Preliminarmente ed a latere della manifestazione di Roma svoltasi il 5 ottobre 2011 con ampia partecipazione di sigle associative e grande successo di pubblico, è stata elaborata – da parte di alcune cittadine e cittadini per le VERE pari opportunità senza pregiudizi – e consegnata al ministro pro-tempore per le pari Opportunità Mara Carfagna una lettera aperta che questo sito fa propria e ben volentieri pubblica, invitando i lettori ed i passanti che si riconoscano con quanto espresso a volerla inoltrare al Ministero a proprio nome (in cartaceo o in email, con nome proprio o anche in nickname), possibilmente dandone notizia a questo sito stesso (per un ovvio motivo di “contabilità” degli aderenti).

Le lettere vanno indirizzate a:

Capo di Gabinetto
Cons. Francesca QUADRI
f.quadri@governo.it

L’indirizzo “fisico” è:

Presidenza del Consiglio dei ministri,
Dipartimento per le Pari Opportunità
Palazzo Chigi
Piazza Colonna 370
00187 Roma -

La redazione

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Onorevole Ministro Maria Rosaria Carfagna,

seguendo con assiduità le Sue lodevoli  iniziative a partire dal primo giorno di mandato, non possiamo che esprimerLe  viva soddisfazione per i concreti risultati ottenuti .

L’introduzione del reato di stalking nel nostro ordinamento – art. 612 bis c.p. – costituisce, nel suo intento, una conquista civile dell’intera collettività; così come il servizio di assistenza telefonica 1522 ed i diversi spot televisivi finalizzati a sensibilizzare la cittadinanza.

E’ con estremo rammarico, però, che notiamo una curiosa lacuna nel principio stesso di pari opportunità, ancora più curiosa nella misura in cui proveniente proprio dal Ministero per le Pari Opportunità

Il concetto di persona vittima di violenza non sembra appartenere al Suo Ministero, che preferisce contrastare la violenza solo qualora ne sia vittima un soggetto di genere femminile

Le operatrici del citato 1522, ad esempio, non offrono alcuna assistenza qualora chi denuncia di essere vittima di atti persecutori sia un soggetto di genere maschile.

Gli spot televisivi, inoltre, lanciano un messaggio mistificatorio in quanto lasciano intendere che solo una donna possa essere vittima di stalking.

Postulato smentito dai dati relativi al primo anno di applicazione della norma, da Lei stessa divulgati, i quali dati testimoniano un 20% di vittime maschili per le quali non è stata prevista alcuna misura di sostegno.

Vittime alle quali il Ministero Pari Opportunità nega le Pari Opportunità; appare una vistosa contraddizione.

Abbiamo anche apprezzato le Sue dichiarazioni del luglio 2009, quando – invocando la parola d’ordine tolleranza zero – affermava, tra l’altro:  “(…) anche un solo atto di violenza contro una donna è troppo, e richiede una risposta ferma e dura delle istituzioni”(…).

Principio ineccepibile, come non condividere?

Ci chiediamo e Le chiediamo, però, come mai un solo atto di violenza contro una donna richieda ferme e dure contromisure istituzionali, mentre il 20% della popolazione maschile può anche essere considerata carne da macello, non meritevole del minimo interesse politico, legislativo, assistenziale e mediatico.

Secondo i Suoi stessi dati il 20% delle vittime sono uomini, Onorevole Ministro, non lo 0,01%!

Altro aspetto degno di considerazione.

È noto che gli uomini incontrino una maggiore difficoltà nel denunciare le persecuzioni subite rispetto alle donne, per cui il sommerso maschile risulta essere enormemente superiore rispetto al pur considerevole sommerso femminile.

Quali sono le iniziative istituzionali per far emergere il sommerso?

Se da un lato si sollecitano – doverosamente, aggiungiamo – le donne a denunciare, si incoraggiano, si sostengono, si forniscono strumenti quali case di fuga, centri antiviolenza e numeri telefonici di consulenza ed orientamento, dall’altro non esiste un solo centro di accoglienza per uomini vittime di violenza e non è prevista la benché minima iniziativa per sollecitare gli uomini a denunciare.

Ne risulta un dato incontestabile: la donna che denuncia di aver subito violenza acquisisce lo status di vittima, l’uomo che denuncia acquisisce lo status di inetto.

