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10
nov -
Il ‘valore’ del disoccupato
Una donna in carriera scrive alla Bossi-Fedrigotti del marito neodisoccupato (Forum IBF sul Corriere – fine ott. 09). Dice che sta in casa ed è infelice. Si angoscia per l’immagine di sé che gli par di dare ai figli. E’ in imbarazzo con parenti e amici. Basta un’innocua domanda per metterlo in crisi. Scrive poi che cerca di dargli forza, sostenendo che “il valore di un uomo non deve stare nello stipendio, ma in quello che è come persona.”
La Fedrigotti risponde che quella reazione negativa dipende dalla persistente cultura dei secoli trascorsi in cui il maschio si vedeva come la “guida”. E così, quando perde quel ruolo va in “crisi profondissima”.
Ho postato in quel forum le seguenti considerazioni. Che qualcuno definì “da incubo”. Eccolo qua l’incubo.
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L’indipendenza economica femminile è alla base della parità perché quando dipende dal reddito del marito la donna è sottomessa. Verità fondamentale che nessuno osa negare. Neppure i maschilisti.
Quando però questo tocca al marito, allora il suo percepirsi inutile e in stato di inferiorità, il suo disorientamento e la sua depressione incipiente li assegniamo al maschilismo di cui è “intriso”.
La donna che perde il lavoro teme – e prova – la perdita dell’autonomia. All’uomo che teme – e prova – la stessa cosa, diciamo che non deve provarla. Se non ci ascolta e continua a provarla, vuol dire che è maschilista.
Si dice che la persona vale per quel che è, non per quel che produce. Altissimo ideale.
Ma le donne non sposano disoccupati. Dal marito si aspettano un reddito. Nessun uomo invece si aspetta quello, ma sesso e manutenzione.
Cosa potrà porre sul piatto della bilancia il disoccupato, già dipendente sessualmente? Ad una dipendenza sommerà l’altra. Il minimo che può fare è rinunciare al sesso. Se non ci pensa da solo, provvederà l’inconscio facendolo diventare impotente. E infatti è quello che accade.
Le donne valgono per ciò che hanno, il corpo, gli uomini per ciò che fanno. Una donna che non produce non perde valore. Un uomo che non produce nulla non vale niente.
Un disoccupato (che nessuna vuole) è l’equivalente di una sfregiata (che nessuno desidera). Ecco qua una verità eterna. L’amore si fonda sul reciproco bisogno. Finito il bisogno, finito l’amore.
Sarebbe bello se il mondo fosse diverso da come è. Invece è come è.
Rendo onore alle sofferenze dei mariti disoccupati che sentono di non valere più nulla. E’ la verità.
RDV
- Published by redazione in: articoli
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