di Stefano C.  (militante MoMas)

Trattandosi di uno dei più grandi gruppi di distribuzione alimentare e commerciale, della mia Regione nonchè del paese, ed avendone tra l’altro, uno dei più grandi, a pochi passi da casa mia, mi trovo da sempre a frequentare gli Ipermercati di Coop, e fino ad ora, mai avevo notato l’adozione di politiche di demagogia femminista e anti-maschile, ad imitazione (se non quasi copiatura), di cattivi costumi d’oltre oceano, dove tali 

turpi iniziative, si vedono praticare già da alcuni decenni, ed hanno raggiunto il culmine della viltà, nel momento in cui si sono viste applicare nei confronti di inermi bambini, sin dalle scuole primarie ed in tenera età (basti citare le ormai celeberrime magliette della David & Goliath con la linea di prodotti “Boys are stupid” e le becere, ma spesso violente, immagini che ne accompagnano la grafica).

altre immagini correlate a questo link:

http://www.google.it/search?q=boys+are+stupid&hl=it&biw=1110&bih=648&prmd=imvns&source=lnms&tbm=isch&ei=ym-YTqSDBYPIhAf_uL2FBA&sa=X&oi=mode_link&ct=mode&cd=2&ved=0CBYQ_AUoAQ

Adesso, quasi come uno schiaffo, riportandomi la mente, subito al citato caso americano di cui avevo letto tempo fa, mi ha colpito, la grafica della campagna pubblicitaria di Coop foto: server internet per la spedizione di foto personali, album e raccolte da far sviluppare presso gli Ipermercati Coop, della quale si riporta di seguito una immagine molto significativa,che riproduce una magliettastampabile con il servizio Coop foto,

che seppur non arrivando ai livelli di violenza della citata ditta americana, incita comunque le bambine (tutte femmine infatti nelle immagini) all’odio e alla violenza, addirittura la maglietta le mostra con sguardo truce ed in mano pistole ed armi da fuoco e la scritta “Natural born killer” ossia “assassine nate” a chi si rivolge il messaggio ? A tutte le bambine e teen agers, ma anche a tutti i “maschietti” quasi a voler dire “altolà, cedete il passo  …altrimenti…bang!”, inutile dire che il contenuto è sia di violenza fisica che psicologica, come l’americana.

Il link diretto alla pagina di coop (può cambiare):  http://coop.miofotografo.it/it/stampa-foto-idee

ed in printscreen: https://picasaweb.google.com/lh/photo/TOrxF7GQdQDIka2xHldBEw?feat=directlink

Allarmato da questo cambiamento di rotta, faccio una verifica anche sugli altri link e le altre pagine di Coopfoto, e vedo che la musica non cambia affatto, e dopo aver visto e sondato, un po’ tutte le pagine ed i contenuti delle immagini pubblicitarie scelte, le somme che si tirano sono a dir poco allarmanti: i bambini maschi sono stati letteralmente cancellati, e dove ci sono, compaiono sullo sfondo o sfuocati (freccia rossa) dietro al primo piano o dettaglio sempre e solo di bimbe e di femmine.

link diretto sito (volatile):

http://coop.miofotografo.it/it/stampa-foto-idee/stampa-foto-digitali-la-scuola

printscreen (stabile):

https://picasaweb.google.com/112587961947893501739/Coopfoto#5662732763338902322

Ed ancora, anche in questa pagina, la bambina in dettaglio (più che in primo piano) il bambino sempre dietro, sfuocato e con un cappellino rosa:

link diretto sito (volatile):

http://coop.miofotografo.it/it/stampa-foto-idee/stampa-foto-digitali-carnevale

printscreen (stabile):

https://picasaweb.google.com/112587961947893501739/Coopfoto#5662732789723519634

Altro esempio a questi link:

le bimbe in primo piano e bimbi in fondo si riconoscono a malapena.

link diretto al sito (volatile):

http://coop.miofotografo.it/it/stampa-foto/sviluppo-foto

printscreen (stabile):

https://picasaweb.google.com/112587961947893501739/Coopfoto#5662732725789057074

Anche ove ogni tanto appaiono Uomini adulti (che nel contesto si presume siano i Papà) compaiono sempre in compagnia di figlie femmine e mai di bimbi, come a voler sottolineare: “il futuro dell’umanità è di sole femmine” e gli Uomini adulti che vi sono ancora oggi, assieme alle madri, sono in funzione alla crescita di sole figlie femmine !

link diretto al sito (volatile); sotto nel trafiletto:

http://coop.miofotografo.it/it/stampa-foto/stampa-poster

printscreen (stabile):

https://picasaweb.google.com/111993394089963167743/Coopfoto#5662697646962211218

e anche qui:

link diretto al sito (volatile):

http://coop.miofotografo.it/it/stampa-foto-idee/stampa-foto-digitali-compleanno

printscreen (stabile):

https://picasaweb.google.com/112587961947893501739/Coopfoto#5662732832704373554

Anche in questa pagina: chi è sempre in primissimo piano ? (nel disegno sulla tazza): la donna, chi si vede a malapena, di sbieco o in secondo piano: l’Uomo

link diretto al sito (volatile):

http://coop.miofotografo.it/it/stampa-foto-idee/stampa-foto-digitali-la-tua-casa

printscreen (stabile): https://picasaweb.google.com/112587961947893501739/Coopfoto#5662732744401136354

e altre, altre ed ancora altre……e l’antifona è sempre la stessa:

1) Addio al celibato (festa politicamente corretta con brindisi tra amici uomini) e donne ben distanti, grande attenzione a mettere quasi fuori dal campo la ragazza che compare sulla destra:

link diretto al sito (volatile):

http://coop.miofotografo.it/it/stampa-foto-idee/stampa-foto-digitali-addio-al-celibato

printscreen (stabile):

https://picasaweb.google.com/112587961947893501739/Coopfoto#5662732781500505634

2) Addio al nubilato (grande divertimento della ragazza, con Uomini in primo piano ed appiccicati, quasi a significare CORNA già preventive al matrimonio DEL FUTURO MARITO !!!) 

link diretto al sito (volatile):

http://coop.miofotografo.it/it/stampa-foto-idee/stampa-foto-digitali-addio-al-nubilato

printscreen (stabile):

https://picasaweb.google.com/112587961947893501739/Coopfoto#5662732783219911762

Le idee regalo di natale….

…..ma a riceverle solo bimbe:

link diretto al sito (volatile):

http://coop.miofotografo.it/it/stampa-foto-idee/stampa-foto-digitali-le-idee-regalo

printscreen (stabile):

https://picasaweb.google.com/112587961947893501739/Coopfoto#5662732768576567810

Scusate, provo un senso di soffocamento…

mi sento come in un corridoio troppo stretto, dove manca l’aria……..

mi devo riprendere un attimo…….

e mi sale alla mente, comprendendola pienamente,………. l’inquietante domanda di mio nipote di 9 anni, quando ha visto queste immagini: ma perché in quelle famiglie non c’è neanche un bimbo maschio ?

