| Perchè è nata la Campagna del Fiocco Blu
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| L’iniziativa nasce dalla profonda ribellione suscitata nel pubblico dalle trovate dei gruppi femministi – istituzionali e non - in occasione del 25 novembre, Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne istituita dall’ONU qualche anno fa che si è prolungata per circa due settimane
Siamo veterani di estenuanti convegni, riunioni e dibattiti dove, insieme al consueto rosario di litanie circa la secolare oppressione della genialità femminile, vengono snocciolate statistiche prive di qualunque scientificità riguardanti violenze ed abusi su donne e bambini. Ovviamene all’interno della famiglia ed esclusivamente ad opera di elementi maschili. Fin qui tutto di prammatica. La liquidazione, negli anni, di un valido e riconosciuto contraddittorio e – peggio – il varo di normative che avallavano quelle tesi, hanno incoraggiato la truppa femminista ad alzare il tiro. Tra Firenze e Roma l’alleanza di due centri antiviolenza privati – Artemisia e Differenza Donna finanziati con fondi pubblici dai rispettivi enti locali e supportati dalle Commissioni Pari Opportunità di diverse città italiane – hanno dato vita alla Campagna del Fiocco Bianco. Ovvero una forma più sottile di criminalizzazione maschile all’insegna dell’assunto:”so che tu non sei violento, ma se non ti schieri pubblicamente al nostro fianco urlando contro gli uomini violenti, sei comunque colpevole perché loro complice!” Ed il fiocco bianco indossato dagli uomini doveva rappresentare un segnale di schieramento al diktat, e di conseguente riscatto dalla colpevole complicità. Nel dubbio che l’afflusso maschile all’iniziativa potesse scarseggiare – e difatti cosi è stato – le organizzatrici hanno pensato bene di convogliare qualche decina di ragazzi di una scuola superore romana, con la scusa di un “Seminario”. Traduzione: una vera e propria opera di indottrinamento in stile terroristico. Eravamo lì, il 7 dicembre , nella Casa Internazionale delle Donne di Roma, cinque persone della Gesef (tre donne – una sociologa, una psicologa, una insegnante – e due papà separati), per tutta la mattinata: non ci è sfuggito nulla. Ci eravamo presentati per avviare un confronto sul tema delle violenze domestiche portando ovviamente il nostro punto di vista, e indossando un fiocco blu segno di una ben diversa distinzione. Contavamo sull’intelligenza, ma anche sulla forza culturale, di chi pretende di rappresentare l’universo femminile, che pertanto non avrebbe indietreggiato davanti ad una sfida così flebile. Ma non appena una giornalista dell’ANSA ha riconosciuto il presidente della Gesef, e si è avvicinata per raccogliere un suo parere, le organizzatrici l’hanno aggredita verbalmente ingiungendo a noi di andarcene poiché non gradivano in casa loro la presenza dei padri separati, i più violenti tra tutti gli uomini violenti oltretutto infiltrati. La giornalista ha risposto per le rime trattandole malissimo. Vincenzo Spavone ha sottolineato, tra le altre cose, che alcune delle più importanti conquiste femminili – la legge sul divorzio e quella sull’interruzione di gravidanza – sono state proposte, discusse, sostenute e varate perlopiù da uomini, quando il parlamento era quasi totalmente al maschile e l’opinione delle donne comuni mortali – ovvero non femministe – all’epoca era piuttosto ostile a tali rivoluzionari cambiamenti. Abbiamo poi obiettato che la Casa Internazionale delle Donne è ospitata gratuitamente presso una struttura – uno splendido monastero cinquecentesco – di proprietà pubblica e dove il Comune di Roma ha provveduto al restauro ed alla manutenzione con i soldi di tutti i contribuenti. Il livore ha toccato il diapason. Nel frattempo in una piazza di Roma, largo Argentina, le seguaci del locale centro antiviolenza avevano già espresso tutta la loro creatività inalberando slogan copiati da ben altre fonti: LA FAMIGLIA NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE ! LA FAMIGLIA UCCIDE ! Nel Comune e Provincia di Brescia invece era già in atto la più rozza campagna anti padre che la storia ricordi. I locali soviet femministi – Comitati alle Pari Opportunità – d’intesa con le rappresentanze sindacali locali presumibilmente femminili, hanno tappezzato le strade di manifesti che riproducono gli stereotipi più logori della misandria post sessantottina: il padre che picchia e trasmette ai figli maschi la violenza di genere. Due manifesti (una donna con un ochhio nero ed un ragazzino che picchia una bambina) con la scritta ben in evidenza: Gli occhi neri sono di suo padre Lo fa anche papà. Non una condanna della violenza domestica nella sua complessità, che assume diverse sfaccettature ed è catalogabile con diversi criteri; ma l’affermazione categorica che essa è appannaggio di un solo genere ed agita esclusivamente in famiglia. Un messaggio schoccante per la sua brutalità e profondamente diseducativo per le giovani generazioni. Prodotto con la complicità istituzionale e divulgato con i soldi dei contribuenti . La reazione dell’opinione pubblica, prima sussurrata poi sempre più rumorosa, è infine esplosa. I firmatari del Documento per il padre (tra cui la Gesef), promosso dallo psicoanalista e scrittore Claudio Risé, hanno redatto una denuncia Ed i media, che fino a quel momento sono apparsi piuttosto tiepidi quando non addirittura latitanti sull’intera ricorrenza della giornata contro la violenza sulle donne, si sono improvvisamente mobilitati. I giornali hanno rimbalzato le denunce con toni molti critici nei confronti della campagna anti-padre. Ugualmente critico il servizio del TG2 13,00 del 11 dicembre (disponibile sul sito http://www.youtube.com/watch?v=wohEABug_1I ), dove l’intervistata Piera Maculotti della locale Commissione Pari Opportunità difendeva l’efficacia comunicativa dei manifesti, ed auspicava anzi una salutare autocritica anche da parte dei padri “buoni”. L’avvocato di Bologna Massimiliano Fiorin, da sempre sensibile a queste tematiche, ha inviato una lettera durissima a tutte le sedi istituzionali coinvolte nell’iniziativa. Rino della Vecchia di Belluno, Fondatore e animatore del Movimento Maschile Uomini3000 (www.uomini3000.it) Sociologo e Saggista, ha espresso in uno scritto alla Sig.ra Maculotti come tale campagna di criminalizzazione avrà solo l’effetto di risvegliare negli uomini un moto di ribellione per riaffermare la loro dignità vilipesa. Le sedi sindacali locali sono state tempestate di telefonate da parte di iscritti (uomini e donne) indignati, ed immediatamente hanno iniziato la retromarcia e la presa di distanze. Il vaso era veramente colmo ed è traboccato. L’esito di una sollevazione così massicciamente disgustata non si è fatto attendere. Non solo è stata bloccata l’ulteriore diffusione della campagna anti-padre, ma i manifesti già in circolazione verranno rimossi, come riporta anche Il Giornale del 14 dicembre. Non condividiamo però l’esordio del quotidiano. Non è una vittoria dei papà, quelli buoni, quanto piuttosto la sconfitta di un drappello di orfane del ’68, che pur non avendo mai conosciuto il maschilismo sono rimaste prigioniere del più becero femminismo. La campagna del Fiocco Blu nasce per dare uno STOP definitivo alla loro crociata, ormai fuori dalla storia e dalla realtà. 1 |
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