articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 8 settembre 2008

E’ di questi giorni la notizia che il presidente francese Sarkozy sta per presentare una proposta di legge finalizzata a creare una serie di poteri per il cd. “terzo genitore”, ossia la persona che – nelle famiglie allargate – convive e/o prende materialmente cura della prole anche senza esserne genitore biologico (710.000 nuclei familiari in Francia).

 I poteri che si prevede di istituire per il “terzo genitore” non sono affatto secondari ed investono in pieno la potestà genitoriale: firmare la pagella, parlare con gli insegnanti, autorizzare interventi chirurgici, prestare assistenza in ospedale, occuparsi di ogni questione burocratica (in pratica gestire la sfera giuridica del minore) e, incredibilmente, subentrare nella tutela in caso di morte del genitore affidatario.

Il tutto condito con l’ipocrita previsione che i singoli provvedimenti che questo “terzo genitore” porrà in essere dovranno venir concordati con il “genitore biologico”: così che a questo punto i Padri separati francesi avranno a che fare non più soltanto con una ex moglie, bensì anche con il nuovo partner di quest’ultima. Tale proposta ha infatti destato l’immediata (e sacrosanta) rivolta dei papà separati francesi (sos papa), i quali hanno stigmatizzato che in questo modo verrebbe sancito – e giuridicamente – un ulteriore elemento di separazione dai loro figli.

Non entro nel merito delle questioni dei Papà separati – davanti alle cui tragedie mi levo il cappello e taccio – e meno che mai nelle questioni del governo francese, per il quale tra l’altro non ho nessuna simpatia (stanti anche questa proposta di legge nonché l’inqualificabile, arrogante ed insultante comportamento in materia di paternità di uno dei loro ministri, ben sintetizzato in questo articolo); vorrei bensì affrontare la questione sotto un altro punto di vista.

A mio avviso questa proposta di legge non fa altro che riproporre la questione di cosa sia in realtà il rapporto di filiazione paterna: in altri termini, e riprendendo un noto detto popolare: i figli sono di chi li fa o di chi li cresce?

 Il buonsenso popolare afferma che i figli sono di chi li cresce, ed io personalmente sarei tendenzialmente di questa idea, presupponendosi però che 1) il senso di appartenenza non vuol dire proprietà; 2) i figli in questione bisogna crescerli fin dall’inizio e avendoci rinunciato esplicitamente il genitore biologico.

In questo assunto però c’è qualcosa che non quadra, qualcosa che fa pensare.

 La letteratura mondiale ci narra delle incommensurabili tragedie derivanti dalla paternità sconosciuta: la psicologia, ad esempio, ci ha ben illustrato i traumi che subiscono le persone quando scoprono di essere figli adottivi, come anche la compulsività e la valenza emotiva profondissima della ricerca del genitore biologico, qualora ignoto. Tanto è che le banche del seme utilizzano procedure più che blindate per tutelare la privacy dei donatori.

Come anche conosciamo bene, da tanta letteratura e tanti casi di vita ogni giorno presenti sui media il grande significato attribuito in genere alla ricostruzione delle proprie radici, del proprio lignaggio ancestrale, o l’appartenenza ad una precisa discendenza, ad un determinato “sangue”.

 Queste considerazioni non vogliono dire che il principio “i figli sono di chi li cresce” non vale più, né significa introdurre forzosamente nel ragionamento elementi tratti direttamente dal nostro DNA, ma sono funzionali ad introdurre una precisa domanda: non potrebbe essere, forse, che il rapporto di paternità sia un qualcosa che in realtà va oltre la mera sfera psicologica, per investire strati ancora più profondi della persona, di tipo antropologico o spirituale? Nessuno vuole porsi questo dubbio?

none

da Gaetano Giordano, Psicanalista e psicoterapeuta in Roma, riceviamo e volentieri pubblichiamo un incisivo articolo in materia.

Di seguito all’intervento di Gaetano  si allega l’intervista originale al PM Barbara Bresci da cui sono state tratte le sue considerazioni.

Buona lettura.

Carlo Zijno


di: Gaetano Giordano

Barbara Bresci è il magistrato di Sanremo che ha aperto il più alto numero di fascicoli per stalking.

Ammette in questa intervista un dato: che che “molte vittime non sono tali, e sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento”.

Ciò nondimeno dichiara che ciò non significa che la legge sia sbagliata: “C’era e c’è un grande bisogno di norme a tutela delle donne. Significa però che occorre modificare la legge sullo stalking e integrarla, fornendo alle procure strumenti interpretativi più univoci ed efficaci. Aggiungerei anche un altro suggerimento. Quello di introdurre la procedibilità d’ufficio. In questo modo si creerebbero le condizioni per favorire una pre-selezione delle denunce. Insomma, una sorta di deterrente nei confronti di chi intende strumentalizzare lo stalking.”
Di applicare il reato di calunnia, o comunque di creare una legge che tuteli gli uomini da QUESTA FORMA DI STALKING, non se ne parla neppure, ovviamente…

