AltroSenso | riflessioni sul Mondo Nuovo

nov/09

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Il perdono: sentenza capitale

Sin dalle prime righe lanciate in rete nel 1998 ho affermato, senza mezzi termini, che i maschi nascono colpevoli, che lo sono per quel semplice fatto, che vengono accolti nel mondo sotto il segno della colpa, che sono accusati nella culla di un crimine planetario imperdonabile.

ManetteTrovavo (e trovo) del tutto ragionevole che simili affermazioni suonino deliranti. Ci mancherebbe:  parvero tali anche a me, mentre le digitavo.  Adesso “scopro” che forse non lo erano.

In un dialogo tra Barbara Mapelli e Claudio Vedovati (di Maschileplurale) su www.libreriadelledonne.it, la femminista finalmente offre agli uomini il perdono. Nientemeno. E lo offre proprio perché la colpa maschile è imperdonabile.

Così la Barbara:

“…()… ma io ho avuto in mente, da subito, la traduzione e la trasposizione di quanto leggevo nella storia, di millenni, del dominio maschile sulle donne. Anch’esso un imperdonabile. E mi sono intestardita sul perdono, nonostante l’evidente fastidio di alcuni e alcune del nostro gruppo.

…()… Si deve perdonare, dicevo, ciò che in realtà è imperdonabile, perché il perdono deve avvenire là dove il male è stato così grande che non esistono altre possibilità di superarlo, là dove non vi può essere alcuna forma di giustizia che possa ristabilire equilibrio ed equità, riparazione. Quale giustizia può sanare i secoli, i millenni di dominio degli uomini sulle donne, con tutto quello che hanno significato?”

Il perdono dunque, questo ancora mancava.

Ultimo tassello della sottomissione psicologica dei maschi per la cattura integrale della loro anima e l’ammanettamento dell’intero Genere.

Il perdono: terminale beffarda condanna, estremo verdetto di inferiorità Ghigliottinamorale. Soccorrevole abbraccio, ultima seduzione per la capitolazione finale.

Un magistrale intervento di psicochirurgia in corpore vili per eseguirvi la sentenza capitale sul diritto maschile ad esistere.

Dio abbia pietà di colui che si farà perdonare.

RDV

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16 commenti for Il perdono: sentenza capitale

Silver | 21 novembre 2009 at 17:16

Sì, Rino, proprio così: Dio (ammesso e concesso che ne esista uno) abbia pietà di colui che si farà perdonare. Personalmente, rifiutai quel “perdono” molto tempo fa.

Aggiungo che nel “millenario dominio maschile sulle donne”, ho sempre visto dell’altro: ossia la millenaria subordinazione sessuale dell’uomo sulla donna…

Non così la pensava John Stuart Mill, il quale, nel suo libro intitolato “La schiavitù delle donne”, scriveva:
“La sottomissione della donna infatti ha un’origine remotissima nel tempo ed è fondata sull’inferiorità muscolare rispetto all’uomo: in sostanza, essa ha la stessa origine del sistema schiavistico. In una moderna società civile, nessuna considerazione di giustizia e di convenienza sociale può ammettere però la subordinazione perpetua di un essere umano, sia donna o schiavo, a un altro essere umano.
Tuttavia solo una minoranza di donne si batte attivamente per i propri diritti, e questo dipende dal fatto che tutte sono condizionate fin dalla nascita da un’educazione che reprime e svilisce la loro personalità, e che le avvia alla totale sottomissione. Così gli uomini si sono assicurati delle schiave fedeli e persino devote; così il matrimonio è l’unica forma di schiavitù legalizzata dalla società civile. L’emancipazione femminile è richiesta ormai in primo luogo da un’esigenza di giustizia e moralità; in secondo luogo anche dalla considerazione utilitaristica del vantaggio che avrebbe l’intera società liberando le energie e gli intelletti femminili”.

[...]

Silver | 21 novembre 2009 at 17:50

Scriveva il sottoscritto diversi anni fa:
Fin da quando ero un ragazzino mi sentivo raccontare: “Le femmine sono più intelligenti, più intuitive, più creative, più empatiche, psicologicamente più forti dei maschi; insomma, superiori”. Ok.