ALTRA PROBLEMATICA RILEVATA: la repentina e demenziale, esplosione di abbigliamento maschile di colore ROSA e FUCSIA.

Da circa un anno a questa parte, provo un profondo disagio nei visitare i reparti di abbigliamento maschile di Coop, per il fatto di vedere, in alcune bacheche o scaffali, anche un 50% e più, di capi di colore rosa e fucsia.

Ora, senza avere nulla contro ai due colori, la cosa che lascia sconcertati è l’improvvisa repentinità, con cui tali azioni vengono perpetrate e la totale autoreferenzialità di simili iniziative, dato che nessuno, sostanzialmente si è preoccupato/a di diomandare agli Uomini che sono i destinatari di tali capi,  CHE COSA DESIDERINO INDOSSARE E DI QUALE COLORE/I,  e false statistiche, falsi sondaggi a campione pagato e pre ordinato….lasciamole perdere !

Sappiamo bene però che i colori, come la semantica (linguaggio dei segni), la forma degli oggetti e anche dei capi di abbigliamento, un po’ tutto nella storia umana e delle sue civiltà (e non solo europea, occidentale e sue influenze, basti guardare ai costumi e riti di molte società primitive che sussistono ancor oggi, in Africa, Indonesia, Oceania) hanno da migliaia di anni, una differenziazione, non solo tra i sessi, ma per età , posizione sociale, ruolo religioso o laico, cariche istituzionali  ecc..ecc..

Non ostante certe persone, un tantino malate di mente, ossessionate e fanatiche dell’annullamento delle differenze tra i sessi, (cosa non possibile visto che è biologica), pagando (pseudo) scienziati per farne ricerche e studi mirati (ossia che devono cercare ad ogni costo di dimostrare quel risultato, dato già per scontato) e scrittori per scriverne insigni pubblicazioni, o riviste famose per pubblicarli, si sforzino di propagandare che tali differenze sono solo sovrastrutture sociali e sarebbero state indotte dal sesso maschile per “dominare” o “sottomettere” quello femminile.

E allo scopo si sono inventate persino una parola nuova, un vero nonsenso: “il genere” per permettere alle persone di alzarsi alla mattina e di  decidere di cambiare il “sesso sociale” (e non necessariamente quello biologico) come si decide quali scarpe o pantaloni indossare, senza considerare minimanente gli effetti sulla psiche (e poi di conseguenza a lungo termine, sul corpo, di una educazione così, ricevuta sin da bambini), o fregandosene, o addirittura promuovendolo, ma forse tutto questo è fatto, anche in questo caso, per riempire di soldi i chirurghi delle cliniche estetiche e per il cambio di sesso, che in USA proliferano come funghi.

Se è chiaro, più o meno tutti, a seconda del corpo biologico, che si ritrovano dalla nascità nell’ambito della salute, ma anche dell’igiene personale (perchè ghiandole differenti o aventi proprietà differenti, hanno peculiarità anche in quell’ambito) che le differenze tra i corpi e le fisiologie maschili e femminili, vi sono ! e parecchio !,  perchè deve essere combattuta, con così grande ferocia la differenziazione sessuale esterna, c’è sempre stata, in tutte le civiltà umane, vi è nei mammiferi (dimensione arti/corpo/testa, pelo, criniere, corna ecc…) , ed ha molti scopi concreti, ed importanti, ed è pure pericoloso che non vi sia:

…….pensate per esempio in una situazione di calamità incendio, esplosione, dove vi sono tanti feriti, e medici e chirurgi, che devono intervenire su ferite enormi in varie parti del corpo, vi immaginate, se non si riuscisse più a capire, se una vittima priva di sensi e grondante sangue, è maschio o femmina (soprattutto nei giovani) e quale fisiologia ed organi interni ha, in un momento dove bisogna intervenire in secondi di tempo ?

Secondo Voi perchè i medici chiedono il sesso dei pazienti quando fanno dei test, quando assegnano una dieta, ecc… e c’è scritto anche sulla tessera sanitaria ?

Ma qual’è poi il senso e lo scopo, di tutto questo ? fare vedere che facendo così, tu quando ti vesti, ed esci per strada ,sei politicamente corretto, pulito e favorevole alla lotta contro le discriminazioni ?, non sara forse che l’esibizionismo e “cultura della manifestazione “ ha dato di volta il cervello a tutti ?

Non sarebbe più semplice ed efficace combattere la discriminazione sessuale laddove si manifesta, di volta in volta, PUR RESTANDO UOMINI e DONNE  ! ED ABBATTERE FINALMENTE L’INSULSO CONCETTO DI GENERE inventato dal nulla da qualche psicologo/a divorati dall’ambizione, ed in cerca di successo e denaro facili !

Il culmine di questa escalation (e forse lo scopo ultimo di queste politiche psicopatiche) sarà che “dopo domani” visitando il reparto di abbigliamento di Coop, non vi sarà più la differenziazione tra moda maschile e femminile (come da sempre, e ci sarebbe davvero da chiedersi QUALE MALE, questo abbia potuto fare alla società)  ma un unico reparto uni-sex  creato però, dall’alto del potere su un modello di corpo androgino femminile e per le esigenze solo di quel tipo di categoria umana, e relativi gusti, e il tutto dovrà piacere o andar-bene pure ai maschi…..a dimenticavo, vi sarà un reparto differenziato, ma SOLO UNO, quello riservato esclusivamente alla donna macia (o mascolina) con mimetiche, anfibi, borchie, ma potranno comprarvi solo le donne, con esclusione (per legge, pena il carcere) degli uomini, e se vi compreranno, saranno immediatamente accusati di stupro semantico con aggravente di atteggiamento mirato alla discriminazione sessuale contro la donna, ogni uomo dovrà andare in giro vestito con almeno un capo rosa obbligatorio, per festeggiare tutti e trecentossessantacinque i giorni dell’anno, la festa della donna.

Questo periodo era volutamente sarcastico e provocatorio, ma da Uomo, e spero anche con funzione di risveglio dal torpore di tanti altri Uomini, dico CHE NON CI STO, e che siamo NOI a doverci riappropriare, di dire ciò che desideriamo, come vogliamo essere, come vogliamo vestirci, e perchè no, (visto che siamo diversi) come vogliamo distinguerci dalla donna, senza per questo sentirci politicamente scorretti o accusabili di discriminazione, e soprattutto SENZA FARCI INTIMIDIRE dalle loro aggressioni quotidiane, ed invenzioni, su come dobbiamo essere o diventare, su cosa sia bene o male, e forse su quest’ultimo concetto, siamo sempre stati più coerenti.  (visto che dalla loro parte se ne vedono davvero di “tutti i colori”, ed attacchi sempre più diretti e sempre più impuniti, e per loro conto, ciò che è bene oggi, non sembra bene domani, ma potrebbe ridiventarlo domani l’altro o persino nel pomeriggio, se passa il mal di testa).

