CAT | Conflitto dei sessi
Neanche la classica Disney Studio’s risparmia più i nostri bambini
dal famigerato male-bashing
di Stefano C.
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Leggendo un articolo pubblicato sul sito ufficiale del giornale spagnolo El Mundo al seguente link: http://www.elmundo.es/america/2010/11/21/gentes/1290363209.html;
riferito al nuovo Cartoon 3D di Disney che sta uscendo nelle sale cinematografiche a fine Novembre, intitolato: “The Princess and the Frog” cioè “La principessa e il ranocchio”, e guardando l’immagine inequivocabile che accompagna l’articolo, mi sono sentito un po’ scioccato.
Nell’immagine si vede un principe genuflesso e dallo sguardo sottomesso, avvinghiato e imprigionato dalla principessa con i propri capelli, che lo fissa rapacemente. 
Subito la mia mente si è catapultata, con sospetto e preoccupazione, al tema attuale della manipolazione delle menti dei bambini, inculcando loro, sin dalla più tenera età, questa inversione dei ruoli (o cambiamento culturale come lo si chiama e che va tanto di moda oggi), che pare penetrato inesorabilmente anche negli integerrimi e classici cartoon della Disney.
Come possa essere avvenuto, che anche la Disney, abbia piegato la schiena a questo aberrante pestaggio morale anti-maschile, lo si evince nell’articolo pubblicato su questo link, che riporta brevemente lo storico dei recenti cambiamenti, avvenuti nella cinematografia per bambini:
http://disneyvideo.altervista.org/forum/index.php?showtopic=7784&hl
E’ incredibile cosa emerge da questo articolo. Il progetto originale prevedeva la rivisitazione in chiave Disney della celebre fiaba dei fratelli Grimm “Il Principe Ranocchio” la Disney lo bocciò “perché troppo comico e parodistico, assolutamente non in linea con le fiabe tradizionali Disney… ” (ed era il 2001 quando la Disney faceva le cose ancora in senso positivista, con l’attenzione alla psicologia dei bambini)….
Poi è cambiato tutto. Si è entrati negli anni successivi, nell’epoca oscurantista ed il femminismo ha pensato bene di andare a lavorare sulla mente dei bambini sin da quando sono in fasce, così i due editori del cartoon della fiaba di Grimm, dopo il rifiuto della Disney andarono a lavorare per la controparte, cioé la Dreamworks che con il celebre Shrek per prima aveva già lanciato (2002) lo stile “commedia grossolana” dove la principessa è l’eroina irreprensibile e il personaggio maschile é impacciato, pasticcione, imbranato: appunto la parodia del Principe.
La Disney, per non essere da meno e non perdere quote di mercato, che cosa fa? …ovviamente abbraccia a 4 mani la logica oscurantista e distruttiva del maschile, partorendo “The Princess and the Frog” cioè La principessa e il ranocchio, che ovviamente non ha nulla a che vedere con la fiaba originale dei fratelli Grimm.
Chi ha letto le fiabe dei Grimm sa che nella cultura nordica, anche se di altri tempi, (e si potrebbe citare anche H.C. Andersen) di maschilista c’è ben poco. Anzi i personaggi femminili alle volte sono quelli messi in luce, solo con una differenza rispetto ad oggi: nelle fiabe emergono qualità positive, come l’amore, il sacrificio, l’onestà, la protezione materna il coraggio, ecc…, ma anche la ricerca della naturale unione con il personaggio maschile positivo “il principe” che incarna a sua volta queste qualità.
Cose che oggi sono in spregio al femminismo che considera tali caratteristiche come segnali di sottomissione della donna all’uomo, perciò prevale il personaggio wicca cioè “streghetta” che fa dispetti, che usa la furbizia un po’ per sfottere, deridere, umiliare, il personaggio maschile, e risultare narcisisticamente la più brava e infallibile, dando al contempo un messaggio del personaggio maschile come imbranato, fesso, vigliacco, sottomesso.
