articolo apparso per la prima volta sul vecchio ”MetroMaschile” in data 29 ottobre 2008
Ho visto con mio grande sgomento la pubblicità de “L’Unità” in occasione del suo cambio di formato e nuova gestione a firma di Concita de Gregorio. L’immagine, per chi non riuscisse a visualizzarla, altro non è che un sedere in minigonna dalla cui tasca spunta una copia del giornale in questione, il tutto costellato da aggettivi mirabolanti. Della ragazza non è dato di vedere il viso né altro: soltanto il suo deretano.
E’ un evento che dà dispiacere, perché comunque la si pensi l’Unità è stato uno dei grandi giornali di questo paese ed ha contribuito non poco alla nostra storia. Vedere ridotto ad un culo esibito quello che fu il quotidiano di milioni di contadini ed operai è indice dei tempi che stiamo attraversando ed è perlomeno triste.
Niente di nuovo comunque sotto il sole: la provocazione erotica più o meno esplicita costituisce ormai il substrato quasi “naturale” del settore pubblicitario. Tempo addietro mi ricordo addirittura di aver visto un noto antipiretico da banco a base di acido acetilsalicilico pubblicizzato da un sedere completamente nudo. Che cosa c’entri la febbre con il didietro, questo non lo so (e non lo voglio sapere – a meno di non scadere a battute da caserma).
Con questi precedenti, il caso de “L’Unità” sembrerebbe decisamente più veniale, ma c’è un “ma”. Come affermavo in questo recente post, credo che sia abbastanza assurdo che questa sorta di trionfo di provocazioni sessuali spicciole continue sia attribuibile semplicemente a noi uomini ed alle nostre pretese di sfruttamento del corpo femminile.
L’Unità infatti non è certo un giornale maschilista, anzi, come pubblicazione di sinistra ha sempre portato avanti battaglie in favore delle donne. Tra l’altro, come dicevamo, attualmente ha anche una direzione al femminile che su certe tematiche ha le idee molto chiare: la brava Concita de Gregorio ha dichiarato infatti in un’intervista che “la differenza tra uomini e donne è che se una donna ha una tazza di caffè bollente in mano la va a posare anche rischiando di scottarsi, gli uomini la fanno cadere”. Sul perché, poi, sia preferibile procurarsi una fastidiosa scottatura alle dita piuttosto che asciugare un pavimento, questo Concita non ce lo dice, ma tant’è. E allora?
E allora, tornando a bomba, per sintetizzare e concludere: c’è un noto giornale di sinistra con simpatie femministe, diretto da una donna, che come lancio pubblicitario non riesce a tirar fuori altro che un culo. Allora, siamo ancora dell’idea che questa storia dello sfruttamento e dell’abuso del corpo femminile è semplicemente colpa degli uomini, o piuttosto in questi casi e tanti altri casi siamo in presenza, come io penso, di provocazioni e sfide di donne tra donne (e quindi dell’abuso dell’immagine femminile da parte del femminile stesso), indipendentemente dal pensiero politico?
D’altronde, basta sfogliare i periodici per il gentil sesso e vedere che tipo di fotografia (pubblicitaria e non) si pubblica…
- Published by Carlo Zijno in: articoli
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