canta che ti PAS

La scena si svolge di venerdì pomeriggio,  in un autobus affollato di persone che tornano a casa dal lavoro, compreso il sottoscritto.

Salgono un uomo, una donna ed un bambino di cinque o sei anni. La donna prende il bambino da sotto le ascelle e lo issa su un improbabile posteggio tra i tubi reggimano.

Uomo: Riccardo, scendi di lì, se l’autobus frena vai a sbattere la testa sui tubi.

Donna, con aria di sufficienza: ma no, che non succede niente.

Uomo, leggermente seccato: c’è una ragione  se lì è vietato stare, o no? Scendi, forza.

Così dicendo l’uomo prende a sua volta il bambino per le ascelle  e lo depone a terra.

Donna, energicamente: ma è stanco!!

Uomo, guardando ironicamente la donna: ma dai, abbiamo camminato due metri!  E comunque non credo che gli succeda nulla a stare ancora in piedi soltanto per le due fermate che dobbiamo fare.

Bambino (che prima dell’ultima frase della donna non aveva obiettato all’azione dell’uomo): ma mi fanno male i piedi!

Uomo, contrariato, in direzione del bambino: finiamola, non voglio che rischi di farti male! Tra dieci minuti ti riposi a casa, ora stai un po’ in piedi, che non ci è mai morto nessuno.  

Il bambino comincia a frignare vistosamente. La donna lo stringe a sé consolandolo con mugolii vari.

L’uomo fa al bambino un pat-pat di incoraggiamento sulle spalle e poi guarda (provocatoriamente?) da un’altra parte, canticchiando sommessamente qualcosa.

Donna, ad alta voce e rivolta all’uomo: MA TE LA VUOI PIANTARE  DI DARE SPETTACOLO DAVANTI A TUTTI  E RISPETTARE UN POCHINO ME E TUO FIGLIO??

Ecco, queste piccole scenette di vita familiare quotidiana sono una delle tante cose che mi fanno pensare che la PAS non sia necessariamente un evento ascrivibile soltanto alle situazioni di separazione e divorzio.

Carlo Zijno

Barbara D’Urso, impossibile incazzarsi

Ieri pomeriggio, su canale 5 per alcuni minuti ho creduto di assistere  ad un evento epocale:  i Padri separati invitati al programma pomeridiano di Barbara D’Urso, con tanto di sondaggio offerto al pubblico “secondo voi i Padri separati sono una nuova emergenza sociale?”

Incredibilmente i Padri in questione hanno potuto parlare liberamente dei casi loro senza essere trascinati nel solito fango di accuse sloganistiche e paradigmi di genere vari, ed alla fine il sondaggio ha restituito l’incredibile risultato secondo il quale per il 92% di coloro che si sono espressi la risposta è si:  i Padri separati sono la nuova emergenza sociale.  Cifra impressionante, a maggior ragione che quel programma viene seguito per la maggior parte da donne.

A tale risultato credo che abbia contribuito non poco l’eccezionale bravura dei Padri presenti in studio, che nei pochi minuti a loro disposizione hanno saputo uscire dai loro tristissimi casi personali (pur partendo da quelli) per  snocciolare cifre e situazioni assolutamente incontrovertibili sulla materia divorzistica in Italia ivi compresi i noti corollari di tali vicende (false accuse, etc).

Ciononostante, a chiusura di quella sezione,  un attimo prima dell’inserto pubblicitario – in un momento insomma in cui  nessuno avrebbe potuto più replicare – Barbara si è affrettata a precisare nel giro di pochi secondi (cito a memoria, non ho rivisto i filmati) che “comunque sia il vero problema in questo campo sono piuttosto le Madri separate, lasciate a crescersi i figli da sole dai loro uomini che scappano”.

In pratica, stando alle conclusioni tratte da Barbara in quell’ultimo messaggio senza possibilità di replica,  non erano questi sfortunati Padri a stare nei guai:   bensì le loro ex (quelle, per inciso, che li hanno privati di reddito, casa, figli e trascinati in tribunale con false accuse infamanti). Oppure, seconda interpretazione (ma cumulabile con la prima):  questi Padri i loro guai alla fine se li meritano.

