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	<title>MetroMaschile Web Editor &#187; modelli culturali</title>
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	<description>pensieri, analisi, sussurri e voci dalla città degli uomini liberi</description>
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		<title>infanticidio: normativa internazionale comparata</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2010/infanticidio-normativa-internazionale-comparata/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 09:10:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[studi e ricerche]]></category>

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		<description><![CDATA[confronto, analisi e riflessioni
di: 
Fabio Nestola 
Carlo Zijno
_______________________
Estratto del ns. ordinamento.
Omicidio volontario o doloso – art 575 c.p., pena prevista da un minimo di 21 anni all’ergastolo, ove vi siano circostanze aggravanti
Omicidio preterintenzionale (l’esito mortale supera le intenzioni del reo, che intendeva limitarsi ad intimidire la vittima, percuoterla o procurarle ferite) – art. 584 c.p., [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><strong>confronto, analisi e riflessioni</strong></p>
<p><strong>di: </strong></p>
<p><strong>Fabio Nestola </strong></p>
<p><strong>Carlo Zijno</strong></p>
<p>_______________________</p>
<p>Estratto del ns. ordinamento.</p>
<p><strong>Omicidio volontario o doloso</strong> – art 575 c.p., pena prevista da un minimo di 21 anni all’ergastolo, ove vi siano circostanze aggravanti</p>
<p><strong>Omicidio preterintenzionale</strong> (l’esito mortale supera le intenzioni del reo, che intendeva limitarsi ad intimidire la vittima, percuoterla o procurarle ferite) – art. 584 c.p., pena prevista da 10 a 18 anni</p>
<p><strong>Omicidio colposo</strong> (decesso per una responsabilità imputabile al reo, es: crolla la scuola, imputati ingegneri e costruttori) – art. 589 c.p., pena prevista da 6 mesi a 5 anni, minimo elevato ad 1 anno in caso di omicidio colposo commesso violando il codice della strada o le norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro</p>
<p><strong>Infanticidio</strong> &#8211; art. 578 c.p – “la madre che cagiona la morte del neonato dopo il parto o del feto durante il parto (…) è punita con la reclusione da 4 a 12 anni. A coloro che concorrono al fatto (…) si applica la reclusione non inferiore ad anni 21. Tuttavia se essi hanno agito allo scopo di favorire la madre, la pena può essere diminuita di un terzo (…)</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>Uccidere un neonato, quindi, è molto meno grave</strong>: comporta pene detentive vistosamente inferiori rispetto all’omicidio volontario o preterintenzionale</p>
<p>E’ meno grave quando a compiere l’infanticidio è la madre</p>
<p>Se l’infanticidio è commesso dal padre, infatti, questi non beneficia delle vistose riduzioni di pena previste dal reato specifico, ma viene incriminato per le fattispecie di reato di cui sopra: “<em>A coloro che concorrono al fatto (…) si applica la reclusione non inferiore ad anni 21.” </em></p>
<p>21 anni come minimo edittale, pena prevista per il reato di <span style="text-decoration: underline">omicidio volontario</span>. Alcune riduzioni di pena sono previste qualora l’infanticidio venga commesso in concorso con la madre, nell’intento di favorirla.</p>
<p>L’esclusione del padre dalla concessione delle attenuanti previste nello specifico articolo 578 riservato alla madre ha motivazioni psico-emotive, è strettamente legata alla gravidanza ed agli scompensi che ne derivano.</p>
<p>Nell’esaminare un estratto di normativa internazionale, infatti, la gravidanza ed il parto sembrano essere eventi destabilizzanti, traumatizzanti, patogeni, causa di un disturbo comportamentale temporaneo che può portare anche all’uccisione del neonato.</p>
<p>L’Italia proviene da una cultura all’interno della quale l’evento della gravidanza è sempre stato avvolto da contenuti nobili ed altamente positivi: la puerpera è giustamente orgogliosa del compito di procreazione che la Natura le ha riservato, è serena, radiosa, lo sguardo ed il sorriso illuminati da una nuova luce, l’amore e la dolce consapevolezza della vita che sta nascendo in lei sono i sentimenti che la guidano nel suo percorso.</p>
<p>Almeno così si credeva</p>
<p>La normativa internazionale considera il puerperio alla stregua di una patologia estremamente aggressiva sotto il profilo psico-emotivo, tanto da rendere la donna che ne è vittima incapace di intendere e di volere qualora uccida il proprio figlio</p>
<p>La cronaca e soprattutto la normativa, quindi, smentiscono drasticamente l’icona idilliaca della neomamma serena, radiosa, felice.della missione naturale</p>
<p>I 20 codici penali oggetto dell’analisi evidenziano alcune particolarità:</p>
<p>La gravidanza, il parto ed in genere lo stato puerperale vengono riconosciuti quali cause scatenanti di gravi alterazioni dello stato cognitivo, tali da stemperare la pena detentiva in occasione di una eventuale uccisione del neonato</p>
<p>Nella vita di una donna adulta sembra che nessun altro evento sia tanto patogeno e destabilizzante quanto lo stato puerperale, descritto come:</p>
<p>“influsso perturbatore” (Portogallo)</p>
<p>“equilibrio mentale turbato dal parto o dall’allattamento” (Inghilterra)</p>
<p>“influenza del puerperio” (Svizzera)</p>
<p>“stato di turbamento o di sgomento” (Grecia)</p>
<p>“sotto l’influenza dello stato puerperale” (Argentina, Brasile, Perù)</p>
