articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 19 settembre 2008

E’ di questi giorni la notizia che si sta rafforzando ulteriormente l’inarrestabile trend di crescita nelle vendite del test di paternità, per il quale si parlava di boom già da parecchi mesi. Così come si rafforza la tendenza per cui a procurarsi il prezioso kit sono soprattutto le donne.

Sapere tutto, sapere tutta la verità sul padre di nostro figlio è diventata un’ossessione che coinvolge prima di tutto il sesso femminile, benché i risultati di questa verifica siano spesso amari visto che il 20% dei test restituisce esito negativo.

Ma cosa cambia tra il prima e il dopo?

Non so quali siano gli intenti e i sentimenti delle Madri in questa ricerca, ma so bene che per un uomo un eventuale esito negativo costituisce fonte di dolore ed umiliazione a livelli intollerabili, una lacerazione insanabile nei rapporti con la nostra compagna e spesso anche con l’incolpevole figlio, secondo un primordiale istinto di sopravvivenza che sfugge completamente al vaglio della psicologia.

Terribile, soprattutto, la situazione della prole in questione che rischia, se viene a sapere la verità, di dover passare attraverso la paura (o la realtà) spaventosa del rifiuto, paura che può persistere anche dopo le eventuali rassicurazioni del Padre tradito circa l’irrevocabilità del proprio amore.

Sono sentimenti profondissimi che vengono messi in movimento e che ci indicano con pochi dubbi che alla fine quello che è veramente in gioco è il riconoscimento, ossia quella serie di comportamenti (che vanno ben oltre alle dichiarazioni esplicite e che possono anche prescindere dalla sfera “biologica”) con i quali un Padre “attesta” che il suo naturale proseguimento nella vita è quel bambino (o quei bambini) lì e nessun altro (altri): uno step determinante a definire la nostra identità ed a conferirci la necessaria centratura nella vita.

Con il Padre si può litigare furiosamente, si possono disprezzare profondamente le sue idee e i suoi stili di vita ma c’è sempre questo discrimine in agguato, e che può avere soltanto un esito binario: si/no. Noi ci apparteniamo, oppure no. Può essere un’appartenenza sofferta come una prigione, ma o c’è oppure non c’è: ed in quest’ultimo caso sono guai.

La letteratura mondiale e le storie di vita con cui veniamo variamente a contatto[1] ci offrono infatti infiniti esempi di questo dramma del rifiuto paterno sul quale si potrebbe scrivere un’intera enciclopedia, cosa che però lascio fare prudentemente ad altri, più qualificati del sottoscritto[2].

Vorrei solo concludere con l’interrogativo di partenza: perché le donne acquistano il test? Semplice ansia di verità? Oppure, come ha suggerito qualche malizioso nel forum, essere informate prima del compagno in modo da prevenirne le eventuali mosse?[3] O, forse, come anche ha ipotizzato qualche altro buontempone, sapere con precisione a chi chiedere gli alimenti?[4]

Personalmente non aderisco a nessuna di queste spiegazioni preconcette; ho il sospetto invece che alla fine il rapporto di paternità (sotto ogni profilo) sia importante anche per loro, benché non tutte lo sappiano.

Però, se così fosse, prima o poi qualcuno glielo dovrà dire.

