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	<title>MetroMaschile Web Editor &#187; ruolo del Padre</title>
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	<description>pensieri, analisi, sussurri e voci dalla città degli uomini liberi</description>
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		<title>Convegno &#8220;Affido Condiviso, a 4 anni dall&#8217;approvazione&#8221;. Roma, 26 febbraio 2010</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2010/convegno-affido-condiviso-a-4-anni-dallapprovazione-roma-26-febbraio-2010/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 10:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[convegni]]></category>
		<category><![CDATA[fenomeni sociali]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabio Nestola



Repubblica.it – agosto 2009Gli ultimi dati ISTAT (annuario 2009) riguardanti la crisi delle famiglie riferiscono che la separazione consensuale è la scelta più diffusa (86,3% dei casi). Nel 2007 sono aumentati sia i divorzi (2,3%, in totale 50.669), sia le separazioni (1,2%, totale 81.359), Cresce di molto anche l’affidamento condiviso dei figli, pari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Fabio Nestola</strong></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="642">Repubblica.it – agosto 2009Gli <strong>ultimi dati ISTAT</strong> (annuario 2009) riguardanti la crisi delle famiglie riferiscono che la separazione consensuale è la scelta più diffusa (86,3% dei casi). Nel 2007 sono aumentati sia i divorzi (2,3%, in totale 50.669), sia le separazioni (1,2%, totale 81.359), Cresce di molto anche l’affidamento condiviso dei figli, pari alla metà dei casi di divorzi (era 28% nel 2006) e ai due terzi per le separazioni; l’affidamento esclusivo alla madre diminuisce: 25,6% per le separazioni (era 58,3) e 46,1 per i divorzi (67,1%).&#8212;&#8212;&#8211;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="200" valign="top"><strong>PROCEDIMENTI </strong></td>
<td width="217"><strong>2007</strong></td>
<td width="226"><strong>Variazione rispetto al 2006</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="111">separazioni</td>
<td width="106">81.359</td>
<td width="225"><strong>+ </strong>1,20%</td>
</tr>
<tr>
<td width="111">divorzi</td>
<td width="106">50.669</td>
<td width="225"><strong>+ </strong>2,30%</td>
</tr>
<tr>
<td width="111">totale</td>
<td width="106">132.028</td>
<td width="225"> </td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="149" valign="top"><strong>AFFIDO CONDIVISO </strong></td>
<td width="229"><strong>2006</strong></td>
<td width="265"><strong>2007</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="115" valign="top">separazioni</td>
<td width="114" valign="top">-</td>
<td width="133" valign="top">separazioni</td>
<td width="132" valign="top">66,00%</td>
</tr>
<tr>
<td width="115" valign="top">divorzi</td>
<td width="114" valign="top">28,00%</td>
<td width="133" valign="top">divorzi</td>
<td width="132" valign="top">50,00%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="149" valign="top"><strong>AFFIDO  </strong><strong>ALLA MADRE</strong></td>
<td width="229"><strong>2006</strong></td>
<td width="265"><strong>2007</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="115" valign="top">separazioni</td>
<td width="114" valign="top">58,30%</td>
<td width="133" valign="top">separazioni</td>
<td width="132" valign="top">25,60%</td>
</tr>
<tr>
<td width="115" valign="top">divorzi</td>
<td width="114" valign="top">67,10%</td>
<td width="133" valign="top">divorzi</td>
<td width="132" valign="top">46,10%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<p>Dall&#8217;analisi dei dati ISTAT,  ripresi dai media e commentati come un grande successo dell&#8217;affido condiviso, emerge una realtà sconcertante relativa all&#8217;anno 2007:</p>
<p>-       oltre un genitore di sesso maschile su 4 è stato giudicato pericoloso per la prole</p>
<p>-       poco meno di 2 su 4 nei divorzi sono stati giudicati pericolosi per la prole.</p>
<p>Giova ricordare che l&#8217;unico criterio di deroga dall&#8217;affido condiviso dovrebbe essere la violazione degli interessi del minore </p>
<p><em>«Art. 155-bis. &#8211; (affidamento a un solo genitore e opposizione all&#8217;affidamento condiviso) Il giudice può disporre l&#8217;affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l&#8217;affidamento all&#8217;altro sia contrario agli interessi del minore</em></p>
<p>Dovrebbero quindi, in teoria, esservi decine di migliaia di “provvedimenti motivati” che giustificano nel dettaglio, caso per caso, perché la presenza paterna è contraria agli interessi dei minori.</p>
<p>Nella realtà tali “provvedimenti motivati” non esistono; non sono rari, incompleti o altro, semplicemente non esistono.</p>
<p>____________________________</p>
<p><strong>Per scaricare la locandina in formato jpg clicca sull&#8217;immagine. Per il  formato pdf,  invece, clicca sul link sottostante</strong></p>
<p><a href="http://metromaschile.it/files/2010/02/convegnoaffidocondiviso.jpg"></a></p>
<p><a href="http://metromaschile.it/files/2010/02/convegnoaffidocondiviso.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1002" title="convegnoaffidocondiviso" src="http://metromaschile.it/files/2010/02/convegnoaffidocondiviso-723x1024.jpg" alt="" width="409" height="551" /></a></p>
<p><a href="http://metromaschile.it/files/2010/02/convegno_26_febbraio_-2010-locandina.pdf">convegno_26_febbraio_ 2010-locandina</a></p>
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		<item>
		<title>&#8220;L&#8217;amore e gli stracci del tempo&#8221; di Anilda Ibrahimi, Einaudi, 2009</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/lamore-e-gli-stracci-del-tempo-di-anilda-ibrahimi-einaudi-2009/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/lamore-e-gli-stracci-del-tempo-di-anilda-ibrahimi-einaudi-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 5 novembre 2009
Anilda Ibrahimi è un&#8217;autrice che ha esordito nel 2008 con il fortunato romanzo &#8220;rosso come una sposa&#8221;, in cui descriveva una storia familiare dal punto di vista femminile e materno nell&#8217;Albania magica e misteriosa del secolo scorso, fino ad arrivare all&#8217;età moderna.
