di Fabio Barzagli

(responsabile etico portale nazionale paternità, infanzia e adolescenza)
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Ancora donne che pensano solo a donne. Mi chiedo se davvero hanno capito cosa vuol dire politica, cosa vuol dire essere eletti per rappresentare i cittadini tutti. Ci ritroviamo un Ministero Pari Opportunità formato esclusivamente da donne (al contrario dovrebbe essere il più eterogeneo) che si occupano della loro categoria.

Ultima trovata, le Scatole Rosa. Ecco il testo dal sito del comune di Roma: “La scatola rosa verrà gratuitamente installata nelle autovetture di 1000 automobiliste. (poi diventate 2000) [..]. L’apparecchio è collegato ad una centrale operativa che individua il luogo da cui parte la segnalazione lancia automaticamente un SOS in caso di incidente; premendo un pulsante nella scatola, invece, la guidatrice in difficoltà può segnalare un guasto. [..] Chi aderirà avrà gratis installazione e assistenza gratuita per tre anni.”

Quindi un uomo che si ferisce gravemente (da non poter chiedere aiuto) resterà li a morire; se invece è una donna corrono i soccorsi anche se non si è fatta un graffio o si è forata una ruota.. una follia. Mi sono permesso di realizzare un piccolo spot:

http://paternita.info/scatola-rosa.html
Marco non aveva la scatola rosa. Lascia tre figli ed una moglie.

Più importante un guasto che la vita di un uomo? Forse si.. forse per queste donne, un uomo, un padre, non vale niente. Il sito del comune parla poi delle “vittime femminili al volante” (dati ACI) senza citare che le conducenti che rimangono uccise in incidenti stradali sono solo il 10% del totale. E il restante 90%? Ne vogliamo parlare di questi 4000 uomini e ragazzi che annualmente perdono la vita? Come fa un Ministero che si chiama Pari Opportunità ad occuparsi solo del 10% delle vittime?

Peccato, perché al posto delle marmitte delle signore il Ministero potrebbe pensare ad esempio ai 100.000 bambini (ed altrettanti papà) che ogni anno dice l’ISTAT ricevono una separazione non richiesta e che in buona parte dei casi li porta a perdere il legame con gravissimo danno morale e materiale. Discriminazione evidente, verso la quale il Ministero avrebbe -ampia competenza-. Drammi familiari, risolvibili semplicemente con un po’ più di equità e di giustizia. Ma il Ministero delle Donne sa.. e tace.

Posso dire in tranquillità, ma con dispiacere, che il Ministero delle Pari Opportunità non mi rappresenta. Ne come figlio. Ne come padre. E non rappresenta di certo la mia famiglia.

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di Fabio Barzagli

(responsabile nazionale portale paternità, infanzia e adolescenza / www.paternita.info)

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si potrebbe sintetizzare così l’agghiacciante proposta di legge presentata dal Gruppo Donne dell’Italia Dei Valori al convegno tenutosi il 30 Gennaio scorso presso il consiglio regionale toscano con la partecipazione anche dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei (a cui aderisce Italia dei Valori al Parlamento Europeo).

PRESUNTI CRIMINALI – Il punto centrale della proposta è di aggiungere un articolo nell’attuale legge 54/2006 che vieti l’affidamento condiviso (cioè l’affidamento dei figli ad entrambi i genitori) fino al terzo grado di giudizio, mediamente sei anni, qualora vi sia stata una “denuncia” di maltrattamenti. Questo consente ad esempio ad una moglie che vuole separarsi di allontanare padre e figli per sei anni semplicemente depositando una denuncia presso i carabinieri e notificando la stessa presso il tribunale. Una rimozione “automatica” dei figli, com’era prima del 2006.

E SE FOSSE FALSO? – Il fenomeno delle false accuse e denuncie nelle separazioni è oramai talmente dilagante che gli stessi giudici più volte hanno denunciato il fatto all’opinione pubblica. La denuncia per maltrattamenti e molestie, durante la separazione, viene utilizzata nella maggioranza dei casi come modalità intimidatoria; nel documento sotto alcune delle dichiarazioni delle stesse giudici delle sezioni maltrattamenti e dati dell’autorevole centro nazionale falsi abusi:

http://paternita.info/downloads/sentenze/separazioni-falsedenuncie-v02.pdf
In fase di separazione quattro denuncie di maltrattamenti su cinque si rivelano false.

