“Ormai soltanto un Dio ci può salvare” – M. Heidegger.
Dicono le cronache che la Sig.ra Allegra Mostyn-Owen già moglie di Boris Johnson, sindaco di Londra, 45enne di miliardaria famiglia (je parle en ‘lire’, ça va sans dire) e di affascinante aspetto, si è promessa in sposa ad un musulmano di 23 anni. Nulla obiettando sulle di lui aspettative – legittime – di avere mogli aggiuntive, nel rispettoso rispetto della di lui tradizione, dei di lui desideri e dell’islamica legge.
La nostra divorziò perché il marito era un’entità non più sopportabile e con cui convivere del tutto impossibile, trattandosi di un bianco-cristiano-anglicano incapace di relazionarsi se non con “…qualcuna molto ubbidiente e silenziosa”. Così almeno garantisce la mamma di lei, italiana doc, a nome Gaia Servadio. Nientemeno che Gaia Servadio (e chi ha orecchi per intendere il nome intenda anche il cognome), perché quando la sorte lo decide, cinica e bara, va giù dura, così dura che …Dio solo lo sa.
Ma quale Dio lo sa?
Il nostro? No, non più ormai. Non gli è possibile.
Egli, Padre della nostra ipercoscienza, della nostra lealtà e della nostra sterile lucidità, ormai fiaccato dai dubbi, prostrato dai sensi di colpa, naufrago del disincanto, avvinghiato all’Insolubile, estenuato ed esausto, sta gettando la spugna.
La Liberata lo sa e lo sente.
Una nuova Forza suadente e affascinante, energica e volitiva, sicura di sé, senza dubbi e sospetti, senza scrupoli e incertezze, capace ancora di impiccare i nemici, di lapidare le adultere, di bastonare i devianti, un successivo e succedente (succedaneo?) Dio machista è alle porte.
La Liberata lo sente e lo sa.
Gaia e Allegra, novella Serva dell’arrembante Potenza, gli si consegna con amore e rispetto, umiltà e ammirazione. Ubbidiente e silenziosa.
Sì.
Chissà se il professor Martino pensava ai minareti quando profetizzava la fine delle nostre speranze. Chissà…
Quanto a noi, è bello sapere che quando il Buio prevarrà di nuovo sulla Luce, non ci saremo.
Non ci sarò. Per allora – sia ringraziato il nostro Dio dal volto umano - dormirò da tempo sonni sereni sotto due metri di giusto oblio.
RDV
Con queste righe rendo omaggio ad una delle più brillanti tra le nostre nemiche, spinto da uno spontaneo sentimento di ammirazione per le sue non comuni capacità letterarie e dialettiche, per l’energia e l’entusiasmo con i quali conduce la sua battaglia contro di noi (e contro quelli che – a suo parere – ci somigliano).
Anzi, mi accingo a dirne così bene che le mie parole potranno suonare o beffarde, come se la volessi canzonare, o, viceversa, come un ingenuo tentativo di ingraziarmela. Una forma larvata di corteggiamento.
Vedete bene che non è il caso…
D’altra parte, il fatto che ci voglia tutti silenti, ammanettati e impotenti non ci impedisce di riconoscere le ammirevoli doti e la straordinaria energia di questa magnifica combattente.
Preparata e informatissima, non vi è quasi avvenimento e presa di posizione riportati dai media che sfuggano alla sua attenzione e per i quali non abbia pronto un commento tanto acuto quanto perentorio, una acuminata controdeduzione, un aforisma contundente, una formula liquidatoria.
Provetta nel modulare i registri del sarcasmo, possiede una miniera di aggettivi, di forme retoriche e di tecniche polemiche che maneggia con invidiabile maestria. Dotata di una vitalità che si direbbe mascolina (se ciò non la offendesse) si prodiga senza sosta nell’impegno quotidiano di bombardare i nemici, sco
vare le spie, bastonare i critici, e al tempo stesso, rincuorare le incerte e rassicurare le dubbiose.
