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	<title>Algoritmi Maschili &#187; modelli culturali</title>
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	<description>continuatore del primo &#34;MetroMaschile&#34;, il blog originario di Carlo Zijno</description>
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		<title>l&#8217;abisso</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 12:54:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ sempre così: periodicamente si riaffaccia il dibattito  sulle differenze ontologiche tra i sessi, ed ogni volta è lacerante, è davvero scrutare un abisso.
E’ lacerante perché si tratta di ammettere che nel nostro agire entrano in gioco istinti e condizionamenti strutturali molto più profondi e cogenti di quello che normalmente pensiamo.
Eppure le differenze ontologiche tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ sempre così: periodicamente si riaffaccia il <strong>dibattito  sulle differenze ontologiche tra i sessi</strong>, ed ogni volta è lacerante, è davvero scrutare un abisso.</p>
<p>E’ lacerante perché si tratta di ammettere che nel nostro agire entrano in gioco <strong>istinti e condizionamenti strutturali</strong> molto più profondi e cogenti di quello che normalmente pensiamo.</p>
<p><strong>Eppure </strong>le differenze ontologiche tra i sessi <strong>esistono</strong>. E sono tante. E sono profonde.  Tutti le abbiamo esperite, osservate, toccate con mano, principalmente coloro che come il sottoscritto abbiano avuto figli sia maschi che femmine e ne abbiano osservato lo sviluppo.</p>
<p>Esse sono addirittura misurabili attraverso studi scientifici, sebbene questi finiscano sempre per essere interpretati in senso antimaschile dalla solita vulgata prevalente. Ma questa è un’altra storia.</p>
<p>Siamo diversi, irrimediabilmente diversi, progettati in modo diverso e per scopi diversi. <strong>E questo genera un senso di separazione e solitudine,</strong> una ferita, e la ferita duole.</p>
<p>Come se ci fosse in ciò qualcosa di disumano, oppure di troppo umano, <strong>di cui avere paura</strong>.</p>
<p><strong>E’ possibile una nuova alleanza in queste condizioni?</strong>  Si, a mio avviso, se queste differenze ontologiche vengono riconosciute ed accettate, e vissute in funzione complementare. Se, in altri termini, si entra in un mondo in cui io sono quello che sono, e basta. Tu sei quello che sei, e basta. Ed entrambi sappiamo ciò, ed entrambi ci consideriamo ugualmente degni.  In pratica <strong>la fine di ogni dover essere deciso dagli umani a beneficio del dover essere dettato dall’immane (l’evoluzione? Dio? Ognuno si cerchi la sua risposta).</strong></p>
<p> Per l’appunto,  l’abisso della ragione.</p>
<p> Io però credo che sarebbe ora di esplorarlo,  questo abisso.</p>
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		<title>“Obsessed”, di Steven Shill, USA, 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 09:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[pregiudizi di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di Questione Maschile davanti ad un non – risvegliato,  l’immagine che si forma immediatamente nella testa di quest’ultimo è quella di una serie di rivendicazionismi sterili e rancorosi, ancorché ridicoli, o per meglio dire di una serie di input sostanzialmente misogini.
I più disponibili all’ascolto potranno al massimo arrivare ad ammettere –ma senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di Questione Maschile davanti ad un non – risvegliato,  l’immagine che si forma immediatamente nella testa di quest’ultimo è quella di una serie di rivendicazionismi sterili e rancorosi, ancorché ridicoli, o per meglio dire di una serie di input sostanzialmente misogini.</p>
<p>I più disponibili all’ascolto potranno al massimo arrivare ad ammettere –ma senza fare un passo oltre -  che esiste effettivamente una lunga serie di pregiudizi antimaschili ma che, comunque, i pregiudizi di genere sono sempre esistiti, sia per quanto riguarda gli uomini che le donne, ed allora che volete? </p>
<p>Questo è sicuramente vero, ma – caso raro nella storia dell’universo a parte la legislazione razziale del III Reich o del Sudafrica del’apartheid &#8211; <strong> i pregiudizi antimaschili sono suscettibili di tradursi in atti di legge e giuriprudenza. </strong></p>
<p>A questo punto vi sarà sovvenuta l’immagine dei Padri separati e le loro tragedie; anche questo è sicuramente vero, ma non sufficiente. I non risvegliati, i non iniziati,  non possono immaginare a quale profondità e di pervasività arrivino queste cose, quanto in realtà governino il nostro quotidiano.</p>
<p> <strong>A tutti questi  non posso che consigliare di vedere il film “obsessed”. </strong></p>
<p> <strong>La storia è semplice e se resistete fino in fondo senza spaccare il televisore, ne uscirete con una consapevolezza in più.</strong></p>
<p>Derek Charles   occupa un posto di responsabilità in una società finanziaria. Sposato e profondamente innamorato della propria moglie,  respinge il corteggiamento ossessivo di una collega.</p>
<p>Questa mette in atto tutta una serie di strategie non solo per conquistarlo ma piuttosto per fargli terra bruciata intorno, tentando di passare per la sua amante, fino a drogargli un drink per poterne abusare.</p>
