AltroSenso | riflessioni sul Mondo Nuovo

nov/09

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Il ‘valore’ del disoccupato

Una donna in carriera scrive alla Bossi-Fedrigotti del marito neodisoccupato (Forum IBF sul Corriere – fine ott. 09). Dice che sta in casa ed è infelice. Si angoscia per l’immagine di sé che gli par di dare ai figli. E’ in imbarazzo con parenti e amici. Basta un’innocua domanda per metterlo in crisi. Scrive poi che cerca di dargli forza, sostenendo che “il valore di un uomo non deve stare nello stipendio, ma in quello che è come persona.”

La Fedrigotti risponde che quella reazione negativa dipende dalla persistente cultura dei secoli trascorsi in cui il maschio si vedeva come la “guida”. E così, quando perde quel ruolo va in “crisi profondissima”.

Ho postato in quel forum le seguenti considerazioni. Che qualcuno definì “da incubo”.  Eccolo qua l’incubo.

____________*****____________

L’indipendenza economica femminile è alla base della parità perché quando dipende dal reddito del marito la donna è sottomessa. Verità fondamentale che nessuno osa negare. Neppure i maschilisti.

DisoccupatiQuando però questo tocca al marito, allora il suo percepirsi inutile e in stato di inferiorità, il suo disorientamento e la sua depressione incipiente li assegniamo al maschilismo di cui è “intriso”.

La donna che perde il lavoro teme – e prova – la perdita dell’autonomia. All’uomo che teme – e prova – la stessa cosa, diciamo che non deve provarla. Se non ci ascolta e continua a provarla, vuol dire che è maschilista.

Si dice che la persona vale per quel che è, non per quel che produce. Altissimo ideale.

Ma le donne non sposano disoccupati. Dal marito si aspettano un reddito. Nessun uomo invece si aspetta quello, ma sesso e manutenzione.

Cosa potrà porre sul piatto della bilancia il disoccupato, già dipendente sessualmente? Ad una dipendenza sommerà l’altra. Il minimo che può fare è rinunciare al sesso. Se non ci pensa da solo,  provvederà l’inconscio facendolo diventare impotente. E infatti è quello che accade.

Le donne valgono per ciò che hanno, il corpo, gli uomini per ciò che fanno. Una donna che non produce non perde valore. Un uomo che non produce nulla non vale niente.

Un disoccupato (che nessuna vuole) è l’equivalente di una sfregiata (che nessuno desidera). Ecco qua una verità eterna. L’amore si fonda sul reciproco bisogno. Finito il bisogno, finito l’amore.

Sarebbe bello se il mondo fosse diverso da come è. Invece è come è.

Rendo onore alle sofferenze dei mariti disoccupati che sentono di non valere più nulla. E’ la verità.

RDV

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37 commenti for Il ‘valore’ del disoccupato

Luca | 2 dicembre 2009 at 19:47

Non sono un disoccupato, ma un precario 33enne che vive ancora con i genitori, non perché “mammone”, ma perché economicamente impossibilitato a farlo. Con pochi soldi e i contratti a termine, non si va da nessuna parte. A questo aggiungiamo che non sono un “fico” ma un uomo esteticamente normale, e il cerchio si chiude. Si chiude nel senso che da almeno cinque anni non ho più una relazione stabile con una donna, ma solo occasionali e squallidi rapporti con alcune prostitute. Non tento neppure più dei normali approcci con l’altro sesso, perché mi sto rendendo conto di essere ormai inadeguato, anche sessualmente.
Infatti, dal 2004 ad oggi, nelle uniche due occasioni in cui mi è capitato di avere dei rapporti sessuali “non a pagamento”, ho fatto cilecca.
E’ veramente una vita di m****.

Luca | 2 dicembre 2009 at 19:51

P.s. ovviamente, per “economicamente impossibilitato a farlo”, intendo dire che mi è impossibile vivere da solo.

Rino | 2 dicembre 2009 at 22:47

Complimenti Luca. Solo un uomo con gli attributi può riconoscere di avere fatto cilecca. Rivendichiamo il diritto di fare cilecca quando ci pare e piace. E anche quando non ci piace.

Che poi questo abbia spesso diretta relazione con la depressione, con la marginalità, con gli scorni dela vita è una verità che possiamo raccontare senza paura.

La sola cosa che va evitata è imputare a noi stessi la causa della nostra condizione marginale. Possiamo autoaccusarci solo di non combattere. Non di essere sconfitti.

Ma su questo mi dilungherò in futuro.

RDV

STRIDER | 3 dicembre 2009 at 20:49

Ciao Luca, questa e’ una discussione che aprii circa tre anni fa, sull’ ex forum di U3000.
“La subordinazione sessuale, quanto incide nella vita degli uomini?”
http://questionemaschile.forumfree.it/?t=14568826

Al riguardo ci tengo a precisare che quanto scrissi all’ epoca, non e’ tutta farina del mio sacco, nel senso che in passato, “dietro di me”, c’e’ stato un uomo dal quale ho “assorbito” molti pensieri in materia di QM.

Oggi, pero’, “cammino” da solo.

Animus | 4 dicembre 2009 at 14:26

>All’uomo che teme – e prova – la stessa cosa, diciamo che non deve provarla.
>Ma le donne non sposano disoccupati.

Ineccepibile considerazione, alla quale, ne esiste una analoga.

Non esistono piu’ i veri uomini, e i maschi non provandoci piu’ pare siano diventati tutti gay, eppero’ tra gli etero rimasti, quelli che ci provano finiscono sul lastrico dalle cause divorzili, quelli che non ci provano trs depressioni e solitudine, se la passano ugualmente peggio, e allora …. a chi fa comodo questa situazione?

