Un nuovo fronte nel conflitto dei sessi
Una nuova iniziativa è stata promossa in questi mesi ed è apparsa oggi nel mondo del web, è il Movimento Uomini Beta, fondato da Fabrizio Marchi di Roma.
Si tratta di un avvenimento che non ha precedenti in Italia, né (S.E. & O.) in altro paese d’Occidente. Per la prima volta infatti viene posta esplicitamente la Questione Maschile da una prospettiva dichiaratamente di parte.
La parte che guarda alla base sociale, allo zoccolo dell’eterna piramide nella quale si è articolata la storia. Agli uomini di rango sociale inferiore che oggi hanno a che fare con l’incasto connubio tra l’aristocrazia antica – i maschi Alfa – e quella nuova. Quella della “Donna Liberata” occidentale.
Prospettiva ideal-politica che portava il nome di Sinistra (ai tempi in cui si occupava dell’eguaglianza e della giustizia).
Il fatto decisivo è che la nascita del MUB cancella ogni alibi e strappa l’ultima maschera a coloro che per diversi (ed errati) motivi considerano la difesa del diritto maschile all’esistenza come cosa vergognosa e iniqua.
Rispetto alle esperienze esistenti questa lettura lega intimanente la questione maschile a quella sociale. Cosa che sin qui nessuno ha proposto.
Sulla QM dunque da oggi opera un nuovo protagonista, la cui visione ed il cui progetto vanno a riempire uno spazio che è vuoto da sempre.
A prescindere dalla posizione politica, se non si plaude a questa iniziativa vuol dire che si amano i propri idoli (di Destra, di Centro e di Sinistra) più del destino degli uomini.
Al MUB un caldo benvenuto e il mio appoggio aperto.
RDV
5 commenti for Nasce il Movimento Uomini Beta
Silver | 6 dicembre 2009 at 11:38
Silver | 6 dicembre 2009 at 12:31
Diversi anni fa, quando ero poco più che ventenne, mio padre (col quale non ebbi mai un grande dialogo), mi raccontò qualcosa di sé, della sua gioventù e dei suoi rapporti con le ragazze.
Lui, che si era diplomato all’IPSIA come tornitore, dopo il servizio militare ebbe difficoltà nel trovare lavoro, cosicché decise di rivolgersi ad una impresa edile della mia città, che era solita lavorare anche al Nord (in particolar modo a Bergamo), e che successivamente lo assunse.
Ebbene, mio padre mi raccontò che quando gli capitava di conoscere qualche ragazza (stiamo parlando degli anni Cinquanta), dopo un po’ le tipe se ne uscivano fuori con la seguente, ferale domanda:
“Ma tu che lavoro fai?”.
Ovviamente, mio padre rispondeva:
“Il muratore”. (*)
Beh, non appena venivano a conoscenza di ciò, le suddette, in maniera molto femminile e col sorriso sulla bocca, si dileguavano, scomparendo letteralmente all’orizzonte…
Quel giorno di quasi venticinque anni fa, mi colpì sia il tono di voce di mio padre sia l’amarezza delle sue parole, nonché il suo sguardo, rabbioso e malinconico allo stesso tempo.
Non me ne parlò più. Fu la prima e ultima volta.
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(*) Successivamente, trovò lavoro in un grande stabilimento della mia città, dove all’epoca si guadagnava bene.
Giorgiogal | 6 dicembre 2009 at 19:52
Anche la sinistra comincia ad accorgersene del “grande inganno”.
Che sia l’inizio della fine del “genderly uncorrect”?
STRIDER | 6 dicembre 2009 at 19:57
A differenza di Silver, io sono figlio di due insegnanti, ma cio’ non toglie che anche per me la realta’ sia quella da lui descritta. E’ veramente incredibile come da ogni parte non si faccia altro che parlare del “potere maschile sulle donne”; un potere che la grandissima maggioranza degli uomini non sa neppure cosa sia.
Rino | 6 dicembre 2009 at 22:31
Ho racchiuso questa problematica nel caso emblematico del Titanic, dove si vede in modo eclatante che a pagare – in fondo – sono i maschi e precisamente quelli di 3° classe. Ho sostenuto da sempre che la QM è transpolitica (su questa base ho fondato U3) ma questa è solo mezza verità. L’altra mezza è …questa. L’articolo sul Titanic nel sito MUB è mio.
RDV



Non posso che felicitarmi della nascita del Movimento Uomini Beta, ovvero la categoria di uomini alla quale appartengo e da cui provengo.
Non a caso, caro Rino, io ho sempre considerato gli uomini di potere (o cosiddetti maschi alpha) i primi nemici degli uomini comuni come me, di coloro che provengono dal basso; ancor più delle misandriche femministe.
Chi, come me, è figlio di un operaio specializzato e di una casalinga (entrambi deceduti da tempo; ma questa è un’altra storia), non può non aver sperimentato innumerevoli volte il senso di impotenza nei confronti delle donne e parimenti verso gli uomini che stanno “lassù”, in alto.
Non può non conoscere la fatica, le incazzature, le energie emotive spese a correre dietro alle femmine; nonché il loro astio, il loro fastidio, il loro distacco, il loro sottile (e non) disprezzo verso tutto ciò che “non sta in alto” o, comunque, “più in alto delle suddette”.
Perciò, se si è in possesso di un cervello pensante, non si può non prendere atto del fatto che, in questo contesto sociale e in questa epoca, i veri subordinati, i veri discriminati, i veri schiavi, sono gli uomini comuni come me. Altro che le donne!
Per quanto mi riguarda, questa Verità mi era già chiara, anzi chiarissima, ai tempi dell’Itis (1979-1984).