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	<title>MetroMaschile Web Editor &#187; femminilizzazione della società</title>
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	<description>pensieri, analisi, sussurri e voci dalla città degli uomini liberi</description>
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		<title>Depressione secondo convenienza?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 11:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diritto]]></category>
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		<description><![CDATA[di Fabio Nestola
In merito alla incontenibilità delle pulsioni infanticide dovute alla depressione post-partum, una vistosa contraddizione è da decenni sotto gli occhi di tutti, nell’impietoso confronto fra cronaca nera e cronaca rosa.
Cronaca nera &#8211; da un lato abbiamo il proliferare dei neonati nel cassonetto, fenomeno pericolosamente in espansione tanto da aver reso necessario nel nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Fabio Nestola</p>
<p>In merito alla incontenibilità delle pulsioni infanticide dovute alla depressione post-partum, una vistosa contraddizione è da decenni sotto gli occhi di tutti, nell’impietoso confronto fra cronaca nera e cronaca rosa.</p>
<p>Cronaca nera &#8211; da un lato abbiamo il proliferare dei neonati nel cassonetto, fenomeno pericolosamente in espansione tanto da aver reso necessario nel nostro Paese il varo di una legge &#8211; Dpr 396 del 3 novembre 2000 &#8211; che garantisse alle donne l&#8217;anonimato nel parto: la neomamma porta a termine la gravidanza in una struttura pubblica, ma se non si sente pronta a crescere il figlio non ha bisogno di liberarsene abbandonandolo in un cassonetto. È sufficiente che dichiari di sentirsi inadeguata (senza dover motivare nel dettaglio) e può allontanarsi lasciando il figlio alle cure del reparto di ostetricia.</p>
<p>Il bimbo verrà inserito nel circuito delle adozioni, ma almeno ha la certezza di non essere ucciso perché “scomodo”, difficilmente giustificabile o impossibile da mantenere. </p>
<p> Cronaca rosa &#8211; dall&#8217;altro lato abbiamo un fenomeno in aperto contrasto: le lotte in tribunale per far riconoscere i figli illegittimi nati da rapporti occasionali<br />
Un  dato curioso: non c&#8217;è mai la nobildonna che porta in tribunale il giardiniere del quale è rimasta incinta mentre il marito era in missione all&#8217;estero<br />
Coloro ai quali si attribuiscono figli non voluti sono sempre cantanti, attori, calciatori, registi, presentatori, parlamentari, ricchi imprenditori&#8230;<br />
Maradona, Falcao, Joao Batista, Claudio Villa, Pippo Baudo, Vittorio Sgarbi, Mick Jagger, Vasco Rossi&#8230; sempre miliardari, mai un nullatenente, un disoccupato, un cassintegrato, un clandestino che vive di espedienti…<br />
Eppure, dal punto di vista giornalistico, l’ipotetica notizia della Baronessa Priscilla di Vallombrosa che spedisce gli avvocati in Romania a cercare il muratore che l’ha sedotta lasciandola incinta, sarebbe sensazionale.<br />
Il classico postino che morde il cane, fa molto più &#8220;notizia&#8221; del cane che morde il postino<br />
Ma, caso strano, a memoria d&#8217;uomo una notizia del genere non è mai esistita<br />
In teoria il bambino avrebbe sempre diritto di sapere chi è il padre, la stessa motivazione data da chi aspetta figli illegittimi concepiti con un compagno occasionale particolarmente facoltoso</p>
<p>In pratica invece, quando non c&#8217;è nulla da guadagnare ed il figlio illegittimo sarebbe solo una fonte di problemi &#8211; magari mettendo in pericolo il matrimonio prestigioso &#8211; una veloce interruzione di gravidanza risolve tutto con discrezione.</p>
<p>I figli del redditizio filone <em>Maradona &amp; Co</em>., invece, vengono alla luce circondati da cure, e nel cassonetto non ci finiranno mai</p>
<p>Garantiscono un futuro dorato, quindi la depressione infanticida non compare mai, oppure diventa stranamente controllabile<br />
La povera Cristiana Sinagra avrebbe avuto tutti i motivi del mondo per essere preda della depressione post-partum: secondo i verbali dell’epoca (1986) era solo una escort di poco conto a servizio della camorra, utilizzata dai piccoli boss locali per festini a base di sesso e droga da offrire quale trattamento di favore al potente di turno; insomma prospettive di un futuro squallido per lei e per il bambino<br />
Ma non ha abortito, non ha spaccato la testa al figlio, non lo ha annegato, accoltellato, strangolato, centrifugato in lavatrice&#8230;</p>
<p>Se invece di portare in grembo Diego Armando Junior fosse occasionalmente rimasta incinta di un Pasquale Scognamiglio qualsiasi, la depressione avrebbe prevalso?</p>
<p>Quale aspettativa di vita avrebbe avuto il figlio illegittimo di un disoccupato?</p>
<p>Ecco quale sembra essere il teorema derivante<br />
<strong>La depressione non spinge a sopprimere il neonato quando da tale neonato possono derivare benefici per la madre<br />
</strong>Cinicamente drammatico, ma confermato dalla cronaca degli ultimi 30 anni</p>
<p> Ergo: la depressione post-partum è sempre incontrollabile?</p>
<p>Scatena una pulsione omicida non arginabile?</p>
<p>La madre infanticida è sempre incapace di intendere e di volere, tanto da usufruire di pene vistosamente ridotte rispetto ad un omicidio commesso per qualsiasi altro movente?</p>
<p>Se così fosse, come mai le cronache non registrano un solo caso di infanticidio da depressione post-partum negli ambienti dell’aristocrazia e dell’alta finanza?</p>
<p>La depressione puerperale è dovuta a scompensi ormonali, esattamente come la sindrome premestruale; secondo la letteratura scientifica non dovrebbe essere collegata alla pianificazione di una vita più o meno agiata.</p>
<p>Infatti la cronaca nera legata al figlicidio non si limita a casi maturati nella disperazione, nella sottocultura e nel sottoproletariato: caso Cogne docet.  </p>
<p>E’ invece l’elenco delle richieste di test del DNA per l’attribuzione di paternità ad essere costantemente alimentato da donne di ceto non elevato che hanno avuto incontri occasionali con noti e facoltosi personaggi.</p>
<p>Nel 2007, in Val Venosta, si registrava persino la richiesta di una signora piuttosto indecisa, cassiera in un bar, che per cercare il padre del bimbo che portava in grembo aveva fatto pervenire la richiesta del tampone per il prelievo del DNA ad una decina di uomini fra calciatori, politici ed imprenditori della zona<a href="http://metromaschile.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p>Calcolando il periodo fertile, ha ristretto il cerchio a solo 10 papabili genitori.</p>
<p>È facile immaginare la soddisfazione di colui il quale avrà scoperto, <em>obtorto collo</em>, la gioia di essere riconosciuto responsabile di cotanta famiglia</p>
<p>Non è dato di sapere se nell’intensa attività con sportivi ed industriali ci sarà stato tempo anche per qualche pomeriggio hard col garzone del panettiere ma, nel caso fosse accaduto, valeva la pena citare anche lui?</p>
<p>Meglio pescare fra gli abbienti: la mamma “disinvolta” per se non chiede nulla, come sempre è il bambino ad avere diritto</p>
<p>Una mera questione di principio, insomma</p>
<p>Come mai non viene registrato un solo caso in cui la madre infanticida rivela il nome del padre miliardario <span style="text-decoration: underline">dopo</span> aver ucciso il figlio illegittimo con lui concepito?</p>
<p> Fabio Nestola</p>
<p> _______________</p>
<p><a href="http://metromaschile.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_ftnref1">[1]</a> <strong>DONNA INCINTA CHIEDE TEST DNA A DIECI PERSONE</strong></p>
<p><a href="http://blog.libero.it/mio1001/view.php?id=mio1001&amp;mm=0&amp;gg=100309">http://blog.libero.it/mio1001/view.php?id=mio1001&amp;mm=0&amp;gg=100309</a></p>
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		<title>Marco non aveva la scatola rosa</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 12:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[femminilizzazione della società]]></category>
		<category><![CDATA[fenomeni politici]]></category>
		<category><![CDATA[proposte]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabio Barzagli
(responsabile etico portale nazionale paternità, infanzia e adolescenza)
_________________________________
Ancora donne che pensano solo a donne. Mi chiedo se davvero hanno capito cosa vuol dire politica, cosa vuol dire essere eletti per rappresentare i cittadini tutti. Ci ritroviamo un Ministero Pari Opportunità formato esclusivamente da donne (al contrario dovrebbe essere il più eterogeneo) che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Fabio Barzagli</strong></p>
<p>(responsabile etico portale nazionale paternità, infanzia e adolescenza)<br />
