articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 1 novembre 2009

Personalmente, sono sempre stato un fan di Frank McCourt, lo scrittore dal cui omonimo libro è stato tratto il film.

Va detto fin da subito che la trasposizione cinematografica di una narrazione scritta raramente riesce a non deludere: ma non per una qualche limitatezza della prima forma d’arte rispetto alla seconda, bensì proprio per la diversità strutturale delle due manifestazioni creative.

Ebbene, il film in questione non costitusce una eccezione, malgrado la perizia di Alan Parker (regista che ho sempre amato) e l’eccezionale bravura degli attori bambini che ne fungono da protagonisti.

Tuttavia credo che sia un film da mettere in cineteca proprio perchè, per le sue caratteristiche peculiari, la forma d’arte cinematografica a volte riesce a “scolpire” alcuni particolari meglio della espressione letteraria che ne è all’origine.

E mi riferisco, in questo caso, proprio ad un aspetto che su questo blog ci sta a cuore: il rapporto col Padre.

La storia è quella dell’infanzia dell’autore del Libro, Frank McCourt, nell’Irlanda poverissima degli anni 30 e 40, tra fanatismi religiosi, sopravvivenza perennemente a repentaglio e, soprattutto, un Padre cialtrone ed ubriacone di nessuna utilità per la famiglia – anzi, vera fucina di guai – che ad un certo punto sparisce anche nel nulla.

Frank, il maggiore dei fratelli, in qualche modo “prende la responsabilità” della propria famiglia, finché, raggiunta l’età adulta e placatasi la morsa dei disastri familiari, chiude definitivamente con il doloroso passato imboccando la strada dell’emigrazione negli Stati Uniti: da dove, invece, suo Padre era fuggito – all’inizio della storia – di fronte ai propri fallimenti.

Insomma abbiamo visto con che razza di Padre ha avuto a che fare il povero Frank: possiamo dire, senza mezzi termini, che fosse l’antitesi del buo esempio, del maestro di vita che dovrebbe essere ciascun Padre.

Eppure, esiste un fortissimo rapporto tra questo padre scellerato e suo figlio, e che “esce fuori” in modo impressionante nella scena in cui i due si vedono per l’ultima volta. Ufficialmente è la solita partenza per lavoro, ma Frank dentro di se ha percepito in qualche modo che non lo vedrà più. Lo segue allora per le strade, sotto la pioggia di Limerick, finché suo Padre se ne accorge ed a quel punto si gira e gli dice, semplicemente: “Vai a casa, Frank”. Questi non risponde, si limita a fissarlo in silenzio, ma dentro di se pensa “ti voglio bene”.

Un rapporto profondissimo, malgrado tutto, che agisce ancora molti anni dopo questa misteriosa fuga del genitore, in occasione della “iniziazione alla vita adulta” di Frank ad opera dello zio Pat che lo porta a prendersi la prima sbronza al pub (rigorosamente di birra scura) e dopo la quale orgogliosamente urla “io sono come mio Padre, io sono mio Padre”.

Un film toccante, dal nostro punto di vista e che rafforza in me l’idea che – alla fine – per quanto un Padre possa essere (o non essere, come questo caso) un esempio o un maestro per il figlio, comunque agisca tra i due un rapporto profondissimo che supera di gran lunga le evenienze della vita vissuta e che assomiglia molto da vicino a quello che i figli hanno con la Madre.

Rapporto così profondo da fare paura: rapporto che, non a caso, viene ignorato o negato dalla vulgata corrente.

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 14 settembre 2009

di Gaetano Giordano e Fabio Nestola

I dati  provengono dai quotidiani nazionali e/o locali che rendono disponibili versioni on-line; il monitoraggio sullo stalking femminile ha riguardato tutte le notizie – nessuna esclusa – reperibili in rete.

Le notizie originali sono consultabili sul blog violenza-donne.blogspot.com, dal quale sono anche linkabili le fonti.

Il Decreto Sicurezza che conteneva “misure contro gli atti persecutori” (stalking) è stato varato il 23 febbraio 2009 (DL n°11), poi convertito in legge il 23/4 (38/09), pubblicata sulla G.U.n° 95 del 24 aprile.

A partire dal 23 febbraio, pertanto, è possibile monitorare gli episodi di cronaca che prima di allora facevano riferimento ai reati di molestie, maltrattamento, ingiurie, minacce, percosse, lesioni, danneggiamento etc., ora accorpati nello stalking qualora siano espressione di un comportamento persecutorio continuato nel tempo.

