A fare questo “mestiere”, ossia il responsabile di MetroMaschile,  si entra in una dimensione schizofrenica per la quale o si ride a crepapelle, o ci si incazza come jene.

Non c’è via di scampo, né soluzione intermedia.

Cercavo infatti su internet le reazioni a questo recente interessantissimo articolo di Claudio Risè a commento del quale, tra l’altro, ero anche intervenuto, quando mi imbatto in questo modo in una intervista di tale Dr.ssa Tinelli[1] nella quale,  tra varie cose che non ci riguardano, si dice anche: “… il fondatore di Arkeon (PRESUNTA psicosetta, n.d.r)[2]   potrebbe aver elaborato la sua teoria sull’omosessualità a partire dai cosiddetti studi sul maschile di Claudio Risè, uno psicologo “di frangia” teso al recupero dell’autorità del maschio. “

Premesso che il Prof. Risè  non ha alcun bisogno di essere difeso dal sottoscritto (ci mancherebbe altro) e premesso altresì che secondo me  – se ho capito qualcosa di lui – è troppo signore per entrare in polemiche “da tinello”, credo che sia tuttavia importante fare un po’ di analisi del linguaggio utilizzato nell’intervista, perché corrisponde con precisione matematica  ad una modalità dialettica e logica che sistematicamente  riscontriamo nei nostri confronti. E che quindi dobbiamo imparare a conoscere bene.

In quel paragrafo il Prof. Risè – un cattedratico di livello internazionale, nonché opinionista di quotidiani nazionali e periodici vari -  diventa piuttosto “uno psicologo di frangia” che produce “cosiddetti studi” (suppongo che la Dottoressa si riferisca ai suoi numerosi libri, venduti in milioni di copie in tutto il mondo), studi che sarebbero “tesi al recupero dell’autorità del maschio” (…tesi casomai al recupero dell’identità, e non all’autorità del maschio: se proprio di autorità vogliamo parlare,  per quanto riguarda le opere di Risè, dovremmo casomai parlare di autorità del Padre…). 

Per concludere, senza farla troppo lunga: quando c’è di mezzo l’idea di paternità e i suoi derivati, nonché i suoi portatori, il leit –motiv è sempre lo stesso: 1) volgarizzare i concetti e 2) porre in ridicolo le persone che ne hanno a che fare.

Quante possiamo trovarne di assurdità dialettiche simili su internet e sui media? Tantissime, in quantità industriali,  in alcuni casi anche ad opera di giganti dell’informazione, non soldatini semplici di questo o quel blog, di questa o quell’associazione di provincia. 

Ricordo a questo proposito  la battaglia di “Repubblica” contro gli amici di MS, di cui mi onoro di far parte, o l’attacco frontale  de “l’Unità” al sottoscritto (sarebbe a dire la corazzata contro la barchetta, ossia una operazione crudele e ridicola: ma tutto fa brodo pur di bastonare il cane che affoga… rectius: che si rifiuta di affogare).

Imparate a fare l’analisi del linguaggio, gente, se non altro per difenderci (ma soprattutto per difendere l’Idea) da tali personaggi e da tali logiche: e, come si diceva in un vecchio indimenticabile telefilm… state attenti, là fuori!!

A presto.

Carlo Zijno

 _______________________

[1] Lorita Tinelli, presidentessa del CESAP – Centro Studi Abusi Psicologici (WWW.CESAP.NET), un’associazione con sede a Noci (provincia di Bari)

 [2] Arkeon è una associazione che è stata accusata di vari tipi di reato, dall’esercizio abusivo della professione psicanalitica a forme di speculazione varia… e chi più ne ha più ne metta. Nelle indagini sul gruppo,  la Dr.ssa Tinelli ha svolto un ruolo che sembrerebbe fondamentale (utilizzo il condizionale perché conosco la vicenda solo da fonti giornalistiche e da internet). Attualmente è in corso il processo. Ai fini di quello che ci interessa nel presente articolo, tuttavia, è capitato che sul suo blog il Prof. Risè abbia postato a suo tempo un proprio intervento in cui sospendeva il giudizio sull’associazione (cosa che evidentemente non è piaciuta ma che costituisce dovere di ogni cittadino, in attesa della sentenza), ipotizzando altresì che – almeno da quello che si sapeva della “dottrina” di arkeon  – il suo capo e fondatore Vito Carlo Moccia potrebbe essersi ispirato, per alcuni aspetti,  a delle sue pubblicazioni.In effetti, una delle idee centrali del gruppo riguardava proprio l’importanza della figura del Padre ed il “recupero” di un suo ruolo attivo nel nucleo  familiare.

one

confronto, analisi e riflessioni

di:

Fabio Nestola

Carlo Zijno

_______________________

Estratto del ns. ordinamento.