_________________________________</p>
<p>Ancora donne che pensano solo a donne. Mi chiedo se davvero hanno capito cosa vuol dire politica, cosa vuol dire essere eletti per rappresentare i cittadini tutti. Ci ritroviamo un Ministero Pari Opportunità formato esclusivamente da donne (al contrario dovrebbe essere il più eterogeneo) che si occupano della loro categoria.</p>
<p>Ultima trovata, le Scatole Rosa. Ecco il testo dal sito del comune di Roma: &#8220;La scatola rosa verrà gratuitamente installata nelle autovetture di 1000 automobiliste. (poi diventate 2000) [..]. L’apparecchio è collegato ad una centrale operativa che individua il luogo da cui parte la segnalazione lancia automaticamente un SOS in caso di incidente; premendo un pulsante nella scatola, invece, la guidatrice in difficoltà può segnalare un guasto. [..] Chi aderirà avrà gratis installazione e assistenza gratuita per tre anni.&#8221;</p>
<p>Quindi un uomo che si ferisce gravemente (da non poter chiedere aiuto) resterà li a morire; se invece è una donna corrono i soccorsi anche se non si è fatta un graffio o si è forata una ruota.. una follia. Mi sono permesso di realizzare un piccolo spot:</p>
<p><a href="http://paternita.info/scatola-rosa.html">http://paternita.info/scatola-rosa.html</a><br />
Marco non aveva la scatola rosa. Lascia tre figli ed una moglie.</p>
<p>Più importante un guasto che la vita di un uomo? Forse si.. forse per queste donne, un uomo, un padre, non vale niente. Il sito del comune parla poi delle &#8220;vittime femminili al volante&#8221; (dati ACI) senza citare che le conducenti che rimangono uccise in incidenti stradali sono solo il 10% del totale. E il restante 90%? Ne vogliamo parlare di questi 4000 uomini e ragazzi che annualmente perdono la vita? Come fa un Ministero che si chiama Pari Opportunità ad occuparsi solo del 10% delle vittime?</p>
<p>Peccato, perché al posto delle marmitte delle signore il Ministero potrebbe pensare ad esempio ai 100.000 bambini (ed altrettanti papà) che ogni anno dice l’ISTAT ricevono una separazione non richiesta e che in buona parte dei casi li porta a perdere il legame con gravissimo danno morale e materiale. Discriminazione evidente, verso la quale il Ministero avrebbe -ampia competenza-. Drammi familiari, risolvibili semplicemente con un po&#8217; più di equità e di giustizia. Ma il Ministero delle Donne sa.. e tace.</p>
<p>Posso dire in tranquillità, ma con dispiacere, che il Ministero delle Pari Opportunità non mi rappresenta. Ne come figlio. Ne come padre. E non rappresenta di certo la mia famiglia.</p>
<span class="sfforumlink"><a href="http://metromaschile.it/mmtribe/mmg/marco-non-aveva-la-scatola-rosa/"><img src="http://metromaschile.it/wp-content/plugins/simple-forum/styles/icons/two-en/bloglink.png" alt="" /> Join the forum discussion on this post</a> - (1) Messaggi</span>]]></content:encoded>
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		<title>Umberto Veronesi teorizza la superiorità delle donne rispetto agli uomini. A quando avremo l&#8217;onore di portare la stella gialla?</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/umberto-veronesi-teorizza-la-superiorita-delle-donne-rispetto-agli-uomini-a-quando-avremo-lonore-di-portare-la-stella-gialla/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[femminilizzazione della società]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 11 agosto 2009
Alle scuole elementari, livello che un professore si suppone debba aver superato, mi hanno insegnato che quando si ritiene che una categoria umana sia strutturalmente inferiore ad un&#8217;altra, e specialmente se per motivi biologici, si incorre in qualcosa chiamato razzismo.
In procinto di andare in vacanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 11 agosto 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Alle scuole elementari, livello che un professore si suppone debba aver superato, mi hanno insegnato che quando si ritiene che una categoria umana sia strutturalmente inferiore ad un&#8217;altra, e specialmente se per motivi biologici, si incorre in qualcosa chiamato razzismo.</p>
<p style="text-align: justify">In procinto di andare in vacanza (avevo appena preparato il post di fine anno che verrà pubblicato automaticamente lunedì 17 agosto) un simpatico articolo uscito su &#8220;Repubblica&#8221; a firma di Umberto Veronesi mi ha costretto a riprendere la penna in mano per riaffermare il principio di cui sopra, principio che potrebbe sembrare acquisito ma che, evidentemente, acquisito non è.</p>
<p style="text-align: justify">Non voglio lasciare in questa sede il link a detto articolo, perché non voglio incrementare in nessun modo il traffico di &#8220;Repubblica&#8221;. Nè voglio procedere ad alcuna confutazione dell&#8217;articolo in questione, perché con il razzismo non si può e non si deve ragionare.</p>
<p style="text-align: justify">Voglio fare piuttosto un gioco. Ve lo incollo qui sotto in due versioni: dapprima in originale e poi, successivamente di seguito, in una nuova versione del tutto identica nel testo salvo sostituire la parola &#8220;uomini&#8221; con la parola &#8220;ebrei&#8221;, &#8220;donne&#8221; con &#8220;ariani&#8221;, &#8220;sessi&#8221; con &#8220;razze&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Così, tanto per vedere che effetto fa.</p>
<p style="text-align: justify">Aggiungo soltanto una considerazione: quando le facoltà mentali cominciano a vacillare la decenza consiglierebbe di andarsene in pensione, se non altro per tutelare il buon nome pazientemente costruito con decenni di ricerche serie, onde evitare che una uscita cretina ed idiota possa danneggiarlo. Tra l&#8217;altro è pure scritto male, pieno di ripetizioni ossessive e sgrammaticato; cosa che potremmo anche aspettarci da un signor Veronesi ma non dagli editor di Repubblica (i quali evidentemente non hanno nemmeno le basi del mestiere che credono di fare).</p>
<p style="text-align: justify">E adesso ecco le due versioni dell&#8217;articolo. Buone vacanze.</p>
<p style="text-align: justify">Carlo</p>
<p style="text-align: justify">________________</p>
<p style="text-align: justify">VERSIONE ORIGINALE DEL SIGNOR VERONESI</p>
<p style="text-align: justify">La conquista della Ru486 e la forza delle donne</p>
<p style="text-align: justify">Repubblica — 10 agosto 2009 pagina 1 sezione: PRIMA PAGINA</p>
<p style="text-align: justify">LE DONNE non si fermano: la vittoria dell&#8217; approvazione della Ru486 è parte di un progetto non scritto di affermazione del loro futuro ruolo. La forza delle donne non è riportata nei manuali di storia o di filosofia, perché il pensiero femminile vive dentro gli avvenimenti, spesso nascosto dietro il nome di un uomo. PER secoli le donne hanno silenziosamente influenzato il progresso civile e hanno determinato l&#8217; evoluzione culturale con l&#8217; azione più che con la teoria. A volte il loro contributo è stato idealizzato, ed eccole Angeli, altre invece è stato demonizzato, ed eccole Streghe. E hanno pagato un caro prezzo, nel passato, per questa loro condizione di debolezza: quante povere ragazze (in genere con disturbi mentali) sono state arse vive perché possedute dal Demonio? Ed ancora oggi il 90% degli omicidi sono di mano maschile, ma la grande maggioranza delle vittime sono donne. Siamo, per questo aspetto, una società primordiale, in cui gli uomini (più forti) uccidono le donne (più deboli). Ma in una società del futuro, con regole evolute di convivenza civile, l&#8217; aggressività maschile, necessaria alle origini per procurare sostegno alla famiglia, sarà sempre più di peso e di impaccio. L&#8217; uomo non sa e non può liberare la propria aggressività e spesso la rivolge contro se stesso: la grande maggioranza dei suicidi sono maschili. Le donne non uccidono e non si uccidono. La mia professione di &#8220;medico delle donne&#8221; mi ha insegnato l&#8217; arte di leggere nell&#8217; agire delle donne. Le ho viste affrontare con forza i momenti di debolezza, guardare in faccia il dolore e farne un&#8217; occasione di rinascita. Le ho viste fare rivoluzioni e ricomporre armonie. Quando si scatena il caos è la donna che riporta l&#8217; ordine: nei pensieri, nei rapporti umani, nell&#8217; ambiente e nella società. Sono diventato un estimatore profondo del pensiero femminile, per molti aspetti superiore a quello maschile, e mi sono convinto che la parità fra sessi non è una scelta, ma è una realtà storicamente inarrestabile. Il problema è come realizzarla concretamentee come darle una veste ufficiale. E qui c&#8217; è un bisticcio di fondo da risolvere. Quanti ruoli può giocare oggi una donna ? Se sarà pari all&#8217; uomo nei ruoli decisionali, che farà della sua necessità biologica di procreare e accudire i suoi figli? Se davvero vogliamo che le donne pensino ad avere successo in politica o nelle carriere pubbliche, dobbiamo risolvere alla radice la questione del doppio carico che pesa sulle loro spalle. La soluzione non può essere quella di espropriare le donne