Quest&#8217;anno ha voluto proseguire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 5 novembre 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Anilda Ibrahimi è un&#8217;autrice che ha esordito nel 2008 con il fortunato romanzo &#8220;rosso come una sposa&#8221;, in cui descriveva una storia familiare dal punto di vista femminile e materno nell&#8217;Albania magica e misteriosa del secolo scorso, fino ad arrivare all&#8217;età moderna.</p>
<p style="text-align: justify">Quest&#8217;anno ha voluto proseguire il suo sforzo letterario pubblicando &#8220;l&#8217;amore e gli stracci del tempo&#8221;, in cui affronta ancora una volta una storia familiare, ma questa volta dal versante paterno.</p>
<p style="text-align: justify">Contrariamente al primo, il romanzo in questione è interamente ambientato in epoca moderna, il cui scenario principale è costituito dalla guerra del Kosovo del 1999. Cosa accade in questa storia, in sintesi?</p>
<p style="text-align: justify">Milos è un professore universitario di Belgrado di etnia serba, che diviene amico di un suo studente, di soli alcuni anni più giovane, Besor, di etnia albanese. Dopo l&#8217;incarcerazione di quest&#8217;ultimo ad opera del morente regime jugoslavo per motivi politici, Milos si prede carico della famiglia dell&#8217;amico ed in questo modo Zlatan, figlio di Milos, ed Aikuna, figlia di Besor, crescono insieme fino a sviluppare un rapporto esclusivo talmente profondo da sfociare, nell&#8217;età giovanile, in un rapporto sentimentale in cui i due si giurano fedeltà ed amore eterno. Ma la Storia incombe: iniziando la guerra del Kosovo, mentre Zlatan viene risucchiato dall&#8217;Armata Serba, Aikuna riceve invece il triste destino di tante ragazze albanesi kosovare, lo stupro etnico.</p>
<p style="text-align: justify">Entrambi, attraverso varie vicissitudini, riescono a sopravvivere alla loro condizione e a sfuggire alla morsa del teatro di guerra in cui si erano trovati loro malgrado coinvolti. Aikuna fnisce in Svizzera, dove si rifarà una vita nel segno del lavoro e della carriera insieme alla bambina che intanto le era nata (Sarah), mentre Zlatan finisce a Roma come rifugiato politico. In questa città, Zlatan è assistito nelle ricerche della sua amata Aikuna da Ines, appartenente ad un ente ONU specializzato. Le ricerche non danno alcun risultato, finchè &#8211; passando gli anni e complice anche l&#8217;accanita frequentazione &#8211; nasce tra i due una intesa che sfocia ben presto in una storia d&#8217;amore.</p>
<p style="text-align: justify">Proprio quando Zlatan sta chiedendo ad Ines di sposarla, arriva la lettera della Crocerossa Internazionale secondo cui Aikuna è viva. Zlatan si precipita, solo per rendersi conto che la storia tra lui ed Aikuna &#8211; che intanto, come dicevamo, è diventata un&#8217;altra persona rispetto alla ragazza che lui ricordava &#8211; non ha più alcun senso, ma può comunque &#8220;prendere possesso&#8221; della sua paternità nei confronti di Sarah, Paternità in cui crede fino al punto di rifiutarsi di leggere il test del DNA (Sarah infatti potrebbe essere figlia non sua, ma dello stupro etnico), test del DNA che Aikuna (e non Zlatan) aveva voluto fare.</p>
<p style="text-align: justify">Il tutto è complicato dal fatto che Ines intanto è incinta, ed avendo &#8220;perso&#8221; il suo Zlatan, partito alla volta della Svizzera per &#8220;prendere possesso” della paternità di Sarah, pensa bene di volare a Belgrado da Milos, Padre di Zlatan, dove metterà al mondo il piccolo Marko.</p>
<p style="text-align: justify">Quest’ultimo a mio avviso è uno snodo fondamentale del romanzo: non potendo consegnare a Zlatan la sua paternità, Ines la consegna al Padre di Zlatan stesso, Milos, nel pieno riconoscimento dell&#8217;ascendenza del nascituro: il quale, non a caso (non a caso almeno dal punto di vista del sottoscritto) , nasce tra le braccia proprio di Milos.</p>
<p style="text-align: justify">Il romanzo si conclude con la scena di Zlatan che, tornato a Roma, accoglie la giovane Sarah acanto a Marko, il bambino avuto da Ines, quasi a sanzione dell&#8217;unità di tutti i discendenti accanto al Padre.</p>
<p style="text-align: justify">E proprio questo è il messaggio che, sempre ad avviso di chi scrive, rende potentissimo il romanzo, ma lo rende altresì difficilissimo da capire per occhi ed orecchie non preparati a leggerlo. Laddove proprio la Paternità è l&#8217;oggetto &#8211; spoglio da ogni idiozia legata al &#8220;politicamente corretto&#8221; &#8211; che ne informa la trama.</p>
<p style="text-align: justify">Da Besor, che preferisce la morte piuttosto che vedere infangato l&#8217;onore di sua figlia, a Milos, che si assume la responsabilità non solo della sua famiglia ma anche di quella dell&#8217;amico, ad Ines che consegna la progenie alla sua ascendenza maschile, a Zlatan che per amore della sua stessa Paternità &#8211; Paternità di cui non conosceva neanche l&#8217;esistenza fino alla lettera della Croce Rossa Internazionale &#8211; è disposto a distruggere una storia d&#8217;amore (quella tra lui ed Ines), il romanzo è intessuto di figure maschili scolpite nel marmo, ma di un marmo tenero, umano.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto questo ci porta a dire che il romanzo di Anilda ben si inserisce in un filone (tutto da costruire) che veda al centro le nostre tematiche, tematiche forse non gradite al grande pubblico.</p>
<p style="text-align: justify">Spero che il libro, appena uscito, riceva dai lettori la stessa accoglienza e entusiasmo che ha ricevuto a suo tempo il primo romanzo, quello incentrato sulla maternità. Me lo auguro davvero, e non perché Anilda è mia moglie ma per motivi che chi legge il mio blog conosce bene…</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>&#8220;le ceneri di Angela&#8221;, di Alan Parker, USA, 1999</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/le-ceneri-di-angela-di-alan-parker-usa-1999/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:43:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[psicoantropologia]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 1 novembre 2009
Personalmente, sono sempre stato un fan di Frank McCourt, lo scrittore dal cui omonimo libro è stato tratto il film.
