Facendo seguito all’ultimo post,  era stato elaborato un ulteriore file relativamente alla convivenza, del medesimo autore,  anche questo non smentito da ulteriori osservazioni.

 Anche questo viene offerto al dibattito, per poi essere inserito nei documenti ufficiali di MetroMaschile Web Editor.

__________________________

  Tieni presente che se decidi di convivere con la tua compagna, senza sposarti, la tua situazione non è regolata dalla legge. Pur tuttavia, recenti interventi della Giurisprudenza (Cassazione) hanno preso in considerazione il rapporto in determinate situazioni, purché tu, ma più probabilmente lei, possa provare che non è un rapporto occasionale ma che ha carattere di stabilità tale da conferire grado di certezza al rapporto di fatto.

 La legge, in determinati casi, attribuisce valore alla convivenza, riconoscendola quale famiglia di fatto, sia che il tuo rapporto si esplichi con un uomo che con una donna: per avere una garanzia di questo tipo è importante che la famiglia che hai formato con la/il tua/o compagna/o sia iscritta all’Ufficio dell’anagrafe del Comune ove risiedete.  Prima di compiere tale atto, chiediti – possibilmente facendoti illustrare da un legale tutti i possibili risvolti – se tu hai effettivamente bisogno di questo tipo di garanzia.

 Ricordati che se lei e’ sposata o divorziata puo’ perdere o vedersi ridotto l’assegno di mantenimento che percepisce da suo marito: ciò vuol dire che nel caso che la tua compagna non lavori,  dovresti mantenerla completamente tu. Questa disposizione è prevista, al momento, solo se la tua partner è una donna: nulla ti è dovuto nel caso che sia tu, invece,  a perdere il lavoro.  Tuttavia tieni presente che i motivi su cui si basano le sentenze che riconoscono questa situazione potrebbero trovare applicazione anche se convivi con un’altro uomo, anche se finora trattasi di caso meramente teorico.

 Se lei collabora nella tua azienda senza alcun contratto di lavoro non ha nessun diritto economico, quindi stai attento perché se di punto in bianco insiste perché venga redatto un regolare contratto di lavoro a suo favore si sta preparando a lasciarti e chiedere il mantenimento.  In questo caso, non le su può dare torto, perché da che mondo è mondo il lavoro si deve pagare: sta a te pertanto valutare – PRIMA che inizi la convivenza – se è il caso di coinvolgerla nella tua attività: cosa che comunque è sconsigliabile, come ti direbbe ogni buon legale.

 Se hai dei figli con la tua convivente li dovrai riconoscere o, in ogni caso, ti può venire imposta la paternità.  Di converso, lei sarà sempre e comunque libera di abortire o meno o di disconoscere la propria maternità alla nascita. Ciò vuol dire che il fatto di essere conviventi non ti conferisce una maggiore libertà, o maggiore facoltà di quelle che vengono riconosciute nell’ambito del matrimonio.

 Il riconoscimento di paternità è infatti il negozio giuridico fondamentale successivo all’evento riproduttivo vero e proprio. Solo da quel momento, infatti, avrete dei diritti e dei doveri nei confronti dei Vostri figli. Attenzione, però, perché nel caso che le cose tra te e la tua convivente vadano male, si applicheranno ai figli le stesse regole che vigono nel matrimonio in termini di affido e mantenimento: ciò vuol dire che malgrado la legge sull’affido condiviso tu ti troverai fuori casa e potrai vederli solo nei modi e tempi decisi dal tribunale, continuando a pagare danaro a piè di lista senza sapere cosa la tua ex se ne fa effettivamente.  In altri termini, la convivenza non ti tutela dalla separazione dai figli.  Le statistiche infatti ci dicono che, anche in caso di affidamento congiunto, i figli saranno “collocati” presso la madre, nella casa famigliare assegnata alla madre, anche se di tua proprieta’ e dovrai contribuire al loro mantenimento con una media di 500 euro/mese e vedrai i tuoi figli un pomeriggio a settimana ed nei week-end alternati

 Inoltre:

 • se insorgono contrasti per l’affidamento dei figli sarà il Tribunale dei Minorenni a decidere ogni questione.

• Se insorgono contrasti per il mantenimento dei figli, dovrai invece rivolgerti al Tribunale Ordinario.

