“Obsessed”, di Steven Shill, USA, 2009

Quando si parla di Questione Maschile davanti ad un non – risvegliato,  l’immagine che si forma immediatamente nella testa di quest’ultimo è quella di una serie di rivendicazionismi sterili e rancorosi, ancorché ridicoli, o per meglio dire di una serie di input sostanzialmente misogini.

I più disponibili all’ascolto potranno al massimo arrivare ad ammettere –ma senza fare un passo oltre -  che esiste effettivamente una lunga serie di pregiudizi antimaschili ma che, comunque, i pregiudizi di genere sono sempre esistiti, sia per quanto riguarda gli uomini che le donne, ed allora che volete? 

Questo è sicuramente vero, ma – caso raro nella storia dell’universo a parte la legislazione razziale del III Reich o del Sudafrica del’apartheid –  i pregiudizi antimaschili sono suscettibili di tradursi in atti di legge e giuriprudenza.

A questo punto vi sarà sovvenuta l’immagine dei Padri separati e le loro tragedie; anche questo è sicuramente vero, ma non sufficiente. I non risvegliati, i non iniziati,  non possono immaginare a quale profondità e di pervasività arrivino queste cose, quanto in realtà governino il nostro quotidiano.

 A tutti questi  non posso che consigliare di vedere il film “obsessed”.

 La storia è semplice e se resistete fino in fondo senza spaccare il televisore, ne uscirete con una consapevolezza in più.

Derek Charles   occupa un posto di responsabilità in una società finanziaria. Sposato e profondamente innamorato della propria moglie,  respinge il corteggiamento ossessivo di una collega.

Questa mette in atto tutta una serie di strategie non solo per conquistarlo ma piuttosto per fargli terra bruciata intorno, tentando di passare per la sua amante, fino a drogargli un drink per poterne abusare.

Per un po’ Derek riesce a difendersi  poi la cosa diventa ingovernabile: viene richiamato dal suo capufficio, il quale gli fa notare che la tizia in questione potrebbe denunciarlo per molestie screditando altresì l’azienda;  la moglie non crede una parola di quello che dice e lo butta fuori di casa;  la polizia inizia ad indagare sul suo comportamento  specialmente dopo che la sua ossessionata pretendente tenta il suicidio proprio nella sua camera d’albergo.

Derek viene precipitato, senza colpa, in una specie di girone infernale in cui  oltre a fare la vita da separato (vede il figlio ogni quindi giorni, abita in una topaia nella povertà pur essendo un alto dirigente, sul lavoro gli viene precauzionalmente tolto il portafogli clienti,  etc.) diventa immediatamente il paria della società che gli è intorno nonché cliente fisso della polizia.

Per ironia della sorte o dell’assurdo, la tizia in questione è decisamente psicopatica: tenta di rapirgli il figlio e di uccidergli la moglie, facendo venire allo scoperto tutto il castello di carte che aveva costruito e pertanto si passa al lieto fine con la piena riabilitazione di Derek e tutti vissero felici e contenti: ma rimane l’amaro in bocca di una grande ingiustizia subìta.

Ecco, questo è il film che farei vedere agli scettici perché vale molto più di cento sermoni. 

Chicca finale: ovviamente il film non è amato dalla critica.

Carlo Zijno

quote rosa in pornografia, ossia come rendersi ridicoli oltre il limite dell’umano. Tinto Brass è avvertito…

E’ di questi giorni che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l’equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.

Tali film,  etichettati come “porno – femministi”  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti ’sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto – riprendono nell’atto di masturbarsi. Nelle intenzioni dei finanziatori e della realizzatrice dovrebbero costituire una alternativa al “porno tradizionale”.

Quale sia la differenza con il porno tradizionale non è dato di saperlo, perché comunque la rete è strapiena di “pornografia tradizionale” in cui  donne di ogni ordine e grado si manipolano allegramente: allora, dov’è la differenza?

Tale domanda, ad esempio,  se la pone autorevolmente anche Beatrice Fredriksson, la quale afferma sul suo celebre blog antifemminista  che  “Sostenere che le ragazze che hanno sesso con ragazze e guardare donne masturbarsi è in qualche modo una buona alternativa al porno mainstream è un concetto del tutto estraneo a me, e a molte altre donne”. Conclude poi l’affondo, con disinibizione scandinava e linguaggio politicamente scorretto che vogliamo riportare: “A mio parere, uno dei motivi principali della mancanza di attrattiva per le donne è invece proprio che il mercato ‘regolare’ dei film porno spesso presenta una grande quantità di sesso tra donne.”

Probabilmente la chiave del mistero sta nel fatto, semplicemente,  che la “regista” è donna ed ha autonomamente definito essa stessa che il suo tipo di pornografia (anche se fotocopia di quella tradizionale) è politicamente corretta.

In questo ritorna il vecchio, trito e ritrito tema (ma non se ne parla mai abbastanza) del diritto – che le donne hanno e gli uomini non hanno – di autonarrarsi ed autodefinirsi senza possibilità di replica: allo stesso modo in cui Beatrice Fredriksson può permettersi di dire quello che dice,  e che non direbbe se fosse un uomo.

Ma in questa faccenda ritorna anche, secondo me, un altro tema importante,  ossia quello della cecità -  anche di fronte al ridicolo più marchiano – che affligge questa nostra società quando si parla di questioni di genere, cecità che non è certo prerogativa esclusiva del popolo svedese.

Statene certi infatti che da qui a poco si parlerà di questa idiozia anche in terre italiota, e vedrete se non ci sarà qualche propostina del genere in salsa all’amatriciana da parte di una certa “cultura” che già da tempo lancia i suoi strali contro “l’uso del corpo della donna” da parte della cinematografia porno/erotica,  quasi come se i vari  Tinto Brass  & company puntassero la pistola alla tempia delle avvenenti ragazze – pronte allo smutandamento totale pur di “sfondare” – che fanno la coda davanti ai loro uffici.

Staremo a vedere. Per il momento, zio Tinto si ritenga avvertito…

Carlo Zijno

|