<p>Nell’America Latina ed in Portogallo, inoltre, compare il movente riconosciuto come attenuante, vale a dire la necessità di sopprimere un figlio del quale sarebbe difficile spiegare l’origine, che potrebbe pertanto compromettere l’onore di chi lo ha concepito:</p>
<p>“per nascondere il disonore” (Argentina, Bolivia, Paraguay, Ecuador, Cuba, Portogallo) “per evitare il disonore” (Colombia)</p>
<p>“per preservare l’onore” (Uruguay)</p>
<p>L’infanticidio per causa d’onore era riconosciuto anche in Spagna fino al 1995.</p>
<p>Griglia – normativa internazionale<a href="http://metromaschile.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_ftn1">[1]</a></p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="101"><strong>NAZIONE</strong></td>
<td width="551">
<h1>NORMATIVA</h1>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Spagna</td>
<td width="551" valign="top">La figura criminis prevista dall’art. 410 c.p., quella tradizionale dell’infanticidio per causa d’onore, è stata abolita dal Nuovo Codice Penale Spagnolo nel novembre 1995</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Portogallo</td>
<td width="551" valign="top">Art. 137 c.p. – “<em>infanticidio privilegiato</em>”: la madre che uccide il figlio durante o subito dopo il parto, essendo ancora sotto il suo “<em>influsso perturbatore</em>”, o per nascondere il disonore, è punita con la reclusione da 1 a 5 anni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Austria</td>
<td width="551" valign="top">Il Codice Penale austriaco prevede che la madre che uccide durante il parto oppure “<em>fino a quando è sotto gli effetti del parto</em>” sia punita con la pena detentiva da 1 a 5 anni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Inghilterra</td>
<td width="551" valign="top">La disciplina penale in tema di infanticidio è regolata dal “<em>Infanticide Act</em>“ del 1938, Se una donna con una omissione o un atto intenzionale causa la morte del figlio minore di 12 mesi, può essere condannata per “<em>manslaughte</em>r” (paragonabile all’omicidio preterintenzionale del nostro ordinamento) se al momento del fatto il suo equilibrio mentale viene turbato dal parto o dall’allattamento</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Scozia</td>
<td width="551" valign="top">La Scozia è l’unico Paese europeo a non prevedere l’infanticidio come fattispecie autonoma di reato. Chi uccide il figlio, padre o madre, viene rinviato a giudizio per omicidio volontario. Le eventuali attenuanti sono tenute in considerazione dal giudice come per qualunque altro omicidio, senza alcun trattamento di favore.</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Francia</td>
<td width="551" valign="top">Il reato di infanticidio previsto originariamente dall’art. 300 c.p. è stato abrogato dal codice penale del 1992</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Svizzera</td>
<td width="551" valign="top">Art. 116 c.p., in vigore dal 1990 – la madre che durante il parto o finchè si trova sotto l’influenza del puerperio, uccide l’infante, è punita con la pena detentiva da 2 a 6 anni.</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Germania</td>
<td width="551" valign="top">Secondo la legge tedesca una madre che uccide il figlio naturale, durante o subito dopo il parto, è punita con la pena detentiva da 3 a 6 anni. Nei casi di minore gravità si applica una pena da 6 mesi a 5 anni.</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Grecia</td>
<td width="551" valign="top">Art. 303 c.p. – la madre che intenzionalmente cagiona la morte del proprio figlio durante o dopo il parto, mentre si trova in stato di turbamento o di sgomento, è punita con la reclusione fino a 10 anni.</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Argentina</td>
<td width="551" valign="top">Art. 81 c.p. – detenzione da 6 mesi a 2 anni alla madre che, per nascondere il disonore, uccide il suo bambino durante il parto o comunque sotto l’influenza dello stato puerperale</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Brasile</td>
<td width="551" valign="top">Art. 123 c.p. – la madre che sopprime il proprio figlio durante il parto o sotto l’influenza dello stato puerperale, è punita con la detenzione da 2 a 6 anni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Bolivia</td>
<td width="551" valign="top">Decreto 10426 del 23 agosto 1972 , art. 258 c.p. – La madre che per nascondere la propria inferiorità o il disonore uccide il suo bambino durante il parto o entro 3 giorni dalla nascita, è punita con il carcere da 1 a 3 anni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Colombia</td>
<td width="551" valign="top">Art 616 c.p. – pena da 1 a 3 anni alla madre che, per evitare il disonore, uccide il figlio che non ha ancora compiuto I 3 anni. Ai nonni materni, se complici, si applica una pena da 3 a 6 anni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Uruguay</td>
<td width="551" valign="top">Art. 310 c.p. – è punto con la pena da 6 mesi a 4 anni di carcere il padre, la madre o un altro parente che, al fine di preservare l’onore, uccide il bambino entro i 3 giorni di vita</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Paraguay</td>
<td width="551" valign="top">Art. 214 c.p. – 2 anni di carcere alla madre che, per nascondere il disonore, uccide il figlio entro 3 giorni dalla nascita. La pena è elevata a 3 anni per la complicità dei nonni materni o altri consanguinei</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Ecuador</td>