della loro femminilità, ma è certo che una conquista razionale attende le donne di questa generazione: ridisegnare i propri spazi e decidere come conciliare l&#8217; impegno sociale con l&#8217; impegno procreatvo. Ovviamente la società, attualmente ancora maschilista con cadute nel &#8220;machismo&#8221;, dovrà fare la sua parte. Ma è la donna che dovrà scegliere e ridefinirsi. Certamente il percorso è a ostacoli: alcuni si supereranno, come il diritto all&#8217; interruzione di una gravidanza non voluta con metodiche meno traumatiche, quale appunto la Ru486; altri no, come il diritto alla fecondazione assistita. Io sono per la soluzione massimalista: le donne al pari dell&#8217; uomo, senza mezze misure. Il loro potenziale intellettuale è enorme e sottoutilizzato: siamo sei miliardi sulla Terra, ma le menti impegnate a sfruttarne le ricchezze, mantenendone gli equilibri, sono meno della metà. Ora tocca alle donne, e io non ho dubbi che il futuro sia nelle loro mani. Anche per una ragione biologica. La parità dei ruoli sociali ha portato progressivamente ad una parità sessuale. Nella parità, tuttavia, la donna è avvantaggiata dal punto di vista biologico perché l&#8217; attività procreativa è femminile. Già oggi una donna può avere un figlio senza scegliere un padre, basta che si rivolga a una banca per la fecondazione. Invece se un uomo vuole un figlio, ha bisogno di una donna disposta ad accogliere il seme nel suo utero e portare a termine una gravidanza. Se poi in futuro si arrivasse alla clonazione, la superiorità femminile sarà ancora più evidente : la donna può clonare se stessa e l&#8217; uomo no. Non è assurdo allora prevedere un futuro prevalentemente al femminile , come già avviene in natura in altre comunità. Natura e cultura ci indicano con coerenza che la donna è la protagonista della prossima era e che non sarà certo fermata dalle difficoltà a procedere, come quelle attuali . Non c&#8217; è da temere: le donne non si fermano. &#8211; UMBERTO VERONESI</p>
<p style="text-align: justify">_____________________</p>
<p style="text-align: justify">VERSIONE DELL&#8217;ARTICOLO SOSTITUENDO LA PAROLA &#8220;UOMINI&#8221; CON LA PAROLA &#8220;EBREI&#8221;, LA PAROLA &#8220;DONNE&#8221; CON LA PAROLA &#8220;ARIANI&#8221;, LA PAROLA &#8220;SESSI&#8221; CON LA PAROLA &#8220;RAZZE&#8221; (e lemmi derivati)</p>
<p style="text-align: justify"> La conquista della Ru486 e la forza degli ariani</p>
<p style="text-align: justify">Repubblica — 10 agosto 2009 pagina 1 sezione: PRIMA PAGINA</p>
<p style="text-align: justify">GLI ARIANI non si fermano: la vittoria dell&#8217; approvazione della Ru486 è parte di un progetto non scritto di affermazione del loro futuro ruolo. La forza degli ariani non è riportata nei manuali di storia o di filosofia, perché il pensiero ariano vive dentro gli avvenimenti, spesso nascosto dietro il nome di un ebreo. PER secoli gli ariani hanno silenziosamente influenzato il progresso civile e hanno determinato l&#8217; evoluzione culturale con l&#8217; azione più che con la teoria. A volte il loro contributo è stato idealizzato, ed eccoli Angeli, altre invece è stato demonizzato, ed eccoli Stregoni. E hanno pagato un caro prezzo, nel passato, per questa loro condizione di debolezza: quanti poveri ariani (in genere con disturbi mentali) sono stati arsi vivi perché posseduti dal Demonio? Ed ancora oggi il 90% degli omicidi sono di mano ebraica, ma la grande maggioranza delle vittime sono ariani. Siamo, per questo aspetto, una società primordiale, in cui gli ebrei (più forti) uccidono gli ariani (più deboli). Ma in una società del futuro, con regole evolute di convivenza civile, l&#8217; aggressività ebraica sarà sempre più di peso e di impaccio. L&#8217; ebreo non sa e non può liberare la propria aggressività e spesso la rivolge contro se stesso: la grande maggioranza dei suicidi sono ebraici. Gli ariani non uccidono e non si uccidono. La mia professione di &#8220;medico degli ariani&#8221; mi ha insegnato l&#8217; arte di leggere nell&#8217; agire degli ariani. Li ho visti affrontare con forza i momenti di debolezza, guardare in faccia il dolore e farne un&#8217; occasione di rinascita. Li ho visti fare rivoluzioni e ricomporre armonie. Quando si scatena il caos è l&#8217;ariano che riporta l&#8217; ordine: nei pensieri, nei rapporti umani, nell&#8217; ambiente e nella società. Sono diventato un estimatore profondo del pensiero ariano, per molti aspetti superiore a quello ebraico, e mi sono convinto che la parità fra le razze non è una scelta, ma è una realtà storicamente inarrestabile. Il problema è come realizzarla concretamentee come darle una veste ufficiale. E qui c&#8217; è un bisticcio di fondo da risolvere. Quanti ruoli può giocare oggi un ariano ? Se sarà pari all&#8217; ebreo nei ruoli decisionali, che farà della sua necessità biologica di procreare e accudire i suoi figli? Se davvero vogliamo che gli ariani pensino ad avere successo in politica o nelle carriere pubbliche, dobbiamo risolvere alla radice la questione del doppio carico che pesa sulle loro spalle. La soluzione non può essere quella di espropriare gli ariani della loro purezza razziale, ma è certo che una conquista razionale attende gli ariani di questa generazione: ridisegnare i propri spazi e decidere come conciliare l&#8217; impegno sociale con l&#8217; impegno procreatvo. Ovviamente la società, attualmente ancora ebraica con cadute nel &#8220;sionismo&#8221;, dovrà fare la sua parte. Ma è l&#8217;ariano che dovrà scegliere e ridefinirsi. Certamente il percorso è a ostacoli: alcuni si supereranno, come il diritto all&#8217; interruzione di una gravidanza non voluta con metodiche meno traumatiche, quale appunto la Ru486; altri no, come il diritto alla fecondazione assistita. Io sono per la soluzione massimalista: glia riani al pari dell&#8217;ebreo, senza mezze misure. Il loro potenziale intellettuale è enorme e sottoutilizzato: siamo sei miliardi sulla Terra, ma le menti impegnate a sfruttarne le ricchezze, mantenendone gli equilibri, sono meno della metà. Ora tocca agli ariani, e io non ho dubbi che il futuro sia nelle loro mani. Anche per una ragione biologica. La parità dei ruoli sociali ha portato progressivamente ad una parità razziale. Nella parità, tuttavia, l&#8217;ariano è avvantaggiato. Già oggi un ariano può avere un figlio senza scegliere un padre, basta che si rivolga a una banca per la fecondazione. Invece se un ebreo vuole un figlio, ha bisogno di un ariano disposto ad accogliere il seme nel suo utero e portare a termine una gravidanza. Se poi in futuro si arrivasse alla clonazione, la superiorità ariana sarà ancora più evidente. Non è assurdo allora prevedere un futuro prevalentemente ariano. Natura e cultura ci indicano con coerenza che l&#8217;ariano è protagonista della prossima era e che non sarà certo fermato dalle difficoltà a procedere, come quelle attuali . Non c&#8217; è da temere: gli ariani non si fermano. &#8211; UMBERTO VERONESI</p>
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		<title>riforma dei cognomi in dirittura d&#8217;arrivo: ad un&#8217;antica discriminazione di genere sta per sostituirsene un&#8217;altra</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 3 giugno 2009
Apprendo, nel leggere il blog di Claudio Risè, che la tanto attesa (non dal sottoscritto) riforma dei cognomi si trova in dirittura d&#8217;arrivo. Secondo tale riforma al tradizionale cognome paterno ne verrà affiancato un&#8217;altro, materno (prima o dopo? Ah, che problema!), decidendo poi la persona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 3 giugno 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Apprendo, nel leggere il blog di Claudio Risè, che la tanto attesa (non dal sottoscritto) riforma dei cognomi si trova in dirittura d&#8217;arrivo. Secondo tale riforma al tradizionale cognome paterno ne verrà affiancato un&#8217;altro, materno (prima o dopo? Ah, che problema!), decidendo poi la persona in questione quale dei due vorrà trasmettere a sua volta ai propri figli.</p>
<p style="text-align: justify">Nel mio piccolo, concordo con il Prof. Risè quando afferma la portata simbolica &#8211; in termini di appartenenza ed identità &#8211; del cognome, così come convengo che sia oggettivamente ingiusto, attualmente, che la Madre non possa trasmettere il proprio alla prole; sempre allo stesso modo sono fermamente convinto che procedere secondo un principio di rivincita &#8211; vendetta per le passate discriminazioni costituisca una deriva sociale dagli effetti per tutto deleteri.</p>
<p style="text-align: justify">Però, sempre nel mio piccolo, sono anche fermamente convinto che proprio per la medesima grande portata simbolica della faccenda i singoli individui non dovrebbero avere alcuna possibilità di scelta e che l&#8217;abolizione del cognome paterno sia una follia, in termini di ulteriore allontanamento del Padre dalla famiglia e dai figli con tutti i disastri sociali che ne derivano.</p>
