di Igor Vaudano

Con la recente  manovra è tornata in auge l’annosa questione dell’età pensionabile delle donne, che verrebbe elevata a 65 anni, parificandola a quella degli uomini.

È interessante a tale proposito l’intervista fatta da Flavia Amabile, giornalista de La Stampa, pubblicata il 7/9, alla Prof.sa Elsa Fornero, docente di Economia all’Università di Torino e direttore del Cerp, uno dei primi centri in Europa specificamente dedicato allo studio dell’economia delle pensioni, nonché membro del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo.

Interessante perché si confrontano sull’argomento due donne: una, docente universitaria di estrazione liberale, con un curriculum professionale di primissimo grado; l’altra, giornalista nota per i suoi articoli “dalla parte delle donne” su pari opportunità, violenze, prostituzione, etc.

Pacate e razionali le risposte della prima (“giusto equiparare il trattamento tra uomini e donne; non devono esistere differenze”; “non è con la politica delle compensazioni e delle caramelle elargite in dono che si risolve il problema ma con l’equiparazione effettiva in tutti i campi; se si accettano le disparità non si può pretendere uguaglianza di trattamento”) quanto provocatorie e retoriche le domande della seconda (“facile agire sulle donne”; “le donne guadagnano di meno, solo in rarissimi casi arrivano ai livelli di carriera degli uomini e lavorano sempre e comunque due volte di più”, etc).

Quest’ultima diventa disarmante  quando prova ad  incalzare l’economista: “Ma l’equiparazione non arriva mai. Che fine hanno fatto i fondi per asili nido e altro per le famiglie che dovevano arrivare dai risparmi dell’allungamento della pensione per le donne del pubblico impiego”? Domanda alla quale l’intervistata non può far altro che rispondere che la commissione creata per occuparsene, di cui faceva parte, non è mai stata convocata, e che il governo aveva deciso di spendere i soldi in altro modo. Da parte della giornalista, un volo pindarico a dir poco ardito.

In realtà tale spirito da crociata meriterebbe miglior causa.

Con il sistema ormai in vigore, quello contibutivo, l’entità della pensione percepita è proporzionale a quella dei contributi versati, a sua volta legati al livello delle retribuzioni percepite nella vita lavorativa nonché della durata della stessa.

Ciò rende il dibattito ozioso: il mantenimento delle attuali regole, che prevedono un’età pensionabile più bassa per le donne (60 anni contro 65), rappresenterebbe un vantaggio solo apparente per le donne, che sì, inizierebbero a percepire prima la pensione, ma sarebbero matematicamente condannate a percepire un assegno sempre inferiore rispetto al collega coetaneo maschio, con pari retribuzione ed andamento di carriera, andato in pensione 5 anni dopo.

Senza considerare che, ormai da decenni, la speranza di vita delle donne è maggiore di quella degli uomini (oggi è di 79,1 anni per gli uomini e 84,3 per le donne): dato che, giustamente, l’entità degli assegni previdenziali è commisurata anche alla speranza di vita, se ne deduce che, per poter beneficiare di un assegno pari a quello dell’uomo “equivalente”, una donna dovrebbe andare in pensione…  5 anni dopo, non 5 anni prima!

Igor Vaudano

2 com

E’ di questi giorni che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l’equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.

Tali film,  etichettati come “porno – femministi”  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti ’sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto – riprendono nell’atto di masturbarsi. Nelle intenzioni dei finanziatori e della realizzatrice dovrebbero costituire una alternativa al “porno tradizionale”.

Quale sia la differenza con il porno tradizionale non è dato di saperlo, perché comunque la rete è strapiena di “pornografia tradizionale” in cui  donne di ogni ordine e grado si manipolano allegramente: allora, dov’è la differenza?

Tale domanda, ad esempio,  se la pone autorevolmente anche Beatrice Fredriksson, la quale afferma sul suo celebre blog antifemminista  che  “Sostenere che le ragazze che hanno sesso con ragazze e guardare donne masturbarsi è in qualche modo una buona alternativa al porno mainstream è un concetto del tutto estraneo a me, e a molte altre donne”. Conclude poi l’affondo, con disinibizione scandinava e linguaggio politicamente scorretto che vogliamo riportare: “A mio parere, uno dei motivi principali della mancanza di attrattiva per le donne è invece proprio che il mercato ‘regolare’ dei film porno spesso presenta una grande quantità di sesso tra donne.”

Probabilmente la chiave del mistero sta nel fatto, semplicemente,  che la “regista” è donna ed ha autonomamente definito essa stessa che il suo tipo di pornografia (anche se fotocopia di quella tradizionale) è politicamente corretta.

In questo ritorna il vecchio, trito e ritrito tema (ma non se ne parla mai abbastanza) del diritto – che le donne hanno e gli uomini non hanno – di autonarrarsi ed autodefinirsi senza possibilità di replica: allo stesso modo in cui Beatrice Fredriksson può permettersi di dire quello che dice,  e che non direbbe se fosse un uomo.

Ma in questa faccenda ritorna anche, secondo me, un altro tema importante,  ossia quello della cecità -  anche di fronte al ridicolo più marchiano – che affligge questa nostra società quando si parla di questioni di genere, cecità che non è certo prerogativa esclusiva del popolo svedese.