Ci sarebbe da incazzarsi, o no? Ebbene, io invece sono semplicemente scoppiato a ridere.

Non ci si può incazzare contro persone il cui condizionamento mentale e culturale è così profondo, così radicato, così necessitato da rendere impossibile per loro riconoscere anche la luce del sole, continuando piuttosto a voler vedere a tutti i costi gli asini volanti.

No, non ci si può incazzare, o almeno non ci riesco io. Pazienza per Barbara e pazienza per il programma. Spero, piuttosto,  che tutto questo sia servito a far aprire gli occhi ad un uomo almeno in più.  Dati i tempi, mi accontenterei veramente di uno soltanto.

polemiche da tinello e tecniche di produzione del fango

A fare questo “mestiere”, ossia il responsabile di MetroMaschile,  si entra in una dimensione schizofrenica per la quale o si ride a crepapelle, o ci si incazza come jene.

Non c’è via di scampo, né soluzione intermedia.

Cercavo infatti su internet le reazioni a questo recente interessantissimo articolo di Claudio Risè a commento del quale, tra l’altro, ero anche intervenuto, quando mi imbatto in questo modo in una intervista di tale Dr.ssa Tinelli[1] nella quale,  tra varie cose che non ci riguardano, si dice anche: “… il fondatore di Arkeon (PRESUNTA psicosetta, n.d.r)[2]   potrebbe aver elaborato la sua teoria sull’omosessualità a partire dai cosiddetti studi sul maschile di Claudio Risè, uno psicologo “di frangia” teso al recupero dell’autorità del maschio. “

Premesso che il Prof. Risè  non ha alcun bisogno di essere difeso dal sottoscritto (ci mancherebbe altro) e premesso altresì che secondo me  – se ho capito qualcosa di lui – è troppo signore per entrare in polemiche “da tinello”, credo che sia tuttavia importante fare un po’ di analisi del linguaggio utilizzato nell’intervista, perché corrisponde con precisione matematica  ad una modalità dialettica e logica che sistematicamente  riscontriamo nei nostri confronti. E che quindi dobbiamo imparare a conoscere bene.

In quel paragrafo il Prof. Risè – un cattedratico di livello internazionale, nonché opinionista di quotidiani nazionali e periodici vari -  diventa piuttosto “uno psicologo di frangia” che produce “cosiddetti studi” (suppongo che la Dottoressa si riferisca ai suoi numerosi libri, venduti in milioni di copie in tutto il mondo), studi che sarebbero “tesi al recupero dell’autorità del maschio” (…tesi casomai al recupero dell’identità, e non all’autorità del maschio: se proprio di autorità vogliamo parlare,  per quanto riguarda le opere di Risè, dovremmo casomai parlare di autorità del Padre…). 

Per concludere, senza farla troppo lunga: quando c’è di mezzo l’idea di paternità e i suoi derivati, nonché i suoi portatori, il leit –motiv è sempre lo stesso: 1) volgarizzare i concetti e 2) porre in ridicolo le persone che ne hanno a che fare.

Quante possiamo trovarne di assurdità dialettiche simili su internet e sui media? Tantissime, in quantità industriali,  in alcuni casi anche ad opera di giganti dell’informazione, non soldatini semplici di questo o quel blog, di questa o quell’associazione di provincia. 

Ricordo a questo proposito  la battaglia di “Repubblica” contro gli amici di MS, di cui mi onoro di far parte, o l’attacco frontale  de “l’Unità” al sottoscritto (sarebbe a dire la corazzata contro la barchetta, ossia una operazione crudele e ridicola: ma tutto fa brodo pur di bastonare il cane che affoga… rectius: che si rifiuta di affogare).