A quel punto, però, mi sorgevano spontanee alcune domande: se le femmine sono così superiori, come è possibile che siano state “oppresse” per millenni? Come può essere sottomesso chi è “superiore”? Per quale ragione i geni sono stati e sono quasi esclusivamente maschi? Perché l’Arte, la Scienza, la Tecnica, la Letteratura, la Religione, etc etc, hanno avuto dei Padri anziché delle Madri?
Risposta ufficiale: perché alle femmine è stato impedito di esprimersi dagli uomini che, “temendole”, le hanno sottomesse in virtù della loro superiore forza fisica (beh, perlomeno in qualcosa siamo superiori). Perfetto.

Allorché mi sorgeva spontanea un’altra domanda:
se la discriminante fu solo ed esclusivamente la forza fisica, per quale motivo i nostri antenati appartenenti alla specie Sapiens, non furono sottomessi dai possenti uomini di Neanderthal (poi estinti), con i quali, a un certo punto della Storia, entrarono in contatto?
Perché la forza bruta non ebbe la meglio sull’intelligenza?
Mia risposta: perché il cervello è sempre più forte dei muscoli.

Ora, da quello che mi risulta, negli ultimi 35mila anni, la nostra specie non ha avuto ulteriori evoluzioni a livello cerebrale. Questo significa che già allora le femmine erano “mentalmente superiori” ai maschi…
E allora per quale ragione non sono state loro a dominare il mondo?
Perché a fare la Storia – nel Bene e nel Male – è stato l’Uomo e non la Donna?
Altra mia risposta: perché la donna non è superiore all’uomo.

————————

L’obiezione più frequente che mi è stata rivolta in passato, è la seguente: fra gli uomini e le donne della stessa specie, vi è un legame sessuale-emotivo-affettivo, inesistente fra i maschi di due specie diverse.

Il che, tradotto, sta pure a significare che “se le femmine avessero voluto…”

L’altra obiezione, più scontata, è che le femmine dovevano – e devono (*) – partorire.

Ragion per cui mi auguro che un giorno l’ingegneria genetica “ci metta una pezza”, liberando una volta per tutte le femmine, dalla “schiavitù” della maternità.

Silver | 21 novembre 2009 at 17:59

Dimenticavo:
“fra gli uomini e le donne della stessa specie, vi è un legame sessuale-emotivo-affettivo, inesistente fra i maschi di due specie diverse”.

Il che significa pure altro: ossia che gli uomini – a differenza delle donne – sono “liberi” ?!? da qualsiasi vincolo sessuale-emotivo-affettivo nei confronti delle suddette…

“Divertente”, no?

Silver | 21 novembre 2009 at 18:45

In merito, questo è lo scritto di un uomo col quale mi è capitato di interagire virtualmente e brevissimamente, in un recente passato.

—————————————-

Io penso che la condanna della libido femminile da parte delle religioni non sia segno di maschilismo, ma di misandria.
L’impulso che sta dietro a questa penalizzazione della libido femminile che c’è nelle religioni, secondo me, è un intimo senso di impotenza da parte dell’uomo (che ha fondato/divulgato/interpretato quelle religioni) di fronte alla donna che desidera.
L’uomo si sentiva succube del potere sessuale che le donne facilmente avevano su di loro, di conseguenza si è formata la percezione della donna come tentatrice, come chiodo fisso che impediva alle loro menti di concentrarsi su materie intellettuali.
Il giudizio di inferiorità delle donne riscontrabile nelle religioni, più che farmi pensare a uomini che si sentono superiori alle donne, mi fa pensare a uomini che non riescono ad accettare le loro pulsioni sessuali, spesso impellenti e maniacali, di conseguenza è come se ce l’avessero più con loro stessi che con le donne (il processo logico sarebbe quindi: “queste pulsioni mi mortificano, mi fanno sentire un maniaco”=> “allontaniamo il più possibile le donne dalle cariche sacerdotali”).

[...]

Secondo me la tendenza storica di reprimere la libido femminile, non è causata da ideologie maschiliste, ne dal fallocentrismo, ma da interessi meramente sessuali degli uomini.
Questa preoccupazione non è del tutto infondata, perché oggi, per esempio, si può osservare il comportamento delle donne emancipate, e osservandole è facile notare come, sul piano dell’interesse sessuale, le regole necessarie a soddisfare questo interesse vengono postulate da loro, e si osserva come queste donne (emancipate) riescano a soddisfare i loro interessi sessuali più facilmente degli uomini (addirittura, molti uomini neanche riescono a soddisfarli).
Quindi l’emancipazione sessuale femminile implica necessariamente, almeno per un certo periodo, una penalizzazione maschile sul piano dell’interesse sessuale.
Ed essendo, per un uomo, l’interesse sessuale molto importante, è logico che farà di tutto per salvaguardarlo.

