di Carlo Zijno (editore MM)

In questi giorni sonnacchiosi di agosto ci sono state segnalate alcune notizie che vorrei commentare, a conclusione del ciclo annuale, perché – a dispetto della loro apparente diversità – a mio avviso risentono di un filo conduttore comune. Non inserirò i link, perché da adesso in poi linkerò soltanto siti amici, ma non sarà difficile per chi voglia approfondire arrivare agli articoli originali, con l’aiuto del “dottor google”.

La prima.  Una ragazza è sinceramente da un senso di profonda ingiustizia perché ha dovuto rinunciare al suo sogno di fare la ricercatrice in quanto è stata costretta –  a causa dei colleghi-concorrenti che le “tagliavano le gambe” – a “ripiegare” su un lavoro di responsabilità presso la NTV, la nuova compagnia di trasporto ferroviario che debutterà nei prossimi mesi. 

Questa notizia è stata per me stupefacente.  E’ stupefacente considerare un lavoro del genere un ripiego, e so di cosa parlo, perché il mio è molto simile: so per certo che si tratta di attività altamente professionalizzate e ben pagate, con le quali il sottoscritto per inciso  “campa la famiglia” da più di quindici anni.

E allora, qual è il problema? Il problema, almeno così si capisce dall’articolo, è che fare il dirigente di NTV benché sia  un eccellente posto, non è quello che lei esattamente voleva.  E questo è grave. Le hanno tagliato le gambe. E’ un’ingiustizia. Lei voleva fare la ricercatrice, ma la concorrenza gliel’ha impedito.

Vi annuncio quindi che la Questione Maschile ha fatto un salto di qualità in più: da adesso in poi le donne non hanno più “soltanto” il diritto di poter competere (giustamente, aggiungo io) per tutti i posti che vogliono, ma bensì il diritto di OTTENERE tutti i posti che vogliono, quote rosa o non quote rosa che siano (problema evidentemente superato).

La seconda.   Un articolo dal tono a dir poco allarmato ci riferisce che in Italia si sta diffondendo il fenomeno del disconoscimento di maternità, soprattutto ad opera di “povere ragazze extracomunitarie” (testuale nell’articolo)  che invece di praticare l’aborto oppure tenersi il bimbo in proprio, decidono di portare a termine la gravidanza per poi lasciare il bimbo in orfanotrofio.

E’ un articolo, si diceva, dai toni allarmati, che descrivono, sembrerebbe quasi, una nuova piaga sociale che avanza.

Ma proviamo a riflettere spassionatamente della cosa. Consideriamo tutte le fattispecie.

In caso di aborto nulla quaestio: il bimbo cessa comunque di esistere.  Che piaccia o che non piaccia, è così: il “problema” viene eliminato. Ma quale è invece la differenza tra tenersi un bimbo oppure lasciarlo in orfanotrofio? E che in quest’ultimo caso il bambino verrà dato in adozione ad una delle sempre più numerose coppie sterili. E quindi: avrà una Madre ed un Padre in Servizio Permanente Effettivo, una famiglia completa e “Tradizionale”.  E questo non va evidentemente bene per l’articolista.

Anche qui la Questione Maschile fa un salto di qualità in più: si passa dal riconoscere alla donna la facoltà – a suo insindacabile giudizio – di NON dare un Padre a suo figlio, al sostanziale DOVERE di non farlo.

Infine, la terza notizia. Su Facebook  è nata e si è accresciuta rapidamente un gruppo secondo il quale Catherine Kieu Becker, eviratrice del marito per futili motivi (lui le aveva semplicemente preannunciato una richiesta di divorzio) vada immediatamente scarcerata. 

Anche qui – rispetto ai tempi di Lorena Bobbit – la prima eviratrice d’America -  si è fatto un salto di qualità: si è passati, ossia, dal vago e forse un po’ arrampicato giustificazionismo dei tempi della Bobbit (la quale per inciso a livello giudiziario se l’è cavata),  ad un vero e proprio sentimento di “giustizia è fatta” per questo nuovo caso.

Anche in questo ci vedo francamente un ulteriore salto di qualità per la Questione Maschile: laddove infliggere violenza – anche devastante – al partner diventa non solo giustificabile (sempre e rigorosamente ad insindacabile giudizio della donna), ma altresì doveroso, implicito: doveroso perché naturale, si potrebbe dire.

Ebbene, a stupire in tutto questo non sono queste degenerazioni, ampiamente previste da queste parti (previste perché inevitabili quando si fa la lotta di classe contro qualcuno chiavi in mano), ma il comportamento degli uomini e dei media: che stanno lentamente ma inesorabilmente passando da una situazione di maschiopentitismo (sentimento di colpa unito a volontà risarcitoria nei confronti delle donne) ad una vera e propria forma di DHIMMITUDINE,  ossia una consapevolezza di sostanziale inferiorità, di minorità appena tollerabile.

E sarà questo il mostro contro cui dovremo combattere nei prossimi anni. 

 Arruolatevi.  

