Quando si parla di Questione Maschile davanti ad un non – risvegliato, l’immagine che si forma immediatamente nella testa di quest’ultimo è quella di una serie di rivendicazionismi sterili e rancorosi, ancorché ridicoli, o per meglio dire di una serie di input sostanzialmente misogini.
I più disponibili all’ascolto potranno al massimo arrivare ad ammettere –ma senza fare un passo oltre - che esiste effettivamente una lunga serie di pregiudizi antimaschili ma che, comunque, i pregiudizi di genere sono sempre esistiti, sia per quanto riguarda gli uomini che le donne, ed allora che volete?
Questo è sicuramente vero, ma – caso raro nella storia dell’universo a parte la legislazione razziale del III Reich o del Sudafrica del’apartheid – i pregiudizi antimaschili sono suscettibili di tradursi in atti di legge e giuriprudenza.
A questo punto vi sarà sovvenuta l’immagine dei Padri separati e le loro tragedie; anche questo è sicuramente vero, ma non sufficiente. I non risvegliati, i non iniziati, non possono immaginare a quale profondità e di pervasività arrivino queste cose, quanto in realtà governino il nostro quotidiano.
A tutti questi non posso che consigliare di vedere il film “obsessed”.
La storia è semplice e se resistete fino in fondo senza spaccare il televisore, ne uscirete con una consapevolezza in più.
Derek Charles occupa un posto di responsabilità in una società finanziaria. Sposato e profondamente innamorato della propria moglie, respinge il corteggiamento ossessivo di una collega.
Questa mette in atto tutta una serie di strategie non solo per conquistarlo ma piuttosto per fargli terra bruciata intorno, tentando di passare per la sua amante, fino a drogargli un drink per poterne abusare.
Per un po’ Derek riesce a difendersi poi la cosa diventa ingovernabile: viene richiamato dal suo capufficio, il quale gli fa notare che la tizia in questione potrebbe denunciarlo per molestie screditando altresì l’azienda; la moglie non crede una parola di quello che dice e lo butta fuori di casa; la polizia inizia ad indagare sul suo comportamento specialmente dopo che la sua ossessionata pretendente tenta il suicidio proprio nella sua camera d’albergo.
Derek viene precipitato, senza colpa, in una specie di girone infernale in cui oltre a fare la vita da separato (vede il figlio ogni quindi giorni, abita in una topaia nella povertà pur essendo un alto dirigente, sul lavoro gli viene precauzionalmente tolto il portafogli clienti, etc.) diventa immediatamente il paria della società che gli è intorno nonché cliente fisso della polizia.
Per ironia della sorte o dell’assurdo, la tizia in questione è decisamente psicopatica: tenta di rapirgli il figlio e di uccidergli la moglie, facendo venire allo scoperto tutto il castello di carte che aveva costruito e pertanto si passa al lieto fine con la piena riabilitazione di Derek e tutti vissero felici e contenti: ma rimane l’amaro in bocca di una grande ingiustizia subìta.
Ecco, questo è il film che farei vedere agli scettici perché vale molto più di cento sermoni.
Chicca finale: ovviamente il film non è amato dalla critica.
Carlo Zijno