Non viene percepito come vittima, è emarginato e discriminato a tutti i livelli, ad iniziare dal servizio antistalking 1522 che rifiuta le richieste di aiuto maschili, fino al primo impatto con il commissariato presso il quale la vittima maschile prova a sporgere denuncia, ove viene accolto di malavoglia, con sufficienza e spesso anche con umiliante derisione.

L’uomo che denuncia la violenza della propria compagna è spinto a vergognarsi di averlo fatto: è considerato un soggetto inadeguato, incapace di sbrigarsela da solo, magari reagendo alla violenza subita con una violenza uguale e contraria.

Sicuramente – speriamo voglia concordare – “picchia se vieni picchiato” non può essere una risposta istituzionale sostenibile.

Non sappiamo se ignorare le vittime maschili sia una strategia voluta o una dimenticanza fortuita, resta il fatto che il 20% costituisce solo la punta dell’iceberg di una violenza subita ben maggiore, che certamente (esattamente come è accaduto per le donne) emergerebbe in percentuali ancor più significative qualora esistesse un minimo incentivo istituzionale.

Il reato di stalking viene propagandato come una violenza di genere – pur non essendo affatto, dati alla mano, una esclusiva del genere maschile – mentre le sole ad essere realmente di genere sono le risposte istituzionali.

Forse non si vuole che le denunce maschili vengano incentivate?

Forse disturba anche quel 20% emerso in maniera assolutamente imprevedibile e fortuita, per cui non è il caso di incoraggiare l’outing che potrebbe portare i dati a percentuali ben più significative, magari anche al 50%?

Senza avventurarci nel campo delle ipotesi, preferiamo rimanere rigidamente ancorati ai fatti.

Ed i fatti dicono questo: per la società civile è lecito aspettarsi che un Paese democratico prenda posizione contro ogni forma di violenza, a prescindere dal genere di autori e vittime.

Nessun organo istituzionale, ed in particolare il Ministero Pari Opportunità, dovrebbe operare discriminazioni.

Dovrebbero pertanto essere garantite pari opportunità di protezione dagli atti persecutori e dalle violenze in generale, a chiunque:

  • alla donna perseguitata da un uomo
  • alla donna perseguitata da una donna
  • all’uomo perseguitato da una donna
  • all’uomo perseguitato da un uomo

con tutte le innumerevoli variabili: donne o uomini perseguitati da gruppi ambosessi, da gruppi di sole donne, di soli uomini, etc.

La propaganda ministeriale imperniata solo sulla prima tipologia di violenza, escludendo a priori le altre tipologie – che possono esitare in altrettanto gravi conseguenze per i soggetti coinvolti – lascia un vuoto istituzionale gravissimo.

Firmato:

Cittadine e cittadini per le VERE pari opportunità senza pregiudizi.

none

di Igor Vaudano

Con la recente  manovra è tornata in auge l’annosa questione dell’età pensionabile delle donne, che verrebbe elevata a 65 anni, parificandola a quella degli uomini.

È interessante a tale proposito l’intervista fatta da Flavia Amabile, giornalista de La Stampa, pubblicata il 7/9, alla Prof.sa Elsa Fornero, docente di Economia all’Università di Torino e direttore del Cerp, uno dei primi centri in Europa specificamente dedicato allo studio dell’economia delle pensioni, nonché membro del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo.

Interessante perché si confrontano sull’argomento due donne: una, docente universitaria di estrazione liberale, con un curriculum professionale di primissimo grado; l’altra, giornalista nota per i suoi articoli “dalla parte delle donne” su pari opportunità, violenze, prostituzione, etc.

Pacate e razionali le risposte della prima (“giusto equiparare il trattamento tra uomini e donne; non devono esistere differenze”; “non è con la politica delle compensazioni e delle caramelle elargite in dono che si risolve il problema ma con l’equiparazione effettiva in tutti i campi; se si accettano le disparità non si può pretendere uguaglianza di trattamento”) quanto provocatorie e retoriche le domande della seconda (“facile agire sulle donne”; “le donne guadagnano di meno, solo in rarissimi casi arrivano ai livelli di carriera degli uomini e lavorano sempre e comunque due volte di più”, etc).

Quest’ultima diventa disarmante  quando prova ad  incalzare l’economista: “Ma l’equiparazione non arriva mai. Che fine hanno fatto i fondi per asili nido e altro per le famiglie che dovevano arrivare dai risparmi dell’allungamento della pensione per le donne del pubblico impiego”? Domanda alla quale l’intervistata non può far altro che rispondere che la commissione creata per occuparsene, di cui faceva parte, non è mai stata convocata, e che il governo aveva deciso di spendere i soldi in altro modo. Da parte della giornalista, un volo pindarico a dir poco ardito.

