riceviamo via email da Fabio Nestola (presidente della FENBI) e pubblichiamo l’articolo incollato di seguito, di cui non conociamo l’autore, ma in cui questa redazione e questa testata si riconoscono totalmente ED ANZI NE FANNO IL PROPRIO EDITORIALE.
Qualora infatti fosse possibile da parte del governo censurare o multare o comunque in qualsiasi modo reprimere l’attività dei blogger e delle testate indipendenti, come previsto dalle normative in via di approvazione, la piattaforma MetroMaschile (non soltanto la testata ed i blog, ma anche il forum), avrà le ore contate: e su questo nessuno di voi abbia ombra di dubbio, considerata l’abbondante attività di critica e di disapprovazione nei confronti di determinate leggi e sentenze che da questa piattaforma viene prodotta ogni giorno.
NESSUNO DI VOI ABBIA OMBRA DI DUBBIO, SU QUESTO PUNTO.
Pertanto, copiate ed incollate il seguente testo in tutte le tue email possibili ed immaginabili.
Diffondi la verità, difendi la tua libertà!!
Carlo Zijno
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Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet;
la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60.
Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della”Casta”.
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.
Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!
In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.
Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una /media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset.
Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il istema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.
Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.
- Published by Carlo Zijno in: editoriali
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5 Responses to “Maggio 2010. Rifiuta il bavaglio!!”
Come sempre quel che conta è la precisione nella definizione del reato. Quando è generica, come sembra in questo caso, si lascia spazio all’arbitrio e la possibilità di oscurare le voci scomode, controcorrente. Una cosa è, ad esempio, incitare al terrorismo, un’altra sostenere che certe leggi sono ingiuste e esortare a combatterle con gli strumenti disponibili, fra cui anche la disubbidienza civile, purchè naturalmente ci se ne assuma la responsabilità.
Ciao Armando, e bentornato da queste parti.
Sembrerebbe da interventi variamente rimbalzati sul forum, che potrebbe trattarsi di un falso allarme, in quanto l’emendamento in questione sarebbe “nato morto” o comunque facente parte di un provvedimento poi varato diversamente.
Se così è, meglio per tutti: ma non intendo comunque ritirare l’editoriale, in base alle seguenti considerazioni:
1. se c’è qualcuno in giro per il Parlamento che intende (o ha inteso) mettere sotto la tutela delle questure i blog ed i siti indipendenti, è opportuno che tutti lo sappiano con nome e cognome con il migliore risalto possibile annesso invito a non votarlo;
2. Non esistono proposte “nate morte,” in quanto una proposta può essere bocciata o stralciata in un determinato contesto per poi essere riproposta altrove.
D’altronde, sappiamo bene che i tentativi di mettere sotto controllo internet si susseguono con una determinata sistematicità.
E qui vengo al succo del tuo intervento: se commetto un reato, dovrebbero valere le leggi ordinarie in ugual modo indipendentemente dal “media” con cui lo commetto: in altri termini, se io faccio una istigazione a delinquere, è indifferente che io la daccia al bar, o sulla pubblica piazza, o su un giornale, o su internet. Se si provvede ad una statuizione speciale per il “media” internet, ciò vuol dire (questa è matematica elementare) che l’obiettivo non è il reato (già “coperto” dalle leggi ordinarie” ma bensì il media Internet stesso.
Se io, con nome e coglome commetto una apologia di reato, non per questo il provider di per sè può essere responsabilizzato: a meno che (2+2=4) non sia il provider stesso l’obiettivo, ed il reato da reprimere solo un mezzo.
Questa storia ritornerà fuori, statene certi.
Carlo
La volontà di colpire la libertà di internet trasuda da ogni dove. Prima o poi passerà per via legale. Già oggi registriamo in Italia le prime cause contro Google. Nel nome del Bene, ovviamente.
Quanto alla genericità del “reato” la proposta ricorda l’art. 58 della morta URSS: “Attività antisovietica”. Un ingenuo ventenne oggi potrebbe chiedere cosa volesse dire, cosa significasse. Chi intendesse colpisse.
“Qualsiasi cosa, ragazzo, chiunque, ovunque, comunque”.
I nemici della libertà di parola hanno tante maschere quante le stagioni della storia.
Come diceva Condorcet: “…essi vegliano e operano notte e giorno”.
RDV
E’ proprio così, essi vegliano ed operano giorno e notte: nulla di nuovo sotto il sole, quindi.
Ma quello che mi manda più in bestia, è la loro spudoratezza.
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