Risposta troppo evidente per doverla dare.

Luca | 4 dicembre 2009 at 22:43

Sono d’accordo con te, Rino, infatti io non imputo a me stesso la causa della mia condizione marginale (o da “sfigato”, come molti sono soliti dire, in maniera piuttosto sprezzante). Resta però l’amarezza per il tempo che passa e non torna più, resta la rabbia per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato (e né mai sarà), resta la consapevolezza che se sei uno “sfigato” qualunque, sei morto in partenza.

Strider, non so chi sia l’uomo al quale fai riferimento, ma condivido in pieno le tue opinioni riguardo alla subordinazione sessuale che incide profondamente, e negativamente, nella vita di un uomo.
Anche per me è stato così, fin dai tempi del liceo.

Animus, a tuo parere, cos’è un vero uomo? E cos’è una vera donna?

Fabio | 5 dicembre 2009 at 09:38

>Le donne valgono per ciò che hanno, il corpo, gli >uomini per ciò che fanno. Una donna che non produce >non perde valore. Un uomo che non produce nulla non >vale niente.

D’ accordo Rino, ma non credi che questo sia anche e soprattutto un dato culturale?
Certo, è vero che nel nostro contesto sociale una donna che non produce non perde valore, al contrario dell’ uomo, ma non credo che questo sia un fatto immutabile nel tempo (ferme restando certe intrinseche differenze esistenti fra i due sessi).

Anzi, considerando la costante avanzata femminile, sia all’ università che nel mondo del lavoro, la realtà sociale sarà per forza di cose destinata a mutare e, a mio avviso, in meglio per gli stessi uomini che non avranno più l’ obbligo di dimostrare di essere tali. Molti oneri che oggi gravano sulle spalle maschili se li accolleranno le donne.

Fabio | 5 dicembre 2009 at 11:06

Goddia | 25 dicembre 2009 at 00:22

Scusa ma quella che tu chiami “manutenzione” non è comunque una forma di produzione?
Parliamoci chiaro: se un uomo sposa una donna che non lavora si aspetta (a ragione per carità) che questa lavori in casa, che gli facia trovare la casa pulita, la cena pronta e i figli in ordine. Comunque rappresenta un “fare” anche questo. Suvvia, non lasciamoci trasportare a fin troppo facili conclusioni astruse.

Peppe | 25 dicembre 2009 at 12:08

1- Anche io sono precario come Luca e sono stato spesso disoccupato. E’ una posizione disagiata perché non avendo reddito fisso e sufficiente non puoi permetterti parecchie cose. Ma questo non c’entra niente con l’altro sesso. Io valgo per me stesso e per le persone a cui tengo ed è questo che conta. Sarebbe ora di finirla con queste storie.

2- RDV:> Le donne valgono per ciò che hanno, il corpo, gli uomini per ciò che fanno<

Questo non è vero. Sia gli uomini che le donne valgono per quello che sono e per quello che fanno. Se una donna mi sposa è anche perché le piaccio e se io la sposo è anche perché mi aspetto che faccia qualcosa per me. Del resto tu stesso citi la “manutenzione” (termine un po’ bruttino). Ebbene anche questo è un fare.

Ma poi cosa s’intende per “produrre”? Quanto “produce” un finanziere? E un calciatore? Allora produce anche una velina?
Suvvia, qui si parla solo di avere i soldi, cosa che oggi è diventata una mania, in un mondo che si regge sui soldi. Quando ci emanciperemo da queste logiche allora, forse, saremo un po’ più liberi.

3- Inoltre non sta scritto da nessuna parte che il valore degli uomini lo stabiliscano le donne.

4- Ma poi in fondo cosa vuol dire veramente “valere”? Cosa vuol dire fare “cilecca”? Cosa vuol dire essere un “vero” uomo?
Io non credo che “quemmizzare” concetti tanto “presessantottini” sia una buona idea.

Luca | 25 dicembre 2009 at 19:17

Scrive Peppe
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
1- Anche io sono precario come Luca e sono stato spesso disoccupato. E’ una posizione disagiata perché non avendo reddito fisso e sufficiente non puoi permetterti parecchie cose. Ma questo non c’entra niente con l’altro sesso. Io valgo per me stesso e per le persone a cui tengo ed è questo che conta. Sarebbe ora di finirla con queste storie.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Anch’io valgo per me stesso, ma cosa vuol dire “questo non c’entra niente con l’altro sesso” ? Ne sei proprio sicuro? Proprio convinto che, in questo contesto sociale, la precarietà non influisca per niente nei rapporti con l’altro sesso? Scusa la domanda: ma dove vivi? In Amazzonia, forse? E poi, cosa significa “sarebbe ora di finirla con queste storie” ? Ascolta, tu sei libero di pensarla come vuoi, ma se permetti pure io sono libero di fare altrettanto. Stai a vedere che ora sei tu, emerito sconosciuto, (come io lo sono per te) a poter descrivere la mia personale esperienza.
Ma per piacere…

Tu scrivi altresì
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Cosa vuol dire fare “cilecca”?
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Che nel momento di fare sesso, non viene su. Semplice no? Oppure, anche in questo caso, bisogna fare “i duri” e raccontare a se stessi ed agli altri che “a me non capita mai” e che parlare di queste è disdicevole per noi uomini?
Ma non credi sarebbe il caso di andare oltre? Non credi sia giunta l’ora di darci a un taglio a questo modo di ragionare, prettamente maschile ed altamente autolesionistico?