In realtà tale spirito da crociata meriterebbe miglior causa.

Con il sistema ormai in vigore, quello contibutivo, l’entità della pensione percepita è proporzionale a quella dei contributi versati, a sua volta legati al livello delle retribuzioni percepite nella vita lavorativa nonché della durata della stessa.

Ciò rende il dibattito ozioso: il mantenimento delle attuali regole, che prevedono un’età pensionabile più bassa per le donne (60 anni contro 65), rappresenterebbe un vantaggio solo apparente per le donne, che sì, inizierebbero a percepire prima la pensione, ma sarebbero matematicamente condannate a percepire un assegno sempre inferiore rispetto al collega coetaneo maschio, con pari retribuzione ed andamento di carriera, andato in pensione 5 anni dopo.

Senza considerare che, ormai da decenni, la speranza di vita delle donne è maggiore di quella degli uomini (oggi è di 79,1 anni per gli uomini e 84,3 per le donne): dato che, giustamente, l’entità degli assegni previdenziali è commisurata anche alla speranza di vita, se ne deduce che, per poter beneficiare di un assegno pari a quello dell’uomo “equivalente”, una donna dovrebbe andare in pensione…  5 anni dopo, non 5 anni prima!

Igor Vaudano

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di Fabio Nestola (presidente FENBI)

Argomento spinoso, quello delle separazioni

Seppure con radici antiche, nella sua genesi è sempre rimasto di difficile trattazione, sostanzialmente impopolare in quanto non amalgamato al “politically correct”.

Tocca interessi troppo complessi, che solo una analisi miope può circoscrivere al business.

È vero: il denaro che ruota attorno alle separazioni conflittuali è tanto; come sono tante le figure che hanno un ruolo nella spartizione della torta, o che  sgomitano per averlo.

Ma è riduttivo farne una questione di mero interesse, c’è altro.

Si rende necessaria una riflessione: qualunque iniziativa per la certezza del Diritto, per le pari opportunità e per la tutela dei diritti dei minori godrebbe di ampi consensi e verrebbe salutata come una battaglia di civiltà.

Qualunque, tranne la riforma delle modalità di affido dei figli.

Da decenni viene utilizzato con accanimento lo stereotipo del polverone alzato dai padri che vogliono pagare meno o non vogliono pagare affatto.

Negli ultimi mesi la denigrazione si è inasprita, prendendo una deriva diversa: ora viene etichettata come la battaglia dei padri che vogliono destabilizzare la democrazia, l’attacco dei padri a magistratura e servizi sociali, o peggio ancora la guerra dei padri “dediti a pedofilia e femminicidio”, testuale.

Poco importa se si è passati dal dai padri tirchi al dipingerli come una categoria di  golpisti, pervertiti e criminali, la costante rimane un curioso accanimento contro i padri… per dare al Movimento a sostegno dell’affido condiviso quella caratteristica che il Movimento stesso non ha.

Piaccia o meno, non è una battaglia dei padri.

Come mai tanta feroce ostinazione nel gemellare una presunta guerra dei padri alla riforma del Diritto di Famiglia?

Serve ad un disegno superiore? Padri in guerra, quindi uomini aggressivi e donne vittime. La GNF (Grande Narrazione Femminista, ndr) lo sostiene da sempre: contro chi può essere una guerra maschile se non contro le donne?

Padri in guerra = madri a rischio, l’equazione è pronta.

Vengono taciute le caratteristiche positive quali certezza del Diritto, pari opportunità per tutti i cittadini e soprattutto diritti dei minori; meglio creare allarme dipingendo la spinta per la riforma come una guerra contro le donne.

Ecco l’appello intrinseco al “politically correct”: è un attacco alla donna, quindi negativo, pericoloso, destabilizzante, da stroncare con ogni mezzo.

Non è vero, ma l’importante è sostenerlo sempre, comunque, dovunque, in una escalation di denigrazione.

La mistificazione aggredisce ogni iniziativa, da proposte e disegni di legge alle manifestazioni, dagli emendamenti ai convegni.

Ogni volta che il Movimento promuove un testo si rispolvera “la guerra dei padri”, ogni volta che il Movimento scende in piazza è “la guerra dei padri”, ogni convegno è organizzato dai “padri pedofili ed assassini in guerra contro la democrazia e contro le donne”.

