Avevo iniziato l’anno non senza una punta di pessimismo. Il 2009 infatti potrà essere ricordato a ragione come  una specie di annus horribilis per la questione maschile.

Dalla falsa emergenza stupri ed il conseguente incrudelimento del principio di inversione dell’onere della prova (si badi bene: non l’incrudelimento delle pene, che sarebbe anche condivisibile, ma dell’inversione dell’onere della prova), alle norme sullo stalking che, comportando l’allontanamento dai figli (ma che c’entrano?) si qualificano da sole come maldestro tentativo di sabotaggio dell’affido condiviso,   per finire con i vari scandali sessuali (da “papi” a Marrazzo)  che hanno dato inevitabilmente la stura alle solite dotte analisi psico – sociologiche tese inevitabilmente a sottolineare l’inadeguatezza e l’immoralità di questa metà del cielo… con tutto questo, si diceva, il 2009 è stata una unica interminabile via crucis.

Per questo non ero molto ottimista nell’iniziare l’anno.  Invece qualcosa si è mosso, qualcosa si sta muovendo.

C’è stato un evento importantissimo, che è stato il riconoscimento, da parte delle autorità, della situazione dei papà separati, con il varo di importanti iniziative per questi nuovi poveri la cui tristissima condizione è efficacemente stata ritratta dalla caritas (saranno mica maschilisti?),  dagli organismi di tutela sociale e ripresa dalla stampa nazionale, ma anche locale.

Questo è stato importante, a mio avviso, non soltanto per l’aspetto pratico, ma anche perché l’ho interpretato come il portato pubblico, evidente, sociale  di un inizio di cambio di mentalità, di una nuova temperie culturale che avanza, malgrado le resistenze formidabili che si stanno registrando per l’affido condiviso-bis.

E non credo di essere troppo ottimista, in questa mia interpretazione.    Ricordate l’orrido regolamento della British Airways (boicottatela, per carità) secondo cui un maschio adulto non può avere il posto assegnato accanto ad un minore perché potrebbe molestarlo?   Tempo addietro – se ne parla in questo articolo -   un signore (che tra l’altro si trovava in viaggio con tutta la famiglia)  ha osato finalmente incazzarsi di brutto di fronte al personale di bordo che lo invitava a cambiare posto.  Sappiamo che ha fatto causa alla compagnia;  noi ovviamente tifiamo per lui affinché possa avere congruo risarcimento per la pubblica quanto gratuita umiliazione che gli è stata inflitta, ma ci auguriamo – soprattutto – che sempre più maschi rifiutino di alzarsi in piedi.

Inizia poi –  finalmente - a serpeggiare presso la pubblica opinione il sospetto  che la violenza non sia un monopolio maschile, e qui vorrei pensare che ciò sia dovuto anche al nostro paziente lavoro di anni, su tutti i nostri siti e blog.

Le stesse rilevazioni del Ministero Pari Opportunità ci dicono che ormai un buon terzo degli stalker  sono donne: ma, dico io, se così stanno le cose, che aspetta allora cara Ministra Carfagna ad avviare la revisione di tutto il materiale informativo che produce il suo Ministero e che è ancora tarato su una posizione completamente monocorde?

Un terzo degli stalker, si diceva, e senza contare il sommerso, che per quanto riguarda i casi di violenza vera e propria sembrerebbe enormeSommerso che si tenta con i nostri poveri mezzi di far emergere: è partita recentemente la prima indagine statistica sulla violenza domestica agita ai danni di soggetti maschili, e cogliamo ancora l’occasione per invitare tutti a partecipare.  

 C’è stata sui giornali, ma soprattutto su “Il Giornale” (vedasi, per tutti questo articolo) un ritorno di fiamma (rectius: un INIZIO di fiamma) del dibattito sul ruolo maschile e paterno nelle questioni riproduttive: laddove si inzia a prendere coscienza a livello pubblico che un uomo,  benché regolarmente sposato e disponibile e pronto a prendersi qualsiasi responsabilità non ha alcuna voce nella decisione della sua compagna (decisione che per inciso andava a contraddire il “progetto di vita” deciso insieme)  di abortire.

Rispetto e mi commuovo di fronte al dramma di Marco, ma che se ne parli, se ne pari il più possibile: perché la paternità non è affezionarsi a qualcuno che ti cresce in casa, non è foraggiare i bisogni di un infante in seguito a quei pochi secondi di orgasmo,  non è sovrintendere economicamente ad una unità familiare di cui non fai sostanzialmente parte.

No. La paternità è carne e sangue come  è unione spirituale, è strumento di progresso personale e familiare:  e la cui progressiva sparizione,  semmai ce ne fosse ancora bisogno di dimostrarlo, è  semplicemente fonte di disastri personali e sociali.    

Uomini che prendono coscienza, che si interrogano, che osano parlare in pubblico: ed è senza dubbio notevole che anche la stampa, quella che conta, inizi a guardare in direzione di questa metà del cielo. Valga per tutti questo intrigantissimo corsivo, con il cui autore ci congratuliamo.

 Sono segnali, non esaltatevi, sono soltanto segnali.

Ma ci sono.

Carlo Zijno

none

Era già da tempo che navigavo sugli oceani di Internet con la mia agile caravella, che si chiamava MetroMaschile, registrata presso il porto di blogger.