Ventiluglio | 23 novembre 2009 at 00:35

E’ un grande piacere riprendere a leggerti come si deve, caro Rino.
Puro genio cristallino, come sempre.

E benritrovato al grande Silver, che saluto.

Fabrizio Marchi | 16 dicembre 2009 at 10:54

Rino, non perchè sia fondamentale, ma sei per caso a conoscenza della risposta di Claudio Vedovati a questa signora? Così, solo per curiosità…per capire il livello di abiezione e sottomissione raggiunte…
Non so più cosa pensare, francamente sono però curioso, questo sì, di entrare nella psiche di questi uomini, per capire, perchè io non ci riesco. Posso fare, come facciamo, mille analisi razionali e anche psicologiche, tutte validissime, però io continuo a non credere ai miei occhi. Nonostante tutto quello che abbiamo visto finora, nonostante il mondo in cui viviamo, a me pare ancora di vivere in una realtà non reale, non lo so, una specie di cartone animato umano. Non riesco a trovare le parole per trasmettere le mie sensazioni, credetemi. E a volte, anche il fatto di fare quello che sto e che stiamo facendo, mi torna strano, non mi suona. Mi domando, ma è mai possibile che io nella vita sia venuto al mondo per mettermi a fare alla non più giovanissima età di 51 anni una battaglia di questo genere? Della serie “Sogno o son desto?”…ogni tanto bisogna darci i pizzicotti sulla carne per renderci conto che non stiamo sognando…Bah…Andiamo avanti va’…
Fabrizio Marchi

Rino | 16 dicembre 2009 at 19:25

Ecco qui il link al dialogo tra i due.
http://www.libreriadelledonne.it/Stanze/CostolaPomo/Testi/pedagogika_3.htm

La fumosità e l’evanescenza delle risposte condiscendenti e al tempo stesso avulse dal focus dei temi, scritte da Vedovati sono disarmanti e, insieme, terribilmente indicative della sua condizione di subordinazione psicologica. Ma non solo sua e di quelli di MascPlur. No. Questa sottomissione è universale, benché si esprima in gradi diversi.

Quanto alla incomprensibilità del fenomeno non resta che ricorrere a Neumann: un mondo dominato psicologicamente dal femminile conduce alla regressione della coscienza maschile.

Lascia poi stupefatti che a scendere in campo nella QM non siano i giovani ma coloro che possiamo definire ormai maturi.

Anzi, non si può non notare che (a parte un paio di eccezioni) quelli che hanno dato vita al MoMas (nelle sue espressioni attuali) sono tutti provenienti dall’universo sessantottino o postsessantottino (anche se gli uni e gli altri hanno preso strade diverse).

Ma quel fatto resta.

Ciò va notato in modo particolare in quanto proprio al 68 e a chi ne condivise lo spirito viene imputata la colpa del disastro attuale.

C’è da discuterne, ma sul piano individuale,
sembra che sia ancora quello spirito ribelle ad essere fecondo.
In fondo, non dovrebbero essere i ventenni quelli che fanno casino?
Invece no.

E’ ancora quella generazione, che attraverso alcuni suoi elementi, torna a lottare in modi nuovi ma, in fondo, per le stesse ragioni e per i medesimi obiettivi.

RDV

Peppe | 29 dicembre 2009 at 15:58

Da quando è in vigore la “civile” legge 194 si calcola che siano stati UCCISI circa 4 milioni e 800 mila bambini non ancora nati. Cifre da genocidio!
Se volessimo prendere sul serio il discorso di presunte “responsabilità di genere” – concetto assurdo in quanto la responsabilità è solo una cosa individuale – allora anche le donne starebbero accumulando motivi per cui essere “perdonate”.

Peppe | 31 dicembre 2009 at 14:51

Comunque io ribadisco: si è responsabili SOLO delle proprie azioni PERSONALI e INDIVIDUALI. Non esiste nessuna responsabilità di genere, di razza, di popolo, di nazione, di classe o via dicendo.