Non vi è legge o sentenza, atto o fatto, verbo o pensiero, in cui non veda i risvolti antifemminili (che spesso a noi, misogini incancreniti, sfuggono inevitabilmente). Non vi è atteggiamento o iniziativa di cui non noti l’origine patriarcale, non vi è parola maschile dietro la quale non riesca a leggere, con analisi spesso sorprendenti, la volontà fallocratica di dominio e di sopraffazione.
Certo, essa gode di un fondamentale vantaggio su di noi: la certezza assoluta di combattere dalla parte del Bene e per il Bene. Su ciò non ha dubbi ed è questo suo candore, questa sua giovanile ingenuità a renderla simpatica. Lei combatte per la giustizia, noi per la sopraffazione; lei per il rispetto, noi per il sopruso; lei per la vita, noi per la morte. Lei mossa dall’amore, noi agitati dall’odio.
Che invidia! Come sarebbe bello poter lottare per il Bene anziché per il Male, stare dalla parte delle vittime anziché dei carnefici. Quanto sarebbe bello esser nati innocenti, come le femmine, anziché colpevoli, come, meritatamente, ci è accaduto.

Si fa chiamare Fikasicula* (dove la K – se non intendo male – significa che ce l’ha dura. E si vede). Da sola esprime la potenza di fuoco di un’intera squadra navale. Circondata da un mondo di nemici disposti a tutto (quorum nos), indomita e intrepida combatte senza tregua e senza paura la sua guerra quotidiana contro il Male.
A questa grande combattente e formidabile polemista, a questa innocente creatura, un felice e sincero complimento: chapeau!

RDV
(* Fikasicula sarebbe un nome collettivo, ma qui ho finto diversamente).
Luigi Sabatini è tra coloro che, ignoti, nel sottosuolo intuiscono e riflettono. Stimolano gli amici, scrivono ai giornali. Queste le sue prime parole su uno spazio del MoMas.
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OSSERVAZIONI SUI DATI STATISTICI
attinenti alla violenza sulle donne.
Opuscolo ISTAT “Molestie e Violenze sessuali sulle donne” del 2002: 1° Rilevazione Telefonica su 20.700 donne. Non sono riuscito a scaricarlo e non l’ho letto. Presumo comunque sia inaffidabile perché non tratta della violenza effettiva, ma di quella spettacolarizzata e spettegolata che esalta il vittimismo di una parte e conferma le intervistate di essere state e di essere ancora “oggetto di desiderio”, foss’anche d’un terrorizzante, crudele e inumano maschio d’allevamento.
Vorrei sapere dai responsabili se ritengono intimamente attendibili ed oggettivi tali dati, ossia se le loro relazioni familiari ed amicali li confermano e verificano. Inaffidabili nonni, padri, mariti, fratelli, figli, fidanzati, amici d’infanzia?
Sul campo maschile sono state fatte rilevazioni ed analisi di supporto? O la percezione parziale s’impone come generale? Mi chiedo se essi siano stati incrociati con dati oggettivi del tipo riguardante i suicidi, che mostrano dati incontrovertibili; con minor rancore degli omicidi.
Dai dati 2005 e 2008 rilevo:
- 2.192 suicidi di Maschi a fronte di 700 Femmine nel 2005 e nel 2008 , n. 2197 contro 631. Tali proporzioni mostrano in sé la sperequazione dell’insoddisfazione di vivere tra Maschi e Femmine. Tale differenza aumenta ulteriormente se si tiene conto del numero effettivo dei Maschi e delle Femmine dato che queste ultime sono nettamente maggioritarie.
- L’insoddisfazione di vivere è derivata nel 2005 per i Maschi: da Malattia fisica 254, Malattia Psichica 729, Affettività 225, Onore 18, Economia 123; nel 2008: Malattia fisica 257, M. psichica 685 , Affettività 250, Onore 11, Economia 141. Come dire che sul piano relazionale tra i sessi il più sofferente è il maschio.
- L’autosoppressione avviene nei maschi prevalentemente per impiccagione 42%, nelle femmine per precipitazione 34%. Come dire che il maschio “apparecchia” il luogo ed è meno originale delle femmine.