Va detto fin da subito che la trasposizione cinematografica di una narrazione scritta raramente riesce a non deludere: ma non per una qualche limitatezza della prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 1 novembre 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Personalmente, sono sempre stato un fan di Frank McCourt, lo scrittore dal cui omonimo libro è stato tratto il film.</p>
<p style="text-align: justify">Va detto fin da subito che la trasposizione cinematografica di una narrazione scritta raramente riesce a non deludere: ma non per una qualche limitatezza della prima forma d&#8217;arte rispetto alla seconda, bensì proprio per la diversità strutturale delle due manifestazioni creative.</p>
<p style="text-align: justify">Ebbene, il film in questione non costitusce una eccezione, malgrado la perizia di Alan Parker (regista che ho sempre amato) e l&#8217;eccezionale bravura degli attori bambini che ne fungono da protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia credo che sia un film da mettere in cineteca proprio perchè, per le sue caratteristiche peculiari, la forma d&#8217;arte cinematografica a volte riesce a &#8220;scolpire&#8221; alcuni particolari meglio della espressione letteraria che ne è all&#8217;origine.</p>
<p style="text-align: justify">E mi riferisco, in questo caso, proprio ad un aspetto che su questo blog ci sta a cuore: il rapporto col Padre.</p>
<p style="text-align: justify">La storia è quella dell&#8217;infanzia dell&#8217;autore del Libro, Frank McCourt, nell&#8217;Irlanda poverissima degli anni 30 e 40, tra fanatismi religiosi, sopravvivenza perennemente a repentaglio e, soprattutto, un Padre cialtrone ed ubriacone di nessuna utilità per la famiglia &#8211; anzi, vera fucina di guai &#8211; che ad un certo punto sparisce anche nel nulla.</p>
<p style="text-align: justify">Frank, il maggiore dei fratelli, in qualche modo &#8220;prende la responsabilità&#8221; della propria famiglia, finché, raggiunta l&#8217;età adulta e placatasi la morsa dei disastri familiari, chiude definitivamente con il doloroso passato imboccando la strada dell&#8217;emigrazione negli Stati Uniti: da dove, invece, suo Padre era fuggito &#8211; all&#8217;inizio della storia &#8211; di fronte ai propri fallimenti.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma abbiamo visto con che razza di Padre ha avuto a che fare il povero Frank: possiamo dire, senza mezzi termini, che fosse l&#8217;antitesi del buo esempio, del maestro di vita che dovrebbe essere ciascun Padre.</p>
<p style="text-align: justify">Eppure, esiste un fortissimo rapporto tra questo padre scellerato e suo figlio, e che &#8220;esce fuori&#8221; in modo impressionante nella scena in cui i due si vedono per l&#8217;ultima volta. Ufficialmente è la solita partenza per lavoro, ma Frank dentro di se ha percepito in qualche modo che non lo vedrà più. Lo segue allora per le strade, sotto la pioggia di Limerick, finché suo Padre se ne accorge ed a quel punto si gira e gli dice, semplicemente: &#8220;Vai a casa, Frank&#8221;. Questi non risponde, si limita a fissarlo in silenzio, ma dentro di se pensa &#8220;ti voglio bene&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Un rapporto profondissimo, malgrado tutto, che agisce ancora molti anni dopo questa misteriosa fuga del genitore, in occasione della &#8220;iniziazione alla vita adulta&#8221; di Frank ad opera dello zio Pat che lo porta a prendersi la prima sbronza al pub (rigorosamente di birra scura) e dopo la quale orgogliosamente urla &#8220;io sono come mio Padre, io sono mio Padre&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Un film toccante, dal nostro punto di vista e che rafforza in me l&#8217;idea che &#8211; alla fine &#8211; per quanto un Padre possa essere (o non essere, come questo caso) un esempio o un maestro per il figlio, comunque agisca tra i due un rapporto profondissimo che supera di gran lunga le evenienze della vita vissuta e che assomiglia molto da vicino a quello che i figli hanno con la Madre.</p>
<p style="text-align: justify">Rapporto così profondo da fare paura: rapporto che, non a caso, viene ignorato o negato dalla vulgata corrente.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Brutti, sporchi e cattivi&#8221; di Ettore Scola, Italia, 1976</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/brutti-sporchi-e-cattivi-di-ettore-scola-italia-1976/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/brutti-sporchi-e-cattivi-di-ettore-scola-italia-1976/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[fenomeni sociali]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 21 settembre 2009
Nel corso degli ultimi mesi svariati network nazionali hanno rimandato in onda “Brutti, sporchi e cattivi” di Ettore Scola.