 Ricordati che se la convivenza finisce, malgrado sia durata a lungo, lei non hai acquisito alcun diritto al mantenimento, ma solo al mantenimento per i figli nati dalla vostra unione, se tu li ha riconosciuti, anche  se sono affidati esclusivamente a lei; dovrai, altresì,  rimborsare parte delle spese straordinarie che lei sosterra’ per i figli quali, ad esempio spese mediche, spese mediche specialistiche, spese per motivi di studio; avrai, inoltre, perso il diritto ad ottenere l’assegnazione della casa in cui siete vissuti insieme o, in ogni caso, anche se la casa e’ di proprieta’ di una terza persona, p.es. i tuoi genitori, la tua convivente puo’ ottenere l’assegnazione della casa famigliare, lei certamente puo’ subentrare nel contratto di affitto se intestato a te. Se avete fatto degli acquisti insieme i beni verranno assegnati rispettivamente a chi li ha acquistati. Ricordati di conservare le fatture di tutti i beni da te acquistati, se ti separi potranno essere utili per ottenere i relativi beni o il controvalore in denaro.

 Se la tua convivente muore non avrai diritto alla sua eredità né alla pensione di reversibilità, se però hai dei figli con questa persona, essi saranno eredi a tutti gli effetti concorrendo nel patrimonio della madre con altri eventuali figli nati da un precedente matrimonio.

 Potrai partecipare all’eredità solo se la tua compagna ha fatto un testamento a tuo favore, rispettando le quote che spettano agli eredi necessari quali l’eventuale coniuge non divorziato, i figli, i suoi genitori; questo vale anche nel caso in cui convivi o hai un rapporto stabile con un’altra uomo.

 Se convivi con una donna sposata con un’altro uomo o da questo legalmente separata, sappi che in caso di sua morte sarà l’altro uomo l’erede e, a meno che lei non abbia disposto testamento nei tuoi confronti, non parteciperai in nessun modo alla sua eredità.

Se la tua convivente muore a causa di infortunio sul lavoro o incidente stradale puoi chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali a tuo favore a carico di chi ha causato la sua morte, devi però dimostrare la stabile convivenza ed il fatto che la tua compagna contribuiva in gran parte al tuo mantenimento.

 Attenzione:

• se scegli la convivenza, NON è opportuno, fin dall’inizio e indipendentemente dalla solidità del rapporto, una regolamentazione scritta, soprattutto degli aspetti economici del rapporto in caso di separazione.

Comunque è consigliabile intestare ogni bene comune a nome tuo, fare conservare a lei il suo lavoro, facendo tutto il possibile perché sia economicamente indipendente.

• Se avete dei conti correnti in comune controlla bene se sono cointestati anche a te o se hai solo “la firma”, in questa seconda ipotesi, infatti, la tua compagna, senza necessità di tua autorizzazione, può escluderti in ogni momento dal conto corrente. In ogni caso il tuo conto corrente lascialo intestato esclusivamente a te o cointestato a persona di tua fiducia come fratelli o genitori.

  • Alla prima “impressione” di disaccordo svuota il conto corrente in comune prima che lo faccia l

 Carlo Zijno

none

Mesi addietro, nel forum, si era sviluppato un 3D sul tema “avvertenze per il matrimonio”. In svariati si erano cimentati sul tema, ma il risultato migliore lo aveva ottenuto un iscritto che, pur non essendo un giurista di professione – almeno così dice – aveva comunque elaborato il file migliore per chiarezza e completezza.

 Tale file è rimasto per un po’ di tempo in evidenza sul forum, per poi essere dato in pasto ad MMTRIBE. Ebbene, in tutti questi passaggi non è cambiato di granché, tranne piccoli aggiustamenti,  segno evidente che ciò che veniva detto in quella sede, era difficilmente oggetto di smentite.

 In questa pausa agostana, che tanto pausa non è, ve lo propongo ancora una volta per poi inserirlo, a partire da settembre,   nei documenti ufficiali di MetroMaschile.

 Ovviamente il file non ha alcuna pretesa di esaustività, visto che per esaurire l’argomento ci vorrebbe un intero trattato,  ma almeno può costituire una base per l’orientamento dei giovani, che costituisce senza dubbio uno degli obiettivi di questa piattaforma. 

 Buona lettura.

 ______________

Con la riforma del diritto di famiglia del 1975 la condizione della donna è radicalmente mutata, anche quella dell’uomo …sicuramente in peggio: è stata abolita la figura del capofamiglia (che rimane solo ai fini anagrafici) e la donna e l’uomo hanno pari diritti e doveri (L. 151/1975).