La norma novellata – art. 612 bis – nasce con l’obiettivo dichiarato di contrastare la persecuzione di genere, ove per “genere perseguitato” si intende il solo genere femminile. Quasi che lo status di vittima sia riferibile esclusivamente ad una figura femminile, mentre al genere maschile viene comunemente associato il monopolio della violenza agita, mai subita.

Una percezione ricorrente circoscrive la violenza femminile a fenomeni del tutto marginali, sporadici e poco significativi; i procedimenti giudiziari e gli episodi di cronaca nera testimoniano, purtroppo, una realtà profondamente diversa (TABELLE 1 e 2).

A sei mesi dal varo della Legge 38/09, un primo monitoraggio registra 41 casi riportati dai media di comportamenti persecutori, violenti e/o molesti, tenuti da donne.

ETÀ – L’età della stalker riserva poche sorprese: un solo caso in entrambe le fasce estreme under 20 ed over 50, mentre nelle fasce intermedie si concentra la larga maggioranza dei casi, con un picco di 13 casi (32%) nella fascia 31-40. In tre casi le fonti non riportavano l’età della donna denunciata per stalking.

RIPARTIZIONE SUL TERRITORIO – sostanzialmente simile il numero di episodi verificatisi al nord (16) ed al centro (14), mentre un sensibile calo si registra nei casi accaduti al sud (6) e nelle isole (5), che accorpati raggiungono il 27% dei casi totali verificatisi in Italia nel periodo di riferimento.

MOVENTE – come previsto dal Legislatore, il profilo critico delle relazioni di coppia risulta essere prevalente tra i motivi che generano il reato di stalking (TABELLA 3).

Separazioni e divorzi incidono per il 15% (6 casi)

Le relazioni interrotte, sia etero che omosessuali, sono la maggioranza: 46% (19 casi)

Le relazioni mai nate a causa di un rifiuto scatenano reazioni persecutorie nella misura del 23% (9 casi)

Molestie varie, con scarsi elementi valutativi forniti dalle fonti, sono il 13% ( 5 casi)

Anche uno dei due casi catalogati come “motivi economici” (Aversa, 25/5) deriva da un divorzio, ma senza accenni a gelosia morbosa o tentativi di imporre una riconciliazione: la persecuzione della stalker era finalizzata ad ottenere dalla vittima somme di denaro più ingenti rispetto a quanto stabilito in tribunale.

VITTIME – in 15 casi la vittima è una donna, in 23 un uomo adulto, in 1 caso la vittima è un minore di sesso maschile (Torino, 10/4), in 2 casi vi sono vittime plurime non sempre quantificabili, in quanto la denuncia per stalking è stata presentata da una famiglia (Campobasso, 4/6) e da un intero condominio nei confronti di un’inquilina molestatrice (Genova, 13/5). In un caso simile di molestie al vicinato, invece, (Rio Marina, 16.8) ci sono vittime identificabili in quanto le persone stalkizzate sono un uomo ed una donna.

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Questi primi dati smentiscono due postulati:

1. Anche le donne perseguitano le donne. È falso pertanto che le donne molestate siano vittime della violenza agita esclusivamente da uomini.

2. Anche le donne perseguitano gli uomini. Sono false pertanto le teorie dominanti che circoscrivono ruoli stereotipati: donna/vittima e uomo/carnefice.

Punto 1) – Nel 37% dei casi monitorati la stalker molesta una donna, con motivazioni varie: l’incapacità di accettare l’interruzione di un rapporto saffico, l’attrazione non corrisposta per una partner eterosessuale, il binomio invidia-vendetta, il disegno persecutorio ai danni della nuova compagna del proprio ex.

Punto 2) – La persecuzione di genere non è affatto unidirezionale, anche la donna è in grado di perseguitare, insultare, molestare, usare violenza fisica e psicologica, pertanto anche la figura maschile può esserne vittima.

La violenza femminile in generale, ed il female-stalking in particolare, sono oggetto di studio in diversi Paesi europei ed extraeuropei[1], solo in Italia non esiste alcuna indagine ufficiale che studi le vittime di genere maschile, come non esiste alcuna struttura di accoglienza pubblica se ne occupi.

Dal monitoraggio emerge una percentuale del 58% di vittime maschili (23 casi su 41 presi in esame, 24 considerando il caso che coinvolge un minorenne), ma in questa sede non è importante stilare classifiche; interessa piuttosto far emergere un aspetto finora ignorato dai promotori della legge sullo stalking, vale a dire la necessità di prevenire, contenere e sanzionare qualunque forma di violenza, indipendentemente dal genere di autori/autrici e vittime.

