articolo apparso per la prima volta sul vecchio ”MetroMaschile” in data 11 agosto 2009
Alle scuole elementari, livello che un professore si suppone debba aver superato, mi hanno insegnato che quando si ritiene che una categoria umana sia strutturalmente inferiore ad un’altra, e specialmente se per motivi biologici, si incorre in qualcosa chiamato razzismo.
In procinto di andare in vacanza (avevo appena preparato il post di fine anno che verrà pubblicato automaticamente lunedì 17 agosto) un simpatico articolo uscito su “Repubblica” a firma di Umberto Veronesi mi ha costretto a riprendere la penna in mano per riaffermare il principio di cui sopra, principio che potrebbe sembrare acquisito ma che, evidentemente, acquisito non è.
Non voglio lasciare in questa sede il link a detto articolo, perché non voglio incrementare in nessun modo il traffico di “Repubblica”. Nè voglio procedere ad alcuna confutazione dell’articolo in questione, perché con il razzismo non si può e non si deve ragionare.
Voglio fare piuttosto un gioco. Ve lo incollo qui sotto in due versioni: dapprima in originale e poi, successivamente di seguito, in una nuova versione del tutto identica nel testo salvo sostituire la parola “uomini” con la parola “ebrei”, “donne” con “ariani”, “sessi” con “razze”.
Così, tanto per vedere che effetto fa.
Aggiungo soltanto una considerazione: quando le facoltà mentali cominciano a vacillare la decenza consiglierebbe di andarsene in pensione, se non altro per tutelare il buon nome pazientemente costruito con decenni di ricerche serie, onde evitare che una uscita cretina ed idiota possa danneggiarlo. Tra l’altro è pure scritto male, pieno di ripetizioni ossessive e sgrammaticato; cosa che potremmo anche aspettarci da un signor Veronesi ma non dagli editor di Repubblica (i quali evidentemente non hanno nemmeno le basi del mestiere che credono di fare).
E adesso ecco le due versioni dell’articolo. Buone vacanze.
Carlo
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VERSIONE ORIGINALE DEL SIGNOR VERONESI
La conquista della Ru486 e la forza delle donne
Repubblica — 10 agosto 2009 pagina 1 sezione: PRIMA PAGINA
LE DONNE non si fermano: la vittoria dell’ approvazione della Ru486 è parte di un progetto non scritto di affermazione del loro futuro ruolo. La forza delle donne non è riportata nei manuali di storia o di filosofia, perché il pensiero femminile vive dentro gli avvenimenti, spesso nascosto dietro il nome di un uomo. PER secoli le donne hanno silenziosamente influenzato il progresso civile e hanno determinato l’ evoluzione culturale con l’ azione più che con la teoria. A volte il loro contributo è stato idealizzato, ed eccole Angeli, altre invece è stato demonizzato, ed eccole Streghe. E hanno pagato un caro prezzo, nel passato, per questa loro condizione di debolezza: quante povere ragazze (in genere con disturbi mentali) sono state arse vive perché possedute dal Demonio? Ed ancora oggi il 90% degli omicidi sono di mano maschile, ma la grande maggioranza delle vittime sono donne. Siamo, per questo aspetto, una società primordiale, in cui gli uomini (più forti) uccidono le donne (più deboli). Ma in una società del futuro, con regole evolute di convivenza civile, l’ aggressività maschile, necessaria alle origini per procurare sostegno alla famiglia, sarà sempre più di peso e di impaccio. L’ uomo non sa e non può liberare la propria aggressività e spesso la rivolge contro se stesso: la grande maggioranza dei suicidi sono maschili. Le donne non uccidono e non si uccidono. La mia professione di “medico delle donne” mi ha insegnato l’ arte di leggere nell’ agire delle donne. Le ho viste affrontare con forza i momenti di debolezza, guardare in faccia il dolore e farne un’ occasione di rinascita. Le