Quali sono gli elementi che emergono e che vengono insegnati ai bimbi, rifletteteci:
- Capriccio e crudeltà;
- Spregiudicatezza;
- Menzogna o quantomeno “astuta bugia”
- Vanità e Narcisismo;
- Infierire sulle debolezze altrui, invece di aiutare = ferocia invece di compassione;
Se ci pensate bene si tratta delle “qualità” che in Biancaneve possedeva la Regina cattiva – poi strega: non Biancaneve e nemmeno il Principe. Tutte doti che serviranno alle “streghette” bimbe, crescendo, nella società di domani quando saranno “streghe adulte” per raggiungere e tenere il potere.
Concludo osservando che qui si riflette la differente psicologia Uomo – Donna;
Fiabe del passato: Eroe Uomo – Il Principe che uccide il mostro per salvare la Principessa e gli oppressi;
Fiabe del presente: Eroe Donna – L’eroina si identifica sempre più nella”strega” cioè nel personaggio che fa il male invece di combatterlo.
Stefano C.
Le generazioni maschili presenti vengono plasmate dall’infanzia sulle forme conformi alla Voluptas della Liberata. E ciò è cosa buona e giusta. Certo, non mancano sbavature e lacune. Il metodo è perfettibile e in via di affinamento.
Quelle future beneficeranno di trattamenti più sofisticati, meglio mirati alla psicomodellizzazione integrale. Sarà una psicochirurgia di alto livello. Il progresso incessante ci autorizza a sperarlo.
Ma non bisogna credere che i giovanissimi dei decenni andati non abbiano subito qualche anticipazione del procedimento, che non siano stati fatti oggetto di qualche sano tentativo di disinfestazione interiore, nell’età beata della Nutella.
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Così insegnava nel 1976 Topolino
Le giovani marmotte e l’abilità femminile*
Qui, Quo, Qua trovano Emy, Evy, Ely nel bosco. Da maschi sciovinisti si precipitano ad aiutarle per salvarle da difficoltà immaginarie, per trarle da pericoli inesistenti. Peggio,
essi stessi, tanto saccenti quanto imbranati, creano dal nulla problemi e rischi da cui poi saranno proprio le assertive e intraprendenti paperine a salvare se stesse e quei vuoti e incapaci fanfaroni.
Veri maschilisti dentro e ridicoli sbruffoni fuori, ancorché salvati e nutriti, sentenziano
fino alla fine che: “Le ragazze dovrebbero togliersi dai piedi e lavari i piatti!” per concludere ingrati e sprezzanti, che: “Le reginette del creato dovrebbero stare ai fornelli … e lasciare il resto a noi!”.
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E così invece rieducava nel 1992-96
José Carioca e la TV maschista**
Un gruppetto di misogini, più o meno pennuti, osserva compiaciuto alla Tv il nuovo pogramma patriarchista che sprona i maschi alla controrivoluzione: è ora di finirla con l’emancipazione e il femminismo, ricacciatele ai fornelli, rimettetele al loro posto con i metodi di una volta!
Seguite l’esempio del troglodita maschista (sonnecchiante in ciascuno) che con la clava in mano trascina la schiava verso il focolare-caverna.
Ne seguono aperte manifestazioni di piazza, dove i padroni rimasti senza serve urlano il loro diritto al dominio e minacciano fuoco e fiamme (…fornelli) a tutte le emancipate, liberate e liberande della città. Le quali però non ci stanno (era ora!) e avviano finalmente la lotta vittoriosa contro la TV istigatrice della misoginia e tutti i cavernicoli che, sul viale del tramonto, ne seguono i tristi insegnamenti. Vae victis!
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* Topolino n. 1065 del 25.4.1976 Pag. 57 e sgg.
** Le immagini sono tratte dall’edizione brasiliana di Topolino del dicembre 1992. Il racconto venne pubblicato in Italia nell’agosto 1996 nel “Mega Almanacco” n. 476 (da pag. 6) con il titolo che ho indicato sopra. Il termine “maschista”, invero originale, è ovviamente ben più comprensibile a ragazzi e adolescenti dell’esotico “machista” (che da loro potrebbe essere riferito a …Maciste). Avendo smarrito la copia, ho ricostruito a memo la parte conclusiva del racconto (mancano dettagli). Chi riesce a riesumarlo me ne renda edotto: grazie mille.
Le più informate tra le Non-Femministe nostrane si sono finalmente accorte che è stata sollevata la Questione Maschile.
