<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>MetroMaschile Web Editor &#187; cinema</title>
	<atom:link href="http://metromaschile.it/blog/tag/cinema/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://metromaschile.it</link>
	<description>pensieri, analisi, sussurri e voci dalla città degli uomini liberi</description>
	<lastBuildDate>Tue, 27 Jul 2010 19:16:41 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>quote rosa in pornografia, ossia come rendersi ridicoli oltre il limite dell’umano. Tinto Brass è avvertito…</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2010/quote-rosa-in-pornografia-ossia-come-rendersi-ridicoli-oltre-il-limite-dell%e2%80%99umano-tinto-brass-e-avvertito%e2%80%a6/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2010/quote-rosa-in-pornografia-ossia-come-rendersi-ridicoli-oltre-il-limite-dell%e2%80%99umano-tinto-brass-e-avvertito%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 10:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[narrazione femminista]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/alma/?p=477</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; di questi giorni che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l&#8217;equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.

Tali film,  etichettati come &#8220;porno &#8211; femministi&#8221;  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti &#8217;sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto &#8211; riprendono nell&#8217;atto di masturbarsi. Nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_12.jpg"></a>E’ di questi giorni</strong> che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l’equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_122.jpg"></a><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_121.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://metromaschile.it/files/2010/02/sexy_befane_12.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-980" title="sexy_befane_12" src="http://metromaschile.it/files/2010/02/sexy_befane_12-136x300.jpg" alt="" width="136" height="300" /></a>Tali film,  etichettati come <strong>“porno – femministi”</strong>  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti ’sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto – riprendono nell’atto di masturbarsi. Nelle intenzioni dei finanziatori e della realizzatrice dovrebbero costituire una alternativa al “porno tradizionale”.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quale sia la differenza con il porno tradizionale non è dato di saperlo</strong>, perché comunque la rete è strapiena di “pornografia tradizionale” in cui  donne di ogni ordine e grado si manipolano allegramente: allora, dov’è la differenza?</p>
<p style="text-align: justify">Tale domanda, ad esempio,  se la pone autorevolmente anche <strong>Beatrice Fredriksson,</strong> la quale afferma sul suo <a href="http://antifeministen.blogspot.com/">celebre blog antifemminista </a> che  <em>“Sostenere che le ragazze che hanno sesso con ragazze e guardare donne masturbarsi è in qualche modo una buona alternativa al porno mainstream è un concetto del tutto estraneo a me, e a molte altre donne”. </em>Conclude poi l’affondo, con disinibizione scandinava e linguaggio politicamente scorretto che vogliamo riportare: “<em>A mio parere, uno dei motivi principali della mancanza di attrattiva per le donne è invece proprio che il mercato ‘regolare’ dei film porno spesso presenta una grande quantità di sesso tra donne</em>.”</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Probabilmente la chiave del mistero sta nel fatto, semplicemente,  che la “regista” è donna ed ha autonomamente definito essa stessa che il suo tipo di pornografia</strong> (anche se fotocopia di quella tradizionale) <strong>è politicamente corretta.</strong></p>
<p style="text-align: justify">In questo ritorna il vecchio, trito e ritrito tema (ma non se ne parla mai abbastanza) del diritto – che le donne hanno e gli uomini non hanno – di autonarrarsi ed autodefinirsi senza possibilità di replica: allo stesso modo in cui <strong>Beatrice Fredriksson può permettersi di dire quello che dice,  e che non direbbe se fosse un uomo.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Ma in questa faccenda ritorna anche, secondo me, un altro tema importante,  ossia quello della <strong>cecità -  anche di fronte al ridicolo più marchiano – che affligge questa nostra società quando si parla di questioni di genere, </strong>cecità che non è certo prerogativa esclusiva del popolo svedese.</p>
<p style="text-align: justify">Statene certi infatti che da qui a poco si parlerà di questa idiozia anche in terre italiota, <strong>e vedrete se non ci sarà qualche propostina del genere in salsa all’amatriciana da parte di una certa “cultura”</strong> che già da tempo lancia i suoi strali contro “l’uso del corpo della donna” da parte della cinematografia porno/erotica,  quasi come se i vari  Tinto Brass  &amp; company puntassero la pistola alla tempia delle avvenenti ragazze – pronte allo smutandamento totale pur di “sfondare” – che fanno la coda davanti ai loro uffici.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Staremo a vedere. Per il momento, zio Tinto si ritenga avvertito…</strong></p>
<p style="text-align: justify">Carlo Zijno</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2010/quote-rosa-in-pornografia-ossia-come-rendersi-ridicoli-oltre-il-limite-dell%e2%80%99umano-tinto-brass-e-avvertito%e2%80%a6/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;le ceneri di Angela&#8221;, di Alan Parker, USA, 1999</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/le-ceneri-di-angela-di-alan-parker-usa-1999/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/le-ceneri-di-angela-di-alan-parker-usa-1999/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:43:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[psicoantropologia]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=293</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 1 novembre 2009
Personalmente, sono sempre stato un fan di Frank McCourt, lo scrittore dal cui omonimo libro è stato tratto il film.