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Si rende inoltre necessario sottolineare un elemento, legato alle motivazioni che spingono la stalker ad agire: nella maggioranza dei casi anche la persecuzione D>D ha come reale obiettivo un uomo.

Quando una donna separata compie atti persecutori nei confronti della nuova compagna del proprio ex, l’intento sembra essere quello di rendere all’ex partner la vita impossibile, creare ostacoli, incrinare l’armonia della nuova coppia, se possibile spingerla alla rottura.

La persona abbandonata, in modo particolare quando non riesce a ricostruire una nuova relazione, può percepire come insostenibile la felicità dell’ex partner, colui che identifica come causa scatenante del proprio dolore e della propria solitudine.

L’accettazione passiva aggrava il malessere psicologico, l’azione quindi può avere una valenza sia risarcitoria che ostativa, oltre ad essere terapeutica per chi la mette in atto. Agisce perché “deve”, l’acting-out persecutorio diviene la terapia per stare meglio, o illudersi di stare meglio.

Ha inizio uno stalking indiretto, con un bersaglio occulto ma reale (l’ex partner) ed uno palese ma strumentale (la nuova compagna). Lo stalking verso una nuova partner sembrerebbe essere, con molta verosimiglianza, più un modo per colpire l’ex partner che non una mera espressione morbosa della propria gelosia.

La stalker potrebbe anche essere in buona fede. Probabilmente riconosce come persecutorie le proprie azioni, ma la persecuzione viene legittimata nella misura in cui considera “giusto” punire l’ex partner attraverso la distruzione di quella felicità lei non riesce a ricostruire.

La stalker non ha alcun legame con la vittima palese, se non quello di percepirla come fonte di felicità per la vittima occulta: non ha motivi di rancore pregresso, non vi sono debiti insoluti, carriere ostacolate, vecchie ruggini o faide familiari, spesso non la conosce affatto (es. Modena 26/3; Lucca 18/3; L’Aquila 12/3, Siena 25/6).

Se ne deduce che XX non sarebbe stata mai perseguitata se non si fosse legata ad YY, precedente partner della stalker. La vendetta trasversale colpisce in funzione del ruolo sociale, non per caratteristiche individuali della vittima.

L’obiettivo sembra quello di fare terra bruciata attorno all’ex coniuge, chiunque sia la nuova partner. Quindi costei, pur apparendo vittima palese di stalking, in realtà è solo lo strumento attraverso il quale perseguire lo scopo – reale ma occulto – di creare pregiudizio all’ex partner ostacolandone la serenità della vita di coppia.

Si osserva una differenza sostanziale: mentre lo stalker di genere maschile solo rarissimamente prende di mira il nuovo compagno della ex partner (passando, nel caso, all’aggressione singola di vario livello che può anche esitare in omicidio, ma rimane atto isolato e non concatenazione di comportamenti), la donna compie azione di stalking anche verso la nuova compagna del proprio ex partner, oltre a poter compiere l’atto aggressivo singolo.

Detto in altri termini, si può ipotizzare che la stalker femminile agisca più facilmente, o quasi esclusivamente rispetto all’altro sesso, una modalità di stalking indiretto – per così dire “trasversale” – , nella quale la vendetta, il tentativo di estorcere i consensi o il ripristino della relazione, vengono veicolati attraverso soggetti estranei alla relazione stessa.

Da questo punto di vista, il paragone con i comportamenti riferibili alla sindrome di “Medea” (si colpisce un affetto dell’uomo amato per colpire lui) sembrano indicare una chiave di lettura del fenomeno: tendenzialmente la donna, quando intende colpire l’ex partner, predilige l’aggressione contro un affetto di questi, e dunque contro di lui o, in alternativa, contro la sua nuova partner.

Come già detto, non esiste o quasi lo stalking U>U inteso come una serie di atti persecutori contro il nuovo partner. Ad ulteriore conferma i dati emergenti dal monitoraggio sui casi di stalking maschile, relativi allo stesso periodo di riferimento 3/09 – 8/09.

Su 73 casi censiti 70 (96%) hanno contemplato lo stalking verso donne che hanno rifiutato di divenire partner dell’offender o che hanno cessato di esserlo.

Abbiamo poi 1 caso di stalking plurimo, agito da un pregiudicato che terrorizzava le persone del luogo e 3 casi di stalking U>U, tutti verso consanguinei:

- verso uno zio (Iglesias, 3/8), sembra per questioni patrimoniali

- verso il padre (Bologna, 29/8) a causa dei problemi di alcolismo del figlio.