Omicidio volontario o doloso – art 575 c.p., pena prevista da un minimo di 21 anni all’ergastolo, ove vi siano circostanze aggravanti

Omicidio preterintenzionale (l’esito mortale supera le intenzioni del reo, che intendeva limitarsi ad intimidire la vittima, percuoterla o procurarle ferite) – art. 584 c.p., pena prevista da 10 a 18 anni

Omicidio colposo (decesso per una responsabilità imputabile al reo, es: crolla la scuola, imputati ingegneri e costruttori) – art. 589 c.p., pena prevista da 6 mesi a 5 anni, minimo elevato ad 1 anno in caso di omicidio colposo commesso violando il codice della strada o le norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro

Infanticidio – art. 578 c.p – “la madre che cagiona la morte del neonato dopo il parto o del feto durante il parto (…) è punita con la reclusione da 4 a 12 anni. A coloro che concorrono al fatto (…) si applica la reclusione non inferiore ad anni 21. Tuttavia se essi hanno agito allo scopo di favorire la madre, la pena può essere diminuita di un terzo (…)

———-

Uccidere un neonato, quindi, è molto meno grave: comporta pene detentive vistosamente inferiori rispetto all’omicidio volontario o preterintenzionale

E’ meno grave quando a compiere l’infanticidio è la madre

Se l’infanticidio è commesso dal padre, infatti, questi non beneficia delle vistose riduzioni di pena previste dal reato specifico, ma viene incriminato per le fattispecie di reato di cui sopra: “A coloro che concorrono al fatto (…) si applica la reclusione non inferiore ad anni 21.”

21 anni come minimo edittale, pena prevista per il reato di omicidio volontario. Alcune riduzioni di pena sono previste qualora l’infanticidio venga commesso in concorso con la madre, nell’intento di favorirla.

L’esclusione del padre dalla concessione delle attenuanti previste nello specifico articolo 578 riservato alla madre ha motivazioni psico-emotive, è strettamente legata alla gravidanza ed agli scompensi che ne derivano.

Nell’esaminare un estratto di normativa internazionale, infatti, la gravidanza ed il parto sembrano essere eventi destabilizzanti, traumatizzanti, patogeni, causa di un disturbo comportamentale temporaneo che può portare anche all’uccisione del neonato.

L’Italia proviene da una cultura all’interno della quale l’evento della gravidanza è sempre stato avvolto da contenuti nobili ed altamente positivi: la puerpera è giustamente orgogliosa del compito di procreazione che la Natura le ha riservato, è serena, radiosa, lo sguardo ed il sorriso illuminati da una nuova luce, l’amore e la dolce consapevolezza della vita che sta nascendo in lei sono i sentimenti che la guidano nel suo percorso.

Almeno così si credeva

La normativa internazionale considera il puerperio alla stregua di una patologia estremamente aggressiva sotto il profilo psico-emotivo, tanto da rendere la donna che ne è vittima incapace di intendere e di volere qualora uccida il proprio figlio

La cronaca e soprattutto la normativa, quindi, smentiscono drasticamente l’icona idilliaca della neomamma serena, radiosa, felice.della missione naturale

I 20 codici penali oggetto dell’analisi evidenziano alcune particolarità:

La gravidanza, il parto ed in genere lo stato puerperale vengono riconosciuti quali cause scatenanti di gravi alterazioni dello stato cognitivo, tali da stemperare la pena detentiva in occasione di una eventuale uccisione del neonato

Nella vita di una donna adulta sembra che nessun altro evento sia tanto patogeno e destabilizzante quanto lo stato puerperale, descritto come:

“influsso perturbatore” (Portogallo)

“equilibrio mentale turbato dal parto o dall’allattamento” (Inghilterra)

“influenza del puerperio” (Svizzera)

“stato di turbamento o di sgomento” (Grecia)

“sotto l’influenza dello stato puerperale” (Argentina, Brasile, Perù)

Nell’America Latina ed in Portogallo, inoltre, compare il movente riconosciuto come attenuante, vale a dire la necessità di sopprimere un figlio del quale sarebbe difficile spiegare l’origine, che potrebbe pertanto compromettere l’onore di chi lo ha concepito:

“per nascondere il disonore” (Argentina, Bolivia, Paraguay, Ecuador, Cuba, Portogallo) “per evitare il disonore” (Colombia)

“per preservare l’onore” (Uruguay)

L’infanticidio per causa d’onore era riconosciuto anche in Spagna fino al 1995.