Va detto fin da subito che la trasposizione cinematografica di una narrazione scritta raramente riesce a non deludere: ma non per una qualche limitatezza della prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 1 novembre 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Personalmente, sono sempre stato un fan di Frank McCourt, lo scrittore dal cui omonimo libro è stato tratto il film.</p>
<p style="text-align: justify">Va detto fin da subito che la trasposizione cinematografica di una narrazione scritta raramente riesce a non deludere: ma non per una qualche limitatezza della prima forma d&#8217;arte rispetto alla seconda, bensì proprio per la diversità strutturale delle due manifestazioni creative.</p>
<p style="text-align: justify">Ebbene, il film in questione non costitusce una eccezione, malgrado la perizia di Alan Parker (regista che ho sempre amato) e l&#8217;eccezionale bravura degli attori bambini che ne fungono da protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia credo che sia un film da mettere in cineteca proprio perchè, per le sue caratteristiche peculiari, la forma d&#8217;arte cinematografica a volte riesce a &#8220;scolpire&#8221; alcuni particolari meglio della espressione letteraria che ne è all&#8217;origine.</p>
<p style="text-align: justify">E mi riferisco, in questo caso, proprio ad un aspetto che su questo blog ci sta a cuore: il rapporto col Padre.</p>
<p style="text-align: justify">La storia è quella dell&#8217;infanzia dell&#8217;autore del Libro, Frank McCourt, nell&#8217;Irlanda poverissima degli anni 30 e 40, tra fanatismi religiosi, sopravvivenza perennemente a repentaglio e, soprattutto, un Padre cialtrone ed ubriacone di nessuna utilità per la famiglia &#8211; anzi, vera fucina di guai &#8211; che ad un certo punto sparisce anche nel nulla.</p>
<p style="text-align: justify">Frank, il maggiore dei fratelli, in qualche modo &#8220;prende la responsabilità&#8221; della propria famiglia, finché, raggiunta l&#8217;età adulta e placatasi la morsa dei disastri familiari, chiude definitivamente con il doloroso passato imboccando la strada dell&#8217;emigrazione negli Stati Uniti: da dove, invece, suo Padre era fuggito &#8211; all&#8217;inizio della storia &#8211; di fronte ai propri fallimenti.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma abbiamo visto con che razza di Padre ha avuto a che fare il povero Frank: possiamo dire, senza mezzi termini, che fosse l&#8217;antitesi del buo esempio, del maestro di vita che dovrebbe essere ciascun Padre.</p>
<p style="text-align: justify">Eppure, esiste un fortissimo rapporto tra questo padre scellerato e suo figlio, e che &#8220;esce fuori&#8221; in modo impressionante nella scena in cui i due si vedono per l&#8217;ultima volta. Ufficialmente è la solita partenza per lavoro, ma Frank dentro di se ha percepito in qualche modo che non lo vedrà più. Lo segue allora per le strade, sotto la pioggia di Limerick, finché suo Padre se ne accorge ed a quel punto si gira e gli dice, semplicemente: &#8220;Vai a casa, Frank&#8221;. Questi non risponde, si limita a fissarlo in silenzio, ma dentro di se pensa &#8220;ti voglio bene&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Un rapporto profondissimo, malgrado tutto, che agisce ancora molti anni dopo questa misteriosa fuga del genitore, in occasione della &#8220;iniziazione alla vita adulta&#8221; di Frank ad opera dello zio Pat che lo porta a prendersi la prima sbronza al pub (rigorosamente di birra scura) e dopo la quale orgogliosamente urla &#8220;io sono come mio Padre, io sono mio Padre&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Un film toccante, dal nostro punto di vista e che rafforza in me l&#8217;idea che &#8211; alla fine &#8211; per quanto un Padre possa essere (o non essere, come questo caso) un esempio o un maestro per il figlio, comunque agisca tra i due un rapporto profondissimo che supera di gran lunga le evenienze della vita vissuta e che assomiglia molto da vicino a quello che i figli hanno con la Madre.</p>
<p style="text-align: justify">Rapporto così profondo da fare paura: rapporto che, non a caso, viene ignorato o negato dalla vulgata corrente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/le-ceneri-di-angela-di-alan-parker-usa-1999/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Brutti, sporchi e cattivi&#8221; di Ettore Scola, Italia, 1976</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/brutti-sporchi-e-cattivi-di-ettore-scola-italia-1976/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/brutti-sporchi-e-cattivi-di-ettore-scola-italia-1976/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[fenomeni sociali]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=290</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 21 settembre 2009
Nel corso degli ultimi mesi svariati network nazionali hanno rimandato in onda “Brutti, sporchi e cattivi” di Ettore Scola.
E’ un film ormai entrato a giusto titolo nel novero dei classici e di cui si è detto di tutto e il contrario di tutto, ma che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 21 settembre 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Nel corso degli ultimi mesi svariati network nazionali hanno rimandato in onda “Brutti, sporchi e cattivi” di Ettore Scola.</p>
<p style="text-align: justify">E’ un film ormai entrato a giusto titolo nel novero dei classici e di cui si è detto di tutto e il contrario di tutto, ma che se viene analizzato sotto il profilo della nostra angolazione prospettica, assume significati altamente emblematici di quanto accaduto negli ultimi decenni.</p>
<p style="text-align: justify">La storia infatti vede al centro un vecchio patriarca la cui autorità è evaporata da tempo, tra i fumi dell’alcool ed una assoluta noncuranza per le sorti della sua famiglia che lui tratta ormai da corpo estraneo benché ne rappresenti ancora il centro, un centro – tuttavia &#8211; perverso e temibile.</p>
<p style="text-align: justify">Neanche si può dire, infatti, che la sua autorità sia divenuta mero autoritarismo, ma bensì qualcosa di ancora peggiore: un bieco ricatto economico, simboleggiato dal rotolo di banconote (un risarcimento da lui ottenuto in seguito all’incidente di cantiere che lo ha sfigurato) che il vecchio sposta incessantemente tra i suoi numerosi nascondigli segreti.</p>
<p style="text-align: justify">Il rapporto con i figli (se di rapporto si può parlare) è ormai basato solo ed esclusivamente su questo potere di ricatto economico: lui li disprezza, per la loro incapacità (vivono di mezzucci quando non esercitino delle vere e proprie attività degradate, come il furto) e ne viene ricambiato con l’odio.</p>
<p style="text-align: justify">Questo sistema di vita &#8211; che è ormai diventato una drammatica quanto assurda parodia &#8211; si regge in piedi finché il Padre continua ad ubriacarsi e a condurre la sua vita degenerata, ma ad un certo punto arriva la svolta che fa precipitare tutto: incontra una giovane sbandata con la quale inizia inaspettatamente una travolgente storia sentimentale.</p>
<p style="text-align: justify">Il vecchio ubriacone rifiorisce: è allegro, fa progetti, cambia completamente prospettiva di vita. Sembra un altro uomo; diciamo anzi che è proprio un altro uomo.</p>
<p style="text-align: justify">La sua famiglia non può tollerare questo: abituati da sempre a considerare che loro Padre non avesse anima, si accorgono in quel momento che invece ne ha una, che ha tenuto più celata ancora del suo famigerato tesoro, per donarla infine ad una sconosciuta di passaggio. In pratica, realizzano che ha deliberatamente negato loro la sua paternità.</p>