Gaetano Giordano

_________________

Intervista integrale a Barbara Bresci:

«Stalking, legge giusta ma poco incisiva»
25 novembre 2009
  fabio pin
Il Secolo XIX

«Bene ha fatto il legislatore a colmare un vuoto che penalizzava le vittime, tuttavia la norma sullo stalking resta generica e incompleta. E, soprattutto, appaiono difficilmente inquadrabili le condotte che configurano il reato. Senza contare i limiti procedurali: fatta eccezione per alcune fattispecie riconducibili a specifiche aggravanti, l’azione penale può essere avviata solo su querela di parte». A parlare è il pm Barbara Bresci, titolare del maggior numero di fascicoli per stalking aperti dalla Procura di Sanremo.
Pubblico ministero a Sanremo dal luglio del 2006, la dottoressa Barbara Bresci è il magistrato che dall’introduzione del nuovo reato nel nostro ordinamento (febbraio 2009), ha aperto il più alto numero di fascicoli per stalking.
«Eviterei di personalizzare. Meglio illustrare l’argomento attraverso le statistiche che registra complessivamente la Procura di Sanremo,. Statistiche che dicono che dall’applicazione della legge, ovvero negli ultimi otto mesi, sono stati avviati più di sessanta procedimenti, con una media di due denunce a settimana. Non ho idea se si tratti o meno di un record, certo è che i casi sono molti e impegnano in modo crescente i nostri uffici e la polizia giudiziaria».

In cosa consiste la «genericità» della norma?
«Significa che le procure sono costrette a interpretare la legge, con il rischio di concedere troppo spazio alla discrezionalità. Mi spiego. Il legislatore stabilisce che i presupposti che configurano il reato di stalking sono sostanzialmente tre, ovvero che la presunta vittima, a seguito di pressioni, persecuzioni, minacce, violenze e quant’altro, viva una condizione di ansia, abbia timore per la propria incolumità e che a causa delle condotte dello “stalker” venga costretta a modificare le sue abitudini di vita e di relazione. Inoltre, la legge parla di condotte reiterate, senza fornire parametri di riferimento precisi e omogenei. In questo modo diventa difficile inquadrare lo stalking e diversificare il reato rispetto alle singole contestazioni di molestie e maltrattamenti in famiglia. Per non parlare, poi, dei rischi di strumentalizzazione della giustizia penale, che aumentano in maniera proporzionale all’incremento dei fascicoli per stalking».
Vuole dire che molte vittime non sono tali?
«Spiace constatarlo, ma è così. Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento. Non sono rari i casi che, a controversia sanata, le querele vengano rimesse, con buona pace per le risorse professionali ed economiche investite dagli inquirenti allo scopo di istruire i fascicoli e raccogliere gli elementi probatori a carico degli indagati».
Ciò non significa che la legge sia sbagliata, o meglio che siano sbagliati i valori che l’hanno ispirata.
«Naturalmente no. Lo ripeto c’era e c’è un grande bisogno di norme a tutela delle donne. Significa però che occorre modificare la legge sullo stalking e integrarla, fornendo alle procure strumenti interpretativi più univoci ed efficaci. Aggiungerei anche un altro suggerimento. Quello di introdurre la procedibilità d’ufficio. In questo modo si creerebbero le condizioni per favorire una pre-selezione delle denunce. Insomma, una sorta di deterrente nei confronti di chi intende strumentalizzare lo stalking. Inoltre si eviterebbe che sua durante la fase istruttoria che addirittura al dibattimento, le vittime, su pressione dell’imputato, rimettano la querela».
Capita spesso?
«Purtroppo sì. Anche in casi molto gravi, che in precedenza avevano portato all’emissione di una misura cautelare. Per ovvi motivi di riservatezza non posso entrare nel merito dei singoli episodi, ma ancora di recente mi è stato comunicato dal difensore e dalla parte civile che una coppia ha espresso la volontà di tornare insieme dopo che, durante l’indagine, avevamo accertato episodi gravissimi a carico dell’uomo».
In questi casi si può procedere per calunnia?
«Solo quando le accuse della vittima si dimostrato totalmente infondate. Ma quando lo stalking è reale, supportato da inequivocabili riscontri probatori, non si può fare altro che prendere atto della volontà manifestata dai due soggetti e archiviare il procedimento».
E’ altrettanto vero che cominciano a fare statistica anche le prime condanne.
«Sì, ma la legge sullo stalking è molto recente e nella maggior parte dei casi i procedimenti sono ancora in fase istruttoria. Occorrerà ancora un po’ di tempo prima che si vada a regime. Solo allora potremo avere un quadro più attendibile. Posso dire, però, che l’eccessiva discrezionalità della norma ha conseguenza negative anche in sede di giudizio. Non sono rari i casi in cui è stato riqualificato il capo d’imputazione o che il giudice abbia derubricato lo stalking».
In ultimo, capitolo intercettazioni. Sono possibili per lo stalking?
«Lo sono, ma solo a determinate condizioni. Cioè quando si prospettano delle aggravanti, in particolare quando il reato è commesso ai danni di una minore, di una disabile o di una donna in gravidanza. Oppure quando le condotte dell’indagato sfocino in conclamate e reiterate forme di violenza fisica o sessuale. Ma anche qui la norma è generica: come si quantifica la condotta reiterata. Forse che una donna debba essere massacrata di botte più di una volta per essere considerata vittima di stalking?».

