E’ recentemente apparso uno studio, prontamente diffuso dagli organi di informazione, secondo il quale – in seguito alla misurazione degli isotopi di stronzio trovati nella dentatura di una ventina di uomini primitivi vissuti in alcune caverne sudafricane, ed altri elementi accessori –  si dimostrerebbe che 2,7 milioni di anni fa gli ominidi di sesso maschile stavano a casa a fare i mammi mentre quelli di sesso femminile andavano a caccia.

Premesso che a livello di condizione maschile abbiamo ben altro a cui pensare che preoccuparci di quello che accadeva 2,7 milioni di anni fa, ci pregiamo comunque di pubblicare un intervento, che riteniamo intelligente e spiritoso,  di un esponente del MoMas che ha voluto così commentare la notizia.

Carlo Zijno

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 Il mammo, lo stronzio   

di Stefano C.

Gli “isotopi di stronzio” trovati nella dentatura di UNA VENTINA (20 in tutto) di uomini primitivi, permette di dire secondo voi:  «le femmine stavano fuori nella savana e i maschi a casa»

Sarebbe come se nel futuro, studiando la nostra epoca, e il recente problema dello smaltimento dei rifiuti a Napoli, gli antropologi dicessero: nel periodo che intercorre tra la fine del secondo millennio e l’inizio del terzo, gli esseri umani accumulavano i rifiuti in montagne a bordo strada e nei vicoli più stretti………….  E’ evidente la castroneria dovuta alla proiezione di un comportamento localizzato a un piccolo clan per un periodo imprecisato – o difficilmente determinabile – all’intera popolazione umana; la “estensione faziosa” evidenzia una volta di più la scienza di genere e capziosa dei nostri giorni.

Smettiamo di pagare questi inutili ricercatori e finanziamo piuttosto cose utili come ad esempio la lotta contro il cancro,  smettiamola di sprecare soldi per questo tipo di ricerche antropologiche:  tanto per quello che se ne fa, le hanno ridotte a scienze da scaldabanco e da femministe in cerca del cavillino a cui attaccarsi per stravolgere la verità e capovolgerla.

Ci sono migliaia di libri di antropologia, reperti e scheletri conservati in musei, datati e analizzati nei decenni scorsi di intere legioni di ominidi (tutti maschi) intenti nella caccia ad animali enormi come mammut (per esempio). Ci sono i disegni sulle pareti e soffitti delle grotte che fanno vedere gli uomini a caccia e le donne (identificabili dai seni ben evidenti anche in quei semplici disegni), che cucinano o sono addette ad altre mansioni che non la caccia.

Oltre tutto lo studio dimostrerebbe soltanto che  in quel clan di 20 esseri  le femmine “erano meno nella grotta” ma non che andassero a caccia, potevano essere benissimo raccoglitrici, visto che non hanno trovato né archi né frecce né lance o altri oggetti offensivi. Erano così abili ste’ femmine da uccidere le belve con le mani ? magari le stesse ricercatrici tosco-britanniche salteranno fuori tra un po’ a dire che conoscevano persino le arti marziali! A chi non è stupido, risulta evidente l’intento di farle diventare “cacciatrici per forza o per amore”

Stefano C.

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confronto, analisi e riflessioni

di:

Fabio Nestola

Carlo Zijno

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Estratto del ns. ordinamento.

Omicidio volontario o doloso – art 575 c.p., pena prevista da un minimo di 21 anni all’ergastolo, ove vi siano circostanze aggravanti

Omicidio preterintenzionale (l’esito mortale supera le intenzioni del reo, che intendeva limitarsi ad intimidire la vittima, percuoterla o procurarle ferite) – art. 584 c.p., pena prevista da 10 a 18 anni

Omicidio colposo (decesso per una responsabilità imputabile al reo, es: crolla la scuola, imputati ingegneri e costruttori) – art. 589 c.p., pena prevista da 6 mesi a 5 anni, minimo elevato ad 1 anno in caso di omicidio colposo commesso violando il codice della strada o le norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro

Infanticidio – art. 578 c.p – “la madre che cagiona la morte del neonato dopo il parto o del feto durante il parto (…) è punita con la reclusione da 4 a 12 anni. A coloro che concorrono al fatto (…) si applica la reclusione non inferiore ad anni 21. Tuttavia se essi hanno agito allo scopo di favorire la madre, la pena può essere diminuita di un terzo (…)

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Uccidere un neonato, quindi, è molto meno grave: comporta pene detentive vistosamente inferiori rispetto all’omicidio volontario o preterintenzionale

E’ meno grave quando a compiere l’infanticidio è la madre

Se l’infanticidio è commesso dal padre, infatti, questi non beneficia delle vistose riduzioni di pena previste dal reato specifico, ma viene incriminato per le fattispecie di reato di cui sopra: “A coloro che concorrono al fatto (…) si applica la reclusione non inferiore ad anni 21.”