<p style="text-align: justify">E’ quindi il bisogno di Padre, la nostalgia di Padre che ingigantisce la loro rabbia fino a tentare l’atto estremo, ucciderlo. In questo complotto entra in pieno (anzi è proprio lei l’autrice del tentativo di avvelenamento) la Madre tradita, ma come dicevamo non è lei sostenere la parte più drammatica: se è vero, come è vero, che è il maggiore dei figli (Il bove, come lo chiama suo Padre) a fissare negli occhi i propri fratelli e ad appellarsi al principio di unanimità nel momento della decisione fatale.</p>
<p style="text-align: justify">Sopravviverà, dando la stura ad altri eventi picareschi legati alla sua vendetta: ma la storia non credo che ci interessi più, almeno dal nostro punto di vista.</p>
<p style="text-align: justify">Allora, ricapitolando, abbiamo visto:</p>
<p style="text-align: justify">1. Un vecchio padre trascorre la vita in cantiere per costruire le borgate romane, secondo schemi di lavoro e di vita che lo allontanano dalla famiglia ed in questo modo si interrompe il legame di trasmissione con i figli;</p>
<p style="text-align: justify">2. quando torna in famiglia, la trova completamente stravolta da stili di vita incomprensibili e che la sua mentalità contadinesca considera degenerati;</p>
<p style="text-align: justify">3. disamorato, rinuncia completamente ad esercitare la sua autorità ed è anzi lui stesso a distruggere ciò che ne rimane (in questo caso ubriacandosi, comportandosi da lazzarone);</p>
<p style="text-align: justify">4. per questo i figli lo odiano, fino ad ucciderlo, ad espellerlo definitivamente dalla loro vita (Allo stesso modo in cui è stato ucciso, metaforicamente, in questa società).</p>
<p style="text-align: justify">Ma quei punti, che abbiamo qui sintetizzato, altro non rappresentano che la storia della fine del patriarcato occidentale, che Scola ci ha raccontato magistralmente nel suo film.</p>
<p style="text-align: justify">C&#8217;è poi anche un ulteriore aspetto che contribuisce a rendere questa pellicola il capolavoro che è, ossia il secondo reale protagonista della storia: la ragazza con gli stivali gialli, che periodicamente emerge dai meandri della narrazione proponendosi progressivamente come il vero riferimento morale pulito della famiglia, sempre più apertamente e sempre più autorevolmente.</p>
<p style="text-align: justify">Finchè, l&#8217;ultima scena ce la mostra intenta nelle suo quotidiane e numerose attività con&#8230; un bel pancione, a sottolineare che è ormai lei il futuro, laddove il trapasso di autorità (e di potere) dall&#8217;esausto patriarca è andato proprio a lei e non giammai ai suoi numerosi (e perduti) fratelli maschi.</p>
<p style="text-align: justify">E tutto questo Ettore Scola lo aveva capito nel 1976: se non è un&#8217;opera geniale questa, allora, non so proprio quale lo sia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/brutti-sporchi-e-cattivi-di-ettore-scola-italia-1976/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Non è un paese per vecchi&#8221; di Ethan e Joel Coen, USA, 2007</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/non-e-un-paese-per-vecchi-di-ethan-e-joel-coen-usa-2007/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/non-e-un-paese-per-vecchi-di-ethan-e-joel-coen-usa-2007/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[psicoantropologia]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=285</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 7 settembre 2009
Il film (tratto da un romanzo di Cormac McCarthy), giustamente osannato dalla critica di tutto il mondo ed impreziosito da un Javier Bardem strepitoso (ma anche da un Tommy Lee Jones che secondo me non è da meno), ci narra la storia di un inseguimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 7 settembre 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Il film (tratto da un romanzo di Cormac McCarthy), giustamente osannato dalla critica di tutto il mondo ed impreziosito da un Javier Bardem strepitoso (ma anche da un Tommy Lee Jones che secondo me non è da meno), ci narra la storia di un inseguimento mortale attraverso gli Stati Uniti, tema che ricorre spesso nella produzione d&#8217;oltreoceano.</p>
<p style="text-align: justify">Un tizio qualsiasi in una provincia qualsiasi si imbatte in una strage di malavita, appena consumata, ed il cui &#8220;lascito&#8221; consiste in una valigia contenente una grossa somma. Tale ritrovamento farà in modo che il tizio in questione verrà braccato senza pietà da un misterioso quanto abile killer fino al tragico epilogo.</p>
<p style="text-align: justify">In tutto questo le forze dell&#8217;ordine sono impotenti, come si diceva una volta. Capeggiate dal disincantato ed anziano sceriffo Bell (Tommy Lee Jones), perso tra i suoi ricordi di famiglia (tutti sceriffi da svariate generazioni), non possono che arrivare ultime ad ogni appuntamento della trama: incrementando ancora di più il disincanto ed il senso di crescente estraneità dello sceriffo stesso nei confronti del proprio paese e della società in cui si trova a vivere e lavorare, da cui il titolo.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; proprio nel finale del film che questo sottile dramma esistenziale di Bell/Jones raggiunge il massimo e ci consegna un messaggio importante.</p>
<p style="text-align: justify">Il giorno stesso del suo pensionamento definitivo dal servizio (passaggio altamente simbolico), infatti, confida alla moglie di aver fatto un sogno: &#8220;cavalcavo insieme a mio Padre, ma siccome lui è morto quando aveva vent&#8217;anni meno della mia età attuale, tra i due il vecchio ero io&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Trovo questa immagine di una efficacia straordinaria per descrivere la situazione esistenziale degli uomini di quella generazione, per intenderci la generazione del mio stesso Padre: nati e cresciuti nel &#8220;vecchio mondo&#8221; e raggiunta la terza età (o qualcosa di simile) in quello attuale, sono proprio loro che hanno &#8211; più di tutte le generazioni successive &#8211; la misura di quello che è stato distrutto in questi anni in termini di paternità e posizione del maschio per ricavarne una sensazione di vecchiaia, stanchezza e logoramento incredibili, che le precedenti generazioni di anziani non avevano conosciuto e che va ad impattare, a livello psicologico, proprio nel paragone con i propri Padri: da cui il sogno dello sceriffo Bell.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto questo, benché &#8220;di rimbalzo&#8221;, arriva anche agli uomini della mia generazione: laddove non ricordo di aver mai percepito quella temperie mentale da parte di mio nonno (energico e &#8220;centrato&#8221; fino alla fine), ma mi arriva molto chiaramente per quanto riguarda mio Padre e gli altri suoi coetanei.</p>
<p style="text-align: justify">In questa chiave si potrebbe quasi dire, con il permesso di McCarthy, che non è il suo paese ma è l&#8217;intero pianeta a non essere &#8220;per vecchi&#8221;: anche perché, a cavalcare con il Padre, siamo rimasti veramente in pochi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/non-e-un-paese-per-vecchi-di-ethan-e-joel-coen-usa-2007/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;L&#8217;ultimo sogno&#8221; di Irwin Winkler, USA, 2001</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/lultimo-sogno-di-irwin-winkler-usa-2001/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/lultimo-sogno-di-irwin-winkler-usa-2001/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[passaggi maschili]]></category>
		<category><![CDATA[psicoantropologia]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=278</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 15 giugno 2009
Il film non ha avuto particolare successo di critica, visto che la maggior parte dei commentatori ne parla in termini &#8211; sostanzialmente &#8211; di pellicola piuttosto melensa, tenuta in piedi soltanto grazie alle eccezionali qualità interpretative degli attori coinvolti.