Alcuni chiamano il fenomeno mobbing giudiziario; una sorta di eccesso di azione giudiziaria mosso da ex.mogli basato sul sentire comune nei confronti delle donne come elemento debole della famiglia, ex.mogli che sfruttano questo fattore per impossessarsi dei figli, e come scrive la stessa PM Carmen Pugliese (Eco di Bergamo, 31/1/2009) “usano PM e POLIZIA GIUDIZIARIA come strumento per perseguire i propri interessi economici in fase di separazione”

Le donne dell’IDV dunque propongono di “legalizzare” questa pratica ed uccidere definitivamente il diritto alla famiglia per i figli e per i genitori separati; un modo per regalare a tutte le persone disoneste, e soprattutto folli, un bel bottone rosso da premere in qualsiasi momento e disintegrare la vita dell’ex. partner e dei propri bambini.

F.BARZAGLI

one
articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 3 giugno 2009

Apprendo, nel leggere il blog di Claudio Risè, che la tanto attesa (non dal sottoscritto) riforma dei cognomi si trova in dirittura d’arrivo. Secondo tale riforma al tradizionale cognome paterno ne verrà affiancato un’altro, materno (prima o dopo? Ah, che problema!), decidendo poi la persona in questione quale dei due vorrà trasmettere a sua volta ai propri figli.

Nel mio piccolo, concordo con il Prof. Risè quando afferma la portata simbolica – in termini di appartenenza ed identità – del cognome, così come convengo che sia oggettivamente ingiusto, attualmente, che la Madre non possa trasmettere il proprio alla prole; sempre allo stesso modo sono fermamente convinto che procedere secondo un principio di rivincita – vendetta per le passate discriminazioni costituisca una deriva sociale dagli effetti per tutto deleteri.

Però, sempre nel mio piccolo, sono anche fermamente convinto che proprio per la medesima grande portata simbolica della faccenda i singoli individui non dovrebbero avere alcuna possibilità di scelta e che l’abolizione del cognome paterno sia una follia, in termini di ulteriore allontanamento del Padre dalla famiglia e dai figli con tutti i disastri sociali che ne derivano.

Non nascondiamoci dietro un dito. Questa riforma di fatto è la fine di quel simbolo millenario – il cognome maschile – di reciproca appartenenza ed identificazione tra Padri e figli.

Ma può esistere una soluzione in grado di salvare capra e cavoli, ossia dare riconoscimento alle giuste rivendicazioni femminili senza dover cancellare questo simbolo di appartenenza? La risposta è si.

Si tratta infatti di un tema al quale sono particolarmente sensibile e che ho già studiato in precedenza, essendomene occupato fin dal 2005 dapprima con una ricerca per la redazione di Uomini3000, in seguito anche con un articolo su questo blog (cliccare sul tag “riforma dei cognomi”).

In questi elaborati sostenevo una tesi alla quale io credo ancora fermamente perché costituisce a mio avviso l’uovo di colombo, e che è questa: alla prole vengono trasmessi i cognomi di entrambi i genitori, ma le femmine trasmetteranno alla generazione successiva solo il cognome della Madre, i maschi solo quello del Padre.

Gli effetti pratici di un tale assetto sarebbero che l’attuale “lignaggio maschile” rimarrebbe inalterato (perchè effettivamente ora è così, tutta la prole eredita il cognome del padre ma solo i maschi la trasmettono alla generazione successiva) ma verrebbe affiancato da un analogo cognome femminile funzionante in maniera assolutamente speculare (tutta la prole lo eredita, ma solo le femmine lo trasmettono alla generazione successiva).

Credete che una soluzione così semplice fosse fuori della portata di legislatori e politici? No, ma nessuno ci ha pensato (rectius: nessuno ci ha voluto pensare): probabilmente perchè, nella sua semplicità e razionale spirito di giustizia, non era fungibile agli scopi ideologici del politicamente corretto secondo cui si rende giustizia alle donne bastonando gli uomini – meglio se Padri – e secondo cui quanto più l’individuo è sovrano nel suo arbitrio, legibus solutus, più è libero.

