AltroSenso | riflessioni sul Mondo Nuovo

“Risultato di questa evoluzione è il generalizzarsi della

vittimizzazione  delle donne e della colpevolizzazione

degli uomini. Senza arrivare agli eccessi di Dworkin

o di MacKinnon, la donna va pian piano assumendo lo stesso

statuto del bambino: debole e innocente. […].

Si ritorna agli stereotipi di una volta  – ai tempi

del vecchio patriarcato –  quando le donne, eterne minorenni,

ricorrevano,  per farsi proteggere, agli uomini della famiglia. […].

A essere messo sotto accusa è il principio stesso di virilità. […].

L’accusa collettiva “sempre e ovunque”  gli

conferisce  [alla Male Dominance] un che di naturale,

di innato e universale che fa orrore”.

Elisabeth Badinter, La strada degli errori. Il pensiero femminista al bivio

*****

LEI, CON QUALCHE RAMMARICO, DICHIARA:

“HO AVUTO IO IL RAPTUS”

Quando leggo Report come questo, che invio alla Vs attenzione non posso che riconoscere l’evidenza: si celebra anche così la degenerazione dei rapporti umani, l’inarrestabile traumatofilia serpeggiante in seno alla società occidentale. Oramai, tale teatro della crudeltà entro la scena del vittimismo ci sorprende sempre meno, anche se continua a turbarci emotivamente sul piano della fiducia e della tragica empatia con tanta parte dell’umanità offesa. La pratica della simulazione criminosa (a scopi di lucro, o vendetta), quella di molte violentatrici morali, è un movente che molte donne, da “crimine medio”, stanno perseguendo con l’ottusa (ed assurda) vertigine (si legge: delirio di onnipotenza) che la storia delle discriminazioni e dei totalitarismi (Terzo Reich) le riconosce.

A questo indirizzo, l’ennesimo “coriandolo” di fascismo al femminile: http://www.centriantiviolenza.it/

Nazi-femminismo non si declina al singolare; chi erano – e sono – costoro?

Nessun sistema totalitario (di destra, sinistra, che importanza ha?) potrebbe funzionare senza l’assenso amorevole, da “veleno gentile”, di più o meno anonime esecutrici, madri, sorelle, vicine di casa, concittadine divenute aperte promotrici del totalitarismo. Che hanno promosso la tortura di altre donne e altri gruppi etnici, che hanno propagandato l’umiliazione dei più deboli, che sono state corree, o solo lesivamente servili. Tutta l’antropologia femminista americana che nega “per principio” la distruttività al femminile ambisce a cancellare, per l’appunto, la memoria (e l’interesse storico per lo studio) delle partecipazioni femminili ai crimini storici, interessandosi a ridefinirli, a ricollocare tutto nell’ordine naturale, i.e. femminile, delle cose.

La figura del correo, non dimentichiamolo, è colpevole almeno quanto l’autore principale dell’azione criminosa, così come l’istigatrice all’atto violento (anche sotto le mistificanti spoglie dell’aggressività passiva) assolve un ruolo determinante (cioè, propriamente decisivo) in qualsiasi azione tesa a nuocere. Se poi l’intento si orienta a catturare, eliminare, o anche solo terrorizzare, donne e uomini, ragazze e ragazzi, siamo in presenza di reati inter-individuali, collettivi, in cui l’ottuso strumento dell’analisi di genere non funziona più.

Il famigerato programma nazista T4, comprendente l’eliminazione dei diversamente abili, efficacemente rappresentato televisivamente qualche mese fa da Paolini (che infatti, non poteva nascondere l’attiva, e “creativa”, partecipazione delle donne tedesche al delirio nazionalista del “genocidio terapeutico”) come avrebbe potuto funzionare senza la “primaverile”, fatidica e metodica dedizione delle patriote, delle esecutrici, delle sorveglianti ideologiche tedesche?

Vox Mulierum vox dei.

Poiché le donne, nella famigerata vicenda degli anni 1940 hanno incontestabilmente rappresentato il sottovalutato – tragico ed eticamente inaccettabile, almeno oggi – elemento di continuità. Hanno operato da protettrici simboliche, teoriche e pragmatiche, per la gestione manageriale di un’intera organizzazione della discriminazione e dell’eliminazione collettive.

In quegli orribili 12 anni la teoria discriminatoria, posta alla base dello sterminio amministrato, ha funzionato come dottrina (come rischia di tornare ad essere) mistico-sociale; redentiva e promotrice di un solo gruppo nazionale di donne: quello germanico-ariano.

C’è stata forse una “Norimberga dei crimini femminili nazisti”? Considerati gli indicibili orrori e la disperazione che ha arrecato alle vittime (anche queste) donne, di altri gruppi etnici (soprattutto dell’est Europeo); di altre culture linguistiche; di altre nazioni?