Griglia – normativa internazionale[1]

NAZIONE

NORMATIVA

Spagna La figura criminis prevista dall’art. 410 c.p., quella tradizionale dell’infanticidio per causa d’onore, è stata abolita dal Nuovo Codice Penale Spagnolo nel novembre 1995
Portogallo Art. 137 c.p. – “infanticidio privilegiato”: la madre che uccide il figlio durante o subito dopo il parto, essendo ancora sotto il suo “influsso perturbatore”, o per nascondere il disonore, è punita con la reclusione da 1 a 5 anni
Austria Il Codice Penale austriaco prevede che la madre che uccide durante il parto oppure “fino a quando è sotto gli effetti del parto” sia punita con la pena detentiva da 1 a 5 anni
Inghilterra La disciplina penale in tema di infanticidio è regolata dal “Infanticide Act“ del 1938, Se una donna con una omissione o un atto intenzionale causa la morte del figlio minore di 12 mesi, può essere condannata per “manslaughter” (paragonabile all’omicidio preterintenzionale del nostro ordinamento) se al momento del fatto il suo equilibrio mentale viene turbato dal parto o dall’allattamento
Scozia La Scozia è l’unico Paese europeo a non prevedere l’infanticidio come fattispecie autonoma di reato. Chi uccide il figlio, padre o madre, viene rinviato a giudizio per omicidio volontario. Le eventuali attenuanti sono tenute in considerazione dal giudice come per qualunque altro omicidio, senza alcun trattamento di favore.
Francia Il reato di infanticidio previsto originariamente dall’art. 300 c.p. è stato abrogato dal codice penale del 1992
Svizzera Art. 116 c.p., in vigore dal 1990 – la madre che durante il parto o finchè si trova sotto l’influenza del puerperio, uccide l’infante, è punita con la pena detentiva da 2 a 6 anni.
Germania Secondo la legge tedesca una madre che uccide il figlio naturale, durante o subito dopo il parto, è punita con la pena detentiva da 3 a 6 anni. Nei casi di minore gravità si applica una pena da 6 mesi a 5 anni.
Grecia Art. 303 c.p. – la madre che intenzionalmente cagiona la morte del proprio figlio durante o dopo il parto, mentre si trova in stato di turbamento o di sgomento, è punita con la reclusione fino a 10 anni.
Argentina Art. 81 c.p. – detenzione da 6 mesi a 2 anni alla madre che, per nascondere il disonore, uccide il suo bambino durante il parto o comunque sotto l’influenza dello stato puerperale
Brasile Art. 123 c.p. – la madre che sopprime il proprio figlio durante il parto o sotto l’influenza dello stato puerperale, è punita con la detenzione da 2 a 6 anni
Bolivia Decreto 10426 del 23 agosto 1972 , art. 258 c.p. – La madre che per nascondere la propria inferiorità o il disonore uccide il suo bambino durante il parto o entro 3 giorni dalla nascita, è punita con il carcere da 1 a 3 anni
Colombia Art 616 c.p. – pena da 1 a 3 anni alla madre che, per evitare il disonore, uccide il figlio che non ha ancora compiuto I 3 anni. Ai nonni materni, se complici, si applica una pena da 3 a 6 anni
Uruguay Art. 310 c.p. – è punto con la pena da 6 mesi a 4 anni di carcere il padre, la madre o un altro parente che, al fine di preservare l’onore, uccide il bambino entro i 3 giorni di vita
Paraguay Art. 214 c.p. – 2 anni di carcere alla madre che, per nascondere il disonore, uccide il figlio entro 3 giorni dalla nascita. La pena è elevata a 3 anni per la complicità dei nonni materni o altri consanguinei
Ecuador Art. 453 – la madre che per nascondere il disonore uccide i figli viene punita con la reclusione da 3 a 6 anni. Uguale pena per i nonni materni spinti dalla medesima motivazione
Perù Art. 110 c.p. – la madre che uccide il suo bambino durante il parto o sotto l’influenza dello stato puerperale, è punita con la reclusione da 1 a 4 anni o con l’obbligo della prestazione del servizio comunitario da 50 a 140 giorni
Cuba Art. 264 c.p. – la madre che entro 72 ore dal parto uccide il figlio al fine di nascondere il disonore di averlo concepito, incorre nella privazione della libertà da 2 a 10 anni
Stati Uniti Nei numerosi codici statunitensi l’infanticidio è considerato “abuso su minore” ed è lasciata alla discrezione del giudice la pena da infliggere. In teoria sarebbe applicabile anche la pena capitale negli Stati che la prevedono. In pratica tale sanzione non è mai stata inflitta

 

Il delitto d’onore è stato derubricato dall’ordinamento italiano con legge 442 del 5/8/ 1981

Si trattava di un omicidio caratterizzato dalla motivazione soggettiva del reo, volta a salvaguardare una particolare forma di onore, o comunque di reputazione, con particolare riferimento all’ambito relazionale dei rapporti matrimoniali, nel quale pesano gli esiti estremi della pressione esercitata dalla reputazione sociale;

In Italia, sino al 1981, un delitto perpetrato al fine di salvaguardare l’onore (es.: uccidere la moglie adultera o il suo amante, spesso entrambi) era sanzionato con pene attenuate rispetto all’analogo delitto di diverso movente, poiché veniva riconosciuto che l’offesa alla rispettabilità arrecata da una condotta “disonorevole” aveva valenza di gravissima provocazione e la riparazione dell’onore, anche violenta, godeva di comprensione sociale e giuridica.

il dettato originario della norma:

Codice Penale, art. 587 (ante 1981)
Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.