Concordo su queste valutazioni piuttosto negative, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 15 giugno 2009</h6>
<p style="text-align: justify">Il film non ha avuto particolare successo di critica, visto che la maggior parte dei commentatori ne parla in termini &#8211; sostanzialmente &#8211; di pellicola piuttosto melensa, tenuta in piedi soltanto grazie alle eccezionali qualità interpretative degli attori coinvolti.</p>
<p style="text-align: justify">Concordo su queste valutazioni piuttosto negative, ma per motivi molto diversi da quelli della critica ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify">la storia infatti è quella di un uomo, George Monroe, che, messo di fronte alla realtà della propria morte di lì a pochi mesi per un male incurabile decide di dare una svolta alla propria vita, per il tempo che durerà, specialmente per quanto riguarda il rapporto con il proprio figlio. George infatti è un uomo divorziato da tempo (e la cui moglie si è risposata con un individuo piuttosto benestante), e con un figlio adolescente &#8211; Sam &#8211; che va alla deriva, tra droghe e tendenze omosessuali.</p>
<p style="text-align: justify">Appreso della malattia, e per giunta licenziato dallo studio di architettura in cui ha lavorato per 25 anni, George decide &#8211; per il tempo che gli rimane &#8211; di dedicare le residue energie e finanze alla costruzione di una casa per suo figlio, nello stesso punto in cui sorge ancora (benché ridotta allo stato di catapecchia) la casa di suo padre ed in cui, nei pochi anni trascorsi insieme, ha dimorato la propria famiglia.</p>
<p style="text-align: justify">Ma questa impresa non vuole portarla a termine da solo, bensì con il contributo fattivo del proprio figlio problematico.</p>
<p style="text-align: justify">Si precipita quindi a casa della ex moglie, reclamando il diritto di &#8220;passare l&#8217;estate&#8221; con il giovane Sam, anche se non consenziente, costi quello che costi. La ex moglie concorda, ma il figlio no: ma per la prima vota George si comporterà da Padre, imponendo semplicemente al figlio ciò che ritiene giusto.</p>
<p style="text-align: justify">Si apre quindi una partita piuttosto complessa tra i due, in cui Sam lentamente comincia a conoscere suo Padre e ad uscire, per il tramite del lavoro di realizzazione della casa al quale progressivamente si uniscono amici e vicini, dalla propria realtà degradata. E&#8217; una storia delicata e poetica, in cui il vecchio George, guadagnando tempo tra morfina e pietose bugie, lentamente cambia il corso del destino di suo figlio.</p>
<p style="text-align: justify">Il finale però è oggettivamente assurdo. Morto infatti George, sul finire della costruzione, per la quale aveva detto al figlio &#8220;la termini tu&#8221;, quest&#8217;ultimo pensa di regalarla ad una ragazza che il Padre di suo Padre, guidando ubriaco e provocando un insensato incidente, aveva privato della Madre.</p>
<p style="text-align: justify">In altri termini, alla fine di questa storia edificante tra padri e figli, si ritorna a bomba al &#8220;debito&#8221; che ogni maschio ed ogni linea maschile avrebbe con il femminile, con tanto di &#8220;espiazione&#8221; consistente nel dono di una villa in riva all&#8217;oceano.</p>
<p style="text-align: justify">Mio parere personale: cari sceneggiatori, un po&#8217; più di coraggio avrebbe potuto trasformare questa storia in un gran film, ma voi questo coraggio non l&#8217;avete avuto.</p>
<p style="text-align: justify">Triste finale quindi per una pellicola che avrebbe meritato altra sceneggiatura, ma che vale comunque la pena di vedere se capita in TV oppure a noleggio (non compratela, però, non esageriamo).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/lultimo-sogno-di-irwin-winkler-usa-2001/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Il gladiatore&#8221; di Ridley Scott, USA, 2000</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/il-gladiatore-di-ridley-scott-usa-2000/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/il-gladiatore-di-ridley-scott-usa-2000/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[psicoantropologia]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=269</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 27 febbraio 2009
 Regia di Ridley Scott, USA 2000, premio oscar per: miglior film, miglior attore, migliori costumi, migliori effetti visivi, miglior sonoro.