21 anni come minimo edittale, pena prevista per il reato di omicidio volontario. Alcune riduzioni di pena sono previste qualora l’infanticidio venga commesso in concorso con la madre, nell’intento di favorirla.

L’esclusione del padre dalla concessione delle attenuanti previste nello specifico articolo 578 riservato alla madre ha motivazioni psico-emotive, è strettamente legata alla gravidanza ed agli scompensi che ne derivano.

Nell’esaminare un estratto di normativa internazionale, infatti, la gravidanza ed il parto sembrano essere eventi destabilizzanti, traumatizzanti, patogeni, causa di un disturbo comportamentale temporaneo che può portare anche all’uccisione del neonato.

L’Italia proviene da una cultura all’interno della quale l’evento della gravidanza è sempre stato avvolto da contenuti nobili ed altamente positivi: la puerpera è giustamente orgogliosa del compito di procreazione che la Natura le ha riservato, è serena, radiosa, lo sguardo ed il sorriso illuminati da una nuova luce, l’amore e la dolce consapevolezza della vita che sta nascendo in lei sono i sentimenti che la guidano nel suo percorso.

Almeno così si credeva

La normativa internazionale considera il puerperio alla stregua di una patologia estremamente aggressiva sotto il profilo psico-emotivo, tanto da rendere la donna che ne è vittima incapace di intendere e di volere qualora uccida il proprio figlio

La cronaca e soprattutto la normativa, quindi, smentiscono drasticamente l’icona idilliaca della neomamma serena, radiosa, felice.della missione naturale

I 20 codici penali oggetto dell’analisi evidenziano alcune particolarità:

La gravidanza, il parto ed in genere lo stato puerperale vengono riconosciuti quali cause scatenanti di gravi alterazioni dello stato cognitivo, tali da stemperare la pena detentiva in occasione di una eventuale uccisione del neonato

Nella vita di una donna adulta sembra che nessun altro evento sia tanto patogeno e destabilizzante quanto lo stato puerperale, descritto come:

“influsso perturbatore” (Portogallo)

“equilibrio mentale turbato dal parto o dall’allattamento” (Inghilterra)

“influenza del puerperio” (Svizzera)

“stato di turbamento o di sgomento” (Grecia)

“sotto l’influenza dello stato puerperale” (Argentina, Brasile, Perù)

Nell’America Latina ed in Portogallo, inoltre, compare il movente riconosciuto come attenuante, vale a dire la necessità di sopprimere un figlio del quale sarebbe difficile spiegare l’origine, che potrebbe pertanto compromettere l’onore di chi lo ha concepito:

“per nascondere il disonore” (Argentina, Bolivia, Paraguay, Ecuador, Cuba, Portogallo) “per evitare il disonore” (Colombia)

“per preservare l’onore” (Uruguay)

L’infanticidio per causa d’onore era riconosciuto anche in Spagna fino al 1995.

Griglia – normativa internazionale[1]