3 com

Ci è giunta la notizia, e volentieri ne diamo diffusione, di una proposta di legge costituzionale che, riformando l’articolo 31 della Costituzione, introduca la tutela della paternità allo stesso livello di quella sulla maternità.

Sarà nostra cura riferire periodicamente sull’andamento della proposta.

Per il momento, eccovi incollata di seguito la scheda illustrativa.

_____________________________

PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALEd’iniziativa del deputato BARBIERI

 

Modifica all’articolo 31 della Costituzione in materia di tutela della paternità

Presentata il 26 giugno 2008

 

 Onorevoli Colleghi! – Oggi in Italia, e in occidente in genere, ci troviamo di fronte a un paradosso: da una parte, ragazzi e giovani sempre più fragili, irresponsabili, bulli, criminali, violenti, senza limiti e senza morale; dall’altra parte, sempre più uomini adulti depressi, senza uno scopo, apatici ed emarginati. Sono infatti oltre 1 milione gli uomini adulti (spesso anche padri) che vivono la loro vita nelle carceri, in centri di accoglienza come la Caritas o, più semplicemente, ai margini della società.
      Questo avviene per un motivo semplice che potrebbe sembrare inverosimile: molti uomini non sanno più cosa è la paternità e tanto meno come esercitarne il ruolo. È dunque necessario porsi la domanda «cosa è la paternità?». La paternità è una colonna sociale sulla quale si regge una nazione basata sulla famiglia e sul lavoro.
      Per i figli il padre è un riferimento morale e spirituale, educativo, affettivo ed economico. Il padre, insieme alla madre, è garanzia verso lo Stato che la famiglia e i suoi figli siano tutelati nella loro integrità fisica e mentale.
      La paternità oggi in Italia e in molte parti del mondo occidentale è, invece, spesso assente. L’uomo, fondamentalmente limitato al mero compito di procacciatore economico, non svolge le sue naturali funzioni educative e sociali all’interno dell’istituto familiare. Questo rende i figli, ovvero i cittadini, padri e madri del futuro, più soli e incapaci di affrontare la grande e complessa sfida della vita.
      Ovunque, leggendo ricerche e statistiche (ma anche usando un po’ di buon senso) si può capire come la gran parte dei suicidi, omicidi, crimini, violenze, bullismo, disturbi alimentari di origine psicologica, patologie mentali, uso di droghe e di alcool, fallimenti scolastici e matrimoniali eccetera siano da imputare all’assenza paterna. È assodato, infatti, che un figlio senza genitori o con un solo genitore sia molto più a rischio rispetto a queste problematiche. La società di oggi, dunque, è uno specchio di un luogo dove il padre è assente, un’assenza morale e mentale, spesso anche fisica.
      La presente proposta di legge costituzionale si prefigge di modificare il dettato costituzionale, tutelando la paternità e la cultura paterna al pari della maternità, all’interno della comunità, anche in funzione del suo importante ruolo di formazione e di protezione dell’infanzia e della gioventù, come stabilito dall’articolo 31 della Costituzione, che a tale fine si intende modificare.
 

PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE

 

 Art. 1.
      1. Il secondo comma dell’articolo 31 della Costituzione è sostituito dal seguente:      «Protegge la maternità e la paternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo».

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Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

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  • Maggio 2010. Rifiuta il bavaglio!!

    riceviamo via email da Fabio Nestola (presidente della FENBI) e pubblichiamo l’articolo incollato di seguito, di cui non conociamo l’autore,  ma in cui questa redazione e questa testata si riconoscono totalmente ED ANZI NE FANNO IL PROPRIO EDITORIALE.  
    Qualora infatti fosse possibile da parte del governo censurare o multare o comunque in qualsiasi modo reprimere l’attività dei blogger [...]

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  • febbraio 2010. Siamo alle porte di una presa di coscienza collettiva per questa metà del cielo?

    Avevo iniziato l’anno non senza una punta di pessimismo. Il 2009 infatti potrà essere ricordato a ragione come  una specie di annus horribilis per la questione maschile.
    Dalla falsa emergenza stupri ed il conseguente incrudelimento del principio di inversione dell’onere della prova (si badi bene: non l’incrudelimento delle pene, che sarebbe anche condivisibile, ma dell’inversione dell’onere della prova), [...]

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  • Gennaio 2010. Benvenuti alla Tortuga

    Era già da tempo che navigavo sugli oceani di Internet con la mia agile caravella, che si chiamava MetroMaschile, registrata presso il porto di blogger.
    I passeggeri aumentavano di giorno in giorno e fu così che ad un certo punto mi resi conto che avrei dovuto senza dubbio upgradarla.  In realtà, sognavo un galeone. Ma come [...]

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