____________________

[1] Solo un paio di esempi. Il primo è tratto da yahoo answers. Scrive una lettrice (copia-incolla): “ieri mio filgio ha avuto la sua prima delusione vera,non mi scorderò mai le sue lacrime.so che voi di answer siete sensibili e mi aiuterete a capire.ieri sera ci eravamo vestiti di tutto punto xchè il padre ci doveva portare a mangiare la pizza,non è mai venuto e il telfono era spento,mio figlio ha pianto di dolore,di un dolore atroce,e mi chiedeva….mamma xchè non è venuto’io non gli ho fatto nulla?mamma xchè lui fa così che io sono sempre gentile?l’ho rassicurato tra le ie braccia x molti minuti e si è calmato,dopo abbiamo anche parlato insieme,xchè volevo che tirasse fuori la sua rabbia e la tristezza.ma che idea si farà il mio bimbo della figura maschile a cui lui appartiene? aiutatemi.” Non abbiamo idea di cosa abbia generato un tale comportamento da parte del Padre del bimbo, per quello che sappiamo potrebbe anche essere stata una foratura in autostrada: ma, certamente, abbiamo un’idea molto precisa di quello che stesse provando il bimbo in questione. Il secondo esempio, un po’ più a lieto fine, è invece tratto (anche qui copia – incolla) dal forum alfemminile.com. Scrive una lettrice: “l’ultima volta che ho visto il mio ex marito è stato quando ho portato il bambino a casa sua per il fine settimana che gli spettava, il bambino quando si è reso conto che stavo per andare via e che sarebbe dovuto restare dal padre ha iniziato a piangere e si è attaccato a me dicendo che non ci voleva stare (come del resto succedeva sempre, ma poi passati cinque minuti mi diceva che il bambino si divertiva), suo padre oltre a urlargli che era uno stupido e sua madre una deficiente, gli prometteva punizioni per quel comportamento, non gli ha risparmiato una sculacciata, urlava di toglierci dalle ***** e che non voleva più vederci, ha iniziato a strattonarlo a quel punto ho preso il bambino e l’ho portato via. da allora sono passate 4 settimane non ha più chiamato.” Molto probabilmente il Padre in questione non si è reso conto che la ritrosia del bimbo a stare con lui non era diretta contro la sua persona, ma contro l’idea di vederlo separatamente e in un contesto conflittuale con la madre. Lo testimonia lo svolgimento stesso del “lieto fine” (le virgolette sono d’obbligo) circa il quale ci informa la stessa lettrice alcuni giorni dopo: “ …ieri alle 11 mi ha chiamato e mi ha detto che stava venendo a prendere il cucciolo, E’ RINSAVITO!!!! figuriamoci, è venuto ha fatto pace con Filippo gli ha detto; “vieni e sgrida papà!” il bambino è andato da lui si sono abbaracciati e io ho salutato in fretta e sono andata via, la sera quando lo ha riportato ho capito cosa ha in mente, forse ha capito che ha bisogno di vedere Filippo”…
[2] Non oso nemmeno proporre una bibliografia degna di questo nome, tanto è sterminato il campo in questione. Posso però indicare alcune interessanti letture che secondo me aiutano ad introdurre il problema: “Ricordi, sogni, riflessioni” di C. G. Jung, raccolti ed editi da Aniela Jaffé, Milano, Rizzoli, 1978; C. G.Jung, “Conflitti dell’anima infantile”, in Lo sviluppo della personalità, Opere, Vol. 17 nonché “Simboli della trasformazione”, sempre C. G. Jung, Opere, Vol. 5, Torino, Boringhieri. 1991. Oltre, ovviamente agli scritti di Margaret Mahler, per il punto di vista freudiano in merito. Chi volesse invece chiarirsi le idee con qualcosa di più attuale, si legga l’opera omnia di Claudio Risè e non può sbagliare (tutta, però, mi raccomando).
[3] Attualmente, il test di paternità ai fini del divorzio con colpa è ammesso solo con il consenso esplicito della madre del minore, oppure da parte del tribunale se siano stati accertati indizi rilevanti di infedeltà coniugale. In altri termini, conoscendo già da prima i risultati dell’eventuale test, la madre potrà o meno rifiutare il proprio consenso. Per approfondire, vedasi: Sentenza n. 266 del 06/07/06 e Ordinanza n. 135/2007 della Corte Costituzionale ma anche Cassazione civile , sez. I, sentenza 25.02.2005 n° 4090
[4] Secondo legge e giurisprudenza, un uomo può sempre essere citato in giudizio per il riconoscimento della paternità, sottoposto ad esame del DNA e, qualora tale paternità fosse dimostrata, essere condannato al pagamento di alimenti e prebende varie anche se tale paternità è indesiderata o addirittura sconosciuta. Vedasi artt. 269 c.c., Cass. 1301/82, in Foro Italiano , 1982, I, 1928; Cass. 2763/83 in Giur. It . , 1983, I, 1072; Cass. 6015/85 in Mass. Giur. It., I, 1985 ma soprattutto Sentenza della Corte Costituzionale n. 70 del 1965 specialmente nella parte in cui si afferma che “ è chiaro che la ricerca della paternità viene così considerata come una forma fondamentale di tutela giuridica dei figli nati fuori del matrimonio, e, come tale, è fatta oggetto di garanzia costituzionale “. Last but not least, in occasione della riforma del diritto di famiglia del 1975 la revisione dell’art. 274 cc dette origine ad una giurisprudenza secondo la quale interpretando in senso estensivo le circostanze la cui sussistenza è necessaria per l’ammissibilità dell’azione di riconoscimento di paternità, alla stregua di criteri di verosimiglianza e non di certezza, riteneva sufficiente addirittura la dichiarazione della madre supportata dal fumus boni iuris (così Cass., 151/1998, 2346/19994, 5663/1995, 7742/1995).
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da Gaetano Giordano, Psicanalista e psicoterapeuta in Roma, riceviamo e volentieri pubblichiamo un incisivo articolo in materia.