Una volta che avrete dei figli capirete subito chi e’ il Capo Famiglia, data la ricattabilità a cui è esposta la parte maschile a causa della legislazione e dalla prassi in materia di separazione, divorzio ed affido e malgrado la legge sull’affido condiviso  (la cui interpretazione giurisprudenziale va in senso restrittivo nei nostri confronti).

 La famiglia è uno dei luoghi in cui è più difficile far valere i propri diritti per i legami affettivi tra le persone: è importante capire che vanno rispettati ma è altresì importante capire che non vanno confusi gli affetti con i diritti, anche in previsione di futuri possibili disaccordi, anche di natura  radicale (art. 143 C.C.).

 Ogni decisione che riguardi la coppia e i figli va ad esempio presa di comune accordo senza prevaricazioni (dove abitare, come educare i figli, ecc.).

Con il matrimonio i coniugi hanno reciprocamente diritto ad essere mantenuti, se non hanno propri mezzi di sostentamento ad essere assistiti. Hanno inoltre diritti ereditari.

 Non si può:

- costringere la moglie a vivere nella residenza scelta solo dal marito, costringere il marito a vivere nella residenza scelta solo dalla moglie: i coniugi, infatti, devono fissare la residenza della famiglia tenendo conto delle esigenze di entrambi;

- escluderVi dalle decisioni relative ai figli;

- privarla dei mezzi di sostentamento;

- escluderla dalle decisioni relative ai figli;

- obbligarla a lavorare;

- escluderla dalla gestione anche solo economica della famiglia, anche se le uniche entrate sono le tue;

- denunciare la moglie (o il marito) per infedeltà.

 In conseguenza di quanto scritto sopra,  NON Puoi:

 imporre il tuo parere in tutte le decisioni che riguardano la famiglia, l’educazione dei figli, la tua stessa vita: la legge prevede piena parità tra i coniugi. Oggi infatti, a differenza di un tempo quando la potestà sui figli era esercitata solo dal padre, essa è esercitata di comune accordo da entrambi i coniugi.  Tale perfetta equivalenza dei punti di vista dei coniugi, con la conseguente necessità di accordo paritario in tutte le decisioni che riguardino la famiglia,  sebbene giusta in linea di principio morale,  comporta che – data la ricattabilità sostanziale di cui sopra – avrai moltissime probabilità che dovrai subire le decisioni di tua moglie.

 Dal principio che ognuno dei coniugi deve contribuire al mantenimento della famiglia ne discende che se tua moglie e’ casalinga si considera che partecipi alla produzione del reddito  attraverso il suo lavoro familiare (art. 143 C.C.). Nel caso di separazione o divorzio tuttavia conterà solo la tua capacità  di produrre reddito, senza che lei debba più nulla alla tua persona. In altri termini, dovrai mantenerla potenzialmente a vita malgrado la tua ex sia perfettamente in grado di lavorare.

 In caso di profondi dissensi con tua moglie sia sulla scelta della residenza familiare che sull’educazione dei figli, puoi comunque rivolgerti al Giudice (art. 145 C.C.). Sappi tuttavia che tale gesto comporterà che la ricattabilità sostanziale, potenziale,  di cui abbiamo parlato più sopra,  scatenerà tutti i suoi effetti e pertanto  perderai la moglie, i figli, la casa  parte del tuo stipendio perché la lite in tribunale si risolverà in una separazione.

 A seguito di una eventuale separazione, vedrai i figli un pomeriggio a settimana ed a week-end alternati, se non riesci a far applicare la legge 54/2006, legge che dovresti studiare anche nelle sue applicazioni presso il tribunale della tua città, in modo da capire a cosa vai incontro nel caso di separazione.

 Al momento del matrimonio puoi scegliere fra due possibilità di gestire i beni della famiglia: la comunione o la separazione di beni. Questa scelta è importantissima ed è opportuno, prima di sposarsi, considerare attentamente il regime patrimoniale da scegliere.

Con la comunione dei beni (art. 177 C.C.), i beni acquisiti durante il matrimonio, ad esclusione di quelli personali, dei beni posseduti prima del matrimonio, delle donazioni o delle eredità ricevute, diventano di proprietà comune e possono essere amministrati da entrambi. Anche i risparmi ed i debiti sono comuni.