Ingenui, credevamo che, di fronte a questa novità intrigante, avrebbero ascoltato in silenzio. Che avrebbero lasciato agli uomini il compito di definire l’insieme di ciò che li riguarda, gradito o meno che ne fosse l’esito. Così come esse si occupano della QF rifiutando giustamente interferenze maschili.
Depositarie della Cultura dell’ascolto, dell’accoglienza e del rispetto, aralde della nuova Era Femminista fondata sulla pari parità e sull’uguale uguaglianza, credevamo che avrebbero riconosciuto senz’altro ai maschi quel diritto che rivendicano a se stesse: l’autonoma costruzione del proprio racconto.
Errore.
Hanno voluto sorprenderci ancora una volta e ci sono venute incontro – Aspesi e Terragni in prima fila – risparmiandoci la fatica: ce lo dicono loro cosa sia la QM.
Hanno stabilito che non è cosa da uomini, non siamo noi a poterne decidere gli ambiti, gli aspetti, la natura e i caratteri. Applicando la sola regola che sempre rispettano, il Principio di Slealtà, le nostre Non-Femministe hanno deciso che la definizione della QM spetta a loro.
Preso il toro per le corna hanno decretato che: A- la QM esiste davvero B- è la questione della violenza. Quella maschile: la sola esistente, la sola possibile e pensabile. Usando il crimine di pochi per la criminalizzazione di tutti, hanno stabilito che la QM consiste nell’Autodafé del Genere maschile.
E subito il maschiopentito di turno ha abbracciato la nuova verità per farne espresso articolo del suo programma politico: Stefano Boeri.
“VIOLENZA Sostegno, promozione e valorizzazione di iniziative contro la violenza sessuale, le molestie, lo stalking. Assunzione della violenza sessuale come “questione maschile”: prevenzione e aiuto psicologico per i sex offender.” (http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2010/11/02/milanesi-ecco-qui/)
La QF si occupa della violenza che le donne subiscono dagli uomini.
La QM si occuperà della violenza che gli uomini infliggono alle donne.
Fine.
RDV
Organizzato da alcune associazioni svizzere e tedesche si è tenuto il 30 ottobre a Zurigo
un convegno sulla questione delle separazioni e della condizione maschile in generale. L'iniziativa ha avuto fin da subito una risonanza ben più grande di quanto gli organizzatori si aspettassero, con un crescente numero di adesioni da molti paesi europei (e persino extraeuropei) e si è di fatto trasformata nella prima riunione continentale di gruppi e movimenti maschili.
Diffusa la notizia si sono però subito verificati atti di intimidazione e minaccia e si è avuta una certa risonanza, ovviamente negativa e pregiudiziale, sui media, fatti che hanno indotto alcune entità coinvolte nell’organizzazione a defilarsi per ragioni di immagine o di opportunismo, tanto che il convegno si è dovuto tenere in luogo non previsto anche per motivi di sicurezza. Ma comunque si è tenuto e questo è importante. Di seguito la relazione trasmessa dal rappresentante italiano presente al convegno.
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Visti i problemi e le minacce di cui tutti voi siete già a conoscenza, per garantire la sicurezza dei partecipanti, gli organizzatori ci avevano informato che a mezzanotte del giorno prima saremmo stati contattati (via email o sms) e informati del luogo della conferenza. Il punto di ritrovo è stato dato di mattina presto nella Terminal 1 dell’aeroporto sotto l’indicazione “Seminario Egala”. Una volta arrivati si sono controllati i documenti con la lista dei partecipanti e allora siamo stati portati a circa. 25 km da Zurigo, in un albergo nelle colline, molto bello e sito in un luogo veramente recondito. All’inizio della conferenza è stata fatta una piccola cronistoria delle minacce e delle difficoltà a trovare una sede per la conferenza, delle pressioni che queste sedi hanno ricevuto per cancellare l’evento (due cancellazioni, l’ultima fatta giovedì, cioè due giorni prima della conferenza!!). Evidentemente le reiterazioni alla segretezza del posto ed a stare attenti è stata continua. La conferenza è stata presidiata da corpi di sicurezza privata. È stato vietato ai mezzi stampa di riprendere le facce dei partecipanti. Una volta finita la conferenza (verso le 17:00) ci doveva essere un tempo per le questioni e ritrovo tra di noi, ma la polizia ha dato istruzioni di sloggiare, i titolari dell’albergo non erano stati informati della tematica del “Seminario Egala”e avevano incominciato a porre delle domande.