Carlo Zijno

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di Carlo Zijno (editore MM)

Non riesco francamente a capire dove sia lo scandalo. Essendo costretto a licenziare, un imprenditore con un minimo di scrupolo di coscienza, di umanità, chi manderebbe fuori per primo? L’operaio che può contare su un secondo reddito oppure l’operaio che senza quello stipendio finisce alla Caritas?

Insomma una situazione del tipo  1) imporre ad una famiglia una diminuzione di reddito oppure 2) rovinarla completamente: scelta dolorosa, brutta, ma se proprio questa scelta dobbiamo farla l’unica risposta logica è: la prima che hai detto.

E questo hanno fatto i dirigenti dell’azienda MaVib di Inzago,   licenziando il personale femminile con la motivazione di cui sopra (almeno nella loro prima dichiarazione) e sollevando per questo un vespaio incredibile di polemiche,  secondo le quali avrebbero dovuto rovinare completamente delle famiglie pur di non licenziare donne.

In seconda battuta  quelli della MaVib hanno corretto il tiro parlando di licenziamenti per “ragioni oggettive”.

Sicuramente questa rettifica non basterà al politicamente corretto, che continuerà a blaterare di povere donne discriminate: senza accorgersi che, in realtà, la parziale rettifica dell’azienda in questione parlando di “ragioni oggettive”  contiene un messaggio  ancora più devastante: la minore produttività femminile.

Siamo perennemente imbambolati da messaggi e da spot che ci parlano di queste povere donne costrette a guadagnare  meno di noi (si parla del 20%) o a finire giocoforza angeli del focolare (ed io aggiungerei: del LORO focolare, dati i matrimoni calanti e le percentuali di divorzi) a causa della società brutta e cattiva dominata dagli uomini ed io mi chiedo: da dove vengono queste statistiche? Cosa c’è di vero? E perché? 

A parte l’infondatezza – a livello individuale -  della cosa (i contratti collettivi parlano chiaro: parità di mansioni = parità di retribuzione),  qualcuno ha mai provato a commisurare realmente la produttività femminile sui posti di lavoro su larga scala?

Perché di questo tabù, alla fine, stiamo parlando.  

 Ma qui possiamo parlarne, se volete.

Carlo

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 E’ apparsa sulla rubrica “donne” dell’Unità una intervista (incollata in calce) con Nicla Vassallo, docente di filosofia teoretica all’Università di Genova, in occasione dell’inaugurazione a palazzo Ducale della mostra fotografica «Non ho mai subito violenze. È vero?». Autrice del pezzo, Federica Fantozzi.

 Ho letto e riletto l’intervista  e vogliamo commentarla perché credo che sia paradigmatica di una certa mentalità  ma credo anche che rappresenti l’apogeo e al contempo il segnale del prossimo esaurimento di un preciso ciclo storico.

L’intervista si apre con il riconoscimento che la violenza non è solo sulle donne, e non è solo da parte maschile. Concetto che da parte nostra è acquisito da un pezzo, benché non lo sia affatto per la vulgata corrente: e questo riconoscimento rappresenta sicuramente un merito della Vassallo.

Ma, aggiungiamo noi,  è perfettamente inutile puntare lo sguardo verso un oggetto se lo si fa con tre paia di occhiali nero seppia, ed è proprio questa l’operazione dell’insigne studiosa, che poi ripercorre inevitabilmente,  automaticamente,  i peggiori cliché: dall’aguzzino con le chiavi di casa,  alla casalinga disperata che viene sottomessa dal marito più  forte economicamente, alla società cattiva che offre alla donna soltanto i modelli della bellona oca o della madre santa.

Insomma, si raggiunge il massimo del ciarpame ideologico, che ignora completamente i dati della realtà effettuale: ossia che l’aguzzino con le chiavi di casa viene assolto per l’80% dai reati a lui ascritti malgrado la nota inversione dell’onere della prova (assoluzioni che salgono al 94% nelle cause di separazione e divorzio, chissà perché) e si è dovuto ricorrere all’infame quanto taroccato studio ISTAT del 2006 per “dimostrare” che è ancora un aguzzino; che la casalinga disperata della vassalli ha tutti i poteri (non dico i diritti, attenzione, dico i poteri) di ridurre sul lastrico suo marito; che gli opposti stereotipi della donna oca ed avvenente o della madre santa si rintracciano ormai solo nei discorsi delle donne tra donne per donne (dal punto di vista maschile: ci stiano alla larga entrambe)…

Ma l’aspetto innovativo dell’intervista, quello su cui mi volevo soffermare,  è che l’insigne studiosa,  non paga di tutte queste banalità ottocentesche, ci propina una nuova fattispecie di violenza: la violenza conoscitiva, che consisterebbe nel non permettere alla donna di prendere coscienza… delle suddette violenze. 

Insomma, eravamo rimasti all’assunto che una donna può determinare unilateralmente se ha subìto violenza, ora scopriamo che anche nel caso che una donna ritenga di non averla subìta, lo dice perché… ha subìto una violenza ancora più sottile.