Rino | 25 dicembre 2009 at 22:59

Se si parla di ciò che sarebbe bello fosse, concordo con Peppe. Sarebbe bello se il valore (prestigio, considerazione) di un uomo (dal punto di vista della donna) consistesse in ciò che è, magari secondo la seguente scala: carattere, qualità morali, intellettuali, estetiche. Sarebbe bello se in quel prestigio non avessero alcun ruolo soldi, potere, fama. Questo è ciò che sarebbe bello fosse.

Ma io mi riferisco a ciò che è, non a ciò che dovrebbe essere, prospettiva che sempre ci distoglie dalla realtà.

La realtà è che siamo figli della natura, frutto dell’evoluzione darwiniana la quale ha stabilito che i maschi valgono (=scaldano il cuore e fanno bagnare la vagina) delle femmine se e in quanto stanno in alto.
Su questa verità filogenetica sono poi cresciute le diverse culture con tutte le loro ricchezze ma anche con le deformazioni della realtà.

Un uomo che torni a casa dopo una sconfitta non scalda nulla in una donna. Al limite materna compassione. Uno che torna vincitore la fa bagnare senza tanti preliminari.
Così ha stabilito Darwin.

Ed è – ovviamente – alla verità darwiniana che mi riferisco quando dico, crudamente ma anche con piena solidarità, che il disoccupato decade agli occhi della femmina.
Beninteso nell’oscurità dell’inconscio. Perché è dell’inconscio che parlo, visto che mi riferisco a Darwin. Quando ci si riferisce alla filogenesi si parla sempre dell’inconscio. Sempre. Lo do per scontato.

Ora la nostra cultura dell’amore come “generoso donare” si oppone esplicitamente ad una simile visione, cioè si oppone alla verità. E sono ben poche le donne che in occidente ammetterebbero di aver cambiato sentimenti verso il marito nel momento in cui quello è decaduto economicamente. Sarebbe come se si confessassero prostitute.

Poi c’è l’espressione “fare cilecca” con il suo carattere denigratorio e irridente. Ci vuole un bel coraggio per usarla in proprio, come ha fatto Luca. Bravo, è così che si rompono i tabù, si rende liberi se stessi e si aiutano gli altri a liberarsi.

Con ciò ho risposto (in parte) anche a Fabio.

Cmq riprenderò il tema.

RDV

Silver | 26 dicembre 2009 at 11:16

Caro Rino, leggi cosa scriveva Ida Magli, in suo articolo pubblicato su l’Espresso, nell’ormai lontano 13 gennaio 1995…
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IL GUAIO E’ QUEL COSO CHE SI ECCITA

Il dibattito sulle molestie sessuali di cui sarebbero vittime i maschi nasce soltanto
oggi e, naturalmente, nasce in Occidente, perché soltanto oggi e soltanto in Occidente
sta cambiando il rapporto di potere fra femmine e maschi. Non è più in assoluto e in
tutti i casi il maschio, il soggetto del potere. Di questo rapporto non si è mai parlato,
malgrado gli interminabili discorsi sulla sessualità che accompagnano la nostra storia,
semplicemente perché era ovvio che il possesso del pene e il possesso del potere
fossero la stessa cosa. E su questa base, implicita e inamovibile, era costruita tutta
l’organizzazione della società. Per questo i maschi non soltanto non si sono mai
lamentati di essere oggetto di molestie sessuali, ma anzi consideravano giusto, piacevole,
necessario che le donne cercassero di attirarli, di sedurli, di tentarli: semplicemente
perché, comunque, sedotti oppure no, eccitati oppure no, erano loro a detenere il
potere. Anzi, era un dovere delle donne fare in modo di sollecitare il loro desiderio, di
metterli nell’unica condizione prevista, l’unica utile, nel rapporto maschio-femmina:
l’eccitazione del “coso”, del membro, dell’organo per eccellenza, non nominabile per
la sua “numinosità” se non attraverso una lunga serie di nomignoli allusivi, ma che era
il vero interlocutore dato che (lo afferma Lévi-Strauss, e non io) “il dialogo fra uomo e donna non c’è mai stato”.
Dunque, fra maschi e femmine era l’eccitazione del pene a stabilire la comunicazione, ma
sul binario dell’assoluta autorità maschile. Oggi, viceversa, non è più così: le donne giungono
a detenere il potere e, di conseguenza, a stabilire il rapporto attraverso la sessualità.
Ma è qui che scatta la difficoltà insuperabile, in cui si trovano incastrati sia i maschi che
le femmine: fra loro c’è ancora quel “coso” che detta le sue condizioni, condizioni naturali.
Si eccita o non si eccita, desidera o non desidera. E tanto più nega le sue prestazioni
quanto più la situazione di potere non corrisponde al metro di misura sul quale il potere
si è sempre retto: l’erezione, appunto. Il maschio, allora, e con lui tutta la società, scopre
che la costruzione simbolica su cui si sono fondati fino ad oggi i rapporti di potere, quella
dell’erezione, è entrata in crisi perché un modello culturale è sempre globale, e nessun
simbolismo si regge a lungo quando è privo della sua base concreta.
Se si afferma che il potere è di tutti, visto che esaltiamo la democrazia, adesso sappiamo
che questa affermazione non è più un gioco, una finzione (come continuano a pensare i
nostri politici), perché è scattato il limite di guardia, quello simbolico-concreto: l’erezione.
E si capisce, anche, perché potere ed erezione fossero funzionali e interscambiabili:
all’erezione non si comanda, e la merce più preziosa, checché ne dicano gli antropologi,
sono i maschi. Una donna può sempre essere costretta alla penetrazione, ma senza erezione
non esiste rapporto. E’ in atto, perciò, in Occidente una trasformazione culturale senza
precedenti che, coinvolgendo il rapporto fra i sessi, coinvolge simultaneamente il mattone
di fondazione del potere.