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 14 ottobre 2008

Con l’ordinanza interlocutoria 23934/08 la Corte di Cassazione ribadisce ancora una volta la necessità di superare il principio del cognome paterno, vigente da migliaia di anni, anche alla luce del recente trattato di Lisbona.

Tale ordinanza ha scatenato il giubilo dei sostenitori del cognome materno, mentre nei forum e nei centri di dibattito al maschile i discorsi – che in larga parte condivido – sono stati di tutt’altro tono: dato che tale riforma non conferirebbe nessun valore aggiunto a nessuno a livello di vita pratica, è stato ritenuto trattarsi dell’ennesimo episodio della “guerra tra generi”, nella direzione del più generale processo di estromissione del Padre dalla famiglia colpendo il simbolo stesso dell’appartenenza tra Padri e figli.

Riguardo le forze politiche, tutti gli schieramenti hanno comunque concordato che l’attuale sistema deve cambiare. Nel recente passato infatti si sono susseguite diverse proposte di riforma, il cui denominatore unico è costituito sostanzialmente da una sorta di “possibilità di scelta” (del cognome da attribuire/tramandare). Allo stato, è in Parlamento la proposta avanzata da Laura Garavini, Marina Sereni, Sesa Amici che è sostanzialmente in questa direzione[1].

Ho volutamente lasciato che le acque si calmassero, prima di intervenire perché questo è un argomento a cui tengo molto. In realtà infatti mi ero occupato della questione già nel 2005, in un articolo pubblicato per U3, ancora in linea a questo indirizzo, ed intitolato per l’appunto “nel cognome del Padre”.

Si trattava di un articolo veemente, fortemente polemico, che attualmente non scriverei, almeno in quella forma: ma, senza dubbio, determinati argomenti di dissenso rispetto alle proposte di legge in campo li ritengo tutt’ora validi.

La trasmissione del cognome da Padre a figlio rappresenta infatti, come dicevamo, un simbolo di appartenenza spirituale, di continuità, di identità ed auto-definizione la cui scomparsa avrà un effetto dirompente sul già fragile rapporto tra Padri e figli e finirà per confinare ulteriormente i Padri nel ghetto in cui si trovano attualmente, quello di elementi “accessori ed eventuali” della famiglia.

Scendendo su un piano più crudamente realistico, sarà un ulteriore elemento di dubbio (non secondario) sull’opportunità, oggi, per un uomo, di sposarsi ed avere figli. E non oso neanche pensare ai contenziosi (cognome mio o cognome tuo?) che si scateneranno nelle coppie, rendendo il rapporto ancora più “contrattualizzato” ed instabile di quello che è attualmente.

Eppure il sistema deve oggettivamente cambiare, in virtù di trattati internazionali vigenti e per un principio di uguaglianza che la nostra Carta Costituzionale sanciva già nel 1948, principi altresì assolutamente condivisi da chi scrive.

Ebbene, tale risultato (parità tra i sessi anche nella trasmissione del cognome) non necessariamente deve essere conseguito attraverso la distruzione del cognome paterno.

Proprio in quel mio precedente articolo era presente una Pars Costruens (tra le cose di cui mi pento c’è anche quella di non aver sviluppato adeguatamente l’argomento già in quella sede) in cui avanzavo una proposta in grado di salvare l’attuale sistema ed il suo portato simbolico, pur dando soddisfazione alle legittime aspirazioni femminili in questo ambito.

Si tratta della istituzione di quello che potremmo chiamare il “doppio cognome maschile-femminile” secondo cui all’attuale cognome ne verrebbe affiancato un altro – che chiameremmo femminile – da attribuire a tutta la prole ma tramandabile solo dalle femmine, in maniera assolutamente speculare rispetto al cognome maschile che continuerebbe ad esistere.

All’atto pratico, se Giovanni Bianchi sposa Maria Rossi, tutti i loro figli si chiameranno Bianchi-Rossi, ma solo i maschi potrebbero tramandare Bianchi e solo le femmine potrebbero tramandare Rossi.