- verso i figli ormai cinquantenni (Genova, 19.8) aggrediti dall’anziano padre ricoverato in clinica psichiatrica.

Nessun episodio, quindi, di persecuzione nei confronti di un nuovo partner della propria ex, casistica che invece compare nel monitoraggio dello stalking femminile nella misura del 18% (7 casi su 40).

Il tentativo di ottenere soddisfazione e vendetta passa dunque (come avviene appunto anche nei comportamenti “alla Medea”) anche attraverso la ferita affettiva dell’ex partner, e ciò implica che la donna – contrariamente all’uomo – tende a colpire per vendetta e che in tal senso non necessariamente la persona colpita deve essere l’ex partner, potendosi la vendetta estendere a chi gli sia affettivamente vicino.

Questo può essere una ulteriore indicazione per considerare il “mobbing genitoriale”[2] – vale a dire i tentativi di estromettere il padre dei propri figli – come una forma di stalking trasversale, nel quale i comportamenti punitivi ed estorsivi rivolti direttamente all’ex partner nello stalking diretto (molestie, minacce, intimidazioni, violenze fisiche) sono sostituiti da comportamenti tesi a far soffrire l’ex partner attraverso la sofferenza di un oggetto d’amore o la sua privazione.

Da questo punto di vista, esistono dunque due forme di stalking:

- lo “stalking diretto” agito, in percentuali sensibilmente diverse, da soggetti di entrambi i generi,

- lo “stalking trasversale”, prerogativa tipicamente femminile.

Il che ulteriormente dimostra, in sostanza, come la violenza e l’aggressività femminile siano un universo tutto da esplorare.

Gaetano Giordano,  Fabio Nestola

NOTE:

[1] Reid Meloy, Cynthia Boyd, – Female Stalkers and their victims, 2004

Purcell R., Mullen P – A study of women who stalk, 2001

http://www.canadiancrc.com/female_sexual_predators_awareness.aspx

Kanin JJ., – Statistics on female rape, 2000

Donald G. Dutton, Kenneth N. Corvo , John Hamel The gender paradigm in domestic violence , 2009

Daniel Whitaker – Women: often the aggressors, Journal of Public Health 2001

Murray A. Straus, Family Research Lab., Un. of New Hampshire, Dominance and Symmerty in partner violence, 2006

[2] IL MOBBING GENITORIALE DALL’ETOLOGIA ALL’ETICA – Roma, convegno AILAS 2006, Gaetano Giordano e Giuseppe Dimitri – (PM, 26 Aprile 2007), http://www.psychomedia.it/, http://www.psychomedia.it/pm/grpind/separ/giordano3.ht

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 7 settembre 2009

Il film (tratto da un romanzo di Cormac McCarthy), giustamente osannato dalla critica di tutto il mondo ed impreziosito da un Javier Bardem strepitoso (ma anche da un Tommy Lee Jones che secondo me non è da meno), ci narra la storia di un inseguimento mortale attraverso gli Stati Uniti, tema che ricorre spesso nella produzione d’oltreoceano.

Un tizio qualsiasi in una provincia qualsiasi si imbatte in una strage di malavita, appena consumata, ed il cui “lascito” consiste in una valigia contenente una grossa somma. Tale ritrovamento farà in modo che il tizio in questione verrà braccato senza pietà da un misterioso quanto abile killer fino al tragico epilogo.

In tutto questo le forze dell’ordine sono impotenti, come si diceva una volta. Capeggiate dal disincantato ed anziano sceriffo Bell (Tommy Lee Jones), perso tra i suoi ricordi di famiglia (tutti sceriffi da svariate generazioni), non possono che arrivare ultime ad ogni appuntamento della trama: incrementando ancora di più il disincanto ed il senso di crescente estraneità dello sceriffo stesso nei confronti del proprio paese e della società in cui si trova a vivere e lavorare, da cui il titolo.

E’ proprio nel finale del film che questo sottile dramma esistenziale di Bell/Jones raggiunge il massimo e ci consegna un messaggio importante.

Il giorno stesso del suo pensionamento definitivo dal servizio (passaggio altamente simbolico), infatti, confida alla moglie di aver fatto un sogno: “cavalcavo insieme a mio Padre, ma siccome lui è morto quando aveva vent’anni meno della mia età attuale, tra i due il vecchio ero io”.