Rino | 1 gennaio 2010 at 12:55

1- Bisogna sempre distinguere tra ciò che sarebbe bello fosse e ciò che invece è.
La maturazione della nostra comprensione del mondo esige che si dia un taglio netto tra l’ideale e il reale.
La differenza tra socialismo ideale e quello reale (storico) la conoscono tutti.
Bisogna applicare la stessa analisi al capitalismo, alla religione, alla meritocrazia etc etc e ovviamente al femminismo. Tutte quelle idealità stanno alla realtà come il Ministero dell’Amore in Orwell stava alla benevolenza: era il ministero che pianificava l’odio.
Sarebbe bello se potessimo rispondere solo dei nostri atti, sia in sede penale, che civile, che morale. Invece non è così.

2- Moltissimi dicono: “Io non mi sento responsabile di quel che è successo nel passato, o che succede altrove o che fanno gli altri” e qui confondono il piano individuale con quello collettivo.
Ma la colpevolizzazione/criminalizzazione collettiva esiste. Non vale la pena neanche citare dei casi, perché la storia ne è piena.
La colpevolizzazione/criminalizzazione dei maschi è solo la più recente.
Altro è che uno “si senta” colpevole. Altro è che il gruppo cui appartiene venga colpevolizzato. Non mi dilungo perché sull’argomento “colpa collettiva” generica (trattazione propedeutica al discorso sul male bashing) ho scritto molte pagine in QMDT.

E siccome il libro è scaricabile da questo blog, non è il caso che mi ripeta.

RDV

Luca | 1 gennaio 2010 at 13:00

Non sono del tutto d’accordo. Per esempio, ai tempi del nazismo, il popolo tedesco fu complice dei gerarchi del Terzo Reich. Perciò quel popolo ebbe delle responsabilità nello sterminio degli ebrei: altro che!
Che poi in altre circostanze le responsabilità siano solo individuali, sono più che d’accordo.
Anche la questione dell’aborto è ben più complessa.
Per esempio, quanti fra di voi condannerebbero una donna che ha abortito perché venuta a conoscenza del fatto che il figlio è down, oppure portatore di gravi malformazioni, di malattie genetiche, ecc?
Quanti fra di voi accetterebbero di essere padri di figli così sfortunati? Quanti ne avrebbero la forza?
Secondo me è troppo facile parlare in un certo modo, quando non si è genitori o non ci si è mai trovati in situazioni simili.

Strider | 16 gennaio 2010 at 11:07

Riporto una sintesi di un’ intervista a Laura Chiatti, pubblicata ieri, su Il Corriere dell’ Umbria.
Titolo:”LAURA E L’ORGOGLIO DI ESSERE DONNA”
“CHIATTI: SONO MOLTO PROTETTIVA CON GLI UOMINI PERCHE’ SONO ESSERI INFERIORI”
Domanda del giornalista Claudio Bianconi.
“L’ altra sera, sei apparsa nel salotto di Vespa ‘Porta a porta’ e hai parlato di donne. Cosa intendi quando dici che le donne non hanno colpe?”
Risposta di Chiatti.
“Anche se abbiamo lottato per la parita’ dei sessi, questo non significa che ci si debba addossare tutte le colpe. Ormai sembra un luogo comune che se un anziano si innamora della sua badante e’ perche’ la moglie gli ha fatto mancare qualcosa. Se un uomo decide di andare a trans e’ perche’ la donna gli ha fatto mancare qualcosa. Mi sembra una irresponsabile colpevolizzazione delle donne”
Domanda di Bianconi.
“Pero’ mi sembra che tu sia anche particolarmente protettiva nei confronti degli uomini che, sostieni, vanno assecondati per farli sentire piu’ sicuri di se’…”
Risposta di Chiatti:
“Si’, in effetti sono molto protettiva nei confronti degli uomini perche’ penso che sotto certi punti di vista siano inferiori alle donne, a livello intellettivo e a livello di evoluzione biologica. Pero’ e’ giusto riconoscere qualita’ e valori diversi”.
Domanda di Bianconi.
“Ecco l’ uomo deve essere sicuro di se’, mentre alle donne e’ concessa qualche debolezza. Come indossare i tacchi alti per sentirsi piu’ sicura’”
Risposta di Chiatti.
“Ma no, e’ semplicemente un fattore estetico. Credo che la donna debba dimostrare eleganza e femminilita’ e credo che una scarpa con un tacco alto possa contribuire ad esprimere questo. Certo, un tacco a spillo non puo’ colmare le insicurezze…”