A quanto pare le forze anarchiche e di sinistra erano già a conoscenza del posto. La polizia è arrivata quando stavamo partendo. Di sicuro c’era una “talpa” nella conferenza, poiché dopo neanche mezzora circa della fine della conferenza, nel sito anarchico femminista http://ch.indymedia.org/de/2010/10/78447.shtml si trovava indicato il luogo preciso e raccontato con precisione tutto quel che vi ho raccontato prima. In tutta la giornata non ho mai visto estremisti, né estremisti di sinistra fuori dalla conferenza, né estremisti di destra dentro la conferenza. A quanto pare hanno inscenato qualcosa con manifesti in città.
Conferenza. Gli organizzatori ci hanno informati che diversi partecipanti (anche dall’estero) avevano disdetto visti i problemi. Eravamo intorno a 100 partecipanti, di cui circa 20 donne. Fatta eccezione dei tedeschi, c’era qualche straniero, ma tutti residenti in Svizzera. L’unico straniero non madrelingua tedesco ero io. A mio parere c’erano intorno a una trentina di persone veramente impegnate in associazioni e a conoscenza della questione maschile. Il resto erano sicuramente simpatizzanti ed alcuni probabilmente membri, locali, curiosi e con un raggio di azione limitato alla loro cerchia di conoscenze. C’era anche la stampa nazionale, ma secondo di secondo livello per importanza. Link della televisione della svizzera italiana (statale) che ha messo in onda un reportage: http://la1.rsi.ch/home/networks/la1/telegiornale?po=1c012a52-bcce-4a33-b741-b645f5c264f1&pos=b7c8e3ec-2767-427a-8ca2-1f008bb33223&date=30.10.2010&stream=low#tabEdition
Associazioni di padri: ne ho trovato due www.kinderohnerechte.ch e www.vafk-karlsruhe.de . Herr Krieg di Vafk mi informa che ogni anno si fa una conferenza internazionale a Karlsruhe di associazioni di padri. Non hanno mai visto un italiano in questo evento e ne sarebbero contenti.
Organizzatore: Per gli organizzatori IGM la conferenza è stata un successo. A seguito di tutta la pubblicità i loro iscritti si sono moltiplicati e parlano di una cifra intorno a 2000 persone .
Conferenzieri. Credo molto più interessanti i conferenzieri tedeschi degli svizzeri. Dopo la cronistoria, in questo ordine:
a) Io (Italia-Spagna): durata circa 10’. Ho portato i vostri saluti e di associazioni della Spagna. Ho raccontato un paio di casi (uno di Italia e uno di Spagna). Credo che l’intervento sia stato apprezzato. Diverse persone mi hanno contattato successivamente.
b) IGM (Svizzera): presentazione della questione maschile nella realtà svizzera. Specifico alla realtà svizzera. www.igm.ch.
c) Herr Kuhla: il femminismo e l’implicazioni nella società (generale) www.mannifest.eu www.agensev.de . Sicuramente interessante
d) Herr Lassahn (Germania): scrittore. Relazione sul “sessismo” nella lingua (tedesca). Interessante ma specifico del tedesco www.bernhard-lassahn.de
e) Alfredo Stuessi (Svizzera): Politica. Vuole creare un partito politico di uomini europeo. Ancora l’argomento troppo incentrato nella Svizzera. Troppo politicizzato. Non condivido www.männerpartei.ch
f) Michael De Luigi (Svizzera): il femminismo, codice di famiglia, maschi pentiti,..(generale e in Svizzera). Presenta conoscenze di base della questione maschile e del femminismo che già si conoscono per chi è informato nella questione maschile. www.mannschafft.ch
g) Savvakis (Germania): intellettuale. (generale). Probabilmente il più interessante assieme a herr Kuhla. Difesa del nome della conferenza: “Antifemminista” Un’altra caratura intellettuale. www.maskulist.de
Critica: Troppo generica. Non specialistica. Mancanza dati. La conferenza si è limitata spesso a presentare la situazione del femminismo, conseguenze e problemi maschili di base (separazioni, servizio militare, quote,…), cioè, già conosciuti per chi è informato. Evidentemente la maggior parte del pubblico non erano specialisti. Sono stati comunicati pochissimi dati e certe tematiche sono state appena citate (violenza domestica) o ignorate (es. legge sull’infanticidio). Lontani da studi come quelli italiani di Gesef o di Fenbi. Comunque forse va bene per un primo incontro.
