Rio Marina, 16.8) ci sono vittime identificabili in quanto le persone stalkizzate sono un uomo ed una donna.

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Questi primi dati smentiscono due postulati:

1. Anche le donne perseguitano le donne. È falso pertanto che le donne molestate siano vittime della violenza agita esclusivamente da uomini.

2. Anche le donne perseguitano gli uomini. Sono false pertanto le teorie dominanti che circoscrivono ruoli stereotipati: donna/vittima e uomo/carnefice.

Punto 1) – Nel 37% dei casi monitorati la stalker molesta una donna, con motivazioni varie: l’incapacità di accettare l’interruzione di un rapporto saffico, l’attrazione non corrisposta per una partner eterosessuale, il binomio invidia-vendetta, il disegno persecutorio ai danni della nuova compagna del proprio ex.

Punto 2) – La persecuzione di genere non è affatto unidirezionale, anche la donna è in grado di perseguitare, insultare, molestare, usare violenza fisica e psicologica, pertanto anche la figura maschile può esserne vittima.

La violenza femminile in generale, ed il female-stalking in particolare, sono oggetto di studio in diversi Paesi europei ed extraeuropei[1], solo in Italia non esiste alcuna indagine ufficiale che studi le vittime di genere maschile, come non esiste alcuna struttura di accoglienza pubblica se ne occupi.

Dal monitoraggio emerge una percentuale del 58% di vittime maschili (23 casi su 41 presi in esame, 24 considerando il caso che coinvolge un minorenne), ma in questa sede non è importante stilare classifiche; interessa piuttosto far emergere un aspetto finora ignorato dai promotori della legge sullo stalking, vale a dire la necessità di prevenire, contenere e sanzionare qualunque forma di violenza, indipendentemente dal genere di autori/autrici e vittime.

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Si rende inoltre necessario sottolineare un elemento, legato alle motivazioni che spingono la stalker ad agire: nella maggioranza dei casi anche la persecuzione D>D ha come reale obiettivo un uomo.

Quando una donna separata compie atti persecutori nei confronti della nuova compagna del proprio ex, l’intento sembra essere quello di rendere all’ex partner la vita impossibile, creare ostacoli, incrinare l’armonia della nuova coppia, se possibile spingerla alla rottura.

La persona abbandonata, in modo particolare quando non riesce a ricostruire una nuova relazione, può percepire come insostenibile la felicità dell’ex partner, colui che identifica come causa scatenante del proprio dolore e della propria solitudine.

L’accettazione passiva aggrava il malessere psicologico, l’azione quindi può avere una valenza sia risarcitoria che ostativa, oltre ad essere terapeutica per chi la mette in atto. Agisce perché “deve”, l’acting-out persecutorio diviene la terapia per stare meglio, o illudersi di stare meglio.

Ha inizio uno stalking indiretto, con un bersaglio occulto ma reale (l’ex partner) ed uno palese ma strumentale (la nuova compagna). Lo stalking verso una nuova partner sembrerebbe essere, con molta verosimiglianza, più un modo per colpire l’ex partner che non una mera espressione morbosa della propria gelosia.

La stalker potrebbe anche essere in buona fede. Probabilmente riconosce come persecutorie le proprie azioni, ma la persecuzione viene legittimata nella misura in cui considera “giusto” punire l’ex partner attraverso la distruzione di quella felicità lei non riesce a ricostruire.

La stalker non ha alcun legame con la vittima palese, se non quello di percepirla come fonte di felicità per la vittima occulta: non ha motivi di rancore pregresso, non vi sono debiti insoluti, carriere ostacolate, vecchie ruggini o faide familiari, spesso non la conosce affatto (es. Modena 26/3; Lucca 18/3; L’Aquila 12/3, Siena 25/6).

Se ne deduce che XX non sarebbe stata mai perseguitata se non si fosse legata ad YY, precedente partner della stalker. La vendetta trasversale colpisce in funzione del ruolo sociale, non per caratteristiche individuali della vittima.

L’obiettivo sembra quello di fare terra bruciata attorno all’ex coniuge, chiunque sia la nuova partner. Quindi costei, pur apparendo vittima palese di stalking, in realtà è solo lo strumento attraverso il quale perseguire lo scopo – reale ma occulto – di creare pregiudizio all’ex partner ostacolandone la serenità della vita di coppia.