- Nonostante il fatto che il 40% dei Maschi che si suicidano siano coniugati (contro il 34% delle femmine) la concentrazione maggiore avviene nella solitudine che nelle femmine ha una maggiore evidenza.
Dunque la campagna di diffamazione antimaschile di presunta violenza dei familiari, anche se non denunciata, non ha una base sufficiente per essere acclamata come “svelatrice dalla violenza sulle donne”. Mi sembra una campagna ideologica femminista che vuole lacerare la società civile tra violenti e vittime, creando le basi per una violenza riequilibratrice.
Sostanzialmente danneggiando il genere femminile e la stessa società civile, in questo periodo deprimente per la crisi generalizzata, in particolare gli aspetti della genitorialità e della fiducia reciproca.
Togliamo gli inermi dal campo di battaglia e accudiamoli con i beni e con il bene, tutti assieme. Il narcisismo vittimista serve solo a distogliere l’attenzione verso gli altri, per averla solamente su di sé. Iniziamo con il togliere risorse e credibilità ad associazioni foriere di astio e propositive di azioni pubbliche dannose e diamole a chi propone unione e conciliazione con le altre persone.
Basta schegge esistenziali proiettate fino alla tomba, ma una comunità che resta tale nonostante le tombe.
L. Sabatini
L’ideologia è davvero una brutta cosa, una malattia repellente. Una lebbra. Lo prova il fatto che ideologi, ideologizzati, ideologizzanti sono solo e sempre gli altri. Noi mai. Ci mancherebbe.
Gli altri hanno idee preconcette, sono pieni di pregiudizi e raccontano balle a se stessi e al prossimo. Noi? E che, scherziamo?
Gli altri hanno venduto il cervello all’ammasso. Noi pensiamo con la nostra testa. Gli altri se le bevono tutte. Noi invece siamo gli Apòti, cui non si può dar da bere nulla. Ecchediamine!
Gli altri credono nei loro idoli. Noi invece nei nostri idoli non crediamo. Non ne abbiamo!
Gli altri hanno i paraocchi. Noi abbiamo una visione a tutto campo. A 361 gradi. Gli altri sono parziali e soggettivi. Noi no, noi siamo imparziali e oggettivi. Voglio ben vedere!
Gli altri hanno un punto di vista, una storia, una biografia, una prospettiva, interessi particolari, sentimenti specifici. Noi no. Noi abbiamo tutte le storie, le biografie, le prospettive, gli interessi e i sentimenti possibili.
Gli altri “fanno politica”. Noi invece siamo Apòti, astorici, apolitici. Noi non abbiamo un punto di vista: li abbiamo tutti.
Gli altri parlano perché si credono depositari della verità. Noi invece perché sappiamo di essere depositari della … della bugia?!
Comunque è un fatto che loro credono, noi invece …sappiamo.
Quelli insistono pervicacemente sulle loro idee funeste. Noi invece abbandoniamo velocemente le nostre salvifiche opinioni. Ah, quanto siamo più ottimamente migliori. Noi.
Gli altri parlano mossi da sentimenti e interessi inconfessabili. Noi invece da uno scopo molto ottimo e più migliore assai: il bene di tutti. Il bene oggettivo, non quello soggettivo degli ideologizzati. Il vero bene universale.
Stomacato, decisi di essere soggettivo e storico. Di avere un punto di vista,
una storia, un percorso, un punto di vista. Di non sfidare il Fondo Cosmico a Microonde: non mi sarei collocato dappertutto, ma nel punto preciso in cui il caso mi gettò. Decisi di stare da una parte.
Dalla parte degli uomini, in generale. Di quelli di Terza Classe, in particolare.
“Io oggettivo? …oggettivo sarà lei!”
RDV
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Oppressione maschile: quella che i maschi infliggono alle femmine.
Oppressione femminile: quella che le femmine subiscono dai maschi.

Quel che Möbius fece del suo nastro, il femminismo ha fatto della psiche occidentale.
