Mesi addietro, nel forum, si era sviluppato un 3D sul tema “avvertenze per il matrimonio”. In svariati si erano cimentati sul tema, ma il risultato migliore lo aveva ottenuto un iscritto che, pur non essendo un giurista di professione – almeno così dice – aveva comunque elaborato il file migliore per chiarezza e completezza.
Tale file è rimasto per un po’ di tempo in evidenza sul forum, per poi essere dato in pasto ad MMTRIBE. Ebbene, in tutti questi passaggi non è cambiato di granché, tranne piccoli aggiustamenti, segno evidente che ciò che veniva detto in quella sede, era difficilmente oggetto di smentite.
In questa pausa agostana, che tanto pausa non è, ve lo propongo ancora una volta per poi inserirlo, a partire da settembre, nei documenti ufficiali di MetroMaschile.
Ovviamente il file non ha alcuna pretesa di esaustività, visto che per esaurire l’argomento ci vorrebbe un intero trattato, ma almeno può costituire una base per l’orientamento dei giovani, che costituisce senza dubbio uno degli obiettivi di questa piattaforma.
Buona lettura.
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Con la riforma del diritto di famiglia del 1975 la condizione della donna è radicalmente mutata, anche quella dell’uomo …sicuramente in peggio: è stata abolita la figura del capofamiglia (che rimane solo ai fini anagrafici) e la donna e l’uomo hanno pari diritti e doveri (L. 151/1975).
Una volta che avrete dei figli capirete subito chi e’ il Capo Famiglia, data la ricattabilità a cui è esposta la parte maschile a causa della legislazione e dalla prassi in materia di separazione, divorzio ed affido e malgrado la legge sull’affido condiviso (la cui interpretazione giurisprudenziale va in senso restrittivo nei nostri confronti).
La famiglia è uno dei luoghi in cui è più difficile far valere i propri diritti per i legami affettivi tra le persone: è importante capire che vanno rispettati ma è altresì importante capire che non vanno confusi gli affetti con i diritti, anche in previsione di futuri possibili disaccordi, anche di natura radicale (art. 143 C.C.).
Ogni decisione che riguardi la coppia e i figli va ad esempio presa di comune accordo senza prevaricazioni (dove abitare, come educare i figli, ecc.).
Con il matrimonio i coniugi hanno reciprocamente diritto ad essere mantenuti, se non hanno propri mezzi di sostentamento ad essere assistiti. Hanno inoltre diritti ereditari.
Non si può:
- costringere la moglie a vivere nella residenza scelta solo dal marito, costringere il marito a vivere nella residenza scelta solo dalla moglie: i coniugi, infatti, devono fissare la residenza della famiglia tenendo conto delle esigenze di entrambi;
- escluderVi dalle decisioni relative ai figli;
- privarla dei mezzi di sostentamento;
- escluderla dalle decisioni relative ai figli;
- obbligarla a lavorare;
- escluderla dalla gestione anche solo economica della famiglia, anche se le uniche entrate sono le tue;
- denunciare la moglie (o il marito) per infedeltà.
In conseguenza di quanto scritto sopra, NON Puoi:
imporre il tuo parere in tutte le decisioni che riguardano la famiglia, l’educazione dei figli, la tua stessa vita: la legge prevede piena parità tra i coniugi. Oggi infatti, a differenza di un tempo quando la potestà sui figli era esercitata solo dal padre, essa è esercitata di comune accordo da entrambi i coniugi. Tale perfetta equivalenza dei punti di vista dei coniugi, con la conseguente necessità di accordo paritario in tutte le decisioni che riguardino la famiglia, sebbene giusta in linea di principio morale, comporta che – data la ricattabilità sostanziale di cui sopra – avrai moltissime probabilità che dovrai subire le decisioni di tua moglie.
Dal principio che ognuno dei coniugi deve contribuire al mantenimento della famiglia ne discende che se tua moglie e’ casalinga si considera che partecipi alla produzione del reddito attraverso il suo lavoro familiare (art. 143 C.C.). Nel caso di separazione o divorzio tuttavia conterà solo la tua capacità di produrre reddito, senza che lei debba più nulla alla tua persona. In altri termini, dovrai mantenerla potenzialmente a vita malgrado la tua ex sia perfettamente in grado di lavorare.
In caso di profondi dissensi con tua moglie sia sulla scelta della residenza familiare che sull’educazione dei figli, puoi comunque rivolgerti al Giudice (art. 145 C.C.). Sappi tuttavia che tale gesto comporterà che la ricattabilità sostanziale, potenziale, di cui abbiamo parlato più sopra, scatenerà tutti i suoi effetti e pertanto perderai la moglie, i figli, la casa parte del tuo stipendio perché la lite in tribunale si risolverà in una separazione.
A seguito di una eventuale separazione, vedrai i figli un pomeriggio a settimana ed a week-end alternati, se non riesci a far applicare la legge 54/2006, legge che dovresti studiare anche nelle sue applicazioni presso il tribunale della tua città, in modo da capire a cosa vai incontro nel caso di separazione.
Al momento del matrimonio puoi scegliere fra due possibilità di gestire i beni della famiglia: la comunione o la separazione di beni. Questa scelta è importantissima ed è opportuno, prima di sposarsi, considerare attentamente il regime patrimoniale da scegliere.
Con la comunione dei beni (art. 177 C.C.), i beni acquisiti durante il matrimonio, ad esclusione di quelli personali, dei beni posseduti prima del matrimonio, delle donazioni o delle eredità ricevute, diventano di proprietà comune e possono essere amministrati da entrambi. Anche i risparmi ed i debiti sono comuni.