L’arsenale dell’odio di genere si sta arricchendo pertanto di una nuova arma, ancora più evanescente ed indistinta delle altre, un velo capolavoro linguistico e filologico così raffinato, così evoluto che definirlo non è difficile, è impossibile.  E pazienza se tutto ciò mette le donne stesse nella condizione di minus habens: in nome dell’ideologia si sono fatti sacrifici ben peggiori di questo, le donne si accontentino.

E’ proprio questa a mio avviso la novità offerta dal pezzo in questione, ossia che per sostenere l’insostenibile si debba ricorrere ad un concetto che rappresenta il distillato del distillato di tutto ciò che è stato elaborato finora: qualcosa che, siccome è totalmente impossibile da definire oggettivamente,  diviene matematicamente incontestabile.

E questo, secondo me, rappresenta la spia che una certa cultura, quella della lotta di classe fra generi,  ha raggiunto il suo apogeo ma anche  la sua massima fragilità, la sua completa inconsistenza.

La dico francamente: tutto ciò non suona soltanto assurdo, ma anche – e soprattutto – profondamente  ridicolo.

Una risata vi sta già seppellendo, solo che ancora non lo sapete.     

Di seguito, vi lascio incollata l’intervista con la Vassalli.

 bardef

«Dopo secoli, la donna reale per la società ancora non conta»

di Federica Fantozzi 

Nicla Vassallo, docente di filosofia teoretica all’Università di Genova, ha inaugurato ieri a palazzo Ducale la mostra fotografica «Non ho mai subito violenze. È vero?», progetto da lei ideato per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Ha senso questo appuntamento? O gli anni passano in dibattiti mentre la violenza non smette?

«È utile che esista una giornata contro i molti tipi di violenza che non è solo sessuale nè solo maschile. Il problema è che ci si riduce a grandi dichiarazioni, e sennò se ne parla in modo strumentale. I media hanno dato risalto alla violenza degli extracomunitari.Mail dato impressionante è che il contesto in cui avviene la maggioranza delle aggressioni è familiare».

Spesso l’aguzzino ha le chiavi di casa. È un problema, allora, di sicurezza sociale o una questione culturale?

«Un problema di sicurezza c’è, non lo contesto. Ma chi non ha gli strumenti per difendersi da certa propaganda è messo in condizione di temere lo straniero anziché il valicare lo zerbino di casa».

La violenza non è solo sessuale o maschile. Che faccia può avere?

«L’idea che le donne non siano violente per definizione è falsa. Pensiamo alle kapò naziste ieri e a quelle che gestiscono il racket della prostituzione oggi».

Chi gestisce un racket lo fa per motivi economici. È sempre abietto, ma non rientra in una casistica diversa?
«È difficile definire i motivi economici. Si rischia di giustificare quasi tutti i tipi di violenza: il marito che stupra la casalinga perché la considera inferiore, o se ha una posizione economica meno buona perché si sente infragilito. Come la motivazione biologica dell’uomo cacciatore rispetto alla donna passiva. Come esseri evoluti avremmo dovuto sviluppare una cultura dove la violenza è sempre fuori luogo».

Le donne sbagliano qualcosa? Subiscono troppo?

«C’è una società molto rassegnata che trasferisce alle donne immagini e stereotipi pericolosi. Uguali a quelli di una volta. la bellona seminuda e oca, o la Madonna ligia e madre di famiglia. Dopo secoli, la donna concreta si trova ancora di fronte a questo bivio.Mahaunmargine di scelta limitato».

Perché?

«Non conta se è un individuo che riflette su se stesso, che ha conquistato un buon rapporto con sé e gli altri uomini e donne. Considerarla una persona al di là del sesso di appartenenza interessa poco la società ».

I figli: molla per reagire o pretesto per sopportare?

«Dipende dalla donna e dal partner. E da come e quanto i figli sono stati desiderati, intesi, amati».

Quale violenza è la più nociva?
«Tutte. Quelle sessuali lasciano un segno indelebile, di quelle psicologiche siamo meno consapevoli. Tutto parte da una violenza di tipo conoscitivo: negarle consapevolezza di sé come essere che merita dignità. Così nonsanno valorizzarsi, credono di dover usare scorciatoie per raggiungere gli obiettivi».

Una donna che usa scorciatoie per acquisire potere e successo è vittima o libera?
«C’è molta ignoranza, e c’è anche chi ama molto il potere e lo sceglie. Ma alla fine, il problema è che la società sottovaluta e svalorizza le competenze. Così manca in uomini e donne la cognizione che a certi traguardi si arriva con il sapere, e allora si pensa alle scorciatoie».

La prima cosa che una vittima di violenza deve fare rispetto a se stessa?

«Ammetterla, non sminuire il trauma nè giustificare l’autore. Dirsi “beh, non è stato così grave” è umano ma sbagliato».

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 11 agosto 2009

Alle scuole elementari, livello che un professore si suppone debba aver superato, mi hanno insegnato che quando si ritiene che una categoria umana sia strutturalmente inferiore ad un’altra, e specialmente se per motivi biologici, si incorre in qualcosa chiamato razzismo.