NAZIONE

NORMATIVA

Spagna La figura criminis prevista dall’art. 410 c.p., quella tradizionale dell’infanticidio per causa d’onore, è stata abolita dal Nuovo Codice Penale Spagnolo nel novembre 1995
Portogallo Art. 137 c.p. – “infanticidio privilegiato”: la madre che uccide il figlio durante o subito dopo il parto, essendo ancora sotto il suo “influsso perturbatore”, o per nascondere il disonore, è punita con la reclusione da 1 a 5 anni
Austria Il Codice Penale austriaco prevede che la madre che uccide durante il parto oppure “fino a quando è sotto gli effetti del parto” sia punita con la pena detentiva da 1 a 5 anni
Inghilterra La disciplina penale in tema di infanticidio è regolata dal “Infanticide Act“ del 1938, Se una donna con una omissione o un atto intenzionale causa la morte del figlio minore di 12 mesi, può essere condannata per “manslaughter” (paragonabile all’omicidio preterintenzionale del nostro ordinamento) se al momento del fatto il suo equilibrio mentale viene turbato dal parto o dall’allattamento
Scozia La Scozia è l’unico Paese europeo a non prevedere l’infanticidio come fattispecie autonoma di reato. Chi uccide il figlio, padre o madre, viene rinviato a giudizio per omicidio volontario. Le eventuali attenuanti sono tenute in considerazione dal giudice come per qualunque altro omicidio, senza alcun trattamento di favore.
Francia Il reato di infanticidio previsto originariamente dall’art. 300 c.p. è stato abrogato dal codice penale del 1992
Svizzera Art. 116 c.p., in vigore dal 1990 – la madre che durante il parto o finchè si trova sotto l’influenza del puerperio, uccide l’infante, è punita con la pena detentiva da 2 a 6 anni.
Germania Secondo la legge tedesca una madre che uccide il figlio naturale, durante o subito dopo il parto, è punita con la pena detentiva da 3 a 6 anni. Nei casi di minore gravità si applica una pena da 6 mesi a 5 anni.
Grecia Art. 303 c.p. – la madre che intenzionalmente cagiona la morte del proprio figlio durante o dopo il parto, mentre si trova in stato di turbamento o di sgomento, è punita con la reclusione fino a 10 anni.
Argentina Art. 81 c.p. – detenzione da 6 mesi a 2 anni alla madre che, per nascondere il disonore, uccide il suo bambino durante il parto o comunque sotto l’influenza dello stato puerperale
Brasile Art. 123 c.p. – la madre che sopprime il proprio figlio durante il parto o sotto l’influenza dello stato puerperale, è punita con la detenzione da 2 a 6 anni
Bolivia Decreto 10426 del 23 agosto 1972 , art. 258 c.p. – La madre che per nascondere la propria inferiorità o il disonore uccide il suo bambino durante il parto o entro 3 giorni dalla nascita, è punita con il carcere da 1 a 3 anni
Colombia Art 616 c.p. – pena da 1 a 3 anni alla madre che, per evitare il disonore, uccide il figlio che non ha ancora compiuto I 3 anni. Ai nonni materni, se complici, si applica una pena da 3 a 6 anni
Uruguay Art. 310 c.p. – è punto con la pena da 6 mesi a 4 anni di carcere il padre, la madre o un altro parente che, al fine di preservare l’onore, uccide il bambino entro i 3 giorni di vita
Paraguay Art. 214 c.p. – 2 anni di carcere alla madre che, per nascondere il disonore, uccide il figlio entro 3 giorni dalla nascita. La pena è elevata a 3 anni per la complicità dei nonni materni o altri consanguinei
Ecuador Art. 453 – la madre che per nascondere il disonore uccide i figli viene punita con la reclusione da 3 a 6 anni. Uguale pena per i nonni materni spinti dalla medesima motivazione
Perù Art. 110 c.p. – la madre che uccide il suo bambino durante il parto o sotto l’influenza dello stato puerperale, è punita con la reclusione da 1 a 4 anni o con l’obbligo della prestazione del servizio comunitario da 50 a 140 giorni
Cuba Art. 264 c.p. – la madre che entro 72 ore dal parto uccide il figlio al fine di nascondere il disonore di averlo concepito, incorre nella privazione della libertà da 2 a 10 anni
Stati Uniti Nei numerosi codici statunitensi l’infanticidio è considerato “abuso su minore” ed è lasciata alla discrezione del giudice la pena da infliggere. In teoria sarebbe applicabile anche la pena capitale negli Stati che la prevedono. In pratica tale sanzione non è mai stata inflitta

 

Il delitto d’onore è stato derubricato dall’ordinamento italiano con legge 442 del 5/8/ 1981

Si trattava di un omicidio caratterizzato dalla motivazione soggettiva del reo, volta a salvaguardare una particolare forma di onore, o comunque di reputazione, con particolare riferimento all’ambito relazionale dei rapporti matrimoniali, nel quale pesano gli esiti estremi della pressione esercitata dalla reputazione sociale;

In Italia, sino al 1981, un delitto perpetrato al fine di salvaguardare l’onore (es.: uccidere la moglie adultera o il suo amante, spesso entrambi) era sanzionato con pene attenuate rispetto all’analogo delitto di diverso movente, poiché veniva riconosciuto che l’offesa alla rispettabilità arrecata da una condotta “disonorevole” aveva valenza di gravissima provocazione e la riparazione dell’onore, anche violenta, godeva di comprensione sociale e giuridica.

il dettato originario della norma:

Codice Penale, art. 587 (ante 1981)
Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.