Di seguito all’intervento di Gaetano  si allega l’intervista originale al PM Barbara Bresci da cui sono state tratte le sue considerazioni.

Buona lettura.

Carlo Zijno


di: Gaetano Giordano

Barbara Bresci è il magistrato di Sanremo che ha aperto il più alto numero di fascicoli per stalking.

Ammette in questa intervista un dato: che che “molte vittime non sono tali, e sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento”.

Ciò nondimeno dichiara che ciò non significa che la legge sia sbagliata: “C’era e c’è un grande bisogno di norme a tutela delle donne. Significa però che occorre modificare la legge sullo stalking e integrarla, fornendo alle procure strumenti interpretativi più univoci ed efficaci. Aggiungerei anche un altro suggerimento. Quello di introdurre la procedibilità d’ufficio. In questo modo si creerebbero le condizioni per favorire una pre-selezione delle denunce. Insomma, una sorta di deterrente nei confronti di chi intende strumentalizzare lo stalking.”
Di applicare il reato di calunnia, o comunque di creare una legge che tuteli gli uomini da QUESTA FORMA DI STALKING, non se ne parla neppure, ovviamente…

Gaetano Giordano

_________________

Intervista integrale a Barbara Bresci:

«Stalking, legge giusta ma poco incisiva»
25 novembre 2009
  fabio pin
Il Secolo XIX

«Bene ha fatto il legislatore a colmare un vuoto che penalizzava le vittime, tuttavia la norma sullo stalking resta generica e incompleta. E, soprattutto, appaiono difficilmente inquadrabili le condotte che configurano il reato. Senza contare i limiti procedurali: fatta eccezione per alcune fattispecie riconducibili a specifiche aggravanti, l’azione penale può essere avviata solo su querela di parte». A parlare è il pm Barbara Bresci, titolare del maggior numero di fascicoli per stalking aperti dalla Procura di Sanremo.
Pubblico ministero a Sanremo dal luglio del 2006, la dottoressa Barbara Bresci è il magistrato che dall’introduzione del nuovo reato nel nostro ordinamento (febbraio 2009), ha aperto il più alto numero di fascicoli per stalking.
«Eviterei di personalizzare. Meglio illustrare l’argomento attraverso le statistiche che registra complessivamente la Procura di Sanremo,. Statistiche che dicono che dall’applicazione della legge, ovvero negli ultimi otto mesi, sono stati avviati più di sessanta procedimenti, con una media di due denunce a settimana. Non ho idea se si tratti o meno di un record, certo è che i casi sono molti e impegnano in modo crescente i nostri uffici e la polizia giudiziaria».