<p>Per un po’ Derek riesce a difendersi  poi la cosa diventa ingovernabile: viene richiamato dal suo capufficio, il quale gli fa notare che la tizia in questione potrebbe denunciarlo per molestie screditando altresì l’azienda;  la moglie non crede una parola di quello che dice e lo butta fuori di casa;  la polizia inizia ad indagare sul suo comportamento  specialmente dopo che la sua ossessionata pretendente tenta il suicidio proprio nella sua camera d’albergo.</p>
<p>Derek viene precipitato, senza colpa, in una specie di girone infernale in cui  oltre a fare la vita da separato (vede il figlio ogni quindi giorni, abita in una topaia nella povertà pur essendo un alto dirigente, sul lavoro gli viene precauzionalmente tolto il portafogli clienti,  etc.) diventa immediatamente il paria della società che gli è intorno nonché cliente fisso della polizia.</p>
<p>Per ironia della sorte o dell’assurdo, la tizia in questione è decisamente psicopatica: tenta di rapirgli il figlio e di uccidergli la moglie, facendo venire allo scoperto tutto il castello di carte che aveva costruito e pertanto si passa al lieto fine con la piena riabilitazione di Derek e tutti vissero felici e contenti: ma rimane l’amaro in bocca di una grande ingiustizia subìta.</p>
<p><strong>Ecco, questo è il film che farei vedere agli scettici perché vale molto più di cento sermoni.  </strong></p>
<p>Chicca finale: ovviamente il film non è amato dalla critica.</p>
<p>Carlo Zijno</p>
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		<title>in morte di Pietro Taricone</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 15:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[fenomeni sociali]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho aspettato a lungo prima di tornare a questo blog, ed alla piattaforma MetroMaschile. Per tanti motivi, con i quali non sto a tediarvi.
E lo voglio fare commentando una recente notizia, la morte di Pietro Taricone. Non l’ho apprezzato al momento del suo “esordio” nel grande fratello, tanti anni fa: troppe manifestazioni di machismo, troppe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho aspettato a lungo prima di tornare a questo blog, ed alla piattaforma MetroMaschile. Per tanti motivi, con i quali non sto a tediarvi.</p>
<p>E lo voglio fare commentando una recente notizia, la morte di Pietro Taricone. Non l’ho apprezzato al momento del suo “esordio” nel grande fratello, tanti anni fa: troppe manifestazioni di machismo, troppe esibizioni muscolari,  troppo essere “l’uomo che non deve chiedere mai”: cose che per la mia mentalità, per il mio modo di pensare, costituiscono solo confessioni di paura e tentativi di auto – rassicurarsi sulla propria virilità.</p>
<p> L’ho apprezzato, invece, e molto, nella fase  post-grande fratello: concreto, a massimizzare gli “utili” della sua notorietà in una carriera da attore e da farmer, senza bruciarsi con le infinite apparizioni televisive nei vari talkshow-con-gettonino-incorporato  che quelli nella sua condizione (ossia quelli assurti alla fama senza avere, parliamoci chiaro, né arte e né parte)   prediligono invece massimamente.</p>
<p>Ma, più di tutti, in Pietro Taricone ho apprezzato la commossa dedizione alla sua missione di Padre e marito, al punto di perdonare i tradimenti (inutile che ci giriamo intorno, si chiamano così) di sua moglie Kasia, in un’ottica di “missione sacra” (la aspetterò, lei tornerà per il bene della famiglia) che non può che fargli onore.</p>
<p>La sua morte mi disturba profondamente e non soltanto perché si tratta della morte di un uomo che considero giusto, oltre che di un giovane (cosa sempre massimamente dolorosa),  ma anche per il modo in cui è avvenuta. Ossia praticando uno sport che,  senza giri di parola, possiamo considerare estremo. Se non è estremo “buttarsi di sotto”, almeno per noi uomini della strada, sinceramente parlando non so cosa lo sia.</p>
<p>Mi è sovvenuto un documentario di anni fa, in cui un ragazzo pur di superare d’un salto con il suo slittino a motore un burrone subìva tali lesioni alle ossa del cranio (compresi i denti, completamente persi)  da rendere obbligato l’intervento del chirurgo plastico più di una volta.</p>
<p>Ebbene,  io credo che noi tutti dobbiamo fare una riflessione su questo tipo di cose: perché il mio sospetto è che nel praticare questi  sport ci sia un anelito a dimostrare in qualche modo il proprio coraggio, e quindi la propria virilità. </p>
<p>Io vorrei dire ai giovani: non dovete dimostrare proprio un bel  niente. Non in questa società, almeno.</p>
<p>Ma è una operazione maledettamente difficile.</p>
<p>In tutto questo: ciao Pietro, ciao guerriero. I miei rispetti, i rispetti di un uomo comune.  </p>
<p>Carlo Zijno</p>
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		<title>polemiche da tinello e tecniche di produzione del fango</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 13:33:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[movimento maschile]]></category>
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		<description><![CDATA[A fare questo “mestiere”, ossia il responsabile di MetroMaschile,  si entra in una dimensione schizofrenica per la quale o si ride a crepapelle, o ci si incazza come jene.