Si osserva una differenza sostanziale: mentre lo stalker di genere maschile solo rarissimamente prende di mira il nuovo compagno della ex partner (passando, nel caso, all’aggressione singola di vario livello che può anche esitare in omicidio, ma rimane atto isolato e non concatenazione di comportamenti), la donna compie azione di stalking anche verso la nuova compagna del proprio ex partner, oltre a poter compiere l’atto aggressivo singolo.

Detto in altri termini, si può ipotizzare che la stalker femminile agisca più facilmente, o quasi esclusivamente rispetto all’altro sesso, una modalità di stalking indiretto – per così dire “trasversale” – , nella quale la vendetta, il tentativo di estorcere i consensi o il ripristino della relazione, vengono veicolati attraverso soggetti estranei alla relazione stessa.

Da questo punto di vista, il paragone con i comportamenti riferibili alla sindrome di “Medea” (si colpisce un affetto dell’uomo amato per colpire lui) sembrano indicare una chiave di lettura del fenomeno: tendenzialmente la donna, quando intende colpire l’ex partner, predilige l’aggressione contro un affetto di questi, e dunque contro di lui o, in alternativa, contro la sua nuova partner.

Come già detto, non esiste o quasi lo stalking U>U inteso come una serie di atti persecutori contro il nuovo partner. Ad ulteriore conferma i dati emergenti dal monitoraggio sui casi di stalking maschile, relativi allo stesso periodo di riferimento 3/09 – 8/09.

Su 73 casi censiti 70 (96%) hanno contemplato lo stalking verso donne che hanno rifiutato di divenire partner dell’offender o che hanno cessato di esserlo.

Abbiamo poi 1 caso di stalking plurimo, agito da un pregiudicato che terrorizzava le persone del luogo e 3 casi di stalking U>U, tutti verso consanguinei:

- verso uno zio (Iglesias, 3/8), sembra per questioni patrimoniali

- verso il padre (Bologna, 29/8) a causa dei problemi di alcolismo del figlio.

- verso i figli ormai cinquantenni (Genova, 19.8) aggrediti dall’anziano padre ricoverato in clinica psichiatrica.

Nessun episodio, quindi, di persecuzione nei confronti di un nuovo partner della propria ex, casistica che invece compare nel monitoraggio dello stalking femminile nella misura del 18% (7 casi su 40).

Il tentativo di ottenere soddisfazione e vendetta passa dunque (come avviene appunto anche nei comportamenti “alla Medea”) anche attraverso la ferita affettiva dell’ex partner, e ciò implica che la donna – contrariamente all’uomo – tende a colpire per vendetta e che in tal senso non necessariamente la persona colpita deve essere l’ex partner, potendosi la vendetta estendere a chi gli sia affettivamente vicino.

Questo può essere una ulteriore indicazione per considerare il “mobbing genitoriale”[2] – vale a dire i tentativi di estromettere il padre dei propri figli – come una forma di stalking trasversale, nel quale i comportamenti punitivi ed estorsivi rivolti direttamente all’ex partner nello stalking diretto (molestie, minacce, intimidazioni, violenze fisiche) sono sostituiti da comportamenti tesi a far soffrire l’ex partner attraverso la sofferenza di un oggetto d’amore o la sua privazione.

Da questo punto di vista, esistono dunque due forme di stalking:

- lo “stalking diretto” agito, in percentuali sensibilmente diverse, da soggetti di entrambi i generi,

- lo “stalking trasversale”, prerogativa tipicamente femminile.

Il che ulteriormente dimostra, in sostanza, come la violenza e l’aggressività femminile siano un universo tutto da esplorare.

