benaltro che te

Ho letto con estremo interesse il pezzo di Rino sulla definizione di Questione Maschile e di come si stia cercando di mutarne il significato originario: con il paradossale risultato che  – cito testualmente, è troppo bello - “La QF si occupa della violenza che le donne subiscono dagli uomini. La QM si occuperà della violenza che gli uomini infliggono alle donne“.

In questa costatazione dell’amico Rino c’è il vecchio punto dell’esproprio ai danni del maschile della facoltà di auto-narrazione, ampiamente dibattuto ed analizzato in seno al MoMas e che Rino ci ha restituito in quella forma tanto sintetica quanto fulminante (rara capacità dialettica).

Ma, a mio avviso, in questa aggressione linguistica c’è anche un altro aspetto che è tipico di del femminismo, un suo corollario imprescindibile e che è penetrato profondamente nella cultura corrente: il BENALTRISMO, in tutte le sue accezioni.  Ossia che, quando si parla di uomini, nel senso di aspirazioni maschili, necessità maschili, idee maschili,  il problema è sempre ALTRO, le cose da fare sono sempre ALTRE.

I Padri separati soffrono? Si, poverini, ma il problema fondamentale di separazione e divorzio non sono loro, ma le madri che devono crescersi i figli da sole (come ci ha sottolineato l’ottima Barbara d’Urso dopo aver intervistato l’avvocato Vincelli). Il problema è quindi ALTRO rispetto a loro. Oltretutto le loro sofferenze se le sono meritate, ed anche qui quindi il problema è ALTRO rispetto alle loro sofferenze.

Una moglie lascia il marito? E’ stata costretta (la causa è ALTRA che non la donna).

Uno psicopatico ubriacone violenta una signora? Il problema non è lo psicopatico ubriacone, il problema è ALTRO, sono i maschi in generale.

Un signore legittimamente si incazza perché quelli della British Airways  gli fanno cambiare posto, in ossequio ad un regolamento interno della compagnia i maschi adulti non possono sedere accanto ai bimbi perché potrebbero molestare questi ultimi?  Il problema però non è che il signore in questione venga sospettato “di default” e ciò sia profondamente ingiusto, il problema è ALTRO (la tendenza dei maschi ad abusare e molestare).

Questo è  BENALTRISMO antimaschile.

Il BENALTRISMO entra ormai anche nei rapporti spiccioli tra uomo  e donna, e sempre in un’unica direzione: e qui nessuno creda di potersi tirare fuori dal mazzo, per favore, perché chiunque abbia avuto nella vita una relazione che sia durata più di dieci minuti sa quello che dico.

Quando un uomo non viene realmente vissuto dalla sua compagna per quello che è  (non dico amato, ma perlomeno vissuto, diamine), c’è sempre BENALTRO che incombe.

Fai un certo tipo di lavoro: ma ci sarebbe BENALTRO da fare.  Tu, metalmeccanico, non sei certo all’altezza del cognato del cugino che invece ha studiato ed è diventato notaro. Tu, notaro, non sei certo all’altezza del fratello del cognato che invece è palazzinaro. Tu, palazzinaro, non sei certo all’altezza dello zio del fratello che avrà pure le pezze al culo ma scrive le poesie!!

E così il cerchio si chiude. E qui la fantasia femminile può raggiungere livelli galattici.

Ma c’è anche una variante ancora più subdola: in cui saresti proprio tu a voler fare BENALTRO rispetto a quello che fai, ma non puoi fare BENALTRO perché….  hai BENALTRO da fare che non stare a fantasticare di fare BENALTRO!!  Esempio: tuo cugino di terzo grado ha bisogno di un socio per rilevare quella pizzeria di Piazza Navona che il solito ente inutile gli sta privatizzando per quattro soldi e tu ci stai facendo un pensierino? Ma che sei matto, lasciare il posto alle poste? Ma tu ha BENALTRE responsabilità, devi dare certezze alla tua compagna, atro che fantasticare di pizzerie a Piazza Navona!! E poi che sarebbe questa storia dell’azienda familiare? Con il rischio che io, sacra regina,  mi ritrovo a servire pizze alle tue dipendenze mentre ho BENALTRO da fare nella vita? E, comunque… tu hai BENALTRE potenzialità che non fare il pizzaiolo.

Ho buttato giù un paio di situazioni estreme, tanto per divertirmi,  ma alzi la mano colui – tra quelli, lo ripeto, che abbiano avuto storie più lunghe di dieci minuti –  che non si sia sentito rintronare in testa  questa espressione, nelle sue più immaginifiche varianti, anche nelle più piccole situazioni di vita di coppia.  Gli esempi possibili sono infiniti.

E questo deriva dalla MALA EDUCAZIONE che una certa cultura ha dato alle nostre donne ma soprattutto ai nostri uomini, ossia quella sottile mancanza di rispetto per la natura e per le aspirazioni del maschio, per i suoi pensieri, o progetti, o emozioni, direi per il suo essere in quanto tale, anche nelle sue varianti più innocue o più belle, e di cui il BENALTRO è il sintomo più evidente.

Ecco, anche questa è Questione Maschile.  E NESSUNO SI TIRI FUORI DAL MAZZO.

 Carlo Zijno

canta che ti PAS

La scena si svolge di venerdì pomeriggio,  in un autobus affollato di persone che tornano a casa dal lavoro, compreso il sottoscritto.

Salgono un uomo, una donna ed un bambino di cinque o sei anni. La donna prende il bambino da sotto le ascelle e lo issa su un improbabile posteggio tra i tubi reggimano.

Uomo: Riccardo, scendi di lì, se l’autobus frena vai a sbattere la testa sui tubi.

Donna, con aria di sufficienza: ma no, che non succede niente.

Uomo, leggermente seccato: c’è una ragione  se lì è vietato stare, o no? Scendi, forza.

Così dicendo l’uomo prende a sua volta il bambino per le ascelle  e lo depone a terra.

Donna, energicamente: ma è stanco!!

Uomo, guardando ironicamente la donna: ma dai, abbiamo camminato due metri!  E comunque non credo che gli succeda nulla a stare ancora in piedi soltanto per le due fermate che dobbiamo fare.

Bambino (che prima dell’ultima frase della donna non aveva obiettato all’azione dell’uomo): ma mi fanno male i piedi!

Uomo, contrariato, in direzione del bambino: finiamola, non voglio che rischi di farti male! Tra dieci minuti ti riposi a casa, ora stai un po’ in piedi, che non ci è mai morto nessuno.  

Il bambino comincia a frignare vistosamente. La donna lo stringe a sé consolandolo con mugolii vari.

L’uomo fa al bambino un pat-pat di incoraggiamento sulle spalle e poi guarda (provocatoriamente?) da un’altra parte, canticchiando sommessamente qualcosa.

Donna, ad alta voce e rivolta all’uomo: MA TE LA VUOI PIANTARE  DI DARE SPETTACOLO DAVANTI A TUTTI  E RISPETTARE UN POCHINO ME E TUO FIGLIO??

Ecco, queste piccole scenette di vita familiare quotidiana sono una delle tante cose che mi fanno pensare che la PAS non sia necessariamente un evento ascrivibile soltanto alle situazioni di separazione e divorzio.

Carlo Zijno

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