Trovo questa immagine di una efficacia straordinaria per descrivere la situazione esistenziale degli uomini di quella generazione, per intenderci la generazione del mio stesso Padre: nati e cresciuti nel “vecchio mondo” e raggiunta la terza età (o qualcosa di simile) in quello attuale, sono proprio loro che hanno – più di tutte le generazioni successive – la misura di quello che è stato distrutto in questi anni in termini di paternità e posizione del maschio per ricavarne una sensazione di vecchiaia, stanchezza e logoramento incredibili, che le precedenti generazioni di anziani non avevano conosciuto e che va ad impattare, a livello psicologico, proprio nel paragone con i propri Padri: da cui il sogno dello sceriffo Bell.

Tutto questo, benché “di rimbalzo”, arriva anche agli uomini della mia generazione: laddove non ricordo di aver mai percepito quella temperie mentale da parte di mio nonno (energico e “centrato” fino alla fine), ma mi arriva molto chiaramente per quanto riguarda mio Padre e gli altri suoi coetanei.

In questa chiave si potrebbe quasi dire, con il permesso di McCarthy, che non è il suo paese ma è l’intero pianeta a non essere “per vecchi”: anche perché, a cavalcare con il Padre, siamo rimasti veramente in pochi.

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 22 giugno 2009

E’ uscito, per i tipi della Hoepli, il libro “Un decalogo per i genitori italiani”, a cura di Alessandro Rosina ed Elisabetta Respini, presentato nell’edizione odierna del Corriere della Sera con un articolo a firma di Gabriella Jacomella.

In questo libro i due offrono una serie di consigli per i genitori: elaborati, come ci tengono loro stessi a dire, con un taglio “italo centrico”, quindi con una ottica che vorrebbe essere sostanzialmente antropologica. Del decalogo mi ha colpito proprio il punto 1, che la stessa Jacomella definisce “da contropiede” (cito testualmente):

“E già il primo dell’elen­co coglie un po’ in contropiede, «Non pretendere da un figlio maschio meno di quanto pre­tendi (o pretenderesti) da una figlia femmina». È Marina Piaz­za, sociologa, a ricordare che «tra le società occidentali, quel­la italiana continua a essere una delle più tradizionali nei ruoli assegnati a uomini e don­ne ». Quindi, diventa cruciale «insegnare ai propri figli l’im­portanza della cura, disordina­re i codici tradizionali». Verreb­be da chiedersi: ma ce n’è anco­ra bisogno? «Fino a un po’ di tempo fa – interloquisce Lidia Ravera – avrei risposto no, non più. Ma siccome stiamo ri­tornando indietro su tutto, e al­la velocità del fulmine, ora dico che va benissimo chiarire come i figli vadano educati nello stes­so modo». Una marcia indietro che si concretizza, prosegue la scrittrice, «nel ritorno di una fi­gura di donna funzionaria del desiderio maschile, come nean­che prima del ’68; e i bambini, che sono molto recettivi verso la cultura dominante, non han­no gli strumenti per separare il grano dal loglio. Quindi: chia­riamo che anche i maschi devo­no apparecchiare la tavola».

Anche il sottoscritto è genitore e conosce bene il mondo infantile ed adolescenziale: francamente tutte queste bambine e ragazze costrette ad apparecchiare la tavola non le vedo ed anzi debbo dire che perlopiù si fanno portare la cena in camera dalle madri, ansiose di non far prendere loro cattive abitudini come ad esempio quella della collaborazione familiare. Infatti è molto più facile che certe cose le faccia un figlio maschio, se non altro per spirito di condivisione con i genitori o più semplicemente per accelerare la preparazione della cena (si sa, siamo voraci).

Ma a parte queste considerazioni spicciole, quello che mi colpisce (negativamente) è il perdurare nei secoli dei secoli della orrida presunzione di poter cancellare con forme di “educazione”, secondo la più stantia pseudocultura sessantottesca, tendenze ed istinti naturali degli esseri umani meglio se bambini.

Non dico che certi mestieri debbano essere necessariamente svolti da femmine anziché da maschi e viceversa secondo una logica di “evidente destino”, io stesso a casa spesso lavo piatti o cucino (giusto ieri sera io e mio figlio ci siamo divertiti con la vaporiera, visto che aimè mi tocca stare a dieta), ma penso però che gli autori del libro dovrebbero avere un qualche sospetto che il punto non sia semplicemente di “disordinare i codici tradizionali”: visto che, come dicono loro stessi, “stiamo tornando indietro su tutto” malgrado (aggiungo io) un bombardamento culturale e mediatico che dura da interi decenni.