Statene certi infatti che da qui a poco si parlerà di questa idiozia anche in terre italiota, e vedrete se non ci sarà qualche propostina del genere in salsa all’amatriciana da parte di una certa “cultura” che già da tempo lancia i suoi strali contro “l’uso del corpo della donna” da parte della cinematografia porno/erotica,  quasi come se i vari  Tinto Brass  & company puntassero la pistola alla tempia delle avvenenti ragazze – pronte allo smutandamento totale pur di “sfondare” – che fanno la coda davanti ai loro uffici.

Staremo a vedere. Per il momento, zio Tinto si ritenga avvertito…

Carlo Zijno

none

 

 E’ apparsa sulla rubrica “donne” dell’Unità una intervista (incollata in calce) con Nicla Vassallo, docente di filosofia teoretica all’Università di Genova, in occasione dell’inaugurazione a palazzo Ducale della mostra fotografica «Non ho mai subito violenze. È vero?». Autrice del pezzo, Federica Fantozzi.

 Ho letto e riletto l’intervista  e vogliamo commentarla perché credo che sia paradigmatica di una certa mentalità  ma credo anche che rappresenti l’apogeo e al contempo il segnale del prossimo esaurimento di un preciso ciclo storico.

L’intervista si apre con il riconoscimento che la violenza non è solo sulle donne, e non è solo da parte maschile. Concetto che da parte nostra è acquisito da un pezzo, benché non lo sia affatto per la vulgata corrente: e questo riconoscimento rappresenta sicuramente un merito della Vassallo.

Ma, aggiungiamo noi,  è perfettamente inutile puntare lo sguardo verso un oggetto se lo si fa con tre paia di occhiali nero seppia, ed è proprio questa l’operazione dell’insigne studiosa, che poi ripercorre inevitabilmente,  automaticamente,  i peggiori cliché: dall’aguzzino con le chiavi di casa,  alla casalinga disperata che viene sottomessa dal marito più  forte economicamente, alla società cattiva che offre alla donna soltanto i modelli della bellona oca o della madre santa.

Insomma, si raggiunge il massimo del ciarpame ideologico, che ignora completamente i dati della realtà effettuale: ossia che l’aguzzino con le chiavi di casa viene assolto per l’80% dai reati a lui ascritti malgrado la nota inversione dell’onere della prova (assoluzioni che salgono al 94% nelle cause di separazione e divorzio, chissà perché) e si è dovuto ricorrere all’infame quanto taroccato studio ISTAT del 2006 per “dimostrare” che è ancora un aguzzino; che la casalinga disperata della vassalli ha tutti i poteri (non dico i diritti, attenzione, dico i poteri) di ridurre sul lastrico suo marito; che gli opposti stereotipi della donna oca ed avvenente o della madre santa si rintracciano ormai solo nei discorsi delle donne tra donne per donne (dal punto di vista maschile: ci stiano alla larga entrambe)…

Ma l’aspetto innovativo dell’intervista, quello su cui mi volevo soffermare,  è che l’insigne studiosa,  non paga di tutte queste banalità ottocentesche, ci propina una nuova fattispecie di violenza: la violenza conoscitiva, che consisterebbe nel non permettere alla donna di prendere coscienza… delle suddette violenze. 

Insomma, eravamo rimasti all’assunto che una donna può determinare unilateralmente se ha subìto violenza, ora scopriamo che anche nel caso che una donna ritenga di non averla subìta, lo dice perché… ha subìto una violenza ancora più sottile.

L’arsenale dell’odio di genere si sta arricchendo pertanto di una nuova arma, ancora più evanescente ed indistinta delle altre, un velo capolavoro linguistico e filologico così raffinato, così evoluto che definirlo non è difficile, è impossibile.  E pazienza se tutto ciò mette le donne stesse nella condizione di minus habens: in nome dell’ideologia si sono fatti sacrifici ben peggiori di questo, le donne si accontentino.

E’ proprio questa a mio avviso la novità offerta dal pezzo in questione, ossia che per sostenere l’insostenibile si debba ricorrere ad un concetto che rappresenta il distillato del distillato di tutto ciò che è stato elaborato finora: qualcosa che, siccome è totalmente impossibile da definire oggettivamente,  diviene matematicamente incontestabile.

E questo, secondo me, rappresenta la spia che una certa cultura, quella della lotta di classe fra generi,  ha raggiunto il suo apogeo ma anche  la sua massima fragilità, la sua completa inconsistenza.

La dico francamente: tutto ciò non suona soltanto assurdo, ma anche – e soprattutto – profondamente  ridicolo.

Una risata vi sta già seppellendo, solo che ancora non lo sapete.     

Di seguito, vi lascio incollata l’intervista con la Vassalli.

 bardef

«Dopo secoli, la donna reale per la società ancora non conta»

di Federica Fantozzi 

Nicla Vassallo, docente di filosofia teoretica all’Università di Genova, ha inaugurato ieri a palazzo Ducale la mostra fotografica «Non ho mai subito violenze. È vero?», progetto da lei ideato per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Ha senso questo appuntamento? O gli anni passano in dibattiti mentre la violenza non smette?

«È utile che esista una giornata contro i molti tipi di violenza che non è solo sessuale nè solo maschile. Il problema è che ci si riduce a grandi dichiarazioni, e sennò se ne parla in modo strumentale. I media hanno dato risalto alla violenza degli extracomunitari.Mail dato impressionante è che il contesto in cui avviene la maggioranza delle aggressioni è familiare».

Spesso l’aguzzino ha le chiavi di casa. È un problema, allora, di sicurezza sociale o una questione culturale?

«Un problema di sicurezza c’è, non lo contesto. Ma chi non ha gli strumenti per difendersi da certa propaganda è messo in condizione di temere lo straniero anziché il valicare lo zerbino di casa».