<td width="551" valign="top">Art. 453 – la madre che per nascondere il disonore uccide i figli viene punita con la reclusione da 3 a 6 anni. Uguale pena per i nonni materni spinti dalla medesima motivazione</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Perù</td>
<td width="551" valign="top">Art. 110 c.p. – la madre che uccide il suo bambino durante il parto o sotto l’influenza dello stato puerperale, è punita con la reclusione da 1 a 4 anni o con l’obbligo della prestazione del servizio comunitario da 50 a 140 giorni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Cuba</td>
<td width="551" valign="top">Art. 264 c.p. – la madre che entro 72 ore dal parto uccide il figlio al fine di nascondere il disonore di averlo concepito, incorre nella privazione della libertà da 2 a 10 anni</td>
</tr>
<tr>
<td width="101">Stati Uniti</td>
<td width="551" valign="top">Nei numerosi codici statunitensi l’infanticidio è considerato “abuso su minore” ed è lasciata alla discrezione del giudice la pena da infliggere. In teoria sarebbe applicabile anche la pena capitale negli Stati che la prevedono. In pratica tale sanzione non è mai stata inflitta</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<p>Il delitto d’onore è stato derubricato dall’ordinamento italiano con legge 442 del 5/8/ 1981</p>
<p>Si trattava di un omicidio caratterizzato dalla motivazione soggettiva del reo, volta a salvaguardare una particolare forma di <a title="Onore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Onore">onore</a>, o comunque di <a title="Reputazione (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Reputazione&amp;action=edit&amp;redlink=1">reputazione</a>, con particolare riferimento all’ambito relazionale dei rapporti <a title="Matrimonio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio">matrimoniali</a>, nel quale pesano gli esiti estremi della <a title="Pressione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pressione">pressione</a> esercitata dalla <a title="Reputazione (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Reputazione&amp;action=edit&amp;redlink=1">reputazione</a> sociale;</p>
<p>In <a title="Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia">Italia</a>, sino al 1981, un <a title="Delitto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Delitto">delitto</a> perpetrato al fine di salvaguardare l&#8217;onore (es.: uccidere la moglie adultera o il suo amante, spesso entrambi) era sanzionato con <a title="Pena" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pena">pene</a> attenuate rispetto all&#8217;analogo delitto di diverso <a title="Movente (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Movente&amp;action=edit&amp;redlink=1">movente</a>, poiché veniva riconosciuto che l&#8217;<a title="Offesa (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Offesa&amp;action=edit&amp;redlink=1">offesa</a> alla rispettabilità arrecata da una condotta &#8220;disonorevole&#8221; aveva valenza di gravissima <a title="Provocazione (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Provocazione&amp;action=edit&amp;redlink=1">provocazione</a> e la riparazione dell&#8217;onore, anche violenta, godeva di comprensione sociale e giuridica.</p>
<p>il dettato originario della norma:</p>
<p>Codice Penale, art. 587 (ante 1981)<br />
<em>Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell&#8217;atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d&#8217;ira determinato dall&#8217;offesa recata all&#8217;onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.</em></p>
<p>Poi l’abrogazione; per un uomo, quindi, il tentativo di preservare la rispettabilità propria e della famiglia non costituisce una circostanza attenuante. La comprensione sociale e giuridica per la riparazione violenta dell’onore sono – giustamente, vogliamo aggiungere – venute meno; la macchia del delitto d’onore è stata cancellata dal nostro ordinamento in nome di un doveroso senso di civiltà.</p>
<p>In Portogallo e nei maggiori Paesi dell’America Latina invece, ancora oggi, per una donna l’onore può essere difeso anche attraverso l’infanticidio, usufruendo pertanto di pene più miti rispetto all’omicidio commesso per qualsiasi altro movente</p>
<p>Nella normativa italiana non compare il movente dell’onore da salvaguardare, ma rimangono le sanzioni ridotte rispetto all’omicidio volontario e/o preterintenzionale.</p>
<p>Inoltre, anche la sindrome premestruale viene identificata quale attenuante per assolvere l’assassina dall’accusa di omicidio volontario.</p>
<p>In Inghilterra la 29enne Sandie Craddock “a causa dello squilibrio ormonale legato alla sindrome pre-mestruale” ha ucciso a coltellate un suo collega di lavoro. Il tribunale ha identificato come motivo dell’aggressione la sindrome premestruale, pertanto ha deciso di derubricare l’accusa da omicidio volontario ad omicidio colposo.</p>
<p>Sandie quindi non ha avuto una pena detentiva, ma è stata solo condannata con la condizionale e le è stato imposto di curarsi.<br />
La Craddock infatti “in quei giorni” avrebbe anche in precedenza più volte effettuato aggressioni violente nei confronti di uomini e donne, guadagnandosi circa 30 denunce.</p>
<p><a href="http://www.tartaportal.it/forums/58609-donna-uccide-collega-assolta-dal-giudice-sindrome-premestruale.html">http://www.tartaportal.it/forums/58609-donna-uccide-collega-assolta-dal-giudice-sindrome-premestruale.html</a></p>