Approccio intellettuale OK. Sicuramente il livello si è alzato quando si ha parlato dal femminismo in maniera astratta ed ideologica (herr Kuhla e soprattutto herr Savvakis). Il testo di Herr Savvakis sarà in breve pubblicato sul sito www.igm.ch. in tedesco.
Nessuna soluzione. Essendo stati trattati gli argomenti genericamente e senza alcuna specializzazione, evidentemente non è stata suggerita alcuna proposta o soluzione sui diversi campi specifici.
Prospettiva futura. L’ idea della conferenza internazionale antifemminista è sicuramente una idea brillante. Gli organizzatori IGM hanno ottenuto intanto un sacco di pubblicità e di contatti (anche esteri). I partecipanti erano veramente coinvolti (costo iscrizione 55 franchi), e penso che piano piano si stia sviluppando una accettazione sociale che femminista non vuol dire donna, e allora antifemminista non vorrà dire misogino. Inoltre è importante coinvolgere in questo ragionamento anche delle donne (la emittente in tedesco svizzera ha intervistato una donna, collaboratrice di www.agensev.de, Germania). Gli organizzatori sono rimasti nell’impegno di organizzare una seconda conferenza. Credo sarebbe opportuno da parte italiana un maggior coinvolgimento, cioè: a) anticipare agli stessi organizzatori con delle proposte (luogo, data, …) b) presentare un programma con delle proposte precise, piuttosto che con la presentazione dei problemi c) alzare il livello dei conferenzieri e l’internazionalità. Purtroppo per poter fare così ci vorrebbe una qualche unione italiana e la forza dei numeri degli associati. Ad oggi l’Italia, è preparata ad organizzare una Conferenza Antifemminista come hanno organizzato gli svizzeri.
S.G. 1/11/2010
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Questa la lettera-saluto del Momas letta (in lingua tedesca) al convegno.
Cari amici,
ringrazio gli organizzatori di questa conferenza per avermi concesso di portarvi il saluto delle organizzazioni italiane attive nella battaglia per la rinascita del prestigio,del ruolo e dei diritti degli uomini e dei padri, che si è avviata in Occidente negli ultimi decenni e che riguarda tutti noi, con poche differenze tra i diversi paesi. La notizia di questa iniziativa, per quanto ne sappiamo la prima in Europa, è stata accolta da molti in Italia con ammirazione e entusiasmo.
Le felicitazioni, gli auguri e le adesioni pervenute agli organizzatori da molti paesi hanno già dimostrato quanto sia grande il bisogno di far sentire la voce degli uomini al di sopra delle frontiere, e sono la prova che in Occidente esiste una questione paterna e maschile come problema generale sempre più diffuso, una specie di malattia alla quale è ora di trovare rimedio.
In Italia i primi medici di questa malattia sono state le associazioni e gli attivisti dei padri separati i quali soffrono una condizione gravissima che solo da pochi anni ha incominciato ad emergere nei mass-media e a trovare i primi rimedi con una legge sull’affido condiviso, però incompleta, ambigua e non applicata da molti tribunali. L’impegno delle associazioni consiste ora nell’esigere una nuova legge che renda eguali davanti ai figli i due genitori, come avviene in altri paesi. Queste organizzazioni, di cui le prime nate 20 anni fa, sono però impegnate anche nella lotta per la rivalutazione del ruolo paterno nell’educazione, in famiglia, nella scuola e in tutta la società.
Ad esse si sono aggiunti (a partire dal 1998) altri movimenti di opinione che considerano la questione del ruolo paterno come parte importante di un problema più vasto che riguarda il ruolo, il prestigio ed il valore degli uomini in tutti i contesti sociali e politici. Si tratta del movimento Maschiselvatici, ispirato ai lavori dello psicoterapeuta Claudio Risé, che mira a riconciliare gli uomini con i loro istinti repressi dalla società super civilizzata e dominata dal principio materno del bisogno e del consumo senza limiti. Di Uomini3000 che ha elaborato un’analisi di tipo filosofico del conflitto tra i sessi e del Movimento Uomini Beta che unisce la questione maschile a quella delle classi sociali, individuando nei maschi della base sociale la vera massa degli svantaggiati e dei futuri emarginati. Questi gruppi, di diversa ispirazione ideale, hanno prodotto ricerche e pubblicazioni su diversi aspetti dei problemi maschili.
