Nei giorni appena trascorsi ha tenuto banco sui media il caso di Sakineh, la donna condannata in Iran alla lapidazione per adulterio e altri motivi più o meno “morali”, sulla base della Shaaria.

Il caso è stato seguito fin oltre la sua (temporanea) soluzione, se è vero come è vero che ancora ieri sul sito di “Repubblica” appariva un articolo emblematicamente intitolato “quante Sakineh ci sono nel mondo?”  

Orbene, devo dire che ho condiviso questa campagna: sono strutturalmente contrario alla pena di morte, per qualsivoglia motivo,  mi ripugna l’idea che qualcuno possa essere condannato a qualcosa per mera sanzione morale o religiosa, mi fa orrore la crudeltà della lapidazione.

Allora tutto bene? Niente affatto.

Soltanto in Iran, nel corso del 2009 stati giustiziate 409 persone sempre sulla base della shaharia ed i siti specializzati ci riferiscono che ben poche di queste esecuzione sono avvenute in conseguenza a crimini comuni (omicidi, etc) ma perlopiù con motivazioni di tipo politico o religioso.   E senza contare le “pene minori” come ad esempio amputazioni e frustate.

Ho cercato su internet i dati sulla ripartizione per genere di questi veri e propri crimini contro l’umanità ma non le ho trovate, sebbene le foto ed i resoconti di dettaglio in cui mi sono imbattuto fossero riferiti soltanto a maschi.

Devo quindi presumere che la totalità o comunque la stragrande maggioranza di questi crimini di stato abbiano avuto come vittime dei maschi: e la stessa mancanza di dati su questo aspetto è già di per sé indicativa.

Orbene, qualcuno ha speso una parola per qualcuno di questi poveretti? Fosse anche per uno soltanto di loro?

La risposta è: nessuno, a parte le associazioni umanitarie che però lavorano sui grandi numeri, su situazioni aggregate.

A questo punto di cosa stiamo parlando, di cosa dovremmo parlare? Di maschicidio dimenticato?

Riflettiamoci.

Carlo Zijno