<p><a href="http://www.straightdope.com/columns/read/2594/can-a-womans-menstrual-cycle-make-her-more-susceptible-to-the-effects-of-alcohol">http://www.straightdope.com/columns/read/2594/can-a-womans-menstrual-cycle-make-her-more-susceptible-to-the-effects-of-alcohol</a></p>
<p><a href="http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?reply_id=233736">http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?reply_id=233736</a></p>
<p><a href="http://www.nytimes.com/1982/03/07/magazine/dispelling-menstrual-myths.html?sec=technology&amp;spon=&amp;pagewanted=5">http://www.nytimes.com/1982/03/07/magazine/dispelling-menstrual-myths.html?sec=technology&amp;spon=&amp;pagewanted=5</a></p>
<p>In Inghilterra, quindi, oltre alle attenuanti emotive per l’uccisione di figli neonati, viene riconosciuta l’attenuante anche per l’accoltellamento di soggetti adulti estranei alla famiglia.</p>
<p>Con la sindrome premestruale le donne è possibile che abbiano ogni mese intere settimane di accesso alle pene attenuate, poi 5/6 giorni di sindrome mestruale, occasionalmente anche la sindrome puerperale&#8230;.</p>
<p>Copertura a vita</p>
<p>Nel Regno Unito è stato creato un pericoloso precedente a causa del quale la tranquillità dell’intera popolazione potrebbe essere indotta a vacillare.</p>
<p>Prima di venire giudicato da un magistrato donna o di essere operato da un chirurgo donna, un inglese dovrebbe informarsi se per caso ha il ciclo o sta per averlo?</p>
<p>A questo punto si rendono necessarie alcune riflessioni</p>
<p>Dando per scontato che legislatori e giuristi di mezzo mondo non siano preda di follia collettiva, è presumibile che le attenuanti universalmente riconosciute in caso di omicidio per mano femminile siano fondate su solide e comprovate basi scientifiche.</p>
<p>Fior di ricerche dovrebbero avvalorare la teoria secondo la quale lo scompenso ormonale dovuto al periodo premestruale ed al periodo puerperale, siano causa o possano esserlo di comportamenti devianti, irrazionali, incontenibili.</p>
<p>La persona che agisce sotto l’influsso destabilizzante dello scompenso ormonale sarebbe quindi impossibilitata a controllare il proprio agire, tanto da avere diritto a considerevoli attenuanti in caso di soppressione di una vita umana.</p>
<p>Non conoscendo nei dettagli la letteratura scientifica dalla quale tale convinzione prende vita, dobbiamo credere che esista e sia abbondantemente dimostrata, visto l’innegabile influsso su decine e decine di Codici Penali.</p>
<p>Sembra, però, una forte delegittimazione delle capacità, dell’autodeterminazione ed in generale delle caratteristiche psico-emotive della donna.</p>
<p>Appare curioso che la figura femminile venga tratteggiata dalla normativa internazionale come una sorta di incapace, categoria protetta in quanto <em>minus habens</em>, irresponsabile delle proprie azioni.</p>
<h2><span style="text-decoration: underline">Non è così, non può essere così</span></h2>
<p>Uno stuolo di donne emancipate dovrebbe contestare la chiave di lettura giudiziaria che può definirle “incapaci di intendere e di volere” quando hanno il ciclo mensile, quando sono in attesa di averlo, quando partoriscono, quando sono in attesa di partorire, dopo avere partorito.</p>
<p>In pratica tutta la vita di una donna sessualmente matura, dalla pubertà alla menopausa</p>
<p>Si tratta di una chiave di lettura giudiziaria in aperto contrasto con le rivendicazioni dell’intero universo femminile.</p>
<p>Quote rosa e sacrosante rivendicazioni di pari opportunità, che fine farebbero secondo i Codici Penali?</p>
<p>Ad una persona fragile ed umorale, talmente in balìa dagli sbalzi ormonali da usufruire delle attenuanti tipiche delle categorie a rischio, soggetta a temporanee ed incontrollabili incapacità di intendere e di volere durante tutto l’arco della propria maturità, chi affiderebbe le chiavi della politica, dell’economia, dell’amministrazione pubblica, della sanità, della magistratura, della polizia o dell’esercito?</p>
<h2><span style="text-decoration: underline">Non è così, non può essere così</span></h2>
<p>Per quale motivo la sindrome premestruale non può indurre in altri errori che non siano l’omicidio? Ogni donna sarebbe a rischio di comportamenti asociali ed incontrollabili in qualunque istante della propria vita, anche al momento di prendere decisioni di cruciale importanza</p>
<h2><span style="text-decoration: underline">Non è così, non può  essere così  </span></h2>
<p>Da Emma Marcegaglia a Conchita De Gregorio, da Giulia Buongiorno a Simonetta Matone, da Milena Gabbanelli a Renata Polverini, migliaia di donne dimostrano ogni giorno il proprio valore, dimostrano di sapersi guadagnare spazi prestigiosi nella politica, nell’imprenditoria, nel giornalismo, nella magistratura ed in molti altri settori storicamente maschili.</p>
<p>Ma se uccide un bambino, ecco che la donna forte, decisa, intelligente, realizzata ed emancipata viene suo malgrado protetta nel bozzolo di una eterna ed irresponsabile incapacità di intendere e di volere.</p>
<p>Come mai nessuna voce femminile, anche autorevole, si è mai levata ad evidenziare questa contraddizione?</p>
<p>Può essere lecita una doppia veste, a seconda della convenienza del momento?</p>
<p>Logica, forte e perfettamente lucida quando reclama le quote rosa; fragile, uterina ed incapace quando deve rispondere alla giustizia.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">Non può essere nemmeno così.</span></p>