Queste associazioni stanno facendo un profondo lavoro di elaborazione culturale, di ricostruzione storica, di analisi psicologica al fine di individuare le cause, le forme della malattia e di preparare adeguate medicine per poter presentare ai figli, o almeno ai nipoti, una società risanata nella quale gli uomini non abbiano, come ora, solo doveri e le donne invece solo diritti.
A nome di molte di queste associazioni e movimenti, porgo dunque il mio saluto a tutti voi con l’augurio che questo sia il primo di molti futuri incontri tra gli attivisti del movimento maschile europeo, meeting da organizzare da parte di un coordinamento unitario dei gruppi continentali.
Grazie e arrivederci.
S.G. per sé e per
Maschiselvatici – Milano * Uomini3000 – Belluno * Movimento UominiBeta – Roma
Genitori Sottratti Emilia-Romagna – Forlì * Gesef – Genitori Separati dai Figli – Roma
Movimento Maschile Italiano “La Parola degli Uomini Padri” – Roma
Associazione Figli Negati e Movimento Daddy’s Pride – Roma
Ricevo questa email dal sito U3 e con il consenso dell’autrice la pubblico.
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Caro Direttore,
sono ancora io a scrivervi, una donna dalla vostra parte.
Sabato scorso, durante la trasmissione di Fazio, ho assistito all'ennesima becera rappresentazione di luoghi comuni contro il maschile. Mi è dispiaciuto vederla portare avanti da uno stimato uomo di scienza come il Prof. Umberto Veronesi, che non ha bisogno di presentazioni.
Le segnalo qui il link dell'intervento, così potrà fare le Sue considerazioni.
Come è possibile dare voce a un sessismo razzista e superficiale, che se solo fosse stato esternato al contrario avrebbe provocato polemiche e indignazione ma, siccome pronunciato da un uomo contro il suo stesso sesso, ha suscitato simpatie?
Perchè asserire che le donne sono migliori degli uomini quando non hanno mai preso parte alla Storia in quanto impossibilitate?
Ora che le donne stanno - e aggiungo giustamente - conquistando posizioni importanti in sempre più larga percentuale, mi sembra sia quotidianamente dimostrato come per aggressività, ingiustizia, soprusi e nefandezze possano essere esattamente come gli uomini! Abbiamo visto tutti la foto della soldatessa di Guantanamo mentre umiliava un detenuto; ma abbiamo davvero bisogno di sottolineare queste cose, ancora una volta?
L'evoluzione interiore e la grandezza di un animo non sono determinate dal sesso.
E poi: giusto mettere in guardia contro l'aggressività come valore negativo in un mondo che - ma è vero? - si sta sempre più orientando verso un confronto civile. Ma non dimentichiamo che esiste un'aggressività positiva, nel senso etimologico del suo significato di "andare verso" che fa ancora parte, per fortuna, dell'essenza maschile e che favorisce la capacità per tutti i sessi di andare nel mondo.
Se il Prof. Veronesi si compiace di essere stato nominato "donna ad honorem" e pensa che le donne siano migliori perché non hanno ancora prodotto una "Stalinessa", forse ha un problema serio con la sua indentità maschile e ha solo idealizzato la figura della Donna.
Quello a cui sono stanca di assistere è la parata di beceri luoghi comuni antimaschili che sviliscono il Maschio nella sua giusta identità, svuotandone il valore a favore di una tendenza acritica verso i valori femminili.
Quando il Prof. Veronesi dichiara di stimare le donne in quanto più sincere e forti nel dolore, non deve tralasciare i fattori biologico/culturali che in noi favoriscono da sempre una naturale connessione con le emozioni e con il corpo. Non sempe, quindi, si tratta di libera scelta o personale evoluzione di pensiero quanto di una propensione innata. Ma non farei l'errore di dichiarare le donne per questo migliori degli uomini, nè peggiori. Siamo diversi e mi piacerebbe che questa diversità smetta di essere contrapposizione per diventare una risorsa al servizio del benessere umano e sociale.