Domanda: nessuno sospetta che possa esserci qualcosa di più profondo, in questo presunto “tornare indietro”, qualcosa di più istintuale che non il problema di “educare i figli allo stesso modo”? Pazienza per Lidia Ravera che ha la sua età la sua formazione “storica”, ma credo però che degli studiosi intraprendenti e dalla mente aperta il problema dovrebbero porselo, se non altro per amor di onestà intellettuale.

Comunque sia non comprate questo libro: si tratta della nuova ennesima rifrittura (e nemmeno troppo creativa) di quel pregiudizio culturale che chiamasi Questione Maschile.

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 15 giugno 2009

Il film non ha avuto particolare successo di critica, visto che la maggior parte dei commentatori ne parla in termini – sostanzialmente – di pellicola piuttosto melensa, tenuta in piedi soltanto grazie alle eccezionali qualità interpretative degli attori coinvolti.

Concordo su queste valutazioni piuttosto negative, ma per motivi molto diversi da quelli della critica ufficiale.

la storia infatti è quella di un uomo, George Monroe, che, messo di fronte alla realtà della propria morte di lì a pochi mesi per un male incurabile decide di dare una svolta alla propria vita, per il tempo che durerà, specialmente per quanto riguarda il rapporto con il proprio figlio. George infatti è un uomo divorziato da tempo (e la cui moglie si è risposata con un individuo piuttosto benestante), e con un figlio adolescente – Sam – che va alla deriva, tra droghe e tendenze omosessuali.

Appreso della malattia, e per giunta licenziato dallo studio di architettura in cui ha lavorato per 25 anni, George decide – per il tempo che gli rimane – di dedicare le residue energie e finanze alla costruzione di una casa per suo figlio, nello stesso punto in cui sorge ancora (benché ridotta allo stato di catapecchia) la casa di suo padre ed in cui, nei pochi anni trascorsi insieme, ha dimorato la propria famiglia.

Ma questa impresa non vuole portarla a termine da solo, bensì con il contributo fattivo del proprio figlio problematico.

Si precipita quindi a casa della ex moglie, reclamando il diritto di “passare l’estate” con il giovane Sam, anche se non consenziente, costi quello che costi. La ex moglie concorda, ma il figlio no: ma per la prima vota George si comporterà da Padre, imponendo semplicemente al figlio ciò che ritiene giusto.

Si apre quindi una partita piuttosto complessa tra i due, in cui Sam lentamente comincia a conoscere suo Padre e ad uscire, per il tramite del lavoro di realizzazione della casa al quale progressivamente si uniscono amici e vicini, dalla propria realtà degradata. E’ una storia delicata e poetica, in cui il vecchio George, guadagnando tempo tra morfina e pietose bugie, lentamente cambia il corso del destino di suo figlio.

Il finale però è oggettivamente assurdo. Morto infatti George, sul finire della costruzione, per la quale aveva detto al figlio “la termini tu”, quest’ultimo pensa di regalarla ad una ragazza che il Padre di suo Padre, guidando ubriaco e provocando un insensato incidente, aveva privato della Madre.

In altri termini, alla fine di questa storia edificante tra padri e figli, si ritorna a bomba al “debito” che ogni maschio ed ogni linea maschile avrebbe con il femminile, con tanto di “espiazione” consistente nel dono di una villa in riva all’oceano.

Mio parere personale: cari sceneggiatori, un po’ più di coraggio avrebbe potuto trasformare questa storia in un gran film, ma voi questo coraggio non l’avete avuto.

Triste finale quindi per una pellicola che avrebbe meritato altra sceneggiatura, ma che vale comunque la pena di vedere se capita in TV oppure a noleggio (non compratela, però, non esageriamo).

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C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri, non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Fa pena, è esposto a tutto, ai quodlibet, alle ingiurie, al peggio di tutto: a una sorta di riprovazione, di malevolenza universale, di presa in giro, di tacita ingiuria

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Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

iniziative permanenti

  • lettera aperta al ministro Mara Carfagna

    Preliminarmente ed a latere della manifestazione di Roma svoltasi il 5 ottobre 2011 con ampia partecipazione di sigle associative e grande successo di pubblico, è stata elaborata – da parte di alcune cittadine e cittadini per le VERE pari opportunità senza pregiudizi – e consegnata al ministro pro-tempore per le pari Opportunità Mara Carfagna una lettera aperta che questo sito fa propria e ben volentieri pubblica, invitando i lettori ed i passanti che si riconoscano con quanto espresso a volerla inoltrare al Ministero a proprio nome (in cartaceo o in email, con nome proprio o anche in nickname), possibilmente dandone [...]