La violenza non è solo sessuale o maschile. Che faccia può avere?

«L’idea che le donne non siano violente per definizione è falsa. Pensiamo alle kapò naziste ieri e a quelle che gestiscono il racket della prostituzione oggi».

Chi gestisce un racket lo fa per motivi economici. È sempre abietto, ma non rientra in una casistica diversa?
«È difficile definire i motivi economici. Si rischia di giustificare quasi tutti i tipi di violenza: il marito che stupra la casalinga perché la considera inferiore, o se ha una posizione economica meno buona perché si sente infragilito. Come la motivazione biologica dell’uomo cacciatore rispetto alla donna passiva. Come esseri evoluti avremmo dovuto sviluppare una cultura dove la violenza è sempre fuori luogo».

Le donne sbagliano qualcosa? Subiscono troppo?

«C’è una società molto rassegnata che trasferisce alle donne immagini e stereotipi pericolosi. Uguali a quelli di una volta. la bellona seminuda e oca, o la Madonna ligia e madre di famiglia. Dopo secoli, la donna concreta si trova ancora di fronte a questo bivio.Mahaunmargine di scelta limitato».

Perché?

«Non conta se è un individuo che riflette su se stesso, che ha conquistato un buon rapporto con sé e gli altri uomini e donne. Considerarla una persona al di là del sesso di appartenenza interessa poco la società ».

I figli: molla per reagire o pretesto per sopportare?

«Dipende dalla donna e dal partner. E da come e quanto i figli sono stati desiderati, intesi, amati».

Quale violenza è la più nociva?
«Tutte. Quelle sessuali lasciano un segno indelebile, di quelle psicologiche siamo meno consapevoli. Tutto parte da una violenza di tipo conoscitivo: negarle consapevolezza di sé come essere che merita dignità. Così nonsanno valorizzarsi, credono di dover usare scorciatoie per raggiungere gli obiettivi».

Una donna che usa scorciatoie per acquisire potere e successo è vittima o libera?
«C’è molta ignoranza, e c’è anche chi ama molto il potere e lo sceglie. Ma alla fine, il problema è che la società sottovaluta e svalorizza le competenze. Così manca in uomini e donne la cognizione che a certi traguardi si arriva con il sapere, e allora si pensa alle scorciatoie».

La prima cosa che una vittima di violenza deve fare rispetto a se stessa?

«Ammetterla, non sminuire il trauma nè giustificare l’autore. Dirsi “beh, non è stato così grave” è umano ma sbagliato».

2 com
articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 14 settembre 2009

di Gaetano Giordano e Fabio Nestola

I dati  provengono dai quotidiani nazionali e/o locali che rendono disponibili versioni on-line; il monitoraggio sullo stalking femminile ha riguardato tutte le notizie – nessuna esclusa – reperibili in rete.

Le notizie originali sono consultabili sul blog violenza-donne.blogspot.com, dal quale sono anche linkabili le fonti.

Il Decreto Sicurezza che conteneva “misure contro gli atti persecutori” (stalking) è stato varato il 23 febbraio 2009 (DL n°11), poi convertito in legge il 23/4 (38/09), pubblicata sulla G.U.n° 95 del 24 aprile.

A partire dal 23 febbraio, pertanto, è possibile monitorare gli episodi di cronaca che prima di allora facevano riferimento ai reati di molestie, maltrattamento, ingiurie, minacce, percosse, lesioni, danneggiamento etc., ora accorpati nello stalking qualora siano espressione di un comportamento persecutorio continuato nel tempo.

La norma novellata – art. 612 bis – nasce con l’obiettivo dichiarato di contrastare la persecuzione di genere, ove per “genere perseguitato” si intende il solo genere femminile. Quasi che lo status di vittima sia riferibile esclusivamente ad una figura femminile, mentre al genere maschile viene comunemente associato il monopolio della violenza agita, mai subita.

Una percezione ricorrente circoscrive la violenza femminile a fenomeni del tutto marginali, sporadici e poco significativi; i procedimenti giudiziari e gli episodi di cronaca nera testimoniano, purtroppo, una realtà profondamente diversa (TABELLE 1 e 2).

A sei mesi dal varo della Legge 38/09, un primo monitoraggio registra 41 casi riportati dai media di comportamenti persecutori, violenti e/o molesti, tenuti da donne.

ETÀ – L’età della stalker riserva poche sorprese: un solo caso in entrambe le fasce estreme under 20 ed over 50, mentre nelle fasce intermedie si concentra la larga maggioranza dei casi, con un picco di 13 casi (32%) nella fascia 31-40. In tre casi le fonti non riportavano l’età della donna denunciata per stalking.

RIPARTIZIONE SUL TERRITORIO – sostanzialmente simile il numero di episodi verificatisi al nord (16) ed al centro (14), mentre un sensibile calo si registra nei casi accaduti al sud (6) e nelle isole (5), che accorpati raggiungono il 27% dei casi totali verificatisi in Italia nel periodo di riferimento.

MOVENTE – come previsto dal Legislatore, il profilo critico delle relazioni di coppia risulta essere prevalente tra i motivi che generano il reato di stalking (TABELLA 3).