PER TUTTE LE RAGIONI MENZIONATE, pensando anche di dare un esempio, e che è ora che gli Uomini comincino ad agire e smettere di farsi manipolare, mi sono mosso a scrivere una mail di lamentela a Coop, che riporto di seguito, e la risposta inoltratami qualche giorno dopo:

———- Messaggio inoltrato ———-
Data: 21 settembre 2011 14:57
Oggetto: A COOP ESTENSE: Perchè anche Voi in QUESTE “POLITICHE” ??
A: filodiretto@estense.coop.it

Buongiorno,

desidererei veramente capire in qualità di socio ormai da parecchi anni, e cliente da decenni  (sia il sottoscritto che alcuni famigliari), perchè anche Coop-Estense da un po’ di tempo a questa parte, abbia cominciato a fare a livello mediatico e pubblicitario torve politiche discriminatorie di promozione di un genere a scapito dell’altro.

E dico “anche” in parte perchè sui media televisivi, e relative pubblicità, non se ne può veramente più di assistere a reiterati modelli derisivi, umilianti e demascolinizzanti, passando praticamente da un estremo all’altro in poco più di un anno, in parte, perchè in passato, ho sempre visto la Coop impegnata non solo nel sociale,  ma starsene rigorosamente fuori dalle posizioni pubblicitare o ideologiche più estremiste e provocatorie,  anche se sostenute da ONG internazionali (come ONU, UNESCO e loro divisioni),  che a tutt’oggi hanno però perso molta credibilità,  per gli enormi dubbi, sulla correttezza di alcune politiche di ingegneria sociale,  attuate principalmente in “altre nazioni”,  e che non hanno avuto esattamente effetti benefici (in particolare in merito a tensioni e conflitti sociali), e nemmeno dal punto di vista economico.

Quello che ho sempre visto da parte di Coop è effettuare una politica propria,  basata (almeno a livello visivo e semantico) sul totale equilibrio e mancanza di posizioni o prese di posizione esplicite, legate ai “clamor” di vicende politiche nazionali o internazionali.

Andando al concreto; 

precisamente:

1)  Non si capisce, per quale ragione (da un anno o poco più a questa parte) nelle campagne pubblicitarie che ritraggono gruppi o situazioni famigliari “tipo” (es. Album di Coop-foto),  Coop Estense abbia escluso quasi completamente le figure maschili (padri, e figli di sesso maschile)  ritraendo al 90% solo immagini femminili di mamme e bambine, quasi come a significare che i bambini di sesso maschile non c’entrano più nulla con il futuro.

2)   Esprimo il mio disagio nel visitare i reparti di abbigliamento maschile,  e di vedere, fatto mai visto nelle annualità precedenti quasi il 50% di capi recanti colori rosa e fucsia,  la cosa che vorrei capire veramente è questa: 

Chi impone queste politiche dall’alto ? 

E’ forse stata consultata la maggioranza degli uomini, in merito a quali colori preferiscano vestire ? Certe imposizioni di politiche “demascolinizzanti” o più propriamente di “aggressione psicologica”  come in parte ho gia scritto sopra, sembrerebbero dettate o da “pura stupidità”  o da “succube imitazione” di politiche ONU o made in USA, ma che se si guarda bene sia da un punto di vista sociale che economico, non hanno prodotto esattamente benessere.

Francamente, da cittadino pretendo in maniera assoluta, di decidere come e con quali colori voglio vestirmi, di essere totalmente rispettato per questo, ed anche la mia scelta, e gradirei che mio nipote guardando le pubblicità on-line del servizio Coop-foto non dicesse:

“ma perché in quelle famiglie non c’è neanche un bimbo maschio ?”

O forse dobbiamo credere che non vi sia rimasto, più nulla di democratico, neanche in questa Regione ?

Anche visivamente, a parte “qualcuno” ma in fortissima minoranza, continuo a vedere la popolazione maschile (parenti, colleghi di lavoro, vicini di casa, persone che incontro per casa ecc..) scegliere colori e capi di abbigliamento in prevalenza di “altri colori”  e mai o “quasi mai” rosa o fucsia,  ma vedo invece,  molto “tradizionale” o “classico” (anche la moda maschile di Armani o di altri grandi stilisti esprime questo), e un esercizio commerciale serio e oculato nelle scelte (anche da un punto di vista economico)  dovrebbe contenere  la specularità di questa situazione, altrimenti diventa una imposizione intollerabile.

Voler attribuire a questi due colori un significato “politico o ideologico” o “di lotta” non di una parte del genere umano per autoaffermarsi,  ma per colpire invece la controparte, rappresenta questo stesso atteggiamento, una posizione di “stupidità inconcepibile” e “controproducente” a tal punto da sospettare fortemente, che i pochissimi che girano,  indossando capi di questi colori siano persone “abusate” oggetto di “plagio”  o “insistenti pressioni psicologiche” di compagne, colleghe o altre che vengono accontentate per stanchezza o desistenza, o l’impatto visivo delle stesse campagne pubblicitarie, ma si potrebbe pensare pure che siano organizzati e pagati.

Non tiriamo fuori per favore, studi o indagini conoscitive o di mercato, fasulle o alterate (che vanno tanto di moda),  perchè sia negli altri negozi di moda maschile, della galleria, che negli altri store, negozi esterni io tutto quel rosa e fucsia, continuo a non vederlo affatto !

Queste politiche non fanno parte della cultura di “questa Regione” che è sempre stata impostata, anche nelle amministrazioni locali, su posizioni realmente “politicamente corrette” nel vero significato di tale termine: ossia senza discriminazione di nessuna sorta o programmazioni decise “a tavolino” di manipolazione della vita e di come “devono essere” le persone sin dalle più piccole loro cose, sembrano molto di più “introdotte o copiate” da altri paesi “oltreoceano”che oltretutto Coop Estense in passato non ha mai copiato, ma anzi, altrimenti non esisterebbe nemmeno l’esperienza della cooperazione.

Certe politiche di annullamento, modificazione o reset psicologico, su vasta scala,  non solo sono terribilmente inquietanti, ma veramente si fatica a vedere quali effetti positivi possano produrre a lungo termine, se non gravi tensioni, e quale necessità vi sia, soprattutto in Coop ove si potrebbe tornare indietro un decennio e si farebbe davvero fatica a vedere, sia nelle campagne pubblicitarie, che a livello mediatico, nulla che non fosse quantomeno neutro, distaccato e paritetico nel rapporto tra generi, almeno io ho visto sempre questo, ma è anche limpressione delle componenti femminili della mia famiglia.

Ricordiamoci tutti, che colpire “il vicino di scrivania”, per un ingiusto rimprovero che si è subito dal proprio capoufficio, non serve proprio a niente, anzi è distruttivo, fermiamo l’apologia dell’odio !

Ma forse il problema è il non obbligo al pareggio di bilancio, o agevolazioni fiscali eccessive, che favoriscono lo spreco di danari per queste politiche ideologiche, e lo dico da cliente che ha sempre sostenuto queste agevolazioni attribuite dallo Stato alla cooperazione, quando questi risparmi ritornavano mediante politiche di beneficio positivo al consumatore,  in ogni aspetto, non solo economico, ma anche di rispetto, dignità e di salute (fisica ed anche psicologica), e badate bene che non vi sono aspetti, meno importanti o che si possono tralasciare.