Una guerra dei sessi che esiste solo negli incrollabili preconcetti dei denigratori.

Vi infulcrano di tutto da decenni, è dura cambiare registro.
La realtà è diversa da come la dipinge il fronte contrario all’affido condiviso: non sono le associazioni di padri a chiedere la riforma per un vero e concreto affido condiviso, ma un intero Movimento trasversale fatto di privato sociale, mondo accademico, parlamentari, amministratori locali, rappresentanti sindacali, associazioni di professionisti: padri, madri, sorelle, nonne, nonni, nuove compagne, figli ormai adulti di genitori separati, e poi psicologi, criminologi, sociologi, pedagogisti, antropologi, ricercatori, mediatori, avvocati e magistrati.

Sono parte attiva del Movimento e/o si sono espressi a favore dell’affido condiviso e dei DDL in discussione al Senato diverse associazioni forensi, associazioni multidisciplinari, associazioni di mediatori familiari, Lega Italiana Divorzio Breve,  CMS (comitato madri separate), Mamme Separate di Como, Movimento Femminile Parità Genitoriale, LADDES (libera associazione donne separate e divorziate), Associazioni di nonne e nonni, CIATDM (coordinamento internazionale tutela dei minori), Federcasalinghe.

Tutte strutture – com’è noto – piene zeppe di pericolosissimi padri che tramano per distruggere la democrazia, uccidere le donne e violentare i bambini.

Il 5 ottobre il Movimento scende in piazza, per una manifestazione indetta dal Movimento Femminile Parità Genitoriale

L’iniziativa è a sostegno della bigenitorialità, dei diritti dei minori e dell’affido condiviso

SE CREDI…

  • Se credi che i ruoli della madre e del padre siano complementari, ed entrambi indispensabili ad un equilibrato sviluppo dei figli;
  • Se credi che la bigenitorialità sia un valore, e che tale valore debba sopravvivere alla rottura della coppia;
  • Se credi che i figli mantengano inalterati i propri diritti, a prescindere dallo stato civile dei genitori;
  • Se credi che l’affido vissuto come possesso esclusivo sia una stortura a beneficio degli adulti ed una lesione dei diritti dei minori;
  • Se credi che vendette e rancori personali non debbano essere veicolati attraverso i figli;
  • Se credi che il disagio della famiglia separata non sia risolvibile col mero intervento giuridico;
  • Se credi che la normativa debba tutelare il diritto dei minori e non i privilegi degli adulti;
  • Se credi che il progetto genitoriale non sia un contratto che può essere sciolto da un magistrato;
  • Se credi che la nuova legge sull’affido dei figli sia un patrimonio della crescita sociale e culturale della Nazione;
  • Se credi che l’accanimento nel rifiutarsi di applicarla sia una grave violazione del Diritto, dell’impegno delle associazioni che hanno chiesto la riforma, della volontà del legislatore che l’ha scritta, del voto del Parlamento che l’ha varata;

sei un/una convinto/a sostenitore/sostenitrice della tutela dei diritti dei minori, del valore della bigenitorialità e dell’affido condiviso in caso di separazione, divorzio o cessazione di convivenza.

Per promuovere il principio di indissolubilità del ruolo genitoriale, per garantire ai figli una linea di continuità nei diritti dell’infanzia anche dopo la separazione dei genitori, sostieni la riforma dell’affido condiviso ed aderisci alla manifestazione del 5 ottobre a Roma, piazza Montecitorio

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di Carlo Zijno (editore MM)

In questi giorni sonnacchiosi di agosto ci sono state segnalate alcune notizie che vorrei commentare, a conclusione del ciclo annuale, perché – a dispetto della loro apparente diversità – a mio avviso risentono di un filo conduttore comune. Non inserirò i link, perché da adesso in poi linkerò soltanto siti amici, ma non sarà difficile per chi voglia approfondire arrivare agli articoli originali, con l’aiuto del “dottor google”.

La prima.  Una ragazza è sinceramente da un senso di profonda ingiustizia perché ha dovuto rinunciare al suo sogno di fare la ricercatrice in quanto è stata costretta –  a causa dei colleghi-concorrenti che le “tagliavano le gambe” – a “ripiegare” su un lavoro di responsabilità presso la NTV, la nuova compagnia di trasporto ferroviario che debutterà nei prossimi mesi. 