Ho avuto il piacere di rivedere alcune sere fa questo film che ormai costituisce un classico. La storia è arcinota e non è il caso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 27 febbraio 2009</h6>
<p> Regia di Ridley Scott, USA 2000, premio oscar per: miglior film, miglior attore, migliori costumi, migliori effetti visivi, miglior sonoro.</p>
<p>Ho avuto il piacere di rivedere alcune sere fa questo film che ormai costituisce un classico. La storia è arcinota e non è il caso di ripercorrerla, così come non è il caso di ripercorrere le intense emozioni che Massimo ci può dare quale esempio perfetto di pietà virile, dedizione familiare, lealtà di vero guerriero e coraggio.</p>
<p>L&#8217;oggetto della mia attenzione rivedendo questo film è piuttosto il rapporto tra il vecchio Marco Aurelio e suo figlio Commodo. Non sappiamo (almeno non io) come andarono le cose tra i due, storicamente parlando (anche se sappiamo che Commodo venne comunque associato al trono da suo Padre): possiamo però dire che, per come descritto nel film, tale rapporto rappresenta un esempio da manuale di separazione tra Padre e figlio, un vero e proprio caso di mancato riconoscimento di paternità.</p>
<p>Commodo vorrebbe essere riconosciuto come figlio ed erede (soprattutto spirituale) dell&#8217;imperatore, e quest&#8217;ultimo vorrebbe riconoscerlo, ma questa è materia in cui volere non è potere. E&#8217; terribile la scena della confessione tra i due, che culminerà nel parricidio successivamente al quale Commodo si abbandonerà definitivamente ai lati peggiori della sua persona: perversione, tradimento, vigliaccheria. Come anche è da manuale la sua gelosia per l&#8217;incolpevole Massimo. Ma così è la vita, quando l&#8217;odio irragionevole ci acceca.</p>
<p>Come è avvenuta la separazione tra Marco Aurelio e Commodo? Quando e perchè? Non è dato di saperlo, anche se qualche indizio può darcelo la relazione morbosa tra Commodo e sua sorella.</p>
<p>Relazione morbosa il cui risultato sarà il mostruoso rapporto che lo stesso Commodo avrà con il nipotino, in bilico tra appropriazione di una paternità non propria e volontà di distruggere la sorella in quanto non consenziente (perlomeno non completamente) a tale appropriazione: aspetto, quest&#8217;ultimo, che evidentemente andava ad infrangere un qualche schema mentale già consolidato &#8211; chissà come, chissà quando &#8211; dello stesso Commodo&#8230;</p>
<p>Un film senza tempo e tutto da meditare, quindi. E congratulazioni agli sceneggiatori per la coerenza del quadro per quanto riguarda i rapporti psicologici sulla paternità.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/il-gladiatore-di-ridley-scott-usa-2000/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>“Madagascar 2” di Eric Darnell, USA, 2008</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/%e2%80%9cmadagascar-2%e2%80%9d-di-eric-darnell-usa-2008/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/%e2%80%9cmadagascar-2%e2%80%9d-di-eric-darnell-usa-2008/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:26:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=251</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 6  gennaio 2009
 Domenica mi sono recato con mio figlio a vedere Madagascar 2. Ammetto che ero piuttosto diffidente, in seguito a quanto avevo potuto leggere alcuni giorni fa su un agghiacciante articolo di Concita De Gregorio che, a proposito di questo film, affermava “In sala per Madagascar [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify">articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 6  gennaio 2009</h6>
<p style="text-align: justify"> Domenica mi sono recato con mio figlio a vedere Madagascar 2. Ammetto che ero piuttosto diffidente, in seguito a quanto avevo potuto leggere alcuni giorni fa su un agghiacciante articolo di Concita De Gregorio che, a proposito di questo film, affermava “In sala per Madagascar 2 campione d&#8217;incassi, per esempio, i bambini ridono a crepapelle delle scimmie sindacaliste che pretendono il «congedo per maternità» pur essendo tutti maschi. Una parodia del sindacato dedicata a pubblico in età prescolare. Modelli di comportamento moderni, vedremo gli esiti, basta aspettare.”</p>
<p style="text-align: justify">Vedendo il film, mi sono dovuto ricredere: la scena dei babbuini in maternità è soltanto una battuta che viene pronunciata in un contesto innocuo, né erano presenti altri “modelli di comportamento moderni”, che avrebbero comportato spiegazioni o “interpretazioni”.</p>
<p style="text-align: justify">Anzi, devo dire che si tratta di una bella storia di padri e figli e se la pellicola ha un limite secondo me è proprio quello di essere ispirata un po&#8217; troppo a “il re leone”, dal quale sembra aver preso di peso interi pezzi di sceneggiatura.</p>
<p style="text-align: justify">Un film da vedere, insomma, senza stare troppo a badare a quanto detto dalla De Gregorio: ma, forse, per “modelli di comportamento moderni” intendeva proprio le storie di padri e figli&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/%e2%80%9cmadagascar-2%e2%80%9d-di-eric-darnell-usa-2008/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In memoria di Paul Newman: commento al film “Era mio Padre” (Road to Perdition, Sam Mendes, USA, 2002). Il perché di un successo.</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/in-memoria-di-paul-newman-commento-al-film-%e2%80%9cera-mio-padre%e2%80%9d-road-to-perdition-sam-mendes-usa-2002-il-perche-di-un-successo/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/in-memoria-di-paul-newman-commento-al-film-%e2%80%9cera-mio-padre%e2%80%9d-road-to-perdition-sam-mendes-usa-2002-il-perche-di-un-successo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 13:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[passaggi maschili]]></category>
		<category><![CDATA[psicoantropologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=200</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 30 settembre 2008
La recente scomparsa di Paul Newman mi ha riportato alla mente un film della fase finale della sua carriera, un’interpretazione che ho considerato magistrale nell’ambito di un film che mi è rimasto letteralmente nel cuore.