Non c’è via di scampo, né soluzione intermedia.
Cercavo infatti su internet le reazioni a questo recente interessantissimo articolo di Claudio Risè a commento del quale, tra l’altro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A fare questo “mestiere”, ossia il responsabile di MetroMaschile,  si entra in una dimensione schizofrenica per la quale o si ride a crepapelle, o ci si incazza come jene.</p>
<p>Non c’è via di scampo, né soluzione intermedia.</p>
<p>Cercavo infatti su internet le reazioni a <a href="http://claudiorise.blogsome.com/2010/05/25/anche-i-gay-a-volte-soffrono/">questo recente interessantissimo articolo di Claudio Risè</a> a commento del quale, tra l’altro, ero anche intervenuto, quando mi imbatto in questo modo <a href="http://blog.libero.it/lorita/8606053.html">in una intervista</a> di tale Dr.ssa Tinelli<a href="http://metromaschile.it/alma/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_edn1">[1]</a> nella quale,  tra varie cose che non ci riguardano, si dice anche: “<em>… il fondatore di Arkeon (</em>PRESUNTA psicosetta, n.d.r<em>)<a href="http://metromaschile.it/alma/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_edn2"><strong>[2]</strong></a>   potrebbe aver elaborato la sua teoria sull’omosessualità a partire dai cosiddetti studi sul maschile di Claudio Risè, uno psicologo “di frangia” teso al recupero dell’autorità del maschio</em>. “</p>
<p><strong>Premesso che il Prof. Risè  non ha alcun bisogno di essere difeso dal sottoscritto</strong> (ci mancherebbe altro) e premesso altresì che secondo me  – se ho capito qualcosa di lui &#8211; è troppo signore per entrare in polemiche “da tinello”<strong>,</strong> <strong>credo che sia tuttavia importante fare un po’ di analisi del linguaggio utilizzato nell’intervista, perché corrisponde con precisione matematica  ad una modalità dialettica e logica che sistematicamente  riscontriamo nei nostri confronti. E che quindi dobbiamo imparare a conoscere bene. </strong></p>
<p>In quel paragrafo il Prof. Risè – un cattedratico di livello internazionale, nonché opinionista di quotidiani nazionali e periodici vari -  diventa piuttosto “<em>uno psicologo di frangia</em>” che produce “<em>cosiddetti studi</em>” (suppongo che la Dottoressa si riferisca ai suoi numerosi libri, venduti in milioni di copie in tutto il mondo), studi che sarebbero “<em>tesi al recupero dell’autorità del maschio</em>” (…tesi casomai al recupero dell’identità, e non all’autorità del maschio: se proprio di autorità vogliamo parlare,  per quanto riguarda le opere di Risè, dovremmo casomai parlare di autorità del Padre…). </p>
<p><strong>Per concludere, senza farla troppo lunga: quando c’è di mezzo l’idea di paternità e i suoi derivati, nonché i suoi portatori, il leit –motiv è sempre lo stesso: 1) volgarizzare i concetti e 2) porre in ridicolo le persone che ne hanno a che fare. </strong></p>
<p><strong>Quante possiamo trovarne di assurdità dialettiche simili su internet e sui media? </strong>Tantissime, in quantità industriali,  in alcuni casi anche ad opera di giganti dell’informazione, non soldatini semplici di questo o quel blog, di questa o quell’associazione di provincia. </p>
<p>Ricordo a questo proposito  la battaglia di “Repubblica” contro gli amici di MS, di cui mi onoro di far parte, o l’attacco frontale  de “l’Unità” al sottoscritto (sarebbe a dire la corazzata contro la barchetta, ossia una operazione crudele e ridicola: ma tutto fa brodo pur di bastonare il cane che affoga… rectius: che si rifiuta di affogare).</p>
<p>Imparate a fare l’analisi del linguaggio, gente, se non altro per difenderci (ma soprattutto per difendere l’Idea) da tali personaggi e da tali logiche: e, come si diceva in un vecchio indimenticabile telefilm… state attenti, là fuori!!</p>
<p>A presto.</p>
<p>Carlo Zijno</p>
<p> _______________________</p>
<p><a href="http://metromaschile.it/alma/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_ednref1">[1]</a> Lorita Tinelli, presidentessa del CESAP – Centro Studi Abusi Psicologici (<a href="http://www.cesap.net/">WWW.CESAP.NET</a>), un’associazione con sede a Noci (provincia di Bari)</p>