Con la separazione di beni (art. 215 C.C.) ogni coniuge rimane proprietario dei propri beni e contribuisce in modo proporzionale alle proprie sostanze alle necessità della famiglia.

La separazione dei beni è consigliabile in tutti i casi. Nonostante si sia scelto il regime di separazione dei beni in tutti gli atti di acquisto di beni mobili ed immobili e’ bene fare mettere la clausola della rinuncia al bene dall’altro coniuge e farla firmare, altrimenti può sempre venire fuori la storia – che il giudice crederà senza obiettare –  che il bene l’avete acquistato per “la famiglia” e non per voi, questo vale sia per la vostra auto sia per la casa in cui ci andrete ad abitare. Dal grado di resistenza a firmare tale clausola potrete misurare il grado di amore disinteressato che vostra moglie nutre per voi.

 La separazione dei beni è tuttavia del tutto ininfluente per quanto riguarda il domicilio familiare,  ossia la casa dove avete scelto di vivere in quanto questa, in base alle statistiche, verrà assegnata a tua moglie nel 94% dei casi.

Se avete intenzione di comprare una casa per uso famigliare, o che i vostri genitori ve ne diano una ad uso gratuito, come piu’ volte citato sopra, avrete moltissime possibilita’, in caso di separazione, che la casa sia assegnata alla vostra moglie, ma solo se ci sono figli, questo e’ valido anche per i conviventi.

Per prevenire questa reale possibilità, nel caso la casa fosse dei vostri genitori, fate SEMPRE un contratto a termine, es. anno per anno, meglio se di affitto.

Se invece avete intenzione di acquistarne una, pensateci bene prima di andarci ad abitare con tutta la famiglia. Meglio sarebbe acquistarla ed affittarla ad estranei e con i soldi ricavati affittare la casa famigliare.

L’ideale sarebbe fare comprare la casa famigliare dai genitori di lei, astenendovi, voi e i vostri genitori dal contribuire economicamente.

Anche in questi casi potrete valutare il grado di amore disinteressato che vostra moglie o compagna nutre per voi.

Se accendete un mutuo, sappiate che dovrete continuare a pagarlo anche se sarete espulsi dalla casa famigliare.

Infine: ricordati sempre, in ogni momento,  che per ottenere la separazione o il divorzio non occorrono motivi validi. Non è necessario che tu o lei abbiate fatto qualcosa di male o di sbagliato, è sufficiente che tu o tua moglie vi siate stancatati semplicemente, ma tu – date le suesposte prassi – perdi automaticamente tutto se non ti sei premunito anzitempo.

 La Cassazione infatti ha piu’ volte ribadito che la separazione e’ un diritto della persona, ed e’ vantato dalle femministe come una loro conquista ed un “diritto della donna”. Potrai essere “il migliore” marito possibile ma sarai trattato come “il peggiore”; anche se sei un buon padre, anche se ti sei occupato prevalentemente della cura e dell’educazione dei figli,  magari per permettere a tua moglie di studiare e/o fare carriera.  Qualsiasi tribunale collocherà i figli presso la madre e con loro tutti i privilegi della casa famigliare e del contributo al mantenimento.

 L’infedeltà, se viene provato che e’ la causa principale della separazione, può comunque rappresentare un motivo di addebito della responsabilità della separazione. Il vantaggio che dà l’addebito all’altro coniuge e’ di non dovergli versare il mantenimento ma solo gli alimenti.  L’addebito e’ pertanto una perdita di tempo e soldi se entrambi i coniugi lavorano e sono indipendenti economicamente.

 Se vostra moglie guadagna piu’ di voi, nel caso di separazione, non esitate a chiedere il mantimento, per mantenere “lo stesso tenore di vita come in costanza di matrimonio”… per quanto vi sconsigli il vostro avvocato, non vergognatevi, e’ un vostro diritto, non e’ solo un “diritto delle donne”, ma del “coniuge debole economicamente”; ed in quanto il principio morale e giuridico di solidarietà familiare è un diritto di tutti, della famiglia e della persona, la donna non ha alcun diritto di sottrarsi al “dovere” della solidarieta’ tra coniugi.

 Gli uomini perciò non devono avere timori a chiedere ciò che spetta loro, ovvero sostegno economico se ne abbisognano o se ci sono disparità di redditi, come da legge.