 Sto parlando della nota pellicola del 2002 di Sam Mendes [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6>articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 30 settembre 2008</h6>
<p style="text-align: justify">La recente scomparsa di Paul Newman mi ha riportato alla mente un film della fase finale della sua carriera, un’interpretazione che ho considerato magistrale nell’ambito di un film che mi è rimasto letteralmente nel cuore.</p>
<p style="text-align: justify"> Sto parlando della nota pellicola del 2002 di Sam Mendes intitolata “Road to perdition”, arrivata in Italia con il titolo di “Era mio Padre”. Di solito nella traduzione dei titoli – in qualsiasi traduzione, aggiungerei – si perde sempre qualcosa a livello di significati, ma in questo caso possiamo dire che è avvenuto esattamente il contrario.</p>
<p style="text-align: justify"> Il film tratta della rovinosa fuga (e successiva vendetta) del killer Micheal Sullivan (intepretato da Tom Hanks) attraverso gli Stati Uniti in compagnia di suo figlio dodicenne, unici scampati allo sterminio della loro famiglia conseguente al fatto che il ragazzo aveva assistito ad una strage di mafia perpetrata da Connor Rooney, il figlio del boss, già geloso dello stesso Sullivan/Hanks in quanto collaboratore preferito di suo padre (per l’appunto Paul Newman).</p>
<p style="text-align: justify"> L&#8217;opera non ha avuto grande successo da parte della critica, che ha lamentato carenze ed aspetti scontati negli sviluppi della storia, un’impostazione altamente commerciale dell’ambientazione, una certa lentezza, un voler tenere in piedi il tutto solo con l’apporto delle grandi star presenti (Tom Hanks, Paul Newman, Jude Law, tanto per fare qualche nome).</p>
<p style="text-align: justify"> Dico senza mezzi termini che secondo me la critica ha ragione dal punto di vista strettamente tecnico, ma dico altrettanto chiaramente che il successo di pubblico era inevitabile allo stesso modo in cui era inevitabile il grande coinvolgimento emotivo che genera la pellicola.</p>
<p style="text-align: justify"> La storia infatti a mio avviso tratta di una specifica fase della vita di ogni uomo. Nell’età infantile, dai 2-3 fino ai 7-8 anni circa, c’è un periodo abbastanza lungo in cui il bambino se non riceve input che lo spingano in una differente direzione vive nella venerazione del proprio Padre, che ai suoi occhi risulta il più bello, il più forte, il più abile, etc. Questo comportamento – che gli specialisti in genere riconducono al processo di identificazione sessuale ma che a mio avviso ha radici più profonde – viene poi sostituito dalla disillusione quando si scopre, con il progredire della maturazione intellettuale, che alla fine papà è uno come gli altri non esente da difetti e limiti, o addirittura con caratteristiche che posso essere etichettate (dal bambino o dalla società) come disgustose (fumare, bere, etc.). Successivamente ancora, avviene l’accettazione di questa parte “difettosa” del padre, ed il suo giusto inquadramento in una dimensione umana sovrapponibile a quella di qualsiasi altro uomo.</p>
<p style="text-align: justify"> C’è, insomma, dapprima la scoperta del lato nobile (bello, forte, saggio, etc.) del padre, poi del lato non – nobile (limiti, difetti, problemi, aspetti sgradevoli) ed infine la composizione di questa figura in una chiave realistica paragonabile alla propria, e che quindi finisce per far risaltare sostanzialmente il Padre nobile in quanto, a parità di difetti e limiti con il figlio, ha tanta più esperienza, saggezza, significati. Il padre carnale, terrestre, finisce così per “fasarsi” con il padre astratto, archetipico.</p>
<p style="text-align: justify"> Vorrei dire, ma è una mia idea personale ed in quanto tale opinabile, che non si è veramente uomini se non si sono compiuti tutti questi passi.</p>
<p style="text-align: justify"> Il lato affascinante del film (che secondo me spiega il successo avuto ed i sentimenti che riesce a smuovere) è che il giovane Michael Jr questi passaggi li compie tutti nel breve tempo del suo personale viaggio &#8220;to Perdition&#8221;. Si comincia da quando il bimbo chiede insistentemente alla Madre quale sia il mestiere di papà, si passa per l’atroce rivelazione della realtà (massacro di mafia), si arriva infine al padre come riferimento unico durante il viaggio ed infine al dialogo ed alla riscoperta.</p>
<p style="text-align: justify">La dimostrazione che questo processo è in realtà il vero soggetto del film sta proprio nella frase finale del giovane Michael Jr, allorquando alla domanda “ma alla fine, tuo padre era buono o cattivo?” risponde semplicemente: “era mio Padre”.</p>
<p style="text-align: justify"> Il che testimonia per l’appunto che con la sua completa accettazione del Padre il processo si è concluso e rappresenta a mio avviso un titolo di gran lunga più azzeccato di quello originario.</p>
<p style="text-align: justify"> Tale asse portante del film informa di se tutta la storia, collegandosi variamente anche ad altre tematiche tipicamente maschili: il problema del riconoscimento (Rooney/Newman e suo figlio); la eterna rivalità tra fratelli (rapporto tra Sullivan/Hanks e il figlio di Rooney/Newman), il segreto incomprensibile del Padre (rapporto tra Sullivan/Hanks e sua moglie).</p>
<p style="text-align: justify">Non a caso, se andate a fare un giro (io l&#8217;ho fatto) sui siti che ospitano i commenti degli spettatori, i più colpiti dal film risultano essere proprio gli uomini&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Un film completo e complesso insomma, che non può mancare nella nostra filmografia ed in cui Paul Newman riesce ad azzeccare in pieno la parte assegnatagli proprio recitando semplicemente se stesso: un uomo anziano, navigato e saggio quanto scanzonato e determinato. E pure simpatico. Una sorta di super &#8211; Padre ideale idealizzato la cui ombra si proietta per tutta la storia.</p>