<p style="text-align: justify">Non nascondiamoci dietro un dito. Questa riforma di fatto è la fine di quel simbolo millenario &#8211; il cognome maschile &#8211; di reciproca appartenenza ed identificazione tra Padri e figli.</p>
<p style="text-align: justify">Ma può esistere una soluzione in grado di salvare capra e cavoli, ossia dare riconoscimento alle giuste rivendicazioni femminili senza dover cancellare questo simbolo di appartenenza? La risposta è si.</p>
<p style="text-align: justify">Si tratta infatti di un tema al quale sono particolarmente sensibile e che ho già studiato in precedenza, essendomene occupato fin dal 2005 dapprima con una ricerca per la redazione di Uomini3000, in seguito anche con un articolo su questo blog (cliccare sul tag &#8220;riforma dei cognomi&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify">In questi elaborati sostenevo una tesi alla quale io credo ancora fermamente perché costituisce a mio avviso l&#8217;uovo di colombo, e che è questa: alla prole vengono trasmessi i cognomi di entrambi i genitori, ma le femmine trasmetteranno alla generazione successiva solo il cognome della Madre, i maschi solo quello del Padre.</p>
<p style="text-align: justify">Gli effetti pratici di un tale assetto sarebbero che l&#8217;attuale &#8220;lignaggio maschile&#8221; rimarrebbe inalterato (perchè effettivamente ora è così, tutta la prole eredita il cognome del padre ma solo i maschi la trasmettono alla generazione successiva) ma verrebbe affiancato da un analogo cognome femminile funzionante in maniera assolutamente speculare (tutta la prole lo eredita, ma solo le femmine lo trasmettono alla generazione successiva).</p>
<p style="text-align: justify">Credete che una soluzione così semplice fosse fuori della portata di legislatori e politici? No, ma nessuno ci ha pensato (rectius: nessuno ci ha voluto pensare): probabilmente perchè, nella sua semplicità e razionale spirito di giustizia, non era fungibile agli scopi ideologici del politicamente corretto secondo cui si rende giustizia alle donne bastonando gli uomini &#8211; meglio se Padri &#8211; e secondo cui quanto più l&#8217;individuo è sovrano nel suo arbitrio, legibus solutus, più è libero.</p>
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		<title>vergini giurate</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[corrispondenze estere]]></category>
		<category><![CDATA[femminilizzazione della società]]></category>
		<category><![CDATA[psicoantropologia]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 1 aprile 2009
In Albania l’antico codice denominato “Kanun” (canone) prevedeva l’istituto delle “vergini giurate”. Il Kanun è una raccolta di leggi e norme comportamentali codificata nel XV secolo da un principe cristiano (Lekë Dukagjinit, che per estensione dei possedimenti e potenza potremmo considerare come un vero e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 1 aprile 2009</h6>
<p style="text-align: justify">In Albania l’antico codice denominato “Kanun” (canone) prevedeva l’istituto delle “vergini giurate”. Il Kanun è una raccolta di leggi e norme comportamentali codificata nel XV secolo da un principe cristiano (Lekë Dukagjinit, che per estensione dei possedimenti e potenza potremmo considerare come un vero e proprio re d&#8217;Albania), poi adattato (ma si tratta di particolari) alle varie regioni del paese.</p>
<p style="text-align: justify">Uno degli istituti che ivi sono disciplinati è quello delle “vergini giurate”: donne che, in età giovanile, si impegnano a rinunciare (tramite appunto un giuramento) alle loro prerogative femminili, che nell’antica società albanese significava non soltanto rinunciare allo status di madre e moglie, ma anche – visto che non era tollerabile che esistesse una donna adulta che non fosse suora o sposata – rinunciare ai segni esteriori della propria femminilità (cura della bellezza, abiti femminili, etc.) per divenire una sorta di “uomo onorario” (burrnesh).</p>
<p style="text-align: justify"> Il fenomeno è durato fino alle porte dell’età moderna tanto è vero che di loro ne esistono ancora alcune, benché molto anziane, ampiamente studiate ed intervistate. Secondo la vulgata corrente esse sarebbero vittime del solito sistema patriarcale, in quanto il giuramento si pronunciava per sopperire alla mancanza di figli maschi in casa.</p>
<p style="text-align: justify">In realtà, a leggere il Kanun e le interviste alle signore in questione, il giuramento poteva essere pronunciato per i più svariati motivi oltre a quelli sopradetti: per evitare un matrimonio indesiderato (o il matrimonio tout court), per semplice voglia di intraprendere uno stile di vita maschile, per ribellione alla famiglia, oppure in onore di un fratello scomparso…. Eccetera.</p>
<p style="text-align: justify">All’atto pratico: una volta pronunciato il giuramento le ragazze rinunciavano ai loro vestiti, ai loro capelli, ad ogni velleità matrimoniale o erotica ed iniziavano ad essere considerate dalla società come uomini a tutti gli effetti, con tutti i pro ed i contro del caso in termini di responsabilità, poteri e doveri.</p>
<p style="text-align: justify">Ora, secondo me è interessante notare l’aspetto fisico che queste persone finivano per assumere con il passare degli anni.  Basta una ricerca su google immagini per rendersi conto  che queste persone  hanno assunto definitivamente l’aspetto di uomini benché non si dichiarino affatto omosessuali o trans gender (almeno le poche che sono ancora vive): semplicemente, la lunga pratica di uno stile di vita maschile ed il contatto costante con il gruppo degli uomini le hanno completamente trasformate. Infatti vivono come uomini, pensano come uomini, hanno le abitudini degli uomini (fumare, bere, etc) ed alla fine… sono uomini. L’energia del maschile le ha contaminate in tale profondità da cambiarne in qualche modo lo stesso codice genetico.</p>
<p style="text-align: justify">Il sospetto, ragionando su queste cose, è che la nostra identità sessuale (di uomini e di donne) sia molto più manipolabile di quello che pensiamo.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto però (vecchia frase ad effetto) la domanda sorge spontanea: quando vedete in giro i ragazzi di oggi con il corpo depilato, le sopracciglia lavorate, il capello da parrucchiere ed il fondotinta, cosa vi viene da pensare?</p>
<p style="text-align: justify">Io &#8211; ve lo dico fuori dai denti e poi fate di me ciò che volete &#8211; ritengo che, per il nostro bene e della società tutta, si debba smettere (perlomeno da parte degli uomini) di adottare, propagandare e incensare stili di vita e tendenze che di maschile non hanno proprio nulla. E che dovremmo ricominciare, ogni tanto, a parlare tra noi.</p>
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		<title>L’unica vera “ribellione al sistema” è quella che si fa con il portafogli. Alcune considerazioni economiche partendo da un papà in foresta</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:45:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[femminilizzazione della società]]></category>
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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 5 febbraio 2009
Leggo, sull’edizione di ieri del “Corriere della Sera” di un Padre che, molti anni fa, messo di fronte al tritacarne della trimurti separazione – divorzio &#8211; affido ha preferito prendere i suoi due bambini e scomparire in una foresta, dove i tre hanno vissuto felicemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 5 febbraio 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Leggo, sull’edizione di ieri del “Corriere della Sera” di un Padre che, molti anni fa, messo di fronte al tritacarne della trimurti separazione – divorzio &#8211; affido ha preferito prendere i suoi due bambini e scomparire in una foresta, dove i tre hanno vissuto felicemente per dieci anni facendo gli allevatori di bestiame in una casa auto costruita e corredata da utilities altrettanto auto costruite ed autogestite (pannelli solari, pozzo dell’acqua, etc.).</p>
<p style="text-align: justify">Dopo dieci lunghi anni, si diceva, questa famiglia di fuggiaschi è stata rintracciata. Il Padre in questione è stato ovviamente messo in prigione per ratto di minore, mentre i bambini (ormai adulti) hanno dichiarato che la loro intenzione è comunque quella di continuare a vivere esattamente come in questi dieci anni.</p>
<p style="text-align: justify">Condivido in pieno che questo Padre sia stato arrestato, perché esso non rappresenta altro che l’equivalente maschile di quelle donne che sottraggono i figli dal rapporto con il Padre e pertanto, nella stessa misura in cui condanno queste ultime, condanno anche il Padre in questione.</p>