Ovunque si creda di viaggiare, sul primo, la superficie è sempre la stessa.
Comunque si creda di pensare, nella seconda, si pensa sempre il medesimo concetto.
Grazie a Möbius
capiamo cosa sia accaduto,
sappiamo dove ci troviamo,
vediamo la nuova forma della nostra psiche.
RDV
Si definisce progressista. Di sicuro è un nemico del regresso, dei tempi bui, quando chiunque poteva venir con/dannato sulla parola. Quando non vi erano confronti, ricerca di prove, valutazione dei fatti. Quando l’interesse, il risentimento, l’odio o semplicemente i fantasmi, le turbe che agitano l’umana psiche, mandavano al patibolo il predestinato di turno, membro di quella categoria che in quel momento era l’incarnazione del male.
E’ il giudice spagnolo Francisco Serrano – già premiato da associazioni per la difesa delle maltrattate (Amuvi) e dei minori abusati (Prodeni) – curriculum inattaccabile – che scavalcando ogni paura ha parlato con estrema “contundencia” contro la Ley Orgànica de Protecciòn Integral contra la Violencia de Género, ossia contro la sola violenza oggi concepibile, quella maschile. Che passa per “loco” (pazzo) da quando ha denunciato la decisione del governo di censurare le violenze femminili e di divulgare solo quelle maschili.
Snocciola i numeri della menzogna femminista e della tragedia maschile, osando ricordare:
- che i dati sui maschi uccisi dai parenti (uomini e donne) appaiono solo negli annuari statistici ma non vengono resi di pubblico dominio e non sono accessibili alla massa. Per volontà del Governo Zapatero.
- che nessun Ente si occupa di studiare e capire l’incidenza del conflitto familiare e delle separazioni nel superiore numero dei suicidi tra gli uomini (3700, da 1000 a 2000 più delle donne).
- che i dati delle condanne vengono presentati in forma pregiudiziale e settaria per far credere che nella maggioranza dei casi alla denuncia (10.000/anno) segua la condanna, mentre ciò accade il 10% delle volte e che la violenza da “dominio machista” ha a che vedere con meno dell’1% del totale delle denunce.
- che la Ley Orgànica de Protecciòn già nel suo presupposto intende la relazione familiare come strutturalmente fondata sulla violenza maschile (giacché, ovviamente, questo significa “violencia de Género”).
- che tale carattere delle violenze è invece proprio quel che dovrebbe venir provato e dimostrato, caso per caso.
- che nella maggior parte dei casi quella che viene qualificata come violenza da “dominio machista” non è altro che semplice conflitto tra eguali nella separazione.
Non mancano altri giudici spagnoli che sostengano queste verità, peraltro note a tutti, tanto che in privato deputati del PSOE (sinistra al governo) e del PP (destra all’opposizione) gli danno ragione ma non osano parlare. E sappiamo perché. Chi parla è finito.
Ma Serrano sfida ogni tabù e – coscientemente – si espone alla pubblica gogna andando fino in fondo. Senza mezzi termini, denuncia la “dittatura del femminismo radicale”, parla di “feminazismo” e di un processo non lontano “dall’olocausto sociale”. E chiude con un fendente: “Migliaia di
uomini sono in prigione dopo una denuncia, ciò per il solo fatto di esser maschi. Quante donne stanno in galera per una falsa accusa? Nessuna.”
La reazione femminista è fulminea, cieca, brutale. Viene ordinato al Governo di punire il reo impregnato di “ideologia machista” e quindi incompatibile con il ruolo e le funzioni che la Ley Orgànica (approvata all’unanimità da Sinistra, Centro e Destra nel 2004) gli assegna: usare pochi delinquenti per condannare una massa di innocenti.
Questo è il compito cui Francisco Serrano – eroe del III Millennio – apertamente si sottrae.
¡Que le hacen santo immediatamente!
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El Mundo
Miles de hombres detenidos por denuncias falsas
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RDV
Un anonimo mi scrive per segnalarmi il fatto che, stando dalla mia parte, sono un meschino egoista e che nella questione FF/MM dovrei tener conto anche delle FF. Che do una pessimo esempio e che questo egoismo maschile è la causa della rovina del mondo. O, quantomeno, dell’Occidente.