<p> <a href="http://metromaschile.it/alma/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_ednref2">[2]</a> Arkeon è una associazione che è stata accusata di vari tipi di reato, dall’esercizio abusivo della professione psicanalitica a forme di speculazione varia… e chi più ne ha più ne metta. Nelle indagini sul gruppo,  la Dr.ssa Tinelli ha svolto un ruolo che sembrerebbe fondamentale (utilizzo il condizionale perché conosco la vicenda solo da fonti giornalistiche e da internet). Attualmente è in corso il processo. Ai fini di quello che ci interessa nel presente articolo, tuttavia, è capitato che sul suo blog il Prof. Risè abbia postato a suo tempo un proprio intervento in cui sospendeva il giudizio sull’associazione (cosa che evidentemente non è piaciuta ma che costituisce dovere di ogni cittadino, in attesa della sentenza), ipotizzando altresì che – almeno da quello che si sapeva della “dottrina” di arkeon  &#8211; il suo capo e fondatore Vito Carlo Moccia potrebbe essersi ispirato, per alcuni aspetti,  a delle sue pubblicazioni.In effetti, una delle idee centrali del gruppo riguardava proprio l’importanza della figura del Padre ed il “recupero” di un suo ruolo attivo nel nucleo  familiare.</p>
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		<title>Chi è più stupido? Le donne, gli uomini o&#8230; qualcun altro?</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 09:47:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[pregiudizi di genere]]></category>
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		<description><![CDATA[Da sempre non faccio altro che ripetere che la Questione Maschile non è una questione di potere o di “emancipazione” bensì di cultura, di significati, di linguaggi.
Esiste un algoritmo perverso per cui la mentalità corrente produce essa stessa i presupposti per la creazione di ulteriori prese di posizione, ulteriori “verità”, spesso appoggiate a ricerche e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Da sempre non faccio altro che ripetere che la Questione Maschile non è una questione di potere o di “emancipazione” bensì di cultura, di significati, di linguaggi.</strong></p>
<p>Esiste un <strong>algoritmo perverso</strong> per cui la mentalità corrente produce essa stessa i presupposti per la creazione di ulteriori prese di posizione, ulteriori “verità”, spesso appoggiate a ricerche e studi che &#8211;  invece di essere presi per quelli che sono &#8211; vengono invece interpretati, ammantando di scientificità il luogo comune, spesso a sprezzo del ridicolo.</p>
<p>A questo proposito voglio concentrarmi su <strong>due notizie</strong>, una recente ed una un po’ vecchiotta.</p>
<p><strong>Recente.</strong> I media hanno diffuso uno studio fresco di stampa secondo il quale il funzionamento “in multitasking” del cervello è sinonimo di minore capacità di risolvere problemi:  in pratica… di minore intelligenza. </p>
<p><strong>Se però andiamo a vedere cosa è successo in passato</strong>, scopriamo che di questa storia del multitasking cerebrale  se ne parlava già dal 2007,  ma come fenomeno tipicamente femminile:  ed era stato infatti interpretato come elemento che dimostrava senza dubbio… l’inferiorità del cervello maschile, miseramente “monotasking”. </p>
<p>Insomma sulla prima ricerca, quella del 2007,  si era innestata una robusta dose di paradigma di genere che però viene posto in clamoroso ridicolo con il successivo studio  perché &#8211; a questo punto &#8211;  <strong>a voler prendere per buoni entrambi i risultati in combinato disposto</strong>, <strong>cosa che volendo potrei anche fare,</strong>  dovremmo dedurne che le donne…<span style="text-decoration: underline"> sarebbero mentalmente inferiori agli uomini! </span></p>
<p><strong>Ed invece io dico no!!  Io non credo affatto che le donne siano più “stupide” degli uomini, casomai ad essere stupida è questa ricerca,</strong> che ci dimostra l’esistenza dell’acqua calda: ossia che a concentrarsi su un problema alla volta, su una situazione alla volta, si è più performanti che a distribuire l’energia su più fronti,  cosa che già sapevamo dalle scuole elementari. </p>
<p><strong>Con questi presupposti, non crediamo che sarebbe ora di smettere di “piegare” gli studi scientifici ai paradigmi di genere? </strong></p>
<p><strong>Naturalmente non accadrà</strong>,  perché tutto si può distruggere tranne questo tipo di pregiudizio: ci si è affrettati, infatti, a specificare che il multitasking del cervello femminile altro non è che un condizionamento culturale, indotto dal fatto che le donne devono fare tutto, etc. e quindi si è ripiegati dalla superiorità “strutturale” della versione 2007  alla solita forma di superiorità “morale” buona per tutte le stagioni. </p>