Poi l’abrogazione; per un uomo, quindi, il tentativo di preservare la rispettabilità propria e della famiglia non costituisce una circostanza attenuante. La comprensione sociale e giuridica per la riparazione violenta dell’onore sono – giustamente, vogliamo aggiungere – venute meno; la macchia del delitto d’onore è stata cancellata dal nostro ordinamento in nome di un doveroso senso di civiltà.

In Portogallo e nei maggiori Paesi dell’America Latina invece, ancora oggi, per una donna l’onore può essere difeso anche attraverso l’infanticidio, usufruendo pertanto di pene più miti rispetto all’omicidio commesso per qualsiasi altro movente

Nella normativa italiana non compare il movente dell’onore da salvaguardare, ma rimangono le sanzioni ridotte rispetto all’omicidio volontario e/o preterintenzionale.

Inoltre, anche la sindrome premestruale viene identificata quale attenuante per assolvere l’assassina dall’accusa di omicidio volontario.

In Inghilterra la 29enne Sandie Craddock “a causa dello squilibrio ormonale legato alla sindrome pre-mestruale” ha ucciso a coltellate un suo collega di lavoro. Il tribunale ha identificato come motivo dell’aggressione la sindrome premestruale, pertanto ha deciso di derubricare l’accusa da omicidio volontario ad omicidio colposo.

Sandie quindi non ha avuto una pena detentiva, ma è stata solo condannata con la condizionale e le è stato imposto di curarsi.
La Craddock infatti “in quei giorni” avrebbe anche in precedenza più volte effettuato aggressioni violente nei confronti di uomini e donne, guadagnandosi circa 30 denunce.

http://www.tartaportal.it/forums/58609-donna-uccide-collega-assolta-dal-giudice-sindrome-premestruale.html

http://www.straightdope.com/columns/read/2594/can-a-womans-menstrual-cycle-make-her-more-susceptible-to-the-effects-of-alcohol

http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?reply_id=233736

http://www.nytimes.com/1982/03/07/magazine/dispelling-menstrual-myths.html?sec=technology&spon=&pagewanted=5

In Inghilterra, quindi, oltre alle attenuanti emotive per l’uccisione di figli neonati, viene riconosciuta l’attenuante anche per l’accoltellamento di soggetti adulti estranei alla famiglia.

Con la sindrome premestruale le donne è possibile che abbiano ogni mese intere settimane di accesso alle pene attenuate, poi 5/6 giorni di sindrome mestruale, occasionalmente anche la sindrome puerperale….

Copertura a vita

Nel Regno Unito è stato creato un pericoloso precedente a causa del quale la tranquillità dell’intera popolazione potrebbe essere indotta a vacillare.

Prima di venire giudicato da un magistrato donna o di essere operato da un chirurgo donna, un inglese dovrebbe informarsi se per caso ha il ciclo o sta per averlo?

A questo punto si rendono necessarie alcune riflessioni

Dando per scontato che legislatori e giuristi di mezzo mondo non siano preda di follia collettiva, è presumibile che le attenuanti universalmente riconosciute in caso di omicidio per mano femminile siano fondate su solide e comprovate basi scientifiche.

Fior di ricerche dovrebbero avvalorare la teoria secondo la quale lo scompenso ormonale dovuto al periodo premestruale ed al periodo puerperale, siano causa o possano esserlo di comportamenti devianti, irrazionali, incontenibili.

La persona che agisce sotto l’influsso destabilizzante dello scompenso ormonale sarebbe quindi impossibilitata a controllare il proprio agire, tanto da avere diritto a considerevoli attenuanti in caso di soppressione di una vita umana.

Non conoscendo nei dettagli la letteratura scientifica dalla quale tale convinzione prende vita, dobbiamo credere che esista e sia abbondantemente dimostrata, visto l’innegabile influsso su decine e decine di Codici Penali.

Sembra, però, una forte delegittimazione delle capacità, dell’autodeterminazione ed in generale delle caratteristiche psico-emotive della donna.

Appare curioso che la figura femminile venga tratteggiata dalla normativa internazionale come una sorta di incapace, categoria protetta in quanto minus habens, irresponsabile delle proprie azioni.

Non è così, non può essere così

Uno stuolo di donne emancipate dovrebbe contestare la chiave di lettura giudiziaria che può definirle “incapaci di intendere e di volere” quando hanno il ciclo mensile, quando sono in attesa di averlo, quando partoriscono, quando sono in attesa di partorire, dopo avere partorito.