Silver | 26 dicembre 2009 at 11:21

Questo, invece, è quanto scriveva una delle più sottili femministe che siano mai “sbarcate” sul pianeta Terra, ossia Shere Hite.
_________________________________________

D la Repubblica delle Donne; 4-10 marzo 1997 n.40

Questioni erotiche di Shere Hite

Macchine perfette per il sesso
Quanti luoghi comuni, ancora oggi, sul corpo femminile.
Meno “potente” di quello maschile, inadatto all’erotismo… invece siamo fatte per godere.
Come e più degli uomini.

Sono in molti a pensare che l’organo sessuale femminile (il clitoride)
sia più piccolo di quello maschile. L’origine di questa falsa convinzione
è da ricercarsi nel fatto che il clitoride è per buona parte interno, mentre
il pene è esterno e aumenta le proprie dimensioni durante l’eccitamento.
In realtà anche il clitoride durante questa fase si dilata in maniera analoga,
ma risulta meno visibile perché la maggior parte di esso resta nascosto
nel corpo femminile.
L’anatomia sessuale dell’essere umano nasconde ancora innumerevoli
segreti. E’ stato a cavallo tra gli anni ‘60 e i ‘70, del resto, che la scienza
ha cominciato ad occuparsi seriamente dell’argomento, e la strada da
percorrere è tutt’altro che breve. La mancanza di studi concreti sulla
conformazione anatomica interna della donna ha fatto sì che per tutto il
XX secolo molti, Freud compreso, ritenessero che l’organo e l’orgasmo
maschile fossero più grossi, più potenti, più rapidi, eccetera. Ciò che nessuno
ancora sapeva è che le donne possiedono, all’interno del proprio corpo,
la medesima quantità di tessuto che gli uomini hanno all’esterno, una complessa
struttura che aumenta di volume e dimensioni esattamente come il pene che,
riempendosi di sangue, si inturgidisce. In altre parole, la struttura clitoridea
interna al corpo femminile è grande né più né meno come il pene e si dilata,
durante la fase dell’eccitamento, sino a contenere la stessa quantità di sangue.
Il pene ha all’interno due condotti che, riempendosi di sangue, ne determinano
l’erezione; due “tubi” analoghi sono presenti anche nella donna, sebbene
siano collocati in due punti diversi: uno scorre ai lati della vulva, l’altro si trova al
di sopra delle sue labbra.
Le donne apprezzano, in genere, la stimolazione praticata nella zona del clitoride
esterno, vale a dire verso la parte anteriore della vulva; è il punto su cui la
maggior parte concentra la stimolazione durante la pratica autoerotica, sino
al raggiungimento dell’orgasmo. Alcune amano massaggiare direttamente il
clitoride, altre l’intera zona pubica; a qualcuna piace un approccio deciso, a qualcun’altra
un tocco più delicato. I modi per stimolarsi o farsi stimolare sono innumerevoli:
un leggero sfregamento, una serie di movimenti ritmici, la sottile vibrazione di un
dito, la carezza della lingua o della mano, e tutti possono condurre a un orgasmo
che non ha origine tanto dal punto in cui si concentra la stimolazione, quanto piuttosto
dalle profondità del corpo e dalla zona attorno all’apertura della vagina.
L’orgasmo e le piacevolissime contrazioni che lo seguono sono percepibili all’interno
della vagina e nella parte inferiore della struttura clitoridea.
Che cosa accade, invece, alle donne che raggiungono l’orgasmo durante il rapporto
sessuale (un terzo circa di quelle da me intervistate)? Alcune riescono a stimolarsi,
durante la penetrazione, come nella pratica autoerotica. Esistono vari modi per farlo.
Per esempio, chi si masturba con le gambe chiuse, magari ripiegate sullo stomaco,
può facilmente riprodurre questo tipo di stimolazione mettendosi a cavalcioni del
partner e sfregando l’esterno della vagina contro il suo corpo. Un altro modo per
raggiungere l’orgasmo durante il rapporto sessuale consiste nello stimolare con la mano
(propria, o del partner) il clitoride, amplificando così l’effetto della masturbazione con quello della penetrazione vaginale. Il fatto che il mondo occidentale abbia ignorato per millenni il concetto stesso
di “stimolazione clitoridea” è prova evidente di come la nostra cultura abbia volutamente
soffocato la conoscenza dell’anatomia femminile per impedire alle donne di godere
del proprio corpo. Come può esistere, infatti, una cosa se non ha neppure un nome?
E una pratica di cui nessuno mai parla, sarà o no “legittima”?
E’ vero che nel corso del ventesimo secolo la pratica sessuale di coppia ha cominciato
ad includere anche un minimo di “riscaldamento” che preparasse la donna alla penetrazione,
ma è solo da una quindicina d’anni che le donne hanno imparato a chiedere espressamente
la stimolazione clitoridea e a considerarla parte integrante del rapporto sessuale.
I luoghi comuni sull’orgasmo femminile e il modo “giusto” per raggiungerlo possono
risultare per molte un potente mezzo di dissuasione, che impedisce loro di esplorare
appieno la sessualità o di viverla nel rispetto delle proprie esigenze.
L’orgasmo, per la maggior parte delle donne, non si verifica come si vede in molti film
o si legge in certi libri d’amore, ma dando ascolto al nostro corpo e assecondando
ritmi e tempi. Ma non dimentichiamo che la maggior parte di noi è cresciuto in ambienti
familiari dai quali l’argomento sesso (specie al femminile) era più o meno bandito, come
migliaia di donne hanno rivelato nell’ambito del Rapporto Hite sulla Famiglia.
Io vorrei invertire questa pericolosa, in fondo umiliante tendenza, e ricordare a tutte le
donne che siamo belle, che il nostro corpo è bello, e dobbiamo essere fiere dei sentimenti
e delle sensazioni che sa regalarci. Godiamone appieno, usiamolo nel modo che più ci
piace, perché appartiene solo a noi. L’orgasmo, oggi, è divenuto parte integrante della realtà
femminile, della pienezza della nostra vita. E’ qualcosa che le donne possono regalare a se
stesse oppure scegliere di condividere con il partner.
E’ parte della nostra identità. Di ciò che siamo orgogliose di essere.