E’ un film ormai entrato a giusto titolo nel novero dei classici e di cui si è detto di tutto e il contrario di tutto, ma che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 21 settembre 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Nel corso degli ultimi mesi svariati network nazionali hanno rimandato in onda “Brutti, sporchi e cattivi” di Ettore Scola.</p>
<p style="text-align: justify">E’ un film ormai entrato a giusto titolo nel novero dei classici e di cui si è detto di tutto e il contrario di tutto, ma che se viene analizzato sotto il profilo della nostra angolazione prospettica, assume significati altamente emblematici di quanto accaduto negli ultimi decenni.</p>
<p style="text-align: justify">La storia infatti vede al centro un vecchio patriarca la cui autorità è evaporata da tempo, tra i fumi dell’alcool ed una assoluta noncuranza per le sorti della sua famiglia che lui tratta ormai da corpo estraneo benché ne rappresenti ancora il centro, un centro – tuttavia &#8211; perverso e temibile.</p>
<p style="text-align: justify">Neanche si può dire, infatti, che la sua autorità sia divenuta mero autoritarismo, ma bensì qualcosa di ancora peggiore: un bieco ricatto economico, simboleggiato dal rotolo di banconote (un risarcimento da lui ottenuto in seguito all’incidente di cantiere che lo ha sfigurato) che il vecchio sposta incessantemente tra i suoi numerosi nascondigli segreti.</p>
<p style="text-align: justify">Il rapporto con i figli (se di rapporto si può parlare) è ormai basato solo ed esclusivamente su questo potere di ricatto economico: lui li disprezza, per la loro incapacità (vivono di mezzucci quando non esercitino delle vere e proprie attività degradate, come il furto) e ne viene ricambiato con l’odio.</p>
<p style="text-align: justify">Questo sistema di vita &#8211; che è ormai diventato una drammatica quanto assurda parodia &#8211; si regge in piedi finché il Padre continua ad ubriacarsi e a condurre la sua vita degenerata, ma ad un certo punto arriva la svolta che fa precipitare tutto: incontra una giovane sbandata con la quale inizia inaspettatamente una travolgente storia sentimentale.</p>
<p style="text-align: justify">Il vecchio ubriacone rifiorisce: è allegro, fa progetti, cambia completamente prospettiva di vita. Sembra un altro uomo; diciamo anzi che è proprio un altro uomo.</p>
<p style="text-align: justify">La sua famiglia non può tollerare questo: abituati da sempre a considerare che loro Padre non avesse anima, si accorgono in quel momento che invece ne ha una, che ha tenuto più celata ancora del suo famigerato tesoro, per donarla infine ad una sconosciuta di passaggio. In pratica, realizzano che ha deliberatamente negato loro la sua paternità.</p>
<p style="text-align: justify">E’ quindi il bisogno di Padre, la nostalgia di Padre che ingigantisce la loro rabbia fino a tentare l’atto estremo, ucciderlo. In questo complotto entra in pieno (anzi è proprio lei l’autrice del tentativo di avvelenamento) la Madre tradita, ma come dicevamo non è lei sostenere la parte più drammatica: se è vero, come è vero, che è il maggiore dei figli (Il bove, come lo chiama suo Padre) a fissare negli occhi i propri fratelli e ad appellarsi al principio di unanimità nel momento della decisione fatale.</p>
<p style="text-align: justify">Sopravviverà, dando la stura ad altri eventi picareschi legati alla sua vendetta: ma la storia non credo che ci interessi più, almeno dal nostro punto di vista.</p>
<p style="text-align: justify">Allora, ricapitolando, abbiamo visto:</p>
<p style="text-align: justify">1. Un vecchio padre trascorre la vita in cantiere per costruire le borgate romane, secondo schemi di lavoro e di vita che lo allontanano dalla famiglia ed in questo modo si interrompe il legame di trasmissione con i figli;</p>
<p style="text-align: justify">2. quando torna in famiglia, la trova completamente stravolta da stili di vita incomprensibili e che la sua mentalità contadinesca considera degenerati;</p>
<p style="text-align: justify">3. disamorato, rinuncia completamente ad esercitare la sua autorità ed è anzi lui stesso a distruggere ciò che ne rimane (in questo caso ubriacandosi, comportandosi da lazzarone);</p>
<p style="text-align: justify">4. per questo i figli lo odiano, fino ad ucciderlo, ad espellerlo definitivamente dalla loro vita (Allo stesso modo in cui è stato ucciso, metaforicamente, in questa società).</p>
<p style="text-align: justify">Ma quei punti, che abbiamo qui sintetizzato, altro non rappresentano che la storia della fine del patriarcato occidentale, che Scola ci ha raccontato magistralmente nel suo film.</p>
<p style="text-align: justify">C&#8217;è poi anche un ulteriore aspetto che contribuisce a rendere questa pellicola il capolavoro che è, ossia il secondo reale protagonista della storia: la ragazza con gli stivali gialli, che periodicamente emerge dai meandri della narrazione proponendosi progressivamente come il vero riferimento morale pulito della famiglia, sempre più apertamente e sempre più autorevolmente.</p>