Il tutto potrebbe poi essere completato da “norme di chiusura” per casi particolari. Si potrebbe infatti ipotizzare, ad esempio, una autonomia di scelta da parte della donna di decidere quale cognome femminile attribuire ai figli in sede di prima applicazione (al momento “zero” del funzionamento del sistema, ossia all’atto pratico di dover attribuire per la prima volta un cognome femminile, la donna avrebbe facoltà di decidere tra il proprio cognome o piuttosto quello della propria madre o nonna)… o quant’altro si renda opportuno in seguito ad adeguato studio di fattibilità di un eventuale proposta di legge in tal senso.

Tale sistema, qualora adottato, costituirebbe l’uovo di Colombo in quanto le donne non avrebbero soltanto la mera possibilità di attribuire e tramandare il proprio cognome, come nelle attuali proposte, ma ne avrebbero bensì la certezza: e senza necessità né di dover rischiare contenziosi di coppia né di distruggere un istituto millenario come il lignaggio paterno.

Sarebbe altresì una riforma a costo pressoché zero, in quanto sia l’anagrafe che il sistema di codice fiscale sono già predisposti per l’utilizzo del doppio cognome (che già esiste, benché riguardi solo una percentuale minima della popolazione).

Io ritengo che tutte le associazioni ed i singoli di buona volontà che si troveranno a leggere questa pagina dovrebbero appropriarsi di questa proposta ed impegnarsi a portarla avanti nelle sedi giuste.

Altre strade in grado di salvare la situazione non ce ne sono: l’arroccamento su posizioni tradizionaliste non è pagante oltre ad essere giuridicamente ormai impossibile, mentre l’inerzia condurrà direttamente all’approvazione della proposta Garavini sic et simpliciter, con tutte le descritte conseguenze del caso.

Questo articolo verrà ridondato in varie sedi e forum. Vorrei ascoltare quante più voci possibile.

_________________________________

 [1] Proposta Laura Garavini, Marina Sereni, Sesa Amici:
1. Dopo l’articolo 143-bis del codice civile è inserito il seguente:
«L’articolo 143-bis.1 – (Cognome del figlio di genitori coniugati). –
I genitori coniugati, all’atto della registrazione del figlio allo stato civile, possono attribuire, secondo la loro volontà, il cognome del padre, o quello della madre, ovvero quelli di entrambi nell’ordine concordato.
In caso di mancato accordo tra i genitori, al figlio sono attribuiti i cognomi di entrambi i genitori in ordine alfabetico.
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Ci è giunta la notizia, e volentieri ne diamo diffusione, di una proposta di legge costituzionale che, riformando l’articolo 31 della Costituzione, introduca la tutela della paternità allo stesso livello di quella sulla maternità.

Sarà nostra cura riferire periodicamente sull’andamento della proposta.

Per il momento, eccovi incollata di seguito la scheda illustrativa.

_____________________________

PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALEd’iniziativa del deputato BARBIERI

 

Modifica all’articolo 31 della Costituzione in materia di tutela della paternità

Presentata il 26 giugno 2008

 