Separazioni e divorzi incidono per il 15% (6 casi)

Le relazioni interrotte, sia etero che omosessuali, sono la maggioranza: 46% (19 casi)

Le relazioni mai nate a causa di un rifiuto scatenano reazioni persecutorie nella misura del 23% (9 casi)

Molestie varie, con scarsi elementi valutativi forniti dalle fonti, sono il 13% ( 5 casi)

Anche uno dei due casi catalogati come “motivi economici” (Aversa, 25/5) deriva da un divorzio, ma senza accenni a gelosia morbosa o tentativi di imporre una riconciliazione: la persecuzione della stalker era finalizzata ad ottenere dalla vittima somme di denaro più ingenti rispetto a quanto stabilito in tribunale.

VITTIME – in 15 casi la vittima è una donna, in 23 un uomo adulto, in 1 caso la vittima è un minore di sesso maschile (Torino, 10/4), in 2 casi vi sono vittime plurime non sempre quantificabili, in quanto la denuncia per stalking è stata presentata da una famiglia (Campobasso, 4/6) e da un intero condominio nei confronti di un’inquilina molestatrice (Genova, 13/5). In un caso simile di molestie al vicinato, invece, (Rio Marina, 16.8) ci sono vittime identificabili in quanto le persone stalkizzate sono un uomo ed una donna.

—————————

Questi primi dati smentiscono due postulati:

1. Anche le donne perseguitano le donne. È falso pertanto che le donne molestate siano vittime della violenza agita esclusivamente da uomini.

2. Anche le donne perseguitano gli uomini. Sono false pertanto le teorie dominanti che circoscrivono ruoli stereotipati: donna/vittima e uomo/carnefice.

Punto 1) – Nel 37% dei casi monitorati la stalker molesta una donna, con motivazioni varie: l’incapacità di accettare l’interruzione di un rapporto saffico, l’attrazione non corrisposta per una partner eterosessuale, il binomio invidia-vendetta, il disegno persecutorio ai danni della nuova compagna del proprio ex.

Punto 2) – La persecuzione di genere non è affatto unidirezionale, anche la donna è in grado di perseguitare, insultare, molestare, usare violenza fisica e psicologica, pertanto anche la figura maschile può esserne vittima.

La violenza femminile in generale, ed il female-stalking in particolare, sono oggetto di studio in diversi Paesi europei ed extraeuropei[1], solo in Italia non esiste alcuna indagine ufficiale che studi le vittime di genere maschile, come non esiste alcuna struttura di accoglienza pubblica se ne occupi.

Dal monitoraggio emerge una percentuale del 58% di vittime maschili (23 casi su 41 presi in esame, 24 considerando il caso che coinvolge un minorenne), ma in questa sede non è importante stilare classifiche; interessa piuttosto far emergere un aspetto finora ignorato dai promotori della legge sullo stalking, vale a dire la necessità di prevenire, contenere e sanzionare qualunque forma di violenza, indipendentemente dal genere di autori/autrici e vittime.

——————–

Si rende inoltre necessario sottolineare un elemento, legato alle motivazioni che spingono la stalker ad agire: nella maggioranza dei casi anche la persecuzione D>D ha come reale obiettivo un uomo.

Quando una donna separata compie atti persecutori nei confronti della nuova compagna del proprio ex, l’intento sembra essere quello di rendere all’ex partner la vita impossibile, creare ostacoli, incrinare l’armonia della nuova coppia, se possibile spingerla alla rottura.

La persona abbandonata, in modo particolare quando non riesce a ricostruire una nuova relazione, può percepire come insostenibile la felicità dell’ex partner, colui che identifica come causa scatenante del proprio dolore e della propria solitudine.

L’accettazione passiva aggrava il malessere psicologico, l’azione quindi può avere una valenza sia risarcitoria che ostativa, oltre ad essere terapeutica per chi la mette in atto. Agisce perché “deve”, l’acting-out persecutorio diviene la terapia per stare meglio, o illudersi di stare meglio.

Ha inizio uno stalking indiretto, con un bersaglio occulto ma reale (l’ex partner) ed uno palese ma strumentale (la nuova compagna). Lo stalking verso una nuova partner sembrerebbe essere, con molta verosimiglianza, più un modo per colpire l’ex partner che non una mera espressione morbosa della propria gelosia.

La stalker potrebbe anche essere in buona fede. Probabilmente riconosce come persecutorie le proprie azioni, ma la persecuzione viene legittimata nella misura in cui considera “giusto” punire l’ex partner attraverso la distruzione di quella felicità lei non riesce a ricostruire.

La stalker non ha alcun legame con la vittima palese, se non quello di percepirla come fonte di felicità per la vittima occulta: non ha motivi di rancore pregresso, non vi sono debiti insoluti, carriere ostacolate, vecchie ruggini o faide familiari, spesso non la conosce affatto (es. Modena 26/3; Lucca 18/3; L’Aquila 12/3, Siena 25/6).

Se ne deduce che XX non sarebbe stata mai perseguitata se non si fosse legata ad YY, precedente partner della stalker. La vendetta trasversale colpisce in funzione del ruolo sociale, non per caratteristiche individuali della vittima.

L’obiettivo sembra quello di fare terra bruciata attorno all’ex coniuge, chiunque sia la nuova partner. Quindi costei, pur apparendo vittima palese di stalking, in realtà è solo lo strumento attraverso il quale perseguire lo scopo – reale ma occulto – di creare pregiudizio all’ex partner ostacolandone la serenità della vita di coppia.

Si osserva una differenza sostanziale: mentre lo stalker di genere maschile solo rarissimamente prende di mira il nuovo compagno della ex partner (passando, nel caso, all’aggressione singola di vario livello che può anche esitare in omicidio, ma rimane atto isolato e non concatenazione di comportamenti), la donna compie azione di stalking anche verso la nuova compagna del proprio ex partner, oltre a poter compiere l’atto aggressivo singolo.