Per tutto ciò, come può un individuo di genere femminile, di cultura almeno medio-bassa sottrarre (per principio) le donne classificate secondo la variabile nazionale (donne-tedesche; donne-americane) alle loro responsabilità storiche nell’organizzazione collettiva, nel mantenimento e nella copertura della violenza di massa operate da un’intera nazione? Che ruolo motivazionale hanno svolto le donne USA nell’olocausto indiano?

Passando alle colpe europee, Magda Goebbels venne abbagliata dalle mostrine e dalle coccarde esposte nelle adunate “funebri” del Reich? Fu un’adolescente senza rimedio, e si dovrebbe considerare come solo passivo (o solo strumentale; con rilutttanza) il rapporto che coltivò con l’antisemitismo, sentimento che quasi tutte (si ripete; quasi tutte) le donne tedesche condivisero appassionatamente coi loro “maschietti”, sciocchi ma evidentemente efficaci nel catalizzare su di loro ogni responsabilità nazionalista?  Hannah Reitsch (l’eroina germanica, il modello di fanatismo acrobatico che ogni aviatrice sogna di emulare, e che piombò su una Berlino da apocalisse wagneriana, per incontrare il “suo” Führer; morendo molto dopo, nel 1979) prese un abbaglio con i suoi trascorsi nazionalsocialisti, e come giudicare benevolmente il suo furore militarista, la sua dedizione al matriarcato nazista, il suo sordo odio per le donne slave? Il nazionalismo razziologico è un sentimento innocente ed accettabile solo perché provato da una donna? E non si trattò (in quello e in molti altri casi) invece, della classica patriota, della solita “vendicatrice protetta” (dagli uomini, dai necrofori in uniforme per cui lavorava)?

Intanto la storia l’ha registrata come l’ennesima impunibile, anzi, di più! Sono oramai molti i profili di donne compromesse con l’intera progettazione nazista, come è stata quella del Reich millenario, le cui imprese sono state ricodificate nell’accettabile prosa delle “biografie tecniche”. Così possono definirsi i “medaglioni” approntati per questi soggetti (come anche l’ambigua, fanatica Leni Riefenstahl), con punti “di carriera”, depurati da elementi critici, imbarazzanti, o solo problematici sul piano etico. In altri termini, il femminismo occidentale sta cercando di “trattare” questa massa discordante di informazioni storiche, di edulcorarle, di modo che la letteratura biografica presa in esame ne esca presentabile per gli scopi attuali. L’interesse va alle formule assolutorie per la “lei” considerata: 1. non sapeva, anche se ha partecipato “con intelligenza” all’apparato nazionalista; 2. non voleva, anche se concordava con le scelte antisemite di amiche, compagni ed amici maschi tedeschi; 3. ha cercato – poiché donna [!] – di aiutare sistematicamente molte donne ebree e slave, anche se questo non risulta granchè agli atti.

Attenzione! Il revisionismo si orienta a pretese di rilancio politico, non emerge solo da un senso di colpa che si cerca sordidamente di soffocare, rifiutando ogni evidenza deduttivo-fattuale. L’apologetica antistorica è una malattia culturale, ma serve anche come metodica per scaricare all’esterno della propria settaria realtà inconfessabili rancori, riservandosi il diritto di continuare i crimini che al correo/correa sono attribuiti. Non è solo una furba e meschina pratica di infantilizzazione delle attribuzione di responsabilità politiche e sociali, è molto di più.

Nel nazifemminismo teorico (si pensi alle teorica dell’eliminazione di genere, Mary Daly e al suo libello, in puro stile nazional-socialista, Quintessence), si cerca costantemente di re-istruire il diritto con interpretazioni metastoriche, o anche di sottostimarlo con un’autentica, superiore, teologia della violenza femminista. Trasfigurazione dei fatti, e delle tradizioni culturali, intese a promuovere una sorta di congrega di purificatori sociali – avversatori del non regolare, del diverso – che tanto fa pensare ai deliri psichiatrici dei custodi dell’ordine nero, cioè degli eutanasici SS.

Non diversamente dall’ordine vegetariano (ed apparentemente animalista) di Himmler lo scopo dell’apologia misandrica consiste nel cancellare le responsabilità storiche di chiunque non sia maschio, in qualsiasi società tali crimini siano stati compiuti. Il clamoroso caso della riconosciuta assassina Sakineh è un caso emblematico del principio imperialista, a cui il femminismo patriota americano si è appassionatamente dedicato in oltre un trentennio di osservanza strategica. In questo senso, i pregiudizi sessisti di molte femministe radicali possono, ancor oggi, far comodo a molti nazionalismi dominanti e quindi, paradossalmente, favorire il tanto vituperato patriarcato militare, che ancora domina.