<p><strong>Il paradigma di genere è la cosa più indistruttibile che esista, è più resistente del titanio o del granito. </strong></p>
<p><strong>Notizia vecchiotta.</strong> <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_maggio_02/orientamento-uomini-donne_755e9304-55e5-11df-a855-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Guardate quest’altro esempio</a>. Ma guardatelo badando bene al linguaggio utilizzato.  Sintetizzando i risultati per chi non vuole andare a leggersi il link:  mentre gli uomini sarebbero in grado di “trovare l’orientamento” più facilmente, le donne sarebbero invece più brave a ricordare una strada già percorsa.</p>
<p><strong>Naturalmente l’articolista ne fa una questione di superiorità femminile  senza il minimo sospetto di rendersi ridicolo;</strong>  infatti non si capisce perché ricordare una strada a memoria sia meglio che saperla trovare, anzi:  una volta, per quelli che sapevano solo percorrere strade a memoria esisteva l’espressione “fare la strada del somaro”,  perché di atteggiamento da somaro effettivamente  trattasi.</p>
<p><strong>Quindi io, da questo studio, potrei benissimo argomentare<span style="text-decoration: underline"> un elemento di superiorità maschile:</span></strong> cosa però che non  voglio fare e non farò,   e non soltanto per il mio rifiuto “ideologico” dei paradigmi di genere, ma per un motivo quanto mai banale: ossia che, per muoversi correttamente nel territorio servono entrambe le funzioni,  quella di saper trovare le strade e quella di saperle ricordare, e questo lo capisce anche un bambino (ma non il giornalista in questione).</p>
<p>Non fidatevi degli studi scientifici, o fatelo soltanto dopo averli letti di persona, traendone VOI le VOSTRE conclusioni.</p>
<p><strong>E ricordate:  gli uomini non sono più stupidi delle donne, le donne non sono più stupide degli uomini, ma i giornalisti sono più stupidi di entrambi.</strong></p>
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		<title>I Padri, le Madri, i tempi della famiglia</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 09:12:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Torno a pubblicare articoli dopo un periodo tremendo di cui vi faccio grazia, e lo faccio commentando una curiosa notizia di un paio di giorni fa:  a Cassano d’Adda  un Padre è stato licenziato in quanto, per portare il figlio a scuola,  si era presentato in ritardo sul posto di lavoro.
Esprimo innanzitutto la mia solidarietà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left">Torno a pubblicare articoli dopo un periodo tremendo di cui vi faccio grazia, e lo faccio commentando una curiosa notizia di un paio di giorni fa:  a Cassano d’Adda  un Padre è stato licenziato in quanto, per portare il figlio a scuola,  si era presentato in ritardo sul posto di lavoro.</p>
<p>Esprimo innanzitutto la mia solidarietà al padre in questione, ed invito tutti a fare altrettanto: ma non è l’aspetto umano della vicenda che voglio sottolineare in questa sede, quanto piuttosto l’aspetto politico.</p>
<p><strong>Si, perché a mio avviso questa vicenda è la dimostrazione più lampante del fatto che i tempi della famiglia sono assolutamente differenti tra Padri e Madri.</strong></p>
<p>Ho sempre sostenuto che un padre non ha alcun bisogno di un “congedo di paternità” (fattispecie pochissimo utilizzata, non a caso), quanto piuttosto di un nuovo istituto, da immaginare, per il quale si possa, finché dura la fase scolare ed infantile del figlio, poter usufruire di un maggiore flessibilità di orario e di una capacità di movimento aggiuntiva.</p>
<p>Non ha senso, infatti, sovrapporsi pedissequamente alla Madre nei tempi e nelle funzioni, salvo che nell’ipotesi di sostituirla: ipotesi che, tuttavia, non credo trovi l’approvazione delle Madri stesse, malgrado le strombazzate pretese di intercambiabilità dei ruoli.</p>
<p>Carlo Zijno</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Parigi, Francia, 2010, paradiso del maschilismo.  Della serie: il paradigma di genere non conosce frontiere.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 13:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parigi, Francia, febbraio 2010.  