E’ vero, non mi occupo del destino delle femmine. Due ovvii motivi: non ne sono titolato e loro non ne vogliono sapere. Hanno ragione. Non sono esseri inferiori, non hanno bisogno di tutele. Al loro destino ci pensano loro. Finalmente…
Vanno per la loro strada. Fanno le buone e vanno solo in Paradiso? Bene. Fanno le cattive e vanno dappertutto? Benissimo. Hanno il diritto di andare dove vogliono. E che vadano dove vogliono…
Inoltre non ne sono titolato. Che ne so io dell’esperienza di essere femmina? Che ne so io di quell’universo? Cosa capisco io di quell’ordine caotico? E voi cosa ne sapete? Cosa ne capite?
Dunque non ho e non abbiamo né il diritto né il dovere di occuparci di chi se la sa cavare benissimo da sola.
I cari amici di MaschilePlurale ci accusano di voler essere “universalisti”, di “oggettivizzare il mondo” e di occuparci anche delle femmine, cosa che non è affar nostro. Hanno ragione. Ascoltiamoli, una volta tanto, e smettiamola con lo sciovinismo patriarcal-misogino mascherato da cavalleria. Occupiamoci di noi e basta.
Il destino delle femmine non può riguardarci. Non deve. Deve riguardarci solo il nostro che oggi è nelle loro (amorevoli) mani. Riprendiamoci dunque il nostro destino.
La Liberata non ha bisogno di noi, perciò stiamo dalla nostra parte.
Dalla parte del male.
Del Male.
RDV
Il primo documentario in cui le leonesse andavano a caccia e i leoni sopraggiungevano a derubarle della preda (corredato dell’edificante commento femminista) l’avrò visto forse 30 anni fa.
Che i maschi (umani e preumani) siano dei parassiti è cosa nota. Ma se anche non lo fossero resta il fatto che la natura non ha ancora dato la vera spiegazione della loro esistenza. E questo è grave, perché una presenza così pesante, una simile zavorra sarebbe tollerabile solo se se ne trovasse la giustificazione darwiniana. Che invece ancora non c’è.
Perciò un articolo concernente l’origine, la funzione, la ragion d’essere dei sessi in natura (in un recente numero di Le Scienze) verte giustamente sull’interrogativo: “Perché esistono i maschi?”.
Si chiede infatti l’autore:
perché non …poter fare felicemente a meno dei maschi…
perché continuare con …la sopportazione del doppio costo dei maschi…
perché esistono …così tanti maschi apparentemente inutili…
e poi …se il maschio è così costoso …()…, perché l’evoluzione non fissa un quantità minima di maschi e il resto tutte femmine?
Certo …i maschietti possono dunque tirare un sospiro di sollievo,
… ma, se è dimostrato che se ne può fare a meno…
…perché sopportare tutti questi maschi…
In ogni caso
…lo spettro dell’inutilità dei maschi riaffiora…
Infatti non si capisce davvero come mai non trionfino quelle specie che
…non avendo il costo del maschio …potrebbero essere composte di quasi sole femmine
E poi
…per compensare il costo dei maschi…
alla specie un qualche beneficio dovrebbe pur venirne . Già, ma quale beneficio?
A questo punto i casi sono due. O la natura chiarisce definitivamente a cosa servano i maschi o provvede quanto prima alla soluzione finale del problema maschile con una bella estinzione di massa mirata all’eliminazione radicale del genere parassita in tutte le specie. O almeno in quella umana.
Dopo miliardi di anni di apprendistato, di provette, Gea deve finalmente dar prova di professionalità. Basta con le estinzioni indifferenziate, basta sparare nel mucchio.
A questo punto abbiamo il diritto di pretendere un lavoro a regola d’arte.
Basta dilettantismi.
RDV
(In corsivo citazioni da T. Pievani “Il Sesso” – Le Scienze Nov. 2009, pagg. 64-71)