Secondo l’apologia radicale il “crimine non è mai donna”, e non può esserci una fenomenologia ed un’analisi del crimine socialmente perseguibile che non sia genderista.

Sulla somiglianza fra propaganda femminista ed ideologia nazional-socialista si parlerà in seguito, nei prossimi interventi. Per ora basti dire che il rifiuto dell’equità potrebbe causare alla lunga delle inquietanti derive ideologiche, e delle omissioni manipolative e distorcenti, modificando il volto alla storiografia. Pericolo per la civiltà che Elisabeth Badinter (la famosa femminista francese) ha ben definito “deriva americana”. Forse che le Liberated Women americane si siano stracciate le vesti dopo Abu Ghraib? Non è ciò che si legge e si è letto.

Non è facilmente immaginabile la soddisfazione delle patriote americane nella magica scoperta di quei (umilianti, distruttivi) fatti e di quei “momenti” della sofferenza al maschile: “finalmente, siete voi maschi a essere violentati; e siete persino arabi”.

Il nazionalismo, ancora a braccetto con le donne che odiano e umiliano; e ancora la stessa sintomatologia sociale: la classificazione etnica; la tortura; l’odio contro il corpo dei colpevoli (di cosa?).

Se (e, se ciò si avverasse, sarà peggio per la futura serenità mentale delle donne) non avremo spazio, se verremo censurati ed “imbavagliati”, se subiremo ulteriore (e gratuita) violenza morale e fisica da donne scisse, o (peggio ancora) da donne-kapò, federate a “maschi pentiti” dovremo fare professione di democrazia. Per noi e anche per coloro che si sono perdute, poiché le donne occidentali (per superbia) sono oramai in auto contatto, cioè concentrate solo su loro stesse.

Una mia amica (liberata, emancipata) diceva: “è la faccia che se ne deva andare dallo stivale!”. Bè, allora dovremo superarci in umanitarismo per riprendere – con dignità e correttezza – la basilare nozione di “diritto umano”, di illuminista memoria e di femminista dimenticanza.

Intanto, si potrebbe dire agli uomini della Penisola: per cominciare, non sposatevi; per continuare pensate anche al passaporto di chi dice di amarvi; per finire, considerate sempre l’opzione della fuga.

Prima o poi, almeno le donne col “colpo in canna”, cioè quelle normalmente disturbate (in questa alterata, allucinata realtà quotidiana della normalità psicotica), finiranno per riconoscere che il loro continuo appoggio alle leggi discriminatorie vale come risultato da un sentimento sviluppato storicamente nella società di appartenenza, più che nel partito di genere. Sentimento grottesco e spaventoso, ma gratificante (inoltre, mai messo, per principio, in discussione); com’è altrettanto autentica l’adesione della gran quantità delle donne a questa versione odierna, “pop” (ma altrettanto pervasiva e spaventosa, com’è il genderismo) delle tanto vituperate Leggi di Norimberga; questa volta il nazismo è puramente di genere.

Solo affrontando seriamente il problema psichiatrico e farmacologico che sembra preparare il mascheramento vittimistico inerente alla dimensione dell’attacco domestico al femminile, potremo [forse, se non è tardi!] analizzare, in una dimensione psico-fisica, e non più ideologica, anche il tanto pubblicizzato immaginario antitetico (contro il “viriarcato”), regressivo e violento, rappresentato dell’ideologia globale della supremazia femminista.

Dovremo studiare come essa operi, dovremo studiare i loro testi per ragionare su quel’è il loro interesse, e il loro approdo legislativo più probabile. Il loro scopo, purtroppo, anche nel campo del diritto europeo, che in materia di arbitrio femminile è sempre meno legato alla socialità organica e sempre più legato ai privilegi personali (oramai, neanche pubblicamente negati), o di casta.

“Voglia di stravincere?”. Nella cultura americana la locuzione è (da industrializzazione del crimine) “Overkilling”. L’importante è andare “fuori scala”, quando si vuole evirare la dignità maschile. Non si tratta di confrontarsi in un gioco leale, poiché, nel contesto, la dialettica uomo donna non vale affatto come gara, ma equivale ad una pulsione avversativa primaria e pre-edipica, seguendo la prassi di un’esecuzione annunciata. Non si vuole gareggiare (al contrario!), ma togliere dal gioco quello su cui hai posato gli occhi; svalutarne i diritti e la sensibilità, frodarlo e derubarlo di tutto quello che ti serve. Ecco che i piaceri “pigri” sono diversi e tra i più fantasiosi: annichilire; sconfiggere senza fatica; millantare possibilità di minaccia per colpe supposte, scatenare la paura esistenziale nell’altro. Come epilogo, quando il nemico è proprio al tappeto (come insegna molta necrofila cultura di massa) non fermarsi, neanche in quel caso.