In questo momento che la cooperativa subisce attacchi pure su altri fronti e su altre questioni, voler addirittura minare dall’interno la fiducia e il sostegno dei consumatori (o di una parte molto consistente) per fare a tutti i costi queste politiche, è veramente paradossale ! 

“se incontri un passante e gli sferri un calcio, forse se ti va bene non reagisce, ma amico non te lo fai di sicuro, e nemico, è quasi certo che lo diventi” 

Concludendo, francamente, per le ragioni suddette, se non vi sarà nelle future politiche mediatiche e pubblicitarie, ed anche nell’offerta, un’arresto o un cambiamento di rotta, tornando al fair-play precedente, personalmente, sto pensando seriamente di non continuare a dare il mio sostegno di socio alla cooperativa, e di essere ancora cliente, cominciando ad interessarmi e ad aderire, a qualche gruppo concorrenziale, e di fare quanto possibile per evincerne: famigliari, parenti, conoscenti ed amici.

Distinti Saluti.

Stefano C. – Modena

———- Messaggio di risposta  ———-

da       HDA Filo Diretto Coop Estense HDA.Soci@sede.estense.coop.it

data    23 settembre 2011 15:19

oggetto  Filo diretto Coop Estense

Spett.le Sig —

la ringraziamo del contributo che abbiamo girato al responsabile delle collezioni e dell’assortimento dell’abbigliamento presso la nostra centrale nazionale.

Cordiali saluti

Se—- G——

Resp Filo Diretto

Coop Estense

filodiretto@estense.coop.it

 

CONCLUSIONI

La risposta dei responsabili di Coop, come si vede, è talmente evasiva e di circostanza, che avrebbe fatto loro più onore, probabilmente il silenzio, anche perchè, le buone intenzioni profuse in quelle due righe, si perderanno probabilmente nei meandri delle burocrazie del colosso.

In realtà queste due righe, qualcosa lo dicono, per omissione: rappresentano infatti una volontà di scansare l’aspetto principale, perchè riferendosi solo alla parte della problematica sollevata, meno spinosa, (diffusione del rosa, nell’abbigliamento maschile), omettono volutamente la parte più imbarazzante e delicata: quella riferita alla cancellazione dei bimbi maschi e maschi in generale (che è palese a chiunque visiti il sito di Coopfoto) e dell’adozione di immagini di bambine violente/aggressive in stile USA.

Francamente che in l’Italia, con la sua consolidata saggezza e saper vivere, sempre dimostrata a protezione di certi valori che sembravano intoccabili, soprattuto quando vi erano di mezzo i bambini, ed in una cooperativa come la Coop che del fair-play ed assistenza al consumatore aveva fatto un cavallo di battaglia (a rammentare iniziative come “soddisfatti o rimborsati” o le campagne di sconti) si cadesse nell’imitazione di politiche BARBARE fatte da ditte avide e senza scrupoli, come queste, se me lo avessero detto, anche solo dieci anni fa, ci avrei riso sopra, e ancora adesso stento a credere a quello che vedo, ma probabilmente anche da noi questo è il frutto della disgregazione della famiglia, voluta e cercata dalla strategia dell’odio delle ideologie femministe.

Queste politiche attuate sulla base, del solito meccanismo di pensiero femminista “della rappresaglia”  e in merito, non può non essere sospetto, il sostanziale loro inizio (almeno per quanto ho potuto rilevare visivamente) subito dopo le iniziative del movimento “se non ora quando” cioè, in pratica una ennesima mascheratura di femminismo radicale, che accomuna e rende legittimo qualsiasi comportamento (buono o cattivo, dispettoso o anche criminale ed immorale) fatto da una donna (il celeberrimo slogan “bigotta, mignotta unite nella lotta”) ….

….robe già viste e straviste in occidente da almeno un trentennio e che agiscono meccanicamente sempre nello stesso modo, cercare col microscopio, e trovare a tutti i costi velate discriminazioni contro la donna, per poi rilanciare con rappresaglia ed una escalation di 10 a 1, in una logica di muro contro muro, acutizzando il conflitto tra i sessi, anzichè risolverlo e facendo lievitare esponenzialmente la misoginia, con annesse e connesse reazioni.

Ma forse anche questo è voluto, ed è uno dei tanti calcoli e crudeli cinismi, nella moltitudine di sacrifici umani, sull’altare avido di sangue e denaro, di queste lobby perverse, ottuse, egoiste e vili,

salvo poi sfruttare gli isolati casi di raptus o follia, scaturiti dall’odio dilagante nelle realtà o storie di vita più difficili,  per gonfiare statistiche, da usare con grande speculazione, in funzione di un empowering femminile “a tutti i costi”, disordinato ed incontrollabile, senza uno scopo e/o un futuro sostenibile per l’umanità, ed i bimbi di domani, nemmeno quelli di sesso femminile, e nemmeno se saranno in maggioranza.

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di Igor Vaudano

Con la recente  manovra è tornata in auge l’annosa questione dell’età pensionabile delle donne, che verrebbe elevata a 65 anni, parificandola a quella degli uomini.

È interessante a tale proposito l’intervista fatta da Flavia Amabile, giornalista de La Stampa, pubblicata il 7/9, alla Prof.sa Elsa Fornero, docente di Economia all’Università di Torino e direttore del Cerp, uno dei primi centri in Europa specificamente dedicato allo studio dell’economia delle pensioni, nonché membro del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo.

Interessante perché si confrontano sull’argomento due donne: una, docente universitaria di estrazione liberale, con un curriculum professionale di primissimo grado; l’altra, giornalista nota per i suoi articoli “dalla parte delle donne” su pari opportunità, violenze, prostituzione, etc.

Pacate e razionali le risposte della prima (“giusto equiparare il trattamento tra uomini e donne; non devono esistere differenze”; “non è con la politica delle compensazioni e delle caramelle elargite in dono che si risolve il problema ma con l’equiparazione effettiva in tutti i campi; se si accettano le disparità non si può pretendere uguaglianza di trattamento”) quanto provocatorie e retoriche le domande della seconda (“facile agire sulle donne”; “le donne guadagnano di meno, solo in rarissimi casi arrivano ai livelli di carriera degli uomini e lavorano sempre e comunque due volte di più”, etc).

Quest’ultima diventa disarmante  quando prova ad  incalzare l’economista: “Ma l’equiparazione non arriva mai. Che fine hanno fatto i fondi per asili nido e altro per le famiglie che dovevano arrivare dai risparmi dell’allungamento della pensione per le donne del pubblico impiego”? Domanda alla quale l’intervistata non può far altro che rispondere che la commissione creata per occuparsene, di cui faceva parte, non è mai stata convocata, e che il governo aveva deciso di spendere i soldi in altro modo. Da parte della giornalista, un volo pindarico a dir poco ardito.

In realtà tale spirito da crociata meriterebbe miglior causa.