Peppe | 26 dicembre 2009 at 11:24

Questi discorsi darwiniani che vorrebbero dare un’alone “scientifico” a mere ipotesi personali mi fanno sorridere.
Io so solo che l’unica cosa che menca nella mia vita è una casa tutta mia, poi del resto, prestigio sociale e roba varia, assai me ne frega.
E pensate un po’ che in passato ho anche avuto l’opportunità di “sistemarmi” con una ragazza di famiglia ricca (e anche abbastanza carina, cosa che di certo non guasta), solo che ho lasciato perdere perché il padre era uno scassaballe che non poteva sopportarmi proprio perché sono povero. Il padre eh, la figlia era di tutt’altro avviso! Seppure – altro motivo per cui la lasciai – era una sbandata viziata, come buona parte dei figli di papà del resto.
Fa niente, una che lasci cento ne trovi. E se proprio non ne trovi nessuna ci sono tante cose che si possono gustare nella vita: una passeggiata tra amici, un bel film, una buona lettura e via dicendo. Le donne possono essere piacevoli (possono eh, non è che lo son sempre) ma non sono tutto per me, sono solo un optional.
Non ho mai fatto “cilecca” quando sono stato con una donna e ne avevo voglia (e quando lei non era un disastro a letto… :D )
Vivo sul tuo stesso pianeta, se proprio vuoi saperlo Luca, solo che vedo le cose diversamente e vivo diversamente la tua stessa condizione. Ho la presunzione di essermi liberato di buona parte dei preconcetti riportati nel post di Rino. Posso assicurarti che per me le donne non sono mai state un problema. Lascio stare adesso cosa intendo dire con questa affermazione.
Ah, dimenticavo: se non ti viene su forse vuol dire che non te ne tiene. Se pensi meno alla tua “inadeguatezza” può darsi che ti sentirai meno “sfigato” (come hai detto tu) e più uomo di valore per ciò che sei e non per stupidaggini varie. E magari ti acccorgerai che qualche ragazza che ti ammira ce n’è in giro e quando ci starai assieme “ti verrà su”. :D

Ciao a tutti.

Rino | 26 dicembre 2009 at 11:30

Se per “potere” si intende prestigio e fierezza, orgoglio di ciò che si è e certezza di venire apprezzati, concordo. Se invece la Magli intende (ad es.) il potere del muratore sulla moglie in quanto fondato su… non si ca che cosa, a parte il reddito, che lui in effetti porta a casa, ma che non gli appartiene perché DEVE portarlo a casa, allora i conti non mi tornano.

Leggevo tempo fa di un egiziano che era soldato nel 67 (guerra dei 6 giorni) che vide Israele infliggere una pesantissima e umiliante sconfitta al mondo arabo. Disse che quella sconfitta lo rese impotente per un anno e mezzo.

Non ne andò di mezzo il suo potere su questa o quella femmina, né sulle femmine egiziane in generale. Fu altro ad andare in malora: il prestigio davanti agli altri/e e a se stesso.

Adesso vado a scavare sui certi lavori di etologia (animale e umana)che ho qui dietro la schiena, perché voglio citare con precisione la fonte secondo cui il maschio sconfitto cambia odore.

RDV

Silver | 26 dicembre 2009 at 11:52

Rino:
“Se invece la Magli intende (ad es.) il potere del muratore sulla moglie in quanto fondato su… non si sa che cosa, a parte il reddito, che lui in effetti porta a casa, ma che non gli appartiene perché DEVE portarlo a casa, allora i conti non mi tornano”.

Appunto, Rino.
Da figlio di un operaio specializzato (che fu anche muratore), i conti non tornano neppure a me…

Peppe | 26 dicembre 2009 at 15:39

1- Ma la cosa che mi lascia più perplesso dei discorsi che fate – aldilà del fatto che sia vero o meno che le donne sarebbero così tanto “attratte” dagli uomini “redditosi” (che se così fosse qui a Caserta allora dovremo essere tutti preti, ma lasciamo stare) – è che 1. la disoccupazione sarebbe un problema di… “valore” e non invece di vita quotidiana e 2. che il “valore di un uomo dipenderebbe dalla sua “appetibilità” verso il sesso femminile.

Che poi il tutto si riassumerebbe col fatto che il dramma della disoccupazione di un uomo non consisterebbe nel non avere dove sbattere la testa per tirare a campare, ma sarebbe un problema di “relazione con l’altro sesso”.

Tutto questo lo trovo sinceramente molto patetico.