<p style="text-align: justify">Finchè, l&#8217;ultima scena ce la mostra intenta nelle suo quotidiane e numerose attività con&#8230; un bel pancione, a sottolineare che è ormai lei il futuro, laddove il trapasso di autorità (e di potere) dall&#8217;esausto patriarca è andato proprio a lei e non giammai ai suoi numerosi (e perduti) fratelli maschi.</p>
<p style="text-align: justify">E tutto questo Ettore Scola lo aveva capito nel 1976: se non è un&#8217;opera geniale questa, allora, non so proprio quale lo sia.</p>
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		<title>&#8220;Non è un paese per vecchi&#8221; di Ethan e Joel Coen, USA, 2007</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 7 settembre 2009
Il film (tratto da un romanzo di Cormac McCarthy), giustamente osannato dalla critica di tutto il mondo ed impreziosito da un Javier Bardem strepitoso (ma anche da un Tommy Lee Jones che secondo me non è da meno), ci narra la storia di un inseguimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 7 settembre 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Il film (tratto da un romanzo di Cormac McCarthy), giustamente osannato dalla critica di tutto il mondo ed impreziosito da un Javier Bardem strepitoso (ma anche da un Tommy Lee Jones che secondo me non è da meno), ci narra la storia di un inseguimento mortale attraverso gli Stati Uniti, tema che ricorre spesso nella produzione d&#8217;oltreoceano.</p>
<p style="text-align: justify">Un tizio qualsiasi in una provincia qualsiasi si imbatte in una strage di malavita, appena consumata, ed il cui &#8220;lascito&#8221; consiste in una valigia contenente una grossa somma. Tale ritrovamento farà in modo che il tizio in questione verrà braccato senza pietà da un misterioso quanto abile killer fino al tragico epilogo.</p>
<p style="text-align: justify">In tutto questo le forze dell&#8217;ordine sono impotenti, come si diceva una volta. Capeggiate dal disincantato ed anziano sceriffo Bell (Tommy Lee Jones), perso tra i suoi ricordi di famiglia (tutti sceriffi da svariate generazioni), non possono che arrivare ultime ad ogni appuntamento della trama: incrementando ancora di più il disincanto ed il senso di crescente estraneità dello sceriffo stesso nei confronti del proprio paese e della società in cui si trova a vivere e lavorare, da cui il titolo.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; proprio nel finale del film che questo sottile dramma esistenziale di Bell/Jones raggiunge il massimo e ci consegna un messaggio importante.</p>
<p style="text-align: justify">Il giorno stesso del suo pensionamento definitivo dal servizio (passaggio altamente simbolico), infatti, confida alla moglie di aver fatto un sogno: &#8220;cavalcavo insieme a mio Padre, ma siccome lui è morto quando aveva vent&#8217;anni meno della mia età attuale, tra i due il vecchio ero io&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Trovo questa immagine di una efficacia straordinaria per descrivere la situazione esistenziale degli uomini di quella generazione, per intenderci la generazione del mio stesso Padre: nati e cresciuti nel &#8220;vecchio mondo&#8221; e raggiunta la terza età (o qualcosa di simile) in quello attuale, sono proprio loro che hanno &#8211; più di tutte le generazioni successive &#8211; la misura di quello che è stato distrutto in questi anni in termini di paternità e posizione del maschio per ricavarne una sensazione di vecchiaia, stanchezza e logoramento incredibili, che le precedenti generazioni di anziani non avevano conosciuto e che va ad impattare, a livello psicologico, proprio nel paragone con i propri Padri: da cui il sogno dello sceriffo Bell.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto questo, benché &#8220;di rimbalzo&#8221;, arriva anche agli uomini della mia generazione: laddove non ricordo di aver mai percepito quella temperie mentale da parte di mio nonno (energico e &#8220;centrato&#8221; fino alla fine), ma mi arriva molto chiaramente per quanto riguarda mio Padre e gli altri suoi coetanei.</p>
<p style="text-align: justify">In questa chiave si potrebbe quasi dire, con il permesso di McCarthy, che non è il suo paese ma è l&#8217;intero pianeta a non essere &#8220;per vecchi&#8221;: anche perché, a cavalcare con il Padre, siamo rimasti veramente in pochi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;L&#8217;ultimo sogno&#8221; di Irwin Winkler, USA, 2001</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 15 giugno 2009
Il film non ha avuto particolare successo di critica, visto che la maggior parte dei commentatori ne parla in termini &#8211; sostanzialmente &#8211; di pellicola piuttosto melensa, tenuta in piedi soltanto grazie alle eccezionali qualità interpretative degli attori coinvolti.