<hr size="1" /><a href="http://metromaschile.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_ftnref1">[1]</a> Alessandra Bramante – I<em>L FIGLICIDIO MATERNO, fare e disfare…dall’amore alla distruttività</em>. Aracne, 2005</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2010/infanticidio-normativa-internazionale-comparata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>quote rosa in pornografia, ossia come rendersi ridicoli oltre il limite dell’umano. Tinto Brass è avvertito…</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2010/quote-rosa-in-pornografia-ossia-come-rendersi-ridicoli-oltre-il-limite-dell%e2%80%99umano-tinto-brass-e-avvertito%e2%80%a6/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2010/quote-rosa-in-pornografia-ossia-come-rendersi-ridicoli-oltre-il-limite-dell%e2%80%99umano-tinto-brass-e-avvertito%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 10:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[narrazione femminista]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; di questi giorni che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l&#8217;equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.

Tali film,  etichettati come &#8220;porno &#8211; femministi&#8221;  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti &#8217;sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto &#8211; riprendono nell&#8217;atto di masturbarsi. Nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_12.jpg"></a>E’ di questi giorni</strong> che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l’equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_122.jpg"></a><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_121.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://metromaschile.it/files/2010/02/sexy_befane_12.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-980" title="sexy_befane_12" src="http://metromaschile.it/files/2010/02/sexy_befane_12-136x300.jpg" alt="" width="136" height="300" /></a>Tali film,  etichettati come <strong>“porno – femministi”</strong>  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti ’sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto – riprendono nell’atto di masturbarsi. Nelle intenzioni dei finanziatori e della realizzatrice dovrebbero costituire una alternativa al “porno tradizionale”.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quale sia la differenza con il porno tradizionale non è dato di saperlo</strong>, perché comunque la rete è strapiena di “pornografia tradizionale” in cui  donne di ogni ordine e grado si manipolano allegramente: allora, dov’è la differenza?</p>
<p style="text-align: justify">Tale domanda, ad esempio,  se la pone autorevolmente anche <strong>Beatrice Fredriksson,</strong> la quale afferma sul suo <a href="http://antifeministen.blogspot.com/">celebre blog antifemminista </a> che  <em>“Sostenere che le ragazze che hanno sesso con ragazze e guardare donne masturbarsi è in qualche modo una buona alternativa al porno mainstream è un concetto del tutto estraneo a me, e a molte altre donne”. </em>Conclude poi l’affondo, con disinibizione scandinava e linguaggio politicamente scorretto che vogliamo riportare: “<em>A mio parere, uno dei motivi principali della mancanza di attrattiva per le donne è invece proprio che il mercato ‘regolare’ dei film porno spesso presenta una grande quantità di sesso tra donne</em>.”</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Probabilmente la chiave del mistero sta nel fatto, semplicemente,  che la “regista” è donna ed ha autonomamente definito essa stessa che il suo tipo di pornografia</strong> (anche se fotocopia di quella tradizionale) <strong>è politicamente corretta.</strong></p>
<p style="text-align: justify">In questo ritorna il vecchio, trito e ritrito tema (ma non se ne parla mai abbastanza) del diritto – che le donne hanno e gli uomini non hanno – di autonarrarsi ed autodefinirsi senza possibilità di replica: allo stesso modo in cui <strong>Beatrice Fredriksson può permettersi di dire quello che dice,  e che non direbbe se fosse un uomo.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Ma in questa faccenda ritorna anche, secondo me, un altro tema importante,  ossia quello della <strong>cecità -  anche di fronte al ridicolo più marchiano – che affligge questa nostra società quando si parla di questioni di genere, </strong>cecità che non è certo prerogativa esclusiva del popolo svedese.</p>
<p style="text-align: justify">Statene certi infatti che da qui a poco si parlerà di questa idiozia anche in terre italiota, <strong>e vedrete se non ci sarà qualche propostina del genere in salsa all’amatriciana da parte di una certa “cultura”</strong> che già da tempo lancia i suoi strali contro “l’uso del corpo della donna” da parte della cinematografia porno/erotica,  quasi come se i vari  Tinto Brass  &amp; company puntassero la pistola alla tempia delle avvenenti ragazze – pronte allo smutandamento totale pur di “sfondare” – che fanno la coda davanti ai loro uffici.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Staremo a vedere. Per il momento, zio Tinto si ritenga avvertito…</strong></p>
<p style="text-align: justify">Carlo Zijno</p>
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		<title>Serge Latouche</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[studi e ricerche]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 19 maggio 2009
Torniamo sull&#8217;argomento dell&#8217;economia antifamiliare ed antipaterna, già affrontato nei post taggati &#8220;economia&#8221;, dove avevamo visto – analizzando la struttura dei consumi – che il sistema economico per poter sussistere abbisogna di una società di single.