In pratica tutta la vita di una donna sessualmente matura, dalla pubertà alla menopausa

Si tratta di una chiave di lettura giudiziaria in aperto contrasto con le rivendicazioni dell’intero universo femminile.

Quote rosa e sacrosante rivendicazioni di pari opportunità, che fine farebbero secondo i Codici Penali?

Ad una persona fragile ed umorale, talmente in balìa dagli sbalzi ormonali da usufruire delle attenuanti tipiche delle categorie a rischio, soggetta a temporanee ed incontrollabili incapacità di intendere e di volere durante tutto l’arco della propria maturità, chi affiderebbe le chiavi della politica, dell’economia, dell’amministrazione pubblica, della sanità, della magistratura, della polizia o dell’esercito?

Non è così, non può essere così

Per quale motivo la sindrome premestruale non può indurre in altri errori che non siano l’omicidio? Ogni donna sarebbe a rischio di comportamenti asociali ed incontrollabili in qualunque istante della propria vita, anche al momento di prendere decisioni di cruciale importanza

Non è così, non può  essere così 

Da Emma Marcegaglia a Conchita De Gregorio, da Giulia Buongiorno a Simonetta Matone, da Milena Gabbanelli a Renata Polverini, migliaia di donne dimostrano ogni giorno il proprio valore, dimostrano di sapersi guadagnare spazi prestigiosi nella politica, nell’imprenditoria, nel giornalismo, nella magistratura ed in molti altri settori storicamente maschili.

Ma se uccide un bambino, ecco che la donna forte, decisa, intelligente, realizzata ed emancipata viene suo malgrado protetta nel bozzolo di una eterna ed irresponsabile incapacità di intendere e di volere.

Come mai nessuna voce femminile, anche autorevole, si è mai levata ad evidenziare questa contraddizione?

Può essere lecita una doppia veste, a seconda della convenienza del momento?

Logica, forte e perfettamente lucida quando reclama le quote rosa; fragile, uterina ed incapace quando deve rispondere alla giustizia.

Non può essere nemmeno così.


[1] Alessandra Bramante – IL FIGLICIDIO MATERNO, fare e disfare…dall’amore alla distruttività. Aracne, 2005

5 com

E’ di questi giorni che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l’equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.

Tali film,  etichettati come “porno – femministi”  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti ’sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto – riprendono nell’atto di masturbarsi. Nelle intenzioni dei finanziatori e della realizzatrice dovrebbero costituire una alternativa al “porno tradizionale”.

Quale sia la differenza con il porno tradizionale non è dato di saperlo, perché comunque la rete è strapiena di “pornografia tradizionale” in cui  donne di ogni ordine e grado si manipolano allegramente: allora, dov’è la differenza?

Tale domanda, ad esempio,  se la pone autorevolmente anche Beatrice Fredriksson, la quale afferma sul suo celebre blog antifemminista  che  “Sostenere che le ragazze che hanno sesso con ragazze e guardare donne masturbarsi è in qualche modo una buona alternativa al porno mainstream è un concetto del tutto estraneo a me, e a molte altre donne”. Conclude poi l’affondo, con disinibizione scandinava e linguaggio politicamente scorretto che vogliamo riportare: “A mio parere, uno dei motivi principali della mancanza di attrattiva per le donne è invece proprio che il mercato ‘regolare’ dei film porno spesso presenta una grande quantità di sesso tra donne.”

Probabilmente la chiave del mistero sta nel fatto, semplicemente,  che la “regista” è donna ed ha autonomamente definito essa stessa che il suo tipo di pornografia (anche se fotocopia di quella tradizionale) è politicamente corretta.

In questo ritorna il vecchio, trito e ritrito tema (ma non se ne parla mai abbastanza) del diritto – che le donne hanno e gli uomini non hanno – di autonarrarsi ed autodefinirsi senza possibilità di replica: allo stesso modo in cui Beatrice Fredriksson può permettersi di dire quello che dice,  e che non direbbe se fosse un uomo.

Ma in questa faccenda ritorna anche, secondo me, un altro tema importante,  ossia quello della cecità -  anche di fronte al ridicolo più marchiano – che affligge questa nostra società quando si parla di questioni di genere, cecità che non è certo prerogativa esclusiva del popolo svedese.