Leggo la stampa, vedo le televisioni.  Si tratta di pochi giorni di permanenza, almeno pochi giorni se pensiamo a quanto ci vorrebbe per conoscere un popolo ed una città, ma pochi giorni durante i quali  – paradossalmente – proprio perché mi trovo in una realtà a me completamente  estranea e per un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Parigi, Francia, febbraio 2010.</strong>  </p>
<p><strong>Leggo la stampa, vedo le televisioni. </strong> Si tratta di pochi giorni di permanenza, almeno pochi giorni se pensiamo a quanto ci vorrebbe per conoscere un popolo ed una città, ma pochi giorni durante i quali  – paradossalmente – proprio perché mi trovo in una realtà a me completamente  estranea e per un periodo limitato,  alcune poche cose che noto non possono che stamparsi con fedeltà fotografica nella mia mente. </p>
<p>Il dibattito della stampa è completamente monopolizzato  dal recente provvedimento del divieto di burka. Non è possibile accendere una televisione o aprire un giornale senza poter leggere del solito pistolotto riguardo il terribile “vulnus” inferto alla libertà della donna.   <strong>Quanto sono libere, le donne francesi? Poco, pochissimo, è la risposta.  </strong> Ed il problema sono gli uomini che non mollano, come ci dimostra questo provvedimento voluto da “Le petit Sarkò”, come viene chiamato abitualmente, che non a caso è un uomo e per giunta maschilista, in quanto di destra ed in quanto ha lasciato sua moglie che lo aveva aiutato tanto,  anzi, che era un elemento fondamentale della sua ascesa (tutto merito suo se sarkò è Presidente) per sposare quel bel soprammobile di Carlà.  Con la quale, sembra, non ci va nemmeno d’accordo.  Che maschilista.</p>
<p>Ed infatti non a caso adesso pretenderebbe di calpestare ulteriormente la dignità della donna impedendole nientepopodimeno che di esprimere i priori sentimenti religiosi e la sua identità.</p>
<p><strong>Insomma, scendendo da Marte  come il sottoscritto, sembrerebbe questo il problema della Francia moderna. </strong></p>
<p>Tale punto di vista è confortato da una intervista alla ministra  Simone Veil, la quale  ci ricorda autorevolmente che il cammino delle donne è ancora lungo. La solerte intervistatrice, autorevolmente,  le chiede se per fare l’autorevole ministra abbia dovuto chiedere il permesso a suo marito. La ministra ci conforta rispondendo che no, l’ha solo avvertito (e vorrei vedere, aggiungo io).  L’autorevole intervistatrice tira un sospiro di sollievo, noi pure.  Ma c’è ancora molto da fare. La Francia è il paradiso dei maschilisti.</p>
<p>Giro per le strade, parlo con la gente, alla ricerca di tutte queste donne che chiedono il permesso ai mariti per fare la loro vita. </p>
<p>I negozi alla moda sono pieni di signore che spendono e spandono, le orgogliose Marianne locali non mi risulta che girino accompagnate dai loro occhiuti compagni nello svolgimento di questa primaria funzione. I mezzi di trasporto sono pieni di donne che raggiungono i loro uffici di qualsiasi ordine e grado,  uffici delle quali sono strapieni,  svolgendo autorevolmente le loro funzioni.</p>
<p><strong>Colto da improvvisa ispirazione, vado in Banlieu</strong>, dove sembra che il provvedimento governativo abbia destato scandalo e stracciamento di vesti a non finire, con roboanti proclami di rivolta.    </p>
<p>Nella folla multicolore e multietnica non si vede un burka, ma nemmeno uno chador, ma nemmeno un veletto piccolo piccolo, anzi: le marianne locali hanno esattamente lo stesso aspetto, (oggi diremmo: look), le stesse movenze, gli stessi discorsi delle loro “colleghe” dei quartieri bene, salvo gli elementi legati strettamente ai tratti somatici o al colore della pelle da cui si intuisce un qualche ascendente straniero.  Ma per il resto, tali e quali.</p>
<p><strong>Al mio ritorno su Marte, ecco le conclusioni del mio rapporto dalla terra: cari amici marziani,  i terrestri soffrono di schizofrenia conclamata, specialmente i terrestri della variante francese. Probabilmente quasi quanto quelli della variante italiana.</strong></p>
<p><strong>C.Z.</strong></p>
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		<title>quote rosa in pornografia, ossia come rendersi ridicoli oltre il limite dell&#8217;umano. Tinto Brass è avvertito&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 10:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; di questi giorni che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l&#8217;equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.