Poi l’abrogazione; per un uomo, quindi, il tentativo di preservare la rispettabilità propria e della famiglia non costituisce una circostanza attenuante. La comprensione sociale e giuridica per la riparazione violenta dell’onore sono – giustamente, vogliamo aggiungere – venute meno; la macchia del delitto d’onore è stata cancellata dal nostro ordinamento in nome di un doveroso senso di civiltà.

In Portogallo e nei maggiori Paesi dell’America Latina invece, ancora oggi, per una donna l’onore può essere difeso anche attraverso l’infanticidio, usufruendo pertanto di pene più miti rispetto all’omicidio commesso per qualsiasi altro movente

Nella normativa italiana non compare il movente dell’onore da salvaguardare, ma rimangono le sanzioni ridotte rispetto all’omicidio volontario e/o preterintenzionale.

Inoltre, anche la sindrome premestruale viene identificata quale attenuante per assolvere l’assassina dall’accusa di omicidio volontario.

In Inghilterra la 29enne Sandie Craddock “a causa dello squilibrio ormonale legato alla sindrome pre-mestruale” ha ucciso a coltellate un suo collega di lavoro. Il tribunale ha identificato come motivo dell’aggressione la sindrome premestruale, pertanto ha deciso di derubricare l’accusa da omicidio volontario ad omicidio colposo.

Sandie quindi non ha avuto una pena detentiva, ma è stata solo condannata con la condizionale e le è stato imposto di curarsi.
La Craddock infatti “in quei giorni” avrebbe anche in precedenza più volte effettuato aggressioni violente nei confronti di uomini e donne, guadagnandosi circa 30 denunce.

http://www.tartaportal.it/forums/58609-donna-uccide-collega-assolta-dal-giudice-sindrome-premestruale.html

http://www.straightdope.com/columns/read/2594/can-a-womans-menstrual-cycle-make-her-more-susceptible-to-the-effects-of-alcohol

http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?reply_id=233736

http://www.nytimes.com/1982/03/07/magazine/dispelling-menstrual-myths.html?sec=technology&spon=&pagewanted=5

In Inghilterra, quindi, oltre alle attenuanti emotive per l’uccisione di figli neonati, viene riconosciuta l’attenuante anche per l’accoltellamento di soggetti adulti estranei alla famiglia.

Con la sindrome premestruale le donne è possibile che abbiano ogni mese intere settimane di accesso alle pene attenuate, poi 5/6 giorni di sindrome mestruale, occasionalmente anche la sindrome puerperale….

Copertura a vita

Nel Regno Unito è stato creato un pericoloso precedente a causa del quale la tranquillità dell’intera popolazione potrebbe essere indotta a vacillare.

Prima di venire giudicato da un magistrato donna o di essere operato da un chirurgo donna, un inglese dovrebbe informarsi se per caso ha il ciclo o sta per averlo?

A questo punto si rendono necessarie alcune riflessioni

Dando per scontato che legislatori e giuristi di mezzo mondo non siano preda di follia collettiva, è presumibile che le attenuanti universalmente riconosciute in caso di omicidio per mano femminile siano fondate su solide e comprovate basi scientifiche.

Fior di ricerche dovrebbero avvalorare la teoria secondo la quale lo scompenso ormonale dovuto al periodo premestruale ed al periodo puerperale, siano causa o possano esserlo di comportamenti devianti, irrazionali, incontenibili.

La persona che agisce sotto l’influsso destabilizzante dello scompenso ormonale sarebbe quindi impossibilitata a controllare il proprio agire, tanto da avere diritto a considerevoli attenuanti in caso di soppressione di una vita umana.

Non conoscendo nei dettagli la letteratura scientifica dalla quale tale convinzione prende vita, dobbiamo credere che esista e sia abbondantemente dimostrata, visto l’innegabile influsso su decine e decine di Codici Penali.

Sembra, però, una forte delegittimazione delle capacità, dell’autodeterminazione ed in generale delle caratteristiche psico-emotive della donna.

Appare curioso che la figura femminile venga tratteggiata dalla normativa internazionale come una sorta di incapace, categoria protetta in quanto minus habens, irresponsabile delle proprie azioni.

Non è così, non può essere così

Uno stuolo di donne emancipate dovrebbe contestare la chiave di lettura giudiziaria che può definirle “incapaci di intendere e di volere” quando hanno il ciclo mensile, quando sono in attesa di averlo, quando partoriscono, quando sono in attesa di partorire, dopo avere partorito.

In pratica tutta la vita di una donna sessualmente matura, dalla pubertà alla menopausa

Si tratta di una chiave di lettura giudiziaria in aperto contrasto con le rivendicazioni dell’intero universo femminile.