<p style="text-align: justify">Si faccia la galera che gli spetta, quindi, ma in tutto questo &#8211; siccome non è il primo caso del genere di cui giunga notizia &#8211; volevo proporre la seguente riflessione: a mio avviso, il disagio di questo e di altri Padri non è legato soltanto alle problematiche derivanti dalla citata trimurti separazione &#8211; divorzio &#8211; affido, ma investe una sfera più generale. Altrimenti non si spiegherebbe la scelta che ha fatto: le cronache criminali sono infatti letteralmente piene di gente che viene beccata a vivere in clandestinità nelle città o nei centri abitati. E, quindi, perché dare nell’occhio andandosene in campagna a costruire case abusive e pannelli solari?</p>
<p style="text-align: justify">Il malessere che è in ballo, in realtà, è legato ad un ormai insostenibile esproprio dalle funzioni fondamentali dell’essere umano ad opera di un sistema innaturalmente addomesticante.</p>
<p style="text-align: justify">Viviamo immersi in un sistema di bisogni artificiali, creati ad arte, le nostre energie non sono più indirizzate verso il soddisfacimento di naturali necessità ed aspirazioni, ma a correre dietro incessantemente a cose che rappresentano la nullità esistenziale ed economica e che però il sistema ci mette di fronte a ritmo continuo, senza che neanche ce ne accorgiamo. E quando parlo del “sistema”, parlo in realtà di quella sorta di “matrix” sociale che ci tiene sotto controllo facendo in modo da espropriarci delle nostre energie, dei nostri soldi e della nostra volontà utilizzando un insieme di convenzioni culturali e di strumenti economico-giuridici, a cominciare proprio da quella trimurti separazione – divorzio – affido che per il sistema è un grandioso affare, come anche avevo sottolineato in questo post. In altri termini, ci muoviamo in questa società come una massa di drogati sotto un potente allucinogeno, che però non sappiamo di aver assunto. Ci troviamo perennemente sotto scacco, completamente legati da situazioni economiche, giuridiche e sociali che non hanno alcuna funzione utile per gli individui (se non che apparentemente) ma servono bensì a tenerci sotto controllo disegnando un preciso “profilo” di consumatore (vedi qui anche in questo caso).</p>
<p style="text-align: justify">E questa, si badi bene, non è la solita generica filippica contro il consumismo o contro il capitalismo: perché vi dico in tutta sincerità che se ho voglia di comprarmi un qualche costoso giocattolo (tipo una tv da 42 pollici), lo faccio senza pensarci due volte (portafogli permettendo).</p>
<p style="text-align: justify">E non si tratta neanche di una generica aspirazione ad un vago “ritorno alla natura”, perché vi garantisco, con altrettanta sincerità, che non ho nessuna voglia di rinunciare alle (cospicue) comodità di casa mia.</p>
<p style="text-align: justify">Il bello è, a mio avviso, che ribellarsi a questa società mammesca creatrice di bisogni (e loro soddisfacitrice, previa rinuncia alla libertà), non comporta alcun tipo di sacrificio, anzi può provocare arricchimento (anche materiale) e ve ne spiego anche i motivi.</p>
<p style="text-align: justify">Facciamo degli esempi pratici. Delle banalità, immediatamente comprensibili. Ognuno di noi è collegato, in casa propria, alla rete elettrica. Secondo voi, quanto ne abbiamo bisogno? Ragioniamo. Tutte le utilities che abbiamo in casa (dalle lampadine a basso consumo, ai telefonini, ai computer) in realtà funzionano a 12 – 24 volts. Per alimentare tutto questo sarebbe sufficiente un pannello solare (anche piccolo) attaccato ad una batteria di camion. Rapido. Pulito. Indolore. Gli unici elettrodomestici per i quali serve oggettivamente il 220 volts, sono il frigo e la lavatrice: ma sono sicuro che, se un tecnico di buona volontà si mette a studiare il problema, riesce a far funzionare anche questi a 24 volts o con sistemi alternativi.</p>
<p style="text-align: justify">Allora, con queste premesse, continuate a ritenere così indispensabile stare attaccati alla mammella dell’ENEL con tutto il suo portato di spese per costi di allacciamento, accise, canoni, IVA… e chi più ne ha più ne metta? O, forse, come ritengo io, non vi serve a nulla ma ve lo hanno solo fatto credere?</p>
<p style="text-align: justify">Altro esempio, altro capitolo. “Il metano vi dà una mano”. Ve la ricordate questa pubblicità, che furoreggiava negli anni 80-90? Bene, qualsiasi tecnico serio vi dirà che le caldaie, tra tutte le macchine termiche, sono quelle più inefficienti: le migliori, quelle di ultima generazione, arrivano al massimo al 30% di efficienza. Ciò vuol dire che su 100 calorie prodotte dalla macchina, soltanto 30 (al massimo) finiscono in casa vostra, le altre se ne vanno in cielo. Orbene, vi sconvolgerebbe sapere, a questo proposito, che una banale stufa a legna ben organizzata può arrivare tranquillamente ad 80-90% di efficienza? E che se casa nostra è adeguatamente ristrutturata non ci sarebbe neanche bisogno di accenderla troppo spesso?</p>
<p style="text-align: justify">Allora, siamo ancora convinti che il metano ci dà una mano, considerato che il 70% se ne va in cielo e che questo spreco ce lo paghiamo noi (ivi compresi i soliti canoni, accise, IVA, e tutte le altre cazzate che si sono inventati per tenerci sotto botta)?</p>
<p style="text-align: justify">Gli esempi potrebbero continuare, ma sento già l’obiezione: non è possibile mandare “a legna” e a pannelli solari i condomini delle nostre città. Questo è verissimo. Ma è un’obiezione che mi introduce ad un’altra domanda: ci servono davvero i grandi condomini delle nostre città? O, piuttosto, tra caterve di spese per gestione, manutenzione, assicurazione, ascensore e chi più ne ha più ne metta non sono anch’essi delle trappole? Sostituire i condomini con gruppi di villette comporterebbe certamente una maggiore occupazione di territorio, ma sarebbe un territorio “produttivo” in termini di energia (legna, pannelli solari) e quindi non sprecato.</p>
<p style="text-align: justify">Passare ad un sistema di vita del genere, chiudendo la porta in faccia a queste finte utilità (in realtà strumenti ricattatori ed allucinogeni) non comporterebbe poi alcun impoverimento ma anzi un arricchimento, non solo umano bensì anche materiale in quanto le nostre energie (ed i nostri soldi) potrebbero essere impiegati altrimenti (magari a comperare la famosa TV da 42 pollici) che non a foraggiare questo spreco di massa utile soltanto a tenerci come schiavi sotto ricatto, incapaci di gestire realmente le nostre vite e perciò mansueti. Pensate alla caterva di bollette, avvisi, raccomandate a/r che vi piombano in casa continuamente. E’ solo paccottiglia, non vi servono. Servono a qualcun altro, interessato &#8211; più che al vostro portafogli – a fare in modo di tenervi perennemente occupati e (soprattutto) pre-occupati. Sennò pensate, sennò decidete.</p>
<p style="text-align: justify">Pensate allo scandalo della raccolta dell’immondizia. Paghiamo delle cospicue tasse per questo servizio, mentre dovrebbero essere loro a pagare noi perché gli cediamo a titolo gratuito delle materie prime (vetro, metalli, etc.) di nostra proprietà. E invece paghiamo, e ve la fanno anche pesare.</p>
<p style="text-align: justify">Ci sarebbe da dire: signori, da domani i rifiuti alimentari li brucio nella mia stufa, mentre invece carta, metalli e vetro me li vendo (è fattibile, queste materie hanno un prezzo). Conseguentemente, non pagherò più la tassa di smaltimento dei rifiuti, perché come vedete me li smaltisco da me. Rifiutarsi di pagare questa tassa però non è possibile ed il risultato è che io non ho nessun incentivo a fare la raccolta differenziata. Perché dovrei, in fin dei conti? Appellarsi al senso civico per me non basta, perché a mio modo di vedere è lo stato che deve dimostrare per primo di avere senso civico nei confronti dei cittadini, e non mi risulta che ciò accada. E, comunque, non c’è senso civico che tenga (e ci mancherebbe altro) quando io pago per non ottenere nulla mentre non vengo pagato quando invece cedo qualcosa a qualcuno che poi ci guadagna (le varie società di riciclaggio).</p>
<p style="text-align: justify">Per non parlare del fatto che nelle nostre città la catena distributiva ha ormai raggiunto dei livelli di complicazione e di strutturazione assolutamente inaccettabili: con numerosi passaggi, in ognuno dei quali qualcuno guadagna senza conferire al prodotto alcun valore aggiunto e gravato egli stesso dalla solita caterva di balzelli ed oneri. Non credete che sia giunta l&#8217;ora di organizzare dei gruppi di acquisto degni di questo nome? E proprio in nome della libertà di mercato, direi.</p>
<p style="text-align: justify">A voler studiare fino in fondo la faccenda insomma gli esempi potrebbero essere veramente infiniti. Vi risparmio il capitolo automobile (che da solo comporterebbe un trattato), ma vi invito &#8211; per chiudere &#8211; a guardare solo per un attimo al settore dell’usa e getta: e per far questo parliamo dell’oggetto più banale che esista, il fazzoletto di carta. Quanti ne usiamo, nella nostra vita? Considerato che un fazzoletto di stoffa può essere usato migliaia di volte, al posto di migliaia di fazzoletti di carta, ne consegue che quest’ultimo rappresenta probabilmente l’oggetto più costoso della storia.</p>