ho viste fare rivoluzioni e ricomporre armonie. Quando si scatena il caos è la donna che riporta l’ ordine: nei pensieri, nei rapporti umani, nell’ ambiente e nella società. Sono diventato un estimatore profondo del pensiero femminile, per molti aspetti superiore a quello maschile, e mi sono convinto che la parità fra sessi non è una scelta, ma è una realtà storicamente inarrestabile. Il problema è come realizzarla concretamentee come darle una veste ufficiale. E qui c’ è un bisticcio di fondo da risolvere. Quanti ruoli può giocare oggi una donna ? Se sarà pari all’ uomo nei ruoli decisionali, che farà della sua necessità biologica di procreare e accudire i suoi figli? Se davvero vogliamo che le donne pensino ad avere successo in politica o nelle carriere pubbliche, dobbiamo risolvere alla radice la questione del doppio carico che pesa sulle loro spalle. La soluzione non può essere quella di espropriare le donne della loro femminilità, ma è certo che una conquista razionale attende le donne di questa generazione: ridisegnare i propri spazi e decidere come conciliare l’ impegno sociale con l’ impegno procreatvo. Ovviamente la società, attualmente ancora maschilista con cadute nel “machismo”, dovrà fare la sua parte. Ma è la donna che dovrà scegliere e ridefinirsi. Certamente il percorso è a ostacoli: alcuni si supereranno, come il diritto all’ interruzione di una gravidanza non voluta con metodiche meno traumatiche, quale appunto la Ru486; altri no, come il diritto alla fecondazione assistita. Io sono per la soluzione massimalista: le donne al pari dell’ uomo, senza mezze misure. Il loro potenziale intellettuale è enorme e sottoutilizzato: siamo sei miliardi sulla Terra, ma le menti impegnate a sfruttarne le ricchezze, mantenendone gli equilibri, sono meno della metà. Ora tocca alle donne, e io non ho dubbi che il futuro sia nelle loro mani. Anche per una ragione biologica. La parità dei ruoli sociali ha portato progressivamente ad una parità sessuale. Nella parità, tuttavia, la donna è avvantaggiata dal punto di vista biologico perché l’ attività procreativa è femminile. Già oggi una donna può avere un figlio senza scegliere un padre, basta che si rivolga a una banca per la fecondazione. Invece se un uomo vuole un figlio, ha bisogno di una donna disposta ad accogliere il seme nel suo utero e portare a termine una gravidanza. Se poi in futuro si arrivasse alla clonazione, la superiorità femminile sarà ancora più evidente : la donna può clonare se stessa e l’ uomo no. Non è assurdo allora prevedere un futuro prevalentemente al femminile , come già avviene in natura in altre comunità. Natura e cultura ci indicano con coerenza che la donna è la protagonista della prossima era e che non sarà certo fermata dalle difficoltà a procedere, come quelle attuali . Non c’ è da temere: le donne non si fermano. – UMBERTO VERONESI
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VERSIONE DELL’ARTICOLO SOSTITUENDO LA PAROLA “UOMINI” CON LA PAROLA “EBREI”, LA PAROLA “DONNE” CON LA PAROLA “ARIANI”, LA PAROLA “SESSI” CON LA PAROLA “RAZZE” (e lemmi derivati)
La conquista della Ru486 e la forza degli ariani
Repubblica — 10 agosto 2009 pagina 1 sezione: PRIMA PAGINA