Buon lavoro,
Rossella Gioia
Anni fa la fontana di Trevi venne arrossata a scopo di autopubblicità da un artista. La cosa fece il giro del mondo. Eppure quel rosso poteva e doveva invece rappresentare il sangue invisibile versato dai padri separati.
Oggi i giornali ci informano di un padre separato – Salvatore Glorioso – che, partito da Milano, sta andando a piedi a Cefalù con una croce sulle spalle.
I padri separati ne hanno inventate parecchie, hanno escogitato diversi metodi, in giro per il mondo, nel tentativo di far sentire la loro voce.
Ma un colpo di genio come questo non s’era ancora visto. Genialità che nasce dal sentimento profondo della condizione odierna dei padri crocifissi.
Gesto davvero originale e carico di significato fino alla saturazione. Sulla sua strada questo Salvatore Glorioso (ci fu mai nome più adeguato al fatto?) avrebbe dovuto raccogliere altri tormentati con altrettante croci. Non è ancora così, ma il tempo verrà.
Questo gesto non girerà sui TG del pianeta, ma è un seme straordinario. Davvero grande questo Glorioso Salvatore del XXI secolo.
Lo possiamo ascoltare su Tutubo.
http://www.youtube.com/watch?v=APjwhsaRB6E
RDV
Amnesty International ammette che la violenza domestica non è la prima causa di morte per le donne: comunicato di Amnesty International
(http://asiapacific.amnesty.org/library/index/engACT770012004)
ERRATA CORRIGE
La campagna globale di Amnesty International contro la violenza sulle donne ha fatto uso dell’affermazione, attribuita al Consiglio Europeo, secondo cui:
“la violenza domestica è la prima causa di morte e disabilità per le donne fra i 16 ed i 44 anni e causa più morti e malattie del cancro e degli incidenti stradali”. Questa affermazione non corrisponde ai dati cui si riferisce.
Viene quindi cancellata dal materiale di A.I., per venire rimpiazzata dalla frase seguente:
“Secondo uno studio del 1994 basato su dati di una proiezione della Banca Mondiale, fra le 10 cause e fattori di rischio considerati per la morte e la disabilità di donne fra i 15 ed i 44 anni, lo stupro e la violenza domestica erano cause maggiori del cancro, incidenti di veicoli a motore, guerre e malaria.” [Lori L. Heise, Jacqueline Pitanguy e Adrienne Germain, 1994, Violence against Women: The Hidden Health Burden (World Bank Discussion Paper 255), World Bank].
La frase usata da A. I. è dovuta al Consiglio Europeo, raccomandazione 1582 del 27/9/2002 che a sua volta è senza referenza. Questa frase e varianti simili sono state usate da vari gruppi nel mondo: organizzazioni femministe, organizzazioni di salute pubblica, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. È stata variamente attribuita alla Banca Mondiale, all’Organizzazione Mondiale per la Sanità, da A.I., e dal Consiglio Europeo.
La fonte originale di questa affermazione sbagliata è: Lori L. Heise, Jacqueline Pitanguy e Adrienne Germani.
Amnesty International 5 Marzo 2004
A.M.I.
Emersione di una grande domanda
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A.D.S., con un pugno di altri coraggiosi, ha fondato a Milano nel settembre 2009 l’Associazione Mariti Italiani. Questo il mio saluto.
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Saluto la nascita dell’AMI come un fatto che – S.E. & O. – non ha precedenti. Letteralmente: non ha precedenti nella storia umana (chi può smentirmi lo faccia senza indugio). Ciò indica, per sé solo, che qualcosa di grandioso, di inaudito è accaduto dall’epoca di Cro-Magnon.
Il risultato delle trasformazioni intervenute è che gli uomini si interrogano sul significato di una delle condizioni più importanti della loro vita. Andando subito al cuore dell’interrogativo, si tratta di riconsiderare, soppesare e quindi rendere cosciente, la valenza psicologica della posizione maschile nella coppia eterosessuale.
Cosa ci sta a fare il maschio nella coppia? Questa è la domanda. Interrogativo che è tanto più significativo in quanto emerge silenziosamente, spontaneamente, quasi inconsciamente e si fa strada con candido e temerario coraggio nelle pieghe del caos psichico contemporaneo. Un’emergenza rivelatrice.