Tali film,  etichettati come &#8220;porno &#8211; femministi&#8221;  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti &#8217;sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto &#8211; riprendono nell&#8217;atto di masturbarsi. Nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_12.jpg"></a>E&#8217; di questi giorni</strong> che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l&#8217;equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_122.jpg"></a><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_121.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify">Tali film,  etichettati come <strong>&#8220;porno &#8211; femministi&#8221;</strong>  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti &#8217;sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto &#8211; riprendono nell&#8217;atto di masturbarsi. Nelle intenzioni dei finanziatori e della realizzatrice dovrebbero costituire una alternativa al &#8220;porno tradizionale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quale sia la differenza con il porno tradizionale non è dato di saperlo</strong>, perché comunque la rete è strapiena di &#8220;pornografia tradizionale&#8221; in cui  donne di ogni ordine e grado si manipolano allegramente: allora, dov&#8217;è la differenza?</p>
<p style="text-align: justify">Tale domanda, ad esempio,  se la pone autorevolmente anche <strong>Beatrice Fredriksson,</strong> la quale afferma sul suo <a href="http://antifeministen.blogspot.com/" target="_blank">celebre blog antifemminista </a> che  <em>“Sostenere che le ragazze che hanno sesso con ragazze e guardare donne masturbarsi è in qualche modo una buona alternativa al porno mainstream è un concetto del tutto estraneo a me, e a molte altre donne&#8221;. </em>Conclude poi l&#8217;affondo, con disinibizione scandinava e linguaggio politicamente scorretto che vogliamo riportare: &#8220;<em>A mio parere, uno dei motivi principali della mancanza di attrattiva per le donne è invece proprio che il mercato ‘regolare’ dei film porno spesso presenta una grande quantità di sesso tra donne</em>.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Probabilmente la chiave del mistero sta nel fatto, semplicemente,  che la &#8220;regista&#8221; è donna ed ha autonomamente definito essa stessa che il suo tipo di pornografia</strong> (anche se fotocopia di quella tradizionale) <strong>è politicamente corretta.</strong></p>
<p style="text-align: justify">In questo ritorna il vecchio, trito e ritrito tema (ma non se ne parla mai abbastanza) del diritto &#8211; che le donne hanno e gli uomini non hanno &#8211; di autonarrarsi ed autodefinirsi senza possibilità di replica: allo stesso modo in cui <strong>Beatrice Fredriksson può permettersi di dire quello che dice,  e che non direbbe se fosse un uomo.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Ma in questa faccenda ritorna anche, secondo me, un altro tema importante,  ossia quello della <strong>cecità -  anche di fronte al ridicolo più marchiano &#8211; che affligge questa nostra società quando si parla di questioni di genere, </strong>cecità che non è certo prerogativa esclusiva del popolo svedese.</p>
<p style="text-align: justify">Statene certi infatti che da qui a poco si parlerà di questa idiozia anche in terre italiota, <strong>e vedrete se non ci sarà qualche propostina del genere in salsa all&#8217;amatriciana da parte di una certa &#8220;cultura&#8221;</strong> che già da tempo lancia i suoi strali contro &#8220;l&#8217;uso del corpo della donna&#8221; da parte della cinematografia porno/erotica,  quasi come se i vari  Tinto Brass  &amp; company puntassero la pistola alla tempia delle avvenenti ragazze &#8211; pronte allo smutandamento totale pur di &#8220;sfondare&#8221; &#8211; che fanno la coda davanti ai loro uffici.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Staremo a vedere. Per il momento, zio Tinto si ritenga avvertito&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify">Carlo Zijno</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Crying girl</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 09:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[narrazione femminista]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ stato pubblicato in Giappone – ma presto anche in Italia  – un DVD dal titolo “Crying girl”, letteralmente “ragazza che piange”: una raccolta per l’appunto di ragazze in lacrime che raccontano disperate le loro tragiche storie.