Questa notizia è stata per me stupefacente.  E’ stupefacente considerare un lavoro del genere un ripiego, e so di cosa parlo, perché il mio è molto simile: so per certo che si tratta di attività altamente professionalizzate e ben pagate, con le quali il sottoscritto per inciso  “campa la famiglia” da più di quindici anni.

E allora, qual è il problema? Il problema, almeno così si capisce dall’articolo, è che fare il dirigente di NTV benché sia  un eccellente posto, non è quello che lei esattamente voleva.  E questo è grave. Le hanno tagliato le gambe. E’ un’ingiustizia. Lei voleva fare la ricercatrice, ma la concorrenza gliel’ha impedito.

Vi annuncio quindi che la Questione Maschile ha fatto un salto di qualità in più: da adesso in poi le donne non hanno più “soltanto” il diritto di poter competere (giustamente, aggiungo io) per tutti i posti che vogliono, ma bensì il diritto di OTTENERE tutti i posti che vogliono, quote rosa o non quote rosa che siano (problema evidentemente superato).

La seconda.   Un articolo dal tono a dir poco allarmato ci riferisce che in Italia si sta diffondendo il fenomeno del disconoscimento di maternità, soprattutto ad opera di “povere ragazze extracomunitarie” (testuale nell’articolo)  che invece di praticare l’aborto oppure tenersi il bimbo in proprio, decidono di portare a termine la gravidanza per poi lasciare il bimbo in orfanotrofio.

E’ un articolo, si diceva, dai toni allarmati, che descrivono, sembrerebbe quasi, una nuova piaga sociale che avanza.

Ma proviamo a riflettere spassionatamente della cosa. Consideriamo tutte le fattispecie.

In caso di aborto nulla quaestio: il bimbo cessa comunque di esistere.  Che piaccia o che non piaccia, è così: il “problema” viene eliminato. Ma quale è invece la differenza tra tenersi un bimbo oppure lasciarlo in orfanotrofio? E che in quest’ultimo caso il bambino verrà dato in adozione ad una delle sempre più numerose coppie sterili. E quindi: avrà una Madre ed un Padre in Servizio Permanente Effettivo, una famiglia completa e “Tradizionale”.  E questo non va evidentemente bene per l’articolista.

Anche qui la Questione Maschile fa un salto di qualità in più: si passa dal riconoscere alla donna la facoltà – a suo insindacabile giudizio – di NON dare un Padre a suo figlio, al sostanziale DOVERE di non farlo.

Infine, la terza notizia. Su Facebook  è nata e si è accresciuta rapidamente un gruppo secondo il quale Catherine Kieu Becker, eviratrice del marito per futili motivi (lui le aveva semplicemente preannunciato una richiesta di divorzio) vada immediatamente scarcerata. 

Anche qui – rispetto ai tempi di Lorena Bobbit – la prima eviratrice d’America -  si è fatto un salto di qualità: si è passati, ossia, dal vago e forse un po’ arrampicato giustificazionismo dei tempi della Bobbit (la quale per inciso a livello giudiziario se l’è cavata),  ad un vero e proprio sentimento di “giustizia è fatta” per questo nuovo caso.

Anche in questo ci vedo francamente un ulteriore salto di qualità per la Questione Maschile: laddove infliggere violenza – anche devastante – al partner diventa non solo giustificabile (sempre e rigorosamente ad insindacabile giudizio della donna), ma altresì doveroso, implicito: doveroso perché naturale, si potrebbe dire.

Ebbene, a stupire in tutto questo non sono queste degenerazioni, ampiamente previste da queste parti (previste perché inevitabili quando si fa la lotta di classe contro qualcuno chiavi in mano), ma il comportamento degli uomini e dei media: che stanno lentamente ma inesorabilmente passando da una situazione di maschiopentitismo (sentimento di colpa unito a volontà risarcitoria nei confronti delle donne) ad una vera e propria forma di DHIMMITUDINE,  ossia una consapevolezza di sostanziale inferiorità, di minorità appena tollerabile.

E sarà questo il mostro contro cui dovremo combattere nei prossimi anni. 

 Arruolatevi.  

Carlo Zijno

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Si fa un gran parlare, di tanto in tanto, di leggi o leggine o comunque provvedimenti restrittivi che potrebbero, se approvati, portare a forme di censura sul web.  Quando qualcuna di queste ipotesi si affaccia all’orizzonte immediatamente parte la reazione collettiva,  finché il provvedimento in questione finisce (giustamente) per essere cassato. 