Con il sistema ormai in vigore, quello contibutivo, l’entità della pensione percepita è proporzionale a quella dei contributi versati, a sua volta legati al livello delle retribuzioni percepite nella vita lavorativa nonché della durata della stessa.

Ciò rende il dibattito ozioso: il mantenimento delle attuali regole, che prevedono un’età pensionabile più bassa per le donne (60 anni contro 65), rappresenterebbe un vantaggio solo apparente per le donne, che sì, inizierebbero a percepire prima la pensione, ma sarebbero matematicamente condannate a percepire un assegno sempre inferiore rispetto al collega coetaneo maschio, con pari retribuzione ed andamento di carriera, andato in pensione 5 anni dopo.

Senza considerare che, ormai da decenni, la speranza di vita delle donne è maggiore di quella degli uomini (oggi è di 79,1 anni per gli uomini e 84,3 per le donne): dato che, giustamente, l’entità degli assegni previdenziali è commisurata anche alla speranza di vita, se ne deduce che, per poter beneficiare di un assegno pari a quello dell’uomo “equivalente”, una donna dovrebbe andare in pensione…  5 anni dopo, non 5 anni prima!

Igor Vaudano

4 com
articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 19 maggio 2009

Torniamo sull’argomento dell’economia antifamiliare ed antipaterna, già affrontato nei post taggati “economia”, dove avevamo visto – analizzando la struttura dei consumi – che il sistema economico per poter sussistere abbisogna di una società di single.

Avevamo trattato il tema anche nell’ultimo post della serie, , dove avevamo visto che in realtà il sistema crea a questo scopo una serie di bisogni assolutamente artificiali che determinano altresì, per come sono strutturati (produzione di beni non durevoli, ossia l’usa e getta), l’autodistruzione del capitale stesso (per chi non lo sapesse, il capitale non è costituito dai soldi, ma dai beni).

Che tale configurazione dell’economia moderna sia antifamiliare, ce lo dimostrano – e più di tanti indici economici – notizie crude come quella, recente, di fonte Caritas, secondo cui l’afflusso di disperati alla mensa dei poveri è costituito guarda caso proprio da famiglie e perlopiù monoreddito, ossia la tipica fattispecie di famiglia tradizionale.

Come tuttavia la sociologia e la psicologia sociale ci ha insegnato già da tempo, la struttura ed il funzionamento dell’economia hanno un potente impatto sulla mentalità sociale e sui punti di vista condivisi.

Già nell’ultimo articolo pubblicato Cesare Brivio ci aveva mostrato come la civiltà delle multinazionali e del consumo di massa ha determinato un certo tipo di femminismo, con l’elaborazione del concetto di uoma (la donna uomo) ma, a mio avviso, se riflettiamo sugli assunti di cui sopra, stiamo andando ad una fase assolutamente ulteriore: che prevede la distruzione finale della famiglia, dei legami personali, genitoriali e parentali creando una società assolutamente atomizzata di individui che, potendo accedere soltanto a beni non durevoli (di consumo e non di consumo che siano), risulteranno in stato di assoluta dipendenza. In questo modo la replica del ciclo di produzione – distruzione – nuova produzione sarà assicurata a tempo indeterminato e senza possibilità di uscita.

Tale sistema economico sta modellando su se stesso la società, incoraggiando e sostenendo tutta una serie di elaborazioni teoriche e situazioni pratiche conseguenti e finalizzate all’atomizzazione sociale e personale.

Dopo la distruzione del Padre, infatti, stiamo assistendo alla distruzione della Madre: è di questi giorni la notizia dell’utilizzo, anche da parte di coppie italiane, dell’utero in affitto e la notizia della realizzazione dell’utero artificiale. Non soltanto, ma è stato reso possibile un aborto selettivo “on demand” perché le caratteristiche del nascituro non erano gradite (il nascituro era di sesso femminile mentre la madre voleva un maschio). E tanto altro…

Queste “evoluzioni” presuppongono la totale scomparsa del concetto di legame personale e sacro per un ordine deontologico superiore che vede semplicemente il numero e la “qualità” dei futuri consumatori – dipendenti: che saranno tutti belli, forti, non si ammaleranno mai e non avranno altri legami al mondo che non siano quello con il sistema – mamma. In altri termini, qualcosa di assolutamente paragonabile al NAZISMO.

Nessuno – in sede politica – sente realmente il bisogno di interrompere la spirale viziosa: il sentire comune ha infatti già elaborato teorie e punti di vista a supporto del trend economico, e la politica (che del sentire comune si nutre, basandosi sui grandi numeri) conseguentemente tace.

Il problema è che lasciando che il sistema continui a funzionare nel modo attuale, con la progressiva e sistematica distruzione del capitale e dei rapporti familiari, le conseguenze a lunga scadenza saranno ben peggiori dell’attuale crisi.

Un ritorno alla famiglia comporterebbe comunque una forte ristrutturazione economica; detto in italiano corrente, si tratterebbe di aggravare (almeno temporaneamente) la crisi già in atto, considerato che il sistema industriale si basa – come dicevamo – sui consumi usa e getta dei singles.

Con questi presupposti, cosa fare? Io sono dell’idea di cominciare a gettare dei granelli nella ruota dentata del postconsumismo. Come dicevo nell’altro post, infatti, la vera rivolta si fa con il portafogli in mano. Iniziamo, ad esempio, a rifiutarci di comprare merci usa e getta e rifutiamo il consumismo. Alla lunga, qualcosa dovrà succedere.

C’è chi ha razionalizzato e teorizzato tutto questo anche in altra forma e partendo da altri presupposti. Il riferimento è a Serge Latouche, autore del libro “Teoria della Decrescita felice”.

La scelta del titolo a mio avviso non è delle più felici, perché può sembrare che Latouche ci voglia portare verso una sorta di sottosviluppo programmato: in realtà, non è affatto così. Io direi, piuttosto, che trattasi di una sorta di reindirizzamento del capitale, degli investimenti e dei consumi verso forme di produzione più stabili e durature nel tempo, il che sarebbe perfettamente coerente con i nostri discorsi.

Ce la farà Serge a influenzare l’opinione pubblica europea? Non lo sappiamo; per il momento vi offriamo il link al movimento che sulle sue teorie è recentemente nato. E buona lettura

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 5 febbraio 2009

Leggo, sull’edizione di ieri del “Corriere della Sera” di un Padre che, molti anni fa, messo di fronte al tritacarne della trimurti separazione – divorzio – affido ha preferito prendere i suoi due bambini e scomparire in una foresta, dove i tre hanno vissuto felicemente per dieci anni facendo gli allevatori di bestiame in una casa auto costruita e corredata da utilities altrettanto auto costruite ed autogestite (pannelli solari, pozzo dell’acqua, etc.).

Dopo dieci lunghi anni, si diceva, questa famiglia di fuggiaschi è stata rintracciata. Il Padre in questione è stato ovviamente messo in prigione per ratto di minore, mentre i bambini (ormai adulti) hanno dichiarato che la loro intenzione è comunque quella di continuare a vivere esattamente come in questi dieci anni.