Leggiamo i resoconti dei processi; interessiamoci alla sofferenza (indicibile!) con cui i “maschi” di oggi lasciano la propria casa (ah, non si dimentichi che l’uomo paga con il solito mutuo oltre i 20 anni), e i figli, alla “lei”; che ha da tempo presidiato la casa con il suo nuovo “compagno”. In queste dinamiche manipolative, cioè di potere, quanto sono untuose, inutili ed ambigue le parole! Perdono il loro significato originario: compagno; alimenti; parità. Quando a dominare è il solo interesse, così denso e manifesto che si potrebbe tagliare con la lama di un coltello.

L’esecuzione dell’inerme è solo odio a buon mercato, e infatti, non stranamente si sviluppa in condizioni non avverse, ma spesso, formalmente favorevoli, e non contro soggetti minacciosi, ma contro soggetti semplicemente dignitosi. Forse, per chi è esterno alle scelte soggettive, risultano un po’ ingenui e superficiali, almeno nello scegliersi la “compagna”.

Le vendicatrici della normalità psicotica sembrano avere una gran voglia di vendicarsi, ben sapendo che verranno socialmente incoraggiate a farlo; in primo luogo dai giudici.

La scelta rimane semplice: cercano di attaccare i soggetti apparentemente non distruttivi, quelli che non sono portati a difendersi “a tutti i costi”. Il desiderio violento suddetto è quella primordiale, di fare “pigramente” male a qualcuno, strillando poi per l’impunità.

Sadianamente (e coerentemente agli assunti esposti) l’egomaniaca media non regge la vita associata, non tollera altro fuori da sè, vive di paurose nevrosi derivate da proiezione narcisiste; ed infatti, si lamenta di essere sola, senza amiche, senza autentica affettività.

Ciò conduce ai tetri paradigmi dominanti: di ascendenza discriminatoria, anti-biologista ed antidemocratica.

La donna occidentale rischia di farsi sedurre da vere e proprie pulsioni hitleriane, che però, per quanto siano trasfigurate dagli inevitabili “maschietti” fiancheggiatori, non possono del tutto nascondere la distorta, smodata passione per l’onanismo della violenza ed il rifiuto dell’altro, che oggi i tanti episodi di violenza, non solo domestica, intrapresa da donne portano alla luce.

A tutte le donne senza la coda, soprattutto se di paglia.

R. Csendes, Trieste

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Osservazioni sulle derive del femminile nell’Europa di Mezzo.

di R. Csendes  – Trieste

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Questi dolori non possono essere

sottovalutati, poiché riguardano

la metà del genere umano.

(Elizabeth Badinter, La strada degli errori. Il pensiero femminista al bivio)

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Trieste

Dopo tanti anni di capriccioso, onnipresente oscurantismo qualcosa sembra muoversi. Complice la crisi economica, appare chiaro che “darsi addosso” diventi un metodo di comunicazione sempre meno nobile, almeno per quanto preventivato dalle Erinni della tarda modernità.

Occorre spiegare a chi vuole ascoltare che la violenza ed il degrado vigenti nei dissapori di genere sono pratica comune in tutta la società, e non più solamente, come dice l’assurda, dicotomica cultura anglo-americana (quella di esportazione, sia ben chiaro, non quella che fanno a casa loro) – che le donne italiane hanno pedissequamente copiato – un problema riferibile esclusivamente all’uomo e alle sue invocate colpe congenite.

Una cosa è certa, la donna d’Italia ci è contro; contro sul posto di lavoro; contro nei fatti della coppia; contro, purtroppo, in casa; contro, ancor peggio, nella vita pubblica quotidiana; contro nelle relazioni formali, contro infine, negli impegni della vita, quelli inderogabili: convivenza civile; accettazione, non sempre facile, delle prerogative altrui; momenti di difficoltà finanziarie e familiari; precaria diffusione di una cultura evoluta, favorevole alla collaborazione inter-etnica e multiculturale. Poi, arriva l’uomo di potere e tutto è correntemente rinegoziabile, anche la dignità (Pride? Dignity?) assieme al dogma avversativo che, evidentemente, non è poi così intoccabile.

Ciò si osserva, con più chiarezza, al momento di comparare le dottrine del rifiuto e della

Lubiana

ghettizzazione di genere, così trendy, con quanto è vissuto pacificamente nei paesi dell’est europeo. L’impressione è che a Beograd, o a Bratislava, intervengano più variazioni nei comportamenti sentimentali, e più apprezzamenti “umanistici” da parte di ambo i generi (non censori né, per principio, oppositivi e classisti) sui misteri dell’amore.