Ci sono poi quelli per i quali invece è lecito sospettare che  la censura sia già una realtà, solo che non accade alcuna reazione, anzi: stiamo parlando degli attivisti del MoMas.

Più volte ci siamo affacciati sui social network  per poter comunicare che in materia di uomo-padre (e sua condizione) e di maschilità ci sono anche altri dati oltre quelli, perlopiù infondati ed arbitrari,  che vengono riportati in osservanza alla scontatissima (ed ormai scientificamente ridicola) vulgata corrente di genere: ebbene,  non c’è mai stato nulla da fare.  Qualcuno o qualcosa ha sempre trovato modo e maniera di eliminare dal paesaggio virtuale sia le pagine che venivano prodotte in merito sia gli autori che se ne erano occupati. Censura? Ah, saperlo, saperlo, come diceva qualcuno.

L’ultima, ennesima disavventura in tal senso ci viene raccontata da Stefano Camuncoli, sotto forma di memoriale,  che vi giriamo incollato di seguito senza ulteriori commenti,  ma con una sola domanda: quanto durerà ancora tutto questo?

 La redazione

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Ecco perché wikipedia è inaffidabile. Censura a senso unico?

 di Stefano Camuncoli (militante MoMas)

Dopo essermi iscritto a WP (Wikipedia) nel 2009 nel Novembre del 2010 cominciai a lavorare sulla pagina “Uomo (genere)” perchè poco dignitosa se rapportata a “Donna” e contenente una serie assurda di amenità riferite al transessualismo patologie di identità di genere o quant’altro (occupanti il 50% della pagina).  Era cosi:

Versione 02:27, 26 set 2010

http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Uomo_(genere)&oldid=35212692

Nel corso di una serie di modifiche sforzi e lavoro notturno, anche per trovare e citare le fonti, con iscrizioni a dizionari on-line ecc…ecc…ecc… la feci diventare così:

Versione 13:02, 14 gen 2011 

http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Uomo_(genere)&oldid=37706869), inserendo espressamente un paragrafo dedicato ai movimenti maschili ed alla questione maschile, 

con una foto del Padre che teneva in braccio il figlio presa dall’edizione inglese di Wikipedia. 

 Questi i contenuti da me inseriti nella prima stesura (5 dic 2010)

 http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Uomo_(genere)&oldid=36818593#Cultura_e_ruoli_di_genere  (sottoparagrafo: Movimenti maschili e questione maschile) rimasero sostanzialmente inalterati fino al 20 mag 2011 (6 mesi);  

a tale data ritengo che sia scattata  la prima censura: venne infatti tolto il riferimento alla PAS (Versione 13:10, 20 mag 2011

 http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Uomo_(genere)&oldid=40779894#Cultu ra_e_ruoli_di_genere 

La narrazione del Movimento degli Uomini nell’edizione in inglese, da cui presi spunto con tanto di foto (ATTENZIONE) riporta a tutt’oggi lo stesso paragrafo:  e NESSUNO in America si è degnato ancora di cancellarlo.

http://en.wikipedia.org/wiki/Man#Culture_and_gender_roles 

Il paragrafo comincia con: 

“The Men’s Movement is in part a struggle for the recognition of equality of opportunity with women, and for equal rights irrespective of gender, even if special relations and conditions are willingly incurred under the………………….”

In data 11 giu 2011, l’utente Popop, come dicevo, dopo la cancellazione della frase che si riferiva alla PAS, aggiunge che le argomentazioni non sono dimostrate dalla medicina o non hanno fonti autorevoli, quando in realtà e si vede bene che esiste  persino una pagina dedicata alla PAS in WP stessa: (http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_da_alienazione_genitoriale).  

Siamo al culmine,  si contraddicono da soli!