In procinto di andare in vacanza (avevo appena preparato il post di fine anno che verrà pubblicato automaticamente lunedì 17 agosto) un simpatico articolo uscito su “Repubblica” a firma di Umberto Veronesi mi ha costretto a riprendere la penna in mano per riaffermare il principio di cui sopra, principio che potrebbe sembrare acquisito ma che, evidentemente, acquisito non è.

Non voglio lasciare in questa sede il link a detto articolo, perché non voglio incrementare in nessun modo il traffico di “Repubblica”. Nè voglio procedere ad alcuna confutazione dell’articolo in questione, perché con il razzismo non si può e non si deve ragionare.

Voglio fare piuttosto un gioco. Ve lo incollo qui sotto in due versioni: dapprima in originale e poi, successivamente di seguito, in una nuova versione del tutto identica nel testo salvo sostituire la parola “uomini” con la parola “ebrei”, “donne” con “ariani”, “sessi” con “razze”.

Così, tanto per vedere che effetto fa.

Aggiungo soltanto una considerazione: quando le facoltà mentali cominciano a vacillare la decenza consiglierebbe di andarsene in pensione, se non altro per tutelare il buon nome pazientemente costruito con decenni di ricerche serie, onde evitare che una uscita cretina ed idiota possa danneggiarlo. Tra l’altro è pure scritto male, pieno di ripetizioni ossessive e sgrammaticato; cosa che potremmo anche aspettarci da un signor Veronesi ma non dagli editor di Repubblica (i quali evidentemente non hanno nemmeno le basi del mestiere che credono di fare).

E adesso ecco le due versioni dell’articolo. Buone vacanze.

Carlo

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VERSIONE ORIGINALE DEL SIGNOR VERONESI

La conquista della Ru486 e la forza delle donne

Repubblica — 10 agosto 2009 pagina 1 sezione: PRIMA PAGINA

LE DONNE non si fermano: la vittoria dell’ approvazione della Ru486 è parte di un progetto non scritto di affermazione del loro futuro ruolo. La forza delle donne non è riportata nei manuali di storia o di filosofia, perché il pensiero femminile vive dentro gli avvenimenti, spesso nascosto dietro il nome di un uomo. PER secoli le donne hanno silenziosamente influenzato il progresso civile e hanno determinato l’ evoluzione culturale con l’ azione più che con la teoria. A volte il loro contributo è stato idealizzato, ed eccole Angeli, altre invece è stato demonizzato, ed eccole Streghe. E hanno pagato un caro prezzo, nel passato, per questa loro condizione di debolezza: quante povere ragazze (in genere con disturbi mentali) sono state arse vive perché possedute dal Demonio? Ed ancora oggi il 90% degli omicidi sono di mano maschile, ma la grande maggioranza delle vittime sono donne. Siamo, per questo aspetto, una società primordiale, in cui gli uomini (più forti) uccidono le donne (più deboli). Ma in una società del futuro, con regole evolute di convivenza civile, l’ aggressività maschile, necessaria alle origini per procurare sostegno alla famiglia, sarà sempre più di peso e di impaccio. L’ uomo non sa e non può liberare la propria aggressività e spesso la rivolge contro se stesso: la grande maggioranza dei suicidi sono maschili. Le donne non uccidono e non si uccidono. La mia professione di “medico delle donne” mi ha insegnato l’ arte di leggere nell’ agire delle donne. Le ho viste affrontare con forza i momenti di debolezza, guardare in faccia il dolore e farne un’ occasione di rinascita. Le ho viste fare rivoluzioni e ricomporre armonie. Quando si scatena il caos è la donna che riporta l’ ordine: nei pensieri, nei rapporti umani, nell’ ambiente e nella società. Sono diventato un estimatore profondo del pensiero femminile, per molti aspetti superiore a quello maschile, e mi sono convinto che la parità fra sessi non è una scelta, ma è una realtà storicamente inarrestabile. Il problema è come realizzarla concretamentee come darle una veste ufficiale. E qui c’ è un bisticcio di fondo da risolvere. Quanti ruoli può giocare oggi una donna ? Se sarà pari all’ uomo nei ruoli decisionali, che farà della sua necessità biologica di procreare e accudire i suoi figli? Se davvero vogliamo che le donne pensino ad avere successo in politica o nelle carriere pubbliche, dobbiamo risolvere alla radice la questione del doppio carico che pesa sulle loro spalle. La soluzione non può essere quella di espropriare le donne della loro femminilità, ma è certo che una conquista razionale attende le donne di questa generazione: ridisegnare i propri spazi e decidere come conciliare l’ impegno sociale con l’ impegno procreatvo. Ovviamente la società, attualmente ancora maschilista con cadute nel “machismo”, dovrà fare la sua parte. Ma è la donna che dovrà scegliere e ridefinirsi. Certamente il percorso è a ostacoli: alcuni si supereranno, come il diritto all’ interruzione di una gravidanza non voluta con metodiche meno traumatiche, quale appunto la Ru486; altri no, come il diritto alla fecondazione assistita. Io sono per la soluzione massimalista: le donne al pari dell’ uomo, senza mezze misure. Il loro potenziale intellettuale è enorme e sottoutilizzato: siamo sei miliardi sulla Terra, ma le menti impegnate a sfruttarne le ricchezze, mantenendone gli equilibri, sono meno della metà. Ora tocca alle donne, e io non ho dubbi che il futuro sia nelle loro mani. Anche per una ragione biologica. La parità dei ruoli sociali ha portato progressivamente ad una parità sessuale. Nella parità, tuttavia, la donna è avvantaggiata dal punto di vista biologico perché l’ attività procreativa è femminile. Già oggi una donna può avere un figlio senza scegliere un padre, basta che si rivolga a una banca per la fecondazione. Invece se un uomo vuole un figlio, ha bisogno di una donna disposta ad accogliere il seme nel suo utero e portare a termine una gravidanza. Se poi in futuro si arrivasse alla clonazione, la superiorità femminile sarà ancora più evidente : la donna può clonare se stessa e l’ uomo no. Non è assurdo allora prevedere un futuro prevalentemente al femminile , come già avviene in natura in altre comunità. Natura e cultura ci indicano con coerenza che la donna è la protagonista della prossima era e che non sarà certo fermata dalle difficoltà a procedere, come quelle attuali . Non c’ è da temere: le donne non si fermano. – UMBERTO VERONESI