Avevamo trattato il tema anche nell&#8217;ultimo post della serie, , dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 19 maggio 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Torniamo sull&#8217;argomento dell&#8217;economia antifamiliare ed antipaterna, già affrontato nei post taggati &#8220;economia&#8221;, dove avevamo visto – analizzando la struttura dei consumi – che il sistema economico per poter sussistere abbisogna di una società di single.</p>
<p style="text-align: justify">Avevamo trattato il tema anche nell&#8217;ultimo post della serie, , dove avevamo visto che in realtà il sistema crea a questo scopo una serie di bisogni assolutamente artificiali che determinano altresì, per come sono strutturati (produzione di beni non durevoli, ossia l&#8217;usa e getta), l’autodistruzione del capitale stesso (per chi non lo sapesse, il capitale non è costituito dai soldi, ma dai beni).</p>
<p style="text-align: justify">Che tale configurazione dell’economia moderna sia antifamiliare, ce lo dimostrano &#8211; e più di tanti indici economici &#8211; notizie crude come quella, recente, di fonte Caritas, secondo cui l’afflusso di disperati alla mensa dei poveri è costituito guarda caso proprio da famiglie e perlopiù monoreddito, ossia la tipica fattispecie di famiglia tradizionale.</p>
<p style="text-align: justify">Come tuttavia la sociologia e la psicologia sociale ci ha insegnato già da tempo, la struttura ed il funzionamento dell’economia hanno un potente impatto sulla mentalità sociale e sui punti di vista condivisi.</p>
<p style="text-align: justify">Già nell&#8217;ultimo articolo pubblicato Cesare Brivio ci aveva mostrato come la civiltà delle multinazionali e del consumo di massa ha determinato un certo tipo di femminismo, con l&#8217;elaborazione del concetto di uoma (la donna uomo) ma, a mio avviso, se riflettiamo sugli assunti di cui sopra, stiamo andando ad una fase assolutamente ulteriore: che prevede la distruzione finale della famiglia, dei legami personali, genitoriali e parentali creando una società assolutamente atomizzata di individui che, potendo accedere soltanto a beni non durevoli (di consumo e non di consumo che siano), risulteranno in stato di assoluta dipendenza. In questo modo la replica del ciclo di produzione &#8211; distruzione &#8211; nuova produzione sarà assicurata a tempo indeterminato e senza possibilità di uscita.</p>
<p style="text-align: justify">Tale sistema economico sta modellando su se stesso la società, incoraggiando e sostenendo tutta una serie di elaborazioni teoriche e situazioni pratiche conseguenti e finalizzate all&#8217;atomizzazione sociale e personale.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo la distruzione del Padre, infatti, stiamo assistendo alla distruzione della Madre: è di questi giorni la notizia dell&#8217;utilizzo, anche da parte di coppie italiane, dell&#8217;utero in affitto e la notizia della realizzazione dell&#8217;utero artificiale. Non soltanto, ma è stato reso possibile un aborto selettivo &#8220;on demand&#8221; perché le caratteristiche del nascituro non erano gradite (il nascituro era di sesso femminile mentre la madre voleva un maschio). E tanto altro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Queste &#8220;evoluzioni&#8221; presuppongono la totale scomparsa del concetto di legame personale e sacro per un ordine deontologico superiore che vede semplicemente il numero e la &#8220;qualità&#8221; dei futuri consumatori &#8211; dipendenti: che saranno tutti belli, forti, non si ammaleranno mai e non avranno altri legami al mondo che non siano quello con il sistema &#8211; mamma. In altri termini, qualcosa di assolutamente paragonabile al NAZISMO.</p>
<p style="text-align: justify">Nessuno – in sede politica &#8211; sente realmente il bisogno di interrompere la spirale viziosa: il sentire comune ha infatti già elaborato teorie e punti di vista a supporto del trend economico, e la politica (che del sentire comune si nutre, basandosi sui grandi numeri) conseguentemente tace.</p>
<p style="text-align: justify">Il problema è che lasciando che il sistema continui a funzionare nel modo attuale, con la progressiva e sistematica distruzione del capitale e dei rapporti familiari, le conseguenze a lunga scadenza saranno ben peggiori dell’attuale crisi.</p>
<p style="text-align: justify">Un ritorno alla famiglia comporterebbe comunque una forte ristrutturazione economica; detto in italiano corrente, si tratterebbe di aggravare (almeno temporaneamente) la crisi già in atto, considerato che il sistema industriale si basa – come dicevamo &#8211; sui consumi usa e getta dei singles.</p>