Statene certi infatti che da qui a poco si parlerà di questa idiozia anche in terre italiota, e vedrete se non ci sarà qualche propostina del genere in salsa all’amatriciana da parte di una certa “cultura” che già da tempo lancia i suoi strali contro “l’uso del corpo della donna” da parte della cinematografia porno/erotica,  quasi come se i vari  Tinto Brass  & company puntassero la pistola alla tempia delle avvenenti ragazze – pronte allo smutandamento totale pur di “sfondare” – che fanno la coda davanti ai loro uffici.

Staremo a vedere. Per il momento, zio Tinto si ritenga avvertito…

Carlo Zijno

none
articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 19 maggio 2009

Torniamo sull’argomento dell’economia antifamiliare ed antipaterna, già affrontato nei post taggati “economia”, dove avevamo visto – analizzando la struttura dei consumi – che il sistema economico per poter sussistere abbisogna di una società di single.

Avevamo trattato il tema anche nell’ultimo post della serie, , dove avevamo visto che in realtà il sistema crea a questo scopo una serie di bisogni assolutamente artificiali che determinano altresì, per come sono strutturati (produzione di beni non durevoli, ossia l’usa e getta), l’autodistruzione del capitale stesso (per chi non lo sapesse, il capitale non è costituito dai soldi, ma dai beni).

Che tale configurazione dell’economia moderna sia antifamiliare, ce lo dimostrano – e più di tanti indici economici – notizie crude come quella, recente, di fonte Caritas, secondo cui l’afflusso di disperati alla mensa dei poveri è costituito guarda caso proprio da famiglie e perlopiù monoreddito, ossia la tipica fattispecie di famiglia tradizionale.

Come tuttavia la sociologia e la psicologia sociale ci ha insegnato già da tempo, la struttura ed il funzionamento dell’economia hanno un potente impatto sulla mentalità sociale e sui punti di vista condivisi.

Già nell’ultimo articolo pubblicato Cesare Brivio ci aveva mostrato come la civiltà delle multinazionali e del consumo di massa ha determinato un certo tipo di femminismo, con l’elaborazione del concetto di uoma (la donna uomo) ma, a mio avviso, se riflettiamo sugli assunti di cui sopra, stiamo andando ad una fase assolutamente ulteriore: che prevede la distruzione finale della famiglia, dei legami personali, genitoriali e parentali creando una società assolutamente atomizzata di individui che, potendo accedere soltanto a beni non durevoli (di consumo e non di consumo che siano), risulteranno in stato di assoluta dipendenza. In questo modo la replica del ciclo di produzione – distruzione – nuova produzione sarà assicurata a tempo indeterminato e senza possibilità di uscita.

Tale sistema economico sta modellando su se stesso la società, incoraggiando e sostenendo tutta una serie di elaborazioni teoriche e situazioni pratiche conseguenti e finalizzate all’atomizzazione sociale e personale.

Dopo la distruzione del Padre, infatti, stiamo assistendo alla distruzione della Madre: è di questi giorni la notizia dell’utilizzo, anche da parte di coppie italiane, dell’utero in affitto e la notizia della realizzazione dell’utero artificiale. Non soltanto, ma è stato reso possibile un aborto selettivo “on demand” perché le caratteristiche del nascituro non erano gradite (il nascituro era di sesso femminile mentre la madre voleva un maschio). E tanto altro…

Queste “evoluzioni” presuppongono la totale scomparsa del concetto di legame personale e sacro per un ordine deontologico superiore che vede semplicemente il numero e la “qualità” dei futuri consumatori – dipendenti: che saranno tutti belli, forti, non si ammaleranno mai e non avranno altri legami al mondo che non siano quello con il sistema – mamma. In altri termini, qualcosa di assolutamente paragonabile al NAZISMO.

Nessuno – in sede politica – sente realmente il bisogno di interrompere la spirale viziosa: il sentire comune ha infatti già elaborato teorie e punti di vista a supporto del trend economico, e la politica (che del sentire comune si nutre, basandosi sui grandi numeri) conseguentemente tace.

Il problema è che lasciando che il sistema continui a funzionare nel modo attuale, con la progressiva e sistematica distruzione del capitale e dei rapporti familiari, le conseguenze a lunga scadenza saranno ben peggiori dell’attuale crisi.

Un ritorno alla famiglia comporterebbe comunque una forte ristrutturazione economica; detto in italiano corrente, si tratterebbe di aggravare (almeno temporaneamente) la crisi già in atto, considerato che il sistema industriale si basa – come dicevamo – sui consumi usa e getta dei singles.