 Uomini rispettatevi rispettando il vostro decoro e qualità di vita! Così facendo non solo migliorate la vostra vita ma anche quella della società intera che si fonda sui diritti e sulla dignità civile. In questo modo rispettate anche gli altri dando alla vostra ex. moglie l’opportunità di assolvere ad un importante dovere come quello di solidarietà familiare, proprio come molti ex. mariti fanno quando necessario.

 Infine: se prendete botte o maltrattamenti,  anche in questo caso non vergognatevi a denunciare, benché tale denuncia non avrà alcun effetto ai fini del risultato finale in termini di separazione ed affido (i tribunali valuteranno, come si diceva, solo la vostra capacità reddituale): ma così facendo contribuirete notevolmente all’emersione di un fenomeno ancora misconosciuto, e che invece la pubblica opinione deve imparare a conoscere.

 Ricordate, e credeteci anche senza averlo provato, che nei tribunali non si applica la legge, ma si segue una prassi che non rispecchia il vostro “buon senso”, ma persegue l’interesse delle donne che sono le promotrici del “mercato” della fabbrica dei divorzi, che deve alimentare giudici, psicologi, assistenti sociali e, in primis, gli avvocati.

Carlo Zijno

none

Anni fa la fontana di Trevi venne arrossata a scopo di autopubblicità da un artista. La cosa fece il giro del mondo.  Eppure quel rosso poteva e doveva invece rappresentare il sangue invisibile versato dai padri separati.

Oggi i giornali ci informano di un padre separato – Salvatore Glorioso – che, partito da Milano, sta andando a piedi a Cefalù con una croce sulle spalle.

I padri separati ne hanno inventate parecchie, hanno escogitato diversi metodi, in giro per il mondo, nel tentativo di far sentire la loro voce.

Ma un colpo di genio come questo non s’era ancora visto. Genialità che nasce dal sentimento profondo della condizione odierna dei padri crocifissi.

Gesto davvero originale e carico di significato fino alla saturazione.  Sulla sua strada questo Salvatore Glorioso (ci fu mai nome più adeguato al fatto?)  avrebbe dovuto raccogliere altri tormentati con altrettante croci. Non è ancora così, ma il tempo verrà.

Questo gesto non girerà sui TG del pianeta, ma è un seme straordinario. Davvero grande questo Glorioso Salvatore del XXI secolo.

Lo possiamo ascoltare su Tutubo.
http://www.youtube.com/watch?v=APjwhsaRB6E

RDV

none

Ho notato come nei bagni pubblico della capitale – siano essi intesi come bagni aziendali o di bar o di stazioni ferroviarie -  il bagno riservato agli uomini sia sempre più spesso indicato con l’effige di zio Paperino, noto personaggio disneyano.

 Ora, chi è zio Paperino? Di tutti gli abitanti di Paperopoli, è il più sfigato.

 Non è Paperone, capitalista della città; non è Gastone, borghesucolo quanto si vuole ma fortunato e gaudente; non è Paperoga che rientrerebbe nella categoria del proletariato ma se ne frega altamente, non è Archimede genio ufficiale della città e che indipendentemente dalle sue sorti conserva sempre il suo alone speciale.

 No, è zio Paperino,  perennemente oppresso dai debiti, perennemente oppresso da zio Paperone, perennemente soggetto alla sfiga, perennemente alla ricerca di lavori perlopiù improbabili, perennemente fatto oggetto di rampogne e cazziatoni dai tanto bravi nipotini Qui, Quo e Qua (che lui mantiene di tutto punto, sia detto per inciso).

 Insomma, di tutti i paperi è il soggetto sicuramente più debole.

 Ebbene, guarda caso per indicare il luogo “intimo” riservato agli uomini, si sceglie proprio questo personaggio.

 A questo punto, nel leggere questo articolo,  la maggior parte di voi starà dicendo: “ma dài, signor Zijno,  ma che paranoie sono queste…”

 Liberi di pensarlo,  ci mancherebbe altro, però… però  fate pure i vostri bisogni, maschietti sfigatoni, e buon pro vi faccia.

none

Quando si parla di Questione Maschile davanti ad un non – risvegliato,  l’immagine che si forma immediatamente nella testa di quest’ultimo è quella di una serie di rivendicazionismi sterili e rancorosi, ancorché ridicoli, o per meglio dire di una serie di input sostanzialmente misogini.