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VERSIONE DELL’ARTICOLO SOSTITUENDO LA PAROLA “UOMINI” CON LA PAROLA “EBREI”, LA PAROLA “DONNE” CON LA PAROLA “ARIANI”, LA PAROLA “SESSI” CON LA PAROLA “RAZZE” (e lemmi derivati)

 La conquista della Ru486 e la forza degli ariani

Repubblica — 10 agosto 2009 pagina 1 sezione: PRIMA PAGINA

GLI ARIANI non si fermano: la vittoria dell’ approvazione della Ru486 è parte di un progetto non scritto di affermazione del loro futuro ruolo. La forza degli ariani non è riportata nei manuali di storia o di filosofia, perché il pensiero ariano vive dentro gli avvenimenti, spesso nascosto dietro il nome di un ebreo. PER secoli gli ariani hanno silenziosamente influenzato il progresso civile e hanno determinato l’ evoluzione culturale con l’ azione più che con la teoria. A volte il loro contributo è stato idealizzato, ed eccoli Angeli, altre invece è stato demonizzato, ed eccoli Stregoni. E hanno pagato un caro prezzo, nel passato, per questa loro condizione di debolezza: quanti poveri ariani (in genere con disturbi mentali) sono stati arsi vivi perché posseduti dal Demonio? Ed ancora oggi il 90% degli omicidi sono di mano ebraica, ma la grande maggioranza delle vittime sono ariani. Siamo, per questo aspetto, una società primordiale, in cui gli ebrei (più forti) uccidono gli ariani (più deboli). Ma in una società del futuro, con regole evolute di convivenza civile, l’ aggressività ebraica sarà sempre più di peso e di impaccio. L’ ebreo non sa e non può liberare la propria aggressività e spesso la rivolge contro se stesso: la grande maggioranza dei suicidi sono ebraici. Gli ariani non uccidono e non si uccidono. La mia professione di “medico degli ariani” mi ha insegnato l’ arte di leggere nell’ agire degli ariani. Li ho visti affrontare con forza i momenti di debolezza, guardare in faccia il dolore e farne un’ occasione di rinascita. Li ho visti fare rivoluzioni e ricomporre armonie. Quando si scatena il caos è l’ariano che riporta l’ ordine: nei pensieri, nei rapporti umani, nell’ ambiente e nella società. Sono diventato un estimatore profondo del pensiero ariano, per molti aspetti superiore a quello ebraico, e mi sono convinto che la parità fra le razze non è una scelta, ma è una realtà storicamente inarrestabile. Il problema è come realizzarla concretamentee come darle una veste ufficiale. E qui c’ è un bisticcio di fondo da risolvere. Quanti ruoli può giocare oggi un ariano ? Se sarà pari all’ ebreo nei ruoli decisionali, che farà della sua necessità biologica di procreare e accudire i suoi figli? Se davvero vogliamo che gli ariani pensino ad avere successo in politica o nelle carriere pubbliche, dobbiamo risolvere alla radice la questione del doppio carico che pesa sulle loro spalle. La soluzione non può essere quella di espropriare gli ariani della loro purezza razziale, ma è certo che una conquista razionale attende gli ariani di questa generazione: ridisegnare i propri spazi e decidere come conciliare l’ impegno sociale con l’ impegno procreatvo. Ovviamente la società, attualmente ancora ebraica con cadute nel “sionismo”, dovrà fare la sua parte. Ma è l’ariano che dovrà scegliere e ridefinirsi. Certamente il percorso è a ostacoli: alcuni si supereranno, come il diritto all’ interruzione di una gravidanza non voluta con metodiche meno traumatiche, quale appunto la Ru486; altri no, come il diritto alla fecondazione assistita. Io sono per la soluzione massimalista: glia riani al pari dell’ebreo, senza mezze misure. Il loro potenziale intellettuale è enorme e sottoutilizzato: siamo sei miliardi sulla Terra, ma le menti impegnate a sfruttarne le ricchezze, mantenendone gli equilibri, sono meno della metà. Ora tocca agli ariani, e io non ho dubbi che il futuro sia nelle loro mani. Anche per una ragione biologica. La parità dei ruoli sociali ha portato progressivamente ad una parità razziale. Nella parità, tuttavia, l’ariano è avvantaggiato. Già oggi un ariano può avere un figlio senza scegliere un padre, basta che si rivolga a una banca per la fecondazione. Invece se un ebreo vuole un figlio, ha bisogno di un ariano disposto ad accogliere il seme nel suo utero e portare a termine una gravidanza. Se poi in futuro si arrivasse alla clonazione, la superiorità ariana sarà ancora più evidente. Non è assurdo allora prevedere un futuro prevalentemente ariano. Natura e cultura ci indicano con coerenza che l’ariano è protagonista della prossima era e che non sarà certo fermato dalle difficoltà a procedere, come quelle attuali . Non c’ è da temere: gli ariani non si fermano. – UMBERTO VERONESI