Il “maschio pentito”, alla ricerca del sospirato attestato di “femminilità” che ne concretizzi l’alto grado di accettabilità presso il club delle Amazzoni, imberbe mascotte sulla scena sull’evirazione felice, non riscuote gran successo in piccole e vivaci città, come Split o Maribor. Chiamano la conoscenza approfondita dei paesi stranieri “turismo eccetera”, ma, provincialismo moralistico a parte, come definire allora la corte delle promozioni “generose”, ovvero l’alto Ranking conquistato [?] dalle donne della politica “giovane” e come chiamare con invitanti eufemismi tali fenomeni così italianamente radicati: “nuovo garantismo?”; “promozione postmoderna?”; “professionalità complessa?”

Senza contare che, ad esempio, per una donna slovena di classe popolare, cercare di indurre nel “suo maschio” il disgusto esistenziale, l’asservimento, l’avvilimento e il disagio non comporta le solite immancabili soddisfazioni. Al contrario, la donna italiana sembra “rinnovarsi” al momento di canzonare le incertezze dell’uomo, sbugiardandone le difficoltà, lo spaesamento ed il dolore anche fisico. Altrove, negli ambiti della convivenza sociale, tali sintomatologie psicotiche, quali l’“ottimismo misandrico” non hanno gioco, poiché nessuna pedagogia avversativa sembra poter più offrire un contributo positivo alla sostenibilità dell’esistente. Questo, almeno, nella lezione apprendibile dai genitori – e dalla società di riferimento – poi, nei casi particolari, ovunque si possono imporre le formule anti-educative tristemente conosciute.

Sarà, forse, che erano paesi socialisti, fatto sta che l’”inibizione” non era [ne è] considerata questa gran qualità individuale, e neppure un’invidiabile virtù civica. Per le culture etniche la volontà castrante e punitiva è recepita come prova di inettitudine e vigliaccheria, oltre che come complesso problema psichiatrico e farmacologico (sono paesi con una medicina di prim’ordine), su cui la società non ha difficoltà ad esprimersi.

Nell’odio cieco per il maschio ogni donna emancipata legge la penosa (ma anche spaventosa) incapacità che molti esseri umani hanno di poter vivere sentimenti che siano, effettivamente, propri, al di fuori dell’odio.

Zagabria

Non è tutto oro, certo (ci mancherebbe!), ma, in linea generale, per molte donne slave (ceche; slovacche, soprattutto) l’uomo è, talvolta, la controparte, ma non certo un personaggio da educare (“addomesticare”), o un inferiore da perseguitare, odiare e distruggere moralmente. Per chi ha superato i vent’anni, quello che impressiona è il rancore diffuso per la vitalità esterna, per ciò che si stima autonomo ed adulto. Quando invece, per le donne orientali nate fino al 1990, il “sogno” di considerare l’uomo, al più come un barbocino rosa o una dama da compagnia ansiosa e passiva corrisponde ad un progetto di conquista assurdo e sospetto e, in ogni caso, inutile per il rafforzamento dell’orgoglio personale.

Fatto salvo questo, è molto probabile che queste differenze etniche tenderanno a stemperarsi nel tempo.

Nei litigi (anche quando molto accesi) le donne delle culture etniche sono più tolleranti, non reputano necessario chiamare le forze armate a casa tutte le volte, cercando di terrorizzare il compagno, ambendo a sopraffarlo in ogni sciocca contestazione.

Bratislava

Insomma, allargando l’orizzonte, le attuali difficoltà muliebri emerse nella dimostrazione e condivisione dell’esperienza affettiva sembrano legate a discriminazioni culturali e pregiudizi etnici. Le italiane dicono cose molto negative sulle popolazioni slave, anche se si tratta, com’è facilmente immaginabile, di scontate reazioni competitive che si sommano a pregiudizi discriminanti solidamente acquisiti. Fair Play, questo sconosciuto.

Tristemente, i problemi di relazione manifestati dalle donne attuali sono accompagnate da logorroiche pseudo-argomentazioni, riferibili alla minacciosità manifesta nel differenziale anatomico, o all’“indecenza” e accidentalità biologica dell’essere maschi.

R. Csendes

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Ricevo e pubblico

***

La scrivente è una donna che ha letto il Vostro sito.
La mia terapista mi diceva sempre: sei tu che hai permesso di farti fare del male.
Allora la odiavo, oggi la ringrazio.
Signori, se il Vostro scopo è apparire dei martiri, bene!, allora ci siete riusciti.
Tuttavia …tuttavia mi ricordo che i Signori uomini non sono così sprovveduti come li dipingete sul sito, anzi sanno difendersi egregiamente e sanno essere
anche astutamente cattivi.
Saluti Myriam
P.S. : avete permesso di farvi fare del male, tutto qui.

***

Se un tale ti azzoppa,  tu e la legge e tutti noi, ne diamo la colpa a lui, non a te. E’ lui il reo.

Se tu azzoppi qualcuno …la colpa è sua. E’ lui che si è lasciato azzoppare. Così, vedendolo claudicante, lo puoi anche deridere.