Concordo su queste valutazioni piuttosto negative, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 15 giugno 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Il film non ha avuto particolare successo di critica, visto che la maggior parte dei commentatori ne parla in termini &#8211; sostanzialmente &#8211; di pellicola piuttosto melensa, tenuta in piedi soltanto grazie alle eccezionali qualità interpretative degli attori coinvolti.</p>
<p style="text-align: justify">Concordo su queste valutazioni piuttosto negative, ma per motivi molto diversi da quelli della critica ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify">la storia infatti è quella di un uomo, George Monroe, che, messo di fronte alla realtà della propria morte di lì a pochi mesi per un male incurabile decide di dare una svolta alla propria vita, per il tempo che durerà, specialmente per quanto riguarda il rapporto con il proprio figlio. George infatti è un uomo divorziato da tempo (e la cui moglie si è risposata con un individuo piuttosto benestante), e con un figlio adolescente &#8211; Sam &#8211; che va alla deriva, tra droghe e tendenze omosessuali.</p>
<p style="text-align: justify">Appreso della malattia, e per giunta licenziato dallo studio di architettura in cui ha lavorato per 25 anni, George decide &#8211; per il tempo che gli rimane &#8211; di dedicare le residue energie e finanze alla costruzione di una casa per suo figlio, nello stesso punto in cui sorge ancora (benché ridotta allo stato di catapecchia) la casa di suo padre ed in cui, nei pochi anni trascorsi insieme, ha dimorato la propria famiglia.</p>
<p style="text-align: justify">Ma questa impresa non vuole portarla a termine da solo, bensì con il contributo fattivo del proprio figlio problematico.</p>
<p style="text-align: justify">Si precipita quindi a casa della ex moglie, reclamando il diritto di &#8220;passare l&#8217;estate&#8221; con il giovane Sam, anche se non consenziente, costi quello che costi. La ex moglie concorda, ma il figlio no: ma per la prima vota George si comporterà da Padre, imponendo semplicemente al figlio ciò che ritiene giusto.</p>
<p style="text-align: justify">Si apre quindi una partita piuttosto complessa tra i due, in cui Sam lentamente comincia a conoscere suo Padre e ad uscire, per il tramite del lavoro di realizzazione della casa al quale progressivamente si uniscono amici e vicini, dalla propria realtà degradata. E&#8217; una storia delicata e poetica, in cui il vecchio George, guadagnando tempo tra morfina e pietose bugie, lentamente cambia il corso del destino di suo figlio.</p>
<p style="text-align: justify">Il finale però è oggettivamente assurdo. Morto infatti George, sul finire della costruzione, per la quale aveva detto al figlio &#8220;la termini tu&#8221;, quest&#8217;ultimo pensa di regalarla ad una ragazza che il Padre di suo Padre, guidando ubriaco e provocando un insensato incidente, aveva privato della Madre.</p>
<p style="text-align: justify">In altri termini, alla fine di questa storia edificante tra padri e figli, si ritorna a bomba al &#8220;debito&#8221; che ogni maschio ed ogni linea maschile avrebbe con il femminile, con tanto di &#8220;espiazione&#8221; consistente nel dono di una villa in riva all&#8217;oceano.</p>
<p style="text-align: justify">Mio parere personale: cari sceneggiatori, un po&#8217; più di coraggio avrebbe potuto trasformare questa storia in un gran film, ma voi questo coraggio non l&#8217;avete avuto.</p>
<p style="text-align: justify">Triste finale quindi per una pellicola che avrebbe meritato altra sceneggiatura, ma che vale comunque la pena di vedere se capita in TV oppure a noleggio (non compratela, però, non esageriamo).</p>
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		<title>riforma dei cognomi in dirittura d&#8217;arrivo: ad un&#8217;antica discriminazione di genere sta per sostituirsene un&#8217;altra</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 3 giugno 2009
Apprendo, nel leggere il blog di Claudio Risè, che la tanto attesa (non dal sottoscritto) riforma dei cognomi si trova in dirittura d&#8217;arrivo. Secondo tale riforma al tradizionale cognome paterno ne verrà affiancato un&#8217;altro, materno (prima o dopo? Ah, che problema!), decidendo poi la persona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 3 giugno 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Apprendo, nel leggere il blog di Claudio Risè, che la tanto attesa (non dal sottoscritto) riforma dei cognomi si trova in dirittura d&#8217;arrivo. Secondo tale riforma al tradizionale cognome paterno ne verrà affiancato un&#8217;altro, materno (prima o dopo? Ah, che problema!), decidendo poi la persona in questione quale dei due vorrà trasmettere a sua volta ai propri figli.</p>
<p style="text-align: justify">Nel mio piccolo, concordo con il Prof. Risè quando afferma la portata simbolica &#8211; in termini di appartenenza ed identità &#8211; del cognome, così come convengo che sia oggettivamente ingiusto, attualmente, che la Madre non possa trasmettere il proprio alla prole; sempre allo stesso modo sono fermamente convinto che procedere secondo un principio di rivincita &#8211; vendetta per le passate discriminazioni costituisca una deriva sociale dagli effetti per tutto deleteri.</p>
<p style="text-align: justify">Però, sempre nel mio piccolo, sono anche fermamente convinto che proprio per la medesima grande portata simbolica della faccenda i singoli individui non dovrebbero avere alcuna possibilità di scelta e che l&#8217;abolizione del cognome paterno sia una follia, in termini di ulteriore allontanamento del Padre dalla famiglia e dai figli con tutti i disastri sociali che ne derivano.</p>
<p style="text-align: justify">Non nascondiamoci dietro un dito. Questa riforma di fatto è la fine di quel simbolo millenario &#8211; il cognome maschile &#8211; di reciproca appartenenza ed identificazione tra Padri e figli.</p>
<p style="text-align: justify">Ma può esistere una soluzione in grado di salvare capra e cavoli, ossia dare riconoscimento alle giuste rivendicazioni femminili senza dover cancellare questo simbolo di appartenenza? La risposta è si.</p>
<p style="text-align: justify">Si tratta infatti di un tema al quale sono particolarmente sensibile e che ho già studiato in precedenza, essendomene occupato fin dal 2005 dapprima con una ricerca per la redazione di Uomini3000, in seguito anche con un articolo su questo blog (cliccare sul tag &#8220;riforma dei cognomi&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify">In questi elaborati sostenevo una tesi alla quale io credo ancora fermamente perché costituisce a mio avviso l&#8217;uovo di colombo, e che è questa: alla prole vengono trasmessi i cognomi di entrambi i genitori, ma le femmine trasmetteranno alla generazione successiva solo il cognome della Madre, i maschi solo quello del Padre.</p>
<p style="text-align: justify">Gli effetti pratici di un tale assetto sarebbero che l&#8217;attuale &#8220;lignaggio maschile&#8221; rimarrebbe inalterato (perchè effettivamente ora è così, tutta la prole eredita il cognome del padre ma solo i maschi la trasmettono alla generazione successiva) ma verrebbe affiancato da un analogo cognome femminile funzionante in maniera assolutamente speculare (tutta la prole lo eredita, ma solo le femmine lo trasmettono alla generazione successiva).</p>
<p style="text-align: justify">Credete che una soluzione così semplice fosse fuori della portata di legislatori e politici? No, ma nessuno ci ha pensato (rectius: nessuno ci ha voluto pensare): probabilmente perchè, nella sua semplicità e razionale spirito di giustizia, non era fungibile agli scopi ideologici del politicamente corretto secondo cui si rende giustizia alle donne bastonando gli uomini &#8211; meglio se Padri &#8211; e secondo cui quanto più l&#8217;individuo è sovrano nel suo arbitrio, legibus solutus, più è libero.</p>
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		<title>&#8220;Il gladiatore&#8221; di Ridley Scott, USA, 2000</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 27 febbraio 2009
 Regia di Ridley Scott, USA 2000, premio oscar per: miglior film, miglior attore, migliori costumi, migliori effetti visivi, miglior sonoro.