In cosa consiste la «genericità» della norma?
«Significa che le procure sono costrette a interpretare la legge, con il rischio di concedere troppo spazio alla discrezionalità. Mi spiego. Il legislatore stabilisce che i presupposti che configurano il reato di stalking sono sostanzialmente tre, ovvero che la presunta vittima, a seguito di pressioni, persecuzioni, minacce, violenze e quant’altro, viva una condizione di ansia, abbia timore per la propria incolumità e che a causa delle condotte dello “stalker” venga costretta a modificare le sue abitudini di vita e di relazione. Inoltre, la legge parla di condotte reiterate, senza fornire parametri di riferimento precisi e omogenei. In questo modo diventa difficile inquadrare lo stalking e diversificare il reato rispetto alle singole contestazioni di molestie e maltrattamenti in famiglia. Per non parlare, poi, dei rischi di strumentalizzazione della giustizia penale, che aumentano in maniera proporzionale all’incremento dei fascicoli per stalking».
Vuole dire che molte vittime non sono tali?
«Spiace constatarlo, ma è così. Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento. Non sono rari i casi che, a controversia sanata, le querele vengano rimesse, con buona pace per le risorse professionali ed economiche investite dagli inquirenti allo scopo di istruire i fascicoli e raccogliere gli elementi probatori a carico degli indagati».
Ciò non significa che la legge sia sbagliata, o meglio che siano sbagliati i valori che l’hanno ispirata.
«Naturalmente no. Lo ripeto c’era e c’è un grande bisogno di norme a tutela delle donne. Significa però che occorre modificare la legge sullo stalking e integrarla, fornendo alle procure strumenti interpretativi più univoci ed efficaci. Aggiungerei anche un altro suggerimento. Quello di introdurre la procedibilità d’ufficio. In questo modo si creerebbero le condizioni per favorire una pre-selezione delle denunce. Insomma, una sorta di deterrente nei confronti di chi intende strumentalizzare lo stalking. Inoltre si eviterebbe che sua durante la fase istruttoria che addirittura al dibattimento, le vittime, su pressione dell’imputato, rimettano la querela».
Capita spesso?
«Purtroppo sì. Anche in casi molto gravi, che in precedenza avevano portato all’emissione di una misura cautelare. Per ovvi motivi di riservatezza non posso entrare nel merito dei singoli episodi, ma ancora di recente mi è stato comunicato dal difensore e dalla parte civile che una coppia ha espresso la volontà di tornare insieme dopo che, durante l’indagine, avevamo accertato episodi gravissimi a carico dell’uomo».
In questi casi si può procedere per calunnia?
«Solo quando le accuse della vittima si dimostrato totalmente infondate. Ma quando lo stalking è reale, supportato da inequivocabili riscontri probatori, non si può fare altro che prendere atto della volontà manifestata dai due soggetti e archiviare il procedimento».
E’ altrettanto vero che cominciano a fare statistica anche le prime condanne.
«Sì, ma la legge sullo stalking è molto recente e nella maggior parte dei casi i procedimenti sono ancora in fase istruttoria. Occorrerà ancora un po’ di tempo prima che si vada a regime. Solo allora potremo avere un quadro più attendibile. Posso dire, però, che l’eccessiva discrezionalità della norma ha conseguenza negative anche in sede di giudizio. Non sono rari i casi in cui è stato riqualificato il capo d’imputazione o che il giudice abbia derubricato lo stalking».
In ultimo, capitolo intercettazioni. Sono possibili per lo stalking?
«Lo sono, ma solo a determinate condizioni. Cioè quando si prospettano delle aggravanti, in particolare quando il reato è commesso ai danni di una minore, di una disabile o di una donna in gravidanza. Oppure quando le condotte dell’indagato sfocino in conclamate e reiterate forme di violenza fisica o sessuale. Ma anche qui la norma è generica: come si quantifica la condotta reiterata. Forse che una donna debba essere massacrata di botte più di una volta per essere considerata vittima di stalking?».

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...di Winston Churchill:

Un uomo non vale per i soldi che ha, ma per il credito di cui gode

...di Charles Péguy:

C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri, non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Fa pena, è esposto a tutto, ai quodlibet, alle ingiurie, al peggio di tutto: a una sorta di riprovazione, di malevolenza universale, di presa in giro, di tacita ingiuria

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Almeno una volta nella vita ogni uomo cammina con Cristo verso Emmaus

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Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

iniziative permanenti

  • lettera aperta al ministro Mara Carfagna

    Preliminarmente ed a latere della manifestazione di Roma svoltasi il 5 ottobre 2011 con ampia partecipazione di sigle associative e grande successo di pubblico, è stata elaborata – da parte di alcune cittadine e cittadini per le VERE pari opportunità senza pregiudizi – e consegnata al ministro pro-tempore per le pari Opportunità Mara Carfagna una lettera aperta che questo sito fa propria e ben volentieri pubblica, invitando i lettori ed i passanti che si riconoscano con quanto espresso a volerla inoltrare al Ministero a proprio nome (in cartaceo o in email, con nome proprio o anche in nickname), possibilmente dandone [...]

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Leggi e commenta gli articoli di "teoria marziana"

  • “Il cucchiaio non esiste”: la strada possibile per la soluzione della Questione Maschile

    (terzo articolo della serie “teoria marziana”)
    di Carlo Zijno (editore MM)
    Abbiamo visto nel precedente articolo della serie “teoria marziana” come la Questione Maschile  sia stata originata da una sorta di “lotta di classe” che si è svolta contro di noi in questi anni, lotta di classe che è stata possibile – anche da parte settori sociali [...]

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  • le cause della Questione Maschile

    di Carlo Zijno
    Prosegue la serie di articoli taggati “teoria marziana”: nel precedente abbiamo analizzato le definizioni di QM pregresse, riducendole ad una soltanto che – applicata ai vari casi pratici – ha dimostrato di funzionare; in questo passeremo allo studio delle cause, delle origini della QM.
    Già le definizioni forniteci in quella occasione contenevano delle indicazioni [...]

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  • Questione Maschile. La mia definizione

    di Carlo Zijno
    Data al 2001 la mia prima adesione ad un MoMas, ed era Uomini3000. Poi è seguita l’adesione a Maschi selvatici, e tante altre iniziative in tutto il corso del decennio: ho visto nascere (e qualche volta ne sono stato il promotore, come nel caso di MetroMaschile) blog, gruppi e siti.   
    Da allora, e [...]

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