Sono molte le DD che “risolvono” la Questione Maschile in questo modo, bastonando il cane che affoga. E’ difficile dire che ciò derivi da benevolenza e da lealtà. Sembra piuttosto nascere da rancore e viltà.

Però c’è del vero: infatti in una certa parte del  mondo ci sono uomini che non si lasciano azzoppare. Così quantomeno non vengono derisi. Accade nelle terre di Allah.

Se ti pare che per le femmine sia meglio, non ti resta che attendere.

Forse è proprio vero che ormai soltanto un Dio ci può salvare…

RDV

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Ricevo e pubblico senza correzioni perché gli errori – più che legittimi – trasmettono una simpatica freschezza al post

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Ciao.

Vi scrivo, perchè ho letto*  un poco tardi i mesaggi dei UOMINI italiani con riferimento alle donne romene. Adesso ho trovato questo forum, mentre cercavo dei documenti che mi sono necesari qui in italia, al consulato romeno di roma. Comunque, anche si ci sono passati 6 anni da quella conversazione* io vorrei rispondere a tutti quelli uomini che hanno scritto le loro repliquè riguardando le donne romene.

Non so si questa lettera mia sara ulterioramente publicata sul forum però, ritengo molto importante per me rispondere a le loro acussazioni….che mi fanno pensare come possono certe personne giudicare e fare del male….riguardando a me io sono una romena di 32 anni laureata in giurisprudenza, e sono venuta in italia da 2 anni ….vivo qui con mio finanzato che è italiano ed abbiamo deciso di sposarci, siamo insieme da 6 anni,oramai.

Oggi cercando documenti come ho già detto al inizio, ho trovato questo forum dove certi uomini italiani scrivono delle cose cosi cative nei confronti delle donne del est e specialmente le romene. Vorrei chiedere a questi “esseri umani” di non denigrare una entera nazione per colpa di quelle poche ragazze che hanno un comportamento sbagliato riguardando gli estranieri.

Io personalmente, sono orgoliosa del mio paese e anche di mio amore che ogni giorno è piu grande e mai…mai non ho pensato di stare con mio finanzato per gli soldi o per vari BENEFICI materiali.

Voglio ancora precisare, che io provengo da una famiglia onesta (mio padre, ex colonelo del esercito romeno e mia mamma ex lavoratrice in banca romena) quindi non sono una di “quelle” avide per gli soldi..ma sono venuta in italia solo perchè amo il mio finanzato e non per altri motivi materiali o di qualsiasi altra natura….cari bruno62….o altri che avete conosciuto queste donne romene in bar o in nightcluburi…come ditte, perchè invece non avete cercate nelle ragazze serie, oneste e con paura di dio, si volevate conoscere una ragazza straniera? andate da una categoria di “donne”, e poi parlate della seriosità delle donne romene? io non so come siete non vi conosco però i vostri comenti li, sono molto cativi e posso dire anche rasisti….si pensate cosi delle donne del est perchè non cercate tra le donne italiane una compagna? in finale della mia lettera posso dire che i vostri mesaggi mi fanno una altra volta pensare alla superficialità umana, e alla mancanza di belli ideali e dei belli sentimenti.

Con sincerità. Bianca.


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Cortese Bianca,

la tua lettera tocca un tema che riguarda la  QM  solo indirettamente, quando parli  di “belli ideali e belli sentimenti” che sembrano svaniti. E’ vero, ma non sono stati gli uomini a farli svanire. Sono state le donne occidentali, adesso aiutate da molte straniere.

E’ probabile che ti sfugga quasi del tutto ciò che è avvenuto in Italia nel rapporto tra donne e uomini, il cambiamento avvenuto negli ultimi 40 anni. Probabilmente non sai cosa sia stato il ‘68 (qui e altrove in Occidente, giacché ad Est non ci fu nulla di simile e cmq tu sei troppo giovane), cosa  sia avvenuto negli anni ‘70, come si siano evolute la società, i valori, le leggi e i costumi da allora.  Non puoi quindi percepire la gravità del tradimento che le donne italiane, succubi del femminismo, hanno perpetrato nei confronti  degli uomini, a cominciare dalla micidiale beffa della “liberazione sessuale” per proseguire con il mantenimento a vita della ex moglie (cosa che stupisce le russe e le ucraine, …e forse anche le romene ) e diecimila altre fandonie e ricatti di cui parliamo nei siti del Movimento maschile.

La situazione è tale che un numero crescente di uomini si sta allontanando dalle donne con il dente avvelenato e qualcuno di essi viene a scrivere sui forum maschili. E fanno di ogni erba un fascio, mettendole tutte  insieme nel cesto delle speculatrici e delle misandriche. Questo è sbagliato ed offensivo per quelle donne che non sono né l’una né l’altra cosa.