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Leggi e commenta gli articoli di "teoria marziana"

  • “Il cucchiaio non esiste”: la strada possibile per la soluzione della Questione Maschile

    (terzo articolo della serie “teoria marziana”)
    di Carlo Zijno (editore MM)
    Abbiamo visto nel precedente articolo della serie “teoria marziana” come la Questione Maschile  sia stata originata da una sorta di “lotta di classe” che si è svolta contro di noi in questi anni, lotta di classe che è stata possibile – anche da parte settori sociali [...]

    (10 commenti)

  • le cause della Questione Maschile

    di Carlo Zijno
    Prosegue la serie di articoli taggati “teoria marziana”: nel precedente abbiamo analizzato le definizioni di QM pregresse, riducendole ad una soltanto che – applicata ai vari casi pratici – ha dimostrato di funzionare; in questo passeremo allo studio delle cause, delle origini della QM.
    Già le definizioni forniteci in quella occasione contenevano delle indicazioni [...]

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  • Questione Maschile. La mia definizione

    di Carlo Zijno
    Data al 2001 la mia prima adesione ad un MoMas, ed era Uomini3000. Poi è seguita l’adesione a Maschi selvatici, e tante altre iniziative in tutto il corso del decennio: ho visto nascere (e qualche volta ne sono stato il promotore, come nel caso di MetroMaschile) blog, gruppi e siti.   
    Da allora, e [...]

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  • Re: L'Heavy Metal 30 maggio 2012
       […]
  • Re: Della Responsabilità maschile 30 maggio 2012
    Citazione di: Giubizza - Maggio 28, 2012, 15:27:14 Si tratta sempre di una volontà di affermazione dell'Io.Fa parte della natura Giubi, non vedo che cosa ci sia di male, anzi ci vedo anche il lato malvagio ma tant'è... ... […]
  • Re: Negazionismo sulla vicenda di Carlo 30 maggio 2012
    Un benvenuto anche da parte mia.  […]
  • Re: antifemminismo cattolico 29 maggio 2012
    Citazione di: COSMOS1 - Maggio 28, 2012, 17:57:32 Sono assolutamente convinto di un fondo comune di tutte le religioni.Quotone. Una cosa talmente ovvia questa che mi meraviglio che in pochi se ne rendano conto.[quote au... […]
  • Re: L'Heavy Metal 29 maggio 2012
     Men and Women in Black,but they don't play Black Metal.      ... […]

echi da siti amici:

RSS …da AltroSenso

  • Il gatto selvatico 13 febbraio 2012
    …e l’uomo integro. Lezione magistrale sulla domesticazione e sulla selvatichezza. Di Stefano C. Stamane mi trovavo in ufficio da solo, con grande nevicata e freddo polare fuori. Dovete sapere che il nostro Ufficio si trova in una sala al piano terra direttamente comunicante tramite un portico con l’esterno. Ad un tratto, sento miagolare un gatto, è in mezzo […]
    Rino
  • Liberi e fecondi 12 gennaio 2012
     Scusa la domanda (è semplice curiosità), ma tu sei un professore, uno scrittore o cosa? E Misterxy? Di cosa si occupa? ^^^^^^^ Caro Andrea, nel dettaglio ti risponderò con un MP,  ma ne prendo volentieri spunto per commentarla, in quanto la tua domanda solleva un’ interessante questione. Da dove vengono, quali professioni esercitano, che storia hanno alle [ […]
    Rino
  • Tassa sul maschio: lo spread della colpa. 19 novembre 2011
      C’è da pagare lo spread F/M Siete contenti? *** Ci siamo dunque. Monti ha promesso imposte differenziate tra M e F. C’è infatti un altro debito da pagare, quello accumulato dai maschi nel corso dei millenni.  E’ la colpa collettiva della storia come crimine e  rapina, come privilegio e stupro. La colpa della storia come “universale usurpazione maschile” . […]
    Rino
  • Sono una mamma… 24 ottobre 2011
    Buongiorno, sono una mamma che si sta separando. Magari vi chiederete perchè scrivo a voi; è come buttarsi in bocca al nemico. Invece io non credo che dovrebbe essere così. Perchè anche se separati, i genitori rimangono sempre genitori dei figli e come tali non dovrebbero litigare riguardo al loro benessere. Quindi quello che non capisco è perchè [...] […]
    Rino
  • Il pioniere 12 ottobre 2011
    IL PIONIERE (DEI PIONIERI) *** In questi giorni  – venticinque anni fa – Misterxy digitava la sua prima lettera di critica, smascheramento e condanna ad un quotidiano, in risposta ad articoli e commenti celebrativi dell’ingresso delle DD nelle Forze Armate, “conquista” femminista a quei tempi sognata e – apparentemente – irraggiungibile.  Ma poi raggiunta se […]
    Rino