Detto in altri termini, si può ipotizzare che la stalker femminile agisca più facilmente, o quasi esclusivamente rispetto all’altro sesso, una modalità di stalking indiretto – per così dire “trasversale” – , nella quale la vendetta, il tentativo di estorcere i consensi o il ripristino della relazione, vengono veicolati attraverso soggetti estranei alla relazione stessa.

Da questo punto di vista, il paragone con i comportamenti riferibili alla sindrome di “Medea” (si colpisce un affetto dell’uomo amato per colpire lui) sembrano indicare una chiave di lettura del fenomeno: tendenzialmente la donna, quando intende colpire l’ex partner, predilige l’aggressione contro un affetto di questi, e dunque contro di lui o, in alternativa, contro la sua nuova partner.

Come già detto, non esiste o quasi lo stalking U>U inteso come una serie di atti persecutori contro il nuovo partner. Ad ulteriore conferma i dati emergenti dal monitoraggio sui casi di stalking maschile, relativi allo stesso periodo di riferimento 3/09 – 8/09.

Su 73 casi censiti 70 (96%) hanno contemplato lo stalking verso donne che hanno rifiutato di divenire partner dell’offender o che hanno cessato di esserlo.

Abbiamo poi 1 caso di stalking plurimo, agito da un pregiudicato che terrorizzava le persone del luogo e 3 casi di stalking U>U, tutti verso consanguinei:

- verso uno zio (Iglesias, 3/8), sembra per questioni patrimoniali

- verso il padre (Bologna, 29/8) a causa dei problemi di alcolismo del figlio.

- verso i figli ormai cinquantenni (Genova, 19.8) aggrediti dall’anziano padre ricoverato in clinica psichiatrica.

Nessun episodio, quindi, di persecuzione nei confronti di un nuovo partner della propria ex, casistica che invece compare nel monitoraggio dello stalking femminile nella misura del 18% (7 casi su 40).

Il tentativo di ottenere soddisfazione e vendetta passa dunque (come avviene appunto anche nei comportamenti “alla Medea”) anche attraverso la ferita affettiva dell’ex partner, e ciò implica che la donna – contrariamente all’uomo – tende a colpire per vendetta e che in tal senso non necessariamente la persona colpita deve essere l’ex partner, potendosi la vendetta estendere a chi gli sia affettivamente vicino.

Questo può essere una ulteriore indicazione per considerare il “mobbing genitoriale”[2] – vale a dire i tentativi di estromettere il padre dei propri figli – come una forma di stalking trasversale, nel quale i comportamenti punitivi ed estorsivi rivolti direttamente all’ex partner nello stalking diretto (molestie, minacce, intimidazioni, violenze fisiche) sono sostituiti da comportamenti tesi a far soffrire l’ex partner attraverso la sofferenza di un oggetto d’amore o la sua privazione.

Da questo punto di vista, esistono dunque due forme di stalking:

- lo “stalking diretto” agito, in percentuali sensibilmente diverse, da soggetti di entrambi i generi,

- lo “stalking trasversale”, prerogativa tipicamente femminile.

Il che ulteriormente dimostra, in sostanza, come la violenza e l’aggressività femminile siano un universo tutto da esplorare.

Gaetano Giordano,  Fabio Nestola

NOTE:

[1] Reid Meloy, Cynthia Boyd, – Female Stalkers and their victims, 2004

Purcell R., Mullen P – A study of women who stalk, 2001

http://www.canadiancrc.com/female_sexual_predators_awareness.aspx

Kanin JJ., – Statistics on female rape, 2000

Donald G. Dutton, Kenneth N. Corvo , John Hamel The gender paradigm in domestic violence , 2009

Daniel Whitaker – Women: often the aggressors, Journal of Public Health 2001

Murray A. Straus, Family Research Lab., Un. of New Hampshire, Dominance and Symmerty in partner violence, 2006

[2] IL MOBBING GENITORIALE DALL’ETOLOGIA ALL’ETICA – Roma, convegno AILAS 2006, Gaetano Giordano e Giuseppe Dimitri – (PM, 26 Aprile 2007), http://www.psychomedia.it/, http://www.psychomedia.it/pm/grpind/separ/giordano3.ht

none
articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 22 giugno 2009

E’ uscito, per i tipi della Hoepli, il libro “Un decalogo per i genitori italiani”, a cura di Alessandro Rosina ed Elisabetta Respini, presentato nell’edizione odierna del Corriere della Sera con un articolo a firma di Gabriella Jacomella.

In questo libro i due offrono una serie di consigli per i genitori: elaborati, come ci tengono loro stessi a dire, con un taglio “italo centrico”, quindi con una ottica che vorrebbe essere sostanzialmente antropologica. Del decalogo mi ha colpito proprio il punto 1, che la stessa Jacomella definisce “da contropiede” (cito testualmente):

“E già il primo dell’elen­co coglie un po’ in contropiede, «Non pretendere da un figlio maschio meno di quanto pre­tendi (o pretenderesti) da una figlia femmina». È Marina Piaz­za, sociologa, a ricordare che «tra le società occidentali, quel­la italiana continua a essere una delle più tradizionali nei ruoli assegnati a uomini e don­ne ». Quindi, diventa cruciale «insegnare ai propri figli l’im­portanza della cura, disordina­re i codici tradizionali». Verreb­be da chiedersi: ma ce n’è anco­ra bisogno? «Fino a un po’ di tempo fa – interloquisce Lidia Ravera – avrei risposto no, non più. Ma siccome stiamo ri­tornando indietro su tutto, e al­la velocità del fulmine, ora dico che va benissimo chiarire come i figli vadano educati nello stes­so modo». Una marcia indietro che si concretizza, prosegue la scrittrice, «nel ritorno di una fi­gura di donna funzionaria del desiderio maschile, come nean­che prima del ’68; e i bambini, che sono molto recettivi verso la cultura dominante, non han­no gli strumenti per separare il grano dal loglio. Quindi: chia­riamo che anche i maschi devo­no apparecchiare la tavola».