La pagina diventò così dopo che lo stesso aggiunse la sua citazione di mancanza di fonti:

http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Uomo_(genere)&direction=prev&oldid=41655573#Cultura_e_ruoli_di_genere

In seguito  la modifica di Popop venne rollbackata (ossia annullata) nonostante la seguente motivazione a legittimarla: (l’esistenza della PAS (Sindrome da alienazione genitoriale) nei figli è già stata dimostrata dalla scienza medica e riportata anche nella stessa Wikipedia al link inserito, solo la sua definizione puntuale è ancora oggetto di dibattiti) 

Allora subito dopo è intervenuto l’utente Blackcat che ha cancellato l’intero paragrafo con tutto il riferimento ai movimenti maschili e foto del Padre con in braccio il figlio inclusi, portando la pagina a questo risultato:

Versione 02:19, 29 giu 2011

http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Uomo_(genere)&direction=next&oldid=41655573#Cultura_e_ruoli_di_genere

ED ORA ATTENZIONE AL PROSSIMO PASSAGGIO, E’ IMPORTANTE PERCHE’ EMERGE IN PIENO LA SCORRETTEZZA CHE RITENGO DI AVER SUBITA, FUNZIONALE AL BLOCCO DELL’UTENZA (con una tecnica da “bastone e carota” che se valutata scrupolosamente, nella sua sequenza,  ha notevoli analogie, con altre strategie di ammiccamento, tra le quali può rientrare persino il “phishing”) :

ho fatto il Login e ho annullato la modifica di Blackcat riportandola a come era prima, mi sono trovato nella mia pagina discussioni un cartellino giallo inserito dall’utente Abisys (su commissione? A questo punto il dubbio è lecito):

http://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_utente:201106301322#cartellino_giallo

Poi ho dato la lunga risposta che compare sotto, e correttamente ho segnalato la risposta anche ad Abisys nella relativa pagina discussioni; solo un richiamo però,  perché non mi veniva permesso di inserire lo stesso messaggio (la pagina mi rifiutava il messaggio intero): QUI http://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_utente:Abisys in fondo al paragrafo:

 RISPOSTA_AD_UTENTE ABISYS:_Modifica_della_voce_Uomo_(genere)_e_Cartellino_Giallo.

MA ANCORA NON BASTA:

Nel frattempo l’utente Blackcat , scrive  - E GUARDATE COSA -  sulla pagina discussioni di Federico_Fiandro (che si firma Il Tuchino):

 http://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_utente:Federico_Fiandro 

nel sottoparagrafo: Patrolling (l’ultimo in fondo non quello prima).

LO RIPORTO INTEGRALMENTE:

Ok. Fai attenzione anche a un certo Stefano.camuncoli (discussioni · contributi) e IP collegati, già ho chiesto un CU su di lui; ho notato che fa inserimenti di ricerche originali nelle voci Uomo (genere), Sindrome da alienazione genitoriale et similia, per dimostrare che allontanare l’uomo violento dalla famiglia è un danno per i minori e sostiene che le denunce di maltrattamenti subìti dalle donne sono falsi, etc. etc. etc. – SERGIO (aka the Blackcat) 12:29, 29 giu 2011 (CEST)

(grazie) MM (msg) 22:52, 29 giu 2011 (CEST)

MA LA COSA INCREDIBILE E’ COSA RISPONDE Federico_Fiandro (alias il Tuchino) nella pagina discussioni di Blackcat  QUI (in fondo): 

http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Blackcat&oldid=41661305#patrolling 

LO RIPORTO INTEGRALMENTE:

patrolling

grazie, lo terrò d’occhio –Il TuchinoAmo la Pace, non fatemi la guerra! 12:26, 29 giu 2011 (CEST)

sull’uomo e i maltrattamenti l’avevo notato ieri sera! anche se è vero che l’80% delle denunce sono false, concordo che è da rollback. aggiungo agli osservati speciali, grazie. –Il TuchinoAmo la Pace, non fatemi la guerra! 12:33, 29 giu 2011 (CEST)

Ammette la VERITA’ sulle FALSE ACCUSE, ma poi entrambi concordi, la occultano !!, (ordini di scuderia ??, ideologia dominante ??, interessi ???)

MA IO poi sono stato bloccato subito con il pretesto della regola dei 3 revert:

http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Wikipedia:Check_user/Richieste&oldid=41659820#Stefano.camuncoli

Il meccanismo della regola è spiegato qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Regola_dei_tre_ripristini_di_pagina

Anche se nel mio caso è stata del tutto casuale, e le modifiche sono state 2 e non 3 come ho spiegato benissimo nella prima mail di protesta inviata alla listina di discussione di WP: wikiit-l@lists.wikimedia.org

Dopo il Blocco di M/ (M7), (QUI: http://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_utente:Stefano.camuncoli#Blocco) ho protestato e l’utente Vituzzu ha traformato il blocco di 6 mesi in blocco perenne dopo avermi rinominato per privacy da me richiesta  come utente 201106301322

(si vede qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Utente:201106301322).