Ho avuto il piacere di rivedere alcune sere fa questo film che ormai costituisce un classico. La storia è arcinota e non è il caso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 27 febbraio 2009</h6>
<p> Regia di Ridley Scott, USA 2000, premio oscar per: miglior film, miglior attore, migliori costumi, migliori effetti visivi, miglior sonoro.</p>
<p>Ho avuto il piacere di rivedere alcune sere fa questo film che ormai costituisce un classico. La storia è arcinota e non è il caso di ripercorrerla, così come non è il caso di ripercorrere le intense emozioni che Massimo ci può dare quale esempio perfetto di pietà virile, dedizione familiare, lealtà di vero guerriero e coraggio.</p>
<p>L&#8217;oggetto della mia attenzione rivedendo questo film è piuttosto il rapporto tra il vecchio Marco Aurelio e suo figlio Commodo. Non sappiamo (almeno non io) come andarono le cose tra i due, storicamente parlando (anche se sappiamo che Commodo venne comunque associato al trono da suo Padre): possiamo però dire che, per come descritto nel film, tale rapporto rappresenta un esempio da manuale di separazione tra Padre e figlio, un vero e proprio caso di mancato riconoscimento di paternità.</p>
<p>Commodo vorrebbe essere riconosciuto come figlio ed erede (soprattutto spirituale) dell&#8217;imperatore, e quest&#8217;ultimo vorrebbe riconoscerlo, ma questa è materia in cui volere non è potere. E&#8217; terribile la scena della confessione tra i due, che culminerà nel parricidio successivamente al quale Commodo si abbandonerà definitivamente ai lati peggiori della sua persona: perversione, tradimento, vigliaccheria. Come anche è da manuale la sua gelosia per l&#8217;incolpevole Massimo. Ma così è la vita, quando l&#8217;odio irragionevole ci acceca.</p>
<p>Come è avvenuta la separazione tra Marco Aurelio e Commodo? Quando e perchè? Non è dato di saperlo, anche se qualche indizio può darcelo la relazione morbosa tra Commodo e sua sorella.</p>
<p>Relazione morbosa il cui risultato sarà il mostruoso rapporto che lo stesso Commodo avrà con il nipotino, in bilico tra appropriazione di una paternità non propria e volontà di distruggere la sorella in quanto non consenziente (perlomeno non completamente) a tale appropriazione: aspetto, quest&#8217;ultimo, che evidentemente andava ad infrangere un qualche schema mentale già consolidato &#8211; chissà come, chissà quando &#8211; dello stesso Commodo&#8230;</p>
<p>Un film senza tempo e tutto da meditare, quindi. E congratulazioni agli sceneggiatori per la coerenza del quadro per quanto riguarda i rapporti psicologici sulla paternità.</p>
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		<title>La mancanza del padre tra insicurezza e panico. Una ricerca del San Raffaele.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 11  gennaio 2009
Leggo, sul sito dell&#8217;ADNKRONOS, ma anche su &#8220;Il Tempo&#8221; l&#8217;interessante notizia di uno studio condotto dal San Raffaele di Milano secondo cui il distacco precoce, in età infantile, da uno o entrambi i genitori, comporterebbe l&#8217;insorgenza nei bimbi di attacchi di panico ed ansia nonché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 11  gennaio 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Leggo, sul sito dell&#8217;ADNKRONOS, ma anche su &#8220;Il Tempo&#8221; l&#8217;interessante notizia di uno studio condotto dal San Raffaele di Milano secondo cui il distacco precoce, in età infantile, da uno o entrambi i genitori, comporterebbe l&#8217;insorgenza nei bimbi di attacchi di panico ed ansia nonché il trascinarsi fino all&#8217;età adulta di sintomatologie asmatiche o legate a forme di insicurezza grave.</p>
<p style="text-align: justify">Dico a bruciapelo che a mio avviso tale studio si riferisce in realtà alla problematica della mancanza del Padre, se è vero &#8211; come è vero &#8211; che nel 90% dei casi quando avviene la separazione della coppia si ha automaticamente l&#8217;allontanamento del Padre dalla famiglia.</p>
<p style="text-align: justify">Se anche questa banale constatazione non fosse sufficiente, basti considerare un dato fondamentale contenuto nello studio stesso, alloquando si afferma che &#8220;un lutto o il divorzio dei genitori &#8211; ma anche semplicemente l&#8217;emigrazione all&#8217;estero del padre alla ricerca di un nuovo lavoro &#8211; possono modificare la respirazione probabilmente cambiando la fisiologia dall&#8217;età infantile in modo relativamente stabile, o per tutta la vita.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">In ogni caso, ecco a voi l&#8217;articolo per esteso</p>
<p style="text-align: justify">____________________________</p>
<p style="text-align: justify">Figli di genitori separati più a rischio di attacchi di panico</p>
<p style="text-align: justify">Secondo uno studio del San Raffaele di Milano la grave esperienza di distacco li accomuna anche agli orfani e ai bimbi di emigrati</p>
<p style="text-align: justify">Milano, 7 gen. (Adnkronos/Adnkronos Salute) &#8211; Ci sono anche gli attacchi di panico nel bagaglio che i figli di genitori separati si porteranno dietro fino all&#8217;età adulta. Responsabile: la grave esperienza di distacco che li accomuna anche agli orfani e ai bimbi di emigrati.</p>