Quote rosa e sacrosante rivendicazioni di pari opportunità, che fine farebbero secondo i Codici Penali?

Ad una persona fragile ed umorale, talmente in balìa dagli sbalzi ormonali da usufruire delle attenuanti tipiche delle categorie a rischio, soggetta a temporanee ed incontrollabili incapacità di intendere e di volere durante tutto l’arco della propria maturità, chi affiderebbe le chiavi della politica, dell’economia, dell’amministrazione pubblica, della sanità, della magistratura, della polizia o dell’esercito?

Non è così, non può essere così

Per quale motivo la sindrome premestruale non può indurre in altri errori che non siano l’omicidio? Ogni donna sarebbe a rischio di comportamenti asociali ed incontrollabili in qualunque istante della propria vita, anche al momento di prendere decisioni di cruciale importanza

Non è così, non può  essere così 

Da Emma Marcegaglia a Conchita De Gregorio, da Giulia Buongiorno a Simonetta Matone, da Milena Gabbanelli a Renata Polverini, migliaia di donne dimostrano ogni giorno il proprio valore, dimostrano di sapersi guadagnare spazi prestigiosi nella politica, nell’imprenditoria, nel giornalismo, nella magistratura ed in molti altri settori storicamente maschili.

Ma se uccide un bambino, ecco che la donna forte, decisa, intelligente, realizzata ed emancipata viene suo malgrado protetta nel bozzolo di una eterna ed irresponsabile incapacità di intendere e di volere.

Come mai nessuna voce femminile, anche autorevole, si è mai levata ad evidenziare questa contraddizione?

Può essere lecita una doppia veste, a seconda della convenienza del momento?

Logica, forte e perfettamente lucida quando reclama le quote rosa; fragile, uterina ed incapace quando deve rispondere alla giustizia.

Non può essere nemmeno così.


[1] Alessandra Bramante – IL FIGLICIDIO MATERNO, fare e disfare…dall’amore alla distruttività. Aracne, 2005

4 com

Da sempre non faccio altro che ripetere che la Questione Maschile non è una questione di potere o di “emancipazione” bensì di cultura, di significati, di linguaggi.

Esiste un algoritmo perverso per cui la mentalità corrente produce essa stessa i presupposti per la creazione di ulteriori prese di posizione, ulteriori “verità”, spesso appoggiate a ricerche e studi che –  invece di essere presi per quelli che sono – vengono invece interpretati, ammantando di scientificità il luogo comune, spesso a sprezzo del ridicolo.

A questo proposito voglio concentrarmi su due notizie, una recente ed una un po’ vecchiotta.

Recente. I media hanno diffuso uno studio fresco di stampa secondo il quale il funzionamento “in multitasking” del cervello è sinonimo di minore capacità di risolvere problemi:  in pratica… di minore intelligenza. 

Se però andiamo a vedere cosa è successo in passato, scopriamo che di questa storia del multitasking cerebrale  se ne parlava già dal 2007,  ma come fenomeno tipicamente femminile:  ed era stato infatti interpretato come elemento che dimostrava senza dubbio… l’inferiorità del cervello maschile, miseramente “monotasking”. 

Insomma sulla prima ricerca, quella del 2007,  si era innestata una robusta dose di paradigma di genere che però viene posto in clamoroso ridicolo con il successivo studio  perché – a questo punto –  a voler prendere per buoni entrambi i risultati in combinato disposto, cosa che volendo potrei anche fare,  dovremmo dedurne che le donne… sarebbero mentalmente inferiori agli uomini!

Ed invece io dico no!!  Io non credo affatto che le donne siano più “stupide” degli uomini, casomai ad essere stupida è questa ricerca, che ci dimostra l’esistenza dell’acqua calda: ossia che a concentrarsi su un problema alla volta, su una situazione alla volta, si è più performanti che a distribuire l’energia su più fronti,  cosa che già sapevamo dalle scuole elementari. 

Con questi presupposti, non crediamo che sarebbe ora di smettere di “piegare” gli studi scientifici ai paradigmi di genere?

Naturalmente non accadrà,  perché tutto si può distruggere tranne questo tipo di pregiudizio: ci si è affrettati, infatti, a specificare che il multitasking del cervello femminile altro non è che un condizionamento culturale, indotto dal fatto che le donne devono fare tutto, etc. e quindi si è ripiegati dalla superiorità “strutturale” della versione 2007  alla solita forma di superiorità “morale” buona per tutte le stagioni. 

Il paradigma di genere è la cosa più indistruttibile che esista, è più resistente del titanio o del granito.

Notizia vecchiotta. Guardate quest’altro esempio. Ma guardatelo badando bene al linguaggio utilizzato.  Sintetizzando i risultati per chi non vuole andare a leggersi il link:  mentre gli uomini sarebbero in grado di “trovare l’orientamento” più facilmente, le donne sarebbero invece più brave a ricordare una strada già percorsa.