ALLA FINE: PERICOLO SCAMPATO (PER LORO?), LA VERITA’ E’MORTA PER SEMPRE !

 Utente: 201106301322

Questo utente è attualmente bloccato. L’ultimo elemento del registro dei blocchi è riportato di seguito per informazione:

Visualizza log completo

In questo momento la pagina richiesta è vuota. È possibile cercare questo titolo nelle altre pagine del sito o cercare nei registri correlati. e nella cronologia.

QUINDI MORALE DELLA FAVOLA: 

MI HANNO BLOCCATO (adducendo motivazione che a mio parere sono quanto mai futili e arbitrarie).

Ed a questo punto è lecito sospettare che vi sia uno scopo preciso, quello di ZITTIRE la piaga sociale del dilagante e ormai fuori controllo USO STRUMENTALE DELLE FALSE ACCUSE avvallato e documentato da centinaia di fatti di cronaca pubblicati sui giornali e di sentenze dei tribunali.

Ed anche tutta l’azione di cancellazione sulla PAS e il movimento maschile, è lecito sospettare che  derivi da parzialità (demagogia) nel far politica in WP, e far trionfare SOLO UNA PARTE della verità, e delle problematiche sociali contemporanee: ANNIENTANDONE, CANCELLANDONE qualsiasi altra seppur suffragata dalla rilevanza numerica dei fatti di attualità, e da numerosissime fonti nella letteratura e nel diritto e  seppur espressa nel pieno rispetto, sia delle regole e “dei pilastri” di WikiPedia:

(http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:PILASTRI)

 Concludo con la domanda già Espressa dalla redazione: quanto durerà tutto questo?

Stefano Camuncoli.

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parchi pubblici cittadini. Riflessioni passeggiando…

...di Winston Churchill:

Un uomo non vale per i soldi che ha, ma per il credito di cui gode

...di Charles Péguy:

C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri, non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Fa pena, è esposto a tutto, ai quodlibet, alle ingiurie, al peggio di tutto: a una sorta di riprovazione, di malevolenza universale, di presa in giro, di tacita ingiuria

...di Charles Baudelaire:

Gli uomini che meglio riescono a stare con le donne sono gli stessi che sanno starci benissimo senza

...di Oscar Wilde:

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Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

iniziative permanenti

  • lettera aperta al ministro Mara Carfagna

    Preliminarmente ed a latere della manifestazione di Roma svoltasi il 5 ottobre 2011 con ampia partecipazione di sigle associative e grande successo di pubblico, è stata elaborata – da parte di alcune cittadine e cittadini per le VERE pari opportunità senza pregiudizi – e consegnata al ministro pro-tempore per le pari Opportunità Mara Carfagna una lettera aperta che questo sito fa propria e ben volentieri pubblica, invitando i lettori ed i passanti che si riconoscano con quanto espresso a volerla inoltrare al Ministero a proprio nome (in cartaceo o in email, con nome proprio o anche in nickname), possibilmente dandone [...]

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  • “Il cucchiaio non esiste”: la strada possibile per la soluzione della Questione Maschile

    (terzo articolo della serie “teoria marziana”)
    di Carlo Zijno (editore MM)
    Abbiamo visto nel precedente articolo della serie “teoria marziana” come la Questione Maschile  sia stata originata da una sorta di “lotta di classe” che si è svolta contro di noi in questi anni, lotta di classe che è stata possibile – anche da parte settori sociali [...]

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  • le cause della Questione Maschile

    di Carlo Zijno
    Prosegue la serie di articoli taggati “teoria marziana”: nel precedente abbiamo analizzato le definizioni di QM pregresse, riducendole ad una soltanto che – applicata ai vari casi pratici – ha dimostrato di funzionare; in questo passeremo allo studio delle cause, delle origini della QM.
    Già le definizioni forniteci in quella occasione contenevano delle indicazioni [...]

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  • Questione Maschile. La mia definizione

    di Carlo Zijno
    Data al 2001 la mia prima adesione ad un MoMas, ed era Uomini3000. Poi è seguita l’adesione a Maschi selvatici, e tante altre iniziative in tutto il corso del decennio: ho visto nascere (e qualche volta ne sono stato il promotore, come nel caso di MetroMaschile) blog, gruppi e siti.   
    Da allora, e [...]

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