Con questi presupposti, cosa fare? Io sono dell’idea di cominciare a gettare dei granelli nella ruota dentata del postconsumismo. Come dicevo nell’altro post, infatti, la vera rivolta si fa con il portafogli in mano. Iniziamo, ad esempio, a rifiutarci di comprare merci usa e getta e rifutiamo il consumismo. Alla lunga, qualcosa dovrà succedere.

C’è chi ha razionalizzato e teorizzato tutto questo anche in altra forma e partendo da altri presupposti. Il riferimento è a Serge Latouche, autore del libro “Teoria della Decrescita felice”.

La scelta del titolo a mio avviso non è delle più felici, perché può sembrare che Latouche ci voglia portare verso una sorta di sottosviluppo programmato: in realtà, non è affatto così. Io direi, piuttosto, che trattasi di una sorta di reindirizzamento del capitale, degli investimenti e dei consumi verso forme di produzione più stabili e durature nel tempo, il che sarebbe perfettamente coerente con i nostri discorsi.

Ce la farà Serge a influenzare l’opinione pubblica europea? Non lo sappiamo; per il momento vi offriamo il link al movimento che sulle sue teorie è recentemente nato. E buona lettura

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 1 febbraio

Quando faccio la recensione di un autore, in genere metto nel titolo del post non solo il nome ma anche il titolo del libro in questione. Per Mauro Corona ho deciso di fare un’eccezione perché secondo me andrebbe letto tutto.

Ho incontrato Corona l’estate scorsa a Gavoi, in Sardegna. Mauro stava concedendo una lunga intervista pubblica in occasione di un evento letterario. Io mi trovavo tra il pubblico, semisdraiato sotto un albero, con mio figlio che mi giocava tra le gambe ed un mezzo Toscanello appeso alla bocca.

Il pubblico, compreso il sottoscritto, era completamente rapito mentre il conduttore perdeva rapidamente il controllo della situazione, cosa non difficile con un personaggio a tal punto spiazzante da arrivare a chiedere, verso la fine, “è quasi un’ora che parlo con questo caldo, non è che avete una caraffa di quel vostro ottimo vino sardo?” Il povero giornalista – ormai incapace di intendere e di volere – aveva guardato gli organizzatori con aria supplicante, e quelli gli avevano rimandato un sguardo sconvolto quanto interrogativo. “Vabbene, tanto l’intervista ormai è finita” aveva concluso Mauro.

Quando scese dal palco, anche lui con un Toscanello in mano, i nostri sguardi s’incrociarono per un attimo. Mi chiese da accendere e poi sparì per i suoi percorsi misteriosi. Non feci nulla per tentare un qualsiasi approccio, ed è facile capirne il motivo: dato il personaggio e dato che aveva già parlato un’ora, sicuramente gli avrei rotto le palle qualunque cosa avessi detto. Mi sono quindi limitato ad accendergli il Toscanello.

Poi però ho fatto in modo di incontrarlo durante una delle mega cene che si organizzano in questi eventi e di farci due chiacchiere, almeno nei limiti del possibile in un contesto del genere.

Abbiamo parlato dei suoi trascorsi di alpinista, di avventura, di stili di vita. “L’avventura è quando rischi la vita, non quando spingi un bottone ed arriva l’elicottero a tirarti fuori. Quelle sono, eventualmente, prestazioni atletiche non avventure: ma per queste, non c’è bisogno di andare sull’Everest, basta ad esempio che vieni a salire sulle montagne qui intorno a Gavoi, tipo a gennaio, e puoi farti tutti i mazzi che ti pare… “ Aveva poi attaccato la smania, tipicamente moderna, di fare prestazioni a tutti i costi “come quella roba lì, che se la prendi ti fai dodici scopate senza neanche tirarti fuori l’uccello: ma che senso ha se fino a cinque minuti prima non avevi voglia di fartene neanche una?” il punto, secondo Mauro, è che per certe cose ci vuole rispetto per la dimensione umana, che è comunque limitata, e questi limiti sono sempre in agguato. “Io sono considerato un grande alpinista” proseguì a questo proposito, “ma ti garantisco che quando ho scalato una certa cima ed ho scoperto che una spedizione inglese di cinquanta anni prima aveva usato metà dei chiodi che stavo usando io, mi sono sentito una merda”. Parlando, poi, ho scoperto – anche con un certo stupore – che suo figlio aveva scelto di vivere con lui in montagna. “Che ci vai a fare, in città” è stata la replica “tanto adesso c’è internet e puoi fare tutti i lavori che vuoi stando dove ti pare, anche da me. Per tutto il resto, c’è l’osteria a due passi.”