Naturalmente l’articolista ne fa una questione di superiorità femminile  senza il minimo sospetto di rendersi ridicolo;  infatti non si capisce perché ricordare una strada a memoria sia meglio che saperla trovare, anzi:  una volta, per quelli che sapevano solo percorrere strade a memoria esisteva l’espressione “fare la strada del somaro”,  perché di atteggiamento da somaro effettivamente  trattasi.

Quindi io, da questo studio, potrei benissimo argomentare un elemento di superiorità maschile: cosa però che non  voglio fare e non farò,   e non soltanto per il mio rifiuto “ideologico” dei paradigmi di genere, ma per un motivo quanto mai banale: ossia che, per muoversi correttamente nel territorio servono entrambe le funzioni,  quella di saper trovare le strade e quella di saperle ricordare, e questo lo capisce anche un bambino (ma non il giornalista in questione).

Non fidatevi degli studi scientifici, o fatelo soltanto dopo averli letti di persona, traendone VOI le VOSTRE conclusioni.

E ricordate:  gli uomini non sono più stupidi delle donne, le donne non sono più stupide degli uomini, ma i giornalisti sono più stupidi di entrambi.

2 com

Torno a pubblicare articoli dopo un periodo tremendo di cui vi faccio grazia, e lo faccio commentando una curiosa notizia di un paio di giorni fa:  a Cassano d’Adda  un Padre è stato licenziato in quanto, per portare il figlio a scuola,  si era presentato in ritardo sul posto di lavoro.

Esprimo innanzitutto la mia solidarietà al padre in questione, ed invito tutti a fare altrettanto: ma non è l’aspetto umano della vicenda che voglio sottolineare in questa sede, quanto piuttosto l’aspetto politico.

Si, perché a mio avviso questa vicenda è la dimostrazione più lampante del fatto che i tempi della famiglia sono assolutamente differenti tra Padri e Madri.

Ho sempre sostenuto che un padre non ha alcun bisogno di un “congedo di paternità” (fattispecie pochissimo utilizzata, non a caso), quanto piuttosto di un nuovo istituto, da immaginare, per il quale si possa, finché dura la fase scolare ed infantile del figlio, poter usufruire di un maggiore flessibilità di orario e di una capacità di movimento aggiuntiva.

Non ha senso, infatti, sovrapporsi pedissequamente alla Madre nei tempi e nelle funzioni, salvo che nell’ipotesi di sostituirla: ipotesi che, tuttavia, non credo trovi l’approvazione delle Madri stesse, malgrado le strombazzate pretese di intercambiabilità dei ruoli.

Carlo Zijno

3 com

A.M.I.

Emersione di una grande domanda

______________________

A.D.S., con un pugno di altri coraggiosi,  ha fondato a Milano nel settembre 2009 l’Associazione Mariti Italiani. Questo il mio saluto.

______________

Saluto la nascita dell’AMI come un fatto che – S.E. & O. – non ha precedenti. Letteralmente: non ha precedenti nella storia umana (chi può smentirmi lo faccia senza indugio). Ciò indica, per sé solo, che qualcosa di grandioso, di inaudito è accaduto dall’epoca di Cro-Magnon.

Il risultato delle trasformazioni intervenute è che gli uomini si interrogano sul significato di una delle condizioni più importanti della loro vita. Andando subito al cuore dell’interrogativo, si tratta di riconsiderare, soppesare e quindi rendere cosciente, la valenza psicologica della posizione maschile nella coppia eterosessuale.

Cosa ci sta a fare il maschio nella coppia? Questa è la domanda. Interrogativo che è tanto più significativo in quanto emerge silenziosamente, spontaneamente, quasi inconsciamente e si fa strada con candido e temerario coraggio nelle pieghe del caos psichico contemporaneo. Un’emergenza rivelatrice.

Domanda che viene dopo – e ne compendia – molte altre. Ha senso la coppia etero? Non possono forse le donne autosostenersi psicoaffettivamente una volta raggiunta l’autosufficienza economica? Che bisogno c’è di un partner? Da dove vengono le pulsioni femminili alla formazione della coppia con quello che viene ormai dipinto come il competitore, se non addirittura il nemico? Da dove quelle maschili, date le odierne condizioni? Quali il peso, il ruolo, la funzione della presenza maschile in quella dinamica? E così via.

Ora, è banale che la relazione di coppia  non appartiene né all’una né all’altra delle due parti. Le comprende, le supera, le coinvolge e in qualche modo le governa. E’ ormai banale riconoscere che il tutto è più della somma delle parti. Qualcuno però (E. Morin) ci ricorda che quel tutto è anche meno della somma. Ciò perché i partecipanti alla relazione devono rinunciare a qualcosa, patiscono dei limiti che isolatamente non subirebbero. Dunque la formazione della coppia rappresenta un salto qualitativo rispetto alla vita da single. Non è esagerato dire che trascende i suoi componenti.