Il DVD sta andando a ruba, e su questo fenomeno si sta costruendo alacremente un robusto pregiudizio antimaschile:  lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E’ stato pubblicato in Giappone</strong> – ma presto anche in Italia  – un DVD dal titolo “Crying girl”, letteralmente “<strong>ragazza che piange</strong>”: una raccolta per l’appunto di ragazze in lacrime che raccontano disperate le loro tragiche storie.</p>
<p>Il DVD sta andando a ruba, e <strong>su questo fenomeno si sta costruendo alacremente un robusto pregiudizio antimaschile:</strong>  lo si sta facendo in maniera così smaccata da essere incredibile che nessuno, all’ordine dei giornalisti  protesti di una virgola per l’anti – professionalità con cui ciò sta avvenendo.</p>
<p><strong>L’esempio più clamoroso è quello di un articolo a firma Katia Riccardi,</strong> su “Repubblica”.</p>
<p>In questo articolo la Riccardi dopo aver esposto di cosa trattasi, ci riferisce che la grande maggioranza degli acquirenti sono uomini.  <strong>E qui c’è la prima affermazione sospetta</strong>, perché in genere le case produttrici non hanno alcuna contezza del sesso degli acquirenti dei loro prodotti, al massimo possono avere delle idee presuntive istillate dai soliti guru del marketing, ma nessuna certezza: un caso diverso potrebbe essere quello dei negozianti o dei distributori,  ma ci addentriamo comunque in un mondo di stime inferenziali, non di rilevazioni.</p>
<p>Un dato del genere potrebbe essere inoltre ricavato dai dati delle carte di credito, ma sarebbe comunque una rilevazione imperfetta perché è notorio che non necessariamente i dati riportati sulla carta di credito sono corrispondenti a quelli di colui che materialmente opera l’acquisto: e senza contare che difficilmente si potrebbe fare una rilevazione del genere, perché da quelle parti  le normative sulla privacy  sono di gran lunga più pervasive che da noi.  <strong>Ciononostante, si parte dal partito preso (sottolineo: partito preso) che gli acquirenti debbano essere in stragrande maggioranza uomini.</strong></p>
<p>Ma andiamo avanti.</p>
<p>La Riccardi ci riferisce poi che su un forum dedicato al film <strong>ALCUNI </strong>uomini dichiarano che vedere tale film aumenta la loro autostima, mentre sempre su un forum (lo stesso? Un altro? La Riccardi non ce lo dice) <strong>ALCUNI</strong> uomini dichiarano che ciò è legato alla loro “capacità di conquista”, seriamente compromessa, e che le lacrime femminili li aiutino a superare questa impasse.</p>
<p><strong>Da tutto ciò la Riccardi ne deduce che il film è finalizzato alla ripresa dell’autostima maschile in funzione della “conquista”.</strong>  Insomma, <strong>traducendo in italiano corrente</strong>,  gli uomini si sentono più forti quando assistono alle disgrazie femminili (cito testualmente: La forza del maschio aumenta di fronte alle lacrime delle femmine).  La Riccardi non ci usa nemmeno la cortesia (che poi sarebbe deontologia professionale) di usare un condizionale (chissà se lo conosce).</p>
<p><strong>Per dimostrare quanto sia incredibilmente viziato il ragionamento,  immaginiamo se io dicessi che: </strong></p>
<ol>
<li>“risulta” (ma dove? Come? Perché? Non lo dico) che i maggiori consumatori di ciambelle al miele siano uomini;</li>
<li>che <strong>alcuni </strong>di loro in un forum  dedicato – che ne so – alla pasticceria abbiano dichiarato che aumenta la loro serenità nell’iniziare la giornata;</li>
<li>che <strong>alcuni</strong> di loro in un forum (lo stesso? Un altro?) abbiano dichiarato che iniziare serenamente la giornata li aiuti a lavorare meglio;</li>
<li>che da tutto ciò se ne deduce che gli uomini siano “per elezione”, per loro “natura” consumatori di ciambelle al miele in quanto  gli sono indispensabili ai fini della produttività sul lavoro. No ciambella, no lavoro.</li>
</ol>
<p><strong>Qualsiasi persona che abbia studiato o praticato un po’ di marketing  si sganascerebbe dalle risate a leggere una roba del genere;</strong>  così come qualsiasi capo redattore tirerebbe dietro un siffatto articolo al malcapitato collaboratore che avesse osato mettere nero su bianco tali corbellerie.   <strong>Ma trattandosi di questioni al maschile, ciò non succede affatto: anzi,  il concetto viene rilanciato di testata in testata, di blog in blog, fino a diventare articolo di fede. </strong></p>
<p>E, si badi bene,  tirando in ballo le ciambelle al miele ho fatto l’esempio più banale che mi potesse passare per la testa, ma <strong>proviamo a sostituire, nel testo della Riccardi, la parola “uomini” con la parola “negri” o “ebrei”</strong> (esercizio che ogni tanto ho fatto): ne vene fuori qualcosa di assolutamente atroce.</p>
<p><strong>Perché questo articolo <span style="text-decoration: underline">è</span> atroce. </strong></p>
<p><strong>La Riccardi</strong><strong>, infine,  tanto per aumentare l’inquietudine del pubblico </strong> (non guasta mai, quando ci sono di mezzo le malefatte maschili), conclude l’articolo mettendoci in guardia per l’imminente uscita del film in Italia (“non è prevedibile cosa potrà accadere da noi”,  cito ancora testualmente).</p>
<p><strong>Si tranquillizzi, signora Riccardi,</strong> tanto sappiamo benissimo cosa succederà: semplicemente, l’ennesima ondata di criminalizzazione antimaschile.  Nulla di nuovo.  </p>
<p><strong>Colgo infine l’occasione per esprimere la mia solidarietà alle ragazze in questione: solidarietà non solo per le loro disgrazie, ma anche per la speculazione commerciale e per la volgare manipolazione ideologica di cui sono oggetto. </strong></p>
<p>Carlo Zijno</p>
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