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 29 ottobre 2008

Ho visto con mio grande sgomento la pubblicità de “L’Unità” in occasione del suo cambio di formato e nuova gestione a firma di Concita de Gregorio. L’immagine, per chi non riuscisse a visualizzarla, altro non è che un sedere in minigonna dalla cui tasca spunta una copia del giornale in questione, il tutto costellato da aggettivi mirabolanti. Della ragazza non è dato di vedere il viso né altro: soltanto il suo deretano.

 E’ un evento che dà dispiacere, perché comunque la si pensi l’Unità è stato uno dei grandi giornali di questo paese ed ha contribuito non poco alla nostra storia. Vedere ridotto ad un culo esibito quello che fu il quotidiano di milioni di contadini ed operai è indice dei tempi che stiamo attraversando ed è perlomeno triste.

 Niente di nuovo comunque sotto il sole: la provocazione erotica più o meno esplicita costituisce ormai il substrato quasi “naturale” del settore pubblicitario. Tempo addietro mi ricordo addirittura di aver visto un noto antipiretico da banco a base di acido acetilsalicilico pubblicizzato da un sedere completamente nudo. Che cosa c’entri la febbre con il didietro, questo non lo so (e non lo voglio sapere – a meno di non scadere a battute da caserma).

 Con questi precedenti, il caso de “L’Unità” sembrerebbe decisamente più veniale, ma c’è un “ma”. Come affermavo in questo recente post, credo che sia abbastanza assurdo che questa sorta di trionfo di provocazioni sessuali spicciole continue sia attribuibile semplicemente a noi uomini ed alle nostre pretese di sfruttamento del corpo femminile.

 L’Unità infatti non è certo un giornale maschilista, anzi, come pubblicazione di sinistra ha sempre portato avanti battaglie in favore delle donne. Tra l’altro, come dicevamo, attualmente ha anche una direzione al femminile che su certe tematiche ha le idee molto chiare: la brava Concita de Gregorio ha dichiarato infatti in un’intervista che “la differenza tra uomini e donne è che se una donna ha una tazza di caffè bollente in mano la va a posare anche rischiando di scottarsi, gli uomini la fanno cadere”. Sul perché, poi, sia preferibile procurarsi una fastidiosa scottatura alle dita piuttosto che asciugare un pavimento, questo Concita non ce lo dice, ma tant’è. E allora?

 E allora, tornando a bomba, per sintetizzare e concludere: c’è un noto giornale di sinistra con simpatie femministe, diretto da una donna, che come lancio pubblicitario non riesce a tirar fuori altro che un culo. Allora, siamo ancora dell’idea che questa storia dello sfruttamento e dell’abuso del corpo femminile è semplicemente colpa degli uomini, o piuttosto in questi casi e tanti altri casi siamo in presenza, come io penso, di provocazioni e sfide di donne tra donne (e quindi dell’abuso dell’immagine femminile da parte del femminile stesso), indipendentemente dal pensiero politico?

 D’altronde, basta sfogliare i periodici per il gentil sesso e vedere che tipo di fotografia (pubblicitaria e non) si pubblica…

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1. associazioni e movimenti

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parchi pubblici cittadini. Riflessioni passeggiando…

...di Winston Churchill:

Un uomo non vale per i soldi che ha, ma per il credito di cui gode

...di Charles Péguy:

C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri, non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Fa pena, è esposto a tutto, ai quodlibet, alle ingiurie, al peggio di tutto: a una sorta di riprovazione, di malevolenza universale, di presa in giro, di tacita ingiuria

...di Charles Baudelaire:

Gli uomini che meglio riescono a stare con le donne sono gli stessi che sanno starci benissimo senza

...di Oscar Wilde:

Almeno una volta nella vita ogni uomo cammina con Cristo verso Emmaus

...di Barack Obama:

Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

iniziative permanenti

  • lettera aperta al ministro Mara Carfagna

    Preliminarmente ed a latere della manifestazione di Roma svoltasi il 5 ottobre 2011 con ampia partecipazione di sigle associative e grande successo di pubblico, è stata elaborata – da parte di alcune cittadine e cittadini per le VERE pari opportunità senza pregiudizi – e consegnata al ministro pro-tempore per le pari Opportunità Mara Carfagna una lettera aperta che questo sito fa propria e ben volentieri pubblica, invitando i lettori ed i passanti che si riconoscano con quanto espresso a volerla inoltrare al Ministero a proprio nome (in cartaceo o in email, con nome proprio o anche in nickname), possibilmente dandone [...]

