Divampa, sul web e fuori, la polemica circa il progetto di legge di riforma dei consultori familiari portato avanti dall’attuale maggioranza consiliare del Lazio. E ne voglio parlare in questa sede perché la questione da locale e regionale quale è ora potrebbe costituire un precedente e diventare, qualora il provvedimento passasse, di livello nazionale. E quindi è importante.
In questo lavoro di analisi secondo me dobbiamo stare molto attenti: perché una volta che un determinato istituto è stato varato, vive di vita propria ed occorre considerare tutte le possibili conseguenze. Ricordiamoci che le maggioranze politiche cambiano: ciò che oggi può essere interpretato in un certo modo, domani verrà interpretato in un altro.
Ed allora è necessario spogliarsi delle interpretazioni ”in voga” o dei facili entusiasmi per andarsi a vedere le cose nel concreto ma soprattutto in prospettiva. E focalizzarci infine su quelli che sono i VERI problemi e le SOLUZIONI CONCRETE che vadano oltre le prese di posizione ideologiche.
Io questa operazione l’ho fatta e francamente questa proposta non mi piace. Parlo a titolo personale, ma sono sicuro che per gli stessi motivi non piacerà al Movimento che è invitato a leggere con attenzione.
In questa proposta, infatti:
Vedo con sospetto la esplicita volontà di “monitoraggio” della famiglia “nel suo ciclo vitale”. Come uomini e come Padri, ne abbiamo francamente abbastanza di un “Leviatano” che debba monitorare cosa facciamo e perché; oltretutto – e questa è la cosa più inquietante – non è esplicitato LO SCOPO di tale monitoraggio;
Non mi piace il riferimento al matrimonio; la famiglia può essere anche senza matrimonio. Per quanto io possa essere cattolico, comunque sia vedo che esistono tante famiglie (la maggioranza?) che non sono unite “nel sacro vincolo”, e tuttavia si tratta di Padri e di Madri (ma soprattutto di figli) che non per questo meritano di essere buttati nel cesso e che quindi vanno considerati;
Sempre da cattolico (ma soprattutto da Padre) , posso apprezzare ed apprezzo il riferimento esplicito all’embrione come membro della comunità familiare, ma conoscendo la costituzione e la relativa giurisprudenza temo che effettivamente sia incostituzionale;
Non mi piace la famiglia come “soggetto politico”. No, signori, la famiglia è quello che è sempre stata da innumerevoli secoli e così continuerà ad essere, non può quindi essere assimilata ad un concetto (quello, per l’appunto di “soggetto politico) che è mutevole nel tempo;
Non mi piace l’ingresso dei privati, ed in quel modo: facendoli diventare “istituzioni” e facendoli finanziare dalla regione a piè di lista. Chi sono questi privati che dovremmo far mangiare? E per quali servizi? Ma soprattutto… con quali metodi verranno selezionati?
Non voglio sentir parlare di enti ed istituti pubblici che debbano “trasmettere la cultura della famiglia”. Noi Uomini e Padri ne abbiamo abbastanza di sentirci insegnare “la cultura della famiglia” da chicchessia gradito dai politici di turno al potere; si cominci ad ascoltare anche il nostro punto di vista su questo argomento, poi semmai ne riparliamo;
Non mi piace l’entrata “di peso” delle autorità giurisdizionali (leggi: tribunali) che si fa in questo progetto di legge sul tema della famiglia, vista l’esperienza pregressa dei padri Separati dai figli;
Posso concordare sul fatto che debba esistere un servizio di “prevenzione all’aborto”, anche perché è previsto dalla stessa 194, ma non si parla di ascoltare il Padre del nascituro. Non dico che il Padre del nascituro debba avere un peso nella decisione finale (cosa che comunque a mio avviso sarebbe più che giusta, almeno in costanza di matrimonio), ma non si parla nemmeno di ASCOLTARE IL SUO PUNTO DI VISTA E LE SUE RAGIONI. Pollice verso quindi su questo punto;
Si istituiscono fondi regionali per il sostegno alla maternità ma non alla paternità. Il padre, al solito, è il genitore di serie B;
La proposta di legge si occupa ampiamente di questioni etiche e morali da affidare ai consultori, ma consultori non si devono occupare di questioni etiche o morale, debbono fornire servizi socio – sanitari alla famiglia: noi Uomini, Padri o non, Separati o non, ne abbiamo piene le balle di sentir parlare di questioni etiche o morali SENZA CHE SI TENGA CONTO DEL NOSTRO PUNTO DI VISTA IN MERITO;
Si parla in questo progetto di “Paternità responsabile”. Ma che vuol dire? Qualunque significato si voglia dare a questa espressione, non può e non deve essere valido senza il contributo alla discussione degli uomini e dei Padri: e, tuttavia, rimane come affermazione generica non prevedendosi alcun istituto;
Infine: è vero che il progetto è molto costoso.
Per concludere, a mio avviso i problemi che impediscono ai consultori familiari di essere veramente tali, e sui quali sarebbe invece opportuno soffermarsi, invece di portare avanti “OPE LEGIS” le solite fumisterie ideologiche, sono:
- Nei consultori non c’è uno straccio di andrologo;
- nei consultori non c’è uno straccio di consulente che possa supportare la coppia nei problemi di infertilità maschile;
- nei consultori non c’è uno straccio di psicologo che possa dare una mano ai Padri nelle loro infinite difficoltà spec. per quanto riguarda la tanto decantata “paternità responsabile”;
- nei consultori non c’è uno straccio di “mediatore familiare” che possa dare una mano nei casi in cui una coppia possa trovarsi in una situazione – reale o potenziale – di separazione (anche e soprattutto a beneficio della prole che tra i suoi interessi ha quello di poter avere un Padre, e ci siamo capiti);
- nei consultori non c’è uno straccio di esperto per le problematiche di salute fisica dei Padri, dai tumori maschili alla prevenzione delle malattie da lavoro usurante, a maggior ragione che tali impieghi sono ricoperti al 100% da Padri di famiglia.
Cari signori della politica, risolvete questi cinque punti invece di occuparvi di etica, e vedrete che i consultori avranno un nuovo slancio ed una nuova utilità effettiva in società, visto che come sono adesso servono soltanto come anticamera dell’aborto per tutte quelle donne che non si sono sentite di accollarsi “maternità responsabili”.
Questo sia detto per tutti gli esponenti del Movimento Maschile che non abbiano voglia di farsi infinocchiare.
Poi fate come volete, ci mancherebbe altro.