<p style="text-align: justify">Con buona pace della critica ufficiale, che non è stata tenera con lui in questa interpretazione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/in-memoria-di-paul-newman-commento-al-film-%e2%80%9cera-mio-padre%e2%80%9d-road-to-perdition-sam-mendes-usa-2002-il-perche-di-un-successo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>mississippi burning: una rilettura in chiave innovativa</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/mississippi-burning-una-rilettura-in-chiave-innovativa/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/mississippi-burning-una-rilettura-in-chiave-innovativa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 12:45:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[passaggi maschili]]></category>
		<category><![CDATA[psicoantropologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=185</guid>
		<description><![CDATA[articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 15 settembre 2008
Nel rivedere alcuni giorni fa Mississippi Burning , per la millesima volta, ho improvvisamente realizzato che finora nessuna analisi è stata in grado di svelarne un tesoro nascosto, accuratamente celato nelle pieghe del rapporto tra i due protagonisti principali. Ripercorriamo la trama tenendo d&#8217;occhio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6>articolo apparso per la prima volta sul vecchio  ”MetroMaschile” in data 15 settembre 2008</h6>
<p style="text-align: justify">Nel rivedere alcuni giorni fa Mississippi Burning , per la millesima volta, ho improvvisamente realizzato che finora nessuna analisi è stata in grado di svelarne un tesoro nascosto, accuratamente celato nelle pieghe del rapporto tra i due protagonisti principali. Ripercorriamo la trama tenendo d&#8217;occhio i due e capirete di cosa sto parlando.</p>
<p style="text-align: justify"> Nel giugno 1964 tre attivisti dei diritti civili vengono assassinati nella contea di Jessup, Mississippi. Arriva l&#8217;FBI, impersonato dagli agenti Ward (William Dafoe) e Anderson (Gene Hackman) che fin dall&#8217;inizio si configurano come opposti: Anderson/Hackman è tanto attempato, disilluso, incolto, poco ortodosso nella professione quanto Ward/Dafoe è giovane, motivato, istruito, perfettamente padrone della &#8220;prassi dell&#8217;FBI&#8221; che ama citare di continuo e che applica pedissequamente (tra i due infatti il capo è lui): sembra quasi che l&#8217;anziano gli sia stato affiancato semplicemente perchè conosce il territorio, essendo di quelle parti.</p>
<p style="text-align: justify"> Questa contrapposizione di personalità si gioca per tutto il film, facendo intravvedere una sorta di scontro generazionale tra i due sul filo degli eventi di una indagine il cui ostacolo principale è costituito dall&#8217;omertà della contea, dove il KKK può contare su importanti complicità (tra cui lo sceriffo, il sindaco e notabili vari). Nella prima parte della storia infatti il tentativo da parte del KKK di insabbiare il tutto o di &#8220;buttarla in politica&#8221; (yankee del nord venuti a provocare povera gente semplice del sud che tutela le proprie tradizioni) sta quasi per riuscire, anche a causa dell&#8217;inapplicabilità della prassi dell&#8217;FBI in un contesto di violenza crescente, collaborazioni zero e di risultati nulli malgrado gli ingenti sforzi.</p>
<p style="text-align: justify">In questa fase il povero Anderson/Hackman è praticamente emarginato dalle decisioni. Tenta di ragionare con il suo giovane capo ma i suoi tentativi si scontrano con la prassi dell&#8217;FBI e con la sicumera del giovane nel giudicare la scarsa ortodossia professionale e ideologica del collega.</p>
<p style="text-align: justify">A mio avviso, tuttavia, non credo che si possa parlare &#8211; in questo contesto &#8211; di vero scontro generazionale, perchè questo è notoriamente funzionale a contestare il potere della vecchia generazione, mentre qui il potere invece è già saldamente in mano alla nuova. Nè possiamo dire che l&#8217;oggetto degli strali del giovane Ward/Dafoe siano effettivamente per la disillusione e la demotivazione del vecchio Anderson/Hackman: perché, alla fine, se ascoltiamo con le orecchie giuste quanto ci dice l&#8217;anziano nei dialoghi, scopriamo che la sua determinazione professionale ed il suo &#8220;allineamento ideologico&#8221; con i valori anti-aparthaid sono pari almeno a quelli del giovane.</p>
<p style="text-align: justify">Quello che gli viene sostanzialmente contestato è il metodo, ossia quel crudo realismo nell&#8217;affrontare le cose che è tipico di chi in quel posto c&#8217;era, conosce il territorio e le persone, e saprebbe bene quello che si deve fare ma che non gli si permette di fare. Una sorta di sintonia profonda con la realtà, che il giovane non possiede. In altri termini Ward/Dafoe, imbevuto di idee astratte non ancora metabolizzate alla luce dell&#8217;esperienza, contesta all&#8217;anziano quella che potremmo definire la sua saggezza: ed in questo, come dicevamo, non c&#8217;è uno scontro generazionale di tipo classico, quanto piuttosto l&#8217;insofferenza del giovane e la sua resistenza all&#8217;idea che benché &#8220;uomo fatto&#8221; e in piena carriera, debba ancora per una volta esercitare la propria umiltà.</p>
<p style="text-align: justify">Come era prevedibile con questi presupposti i due arrivano allo scontro aperto tra schiaffi e pistole spianate, una lotta furibonda in cui il giovane minaccia di uccidere il collega, gesto a mio avviso altamente simbolico a maggior ragione che la scintilla che scatena la colluttazione è di tipo sessuale (Ward/Dafoe rinfaccia a Anderson/Hackman di &#8220;divertirsi con le testimoni&#8221;, parlando a proposito della &#8220;amicizia&#8221; di quest&#8217;ultimo con la moglie del vice-sceriffo Pell, testimone chiave dell&#8217;indagine).</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; un punto di rottura, di svolta della storia, perchè una volta consumata la scenata Ward/Dafoe incredibilmente ed inspiegabilmente concede che &#8220;Ebbene, Signor Anderson, faremo a modo suo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">In quel momento inizia la seconda parte del film, che cambia completamente ritmo e tono. In breve l&#8217;incantesimo che aveva paralizzato le indagini viene infranto, isolando di volta in volta ognuno dei &#8220;cattivi&#8221; (si sa che questi ultimi fuori dal branco sono impotenti perché vili) e smontando in questo modo il muro di gomma mattone su mattone finchè tutti i responsabili dell&#8217;eccidio finiscono per essere smascherati e puniti. Il bello, in questa seconda fase della storia, è che i rapporti tra i due protagonisti migliorano sensibilmente, quasi che il giovane desiderasse, nel profondo, di essere diretto dall&#8217;anziano e non viceversa.</p>