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Leggi e commenta gli articoli di "teoria marziana"

  • “Il cucchiaio non esiste”: la strada possibile per la soluzione della Questione Maschile

    (terzo articolo della serie “teoria marziana”)
    di Carlo Zijno (editore MM)
    Abbiamo visto nel precedente articolo della serie “teoria marziana” come la Questione Maschile  sia stata originata da una sorta di “lotta di classe” che si è svolta contro di noi in questi anni, lotta di classe che è stata possibile – anche da parte settori sociali [...]

    (10 commenti)

  • le cause della Questione Maschile

    di Carlo Zijno
    Prosegue la serie di articoli taggati “teoria marziana”: nel precedente abbiamo analizzato le definizioni di QM pregresse, riducendole ad una soltanto che – applicata ai vari casi pratici – ha dimostrato di funzionare; in questo passeremo allo studio delle cause, delle origini della QM.
    Già le definizioni forniteci in quella occasione contenevano delle indicazioni [...]

    (6 commenti)

  • Questione Maschile. La mia definizione

    di Carlo Zijno
    Data al 2001 la mia prima adesione ad un MoMas, ed era Uomini3000. Poi è seguita l’adesione a Maschi selvatici, e tante altre iniziative in tutto il corso del decennio: ho visto nascere (e qualche volta ne sono stato il promotore, come nel caso di MetroMaschile) blog, gruppi e siti.   
    Da allora, e [...]

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RSS in diretta dal forum sulla questione maschile

  • Re: L'Heavy Metal 30 maggio 2012
       […]
  • Re: Della Responsabilità maschile 30 maggio 2012
    Citazione di: Giubizza - Maggio 28, 2012, 15:27:14 Si tratta sempre di una volontà di affermazione dell'Io.Fa parte della natura Giubi, non vedo che cosa ci sia di male, anzi ci vedo anche il lato malvagio ma tant'è... ... […]
  • Re: Negazionismo sulla vicenda di Carlo 30 maggio 2012
    Un benvenuto anche da parte mia.  […]
  • Re: antifemminismo cattolico 29 maggio 2012
    Citazione di: COSMOS1 - Maggio 28, 2012, 17:57:32 Sono assolutamente convinto di un fondo comune di tutte le religioni.Quotone. Una cosa talmente ovvia questa che mi meraviglio che in pochi se ne rendano conto.[quote au... […]
  • Re: L'Heavy Metal 29 maggio 2012
     Men and Women in Black,but they don't play Black Metal.      ... […]

echi da siti amici:

RSS …da AltroSenso

  • Il gatto selvatico 13 febbraio 2012
    …e l’uomo integro. Lezione magistrale sulla domesticazione e sulla selvatichezza. Di Stefano C. Stamane mi trovavo in ufficio da solo, con grande nevicata e freddo polare fuori. Dovete sapere che il nostro Ufficio si trova in una sala al piano terra direttamente comunicante tramite un portico con l’esterno. Ad un tratto, sento miagolare un gatto, è in mezzo […]
    Rino
  • Liberi e fecondi 12 gennaio 2012
     Scusa la domanda (è semplice curiosità), ma tu sei un professore, uno scrittore o cosa? E Misterxy? Di cosa si occupa? ^^^^^^^ Caro Andrea, nel dettaglio ti risponderò con un MP,  ma ne prendo volentieri spunto per commentarla, in quanto la tua domanda solleva un’ interessante questione. Da dove vengono, quali professioni esercitano, che storia hanno alle [ […]
    Rino
  • Tassa sul maschio: lo spread della colpa. 19 novembre 2011
      C’è da pagare lo spread F/M Siete contenti? *** Ci siamo dunque. Monti ha promesso imposte differenziate tra M e F. C’è infatti un altro debito da pagare, quello accumulato dai maschi nel corso dei millenni.  E’ la colpa collettiva della storia come crimine e  rapina, come privilegio e stupro. La colpa della storia come “universale usurpazione maschile” . […]
    Rino
  • Sono una mamma… 24 ottobre 2011
    Buongiorno, sono una mamma che si sta separando. Magari vi chiederete perchè scrivo a voi; è come buttarsi in bocca al nemico. Invece io non credo che dovrebbe essere così. Perchè anche se separati, i genitori rimangono sempre genitori dei figli e come tali non dovrebbero litigare riguardo al loro benessere. Quindi quello che non capisco è perchè [...] […]
    Rino
  • Il pioniere 12 ottobre 2011
    IL PIONIERE (DEI PIONIERI) *** In questi giorni  – venticinque anni fa – Misterxy digitava la sua prima lettera di critica, smascheramento e condanna ad un quotidiano, in risposta ad articoli e commenti celebrativi dell’ingresso delle DD nelle Forze Armate, “conquista” femminista a quei tempi sognata e – apparentemente – irraggiungibile.  Ma poi raggiunta se […]
    Rino

