Torno a pubblicare articoli dopo un periodo tremendo di cui vi faccio grazia, e lo faccio commentando una curiosa notizia di un paio di giorni fa: a Cassano d’Adda un Padre è stato licenziato in quanto, per portare il figlio a scuola, si era presentato in ritardo sul posto di lavoro.
Esprimo innanzitutto la mia solidarietà al padre in questione, ed invito tutti a fare altrettanto: ma non è l’aspetto umano della vicenda che voglio sottolineare in questa sede, quanto piuttosto l’aspetto politico.
Si, perché a mio avviso questa vicenda è la dimostrazione più lampante del fatto che i tempi della famiglia sono assolutamente differenti tra Padri e Madri.
Ho sempre sostenuto che un padre non ha alcun bisogno di un “congedo di paternità” (fattispecie pochissimo utilizzata, non a caso), quanto piuttosto di un nuovo istituto, da immaginare, per il quale si possa, finché dura la fase scolare ed infantile del figlio, poter usufruire di un maggiore flessibilità di orario e di una capacità di movimento aggiuntiva.
Non ha senso, infatti, sovrapporsi pedissequamente alla Madre nei tempi e nelle funzioni, salvo che nell’ipotesi di sostituirla: ipotesi che, tuttavia, non credo trovi l’approvazione delle Madri stesse, malgrado le strombazzate pretese di intercambiabilità dei ruoli.
Carlo Zijno
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3 Responses to “I Padri, le Madri, i tempi della famiglia”
noi viviamo in una società dove contano solo due cose : i soldi e il posto di lavoro.
Il femminismo non ha fatto nientaltro che parlare per 40 anni di soldi e posti di lavoro.
Non avere capito questo fatto significa non avere capito la situazione.
Chi decide di fare dei figli deve avere ben presente tutto questo evitando di “cascare dalle nuvole”.
Per quanto riguarda le donne, esse non hanno i soldi, le energie, il tempo e nemmeno la voglia di dedicarsi alla famiglia.
Le donne moderne sono in gran parte sterili sia dal punto di vista fisico, che da quello culturale.
Questo è il genere di materiale umano sul quale dobbiamo fare affidamento.
E’ poco più di niente, ma cerchiamo di far funzionare questo poco più di niente.
Non avere capito questo fatto significa non avere capito la situazione.
Se le donne moderne avessero dedicato altrettante energie al problema della conciliazione maternità-lavoro, quante ne hanno dedicate alle leggi sulla parità, sul divorzio e sull’aborto, oggi non avrebbero problemi nel conciliare maternità e lavoro.
Così come non hanno problemi a divorziare, abortire o prestare servizio militare.
Ma la verità è che della maternità non gliene frega poi molto.
Fail,
direi che alla fine quelli che – come dici tu – “cascano dalle nuvole” continuano ad essere la maggioranza. Credo che sia proprio uno dei nostri compiti fare in modo che siano sempre di meno.
Riguardo la tua diagnosi sulla donna moderna: hai scritto “Le donne moderne sono in gran parte sterili sia dal punto di vista fisico, che da quello culturale”. E’ assolutamente vero. E la dimostrazione sta proprio nella successiva frase “Se le donne moderne avessero dedicato altrettante energie al problema della conciliazione maternità-lavoro, quante ne hanno dedicate alle leggi sulla parità, sul divorzio e sull’aborto, oggi non avrebbero problemi nel conciliare maternità e lavoro”: punto di vista che condivido in pieno e che ci dà la misura della sterilità psicologica del genere femminile oggi.
Un po’ meno condivido quando scrivi “esse non hanno i soldi, le energie, il tempo e nemmeno la voglia di dedicarsi alla famiglia”.
Non condivido perché a mio avviso non è che non abbiano energie tempo e soldi, a mio avviso quella che manca è la voglia. Come dicevo, sic et sempliciter, non gliene frega più nulla.
E’ un episodio molto grave. I padri sembra debbano servire solo a guadagnare soldi, ma la società non sa quanto danno provoca l’allontanamento del padre.
E’ una follia, ma una follia purtroppo ragionata e voluta.
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