Tuttavia ci sono dei fatti che non si possono negare. Le donne preferiscono gli uomini ricchi, o almeno posizionati, dai quali avere stabilità e certezze economiche. Vale per le italiane e per tutte le altre. Una volta il matrimonio dava a loro quelle garanzie ed esse davano in cambio cura e sesso. Adesso danno quello che vogliono, finché lo vogliono. Dopodiché  buttano il marito sulla strada e si tengono tutto. Italiane o straniere.

Perché le straniere sposano gli italiani? Non mentiamo: è perché sperano in una vita materiale migliore, non perché i maschi italiani siano migliori dei romeni. Se non si riconosce questa verità, parlare è vano. Gli italiani d’altra parte si aspettano sesso. Ne aspettano tanto e senza doverlo elemosinare (diversamente da come devono fare con le italiane), condito con un po’ di cura e magari di rispetto e di stima. Molti lo trovano, ma molti anche lo perdono presto.

Il numero dei maschi rovinati dal fascino delle russe e delle romene cresce a vista l’occhio. E’ inutile negarlo. E si tratta spesso di uomini che già erano stati bastonati dalle italiane. Rovinati significa questo: che le straniere sembrano diverse ma poi molte non lo sono**.

Così gli uomini scoprono che i “belli ideali e belli sentimenti” sono solo quelli che provano loro mentre da parte femminile c’è quasi solo calcolo mascherato. Non è sempre così,  né per le italiane né per le straniere. Ma lo sperimentano soltanto molti anni dopo quelli che non vengono messi a digiuno di sesso e che non vengono cacciati dalla loro casa.

I delusi sono amareggiati e diventano cinici e cattivi e mettono tutto in un unico calderone, dicendo che le DD sono tutte sgualdrine o che lo sono tutte le romene, le russe etc.. Questa è una offesa ed è giusto che tu la respinga.

Ma non c’è solo questo. Esiste purtroppo anche una cascata del disprezzo, che parte da Oslo e arriva ad Addis Abeba. I popoli dei paesi ricchi disprezzano quelli dei paesi più poveri. E alcuni dei nuovi ricchi si dimenticano di essere stati poveri, come fanno adesso gli italiani. Come se non bastasse esiste però anche un problema di civiltà, di senso civico e del dovere, di rispetto delle regole, di onestà collettiva. E qui bisogna riconoscere che come l’Italia è indietro rispetto alla Svizzera qualche altro paese può essere indietro rispetto all’Italia. Cose vere e cose false, tutto contribuisce alla cascata del disprezzo. Bisogna liberarsene.

In ogni caso è legittimo e doveroso sentirsi fieri di appartenere al proprio popolo, non importa se grande o piccolo perché ogni lingua-cultura è irripetibile, carica di storia e di arti, saperi e tradizioni uniche. Deve essere salvata e portata al futuro.

Quanto a me non posso parlare con una persona romena senza citare e lodare uno dei pochissimi pensatori che stimo davvero eccelsi: E. Cioran, insieme ad altri, ma prima di altri vera gloria della cultura romena.

Qui un mio omaggio a Cioran

(Rasinari di Sibiu – Romania – terra natale di E. M. Cioran)

RDV

* Post inviati a 1° forum sulla QM (2003 – 2009) in parte archiviati sul sito U3000

** E contribuiscono alla rovina delle casse pubbliche (oltreché a lacerare famiglie) con la pensione di reversibilità a vita a badanti  di 30-40-50 più giovani diventate “vedove”.

Vedi qui: La carica delle badanti-vedove

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“Voi continuate a sbeffeggiare quelli come me, insistendo con la storia che il vero valore del maschio starebbe tutto nella posizione sociale, nel prestigio pubblico, nella fama  (non importa come conquistata, …vedi Maso).  Nella quantità di sesterzi, nel potere. O tutt’al più, nella strafottenza, nella tronfiaggine, nelle sbruffonerie di cui è capace. Dite che i bravi ragazzi se la sognano mentre i mascalzoni ne fanno scorpacciate.

Tutte cose che nessun maestro (cioè, nessuna maestra) mi aveva insegnato. E le prof delle medie nemmeno. Alle superiori silenzio tombale. Mio padre, bocca cucita, come il parroco e l’allenatore.

Mia madre …brrr…

Io avevo capito diversamente. Che quel che in ogni uomo vale per davvero e veramente sono le doti morali, intellettuali. La forza interna, la determinazione, lo spirito di sacrificio, la stabilità, l’iniziativa. Avevo inteso che le femmine apprezzavano massimamente – e di più -  la frugalità, la semplicità, la chiarezza. Il coraggio, la logica,  l’ironia. Il calore umano. Quello che uno ha dentro. Insomma: la ricchezza interiore…”.


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dic/10

30

Homo sine BMW

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“Preferisco piangere sul sedile di una BMW che ridere a cavalcioni della tua bici”.