Imparate a fare l’analisi del linguaggio, gente, se non altro per difenderci (ma soprattutto per difendere l’Idea) da tali personaggi e da tali logiche: e, come si diceva in un vecchio indimenticabile telefilm… state attenti, là fuori!!

A presto.

Carlo Zijno

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[1] Lorita Tinelli, presidentessa del CESAP – Centro Studi Abusi Psicologici (WWW.CESAP.NET), un’associazione con sede a Noci (provincia di Bari)

 [2] Arkeon è una associazione che è stata accusata di vari tipi di reato, dall’esercizio abusivo della professione psicanalitica a forme di speculazione varia… e chi più ne ha più ne metta. Nelle indagini sul gruppo,  la Dr.ssa Tinelli ha svolto un ruolo che sembrerebbe fondamentale (utilizzo il condizionale perché conosco la vicenda solo da fonti giornalistiche e da internet). Attualmente è in corso il processo. Ai fini di quello che ci interessa nel presente articolo, tuttavia, è capitato che sul suo blog il Prof. Risè abbia postato a suo tempo un proprio intervento in cui sospendeva il giudizio sull’associazione (cosa che evidentemente non è piaciuta ma che costituisce dovere di ogni cittadino, in attesa della sentenza), ipotizzando altresì che – almeno da quello che si sapeva della “dottrina” di arkeon  – il suo capo e fondatore Vito Carlo Moccia potrebbe essersi ispirato, per alcuni aspetti,  a delle sue pubblicazioni.In effetti, una delle idee centrali del gruppo riguardava proprio l’importanza della figura del Padre ed il “recupero” di un suo ruolo attivo nel nucleo  familiare.

Tiger Woods, Elin Nordegren, nessuno al disopra degli altri

Una volta tanto invece di parlare di statistiche ed inchieste voglio darmi al gossip;  nello specifico a quel noto caso di cronaca d’oltreoceano che sta appassionando la stampa specializzata (e non) di tutto il mondo: l’”affaire” Tiger Woods versus Elin Nordegren.

Cos’è successo, tra i due, in soldoni? Tiger, multimilionario supercampione di golf pare che abbia ripetutamente e sistematicamente tradito sua moglie. La quale, ovviamente, se ne è risentita: spaccandogli la faccia con una mazza da golf (per chi non lo sapesse, le mazze da golf hanno un’anima di acciaio e quindi un gesto del genere potrebbe anche essere qualificato come tentato omicidio), poi sputtanandolo davanti a tutto il mondo fino a provocare la fuga degli sponsor, infine facendosi dare  un risarcimento di trecento milioni di dollari (in pratica la sua intera sostanza),  risarcimento che lo ha lasciato letteralmente in bolletta (infatti sembra che il campione dovrà giocoforza ripensare il suo annunciato ritiro).

Dulcis in fundo, non ancora soddisfatta di tutto ciò,  ha ottenuto che Tiger non vedesse i suoi figli per Natale (e chissà per quanto) accampando una non dimostrata instabilità mentale del campione (non dimostrata se non che dalle parole di Elin).

Questi sono i fatti, nudi e crudi.  Provate ora a sostituire il nome di Tiger Wood con il nome di un qualsiasi Padre separato,  adeguate le cifre in ballo, e vedrete che il racconto fila perfettamente. Certamente, non credo che Tiger finirà alla mensa della caritas, come il metalmeccanico della porta accanto, ma il meccanismo che ha subìto è stato il medesimo, sia come logica, sia come radicalità,  sia come inesorabilità ed immediatezza di applicazione.

C’è un insegnamento da trarre in tutto ciò: nessuno è al disopra dei meccanismi fondamentali che animano i rapporti tra i sessi in questa fase storica. Non esistono uomini di serie A, che la scampano e se la ridono, e uomini di serie B che invece subiscono.

Nessuno pensi di esserne fuori, perché ne siamo tutti dentro. 

Ricordatevelo, la prossima volta che vi scoprite a pensare “a me non accadrà mai”.

Io vi risponderei: “a te  invece è già accaduto, soltanto che non lo sai”.

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