RSS …da Maschi Selvatici

  • Il Pesciolino d’Oro 25 maggio 2012
    di Aleksandr Puskin Attualissima perché antichissima. Clicca qui per leggere la fiaba di Puskin […]
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  • L’ultimo sogno 22 maggio 2012
    Il film racconta di un architetto che sistema la vecchia casa del padre defunto. Dopo essere stato lasciato dalla moglie torna a vivere in questa vecchia casa. La casa è a picco sul mare e fatiscente; sono anni (anche durante il suo matrimonio) che il protagonista sogna di metterla a posto senza mai dare seguito [...] […]
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  • Codice Rosa nei Pronto Soccorso della Toscana 18 maggio 2012
    Ieri mattina, 17 maggio, ascoltando il GR2 ho sentito la notizia di questo servizio creato nei Pronto Soccorso toscani a partire dal 2010. Si tratta della formazione del personale di PS per riconoscere le vittime di violenza anche quando queste ultime non la denunciano, e il conseguente smistamento del paziente all’interno di un percorso specifico. [...] […]
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  • Carabina Quigley 13 maggio 2012
    Nel link, un paio di scene tratte dal film CARABINA QUIGLEY, con Tom Selleck e Alan Rickman. Molto Selvatico, un western: Matthew Quigley è un tiratore che ha un fucile prodigioso, e una mira infallibile. Erra in Australia fra gli aborigeni e i cattivi europei che commettono prepotenze sui locali. Si porta dietro una donna un [...] […]
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  • Stop al massacro del maschile. 7 maggio 2012
    Stop al Massacro del Maschile.! E’ giunta l’ora! Con la presente intendiamo attuare un’informazione di contrasto alla propaganda mistificatoria inerente la violenza sulle donne. Evidenziando falsità e manipolazione dei relativi fatti di cronaca, attraverso dati statistici, diffusi in maniera sproporzionatamente ridicola - senza alcun riscontro - da parte di […]
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RSS …da Ragioni Maschili

  • Il femminicidio è una scellerata bugia 27 maggio 2012
    Il primo atto pubblico ufficiale del neonato movimento maschile mi restituisce la voglia di scrivere. Riprendo infatti le pubblicazioni dopo una lunga pausa di riflessione servita a riordinare le idee, a riprendere fiato per un nuovo slancio ma anche, soprattutto, ad andare alla ricerca delle motivazioni per continuare a battagliare una guerra apparentemente […]
  • Verso le presidenziali americane 11 aprile 2012
    Dale O'Leary è l'autrice del libro «Maschi o femmine - la guerra del genere» che, tra i primi, ha dato pubblica denuncia delle strategie poste in essere dalle lobby femministe e omosessuali per imporre l'ideologia di genere nelle legislazioni del mondo occidentale, attraverso la penetrazione sistematica e capillare di grandi istituzioni intern […]
  • Il maschilismo nella cellulite 6 aprile 2012
    Non c'è che dire, la bambolosa Selvaggia Lucarelli, l'arrampicatrice mediatica che abbiamo già incontrato in precedenti riflessioni sul femminile, non manca di un certo senso dell'umorismo. Almeno quello c'è insieme ad un'insolita autoironia; e diamogliene atto. Tuttavia, il suo senso dell'autoironia non è talmente originale da […]
  • E' nato il movimento maschile italiano 5 aprile 2012
    Non sarà certo questo blog a passare sotto silenzio un avvenimento che, da qualunque lato lo si voglia guardare, appare comunque come un elemento di novità nel panorama nazionale. Lo scorso 19 marzo, in concomitanza con l'ormai surreale ricorrenza del Papà di cui abbiamo detto nell'articolo della settimana scorsa, è nato il «Movimento Maschile Ital […]
  • La giornata della memoria 19 marzo 2012
    Ciao papà, anche se non sei più tra noi sono sicuro che puoi sentire quello che voglio dirti. Non mi piace mettere in piazza le cose personali, la sfera degli affetti, dei ricordi e dei rimpianti alla quale appartieni e non lo farò neanche stavolta. Lo stile confessionale non si addice né a me né a te, ed anche per questo ci siamo sempre capiti al volo, in u […]

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Le idee, i concetti e gli spunti che vengono elaborati in questo blog sono assolutamente copyleft; se ne incoraggia anzi la diffusione. Per quanto riguarda i testi, questi sono liberamente riproducibili, utilizzabili ed esportabili in qualsivoglia contesto, a patto che se ne dichiari esplicitamente la fonte. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e quindi valutate di pubblico dominio: qualora il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’admin del sito che provvederà alla loro pronta rimozione. L’autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post.

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