Condivido in pieno che questo Padre sia stato arrestato, perché esso non rappresenta altro che l’equivalente maschile di quelle donne che sottraggono i figli dal rapporto con il Padre e pertanto, nella stessa misura in cui condanno queste ultime, condanno anche il Padre in questione.

Si faccia la galera che gli spetta, quindi, ma in tutto questo – siccome non è il primo caso del genere di cui giunga notizia – volevo proporre la seguente riflessione: a mio avviso, il disagio di questo e di altri Padri non è legato soltanto alle problematiche derivanti dalla citata trimurti separazione – divorzio – affido, ma investe una sfera più generale. Altrimenti non si spiegherebbe la scelta che ha fatto: le cronache criminali sono infatti letteralmente piene di gente che viene beccata a vivere in clandestinità nelle città o nei centri abitati. E, quindi, perché dare nell’occhio andandosene in campagna a costruire case abusive e pannelli solari?

Il malessere che è in ballo, in realtà, è legato ad un ormai insostenibile esproprio dalle funzioni fondamentali dell’essere umano ad opera di un sistema innaturalmente addomesticante.

Viviamo immersi in un sistema di bisogni artificiali, creati ad arte, le nostre energie non sono più indirizzate verso il soddisfacimento di naturali necessità ed aspirazioni, ma a correre dietro incessantemente a cose che rappresentano la nullità esistenziale ed economica e che però il sistema ci mette di fronte a ritmo continuo, senza che neanche ce ne accorgiamo. E quando parlo del “sistema”, parlo in realtà di quella sorta di “matrix” sociale che ci tiene sotto controllo facendo in modo da espropriarci delle nostre energie, dei nostri soldi e della nostra volontà utilizzando un insieme di convenzioni culturali e di strumenti economico-giuridici, a cominciare proprio da quella trimurti separazione – divorzio – affido che per il sistema è un grandioso affare, come anche avevo sottolineato in questo post. In altri termini, ci muoviamo in questa società come una massa di drogati sotto un potente allucinogeno, che però non sappiamo di aver assunto. Ci troviamo perennemente sotto scacco, completamente legati da situazioni economiche, giuridiche e sociali che non hanno alcuna funzione utile per gli individui (se non che apparentemente) ma servono bensì a tenerci sotto controllo disegnando un preciso “profilo” di consumatore (vedi qui anche in questo caso).

E questa, si badi bene, non è la solita generica filippica contro il consumismo o contro il capitalismo: perché vi dico in tutta sincerità che se ho voglia di comprarmi un qualche costoso giocattolo (tipo una tv da 42 pollici), lo faccio senza pensarci due volte (portafogli permettendo).

E non si tratta neanche di una generica aspirazione ad un vago “ritorno alla natura”, perché vi garantisco, con altrettanta sincerità, che non ho nessuna voglia di rinunciare alle (cospicue) comodità di casa mia.

Il bello è, a mio avviso, che ribellarsi a questa società mammesca creatrice di bisogni (e loro soddisfacitrice, previa rinuncia alla libertà), non comporta alcun tipo di sacrificio, anzi può provocare arricchimento (anche materiale) e ve ne spiego anche i motivi.

Facciamo degli esempi pratici. Delle banalità, immediatamente comprensibili. Ognuno di noi è collegato, in casa propria, alla rete elettrica. Secondo voi, quanto ne abbiamo bisogno? Ragioniamo. Tutte le utilities che abbiamo in casa (dalle lampadine a basso consumo, ai telefonini, ai computer) in realtà funzionano a 12 – 24 volts. Per alimentare tutto questo sarebbe sufficiente un pannello solare (anche piccolo) attaccato ad una batteria di camion. Rapido. Pulito. Indolore. Gli unici elettrodomestici per i quali serve oggettivamente il 220 volts, sono il frigo e la lavatrice: ma sono sicuro che, se un tecnico di buona volontà si mette a studiare il problema, riesce a far funzionare anche questi a 24 volts o con sistemi alternativi.

Allora, con queste premesse, continuate a ritenere così indispensabile stare attaccati alla mammella dell’ENEL con tutto il suo portato di spese per costi di allacciamento, accise, canoni, IVA… e chi più ne ha più ne metta? O, forse, come ritengo io, non vi serve a nulla ma ve lo hanno solo fatto credere?

Altro esempio, altro capitolo. “Il metano vi dà una mano”. Ve la ricordate questa pubblicità, che furoreggiava negli anni 80-90? Bene, qualsiasi tecnico serio vi dirà che le caldaie, tra tutte le macchine termiche, sono quelle più inefficienti: le migliori, quelle di ultima generazione, arrivano al massimo al 30% di efficienza. Ciò vuol dire che su 100 calorie prodotte dalla macchina, soltanto 30 (al massimo) finiscono in casa vostra, le altre se ne vanno in cielo. Orbene, vi sconvolgerebbe sapere, a questo proposito, che una banale stufa a legna ben organizzata può arrivare tranquillamente ad 80-90% di efficienza? E che se casa nostra è adeguatamente ristrutturata non ci sarebbe neanche bisogno di accenderla troppo spesso?

Allora, siamo ancora convinti che il metano ci dà una mano, considerato che il 70% se ne va in cielo e che questo spreco ce lo paghiamo noi (ivi compresi i soliti canoni, accise, IVA, e tutte le altre cazzate che si sono inventati per tenerci sotto botta)?

Gli esempi potrebbero continuare, ma sento già l’obiezione: non è possibile mandare “a legna” e a pannelli solari i condomini delle nostre città. Questo è verissimo. Ma è un’obiezione che mi introduce ad un’altra domanda: ci servono davvero i grandi condomini delle nostre città? O, piuttosto, tra caterve di spese per gestione, manutenzione, assicurazione, ascensore e chi più ne ha più ne metta non sono anch’essi delle trappole? Sostituire i condomini con gruppi di villette comporterebbe certamente una maggiore occupazione di territorio, ma sarebbe un territorio “produttivo” in termini di energia (legna, pannelli solari) e quindi non sprecato.

Passare ad un sistema di vita del genere, chiudendo la porta in faccia a queste finte utilità (in realtà strumenti ricattatori ed allucinogeni) non comporterebbe poi alcun impoverimento ma anzi un arricchimento, non solo umano bensì anche materiale in quanto le nostre energie (ed i nostri soldi) potrebbero essere impiegati altrimenti (magari a comperare la famosa TV da 42 pollici) che non a foraggiare questo spreco di massa utile soltanto a tenerci come schiavi sotto ricatto, incapaci di gestire realmente le nostre vite e perciò mansueti. Pensate alla caterva di bollette, avvisi, raccomandate a/r che vi piombano in casa continuamente. E’ solo paccottiglia, non vi servono. Servono a qualcun altro, interessato – più che al vostro portafogli – a fare in modo di tenervi perennemente occupati e (soprattutto) pre-occupati. Sennò pensate, sennò decidete.