…disse – cruda – la modernizzata Chung Guo Nuhai alla trasmissione Cuori Aperti della Tv di Shanghai.

Non si dicono queste cose, non ci si denuda in questo modo. Non adesso almeno, non è ancora il tempo. E per salvare le apparenze il  regime interviene a “moderare”  lo show.

Guasti della Quinta Modernizzazione o voce dal cuor fuggita?…come se davvero Lei avesse la soluzione dove Tu hai il problema…


Homo sine pecunia imago castitatis

RDV

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Da settimane si incappa nel web nello spot di una campagna della Eli Lilly (leggi: Cialis) dal titolo: “Bastascuse” in cui si presenta il problema delle disfunzioni erettili, spot accreditato dai loghi della Società Italiana di Andrologia, della Società Italiana di Urologia  e della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità.

Si tratta di un filmato in cui si mostra un maschio  (a letto con una ficona) avvilito e frustrato per una defaillance, dove il tapino “campa scuse” per “giustificare” il suo “fallimento”. Ne ho tratto motivo per spedire alle segreterie delle rispettive Società la seguente lettera.

Cortese direzione,
scrivo in qualità di attivista del Movimento Maschile Italiano con riferimento alla campagna “Bastascuse” della Eli Lilly sull’impotenza erettile dove appare, a fini di accreditamento, a fianco di quello di altre entità, il logo della Vs. Società.

Esprimo la più netta condanna dei contenuti, delle finalità e della forma espressiva dello spot, dove un maschio che esercita il suo pieno e assoluto diritto a fare cilecca e a lasciare insoddisfatta la partner, viene ridicolizzato e canzonato, con ciò sfruttando e alimentando al tempo stesso, il mito machista dell’uomo in eterna erezione quale condizione fondante della sua c.d. “autostima” ed il presunto “dovere” di non deludere la compagna. Mito-capestro per gli uomini che voi tanto genericamente condannate quanto nello specifico alimentate.

Il carattere denigratorio e derisorio dello spot ha ovviamente lo scopo di indurre il “malcapitato” a ricorrere alle consulenze della Vs. organizzazione e quindi ai prodotti chimici della Eli Lilly.

Per voi si tratta qui della prima contestazione formale, esplicita e diretta del vostro operato proveniente da parte del mondo maschile in azione (di cui, colpevolmente, ignoravate l’esistenza: www.uomini3000.it www.uominibeta.org www.maschiselvatici.it etc.).

E’ giunta l’ora di porre fine alla denigrazione del mondo maschile, sotto qualsiasi forma e in qualsiasi ambito e di affermare il diritto degli uomini ad essere come sono senza doversene scusare con chicchessia. Né con la partner, né di fronte a se stessi. E se è vero lo slogan femminista: “Non ci sono donne frigide ma solo uomini incapaci!” allora è finalmente giunta l’ora di dire che “Non ci sono maschi impotenti ma solo femmine inette!”.

Basta scuse? Al contrario: basta con l’obbligo di scusarsi!

Basta miti prestazionali, basta esami a letto e fuori del letto.

Sì, è giunta l’ora di dire basta: basta male-bashing.

Distinti saluti.

Rino D.V.

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Che le femmine abbiano pieno e assoluto diritto a pari stipendio per pari lavoro è, per fortuna, convinzione universale tanto ben fondata che solo un pazzo o un misogino scellerato (e autolesionista) oserebbe questionarvi.

E io non sono né l’uno né l’altro, perciò mi colloco in prima fila (dove stanno tutti) nel sostegno, aperto e senza riserve, a questo criterio che è di assoluta, minima, elementare giustizia.

Del resto, anche su Idion (nel Quadrante Orientale della Galassia) l’esoumanità è divisa in due: Id e On.

Lassù tutto è come da noi, salvo una cosa. Là infatti accade che i redditi incassati da Id, magri o grassi che siano, vengono divisi a metà con On, sempre e comunque. Ottenuti legalmente o meno, con facilità o con fatiche e rischi estremi, non ha importanza. Fifty-fifty: quella è la regola.

Ma non vale il contrario. Quel che On guadagna è tutto suo. Sempre e da sempre. Cento per cento, questa è l’altra regola.

Potrà sorprendere, ma è davvero così. In quel lontano pianeta di ogni esodollaro che Id porta a casa, la metà passa a On che ne ha diritto morale e legale, de jure e de facto. Viceversa, i mille che On guadagna li tiene tutti per sé. I diecimila, …i centomila. Tanti o pochi, sono tutti suoi. Così vanno le cose lassù.

E questa singolare combinazione di leggi sacre è celebrata là come Fondamento Cosmico della Giustizia Suprema.

Davvero strani mondi là fuori, negli spazi galattici.

Per fortuna, niente a che vedere con il nostro.

RDV

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