RSS …da Maschi Selvatici

  • Il Pesciolino d’Oro 25 maggio 2012
    di Aleksandr Puskin Attualissima perché antichissima. Clicca qui per leggere la fiaba di Puskin […]
    Administrator
  • L’ultimo sogno 22 maggio 2012
    Il film racconta di un architetto che sistema la vecchia casa del padre defunto. Dopo essere stato lasciato dalla moglie torna a vivere in questa vecchia casa. La casa è a picco sul mare e fatiscente; sono anni (anche durante il suo matrimonio) che il protagonista sogna di metterla a posto senza mai dare seguito [...] […]
    Administrator
  • Codice Rosa nei Pronto Soccorso della Toscana 18 maggio 2012
    Ieri mattina, 17 maggio, ascoltando il GR2 ho sentito la notizia di questo servizio creato nei Pronto Soccorso toscani a partire dal 2010. Si tratta della formazione del personale di PS per riconoscere le vittime di violenza anche quando queste ultime non la denunciano, e il conseguente smistamento del paziente all’interno di un percorso specifico. [...] […]
    Administrator
  • Carabina Quigley 13 maggio 2012
    Nel link, un paio di scene tratte dal film CARABINA QUIGLEY, con Tom Selleck e Alan Rickman. Molto Selvatico, un western: Matthew Quigley è un tiratore che ha un fucile prodigioso, e una mira infallibile. Erra in Australia fra gli aborigeni e i cattivi europei che commettono prepotenze sui locali. Si porta dietro una donna un [...] […]
    Administrator
  • Stop al massacro del maschile. 7 maggio 2012
    Stop al Massacro del Maschile.! E’ giunta l’ora! Con la presente intendiamo attuare un’informazione di contrasto alla propaganda mistificatoria inerente la violenza sulle donne. Evidenziando falsità e manipolazione dei relativi fatti di cronaca, attraverso dati statistici, diffusi in maniera sproporzionatamente ridicola - senza alcun riscontro - da parte di […]
    Administrator

RSS …da Ragioni Maschili

  • Il femminicidio è una scellerata bugia 27 maggio 2012
    Il primo atto pubblico ufficiale del neonato movimento maschile mi restituisce la voglia di scrivere. Riprendo infatti le pubblicazioni dopo una lunga pausa di riflessione servita a riordinare le idee, a riprendere fiato per un nuovo slancio ma anche, soprattutto, ad andare alla ricerca delle motivazioni per continuare a battagliare una guerra apparentemente […]
  • Verso le presidenziali americane 11 aprile 2012
    Dale O'Leary è l'autrice del libro «Maschi o femmine - la guerra del genere» che, tra i primi, ha dato pubblica denuncia delle strategie poste in essere dalle lobby femministe e omosessuali per imporre l'ideologia di genere nelle legislazioni del mondo occidentale, attraverso la penetrazione sistematica e capillare di grandi istituzioni intern […]
  • Il maschilismo nella cellulite 6 aprile 2012
    Non c'è che dire, la bambolosa Selvaggia Lucarelli, l'arrampicatrice mediatica che abbiamo già incontrato in precedenti riflessioni sul femminile, non manca di un certo senso dell'umorismo. Almeno quello c'è insieme ad un'insolita autoironia; e diamogliene atto. Tuttavia, il suo senso dell'autoironia non è talmente originale da […]
  • E' nato il movimento maschile italiano 5 aprile 2012
    Non sarà certo questo blog a passare sotto silenzio un avvenimento che, da qualunque lato lo si voglia guardare, appare comunque come un elemento di novità nel panorama nazionale. Lo scorso 19 marzo, in concomitanza con l'ormai surreale ricorrenza del Papà di cui abbiamo detto nell'articolo della settimana scorsa, è nato il «Movimento Maschile Ital […]
  • La giornata della memoria 19 marzo 2012
    Ciao papà, anche se non sei più tra noi sono sicuro che puoi sentire quello che voglio dirti. Non mi piace mettere in piazza le cose personali, la sfera degli affetti, dei ricordi e dei rimpianti alla quale appartieni e non lo farò neanche stavolta. Lo stile confessionale non si addice né a me né a te, ed anche per questo ci siamo sempre capiti al volo, in u […]

feed titoli da tutti i siti e blog che si ritengano a qualsiasi titolo e a qualsiasi livello coinvolti con la questione maschile

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