Pensate allo scandalo della raccolta dell’immondizia. Paghiamo delle cospicue tasse per questo servizio, mentre dovrebbero essere loro a pagare noi perché gli cediamo a titolo gratuito delle materie prime (vetro, metalli, etc.) di nostra proprietà. E invece paghiamo, e ve la fanno anche pesare.

Ci sarebbe da dire: signori, da domani i rifiuti alimentari li brucio nella mia stufa, mentre invece carta, metalli e vetro me li vendo (è fattibile, queste materie hanno un prezzo). Conseguentemente, non pagherò più la tassa di smaltimento dei rifiuti, perché come vedete me li smaltisco da me. Rifiutarsi di pagare questa tassa però non è possibile ed il risultato è che io non ho nessun incentivo a fare la raccolta differenziata. Perché dovrei, in fin dei conti? Appellarsi al senso civico per me non basta, perché a mio modo di vedere è lo stato che deve dimostrare per primo di avere senso civico nei confronti dei cittadini, e non mi risulta che ciò accada. E, comunque, non c’è senso civico che tenga (e ci mancherebbe altro) quando io pago per non ottenere nulla mentre non vengo pagato quando invece cedo qualcosa a qualcuno che poi ci guadagna (le varie società di riciclaggio).

Per non parlare del fatto che nelle nostre città la catena distributiva ha ormai raggiunto dei livelli di complicazione e di strutturazione assolutamente inaccettabili: con numerosi passaggi, in ognuno dei quali qualcuno guadagna senza conferire al prodotto alcun valore aggiunto e gravato egli stesso dalla solita caterva di balzelli ed oneri. Non credete che sia giunta l’ora di organizzare dei gruppi di acquisto degni di questo nome? E proprio in nome della libertà di mercato, direi.

A voler studiare fino in fondo la faccenda insomma gli esempi potrebbero essere veramente infiniti. Vi risparmio il capitolo automobile (che da solo comporterebbe un trattato), ma vi invito – per chiudere – a guardare solo per un attimo al settore dell’usa e getta: e per far questo parliamo dell’oggetto più banale che esista, il fazzoletto di carta. Quanti ne usiamo, nella nostra vita? Considerato che un fazzoletto di stoffa può essere usato migliaia di volte, al posto di migliaia di fazzoletti di carta, ne consegue che quest’ultimo rappresenta probabilmente l’oggetto più costoso della storia.

Non è l’oro, non sono i preziosi, non l’uranio, né l’alta tecnologia: l’oggetto più costoso di tutti i tempi è il fazzoletto di carta.

Quando ancora mi radevo, usavo un bellissimo rasoio di ottone (che aveva – ed ha – anche un certo effetto arredante in bagno). Un oggetto bello, costoso, pagato un bel po’. Con le premesse di cui sopra, chi credete che spendesse di più per la propria rasatura? Io, oppure gli affezionati all’usa e getta?

E questo rasoio ce l’ho ancora. Sono quindi più ricco di loro, perché io possiedo un oggetto (che posso riutilizzare quando voglio) e loro invece no. Io, volendo, mi rado pressoché gratis (ci metto solo il sapone), mentre loro sono invece costretti (e non lo sanno) a pagare una specie di tassa sulla rasatura dalla quale io sono esentato.

La chiudo qui, perché veramente questo post si sta dilatando all’inverosimile, ma tanto credo di aver reso il concetto chiaramente. Per ribellarsi a questa società sfruttatrice, parassitaria, creatrice di bisogni ricattatori, è necessario iniziare – e seriamente – a chiudere i giochi con le finte utilità ed il finto progresso di cui siamo circondati, altro che spaccar vetrine.

Studi ed esperimenti su queste tematiche sono in atto ormai in tutto il mondo, e sarà mia cura (nonché mio piacere) riferire sull’andamento.

C’è anche un mio amico architetto, ad esempio, che sta effettuando degli studi per progettare comunità perfettamente autosufficienti dal punto di vista alimentare ed energetico. Vi riferirò anche su questo, man mano che emergeranno i risultati.

Siamo in un sistema di mercato? Bene, allora cominciamo a ragionare con il portafogli in mano, in foresta come in città. E se lo facciamo spassionatamente, senza condizionamenti, con la mente lucida e sgombra, ne possono venire fuori delle belle…

Ne riparliamo, statene certi.

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articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 16  gennaio 2009

Uno dei dati da sempre risaputi è che il single tende a consumare di più rispetto ad una famiglia. Questo elemento è di banale constatazione: una lampadina adopera la stessa energia – ed agli stessi costi – sia che illumini una persona sia che ne illumini quattro.

Questo assunto però diventa molto meno banale se andiamo a vedere il disaggregato dei consumi per capitoli di spesa/quoziente familiare, da cui emergono una serie di dati interessanti che ci dimostrano delle ulteriori verità.

Di tutte le analisi e le tabelle che vengono prodotte continuamente su questo tipo di temi, ho scelto quelle elaborate un po’ di tempo fa (ma sostanzialmente attuali) dalla Camera di Commercio di Milano e che ritengo esemplari per chiarezza, immediatezza e sinteticità della presentazione.

Iniziamo con la tabella n. 1, che ci mostra la struttura dei consumi per numero di componenti del nucleo familiare. Già ad una prima lettura possiamo vedere come, in linea di massima, c’è un aumento incrementale dei consumi per aumento del numero di componenti ma NON un aumento cumulativo e già questo dimostra l’assunto di partenza: i consumi dei componenti di una famiglia, fosse anche una famiglia composta di sole due persone, sono sempre inferiori ai consumi che effettuerebbero i componenti di quella famiglia se vivessero soli. Ma leggiamo con ulteriore attenzione cercando di capirne di più.

Tabella n. 1

La tabella ci mostra che a fronte di un aumento incrementale medio delle voci per numero dei componenti, il capitolo relativo all’abitazione mostra un incremento veramente lievissimo: se ne deduce che la casa, per i single, è costosissima ma richiestissima e contribuisce pertanto a tenere radicalmente alta la domanda e quindi il corso del mercato immobiliare italiano, non a caso il più alto d’Europa malgrado la crisi.

Altre voci, invece, mostrano una netta impennata solo al passaggio da due componenti a tre per nucleo familiare.

Il riferimento è ai capitoli trasporti, tempo libero e istruzione: evidentemente, si tratta di necessità che, in presenza di figli, subiscono una notevole spinta. Provatevi a prenotare una vacanza per una famiglia di quattro persone. Si tratta di una operazione difficile per i tour operator (che devono trovare spazi adeguati) e costosa per le famiglie in questione che quegli spazi se li devono pagare: ed infatti, i tour operator lavorano perlopiù con coppie o single (anche perchè quattro stanze per quattro singles rendono più della stanza da quattro che serve per una coppia con due bambini).

Idem per i trasporti: con bambini al seguito, spostarsi con l’automobile è d’obbligo (e si pongono senza dubbio delle necessità ulteriori di spostamento). Ma mentre una famiglia di quattro persone ne acquisterà una, di automobile, quattro single ne acquisteranno quattro: i trasporti rappresentano quindi un pessimo affare per le famiglie, nella stessa misura in cui le famiglie costituiscono un pessimo affare per l’industria dell’auto.