2- Dico un’ultima cosa poi me ne vado.
Il discorso che fai tu, Rino, vale in buona parte in molti contesti della società odierna, soprattutto per chi è maggiormente coinvolto (socialmente e/o psicologicamente) nella logica che prevale oggi. E aggiungerei che in buona parte è anche piuttosto “pompato”, mera apparenza oserei dire. Nonché di secondaria importanza.
Secondo me. Potrei anche sbaglairmi, ma in fondo mi può interessare fino a un certo punto. Come ho detto il mio equilibrio l’ho trovato. La cosa che invece io denuncerei – e che ho visto coi mie occhi – sono i favoritismi che ricevono le donne in ambito di lavoro (come in altri campi del resto) con l’appoggio di una legislazione e di un diffuso atteggiamento sessista. Questo si che sarebbe un discorso che mi coinvolgerebbe.

Di nuovo ciao e buon proseguimento.

Luca | 26 dicembre 2009 at 23:14

Peppe
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Tutto questo lo trovo sinceramente molto patetico.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Anch’io trovo molto patetici certi discorsi da “duro”, insomma da tipico maschio medio italiano. Ma lasciamo pure perdere.

Rino | 26 dicembre 2009 at 23:27

Nell’ambito del rapporto tra i sessi, di cui qui ci occupiamo, la disoccupazione maschile ha l’effetto che tento di descrivere. In modo ancora più crudo direi così: per le narici (inconsce) della femmina il maschio disoccupato puzza. Infatti nessuna se lo vuole sposare, a priori. Se dopo sposata le capita di trovarselo in casa le conseguenze sull’appetibilità sessuale del malcapitato ( e sul suo valore/prestigio) sono intuibili.
Lo so che non sono cose belle da dire, né confortanti da sentir dire. Lo so. Questo infatti è uno dei motivi per cui non vengono dette.

Tanto è vero questo fatto che il concetto di disoccupato si applica solo ai maschi. Non esiste una femmina disoccupata (a meno che sia vedova e senza pensione).
Se viene applicato alle femmine si tratta di un depistaggio.

Infatti una femmina ha un valore sociale (agli occhi di tutti) e sessuale (agli occhi degli uomini e/o dell’uomo che ci convive) a prescindere dal reddito (posizione sociale) che ha. Non solo. Anche materialmente essa è al sicuro. Infatti ha il diritto a che il maschio provveda in qualsiasi modo al suo sostentamento. Che ci riesca onestamente o illegamente, non fa differenza.

Agli UU e alle DD non sono applicabili gli stessi concetti, perché la differenza tra i due è abissale.

RDV

Peppe | 27 dicembre 2009 at 12:41

Però Rino devo riconoscere che sei originale: non avevo mai sentito che i disoccuapti diventassero… impotenti. Questa è veramente nuova!

Io credo che il problema della disoccupazione consista nel non avere soldi. Il sesso c’entra ben poco e forse nulla. Al massimo un disoccupato pensa meno alle donne perché ha ben altre preoccupazioni per la testa, ma questo è un altro discorso.

Poi ci sarebbe anche da denunciare il fatto che, a fronte di una massa di uomini disoccupati, sottoccupati e precari, negli uffici pubblici trovi a lavorare quasi tutte donne… Su questo si che ce ne sarebbe da dire.

Rino | 27 dicembre 2009 at 12:55

E’ da anni che non ci capiamo. Sembra che siamo destinati a non capirci. Se davvero è un destino, non possiamo farci nulla.

:-(

Uno dei motivi è questo: io mi occupo dei caratteri generali dei sessi e del loro rapporto. Tu metti in campo la tua biografia. Due cose che stanno su piani completamente diversi. Tu le mescoli e le intrecci.

Oltre al fatto che io ti prendo sul serio, tu, all’occasione, mi canzoni.

RDV

Peppe | 29 dicembre 2009 at 16:00

Mah, in ogni modo io ho visto troppi uomini di presitigio essere trattati come pezze dalle donne e troppi morti di fame trattare le donne come pezze e circondati da un discreto numero di ammiratrici per poter sottoscrivere le tesi “barnartiane”.
Non dico che siano false, ma che come per tutte le asserzioni ideologiche contengono solo una parte di verità.

Fabio | 29 dicembre 2009 at 16:29

Le considerazioni di Peppe non fanno che evidenziare una volta di più, l’incapacità di moltissimi uomini di trattare argomenti che nella nostra società sono un tabù, tipo quello del fare cilecca, al quale si riferiva Luca.
Purtroppo sono cose che capitano. Occasionalmente, è successo anche al sottoscritto, e non vedo perché non se ne dovrebbe parlare.
Per esempio, a me è capitato di non avere l’erezione o di perderla durante il rapporto, perché al dunque ero troppo emozionato ed ansioso, o perché non provavo una reale attrazione fisica verso di lei, oppure perché lei era effettivamente un pezzo di legno.
C’è un’altra cosa che nella mia esperienza di uomo quasi 37enne ho riscontrato: ossia che abituarsi a brevi relazioni basate solo sul sesso, senza solidità e futuro, alla lunga rende insofferenti alla vita di coppia, nonché incapaci di instaurare relazioni affettive profonde.

Rino | 29 dicembre 2009 at 20:18

Peppe (che questa volta ha fatto bingo) osserva che molti maschi in bolletta, ad onta di questo fatto, anziché star sotto, stanno sopra. E’ verissimo e questo sembra smentire clamorosamente la tesi reddito=potere (nella coppia) & reddito=sesso. Questa osservazione è suffragata dal fatto che ci sono culture in cui è la moglie a portare a casa il reddito e ciononostante non sta sopra. Anzi sta sotto. Come si spiega questo straordinario fenomeno?
Come è possibile che la donna sia sottomessa (o possa trovarsi tale) SIA quando il reddito lo porta lui SIA quando lo porta lei?
E come mai non c’eravamo accorti di questa contraddizione?