Gaetano Giordano,  Fabio Nestola

NOTE:

[1] Reid Meloy, Cynthia Boyd, – Female Stalkers and their victims, 2004

Purcell R., Mullen P – A study of women who stalk, 2001

http://www.canadiancrc.com/female_sexual_predators_awareness.aspx

Kanin JJ., – Statistics on female rape, 2000

Donald G. Dutton, Kenneth N. Corvo , John Hamel The gender paradigm in domestic violence , 2009

Daniel Whitaker – Women: often the aggressors, Journal of Public Health 2001

Murray A. Straus, Family Research Lab., Un. of New Hampshire, Dominance and Symmerty in partner violence, 2006

[2] IL MOBBING GENITORIALE DALL’ETOLOGIA ALL’ETICA – Roma, convegno AILAS 2006, Gaetano Giordano e Giuseppe Dimitri – (PM, 26 Aprile 2007), http://www.psychomedia.it/, http://www.psychomedia.it/pm/grpind/separ/giordano3.ht

none
articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 16  gennaio 2009

Uno dei dati da sempre risaputi è che il single tende a consumare di più rispetto ad una famiglia. Questo elemento è di banale constatazione: una lampadina adopera la stessa energia – ed agli stessi costi – sia che illumini una persona sia che ne illumini quattro.

Questo assunto però diventa molto meno banale se andiamo a vedere il disaggregato dei consumi per capitoli di spesa/quoziente familiare, da cui emergono una serie di dati interessanti che ci dimostrano delle ulteriori verità.

Di tutte le analisi e le tabelle che vengono prodotte continuamente su questo tipo di temi, ho scelto quelle elaborate un po’ di tempo fa (ma sostanzialmente attuali) dalla Camera di Commercio di Milano e che ritengo esemplari per chiarezza, immediatezza e sinteticità della presentazione.

Iniziamo con la tabella n. 1, che ci mostra la struttura dei consumi per numero di componenti del nucleo familiare. Già ad una prima lettura possiamo vedere come, in linea di massima, c’è un aumento incrementale dei consumi per aumento del numero di componenti ma NON un aumento cumulativo e già questo dimostra l’assunto di partenza: i consumi dei componenti di una famiglia, fosse anche una famiglia composta di sole due persone, sono sempre inferiori ai consumi che effettuerebbero i componenti di quella famiglia se vivessero soli. Ma leggiamo con ulteriore attenzione cercando di capirne di più.

Tabella n. 1

La tabella ci mostra che a fronte di un aumento incrementale medio delle voci per numero dei componenti, il capitolo relativo all’abitazione mostra un incremento veramente lievissimo: se ne deduce che la casa, per i single, è costosissima ma richiestissima e contribuisce pertanto a tenere radicalmente alta la domanda e quindi il corso del mercato immobiliare italiano, non a caso il più alto d’Europa malgrado la crisi.

Altre voci, invece, mostrano una netta impennata solo al passaggio da due componenti a tre per nucleo familiare.

Il riferimento è ai capitoli trasporti, tempo libero e istruzione: evidentemente, si tratta di necessità che, in presenza di figli, subiscono una notevole spinta. Provatevi a prenotare una vacanza per una famiglia di quattro persone. Si tratta di una operazione difficile per i tour operator (che devono trovare spazi adeguati) e costosa per le famiglie in questione che quegli spazi se li devono pagare: ed infatti, i tour operator lavorano perlopiù con coppie o single (anche perchè quattro stanze per quattro singles rendono più della stanza da quattro che serve per una coppia con due bambini).

Idem per i trasporti: con bambini al seguito, spostarsi con l’automobile è d’obbligo (e si pongono senza dubbio delle necessità ulteriori di spostamento). Ma mentre una famiglia di quattro persone ne acquisterà una, di automobile, quattro single ne acquisteranno quattro: i trasporti rappresentano quindi un pessimo affare per le famiglie, nella stessa misura in cui le famiglie costituiscono un pessimo affare per l’industria dell’auto.

Proviamo adesso ad approfondire questi elementi andando a vedere, con la successiva tabella n. 2, la ripartizione della spesa non più per numero dei componenti, ma per tipo di nucleo familiare.

Tabella n. 2

Questa seconda tabella, che a sua volta è una specificazione, una diversa aggregazione dei medesimi dati della prima che abbiamo visto, ci mostra le seguenti ulteriori evidenze:

1. se sommate i consumi delle “famiglie monogenitori” (ossia divorziata/o affidatario/a con figli) con i consumi della “persona sola” (single o divorziato/a non affidatario/a) otterrete valori di consumo che sono – per ogni capitolo – in ogni caso maggiori di quelli della “coppia o altra convivenza con figli”. Ossia, dopo il divorzio si consuma globalmente di più rispetto a quando si era in costanza di matrimonio.