<p style="text-align: justify">Sono loro, secondo uno studio condotto dall&#8217;Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e dall&#8217;Istituto scientifico universitario San Raffaele, ad avere più probabilità di ammalarsi di attacchi di panico da adulti.</p>
<p style="text-align: justify">I ricercatori hanno osservato il fenomeno in oltre 700 gemelli del Registro nazionale norvegese.E i risultati del lavoro, realizzato in collaborazione con il Norwegian Institute of Public Health, il Queensland Institute of Medical Research di Brisbane (Australia) e il Virginia Institute of Psychiatry and Behavioural Genetics di Richmond (Usa), sono stati pubblicati sulla rivista &#8216;The Archives of General Psychiatry&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify">Gli scienziati hanno approfondito il legame, già ipotizzato, fra il rischio amplificato di sviluppare disturbi di panico e l&#8217;ansia da separazione o l&#8217;esperienza di una perdita precoce sperimentata da piccoli.</p>
<p style="text-align: justify">Basta anche il distacco di uno solo dei due genitori a rendere più vulnerabili al panico in età adulta i bimbi geneticamente predisposti. Lo studio sui gemelli ha permesso di separare il contributo genetico e ambientale dal rischio di ammalarsi nelle comuni condizioni di patologia.</p>
<p style="text-align: justify">Attraverso interviste su eventi di separazione precoci e sulla presenza di sintomi ansiosi nell&#8217;arco della vita, gli studiosi hanno cercato di ricostruire la storia di ciascun gemello.</p>
<p style="text-align: justify">In un secondo momento ciascuno di loro è stato sottoposto a un test di respirazione per valutare il rischio di attacchi di panico. E i ricercatori hanno osservato che, fra i gemelli che da piccoli avevano subito i traumi da separazione, c&#8217;erano più persone con attacchi di panico. Non solo: un lutto o il divorzio dei genitori &#8211; ma anche semplicemente l&#8217;emigrazione all&#8217;estero del padre alla ricerca di un nuovo lavoro &#8211; possono modificare la respirazione probabilmente cambiando la fisiologia dall&#8217;età infantile in modo relativamente stabile, o per tutta la vita.</p>
<p style="text-align: justify">Tra coloro che soffrono di attacchi di panico da adulti vi sono infine anche i bambini che erano molto spaventati quando erano lontani da mamma e papà, senza aver necessariamente vissuto una separazione precoce dai genitori. Spiega Marco Battaglia, professore di Psicopatologia dello sviluppo all&#8217;Università Vita-Salute San Raffaele e direttore dello studio: &#8220;Sebbene lo studio dimostri l&#8217;importanza dei geni per spiegare le relazioni tra ansia da separazione in età di sviluppo e panico in età adulta, modificare l&#8217;ambiente e il patrimonio esperienziale dei bambini, anche attraverso programmi psicoterapeutici dedicati, potrebbe non solo curare questi bambini ma anche provocare importanti variazioni nella stessa espressione genetica&#8221;.</p>
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		<title>“Madagascar 2” di Eric Darnell, USA, 2008</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:26:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 6  gennaio 2009
 Domenica mi sono recato con mio figlio a vedere Madagascar 2. Ammetto che ero piuttosto diffidente, in seguito a quanto avevo potuto leggere alcuni giorni fa su un agghiacciante articolo di Concita De Gregorio che, a proposito di questo film, affermava “In sala per Madagascar [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 6  gennaio 2009</h6>
<p style="text-align: justify"> Domenica mi sono recato con mio figlio a vedere Madagascar 2. Ammetto che ero piuttosto diffidente, in seguito a quanto avevo potuto leggere alcuni giorni fa su un agghiacciante articolo di Concita De Gregorio che, a proposito di questo film, affermava “In sala per Madagascar 2 campione d&#8217;incassi, per esempio, i bambini ridono a crepapelle delle scimmie sindacaliste che pretendono il «congedo per maternità» pur essendo tutti maschi. Una parodia del sindacato dedicata a pubblico in età prescolare. Modelli di comportamento moderni, vedremo gli esiti, basta aspettare.”</p>
<p style="text-align: justify">Vedendo il film, mi sono dovuto ricredere: la scena dei babbuini in maternità è soltanto una battuta che viene pronunciata in un contesto innocuo, né erano presenti altri “modelli di comportamento moderni”, che avrebbero comportato spiegazioni o “interpretazioni”.</p>
<p style="text-align: justify">Anzi, devo dire che si tratta di una bella storia di padri e figli e se la pellicola ha un limite secondo me è proprio quello di essere ispirata un po&#8217; troppo a “il re leone”, dal quale sembra aver preso di peso interi pezzi di sceneggiatura.</p>
<p style="text-align: justify">Un film da vedere, insomma, senza stare troppo a badare a quanto detto dalla De Gregorio: ma, forse, per “modelli di comportamento moderni” intendeva proprio le storie di padri e figli&#8230;</p>
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