Anche il sottoscritto è genitore e conosce bene il mondo infantile ed adolescenziale: francamente tutte queste bambine e ragazze costrette ad apparecchiare la tavola non le vedo ed anzi debbo dire che perlopiù si fanno portare la cena in camera dalle madri, ansiose di non far prendere loro cattive abitudini come ad esempio quella della collaborazione familiare. Infatti è molto più facile che certe cose le faccia un figlio maschio, se non altro per spirito di condivisione con i genitori o più semplicemente per accelerare la preparazione della cena (si sa, siamo voraci).

Ma a parte queste considerazioni spicciole, quello che mi colpisce (negativamente) è il perdurare nei secoli dei secoli della orrida presunzione di poter cancellare con forme di “educazione”, secondo la più stantia pseudocultura sessantottesca, tendenze ed istinti naturali degli esseri umani meglio se bambini.

Non dico che certi mestieri debbano essere necessariamente svolti da femmine anziché da maschi e viceversa secondo una logica di “evidente destino”, io stesso a casa spesso lavo piatti o cucino (giusto ieri sera io e mio figlio ci siamo divertiti con la vaporiera, visto che aimè mi tocca stare a dieta), ma penso però che gli autori del libro dovrebbero avere un qualche sospetto che il punto non sia semplicemente di “disordinare i codici tradizionali”: visto che, come dicono loro stessi, “stiamo tornando indietro su tutto” malgrado (aggiungo io) un bombardamento culturale e mediatico che dura da interi decenni.

Domanda: nessuno sospetta che possa esserci qualcosa di più profondo, in questo presunto “tornare indietro”, qualcosa di più istintuale che non il problema di “educare i figli allo stesso modo”? Pazienza per Lidia Ravera che ha la sua età la sua formazione “storica”, ma credo però che degli studiosi intraprendenti e dalla mente aperta il problema dovrebbero porselo, se non altro per amor di onestà intellettuale.

Comunque sia non comprate questo libro: si tratta della nuova ennesima rifrittura (e nemmeno troppo creativa) di quel pregiudizio culturale che chiamasi Questione Maschile.

none

categorie

tag cloud

antropologia articoli dell'abisso avvisi ai naviganti Barnart Rino cinema convegni corrispondenze estere costituzione del sito diritto economia editoriali femminilizzazione della società fenomeni politici fenomeni sociali Giordano Gaetano letteratura libri medicina modelli culturali movimenti maschili narrazione femminista Nestola Fabio network media passaggi maschili paternità putativa paternità spirituale paternità umiliata proposte psicoantropologia religioni e spiritualità riconoscimento di paternità riflessioni riforma dei cognomi ruolo del Padre salute maschile saluti e messaggi sessualità maschile stalking stampa statistiche studi e ricerche televisione teoria marziana tutela della paternità violenza di genere

pagine informative

siti ospitati in MetroMaschile Web Editor

linkologia ulteriore (per approfondire):

1. associazioni e movimenti

2. siti informativi e tematici

3. siti personali

4. blogs

5. separazione, divorzio, affido

6. siti e blog antifemministi

canali di diffusione

Upnews.it ziczac Italian Bloggers

sei il visitatore n.

parchi pubblici cittadini. Riflessioni passeggiando…

...di Winston Churchill:

Un uomo non vale per i soldi che ha, ma per il credito di cui gode

...di Charles Péguy:

C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri, non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Fa pena, è esposto a tutto, ai quodlibet, alle ingiurie, al peggio di tutto: a una sorta di riprovazione, di malevolenza universale, di presa in giro, di tacita ingiuria

...di Charles Baudelaire:

Gli uomini che meglio riescono a stare con le donne sono gli stessi che sanno starci benissimo senza

...di Oscar Wilde:

Almeno una volta nella vita ogni uomo cammina con Cristo verso Emmaus

...di Barack Obama:

Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

iniziative permanenti

  • lettera aperta al ministro Mara Carfagna

    Preliminarmente ed a latere della manifestazione di Roma svoltasi il 5 ottobre 2011 con ampia partecipazione di sigle associative e grande successo di pubblico, è stata elaborata – da parte di alcune cittadine e cittadini per le VERE pari opportunità senza pregiudizi – e consegnata al ministro pro-tempore per le pari Opportunità Mara Carfagna una lettera aperta che questo sito fa propria e ben volentieri pubblica, invitando i lettori ed i passanti che si riconoscano con quanto espresso a volerla inoltrare al Ministero a proprio nome (in cartaceo o in email, con nome proprio o anche in nickname), possibilmente dandone [...]