Questo vuol dire che per il sistema consumistico il divorzio rappresenta sempre e comunque un ottimo affare (senza contare l’ulteriore indotto in termini di pratiche legali e burocratiche che i separati conoscono bene).

2. i consumi della colonna “coppia o altra convivenza senza figli” sono sempre meno del doppio della colonna “persona sola”, rapporto che peggiora in maniera incrementale in presenza di uno o più figli. Ciò vuol dire che per il sistema consumistico la famiglia – specialmente se con figli – è un pessimo affare mentre il singolo che vive solo rappresenta il massimo della convenienza, seguito a ruota dalla famiglia monogenitore. Quindi: per il sistema consumistico una società di single rappresenta sempre e comunque un ottimo affare.

3. Dato tuttavia che, come ci mostrano le suddette tabelle, i consumi dei singles e dei divorziati sono molto più alti rispetto alle famiglie con figli in costanza di matrimonio, e vista la diffusione di massa di questi fenomeni, ne consegue che siamo ormai in presenza di una società a limitate capacità di risparmio. Se poi accoppiamo quest’ultima informazione con quella relativa al corso dei prezzi immobiliari tenuto artificalmente alto per le considerazioni di cui sopra ecco a voi, signori e signore, la crisi dei mutui che le banche stanno tentando di scaricare sul fisco (aiuti di stato), ossia sul “risparmio forzoso” che ognuno di noi è tenuto a fare per legge: con l’ulteriore effetto di tenere alto il prelievo fiscale e il tasso d’interesse.

Sintesi ultima:

Volete riuscire – in un colpo solo – nel capolavoro di ribellarvi al “sistema” e nel contempo abbassare le tasse, il corso del mercato immobiliare e la costosità dei mutui? Bene, la mossa da fare è questa:

sposatevi, fate due o tre figli e cercate di non divorziare.

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 24 novembre 2008

In occasione del 25 novembre, per il quale è prevista la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” avrei voluto predisporre un articolo analitico in merito, teso a demistificare gli assurdi ed infondati pregiudizi propagandistici (statistiche alla mano) secondo cui questa metà della terra (specialmente nella versione marito-padre) costituirebbe la maggiore minaccia e causa di morte per le donne di tutto il mondo.

Infondati pregiudizi, si diceva, dati alla mano: come ampiamente dimostrato in numerose analisi statistiche (vedasi ad esempio sul sito di U3, oppure qui, o anche qui, inoltre qui, continuando qui, e, infine, per concludere, anche qui), rigorosamente ignorate dai media per i quali è molto più comodo e produttivo inserirsi nel vasto filone del politicamente corretto.

Ho tuttavia soprasseduto a scrivere l’ennesima trattazione analitica, ( che forse sarebbe stata anche ripetitiva) preferendo rimandare ai link citati più sopra e concludendo con un lapidario ed ironico articolo di Rino Barnart, che ritengo esaustivo. Perché ci dimostra che alla fine, quando le statistiche vengono pervertite fino ad arrivare allo stato di grotteschi ed apodittici slogans, siamo ormai fuori dalla possibilità di un confronto sereno sui problemi, siamo all’avvelenamento ideologico pregiudiziale per cui esiste soltanto – DEVE esistere soltanto – un nemico da abbattere. E per dare un nome a questo atteggiamento non servono le analisi ed i ragionamenti ma è sufficiente un qualsiasi dizionario, il quale ci dirà che trattasi.. di puro e semplice odio.

E’ semplicemente odio.