Bel tema, davvero.
E infatti ce n’eravamo accorti, eccome, fin dagli albori. Ne parleremo e cercheremo di capire come mai anche i poveri scopino (che è una verità).

Verità soprendente che però non mi impedisce di andar a completare un nuovo articolo dal titolo: “Homo sine pecunia imago castitatis”

;-)

RDV

Peppe | 31 dicembre 2009 at 16:03

Rino Rino, ciò che tu asserisci vale per un 5/10% o se vogliamo essere “laschi” per un 15/20% della gente. La maggior parte delle persone sono di famiglia lavoratrice dove marito e moglie si fanno in quattro per sbarcare il lunario.
Non è saggio fare dei comportamenti di una minoranza, per quanto cospicua, una legge di “natura”.

Luca | 1 gennaio 2010 at 10:28

Peppe
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Fa niente, una che lasci cento ne trovi. E se proprio non ne trovi nessuna ci sono tante cose che si possono gustare nella vita: una passeggiata tra amici, un bel film, una buona lettura e via dicendo. Le donne possono essere piacevoli (possono eh, non è che lo son sempre) ma non sono tutto per me, sono solo un optional.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Scusa, ma discorsi del tipo “una che lasci cento ne trovi” li trovo veramente banali, perché non è così.
Il fatto stesso che tu, come me, sia qui a parlarne, testimonia che ti stai prendendo in giro da solo.
Se veramente le donne fossero per te un optional non perderesti tempo a scrivere in questo blog.
Trovo altrettanto superficiale, da tipico maschio medio italiano sulla difensiva, mettere sullo stesso piano una passeggiata, una buona lettura, un bel film, ecc. Nemmeno per me le donne “sono tutto”, ma non le considero neppure un optional come vuoi far credere tu.

Peppe
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Ah, dimenticavo: se non ti viene su forse vuol dire che non te ne tiene. Se pensi meno alla tua “inadeguatezza” può darsi che ti sentirai meno “sfigato” (come hai detto tu) e più uomo di valore per ciò che sei e non per stupidaggini varie.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Che vuol dire “non te ne tiene” ? Che lingua è?
Per il resto formulo nuovamente la domanda: tu, che evidentemente ti ritieni uno “tosto” (perlomeno dietro un pc), perché scrivi in questo blog?

Peppe | 2 gennaio 2010 at 13:27

Secondo me non si tiene conto del fatto che uomini e donne non sono esseri sparsi che agiscono esclusivamente per la propria volontà, ma fanno capo a organizzazioni sociali quali la famiglia, i clan e via dicendo.

Non è raro che una ragazza voglia stare con uno spiantato come non è raro che siano i genitori e i familiari a ostacolarla in questo.

Tempo fa c’era la cd “fuga alle otto”: due giovani che volevano sposarsi con lui che era povero in canna e che quindi i parenti di lei non avrebbero mai acconsentito, fuggivano insieme. Dopo la fuga lei era considerata “disonorata” e quindi dovevano per forza sposarsi. Ovviamente i parenti si muovevano affinché si “sistemasssero” dando loro un’abitazione, e del lavoro per lui.
Quindi non è che le donne siano “attratte” da uomini sistemati, casomai gli uomini vengono “sistemati” per poter stare insieme a una donna. Mi sembra che i termini del discorso siano opposti a quelli qui esposti.

Peppe | 21 gennaio 2010 at 15:54

Ma anche il discorso del “dono” credo abbia fatto il suo corso. E poi i problemi che attanagliano uomini e donne sono ben altri e molto più concreti.

Tullio | 22 gennaio 2010 at 12:37

1- C’e’ una cosa che vorrei far notare a proposito di questa discussione, che sostanzialmente condivido nelle sue conclusioni.

Disoccupato = povero.

Non e’ affatto cosi’, faccio notare che vi e’ una quantita’ di gente in giro disoccupata con reddito, insomma ricchi, che non se la passano malaccio neanche sessualmente.

Il fatto di considerare semiautomaticamente il disoccupato uno sfigato senza soldi e’ una costrizione mentale impostaci dalla cultura degli anni bui dai quali proveniamo, in cui le risorse erano limitate, e le tecniche estrattive praticamente nulle od a braccia maschili.

In effetti ci muoviamo verso un mondo che va in sovrapproduzione di beni, un mondo in cui il lavoro nell’accezione da noi comunemente data per scontata, in realta’ si estingue, la produzione delle risorse si automatizza.

La gente sta cominciando a vivere piu sulla base di rendite che sul prodotto del proprio lavoro.

Estrapolando questo andamento azzarderei la seguente affermazione:

Gli sfigati del ventunesimo secolo, saranno i lavoratori.

2- “Le donne non sposano un disoccupato” sta gia’ diventando obsoleta verso “Le donne non sposano un lavoratore dipendente”, infatti oggi il valore degli uomini si e’ spostato sul libero professionismo o sull’imprenditoria, ma forse in futuro saranno gli uomini a non volersi sposare, dato che sta sempre piu’ diventando semplicemente una follia farlo.

3- Questa degli uomini alfa e beta e’ una distinzione che personalmente ho sempre rifiutato e rifiuto.
Accettare questa classificazione e’ una resa incondizionata alla supremazia selettiva femminile.
Io non mi sento ne alfa ne beta. E non mi ci vorrei mai sentire.
Un uomo convinto di essere alfa, sarebbe proprio a causa di cio’, molto probabilmente un beta.
D’altra parte uno che si sentisse beta, rischierebbe inevitabilmente di sottovalutarsi.