<p style="text-align: justify">Non è l’oro, non sono i preziosi, non l’uranio, né l’alta tecnologia: l’oggetto più costoso di tutti i tempi è il fazzoletto di carta.</p>
<p style="text-align: justify">Quando ancora mi radevo, usavo un bellissimo rasoio di ottone (che aveva – ed ha &#8211; anche un certo effetto arredante in bagno). Un oggetto bello, costoso, pagato un bel po’. Con le premesse di cui sopra, chi credete che spendesse di più per la propria rasatura? Io, oppure gli affezionati all’usa e getta?</p>
<p style="text-align: justify">E questo rasoio ce l’ho ancora. Sono quindi più ricco di loro, perché io possiedo un oggetto (che posso riutilizzare quando voglio) e loro invece no. Io, volendo, mi rado pressoché gratis (ci metto solo il sapone), mentre loro sono invece costretti (e non lo sanno) a pagare una specie di tassa sulla rasatura dalla quale io sono esentato.</p>
<p style="text-align: justify">La chiudo qui, perché veramente questo post si sta dilatando all’inverosimile, ma tanto credo di aver reso il concetto chiaramente. Per ribellarsi a questa società sfruttatrice, parassitaria, creatrice di bisogni ricattatori, è necessario iniziare – e seriamente – a chiudere i giochi con le finte utilità ed il finto progresso di cui siamo circondati, altro che spaccar vetrine.</p>
<p style="text-align: justify">Studi ed esperimenti su queste tematiche sono in atto ormai in tutto il mondo, e sarà mia cura (nonché mio piacere) riferire sull’andamento.</p>
<p style="text-align: justify">C’è anche un mio amico architetto, ad esempio, che sta effettuando degli studi per progettare comunità perfettamente autosufficienti dal punto di vista alimentare ed energetico. Vi riferirò anche su questo, man mano che emergeranno i risultati.</p>
<p style="text-align: justify">Siamo in un sistema di mercato? Bene, allora cominciamo a ragionare con il portafogli in mano, in foresta come in città. E se lo facciamo spassionatamente, senza condizionamenti, con la mente lucida e sgombra, ne possono venire fuori delle belle…</p>
<p style="text-align: justify">Ne riparliamo, statene certi.</p>
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		<title>ITE AD JOSEPH. Un esempio di cattolicesimo al maschile</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[femminilizzazione della società]]></category>
		<category><![CDATA[paternità putativa]]></category>
		<category><![CDATA[religioni e spiritualità]]></category>
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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 4  gennaio 2009
Nel finire di queste festività natalizie durante le quali, come da Tradizione, i nostri pensieri sono andati al Bambino Gesù e alla Sacra Famiglia, voglio ripubblicare &#8211; a mo&#8217; di piccolo &#8220;presepe personale&#8221; al maschile &#8211; un mio articolo uscito nientepopodimeno che nel 2005 sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 4  gennaio 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Nel finire di queste festività natalizie durante le quali, come da Tradizione, i nostri pensieri sono andati al Bambino Gesù e alla Sacra Famiglia, voglio ripubblicare &#8211; a mo&#8217; di piccolo &#8220;presepe personale&#8221; al maschile &#8211; un mio articolo uscito nientepopodimeno che nel 2005 sul sito di U3.</p>
<p style="text-align: justify">Buona lettura ed auguri per l&#8217;anno nuovo.</p>
<p style="text-align: justify">__________________________________</p>
<p style="text-align: justify">ITE AD JOSEPH</p>
<p style="text-align: justify">Un esempio di cattolicesimo al maschile</p>
<p style="text-align: justify">Nel nostro immaginario collettivo la fede e la pratica cristiana, e particolarmente il cattolicesimo (spec. Italiano) hanno spesso una connotazione femminea, o femminilizzante.</p>
<p style="text-align: justify">Enumerando a caso un po’ di elementi: culti mariani a go-go, rosari, consacrazione alla Madonna dell’intero pianeta da parte della Chiesa (che per inciso si fregia del titolo di Madre benché composta da uomini), input come: porgi l’altra guancia, ama i tuoi nemici, di’ la preghierina perché hai risposto male alla mamma o hai guardato tra le sottane di qualcuna……e si potrebbe continuare.</p>
<p style="text-align: justify">Il risultato è che fin da quando, da bambini, riceviamo (per chi li ha ricevuti) i rudimenti della dottrina cattolica è tutto un rincorrersi di figure femminili e atteggiamenti che si ritengono scarsamente maschili e che alla lunga producono nel maschio medio l’idea (più o meno cosciente) che la religione cattolica sia una questione da donne o da omuncoli iper – buonisti, e questa idea ci insegue larvatamente per tutta la vita.</p>
<p style="text-align: justify">E se questo fenomeno si è verificato per la generazione a cui appartengo (quella dei quaranta – cinquantenni), in misura ancora maggiore si è verificato per i nostri Padri, che perlopiù in chiesa infatti non ci andavano o se lo facevano era solo per quieto vivere nei confronti della moglie e della famiglia in generale.</p>
<p style="text-align: justify">Attualmente, provate ad entrare in chiesa durante il rosario, o per la messa della domenica sera: troverete per lo più donne, per lo più anziane. Parlo non a caso della funzione della domenica sera perché quella della domenica mattina è ancora oggi vissuta, per molti Padri di famiglia, come un impegno pubblico di tipo semi – ufficiale, e quindi da partecipare indipendentemente dalla propria Fede o convinzione.</p>
<p style="text-align: justify">Allora, possiamo concludere spicciativamente per il cattolicesimo come soluzione di fede non maschile, svirilizzante? No, perchè non è affatto così.</p>
<p style="text-align: justify">Qualsiasi buon parroco potrebbe dimostrarvi il contrario con dovizia di dottrina, magari citando la “lettera ai vescovi sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo” predisposta dall’allora Cardinal Ratzinger, anche se basterebbe considerare – molto più banalmente – che il cattolicesimo è letteralmente fondato sulla tematica del Padre e del Figlio (dal rapporto di filiazione dei quali si effonde lo Spirito Santo) e dello stare “alla destra del Padre”. Basti pensare a quante volte nella Messa viene ripetuta la parola “Padre”.</p>
<p style="text-align: justify">Ma io, invece, che non sono né parroco né prete né teologo voglio entrare nel merito della trattazione con uno spunto personale e autobiografico, per parlarvi di qualcosa di cui la maggior parte di voi non sospetta nemmeno l’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify">Sono nato ed abito in una zona di Roma a cavallo tra i quartieri di Prati, Delle Vittorie e Trionfale, zona che la voce popolare chiama riassuntivamente “prati” in quanto questi quartieri sono stati costruiti, tra il 1880 e il 1930, sul vasto quadrangolo pianeggiante ed erboso (appunto, i prati) che si estende tra il Vaticano, Monte Mario, i Colli della Farnesina e il complesso medievale (Borgo) che sta tra il Vaticano stesso e Castel Sant’Angelo. Zona, si diceva, quasi spopolata fino alla fine del secolo scorso. I pochi abitanti erano contadini e pastori che vagavano nei “prati”, i cosiddetti “burini” (dal nome del formaggio che producevano, il burrino, attualmente non più esistente ma che sembra dovesse essere simile alla burrata pugliese).</p>
<p style="text-align: justify">L’esiguità della popolazione e la sua infima condizione sociale e culturale (contrariamente ad oggi: 200.000 abitanti con il più alto tasso di professionisti della città) non ha impedito tuttavia che fosse presente nell’area una gloriosa tradizione cattolica.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, la zona è attraversata da Via Trionfale, tratto ultimo della via Francigena – o Romea, o Romulea – ossia lo sbocco finale dei pellegrini che confluivano a Roma. Arrivati in cima a Monte Mario percorrendo via Trionfale avvistavano per la prima volta la città e, giubilando, si precipitavano ai piedi del monte, all’inizio dei “prati”, dove era (ed è presente) la chiesa di San Lazzaro, in cui potevano finalmente ringraziare Dio di essere arrivati a destinazione e rifocillarsi nell’attiguo ricovero ancora esistente. La chiesa, recentemente restaurata in quanto delizioso esempio di architettura romanica, probabilmente nacque proprio per questo scopo (è stata infatti costruita nell’XI secolo) ed era originariamente intitolata a Maria Maddalena.</p>
