Paternità negata : denatalità e mine antiuomo.
Sono diversi anni che si fa un gran parlare della denatalità italiana dovuta ad alcuni fattori quali i costi della nascita e della crescita di un bambino, dei pochi e pessimi servizi a sostegno dell’infanzia,della mancanza di ammortizzatori economici da parte dello Stato, e di come altri come la Francia abbiano da tempo programmato e messo in atto politiche sociali a sostegno delle famiglie, specie se numerose.
Da lustri si mette in evidenza tutto quello che in qualche modo riguarda la vita economica della famiglia, stretta tra crisi sociale d’identità e crisi economica di sopravvivenza, affermando però che tutto quello che riguarda la natalità o la sua denatalità riguardi unicamente la donna madre, il suo insindacabile volere di mettere al mondo un figlio o peggio decidere se farlo nascere oppure no, ai suoi problemi legati con il mondo del lavoro, escludendo dalle sue decisioni l’uomo/padre ed il suo ruolo fondamentale, dal concepimento alla fase successiva di crescita e di guida sociale, sostenendo che al massimo si assolva alla sua funzione di maschio inseminatore e successivamente a quello di ufficiale pagatore per i soli bisogni materiali del bambino. A tutto il resto ci penserà la donna/ madre.
Non che le difficoltà economiche non ci siano e non sia vero quello precedentemente accennato, ma da più parti si vorrebbe sostenere che la denatalità è una questione esclusivamente femminile, legata ai suoi problemi di genere e non in generale dalla crisi dei rapporti uomo donna, alla guerra dei sessi scatenata in quest’ultimi anni con una ferocia esplosiva degna di una kamikaze talebana, ed alla crisi della famiglia attaccata da tutte le parti, sebbene ipocritamente sia difesa da alcuni che ne fanno bandiera solo in campagna elettorale.
Dall’osservatorio particolareggiato che ho nella Gesef, e dal confronto che ogni giorno ho con tanti papà separati, (la mia stessa esperienza ne è una conferma), emerge un dato sconcertante e negativo nei suoi risvolti sociali e familiari.
In realtà sono gli uomini a sottrarsi alla paternità, e la cosa riguarda tutte le categorie e tutte le generazioni di potenziali aspiranti padri.
Quelli separati, ancora giovani ed in età fertile che rinunciano in partenza perché traumatizzati dalla precedente esperienza che li ha visti annientati e massacrati come padri sotto ogni punto di vista - morale, materiale, giuridico –, quelli non ancora separati che hanno capito come sono messe le cose nella società attuale e chi realmente comanda, e quelli giovani che dall’esperienza dei loro padri o dei loro amici cominciano una strisciante ribellione a tutto questo con crescente insofferenza verso il ruolo paterno.
La paternità è oggi negata, la paternità è oggi massacrata , la paternità è oggi …..fatta a pezzi.
Uccisa e fatta a pezzi da centinaia di mine antipadre che ogni giorno i giudici disseminano in tutto il territorio nazionale , innescate dalle loro sentenze di separazione, limitando nel migliore dei casi le frequentazioni paterne e peggio impedendole totalmente ai primi accenni di conflittualità, sapientemente ed ad arte innescati anche da soggetti esterni la coppia.
Mine antiuomo, mine antipadre.
A migliaia, disseminate ad ogni angolo e pronte ad esplodere appena ci metti il piede sopra. Qualcuno riesce miracolosamente ad evitarle, sebbene non sappiamo a quale prezzo morale e materiale ( e mi viene in mente la vicenda di Pappalardo in Puglia), mentre altri non ce la fanno, ed il pensiero più recente va a Maurizio Colaci di Galatina (tanto per restare in Puglia), stroncato da un’ infarto proprio ieri mattina, dopo un calvario fatto di separazione dal figlio, denunce strumentali, ufficiali giudiziari e chi più ne ha più ne metta.
Su centinaia di migliaia di bambini orfani di padre vivo, abbiamo sempre più spesso orfani di padri ammazzati, che a volte esplodono facendo un gran rumore mediatico, ma il più delle volte implodono in silenzio ed in punta di piedi, nella più totale e drammatica solitudine.
A tutti loro va il mio pensiero ed il mio rinnovato impegno a non cedere, a non rinunciare, sebbene diventa ogni giorno più dura e sempre più una battaglia impari da combattere.
Alla denatalità italiana ormai ci pensano gli stranieri, mentre per le mine antipadre ci vorrebbe una gigantesca presa di coscienza politica e sociale ed un cambiamento culturale totale e radicale, per un riequilibrio dei ruoli genitoriali nella famiglia come nella società.
La nostra società, senza i padri e con il continuo massacro di quelli rimasti, si sta sempre più trasformando in una società talebana, oscurantista e senza quei valori che per millenni hanno fatto il bene e la crescita dell’umanità.
Ma a chi spetterebbe fermare quest’eccidio, a chi è anche pagato per vigilare, legiferare, amministrare la giustizia, questo compito proprio non lo vogliono svolgere, anzi sembra tutto combinato per andare nella direzione opposta.
Ed allora non ci resta che attendere la fine, sebbene prematuramente ed inaspettatamente già arrivi per qualcuno di noi.
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