Domanda che viene dopo – e ne compendia – molte altre. Ha senso la coppia etero? Non possono forse le donne autosostenersi psicoaffettivamente una volta raggiunta l’autosufficienza economica? Che bisogno c’è di un partner? Da dove vengono le pulsioni femminili alla formazione della coppia con quello che viene ormai dipinto come il competitore, se non addirittura il nemico? Da dove quelle maschili, date le odierne condizioni? Quali il peso, il ruolo, la funzione della presenza maschile in quella dinamica? E così via.
Ora, è banale che la relazione di coppia non appartiene né all’una né all’altra delle due parti. Le comprende, le supera, le coinvolge e in qualche modo le governa. E’ ormai banale riconoscere che il tutto è più della somma delle parti. Qualcuno però (E. Morin) ci ricorda che quel tutto è anche meno della somma. Ciò perché i partecipanti alla relazione devono rinunciare a qualcosa, patiscono dei limiti che isolatamente non subirebbero. Dunque la formazione della coppia rappresenta un salto qualitativo rispetto alla vita da single. Non è esagerato dire che trascende i suoi componenti.
Che ci sta a fare il maschio in quella relazione, oggi?
Va da sé che i presupposti dell’esistenza della coppia etero consistono nella diversità e al tempo stesso nella complementarietà dei diversi orientamenti psicologici (di cui le differenze fisiche non sono che simboli evocativi). Orientamenti e polarità che sono stati tratteggiati sin dai tempi antichi e sui quali la riflessione degli uomini di questa generazione ha puntato l’attenzione. Sono dunque i nuovi fattori intervenuti (autonomia economica e autocrazia riproduttiva femminili) a porre la questione del senso della presenza maschile. Le ragioni di questa, non potendo trovarsi in motivazioni ormai decadute, devono essere di ordine meramente psicologico.
Si apre dunque la possibilità/necessità di scandagliare i confini dell’universo psicoemotivo femminile, di tracciarne le frontiere dell’autosufficienza psicologica, ossia, letteralmente, di disegnare la forma della psiche femminile perché solo ai confini di essa può emergere e si può quindi rinvenire il bisogno della presenza maschile. Confini che descriveranno anche il valore e le funzioni delle potenzialità maschili in quella relazione, benché né le une né le altre si esauriscano nel rapporto di coppia (vi è infatti anche altro nel mondo e nella vita). Limiti che comunque indicheranno la natura, il grado e la robustezza della relazione della moglie moderna con il marito, perché è qui che la relazione è cambiata. Sono infatti cambiate (forse si sono depurate) le ragioni per le quali le femmine diventano mogli, non i motivi per i quali i maschi diventano mariti.
Ora, non vi è motivo di ritenere che quelle vocazioni psicologiche, quelle polarità che furono individuate “ab antiquo” non siano le medesime di oggi pur se chiamate ad operare in condizioni diverse e forse stravolte. Miti e filosofia, psicologia e antropologia ci forniscono una adeguata analisi di quelle dinamiche. Là andremo a prendere gli spunti per definire questa nuova condizione.
Non ci basta più sospettare, credere, immaginare di avere un valore, di adempiere ad una funzione, di soddisfare dei bisogni. Ormai disincantati, vogliamo sapere quali siano e che pregnanza abbiano quei bisogni che rendono preziosa la nostra presenza. Vogliamo l’elenco dei perché.
Per vostra iniziativa viene così posta pubblicamente la domanda sulla valenza della posizione maschile nella coppia. Cosa posso, cosa devo e cosa ho il diritto di dare in questa relazione? Cosa posso aspettarmi di ricevere?
Insomma, sono davvero amato e, se sì, perché lo sono?
Ecco la nuova grande domanda.
A Lei la risposta.
Complimenti a voi, con felicitazioni e auguri.
Rino Della Vecchia – Belluno 18/1/2010
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Ci si chiederà dove sia il portale web dell’A.M.I., che pure c’era. Domanda lecita. Ma quell’avventura si dibatte nella temperie e nelle tempeste di questa stagione storica. Perciò, ogni cosa a suo tempo.