 Onorevoli Colleghi! – Oggi in Italia, e in occidente in genere, ci troviamo di fronte a un paradosso: da una parte, ragazzi e giovani sempre più fragili, irresponsabili, bulli, criminali, violenti, senza limiti e senza morale; dall’altra parte, sempre più uomini adulti depressi, senza uno scopo, apatici ed emarginati. Sono infatti oltre 1 milione gli uomini adulti (spesso anche padri) che vivono la loro vita nelle carceri, in centri di accoglienza come la Caritas o, più semplicemente, ai margini della società.
      Questo avviene per un motivo semplice che potrebbe sembrare inverosimile: molti uomini non sanno più cosa è la paternità e tanto meno come esercitarne il ruolo. È dunque necessario porsi la domanda «cosa è la paternità?». La paternità è una colonna sociale sulla quale si regge una nazione basata sulla famiglia e sul lavoro.
      Per i figli il padre è un riferimento morale e spirituale, educativo, affettivo ed economico. Il padre, insieme alla madre, è garanzia verso lo Stato che la famiglia e i suoi figli siano tutelati nella loro integrità fisica e mentale.
      La paternità oggi in Italia e in molte parti del mondo occidentale è, invece, spesso assente. L’uomo, fondamentalmente limitato al mero compito di procacciatore economico, non svolge le sue naturali funzioni educative e sociali all’interno dell’istituto familiare. Questo rende i figli, ovvero i cittadini, padri e madri del futuro, più soli e incapaci di affrontare la grande e complessa sfida della vita.
      Ovunque, leggendo ricerche e statistiche (ma anche usando un po’ di buon senso) si può capire come la gran parte dei suicidi, omicidi, crimini, violenze, bullismo, disturbi alimentari di origine psicologica, patologie mentali, uso di droghe e di alcool, fallimenti scolastici e matrimoniali eccetera siano da imputare all’assenza paterna. È assodato, infatti, che un figlio senza genitori o con un solo genitore sia molto più a rischio rispetto a queste problematiche. La società di oggi, dunque, è uno specchio di un luogo dove il padre è assente, un’assenza morale e mentale, spesso anche fisica.
      La presente proposta di legge costituzionale si prefigge di modificare il dettato costituzionale, tutelando la paternità e la cultura paterna al pari della maternità, all’interno della comunità, anche in funzione del suo importante ruolo di formazione e di protezione dell’infanzia e della gioventù, come stabilito dall’articolo 31 della Costituzione, che a tale fine si intende modificare.
 

PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE

 

 Art. 1.
      1. Il secondo comma dell’articolo 31 della Costituzione è sostituito dal seguente:      «Protegge la maternità e la paternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo».

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...di Winston Churchill:

Un uomo non vale per i soldi che ha, ma per il credito di cui gode

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C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri, non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Fa pena, è esposto a tutto, ai quodlibet, alle ingiurie, al peggio di tutto: a una sorta di riprovazione, di malevolenza universale, di presa in giro, di tacita ingiuria

...di Charles Baudelaire:

Gli uomini che meglio riescono a stare con le donne sono gli stessi che sanno starci benissimo senza

...di Oscar Wilde:

Almeno una volta nella vita ogni uomo cammina con Cristo verso Emmaus

...di Barack Obama:

Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

iniziative permanenti

  • lettera aperta al ministro Mara Carfagna

    Preliminarmente ed a latere della manifestazione di Roma svoltasi il 5 ottobre 2011 con ampia partecipazione di sigle associative e grande successo di pubblico, è stata elaborata – da parte di alcune cittadine e cittadini per le VERE pari opportunità senza pregiudizi – e consegnata al ministro pro-tempore per le pari Opportunità Mara Carfagna una lettera aperta che questo sito fa propria e ben volentieri pubblica, invitando i lettori ed i passanti che si riconoscano con quanto espresso a volerla inoltrare al Ministero a proprio nome (in cartaceo o in email, con nome proprio o anche in nickname), possibilmente dandone [...]

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Leggi e commenta gli articoli di "teoria marziana"

  • “Il cucchiaio non esiste”: la strada possibile per la soluzione della Questione Maschile

    (terzo articolo della serie “teoria marziana”)
    di Carlo Zijno (editore MM)
    Abbiamo visto nel precedente articolo della serie “teoria marziana” come la Questione Maschile  sia stata originata da una sorta di “lotta di classe” che si è svolta contro di noi in questi anni, lotta di classe che è stata possibile – anche da parte settori sociali [...]

    (10 commenti)

  • le cause della Questione Maschile

    di Carlo Zijno
    Prosegue la serie di articoli taggati “teoria marziana”: nel precedente abbiamo analizzato le definizioni di QM pregresse, riducendole ad una soltanto che – applicata ai vari casi pratici – ha dimostrato di funzionare; in questo passeremo allo studio delle cause, delle origini della QM.
    Già le definizioni forniteci in quella occasione contenevano delle indicazioni [...]

    (6 commenti)

  • Questione Maschile. La mia definizione

    di Carlo Zijno
    Data al 2001 la mia prima adesione ad un MoMas, ed era Uomini3000. Poi è seguita l’adesione a Maschi selvatici, e tante altre iniziative in tutto il corso del decennio: ho visto nascere (e qualche volta ne sono stato il promotore, come nel caso di MetroMaschile) blog, gruppi e siti.   
    Da allora, e [...]

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