Carlo Zijno

E adesso la parola a Rino:

DECESSI IN ITALIA

(media 2002-2006)

I NUMERI ISTAT*

______________________________

Morti per anno maschi e femmine per ogni causa 560.000

Femmine 280.000

Patologie del sistema cardiocircolatorio:… 130.000

Tumori ……………………………………………… 70.000

Altre cause ………………………………………….. 21.000

Patologie del sistema respiratorio …………. 15.000

Disturbi psichici e del sistema nervoso ….. 15.000

Patologie dell’apparato digerente ………….. 12.000

Cause esterne, traumatismi etc. ……………. 11.000

di cui per omicidio e lesioni 160

Stati morbosi mal definiti, incerti etc. ……. 4.000

Malattie infettive e parassitarie …………….. 2.000

Donne decedute per omicidio e lesioni 160

di cui per mano di donne ……………….. 20

Donne decedute per omicidio e lesioni per mano maschile: 140

di cui:

in ambito domestico ………………………………………………….. 115

nella fascia d’età 15-59 ……………………………………………… 105

nella fascia d’età 15-59 in ambito domestico ………………. 90

Donne di ogni età decedute per tumori ………………………….. 70.000

Donne decedute per qualsiasi causa nella fascia 15-59 ….. 18.700

 Donne decedute per tumori nella fascia 15-59 ……………….. 12.300

I NUMERI DEL MALE-BASHING

________________________________

“La violenza maschile è la prima causa di morte per le donne!”

 140 contro 280.000

“Muoiono più donne per mano maschile che per qualsiasi altra causa nella fascia 15-59!”:

105 contro 18.700

“Ne uccidono di più i maschi che il cancro!”

 140 contro 70.000

 ”Ne muoiono più per la violenza domestica che qualsiasi altra causa!”

 90 contro 280.000

 ”Ne uccidono di più i maschi che non il cancro nella fascia 15-59!”

 105 contro 12.300

“Ne uccide più l’ ‘amore’ del tumore!”

90 contro 70.000

SI PUO’ FARE DI MEGLIO? SI

__________________________________

 Ogni anno mancano all’appello nel mondo 60 milioni di donne, tante ne vengono eliminate dalla violenza maschile”. (Unicef – Giugno 2000).

Vuol dire che ogni anno in Italia vengono assassinate 510.000 donne e che perciò in un paio di generazioni vengono sterminate tutte.

E poiché questo dura da sempre non ci sono più donne in Italia. E nel mondo.

 E’ NECESSARIO COMMENTARE? SI

 __________________________________

 C’è una domanda che esige una risposta.

La mente si attorciglia nel domandarsi come sia possibile trasformare i numeri fino a tale punto inaudito, livello che non ha precedenti né paragoni. Ci si avvita nella domanda e non si riesce a rispondere: da dove viene un simile delirio e che scopo si prefigge?

Lo stravolgimento è tale che sembra fatto apposta per darci ragione, come se l’avessimo inventato noi di sana pianta. Non l’avremmo fatto perché l’avremmo ritenuto incredibile e da nessuno creduto. Invece è alla base del discorso pubblico e su di esso si fondano alte denunce e acute riflessioni di fior di intellettuali.

Il delirio di quei numeri non piove dal cielo, non cade dalle nuvole. Nasce dal risentimento, si origina dal rancore. Ha la sua fonte nella malevolenza contro gli uomini. E ha lo scopo di suscitare nuova diffidenza, nuova malevolenza, nuovo rancore.

I numeri del male-bashing nascono dalla cattiva disposizione del cuore, dal sentimento avvelenato, dall’acredine, dall’astio. Dalla misandria.

Escono da quella stessa fonte che alimentano e che ha quel brutto nome che non si vorrebbe pronunciare: odio.

Odio contro gli uomini.

R. B.

(*Elaborazione della Redazione di U3000 su dati Istat e ISS). >

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parchi pubblici cittadini. Riflessioni passeggiando…

...di Winston Churchill:

Un uomo non vale per i soldi che ha, ma per il credito di cui gode

...di Charles Péguy:

C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri, non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Fa pena, è esposto a tutto, ai quodlibet, alle ingiurie, al peggio di tutto: a una sorta di riprovazione, di malevolenza universale, di presa in giro, di tacita ingiuria

...di Charles Baudelaire:

Gli uomini che meglio riescono a stare con le donne sono gli stessi che sanno starci benissimo senza

...di Oscar Wilde:

Almeno una volta nella vita ogni uomo cammina con Cristo verso Emmaus

...di Barack Obama:

Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

iniziative permanenti

  • lettera aperta al ministro Mara Carfagna

    Preliminarmente ed a latere della manifestazione di Roma svoltasi il 5 ottobre 2011 con ampia partecipazione di sigle associative e grande successo di pubblico, è stata elaborata – da parte di alcune cittadine e cittadini per le VERE pari opportunità senza pregiudizi – e consegnata al ministro pro-tempore per le pari Opportunità Mara Carfagna una lettera aperta che questo sito fa propria e ben volentieri pubblica, invitando i lettori ed i passanti che si riconoscano con quanto espresso a volerla inoltrare al Ministero a proprio nome (in cartaceo o in email, con nome proprio o anche in nickname), possibilmente dandone [...]