    (Nessun commento)

Leggi e commenta gli articoli di "teoria marziana"

  • “Il cucchiaio non esiste”: la strada possibile per la soluzione della Questione Maschile

    (terzo articolo della serie “teoria marziana”)
    di Carlo Zijno (editore MM)
    Abbiamo visto nel precedente articolo della serie “teoria marziana” come la Questione Maschile  sia stata originata da una sorta di “lotta di classe” che si è svolta contro di noi in questi anni, lotta di classe che è stata possibile – anche da parte settori sociali [...]

    (10 commenti)

  • le cause della Questione Maschile

    di Carlo Zijno
    Prosegue la serie di articoli taggati “teoria marziana”: nel precedente abbiamo analizzato le definizioni di QM pregresse, riducendole ad una soltanto che – applicata ai vari casi pratici – ha dimostrato di funzionare; in questo passeremo allo studio delle cause, delle origini della QM.
    Già le definizioni forniteci in quella occasione contenevano delle indicazioni [...]

    (6 commenti)

  • Questione Maschile. La mia definizione

    di Carlo Zijno
    Data al 2001 la mia prima adesione ad un MoMas, ed era Uomini3000. Poi è seguita l’adesione a Maschi selvatici, e tante altre iniziative in tutto il corso del decennio: ho visto nascere (e qualche volta ne sono stato il promotore, come nel caso di MetroMaschile) blog, gruppi e siti.   
    Da allora, e [...]

    (15 commenti)

cronologia

  1. di Recente:
  2. Articoli
  3. Commenti

RSS in diretta dal forum sulla questione maschile

  • Re: Occhio, gente! Adesso se tua moglie ti tradisce la devi mantenere lo stesso 9 febbraio 2012
    Citazione di: beta - Oggi alle 00:20:38se per caso poi il divorzio lo chiede lei..il fatto che non hai chiesto il divorzio equivale al perdono. dunque lei puo chiedere il divorzio pur avend tradito e prendersi tutto, in q... […]
  • Re: Occhio, gente! Adesso se tua moglie ti tradisce la devi mantenere lo stesso 8 febbraio 2012
    Citazione di: Massimo - Ieri alle 21:12:11Secondo una recente sentenza del Tribunale di Foggia, il tradimento coniugale non è la CAUSA mal'EFFETTO di una preesistente crisi del rapporto di coppia. I giudici del Tribunale... […]
  • Re: Gli uomini meritano tutto ciò 8 febbraio 2012
    Citazione di: Red- - Ieri alle 23:53:45Secondo me vanno combattute le idee prima che le persone. Va da sè inoltre che combattere le donne sarebbe improponibile, per cui secondo me non c'è difetto di analisi sotto q... […]
  • Re: Sulla credulità femminile 8 febbraio 2012
    Citazione di: ilmarmocchio - Ieri alle 22:23:30forse Beta e Nonmorto sono donne camuffate da uomini qmsti ? il mio nome è otelma..mago otelma […]
  • Re: Gli uomini meritano tutto ciò 8 febbraio 2012
    Citazione di: Guit - Ieri alle 22:59:14Le donne non possono non essere "femministe". Combattere contro le femministe è un po' come combattere contro le donne. Non si può chiedere loro di non usare le loro armi.Mi sembra ... […]

echi da siti amici:

RSS …da AltroSenso

  • Liberi e fecondi 12 gennaio 2012
     Scusa la domanda (è semplice curiosità), ma tu sei un professore, uno scrittore o cosa? E Misterxy? Di cosa si occupa? ^^^^^^^ Caro Andrea, nel dettaglio ti risponderò con un MP,  ma ne prendo volentieri spunto per commentarla, in quanto la tua domanda solleva un’ interessante questione. Da dove vengono, quali professioni esercitano, che storia hanno alle [ […]
    Rino
  • Tassa sul maschio: lo spread della colpa. 19 novembre 2011
      C’è da pagare lo spread F/M Siete contenti? *** Ci siamo dunque. Monti ha promesso imposte differenziate tra M e F. C’è infatti un altro debito da pagare, quello accumulato dai maschi nel corso dei millenni.  E’ la colpa collettiva della storia come crimine e  rapina, come privilegio e stupro. La colpa della storia come “universale usurpazione maschile” . […]
    Rino
  • Sono una mamma… 24 ottobre 2011
    Buongiorno, sono una mamma che si sta separando. Magari vi chiederete perchè scrivo a voi; è come buttarsi in bocca al nemico. Invece io non credo che dovrebbe essere così. Perchè anche se separati, i genitori rimangono sempre genitori dei figli e come tali non dovrebbero litigare riguardo al loro benessere. Quindi quello che non capisco è perchè [...] […]
    Rino
  • Il pioniere 12 ottobre 2011
    IL PIONIERE (DEI PIONIERI) *** In questi giorni  – venticinque anni fa – Misterxy digitava la sua prima lettera di critica, smascheramento e condanna ad un quotidiano, in risposta ad articoli e commenti celebrativi dell’ingresso delle DD nelle Forze Armate, “conquista” femminista a quei tempi sognata e – apparentemente – irraggiungibile.  Ma poi raggiunta se […]
    Rino
  • La piramide, la bugia, la rovina 21 giugno 2011
    Abbiamo capito che si può mentire sia con le verità che con le bugie e con una miscela delle due.  Certo, nel mentire, le verità sono insostituibili, ma anche le menzogne più smaccate possono giovare.  Una delle fondamentali dice che M ed F sono uguali. Da ciò deriva una bella cascata di conseguenze antimaschili davvero [...] […]
    Rino