Che ci sta a fare il maschio in quella relazione, oggi?

Va da sé che i presupposti dell’esistenza della coppia etero consistono nella diversità e al tempo stesso nella complementarietà dei diversi orientamenti psicologici (di cui le differenze fisiche non sono che simboli evocativi). Orientamenti  e polarità che sono stati tratteggiati sin dai tempi antichi e sui quali la riflessione degli uomini di questa generazione ha puntato l’attenzione. Sono dunque i nuovi fattori intervenuti (autonomia economica e autocrazia riproduttiva femminili) a porre la questione del senso della presenza maschile. Le ragioni di questa, non potendo trovarsi in motivazioni ormai decadute, devono essere di ordine meramente psicologico.

Si apre dunque la possibilità/necessità di scandagliare i confini dell’universo psicoemotivo femminile,  di tracciarne le frontiere dell’autosufficienza psicologica,  ossia, letteralmente, di disegnare la forma della psiche femminile perché solo ai confini di essa può emergere e si può quindi rinvenire il bisogno della presenza maschile. Confini che descriveranno anche il valore e le funzioni delle potenzialità maschili in quella relazione, benché né le une né le altre si esauriscano nel rapporto di coppia (vi è infatti anche altro nel  mondo e nella vita). Limiti che comunque indicheranno la natura, il grado e la robustezza della relazione della moglie moderna con il marito, perché è qui che la relazione è cambiata. Sono infatti cambiate (forse si sono depurate) le ragioni  per le quali le femmine diventano mogli, non i motivi per i quali i maschi diventano mariti.

Ora, non vi è motivo di ritenere che quelle vocazioni  psicologiche, quelle polarità  che furono individuate “ab antiquo” non siano le medesime di oggi pur se chiamate ad operare in condizioni diverse e forse stravolte. Miti e filosofia, psicologia e antropologia ci forniscono una adeguata analisi di quelle dinamiche. Là andremo a prendere gli spunti per definire questa nuova condizione.

Non ci basta più sospettare, credere, immaginare di avere un valore, di adempiere ad una funzione, di soddisfare dei bisogni. Ormai disincantati, vogliamo sapere quali siano e che pregnanza abbiano quei bisogni che rendono preziosa la nostra presenza. Vogliamo l’elenco dei perché.

Per vostra iniziativa viene così posta pubblicamente la domanda sulla valenza della posizione maschile nella coppia. Cosa posso,  cosa devo e cosa ho il diritto di dare in questa relazione? Cosa posso aspettarmi di ricevere?

Insomma, sono davvero amato e, se sì, perché lo sono?

Ecco la nuova grande domanda.

A Lei la risposta.

Complimenti a voi,  con felicitazioni e auguri.

Rino Della Vecchia – Belluno 18/1/2010

_____________

Ci si chiederà dove sia il portale web dell’A.M.I., che pure c’era. Domanda lecita. Ma quell’avventura si dibatte nella temperie e nelle tempeste di questa stagione storica. Perciò, ogni cosa a suo tempo.

3 com

entra o registrati per commentare gli articoli o partecipare ai gruppi di discussione di MMTRIBE

siti presenti in MetroMaschile Web Editor

categorie

tag cloud

avvisi ai naviganti Barnart Rino cinema convegni corrispondenze estere costituzione del sito diritto economia editoriali femminilizzazione della società fenomeni politici fenomeni sociali Giordano Gaetano letteratura libri medicina modelli culturali movimenti maschili narrazione femminista Nestola Fabio passaggi maschili paternità putativa paternità spirituale paternità umiliata proposte psicoantropologia religioni e spiritualità riconoscimento di paternità riforma dei cognomi ruolo del Padre salute maschile saluti e messaggi sessualità maschile stalking stampa statistiche studi e ricerche televisione tutela della paternità violenza di genere

pagine informative

linkologia ulteriore (per approfondire):

1. associazioni e movimenti

2. siti informativi e tematici

3. siti personali

4. blogs

5. separazione, divorzio, affido

6. siti e blog antifemministi

canali di diffusione

Upnews.it ziczac Italian Bloggers

sei il visitatore n.

parchi pubblici cittadini. Riflessioni passeggiando…

...di Winston Churchill:

Un uomo non vale per i soldi che ha, ma per il credito di cui gode

...di Charles Péguy:

C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri, non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Fa pena, è esposto a tutto, ai quodlibet, alle ingiurie, al peggio di tutto: a una sorta di riprovazione, di malevolenza universale, di presa in giro, di tacita ingiuria

...di Charles Baudelaire:

Gli uomini che meglio riescono a stare con le donne sono gli stessi che sanno starci benissimo senza

...di Oscar Wilde:

Almeno una volta nella vita ogni uomo cammina con Cristo verso Emmaus

...di Barack Obama:

Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

Leggi e commenta i nostri editoriali

  • Maggio 2010. Rifiuta il bavaglio!!

    riceviamo via email da Fabio Nestola (presidente della FENBI) e pubblichiamo l’articolo incollato di seguito, di cui non conociamo l’autore,  ma in cui questa redazione e questa testata si riconoscono totalmente ED ANZI NE FANNO IL PROPRIO EDITORIALE.  
    Qualora infatti fosse possibile da parte del governo censurare o multare o comunque in qualsiasi modo reprimere l’attività dei blogger [...]