<p style="text-align: justify">Con questi presupposti, cosa fare? Io sono dell’idea di cominciare a gettare dei granelli nella ruota dentata del postconsumismo. Come dicevo nell’altro post, infatti, la vera rivolta si fa con il portafogli in mano. Iniziamo, ad esempio, a rifiutarci di comprare merci usa e getta e rifutiamo il consumismo. Alla lunga, qualcosa dovrà succedere.</p>
<p style="text-align: justify">C’è chi ha razionalizzato e teorizzato tutto questo anche in altra forma e partendo da altri presupposti. Il riferimento è a Serge Latouche, autore del libro “Teoria della Decrescita felice”.</p>
<p style="text-align: justify">La scelta del titolo a mio avviso non è delle più felici, perché può sembrare che Latouche ci voglia portare verso una sorta di sottosviluppo programmato: in realtà, non è affatto così. Io direi, piuttosto, che trattasi di una sorta di reindirizzamento del capitale, degli investimenti e dei consumi verso forme di produzione più stabili e durature nel tempo, il che sarebbe perfettamente coerente con i nostri discorsi.</p>
<p style="text-align: justify">Ce la farà Serge a influenzare l’opinione pubblica europea? Non lo sappiamo; per il momento vi offriamo il link al movimento che sulle sue teorie è recentemente nato. E buona lettura</p>
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		<title>Mauro Corona</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:41:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[psicoantropologia]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 1 febbraio
Quando faccio la recensione di un autore, in genere metto nel titolo del post non solo il nome ma anche il titolo del libro in questione. Per Mauro Corona ho deciso di fare un’eccezione perché secondo me andrebbe letto tutto.
Ho incontrato Corona l’estate scorsa a Gavoi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 1 febbraio</h6>
<p style="text-align: justify">Quando faccio la recensione di un autore, in genere metto nel titolo del post non solo il nome ma anche il titolo del libro in questione. Per Mauro Corona ho deciso di fare un’eccezione perché secondo me andrebbe letto tutto.</p>
<p style="text-align: justify">Ho incontrato Corona l’estate scorsa a Gavoi, in Sardegna. Mauro stava concedendo una lunga intervista pubblica in occasione di un evento letterario. Io mi trovavo tra il pubblico, semisdraiato sotto un albero, con mio figlio che mi giocava tra le gambe ed un mezzo Toscanello appeso alla bocca.</p>
<p style="text-align: justify">Il pubblico, compreso il sottoscritto, era completamente rapito mentre il conduttore perdeva rapidamente il controllo della situazione, cosa non difficile con un personaggio a tal punto spiazzante da arrivare a chiedere, verso la fine, “è quasi un’ora che parlo con questo caldo, non è che avete una caraffa di quel vostro ottimo vino sardo?” Il povero giornalista &#8211; ormai incapace di intendere e di volere &#8211; aveva guardato gli organizzatori con aria supplicante, e quelli gli avevano rimandato un sguardo sconvolto quanto interrogativo. “Vabbene, tanto l’intervista ormai è finita” aveva concluso Mauro.</p>
<p style="text-align: justify">Quando scese dal palco, anche lui con un Toscanello in mano, i nostri sguardi s’incrociarono per un attimo. Mi chiese da accendere e poi sparì per i suoi percorsi misteriosi. Non feci nulla per tentare un qualsiasi approccio, ed è facile capirne il motivo: dato il personaggio e dato che aveva già parlato un’ora, sicuramente gli avrei rotto le palle qualunque cosa avessi detto. Mi sono quindi limitato ad accendergli il Toscanello.</p>
<p style="text-align: justify">Poi però ho fatto in modo di incontrarlo durante una delle mega cene che si organizzano in questi eventi e di farci due chiacchiere, almeno nei limiti del possibile in un contesto del genere.</p>
<p style="text-align: justify">Abbiamo parlato dei suoi trascorsi di alpinista, di avventura, di stili di vita. “L’avventura è quando rischi la vita, non quando spingi un bottone ed arriva l’elicottero a tirarti fuori. Quelle sono, eventualmente, prestazioni atletiche non avventure: ma per queste, non c’è bisogno di andare sull’Everest, basta ad esempio che vieni a salire sulle montagne qui intorno a Gavoi, tipo a gennaio, e puoi farti tutti i mazzi che ti pare… “ Aveva poi attaccato la smania, tipicamente moderna, di fare prestazioni a tutti i costi “come quella roba lì, che se la prendi ti fai dodici scopate senza neanche tirarti fuori l’uccello: ma che senso ha se fino a cinque minuti prima non avevi voglia di fartene neanche una?” il punto, secondo Mauro, è che per certe cose ci vuole rispetto per la dimensione umana, che è comunque limitata, e questi limiti sono sempre in agguato. “Io sono considerato un grande alpinista” proseguì a questo proposito, “ma ti garantisco che quando ho scalato una certa cima ed ho scoperto che una spedizione inglese di cinquanta anni prima aveva usato metà dei chiodi che stavo usando io, mi sono sentito una merda”. Parlando, poi, ho scoperto – anche con un certo stupore &#8211; che suo figlio aveva scelto di vivere con lui in montagna. “Che ci vai a fare, in città” è stata la replica “tanto adesso c’è internet e puoi fare tutti i lavori che vuoi stando dove ti pare, anche da me. Per tutto il resto, c’è l’osteria a due passi.