Rino | 24 gennaio 2010 at 12:03

Certo, chi ha un reddito senza doverselo procurare, non è un disoccupato. E’ semplicemente un redditiere. Ma per disoccupato si intende “uno senza reddito”.

Quanto al “sentirsi” Alfa o Beta, (o sentirsi altro su altri versanti) questo è diverso dall’”esserlo” dal punto di vista sociale e quindi delle relazioni F/M.

Non si discute di quel che ciascuno sente si essere, ma di quel che vale sul piano sociale.

RDV

Tullio | 25 gennaio 2010 at 13:13

Sulla base di cio’ che si vale sul piano sociale allora per esempio io dovrei dire di essere un beta.
Dato che alfa dovrebbero risultare essere gli onnipotenti, ed io non lo sono.

Nonostante tutto trovo riduttiva questa classificazione, si tratta di una modellizzazione che non rispecchia in maniera soddisfacente la realta’.

Per me e’ un’americanata.

giubizza | 31 gennaio 2010 at 14:58

Comunque sposarsi a “tarda” età e tra coetanei è usanza piuttosto antica in Europa. Fin dal XIV secolo, da poco prima che la popolazione europea fosse decimata dalla Morte Nera che fece calare il numero di abitanti da 74 a 47 milioni, gli europei (e le europee) avevano preso l’abitudine di sposarsi sui 25 anni circa proprio per evitare di fare troppi figli. Questo comportò una modifica nelle usanze e nelle strutture familiari. I giovani, uomini e donne, divennero più liberi di scegliersi il proprio coniuge a differenza di quanto era avvenuto per molte generazioni in cui i matrimoni erano combinati dai genitori e riguardavano figli adolescenti o addirittura bambini. Il criterio con cui si prendeva moglie o marito era per lo più legato alle proprietà che possedeva l’altro e l’altra. I sostenitori più o meno femministi più o meno antifemministi della teoria secondo la quale il Sacro Corpo Femminile sarebbe una sorta di Motore dell’Universo-mondo e della storia umana rischiano di ricevere un colpo non debole alla loro credibilità se viene alla luce il fatto che una donna, per essere appettibile, doveva portare al suo compagno non solo la sua Regale Farfalla, ma anche una dote. Dote che non sempre potevano fornire i familiari e che non di rado doveva guadagnarsi lei lavorando. E il bello è che le donne lo facevano, lavoravano e accumulavano le risorse per farsi una dote pur di trovare marito.

Ah, una precisazione: non sto parlando dei ceti élitari che costituivano una minoranza della popolazione, ma di quei ceti che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione dell’epoca: i contadini.

Per chi è interessato all’argomento può trovare una spiegazione chiara ed esauriente di quanto dico nel bel libro di George Huppert, “Storia sociale dell’Europa moderna”, Il Mulino.

Strider | 31 gennaio 2010 at 20:28

giubizza
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I sostenitori più o meno femministi più o meno antifemministi della teoria secondo la quale il Sacro Corpo Femminile sarebbe una sorta di Motore dell’Universo-mondo e della storia umana rischiano di ricevere un colpo non debole alla loro credibilità se viene alla luce il fatto che una donna, per essere appettibile, doveva portare al suo compagno non solo la sua Regale Farfalla, ma anche una dote.
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Come se Rino certe cose non le sapesse gia’…

Sasha | 1 febbraio 2010 at 21:51

Quando si parla di uomini beta o uomini alfa non si pronuncia un giudizio di valore sugli stessi, bensì si mette in evidenza come sono percepiti socialmente dalla stragrande maggioranza degli individui nella coeva società capitalistico-consumistica.
Nella maggior parte dei casi gli uomini beta sono da preferire agli uomini alfa, i quali di solito sono diventati tali a suon d’imbrogli e intrallazzi vari.
Ricordo un’intervista all’ormai più che ottuagenario regista Mario Monicelli. Alla domanda dell’intervistatore su che cosa lo commuovesse ancora egli rispose l’ONESTA’.
Sarebbe bello se noi potessimo valutare gli individui attraverso grandi valori come quello. Ma basta vedere chi diavolo spediamo in Parlamento per capire che davvero non ce ne frega niente.

giubizza | 4 febbraio 2010 at 14:16

Gentili signori, vi scrivo riguardo un articolo che ho letto nella rubrica “Lettere al Sole” di venerdì scorso 28 gennaio. L’articolo riguardava l’ossessionante questione di portare l’occupazione femminile al 50%.

Io ora mi chiedo perché mai dovrebbe esserci un obbligo da parte dei cittadini affinché la parità dei diritti debba per forza tradursi in una forzata parità numerica. Come mai questa ossessione?

Inoltre mi chiedo se i disoccuapti maschi non abbiano gli stessi diritti delle disoccupate femmine se si vogliono favorire queste ultime. Non sarebbe meglio una politica che favorisca l’occupazione tout court invece di fare discriminazioni in tal senso? O meglio ancora una politica di una più efficiente distribuzione della ricchezza?

Ma la cosa che più mi infastidisce di tutto questo è la mancanza di rispetto della sfera privata e familiare. Questa gente che fa apologia di una parità numerica vuole entrare nell’intimità delle famiglie e imporre alla gente la loro idea su cosa debba fare un marito, una moglie, un genitore e via dicendo. Scusate ma io in casa mia faccio quel che mi pare e piace. Se le faccende domestiche vuole farle mia moglie non credo che io debba rendere conto a qualcuno.

Sarebbe ora di finirla con queste “analisi” sociali di pessimo gusto e puntare l’attenzione alle esigenze reali della povera gente e del popolo in generale.

Cordiali saluti.

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