<p style="text-align: justify">Con il progressivo disuso della via francigena e la riduzione pertanto di via Trionfale a strada locale, la chiesa venne intitolata a San Lazzaro e l’attiguo ricovero adibito a lazzaretto di Roma. Con la fine poi delle pestilenze, intorno al 700, la chiesa divenne semplicemente la parrocchia della zona.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia con il rapido popolamento dell’area intervenuto, come si diceva, a partire dalla fine dell’800 la chiesetta divenne insufficiente ed allora, su iniziativa del Beato Guanella, venne costruita l’attuale parrocchia &#8211; che per inciso è basilica minore &#8211; intitolata a San Giuseppe (e meglio conosciuta come San Giuseppe al Trionfale), in cui quella potentissima tradizione venne completamente travasata ed incrementata dal culto di San Giuseppe, a cui dette grande impulso proprio il Papa dell’epoca (che innalzò san Giuseppe a patrono della Chiesa) e lo stesso beato Guanella.</p>
<p style="text-align: justify">La religiosità che qui si è sviluppata vigorosamente ci riserva parecchie sorprese, a partire proprio dall’iconografia.</p>
<p style="text-align: justify">Siamo abituati a pensare, data l’iconografia più diffusa, a San Giuseppe come un innocuo vecchietto che guarda da un lato la Madonna che tiene il Bambino, magari in modo vacuo e magari un po’ distanziato, quasi fosse un estraneo capitato lì per caso o qualcuno invitato per forza… ebbene, vi invito a vedere la foto n. 1. Commentiamola insieme.</p>
<p style="text-align: justify">foto n. 1</p>
<p style="text-align: justify">Si tratta della statua collocata all’incrocio da dove, a partire da Via della Giuliana (arteria che con vari nomi attraversa pressoché completamente la zona), inizia la strada che porta alla basilica, che effettivamente si trova in una posizione un po’ nascosta.In questa rappresentazione il Santo ed il Bambino sono soli e si guardano negli occhi. Pure in un atteggiamento di serena affettuosità il Bambino tiene rispettosamente la mano del Santo, che non appare affatto come un innocuo vecchietto con lo sguardo perso bensì un saggio uomo di mezza età; entrambi sono orientati in direzione della Basilica con il Padre che conduce il Figlio putativo. Lo conduce, e noi sappiamo, dalle Scritture, che Giuseppe SA BENISSIMO chi è REALMENTE il Bambino. Eppure lo conduce, e questi si fa docilmente condurre.Sotto al gruppo c’è scritto semplicemente ITE AD JOSEPH.</p>
<p style="text-align: justify">Adesso vediamo la foto n. 2.</p>
<p style="text-align: justify">foto n. 2</p>
<p style="text-align: justify">Si tratta della statua collocata all’interno della basilica; qui l’immagine è ancora più forte. Il Santo è raffigurato per quello che doveva essere nella realtà (non ci si sposava da vecchi nell’antico Israele): un uomo giovane e forte, il corpo scolpito e vigoroso come si addiceva ad un lavoratore, vestito con una corta e semplice tunica quasi fosse appena uscito dal cantiere. Tiene teneramente il Bambino tra le braccia, da solo; anche in questo caso i due si guardano fisso negli occhi e alla base del gruppo c’è scritto ITE AD JOSEPH.</p>
<p style="text-align: justify">E senza voler ripercorrere tutte le immagini presenti nella basilica, perché altrimenti diventerebbe un reportage fotografico sulla mia parrocchia, il tenore dell’iconografia è sempre mediamente lo stesso. Ma le sorprese non sono finite quando passiamo dalle immagini ai testi, e per testi intendo innanzitutto le preghiere. Leggete questa:</p>
<p style="text-align: justify">Ave, o Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetto fra tutti gli uomini e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa Maria, Gesù. San Giuseppe, Padre putativo di Gesù e vero Sposo di Maria, prega per noi peccatori adesso e nell&#8217;ora della nostra morte. Cosi sia.</p>
<p style="text-align: justify">Come vedete è la trasposizione “al maschile” dell’Avemaria. E non si tratta del frutto delle velleità letterario &#8211; religiose di un qualche buontempone, ma si tratta di una delle preghiere ufficiali della Chiesa Cattolica, di cui – tra l’altro – S. Giuseppe è il Patrono.</p>
<p style="text-align: justify">Provate a recitare un rosario utilizzando questa preghiera al posto dell’Avemaria. Io l’ho fatto, e vi assicuro che ne avrete delle emozioni assolutamente particolari.</p>
<p style="text-align: justify">Eccovi un altro bellissimo esempio di preghiera a San Giuseppe, scritta da Giovanni XXIII:</p>
<p style="text-align: justify">O S. Giuseppe,</p>
<p style="text-align: justify">scelto da Dio per essere su questa terra</p>
<p style="text-align: justify">custode di Gesù e sposo purissimo di Maria,</p>
<p style="text-align: justify">tu hai trascorso la vita</p>
<p style="text-align: justify">nell&#8217;adempimento perfetto del dovere,</p>
<p style="text-align: justify">sostentando col lavoro delle tue mani</p>
<p style="text-align: justify">la Santa Famiglia di Nazareth,</p>
<p style="text-align: justify">proteggi propizio noi che, fiduciosi, ci rivolgiamo a te.</p>
<p style="text-align: justify">Tu conosci le nostre aspirazioni,</p>
<p style="text-align: justify">le nostre angustie le nostre speranze:</p>
<p style="text-align: justify">a te ricorriamo,</p>
<p style="text-align: justify">perché sappiamo di trovare in te chi ci protegge.</p>
<p style="text-align: justify">Anche tu hai sperimentato la prova,la fatica, la stanchezza;</p>
<p style="text-align: justify">ma il tuo animo, ricolmo della più profonda pace,</p>
<p style="text-align: justify">esulto di gioia per l&#8217;intimità</p>
<p style="text-align: justify">con il figlio di Dio a te affidato,</p>
<p style="text-align: justify">e con Maria, sua dolcissima Madre.</p>
<p style="text-align: justify">Aiutaci a comprendere</p>
<p style="text-align: justify">che non siamo soli nel nostro lavoro,</p>
<p style="text-align: justify">a saper scoprire Gesù accanto a noi,</p>
<p style="text-align: justify">ad accoglierlo con la grazia</p>
<p style="text-align: justify">e custodirlo con la fedeltà</p>
<p style="text-align: justify">come tu hai fatto.</p>
<p style="text-align: justify">Ottieni che nella nostra famiglia</p>
<p style="text-align: justify">tutto sia santificato</p>
<p style="text-align: justify">nella carità, nella pazienza,</p>
<p style="text-align: justify">nella giustizia e nella ricerca del bene.</p>
<p style="text-align: justify">Amen.</p>
<p style="text-align: justify">Notate le espressioni: “scelto da Dio”; “adempimento perfetto del dovere; “sostentando con il lavoro delle tue mani la Santa famiglia di Nazareth”; “intimità con il Figlio”; “accoglierlo”; “custodirlo con la fedeltà”…</p>
<p style="text-align: justify">Sono sicuro che tutto questo suonerà perlomeno strano a quelli che si avventureranno a leggere questo articolo… ed infatti queste cose chi le conosce? Eppure, la domenica la Basilica è sempre piena e, quando arriva la festa del Santo, la processione (completa di statua portata a spalla e confraternite al seguito) raccoglie una massa imponente di popolo, con tanto di pubblica commozione e spintonamenti vari per accaparrarsi i santini e i rosari benedetti (e tutto questo nella metropoli del III millennio, alla faccia degli pseudointellettuali dai facili materialismi e dagli ancor più finti razionalismi).</p>
<p style="text-align: justify">Può sembrare una forma di culto di nicchia, un’interpretazione della fede riservata a pochi che si sono trovati a nascere in quel contesto (ed effettivamente lo è), ma personalmente ne vedo tutta la potenza, congiunta ad una perfetta ortodossia cattolica, e credo che queste cose debbano essere conosciute e propagandate.</p>
<p style="text-align: justify">CONCLUSIONI</p>
<p style="text-align: justify">La nostra religione, che già dal nuovo testamento offre una visione completa ed articolata della vita, terrestre come spirituale, si è poi sviluppata in un percorso di duemila anni accompagnata da generazioni e generazioni di teologi e di Pontefici che hanno scandagliato e statuito praticamente su tutti i più minimi dettagli che la storia e l’evoluzione delle società hanno offerto loro in questo percorso. Possiamo tranquillamente affermare, senza paura di essere smentiti, che il cristianesimo, specialmente nella confessione Cattolica, è probabilmente la religione più “completa” che esista. Sperando di non essere blasfemi o inopportuni nel fare la seguente affermazione, potremmo dire che il cattolicesimo è il più grande “supermarket” dello spirito che sia mai esistito.</p>
<p style="text-align: justify">E se ogni società ha valorizzato questo o quell’aspetto della dottrina la responsabilità non è del cattolicesimo in quanto tale, ma desume dalle “preferenze” che questa o quella società hanno accordato ai vari “articoli” presenti in catalogo.</p>
<p style="text-align: justify">E allora forse non è il cattolicesimo ad aver femminilizzato noi, ma siamo noi ad aver femminilizzato lui, o comunque ad averne “metabolizzato” e valorizzato proprio la parte più femminile e “Mariana”, e nel dire questo non voglio certo togliere nulla al culto mariano, che rappresenta… (e questa volta è proprio il caso di dirlo) l’altra metà del Cielo.</p>