I passeggeri aumentavano di giorno in giorno e fu così che ad un certo punto mi resi conto che avrei dovuto senza dubbio upgradarla.  In realtà, sognavo un galeone. Ma come fare?

Mi intrattenni per un po’ in questi problemi, studiando ogni possibile soluzione.

Poi capitai su questa vasta isola, ricca di potenzialità ma assolutamente deserta. Non misi tempo in mezzo: con l’aiuto di un notaio del continente – tale register SpA – la accatastai a mio nome, battezzandola proprio MetroMaschile, e provvidi ad importare le attrezzature adeguate per impiantare il cantiere navale: wordpress, database, interprete php… tutta roba buona, insomma, con cui mi misi a lavorare di buona lena.

A quel punto successe qualcosa di imprevisto: la vecchia ciurma del forum sulla questione maschile cominciò ad avere un po’ di grane al porto di forumfree dove risiedevano abitualmente. I ragazzi a volte un po’ pirati lo erano davvero, ma insomma si trattava di brava gente e perdipiù amici miei. Mi sforzai di pensare se potevo fare qualcosa.

Pensai che intanto potevo iniziare a mettere a disposizione quello che avevo. Feci un fischio e cominciarono ad arrivare sull’isola. Fu una trasmigrazione biblica, in cui si rese necessario approntare di tutto e di più per dare un minimo di funzionalità al nuovo agglomerato. Un sacco di gente lavorò gratis, anche di notte, anche nei festivi, ma alla fine mettemmo in piedi un bel borgo rivierasco con tutte le utility del caso.

Fu in quel periodo (intorno a settembre) che mi resi conto che questa poteva veramente essere la nostra isola indipendente e sovrana, e fu così che non mi feci pregare due volte quando alcuni amici, vedendo il mio cantiere navale e notando che funzionava bene, chiesero se potevano rinnovare i loro legni o vararne di nuovi.

Certamente, dissi. Fu così che iniziarono ad aggiungersi i blog, tuttora in via di implementazione, e si affacciò l’idea dell’aggregatore centrale in funzione di rivista telematica.

Una città portuale affacciata sul tempestoso mare di Internet ed in rapida espansione ha bisogno tuttavia di servizi e strutture adeguate, anche dal punto di vista estetico. Eccoci dunque a rinnovare completamente l’aspetto grafico ed i servizi della homepage…. e chissà quante altre cose nel prossimo futuro, perché le proposte e le idee non mancano ai fervidi (neo)abitanti dell’isola.

Lentamente ma inesorabilmente, poi, stiamo cominciando ad essere tracciati sulle rotte di google, indispensabile riferimento per i marinai di tutto il mondo.

A volte mi scopro a guardare l’orizzonte e a sognare questa nostra isola piena di grattacieli e costruzioni avveniristiche,  poi torno con i piedi per terra e mi dico che se anche rimanesse così come è sarebbe comunque una bella realizzazione, con cui abbiamo messo in piedi qualcosa che – almeno a mio giudizio – è utile ed interessante….

____________________

Ho voluto riassumere  in questo modo scherzoso e – spero – gradevole gli eventi degli ultimi tre mesi, ma effettivamente le cose sono andate proprio così: last but not least il cambio di template che potete vedere da oggi.

C’è di più, infatti, che una mera rivisitazione grafica. C’è l’inizio di una vera e propria rivista telematica che, ruotando attorno non più ad una specifica associazione o gruppo ma ad un aggregatore centrale alimentato dai blog di riferimento (sia interni alla piattaforma che, in qualche caso, anche esterni),  possa dare una panoramica informativa ed una occasione di dibattito a 360 gradi a chi sia interessato alle problematiche ed alle questioni maschili e della paternità.

Qualcosa che, sebbene nato in maniera “garibaldina”  finisce per riempire una nicchia ecologica sostanzialmente scoperta, e di cui si avvertiva – almeno nel nostro ambiente - la necessità.

Un punto d’incontro e di aggregazione, non pregiudizialmente schierato, ma pregiudizialmente multiforme, che oltre a produrre informazione fosse anche occasione di  dibattito e convivio.

L’obiettivo può sembrare alto, ma è in realtà già realizzato: lo è nel lavoro fatto in questi mesi, e per il quale ringrazio tutti, lo è per i livelli di frequentazione crescenti che stiamo rilevando.

Spero quindi che ci leggiate numerosi,  sapendo che qui troverete sempre un porto sicuro e ben attrezzato.

Benvenuti alla tortuga, gente!!!

none

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Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

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  • febbraio 2010. Siamo alle porte di una presa di coscienza collettiva per questa metà del cielo?

    Avevo iniziato l’anno non senza una punta di pessimismo. Il 2009 infatti potrà essere ricordato a ragione come  una specie di annus horribilis per la questione maschile.
    Dalla falsa emergenza stupri ed il conseguente incrudelimento del principio di inversione dell’onere della prova (si badi bene: non l’incrudelimento delle pene, che sarebbe anche condivisibile, ma dell’inversione dell’onere della prova), [...]

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  • Gennaio 2010. Benvenuti alla Tortuga

    Era già da tempo che navigavo sugli oceani di Internet con la mia agile caravella, che si chiamava MetroMaschile, registrata presso il porto di blogger.
    I passeggeri aumentavano di giorno in giorno e fu così che ad un certo punto mi resi conto che avrei dovuto senza dubbio upgradarla.  In realtà, sognavo un galeone. Ma come [...]

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