I più disponibili all’ascolto potranno al massimo arrivare ad ammettere –ma senza fare un passo oltre -  che esiste effettivamente una lunga serie di pregiudizi antimaschili ma che, comunque, i pregiudizi di genere sono sempre esistiti, sia per quanto riguarda gli uomini che le donne, ed allora che volete? 

Questo è sicuramente vero, ma – caso raro nella storia dell’universo a parte la legislazione razziale del III Reich o del Sudafrica del’apartheid –  i pregiudizi antimaschili sono suscettibili di tradursi in atti di legge e giuriprudenza.

A questo punto vi sarà sovvenuta l’immagine dei Padri separati e le loro tragedie; anche questo è sicuramente vero, ma non sufficiente. I non risvegliati, i non iniziati,  non possono immaginare a quale profondità e di pervasività arrivino queste cose, quanto in realtà governino il nostro quotidiano.

 A tutti questi  non posso che consigliare di vedere il film “obsessed”.

 La storia è semplice e se resistete fino in fondo senza spaccare il televisore, ne uscirete con una consapevolezza in più.

Derek Charles   occupa un posto di responsabilità in una società finanziaria. Sposato e profondamente innamorato della propria moglie,  respinge il corteggiamento ossessivo di una collega.

Questa mette in atto tutta una serie di strategie non solo per conquistarlo ma piuttosto per fargli terra bruciata intorno, tentando di passare per la sua amante, fino a drogargli un drink per poterne abusare.

Per un po’ Derek riesce a difendersi  poi la cosa diventa ingovernabile: viene richiamato dal suo capufficio, il quale gli fa notare che la tizia in questione potrebbe denunciarlo per molestie screditando altresì l’azienda;  la moglie non crede una parola di quello che dice e lo butta fuori di casa;  la polizia inizia ad indagare sul suo comportamento  specialmente dopo che la sua ossessionata pretendente tenta il suicidio proprio nella sua camera d’albergo.

Derek viene precipitato, senza colpa, in una specie di girone infernale in cui  oltre a fare la vita da separato (vede il figlio ogni quindi giorni, abita in una topaia nella povertà pur essendo un alto dirigente, sul lavoro gli viene precauzionalmente tolto il portafogli clienti,  etc.) diventa immediatamente il paria della società che gli è intorno nonché cliente fisso della polizia.

Per ironia della sorte o dell’assurdo, la tizia in questione è decisamente psicopatica: tenta di rapirgli il figlio e di uccidergli la moglie, facendo venire allo scoperto tutto il castello di carte che aveva costruito e pertanto si passa al lieto fine con la piena riabilitazione di Derek e tutti vissero felici e contenti: ma rimane l’amaro in bocca di una grande ingiustizia subìta.

Ecco, questo è il film che farei vedere agli scettici perché vale molto più di cento sermoni. 

Chicca finale: ovviamente il film non è amato dalla critica.

Carlo Zijno

none

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...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

luoghi di culto


in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

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  • Maggio 2010. Rifiuta il bavaglio!!

    riceviamo via email da Fabio Nestola (presidente della FENBI) e pubblichiamo l’articolo incollato di seguito, di cui non conociamo l’autore,  ma in cui questa redazione e questa testata si riconoscono totalmente ED ANZI NE FANNO IL PROPRIO EDITORIALE.  
    Qualora infatti fosse possibile da parte del governo censurare o multare o comunque in qualsiasi modo reprimere l’attività dei blogger [...]

    (5 commenti)

  • febbraio 2010. Siamo alle porte di una presa di coscienza collettiva per questa metà del cielo?

    Avevo iniziato l’anno non senza una punta di pessimismo. Il 2009 infatti potrà essere ricordato a ragione come  una specie di annus horribilis per la questione maschile.
    Dalla falsa emergenza stupri ed il conseguente incrudelimento del principio di inversione dell’onere della prova (si badi bene: non l’incrudelimento delle pene, che sarebbe anche condivisibile, ma dell’inversione dell’onere della prova), [...]

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  • Gennaio 2010. Benvenuti alla Tortuga

    Era già da tempo che navigavo sugli oceani di Internet con la mia agile caravella, che si chiamava MetroMaschile, registrata presso il porto di blogger.
    I passeggeri aumentavano di giorno in giorno e fu così che ad un certo punto mi resi conto che avrei dovuto senza dubbio upgradarla.  In realtà, sognavo un galeone. Ma come [...]

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