Spinto dall’entusiasmo mi sono comprato un suo libro (uno a caso, tanto di lui non ne sapevo niente) che però è finito nel cassetto fino a qualche giorno fa, quando mi è capitato di nuovo per le mani e mi sono deciso a leggerlo. Il libro è “Cani, Camosci, cuculi (e un corvo)”, Mondatori, 2008.

Il libro ci parla di uomini ed animali, di Padri che insegnano l’arte della caccia ai figli, di indomabili bracconieri, di energie misteriose della foresta, di amicizie che vanno oltre la morte, della sacralità dell’olivo che può essere scolpito ma solo a determinate condizioni, di Mauro che sopravvive alla valanga, di cani che salvano i padroni dalla frana del Vajont, di montanari dalla faccia di cuoio che muoiono a letto con gli scarponi ai piedi, di olii magici, di traversate… Nella scrittura di Mauro Corona ho ritrovato la stessa energia delle fiabe alpine, come dell’epica lakota o delle leggende africane del monte Kilimangiaro.

Insomma una salutare immersione nella freschezza; nelle energie più pulite, profonde ed antiche dell’uomo, nella wilderness più pura e, soprattutto, in una cultura che deve essere assolutamente tramandata: ma non (rectius: non solo) per il bene di chi ne è portatore ed esponente bensì per il nostro bene, affinché possiamo capire quanto può arrivare ad essere fetido, distruttivo ed idiota il nostro attuale stile di vita.

Voglio concludere citando mezzo paragrafo della parte finale del libro, in cui Mauro racconta dell’assistenza prestata al suo vecchio Padre reso temporaneamente folle dall’anestesia all’ospedale di Padova, quando finalmente il vecchio depone la corazza che l’aveva accompagnato tutta la vita e i due si trovano faccia a faccia senza più alcuna protezione. Scrive Mauro: “All’ospedale di Padova, nonostante il luogo di dolore, vissi i momenti più spassosi della vita con il mio vecchio. Furono ore impreviste, sconosciute, libere da scudi e corazze. Ore oneste… … forse la vera natura degli uomini sta nella follia.”

Vado a comprarmi gli altri libri di Mauro Corona, e state sicuri che questa volta non rimarranno nel cassetto.

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C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri, non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Fa pena, è esposto a tutto, ai quodlibet, alle ingiurie, al peggio di tutto: a una sorta di riprovazione, di malevolenza universale, di presa in giro, di tacita ingiuria

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Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

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Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

iniziative permanenti

  • lettera aperta al ministro Mara Carfagna

    Preliminarmente ed a latere della manifestazione di Roma svoltasi il 5 ottobre 2011 con ampia partecipazione di sigle associative e grande successo di pubblico, è stata elaborata – da parte di alcune cittadine e cittadini per le VERE pari opportunità senza pregiudizi – e consegnata al ministro pro-tempore per le pari Opportunità Mara Carfagna una lettera aperta che questo sito fa propria e ben volentieri pubblica, invitando i lettori ed i passanti che si riconoscano con quanto espresso a volerla inoltrare al Ministero a proprio nome (in cartaceo o in email, con nome proprio o anche in nickname), possibilmente dandone [...]

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  • “Il cucchiaio non esiste”: la strada possibile per la soluzione della Questione Maschile

    (terzo articolo della serie “teoria marziana”)
    di Carlo Zijno (editore MM)
    Abbiamo visto nel precedente articolo della serie “teoria marziana” come la Questione Maschile  sia stata originata da una sorta di “lotta di classe” che si è svolta contro di noi in questi anni, lotta di classe che è stata possibile – anche da parte settori sociali [...]

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  • le cause della Questione Maschile

    di Carlo Zijno
    Prosegue la serie di articoli taggati “teoria marziana”: nel precedente abbiamo analizzato le definizioni di QM pregresse, riducendole ad una soltanto che – applicata ai vari casi pratici – ha dimostrato di funzionare; in questo passeremo allo studio delle cause, delle origini della QM.
    Già le definizioni forniteci in quella occasione contenevano delle indicazioni [...]

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  • Questione Maschile. La mia definizione

    di Carlo Zijno
    Data al 2001 la mia prima adesione ad un MoMas, ed era Uomini3000. Poi è seguita l’adesione a Maschi selvatici, e tante altre iniziative in tutto il corso del decennio: ho visto nascere (e qualche volta ne sono stato il promotore, come nel caso di MetroMaschile) blog, gruppi e siti.   
    Da allora, e [...]

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