<p style="text-align: justify">Per concludere, sembrerebbe che siamo in presenza di una bella storia a lieto fine tra Padre e figlio, ma che &#8211; soprattutto &#8211; siamo in presenza di una storia che ci descrive con grande efficacia un passaggio fondamentale della vita di ogni uomo (ma non tutti lo fanno): il ritorno all&#8217;umiltà (ed è questo a mio avviso il tesoro nascosto del film).</p>
<p style="text-align: justify">Sto parlando di quel momento della nostra giovinezza in cui ci si rende conto che tutte le iniziazioni e consacrazioni della vita da adulto che abbiamo appena ricevuto e per le quali abbiamo anche lottato (laurea, lavoro, potere) non sono affatto sufficienti alla nostra definizione, alla nostra auto-descrizione, e quindi si avverte un senso di vuotezza, di inutilità del vissuto recente e delle fatiche fatte.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; una mancanza di centratura la cui soluzione non sta nei riconoscimenti che il mondo esterno ci può dare, ma nel dialogo con il nostro personale mondo di riferimenti maschili e primo fra tutti il padre interiore, simboleggiato dal saggio anziano. Figure nei confronti delle quali, in quel tipo di passaggio, si avverte nettamente &#8211; ma si avversa altrettanto nettamente &#8211; la necessità di porsi in ascolto e quindi la necessità di tornare (per restarci) in una situazione per l&#8217;appunto di umiltà.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; un momento che può essere anche molto duro ed infatti ritengo che l&#8217;aggressività del giovane Ward/Dafoe nei confronti di Anderson/Hackman derivi anche da questo: dalla sofferenza inconscia generata da questo passaggio sommata alla consapevolezza che l&#8217;anziano lo sta suo malgrado spingendo verso questo tipo di processo personale.</p>
<p>Che è poi uno dei compiti del Padre nei confronti del figlio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/mississippi-burning-una-rilettura-in-chiave-innovativa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sergio Rubini alla riscoperta del Padre</title>
		<link>http://metromaschile.it/blog/2009/sergio-rubini-alla-riscoperta-del-padre/</link>
		<comments>http://metromaschile.it/blog/2009/sergio-rubini-alla-riscoperta-del-padre/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 12:51:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://metromaschile.it/?p=91</guid>
		<description><![CDATA[Tratto da &#8220;Avvenire&#8221; del 1° dicembre 2009.
Articolo di: Giacomo Vallati



 E’ possibile che un artista racconti qualcosa che non sia se stesso? «No. Perlo­meno, non per me. In tutti i miei film io non sono riuscito a far altro che parlare di me». Torna dunque alla sua terra e alla sua storia persona­le, in una sorta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong>Tratto da &#8220;Avvenire&#8221; del 1° dicembre 2009.</strong></div>
<h3 style="text-align: justify"><strong>Articolo di: <span style="text-decoration: underline">Giacomo Vallati</span></strong><strong><br />
</strong></p>
<h4 style="text-align: justify">
<hr /></h4>
<p style="text-align: justify"> E’ possibile che un artista racconti qualcosa che non sia se stesso? <em>«No. Perlo­meno, non per me. In tutti i miei film io non sono riuscito a far altro che parlare di me».</em> Torna dunque alla sua terra e alla sua storia persona­le, in una sorta di &#8216;viaggio nella me­moria&#8217; in forma di commedia, Ser­gio Rubini. Con L’uomo nero – dal 4 dicembre in 200 cinema – eccolo re­cuperare i suoi giorni di ragazzino pugliese, vivace e curioso, figlio di un padre che sembra bizzarro e di­stante e che lo delude fino al giorno in cui – ormai cresciuto e tornato al suo capezzale per l’estremo saluto – non scoprirà che egli era tutt’altro che &#8216;l’uomo nero&#8217; (cioè negativo e tirannico) che lui credeva.</p>
<p style="text-align: justify">«<em>Nella vita di tutti arriva il momen­to in cui il figlio deve staccarsi dal padre</em> – riflette l’attore-regista –. <em>È un distacco duro, che assomiglia ad un’uccisione, perché nasce spesso da una valutazione negativa del ge­nitore, vista quasi fosse quella di un nemico. Ma poi passano gli anni, ti accorgi che il &#8216;nemico&#8217; non era tuo padre, in quanto persona; ma il ruo­lo che lui interpretava nella tua vi­ta. L’immagine che tu, figlio, gli at­tribuivi. E allora qualcosa si scioglie. L’uomo che era nascosto nel padre recupera credibilità; si può tornare a stimarlo, ad amarlo</em>».</p>
<p style="text-align: justify">Questa la scoperta che Fabrizio Gi­funi (il bambino cresciuto, nella par­te del ricordo interpretato dal pic­colo Guido Giaquinto) fa al capez­zale del padre (lo stesso Rubini), ca­postazione con talento da pittore, completamente sottovalutato dagli intellettuali del paese dove vive con la dolce e concreta moglie ( Valeria Golino) e con l’estroso zio &#8216;vitello­ne&#8217; (Claudio Scamarcio). La fru­strazione per le sue capacità mi­sconosciute è talmente forte da gua­stare i rapporti coi familiari, e da spingere il piccolo figlio a evadere dalla realtà, grazie ad una fantasia  accesissima e visionaria.</p>
<p style="text-align: justify">«<em>Questo film è più autobiografico degli altri</em> – confessa l’autore (anche sceneggiatore, assieme a Domeni­co Starnone e Carla Cavalluzzi) – <em>e quindi più degli altri è una &#8217;sincera menzogna&#8217;. Nel senso che è pro­prio quando parli più esplicita­mente di te, che racconti le cose co­me vorresti che fossero andate, non come sono andate veramente. Ne L’uomo nero, insomma, ci sono tut­te le parole e gli incontri che avrei voluto fare e che invece mi sono sfuggiti».</em></p>
<p style="text-align: justify">Ma perché tornare così spesso al passato? <em>«Perché per me è l’unico modo per essere me stesso. Me ne andai dal paese che avevo solo 18 anni. Imparai a parlare italiano per poter recitare e diventai subito un altro. Oggi solo tornando indietro recupero quel che sono davvero».</em></p>
</h3>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://metromaschile.it/blog/2009/sergio-rubini-alla-riscoperta-del-padre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