RSS …da Maschi Selvatici

  • Bentornato Carlo Parlanti 7 febbraio 2012
    Il calvario di Carlo Parlanti sta per finire. Il manager informatico di 47 anni di Montecatini, detenuto dal luglio 2004 per una falsa accusa di stupro, il 9 febbraio verrà rimesso in libertà e familiari e amici sperano di vederlo tornare in Italia con un volo proveniente dagli Stati Uniti. Uno dei tanti finiti in [...] […]
    Administrator
  • Ci aspetta un grande futuro 1 febbraio 2012
    Questa mattina, in città, passa un autobus delle linee urbane che reca su una fiancata una grande striscia pubblicitaria: un cucciolo di cane, forse un setter, bianco, con in bocca uno stetoscopio ti guarda con occhi tranquilli. L’immagine è commentata dalla seguente scritta: “Garantiamo al vostro cucciolo un grande futuro”. Il tutto è firmato [...] […]
    Administrator
  • La nuova frontiera della parità. Gravidanza e parto sono malattie 30 gennaio 2012
    di Armando Ermini Questo è ciò che, incredibilmente, sostiene la bioeticista britannica Anna Smajdor, docente alla University of East Anglia e ricercatrice onoraria in Bioetica dell’ Imperial College di Londra. Ci informa il Foglio del 25 gennaio 2012 che la bioeticista “sostiene la necessità di dedicare urgentemente fondi pubblici alla ricerca sull’utero ar […]
    Administrator
  • Armeni & Bravo, postfemministe concordi sulla Concordia (nel non capire) 23 gennaio 2012
    C’era da aspettarselo. Il post femminismo ha colto al volo lo splendido assist fornitogli dal comandante Schettino per attaccare ancora una volta, e ti pareva, la visione maschile del mondo. In due lettere a Il Foglio del 21 gennaio, Ritanna Armeni se la prende in generale col concetto di eroe così spesso evocato in questi [...] […]
    Administrator
  • Concordia 21 gennaio 2012
    di Armando Ermini Nessuno, se non messo alla prova concreta, sa con certezza come si comporterebbe in circostanze simili a quella del naufragio della Concordia. In tutti noi può albergare un comandante Schettino che si mette in salvo prima dei passeggeri affidati alla sua responsabilità. Tutti noi, messi alla prova, potremmo scoprirci [...] […]
    Administrator

RSS …da Ragioni Maschili

  • Le gaie parole 3 febbraio 2012
    «Basta con la parola omosessuale, è offensiva e discriminatoria». A lanciare questa nuova crociata terminologica è il britannico “Guardian”, testata di riferimento della sinistra inglese, che si colloca a buon diritto tra i protagonisti attivi e militanti di quella rivoluzione culturale, silenziosa e strisciante, che va ricondotta all'espressione anglof […]
  • Ipocriti 20 gennaio 2012
    Fa veramente rabbia. Devono succedere le tragedie perché termini desueti, dequalificati e sospesi dal frasario corrente come “virilità” e “onore” vengano ipocritamente rispolverati e messi in bella mostra nelle cronache quotidiane, stavolta come roba buona. Adesso è tutto un fiorire di compiacimenti per il grintoso «cazzo» con il quale il capitano De Falco a […]
  • Elogio della fiducia? 9 gennaio 2012
    Cosa possiamo aspettarci dal nuovo anno? Nell'incertezza sul domani che regna sovrana l'unica cosa certa è che anche nel 2012 appena cominciato i rapporti sociali saranno offuscati, intorbiditi e indeboliti dal germe della sfiducia. Nella sua accezione più generale «fiducia» significa confidare in qualcuno o in qualcosa, affidare parte dei propri b […]
  • Sul principio d'autorità 30 dicembre 2011
    Appartengo ad una generazione che già non si alzava più in piedi quando il professore faceva ingresso nell’aula, non mi sono mai rivolto a qualcuno usando l’appellativo "eccellenza” ed ho imparato sin da ragazzo a declinare consapevolmente i miei diritti di cittadinanza al cospetto di qualunque autorità pubblica; sia che si trattasse di una commissione […]
  • Preghiera di Natale 24 dicembre 2011
    Buon Dio, spero che Tu possa capirmi. Nel rapporto con le donne ci sono molte cose belle e cose molto meno belle. Le prime è inutile ricordarle, le conosciamo tutti. Le seconde vanno ricordate. A chi tra noi uomini (perché Tu sei dei nostri) non è capitato che una qualche donna gli abbia detto, prima o poi: «tu devi essere così e non cosà, andare colì e non […]

feed titoli da tutti i siti e blog che si ritengano a qualsiasi titolo e a qualsiasi livello coinvolti con la questione maschile

disclaimer

Le idee, i concetti e gli spunti che vengono elaborati in questo blog sono assolutamente copyleft; se ne incoraggia anzi la diffusione. Per quanto riguarda i testi, questi sono liberamente riproducibili, utilizzabili ed esportabili in qualsivoglia contesto, a patto che se ne dichiari esplicitamente la fonte. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e quindi valutate di pubblico dominio: qualora il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’admin del sito che provvederà alla loro pronta rimozione. L’autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post.

Flickr photos

  • Shadows
  • Sunset over Poznan city
  • Torres bicentenario by my Nokia N8 and Molome
  • In the dark
  • IMG_0269_20110129_HDR "Eyes on Hills: Kandy City View"
  • Skinny Skeleton
  • 20080922-CraterLake.jpg
  • Atardecer HDR by my Nokia N8
  • Birds
  • Frozen
  • Magic golden moment by my Nokia N8

Most commented