    (5 commenti)

  • febbraio 2010. Siamo alle porte di una presa di coscienza collettiva per questa metà del cielo?

    Avevo iniziato l’anno non senza una punta di pessimismo. Il 2009 infatti potrà essere ricordato a ragione come  una specie di annus horribilis per la questione maschile.
    Dalla falsa emergenza stupri ed il conseguente incrudelimento del principio di inversione dell’onere della prova (si badi bene: non l’incrudelimento delle pene, che sarebbe anche condivisibile, ma dell’inversione dell’onere della prova), [...]

    (Nessun commento)

  • Gennaio 2010. Benvenuti alla Tortuga

    Era già da tempo che navigavo sugli oceani di Internet con la mia agile caravella, che si chiamava MetroMaschile, registrata presso il porto di blogger.
    I passeggeri aumentavano di giorno in giorno e fu così che ad un certo punto mi resi conto che avrei dovuto senza dubbio upgradarla.  In realtà, sognavo un galeone. Ma come [...]

    (Nessun commento)

archivio generale

  1. di Recente:
  2. Articoli
  3. Commenti

echi dalla piattaforma:

RSS in diretta dal forum sulla questione maschile

  • Re: Proposta per neomamme 31 luglio 2010
    Citazione di: Uomoinnocente - Ieri alle 22:54:23Ormai è evidente da decenni che alle donne non frega nulla nè della destra nè della sinistra! Se ne sbattono altamente.e fanno bene!(anzi, magari fosse vero...ma p... […]
  • Uomini distratti al volante a causa di tette e culi. 31 luglio 2010
    http://motori.corriere.it/motori/varie/10_luglio_30/uomini-distratti-volante_d030f298-9be7-11df-8a43-00144f02aabe.shtmlS... […]
  • Re: Proposta per neomamme 30 luglio 2010
    Ormai è evidente da decenni che alle donne non frega nulla nè della destra nè della sinistra! Se ne sbattono altamente. Corrono dietro gli uomini di potere sbavando all'indirizzo di vecchiacci pur di ottenere vantaggi economici e carrieristici.Sposano... […]
  • Re: La tenerezza delle donne, via della pace ...e dell'amore 30 luglio 2010
    Citazione di: Guit - Ieri alle 16:52:10http://www.corriere.it/cronache/10_luglio_30/sequestrata-e-torturata-dalle-coinquiline_251d2194-9bd1-11df-8a43-00144f02aabe.shtmlSequestrata e torturata dalle «amiche»19 ore da incub... […]
  • Re: La tenerezza delle donne, via della pace ...e dell'amore 30 luglio 2010
    http://www.corriere.it/cronache/10_luglio_30/sequestrata-e-torturata-dalle-coinquiline_251d2194-9bd1-11df-8a43-00144f02aabe.shtmlSequestrata e torturata dalle «amiche»19 ore da incubo per un ragazzo «rubato»... […]

RSS in diretta da Algoritmi Maschili

RSS in diretta da AltroSenso

RSS in diretta da La Parola degli Uomini/Padri

echi da tutti i siti e blog – linkati o meno – che si ritengano a qualsiasi titolo e a qualsiasi livello coinvolti con la questione maschile

disclaimer

Le idee, i concetti e gli spunti che vengono elaborati in questo blog sono assolutamente copyleft; se ne incoraggia anzi la diffusione. Per quanto riguarda i testi, questi sono liberamente riproducibili, utilizzabili ed esportabili in qualsivoglia contesto, a patto che se ne dichiari esplicitamente la fonte. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e quindi valutate di pubblico dominio: qualora il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’admin del sito che provvederà alla loro pronta rimozione. L’autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post.

Flickr photos

  • Beagle
  • Reine, Norway, July 23, 2010
  • Reine, Norway, July 23, 2010
  • Wind erosion on Santiago coast
  • Reine, Norway, July 23, 2010
  • Reine, Norway, July 23, 2010
  • Reine, Norway, July 23, 2010
  • Reine, Norway, July 23, 2010
  • Porth Wen Brickworks
  • Darwin Bay graffiti with Swallow-tailed Gull (Creagrus furcatus)
  • Reine, Norway, July 23, 2010
  • Reine, Norway, July 23, 2010