Proviamo adesso ad approfondire questi elementi andando a vedere, con la successiva tabella n. 2, la ripartizione della spesa non più per numero dei componenti, ma per tipo di nucleo familiare.

Tabella n. 2

Questa seconda tabella, che a sua volta è una specificazione, una diversa aggregazione dei medesimi dati della prima che abbiamo visto, ci mostra le seguenti ulteriori evidenze:

1. se sommate i consumi delle “famiglie monogenitori” (ossia divorziata/o affidatario/a con figli) con i consumi della “persona sola” (single o divorziato/a non affidatario/a) otterrete valori di consumo che sono – per ogni capitolo – in ogni caso maggiori di quelli della “coppia o altra convivenza con figli”. Ossia, dopo il divorzio si consuma globalmente di più rispetto a quando si era in costanza di matrimonio.

Questo vuol dire che per il sistema consumistico il divorzio rappresenta sempre e comunque un ottimo affare (senza contare l’ulteriore indotto in termini di pratiche legali e burocratiche che i separati conoscono bene).

2. i consumi della colonna “coppia o altra convivenza senza figli” sono sempre meno del doppio della colonna “persona sola”, rapporto che peggiora in maniera incrementale in presenza di uno o più figli. Ciò vuol dire che per il sistema consumistico la famiglia – specialmente se con figli – è un pessimo affare mentre il singolo che vive solo rappresenta il massimo della convenienza, seguito a ruota dalla famiglia monogenitore. Quindi: per il sistema consumistico una società di single rappresenta sempre e comunque un ottimo affare.

3. Dato tuttavia che, come ci mostrano le suddette tabelle, i consumi dei singles e dei divorziati sono molto più alti rispetto alle famiglie con figli in costanza di matrimonio, e vista la diffusione di massa di questi fenomeni, ne consegue che siamo ormai in presenza di una società a limitate capacità di risparmio. Se poi accoppiamo quest’ultima informazione con quella relativa al corso dei prezzi immobiliari tenuto artificalmente alto per le considerazioni di cui sopra ecco a voi, signori e signore, la crisi dei mutui che le banche stanno tentando di scaricare sul fisco (aiuti di stato), ossia sul “risparmio forzoso” che ognuno di noi è tenuto a fare per legge: con l’ulteriore effetto di tenere alto il prelievo fiscale e il tasso d’interesse.

Sintesi ultima:

Volete riuscire – in un colpo solo – nel capolavoro di ribellarvi al “sistema” e nel contempo abbassare le tasse, il corso del mercato immobiliare e la costosità dei mutui? Bene, la mossa da fare è questa:

sposatevi, fate due o tre figli e cercate di non divorziare.

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C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri, non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Fa pena, è esposto a tutto, ai quodlibet, alle ingiurie, al peggio di tutto: a una sorta di riprovazione, di malevolenza universale, di presa in giro, di tacita ingiuria

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Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

iniziative permanenti

  • lettera aperta al ministro Mara Carfagna

    Preliminarmente ed a latere della manifestazione di Roma svoltasi il 5 ottobre 2011 con ampia partecipazione di sigle associative e grande successo di pubblico, è stata elaborata – da parte di alcune cittadine e cittadini per le VERE pari opportunità senza pregiudizi – e consegnata al ministro pro-tempore per le pari Opportunità Mara Carfagna una lettera aperta che questo sito fa propria e ben volentieri pubblica, invitando i lettori ed i passanti che si riconoscano con quanto espresso a volerla inoltrare al Ministero a proprio nome (in cartaceo o in email, con nome proprio o anche in nickname), possibilmente dandone [...]

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Leggi e commenta gli articoli di "teoria marziana"

  • “Il cucchiaio non esiste”: la strada possibile per la soluzione della Questione Maschile

    (terzo articolo della serie “teoria marziana”)
    di Carlo Zijno (editore MM)
    Abbiamo visto nel precedente articolo della serie “teoria marziana” come la Questione Maschile  sia stata originata da una sorta di “lotta di classe” che si è svolta contro di noi in questi anni, lotta di classe che è stata possibile – anche da parte settori sociali [...]

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  • le cause della Questione Maschile

    di Carlo Zijno
    Prosegue la serie di articoli taggati “teoria marziana”: nel precedente abbiamo analizzato le definizioni di QM pregresse, riducendole ad una soltanto che – applicata ai vari casi pratici – ha dimostrato di funzionare; in questo passeremo allo studio delle cause, delle origini della QM.
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  • Questione Maschile. La mia definizione

    di Carlo Zijno
    Data al 2001 la mia prima adesione ad un MoMas, ed era Uomini3000. Poi è seguita l’adesione a Maschi selvatici, e tante altre iniziative in tutto il corso del decennio: ho visto nascere (e qualche volta ne sono stato il promotore, come nel caso di MetroMaschile) blog, gruppi e siti.   
    Da allora, e [...]

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  • Il femminicidio è una scellerata bugia 27 maggio 2012
    Il primo atto pubblico ufficiale del neonato movimento maschile mi restituisce la voglia di scrivere. Riprendo infatti le pubblicazioni dopo una lunga pausa di riflessione servita a riordinare le idee, a riprendere fiato per un nuovo slancio ma anche, soprattutto, ad andare alla ricerca delle motivazioni per continuare a battagliare una guerra apparentemente […]
  • Verso le presidenziali americane 11 aprile 2012
    Dale O'Leary è l'autrice del libro «Maschi o femmine - la guerra del genere» che, tra i primi, ha dato pubblica denuncia delle strategie poste in essere dalle lobby femministe e omosessuali per imporre l'ideologia di genere nelle legislazioni del mondo occidentale, attraverso la penetrazione sistematica e capillare di grandi istituzioni intern […]
  • Il maschilismo nella cellulite 6 aprile 2012
    Non c'è che dire, la bambolosa Selvaggia Lucarelli, l'arrampicatrice mediatica che abbiamo già incontrato in precedenti riflessioni sul femminile, non manca di un certo senso dell'umorismo. Almeno quello c'è insieme ad un'insolita autoironia; e diamogliene atto. Tuttavia, il suo senso dell'autoironia non è talmente originale da […]
  • E' nato il movimento maschile italiano 5 aprile 2012
    Non sarà certo questo blog a passare sotto silenzio un avvenimento che, da qualunque lato lo si voglia guardare, appare comunque come un elemento di novità nel panorama nazionale. Lo scorso 19 marzo, in concomitanza con l'ormai surreale ricorrenza del Papà di cui abbiamo detto nell'articolo della settimana scorsa, è nato il «Movimento Maschile Ital […]
  • La giornata della memoria 19 marzo 2012
    Ciao papà, anche se non sei più tra noi sono sicuro che puoi sentire quello che voglio dirti. Non mi piace mettere in piazza le cose personali, la sfera degli affetti, dei ricordi e dei rimpianti alla quale appartieni e non lo farò neanche stavolta. Lo stile confessionale non si addice né a me né a te, ed anche per questo ci siamo sempre capiti al volo, in u […]

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