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">Spinto dall’entusiasmo mi sono comprato un suo libro (uno a caso, tanto di lui non ne sapevo niente) che però è finito nel cassetto fino a qualche giorno fa, quando mi è capitato di nuovo per le mani e mi sono deciso a leggerlo. Il libro è “Cani, Camosci, cuculi (e un corvo)”, Mondatori, 2008.</p>
<p style="text-align: justify">Il libro ci parla di uomini ed animali, di Padri che insegnano l’arte della caccia ai figli, di indomabili bracconieri, di energie misteriose della foresta, di amicizie che vanno oltre la morte, della sacralità dell’olivo che può essere scolpito ma solo a determinate condizioni, di Mauro che sopravvive alla valanga, di cani che salvano i padroni dalla frana del Vajont, di montanari dalla faccia di cuoio che muoiono a letto con gli scarponi ai piedi, di olii magici, di traversate… Nella scrittura di Mauro Corona ho ritrovato la stessa energia delle fiabe alpine, come dell’epica lakota o delle leggende africane del monte Kilimangiaro.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma una salutare immersione nella freschezza; nelle energie più pulite, profonde ed antiche dell’uomo, nella wilderness più pura e, soprattutto, in una cultura che deve essere assolutamente tramandata: ma non (rectius: non solo) per il bene di chi ne è portatore ed esponente bensì per il nostro bene, affinché possiamo capire quanto può arrivare ad essere fetido, distruttivo ed idiota il nostro attuale stile di vita.</p>
<p style="text-align: justify">Voglio concludere citando mezzo paragrafo della parte finale del libro, in cui Mauro racconta dell’assistenza prestata al suo vecchio Padre reso temporaneamente folle dall’anestesia all’ospedale di Padova, quando finalmente il vecchio depone la corazza che l’aveva accompagnato tutta la vita e i due si trovano faccia a faccia senza più alcuna protezione. Scrive Mauro: “All’ospedale di Padova, nonostante il luogo di dolore, vissi i momenti più spassosi della vita con il mio vecchio. Furono ore impreviste, sconosciute, libere da scudi e corazze. Ore oneste… … forse la vera natura degli uomini sta nella follia.”</p>
<p style="text-align: justify">Vado a comprarmi gli altri libri di Mauro Corona, e state sicuri che questa volta non rimarranno nel cassetto.</p>
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		<title>“Madagascar 2” di Eric Darnell, USA, 2008</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:26:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 6  gennaio 2009
 Domenica mi sono recato con mio figlio a vedere Madagascar 2. Ammetto che ero piuttosto diffidente, in seguito a quanto avevo potuto leggere alcuni giorni fa su un agghiacciante articolo di Concita De Gregorio che, a proposito di questo film, affermava “In sala per Madagascar [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 6  gennaio 2009</h6>
<p style="text-align: justify"> Domenica mi sono recato con mio figlio a vedere Madagascar 2. Ammetto che ero piuttosto diffidente, in seguito a quanto avevo potuto leggere alcuni giorni fa su un agghiacciante articolo di Concita De Gregorio che, a proposito di questo film, affermava “In sala per Madagascar 2 campione d&#8217;incassi, per esempio, i bambini ridono a crepapelle delle scimmie sindacaliste che pretendono il «congedo per maternità» pur essendo tutti maschi. Una parodia del sindacato dedicata a pubblico in età prescolare. Modelli di comportamento moderni, vedremo gli esiti, basta aspettare.”</p>
<p style="text-align: justify">Vedendo il film, mi sono dovuto ricredere: la scena dei babbuini in maternità è soltanto una battuta che viene pronunciata in un contesto innocuo, né erano presenti altri “modelli di comportamento moderni”, che avrebbero comportato spiegazioni o “interpretazioni”.</p>
<p style="text-align: justify">Anzi, devo dire che si tratta di una bella storia di padri e figli e se la pellicola ha un limite secondo me è proprio quello di essere ispirata un po&#8217; troppo a “il re leone”, dal quale sembra aver preso di peso interi pezzi di sceneggiatura.</p>
<p style="text-align: justify">Un film da vedere, insomma, senza stare troppo a badare a quanto detto dalla De Gregorio: ma, forse, per “modelli di comportamento moderni” intendeva proprio le storie di padri e figli&#8230;</p>
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