GLI ARIANI non si fermano: la vittoria dell’ approvazione della Ru486 è parte di un progetto non scritto di affermazione del loro futuro ruolo. La forza degli ariani non è riportata nei manuali di storia o di filosofia, perché il pensiero ariano vive dentro gli avvenimenti, spesso nascosto dietro il nome di un ebreo. PER secoli gli ariani hanno silenziosamente influenzato il progresso civile e hanno determinato l’ evoluzione culturale con l’ azione più che con la teoria. A volte il loro contributo è stato idealizzato, ed eccoli Angeli, altre invece è stato demonizzato, ed eccoli Stregoni. E hanno pagato un caro prezzo, nel passato, per questa loro condizione di debolezza: quanti poveri ariani (in genere con disturbi mentali) sono stati arsi vivi perché posseduti dal Demonio? Ed ancora oggi il 90% degli omicidi sono di mano ebraica, ma la grande maggioranza delle vittime sono ariani. Siamo, per questo aspetto, una società primordiale, in cui gli ebrei (più forti) uccidono gli ariani (più deboli). Ma in una società del futuro, con regole evolute di convivenza civile, l’ aggressività ebraica sarà sempre più di peso e di impaccio. L’ ebreo non sa e non può liberare la propria aggressività e spesso la rivolge contro se stesso: la grande maggioranza dei suicidi sono ebraici. Gli ariani non uccidono e non si uccidono. La mia professione di “medico degli ariani” mi ha insegnato l’ arte di leggere nell’ agire degli ariani. Li ho visti affrontare con forza i momenti di debolezza, guardare in faccia il dolore e farne un’ occasione di rinascita. Li ho visti fare rivoluzioni e ricomporre armonie. Quando si scatena il caos è l’ariano che riporta l’ ordine: nei pensieri, nei rapporti umani, nell’ ambiente e nella società. Sono diventato un estimatore profondo del pensiero ariano, per molti aspetti superiore a quello ebraico, e mi sono convinto che la parità fra le razze non è una scelta, ma è una realtà storicamente inarrestabile. Il problema è come realizzarla concretamentee come darle una veste ufficiale. E qui c’ è un bisticcio di fondo da risolvere. Quanti ruoli può giocare oggi un ariano ? Se sarà pari all’ ebreo nei ruoli decisionali, che farà della sua necessità biologica di procreare e accudire i suoi figli? Se davvero vogliamo che gli ariani pensino ad avere successo in politica o nelle carriere pubbliche, dobbiamo risolvere alla radice la questione del doppio carico che pesa sulle loro spalle. La soluzione non può essere quella di espropriare gli ariani della loro purezza razziale, ma è certo che una conquista razionale attende gli ariani di questa generazione: ridisegnare i propri spazi e decidere come conciliare l’ impegno sociale con l’ impegno procreatvo. Ovviamente la società, attualmente ancora ebraica con cadute nel “sionismo”, dovrà fare la sua parte. Ma è l’ariano che dovrà scegliere e ridefinirsi. Certamente il percorso è a ostacoli: alcuni si supereranno, come il diritto all’ interruzione di una gravidanza non voluta con metodiche meno traumatiche, quale appunto la Ru486; altri no, come il diritto alla fecondazione assistita. Io sono per la soluzione massimalista: glia riani al pari dell’ebreo, senza mezze misure. Il loro potenziale intellettuale è enorme e sottoutilizzato: siamo sei miliardi sulla Terra, ma le menti impegnate a sfruttarne le ricchezze, mantenendone gli equilibri, sono meno della metà. Ora tocca agli ariani, e io non ho dubbi che il futuro sia nelle loro mani. Anche per una ragione biologica. La parità dei ruoli sociali ha portato progressivamente ad una parità razziale. Nella parità, tuttavia, l’ariano è avvantaggiato. Già oggi un ariano può avere un figlio senza scegliere un padre, basta che si rivolga a una banca per la fecondazione. Invece se un ebreo vuole un figlio, ha bisogno di un ariano disposto ad accogliere il seme nel suo utero e portare a termine una gravidanza. Se poi in futuro si arrivasse alla clonazione, la superiorità ariana sarà ancora più evidente. Non è assurdo allora prevedere un futuro prevalentemente ariano. Natura e cultura ci indicano con coerenza che l’ariano è protagonista della prossima era e che non sarà certo fermato dalle difficoltà a procedere, come quelle attuali . Non c’ è da temere: gli ariani non si fermano. – UMBERTO VERONESI
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