Con la separazione di beni (art. 215 C.C.) ogni coniuge rimane proprietario dei propri beni e contribuisce in modo proporzionale alle proprie sostanze alle necessità della famiglia.
La separazione dei beni è consigliabile in tutti i casi. Nonostante si sia scelto il regime di separazione dei beni in tutti gli atti di acquisto di beni mobili ed immobili e’ bene fare mettere la clausola della rinuncia al bene dall’altro coniuge e farla firmare, altrimenti può sempre venire fuori la storia – che il giudice crederà senza obiettare – che il bene l’avete acquistato per “la famiglia” e non per voi, questo vale sia per la vostra auto sia per la casa in cui ci andrete ad abitare. Dal grado di resistenza a firmare tale clausola potrete misurare il grado di amore disinteressato che vostra moglie nutre per voi.
La separazione dei beni è tuttavia del tutto ininfluente per quanto riguarda il domicilio familiare, ossia la casa dove avete scelto di vivere in quanto questa, in base alle statistiche, verrà assegnata a tua moglie nel 94% dei casi.
Se avete intenzione di comprare una casa per uso famigliare, o che i vostri genitori ve ne diano una ad uso gratuito, come piu’ volte citato sopra, avrete moltissime possibilita’, in caso di separazione, che la casa sia assegnata alla vostra moglie, ma solo se ci sono figli, questo e’ valido anche per i conviventi.
Per prevenire questa reale possibilità, nel caso la casa fosse dei vostri genitori, fate SEMPRE un contratto a termine, es. anno per anno, meglio se di affitto.
Se invece avete intenzione di acquistarne una, pensateci bene prima di andarci ad abitare con tutta la famiglia. Meglio sarebbe acquistarla ed affittarla ad estranei e con i soldi ricavati affittare la casa famigliare.
L’ideale sarebbe fare comprare la casa famigliare dai genitori di lei, astenendovi, voi e i vostri genitori dal contribuire economicamente.
Anche in questi casi potrete valutare il grado di amore disinteressato che vostra moglie o compagna nutre per voi.
Se accendete un mutuo, sappiate che dovrete continuare a pagarlo anche se sarete espulsi dalla casa famigliare.
Infine: ricordati sempre, in ogni momento, che per ottenere la separazione o il divorzio non occorrono motivi validi. Non è necessario che tu o lei abbiate fatto qualcosa di male o di sbagliato, è sufficiente che tu o tua moglie vi siate stancatati semplicemente, ma tu – date le suesposte prassi – perdi automaticamente tutto se non ti sei premunito anzitempo.
La Cassazione infatti ha piu’ volte ribadito che la separazione e’ un diritto della persona, ed e’ vantato dalle femministe come una loro conquista ed un “diritto della donna”. Potrai essere “il migliore” marito possibile ma sarai trattato come “il peggiore”; anche se sei un buon padre, anche se ti sei occupato prevalentemente della cura e dell’educazione dei figli, magari per permettere a tua moglie di studiare e/o fare carriera. Qualsiasi tribunale collocherà i figli presso la madre e con loro tutti i privilegi della casa famigliare e del contributo al mantenimento.
L’infedeltà, se viene provato che e’ la causa principale della separazione, può comunque rappresentare un motivo di addebito della responsabilità della separazione. Il vantaggio che dà l’addebito all’altro coniuge e’ di non dovergli versare il mantenimento ma solo gli alimenti. L’addebito e’ pertanto una perdita di tempo e soldi se entrambi i coniugi lavorano e sono indipendenti economicamente.
Se vostra moglie guadagna piu’ di voi, nel caso di separazione, non esitate a chiedere il mantimento, per mantenere “lo stesso tenore di vita come in costanza di matrimonio”… per quanto vi sconsigli il vostro avvocato, non vergognatevi, e’ un vostro diritto, non e’ solo un “diritto delle donne”, ma del “coniuge debole economicamente”; ed in quanto il principio morale e giuridico di solidarietà familiare è un diritto di tutti, della famiglia e della persona, la donna non ha alcun diritto di sottrarsi al “dovere” della solidarieta’ tra coniugi.
Gli uomini perciò non devono avere timori a chiedere ciò che spetta loro, ovvero sostegno economico se ne abbisognano o se ci sono disparità di redditi, come da legge.
Uomini rispettatevi rispettando il vostro decoro e qualità di vita! Così facendo non solo migliorate la vostra vita ma anche quella della società intera che si fonda sui diritti e sulla dignità civile. In questo modo rispettate anche gli altri dando alla vostra ex. moglie l’opportunità di assolvere ad un importante dovere come quello di solidarietà familiare, proprio come molti ex. mariti fanno quando necessario.
Infine: se prendete botte o maltrattamenti, anche in questo caso non vergognatevi a denunciare, benché tale denuncia non avrà alcun effetto ai fini del risultato finale in termini di separazione ed affido (i tribunali valuteranno, come si diceva, solo la vostra capacità reddituale): ma così facendo contribuirete notevolmente all’emersione di un fenomeno ancora misconosciuto, e che invece la pubblica opinione deve imparare a conoscere.
Ricordate, e credeteci anche senza averlo provato, che nei tribunali non si applica la legge, ma si segue una prassi che non rispecchia il vostro “buon senso”, ma persegue l’interesse delle donne che sono le promotrici del “mercato” della fabbrica dei divorzi, che deve alimentare giudici, psicologi, assistenti sociali e, in primis, gli avvocati.
Carlo Zijno