<p style="text-align: justify">Ma questo rispetto per i culti mariani non ci impedisce di portare avanti &#8211; per quanto riguarda il modo di vivere la fede &#8211; la nostra personale impostazione, pur nella piena sintonia con il credo ed i dogmi cattolici.</p>
<p style="text-align: justify">E allora? …e allora… ITE AD JOSEPH, e rimaneteci.</p>
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		<title>“Vita” di Melania G. Mazzucco. Una caratteristica particolare del romanzo trascurata dalla critica</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 13:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[femminilizzazione della società]]></category>
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		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 10 novembre 2008
Ho avuto il piacere di leggere, quasi casualmente, il romanzo “Vita”, di Melania G. Mazzucco. Il libro, di qualche anno fa ma che vale sempre la pena di andarsi a comprare, tratta per l’appunto di Vita, figlia dell’emigrazione negli Stati Uniti di inizio novecento e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 10 novembre 2008</h6>
<p style="text-align: justify">Ho avuto il piacere di leggere, quasi casualmente, il romanzo “Vita”, di Melania G. Mazzucco. Il libro, di qualche anno fa ma che vale sempre la pena di andarsi a comprare, tratta per l’appunto di Vita, figlia dell’emigrazione negli Stati Uniti di inizio novecento e – sostanzialmente &#8211; delle vicende della famiglia Mazzucco da entrambe le sponde dell’oceano.</p>
<p style="text-align: justify"> La storia di Vita viene narrata in modo non lineare bensì secondo un procedimento affine al giallo, laddove tutti gli elementi del caso si compongono come in un mosaico narrato in una forma un po’ cubista tra flasback, ritorni al futuro, personaggi che entrano ed escono (ma svolgendo funzioni ben precise), eventi i cui legami e i cui significati si intravvedono soltanto con il proseguo della lettura.</p>
<p style="text-align: justify"> La penna della Mazzucco è agile e coinvolgente, l’approfondimento dei personaggi notevole e il procedimento narrativo descritto fa in modo di appassionare il lettore; il tutto immerso in una ricostruzione storica precisissima, assolutamente scientifica.</p>
<p style="text-align: justify"> L’aspetto inedito che però ho colto e che mi ha intrigato, dal nostro punto di vista, è la descrizione delle tra generazioni di maschi della famiglia, che secondo me ci restituisce una fotografia piuttosto precisa (che probabilmente la Mazzucco ha scattato senza volerlo e senza saperlo) della parabola del maschile nel novecento.</p>
<p style="text-align: justify"> Si comincia infatti con Agnello, padre di Vita, ed iniziatore del fenomeno migratorio da Tufo-Minturno (zona di origine dei Mazzucco). Agnello abbandona sua moglie per emigrare dopo un brevissimo matrimonio (la consorte tenterà variamente di raggiungerlo, ma senza successo) e negli Stati Uniti diviene il signore indiscusso della piccola comunità che vive nel suo appartamento, adattato a pensione per emigranti, e gestito dalla sua nuova compagna Lena. A ciò si affianca un piccolo negozio di frutta e verdura che costituisce il fiore all’occhiello e segno tangibile del “successo” americano di Agnello.</p>
<p style="text-align: justify"> Ma servono altre braccia, perché Lena non ce la fa (è anche incinta) e quindi Agnello chiama sua figlia Vita in America. La bambina, insieme al cuginetto Diamante si trova catapultata nel mondo spietato del nascente capitalismo americano, dove Agnello perde rapidamente la sua funzione di patriarca (proteggere e garantire) e la cui autorità, conseguentemente, si trasforma altrettanto rapidamente in autoritarismo.</p>
<p style="text-align: justify"> Agnello infatti è sempre più violento e tetro man mano che la sua esistenza gli sfugge di mano, ossia man mano che la nascente Mano Nera si appropria del suo negozio, un destino beffardo lo priva del suo “figlio americano” nonché di Lena, i servizi sociali gli sottraggono sua figlia Vita (evasione dell’obbligo scolastico con sospensione della patria potestà e pena detentiva per Agnello).</p>
<p style="text-align: justify"> In tutto questo, Diamante e Rocco, i giovani maschi della famiglia, sempre più rivolgono la loro attenzione verso la malavita italo-americana ed i suoi crescenti splendori. Avrà ancora lunga vita, Agnello, ma assisterà allo sfaldarsi inesorabilmente del suo mondo in un crescendo di violenze e fughe senza poter consegnare nulla alla successiva generazione, incarnata proprio da Rocco e Diamante, se non la fine dell’autorità paterna come era stata concepita nei secoli e millenni precedenti.</p>
<p style="text-align: justify"> Rocco e Diamante si trovano quindi di fronte alla vita senza più alcuna autorità di riferimento che non fosse la propria coscienza, che interpretano in maniera molto differente. Rocco è l’anima perduta, il cui scopo è semplicemente l’inseguimento dei beni materiali e il soddisfacimento degli istinti, assolutamente incapace di discernere il male dal bene, assolutamente dedito alla propria crescita nell’organizzazione di tipo mafioso a cui ha giurato fedeltà.</p>
<p style="text-align: justify"> Diamante, invece, dopo un primo approccio con la malavita al seguito di Rocco che ”adotta” come esempio e padre putativo, ancora adolescente fa una scelta di vita radicalmente diversa. Diamante è l’incarnazione del principio di sacro dovere spinto fino all’estremo limite del sacrificio personale. Nei lunghi anni di lavori umilissimo attraverso l’America, mai viene meno la sua fedeltà spirituale a Vita, con cui si è giurato amore, né Diamante riesce a migliorare, se non di poco, la sua condizione economica ed esistenziale in quanto è privo di ogni malizia ed astuzia, al punto di dover terminare la propria esistenza (tornato alla fine In Italia) in un modesto appartamento e svolgendo un altrettanto modesto impiego di usciere.</p>
<p style="text-align: justify"> Per quanto possano essere dissimili, questi due personaggi – scolpiti magistralmente dalla Mazzucco – rappresentano le due facce della stessa medaglia, ossia di un maschile che ha ormai perduto la connessione tra progettualità esistenziale e riferimenti morali, e laddove quindi la vita si riduce ad un edonismo ed un egoismo fini a se stessi (Rocco) oppure ad una dirittura morale ed uno spirito di sacrifico altrettanto fini a se stessi (Diamante). Sono figure drammatiche, figure che hanno ormai perso il contatto con le origine e l’energia dei Padri che li hanno preceduti e navigano a vista aggrappati a brandelli di passato con l’illusione di esser loro a tracciare una rotta.</p>
<p style="text-align: justify"> Si passa infine al Padre dell’autrice, Roberto Mazzucco, figlio di Diamante. Roberto è una figura fortemente crepuscolare, la cui caratteristica è lo smarrimento ed il fallimento, un uomo ossia che non soltanto ha perduto l’autorità di Agnello ma anche l’intraprendenza e la centratura di Diamante e Rocco. Pur avendo ambizioni artistiche, lavora alle ferrovie ed è inguaribilmente innamorato delle cause perse e delle intraprese impossibili, che neanche tenterà mai e che secondo me rappresenta il punto di arrivo della parabola discendente del maschile nel novecento: passando dal tramonto del patriarcato tradizionale (Agnello), ad una generazione di uomini (Diamante, Rocco) già sradicati dal loro passato e dalla loro progettualità esistenziale in continuità con i Padri, ma che da quel passato in qualche modo traevano ancora forza, per arrivare infine agli uomini – come Roberto &#8211; senza più passato e senza più energia e, conseguentemente, senza futuro (intendendosi per futuro una direzione autodeterminata).</p>
<p style="text-align: justify"> C’è una parte emblematica della vita di Roberto, quando ormai alla vigilia della morte crede di aver trovato (anche qui, inevitabilmente sbagliandosi) il luogo di origine ancestrale della propria famiglia: ed a mio avviso è una potente metafora dei nostri Padri (chi scrive ha circa l’età della Mazzucco), che cercavano senza sapere cosa e perché cercavano: ovviamente non trovando alcunché.</p>
<p style="text-align: justify"> Avverto una tenerezza infinita per questi nostri Padri, artisti alle ferrovie, intraprendenti da tavolino, arditi da salotto, cercatori di qualcosa che solo le generazioni successive di uomini sapranno trovare (spero). Roberto è una figura romantica e bellissima, ed è giusto che sia stato cantato da una donna, perché nessun uomo – specialmente della mia generazione &#8211; avrebbe potuto farlo senza essere spazzato via dallo struggimento.</p>
<p style="text-align: justify"> Confidando che questa e le future generazioni di uomini sapranno cosa e dove cercare.</p>
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