    (Nessun commento)

Leggi e commenta gli articoli di "teoria marziana"

  • “Il cucchiaio non esiste”: la strada possibile per la soluzione della Questione Maschile

    (terzo articolo della serie “teoria marziana”)
    di Carlo Zijno (editore MM)
    Abbiamo visto nel precedente articolo della serie “teoria marziana” come la Questione Maschile  sia stata originata da una sorta di “lotta di classe” che si è svolta contro di noi in questi anni, lotta di classe che è stata possibile – anche da parte settori sociali [...]

    (10 commenti)

  • le cause della Questione Maschile

    di Carlo Zijno
    Prosegue la serie di articoli taggati “teoria marziana”: nel precedente abbiamo analizzato le definizioni di QM pregresse, riducendole ad una soltanto che – applicata ai vari casi pratici – ha dimostrato di funzionare; in questo passeremo allo studio delle cause, delle origini della QM.
    Già le definizioni forniteci in quella occasione contenevano delle indicazioni [...]

    (6 commenti)

  • Questione Maschile. La mia definizione

    di Carlo Zijno
    Data al 2001 la mia prima adesione ad un MoMas, ed era Uomini3000. Poi è seguita l’adesione a Maschi selvatici, e tante altre iniziative in tutto il corso del decennio: ho visto nascere (e qualche volta ne sono stato il promotore, come nel caso di MetroMaschile) blog, gruppi e siti.   
    Da allora, e [...]

    (15 commenti)

cronologia

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RSS in diretta dal forum sulla questione maschile

  • Re: L'Heavy Metal 30 maggio 2012
       […]
  • Re: Della Responsabilità maschile 30 maggio 2012
    Citazione di: Giubizza - Maggio 28, 2012, 15:27:14 Si tratta sempre di una volontà di affermazione dell'Io.Fa parte della natura Giubi, non vedo che cosa ci sia di male, anzi ci vedo anche il lato malvagio ma tant'è... ... […]
  • Re: Negazionismo sulla vicenda di Carlo 30 maggio 2012
    Un benvenuto anche da parte mia.  […]
  • Re: antifemminismo cattolico 29 maggio 2012
    Citazione di: COSMOS1 - Maggio 28, 2012, 17:57:32 Sono assolutamente convinto di un fondo comune di tutte le religioni.Quotone. Una cosa talmente ovvia questa che mi meraviglio che in pochi se ne rendano conto.[quote au... […]
  • Re: L'Heavy Metal 29 maggio 2012
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echi da siti amici:

RSS …da AltroSenso

  • Il gatto selvatico 13 febbraio 2012
    …e l’uomo integro. Lezione magistrale sulla domesticazione e sulla selvatichezza. Di Stefano C. Stamane mi trovavo in ufficio da solo, con grande nevicata e freddo polare fuori. Dovete sapere che il nostro Ufficio si trova in una sala al piano terra direttamente comunicante tramite un portico con l’esterno. Ad un tratto, sento miagolare un gatto, è in mezzo […]
    Rino
  • Liberi e fecondi 12 gennaio 2012
     Scusa la domanda (è semplice curiosità), ma tu sei un professore, uno scrittore o cosa? E Misterxy? Di cosa si occupa? ^^^^^^^ Caro Andrea, nel dettaglio ti risponderò con un MP,  ma ne prendo volentieri spunto per commentarla, in quanto la tua domanda solleva un’ interessante questione. Da dove vengono, quali professioni esercitano, che storia hanno alle [ […]
    Rino
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      C’è da pagare lo spread F/M Siete contenti? *** Ci siamo dunque. Monti ha promesso imposte differenziate tra M e F. C’è infatti un altro debito da pagare, quello accumulato dai maschi nel corso dei millenni.  E’ la colpa collettiva della storia come crimine e  rapina, come privilegio e stupro. La colpa della storia come “universale usurpazione maschile” . […]
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    Buongiorno, sono una mamma che si sta separando. Magari vi chiederete perchè scrivo a voi; è come buttarsi in bocca al nemico. Invece io non credo che dovrebbe essere così. Perchè anche se separati, i genitori rimangono sempre genitori dei figli e come tali non dovrebbero litigare riguardo al loro benessere. Quindi quello che non capisco è perchè [...] […]
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  • Il pioniere 12 ottobre 2011
    IL PIONIERE (DEI PIONIERI) *** In questi giorni  – venticinque anni fa – Misterxy digitava la sua prima lettera di critica, smascheramento e condanna ad un quotidiano, in risposta ad articoli e commenti celebrativi dell’ingresso delle DD nelle Forze Armate, “conquista” femminista a quei tempi sognata e – apparentemente – irraggiungibile.  Ma poi raggiunta se […]
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  • Stop al massacro del maschile. 7 maggio 2012
    Stop al Massacro del Maschile.! E’ giunta l’ora! Con la presente intendiamo attuare un’informazione di contrasto alla propaganda mistificatoria inerente la violenza sulle donne. Evidenziando falsità e manipolazione dei relativi fatti di cronaca, attraverso dati statistici, diffusi in maniera sproporzionatamente ridicola - senza alcun riscontro - da parte di […]
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RSS …da Ragioni Maschili

  • Il femminicidio è una scellerata bugia 27 maggio 2012
    Il primo atto pubblico ufficiale del neonato movimento maschile mi restituisce la voglia di scrivere. Riprendo infatti le pubblicazioni dopo una lunga pausa di riflessione servita a riordinare le idee, a riprendere fiato per un nuovo slancio ma anche, soprattutto, ad andare alla ricerca delle motivazioni per continuare a battagliare una guerra apparentemente […]
  • Verso le presidenziali americane 11 aprile 2012
    Dale O'Leary è l'autrice del libro «Maschi o femmine - la guerra del genere» che, tra i primi, ha dato pubblica denuncia delle strategie poste in essere dalle lobby femministe e omosessuali per imporre l'ideologia di genere nelle legislazioni del mondo occidentale, attraverso la penetrazione sistematica e capillare di grandi istituzioni intern […]
  • Il maschilismo nella cellulite 6 aprile 2012
    Non c'è che dire, la bambolosa Selvaggia Lucarelli, l'arrampicatrice mediatica che abbiamo già incontrato in precedenti riflessioni sul femminile, non manca di un certo senso dell'umorismo. Almeno quello c'è insieme ad un'insolita autoironia; e diamogliene atto. Tuttavia, il suo senso dell'autoironia non è talmente originale da […]
  • E' nato il movimento maschile italiano 5 aprile 2012
    Non sarà certo questo blog a passare sotto silenzio un avvenimento che, da qualunque lato lo si voglia guardare, appare comunque come un elemento di novità nel panorama nazionale. Lo scorso 19 marzo, in concomitanza con l'ormai surreale ricorrenza del Papà di cui abbiamo detto nell'articolo della settimana scorsa, è nato il «Movimento Maschile Ital […]
  • La giornata della memoria 19 marzo 2012
    Ciao papà, anche se non sei più tra noi sono sicuro che puoi sentire quello che voglio dirti. Non mi piace mettere in piazza le cose personali, la sfera degli affetti, dei ricordi e dei rimpianti alla quale appartieni e non lo farò neanche stavolta. Lo stile confessionale non si addice né a me né a te, ed anche per questo ci siamo sempre capiti al volo, in u […]

feed titoli da tutti i siti e blog che si ritengano a qualsiasi titolo e a qualsiasi livello coinvolti con la questione maschile

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Le idee, i concetti e gli spunti che vengono elaborati in questo blog sono assolutamente copyleft; se ne incoraggia anzi la diffusione. Per quanto riguarda i testi, questi sono liberamente riproducibili, utilizzabili ed esportabili in qualsivoglia contesto, a patto che se ne dichiari esplicitamente la fonte. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e quindi valutate di pubblico dominio: qualora il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’admin del sito che provvederà alla loro pronta rimozione. L’autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post.

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