Mi chiedo: ma se sono cosi’ “superiori”, perche’ hanno bisogno delle “quote rosa” e di tutele speciali in ogni campo ?
Rino, provocazioni a parte, a tuo parere il livello etico e morale delle donne e’ realmente inferiore a quello degli uomini ? Oppure, molto piu’ salomonicamente, e’ “diverso” ?

Tullio | 27 gennaio 2010 at 14:22

Gli uomini non sono inferiori, sono solo deboli nei confronti del sesso, mentre le donne no.

E’ spesso la pochezza intellettuale femminile a confondere l’inferiorita’ con una semplice debolezza.

Simile a quella che esse hanno per esempio nei confronti di un bel paio di scarpe, o dei capelli colorati.

Guardandoci intorno, tutto e’ stato creato dagli uomini, perfino cio’ che e’ sotto i nostri polpastrelli e che ci consente di comunicare in questo modo via internet.

Ora sostenere che gli artefici di tutto questo siano “inferiori” proprio da chi non sarebbe stato capace di fare altrettanto, mi sembra un po’ paradossale.

Rino | 27 gennaio 2010 at 17:57

UU e DD si sono sempre rimproverati i relativi difetti, si sono sempre punzecchiati e, sotto un aspetto o l’altro, hanno sempre pensato di avere qualche cosa in più dell’altro/a. Tutto questo è inevitabile e non ha mai prodotto grossi danni.

Da un paio di generazioni invece le DD sono davvero allevate nella convinzione di essere di più. Di più quasi in ogni ambito e sotto ogni aspetto.
Ciò unito al loro potere sessuale e alla cavalleria che la loro importanza biologica induce negli uomini, le ha condotte ad una autovalutazione non lontana dall’autocelebrazione divina.
E quelle creazioni maschili che erano motivo di ammirazione sono diventate oggetto di invidia.
Anzi, prova dei privilegi maschili.
Tutto ciò ha le sue belle conseguenze anche nella vita privata della maggior parte degli UU.

Questo oltre al resto.

RDV

Silver | 28 gennaio 2010 at 20:15

Rino
“Da un paio di generazioni invece le DD sono davvero allevate nella convinzione di essere di più. Di più quasi in ogni ambito e sotto ogni aspetto”.

Assolutamente sì.
Per esempio, poco fa, su Radio Subasio (emittente radiofonica umbra, che trasmette da Assisi), si stava parlando del coraggio; ebbene, ti lascio immaginare quel che mi è toccato ascoltare anche in questa occasione.
Critiche sprezzanti a go go, da parte femminile.
In un sms spedito alla conduttrice (ovvero una femminista neanche tanto mascherata…), una tipa affermava che non solo le donne sono più coraggiose degli uomini (…), ma pure che le suddette “sono superiori agli uomini in ogni ambito della vita”.
Un’altra “scienziatessa” sosteneva che “quando c’è da difendere i propri figli, nessuno è più coraggioso di una donna”, mentre un’altra “amazzone” del XXI secolo sentenziava che “l’uomo sarà pure uomo, ma senza la donna è perso”.
Insomma, niente di nuovo sotto il Sole.
Nondimeno, quello che a me fa alterare non poco (e non da oggi), è il fatto che le nostre “coraggiosissime” (a parole) donne italiane non osano mai fare discorsi del genere nei confronti degli albanesi, dei rumeni, dei marocchini, dei tunisini, dei nigeriani, dei senegalesi, dei dominicani, etc.
Anzi…
Il loro astio, il loro rancore, la loro misandria, sono solitamente concentrati contro i propri connazionali o, al massimo, contro gli uomini bianchi occidentali.
Il che la dice lunga, sia sulla loro vigliaccheria, sia sul loro razzismo.
Sì, Rino, razzismo; perché è giunta l’ora di dire e di scrivere che le nostre care appartenenti alla Razza Eletta sono anche delle sottili e formidabili razziste.

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