In morte di Enzo Bearzot

E’ scomparso ieri il CT della nazionale vittoriosa dell’estate 82, Enzo Bearzot.

Di quella estate ricordo i pomeriggi a seguire le partite in salotto , che per inciso era anche la mia camera (e quindi potevo seguire le partite sdraiato sul letto);   tutti in casa eravamo schierati  davanti a quel video dove spesso si univano alcuni amici di famiglia (Annamaria, Claudio) oppure amici miei (Giorgio, Saverio, Stefano).

Erano momenti di emozione ed esaltazione, in cui potevo approfittare dl clima generale di euforia per fumarmi le prime sigarette davanti a mio Padre, fino ad arrivare di partita in partita – e di sigaretta in sigaretta – a quella magica notte.

Adesso Enzo  Bearzot è scomparso,  e il miglior elogio funebre glielo ha regalato un articolo di Repubblica:

http://www.repubblica.it/sport/calcio/2010/12/21/news/commento_morte_bearzot-10449861/?ref=HRER3-1

E’ intitolato “il vecio tra i Padri della Patria”, e in questo articolo viene accostato a Sandro Pertini: strano accostamento, ad un occhio superficiale, tra chi è stato allenatore di una squadra di calcio ed una figura come  Pertini che firmò l’ordine di esecuzione del duce, per poi presiedere l’assemblea costituente, per poi essere Presidente della Repubblica.

Per me invece non è strano: entrambi si sono presi la responsabilità di dire e fare quello che ritenevano giusto per i loro “figli”, senza riguardo per la loro approvazione:  Pertini nel modo di cui sopra, Bearzot perché – come l’articolo stesso ci dice – insistette su una formazione su cui credeva, benché non ci scommettesse nessuno (me li ricordo, i discorsi da bar: una settimana e ce ne andiamo a casa).  Non ci scommetteva nessuno, ma lui andava avanti. E’ mia responsabilità, quindi decido io.

Diceva sere fa  uno psicologo in TV: il problema dei genitori odierni è il loro bisogno di essere approvati dai figli,  non sanno decidere, non sanno prendere posizione  nella paura di non essere amati.

Ecco, né Pertini né Bearzot avevano questo problema: loro erano Padri, Padri veri, infatti.

Impariamo dalle donne, ogni tanto

In questo finale d’anno giornalisti, opinionisti e santoni vari “scaldano i muscoli”  per fare il bilancio dell’anno che se ne sta per andare e cercare di capire cosa accadrà in quello a venire.

Non ci sono ancora dati certi perché arriveranno in primavera, eppure la tentazione di dire “secondo me è andata così” è troppo forte per tutti, specialmente per quanto riguarda il “secondo me”.

Voglio anch’io entrare in gioco, e sparo quindi il mio personale punto di vista.

Dai dati che sembrano profilarsi (ma ne riparliamo, come si diceva, in primavera)  parrebbe che le morti bianche (ma si dovrebbe parlare di morti azzurre) siano leggermente aumentate.

L’aspettativa di vita tra uomini e donne si è ancora divaricata a vantaggio di queste ultime (ci sarà di mezzo l’aumento delle morti azzurre?).

L’affido condiviso,  di cui si diceva che durante l’anno in corso si sarebbe raggiunta l’applicazione “a regime”, è ancora lontano dal dispiegare i suoi effetti.

Le code alla mensa della caritas si sono allungate con ulteriori “new entries”  rigorosamente composte da Padri separati o comunque individui di sesso maschile (ma non eravamo quelli che guadagnano di più?).

I pochi centri per la prevenzione dei tumori maschili non hanno ricevuto una lira.

I centri per le problematiche  cardiovascolari (che mietono molte più vittime tra i maschi che tra le femmine) ricevono molti più soldi se fanno azioni preventive su pazienti donne.

Le poche iniziative sul territorio per uomini e per Padri sono rigorosamente autofinanziate,  perlopiù dalle assoziazioni di Padri separati.

Vogliamo continuare?

Le norme sullo stalking  vengono applicate rigorosamente solo se la presunta vittima è una donna, specialmente se in corso di separazione o divorzio e sempre per chiedere l’allontanamento dei figli dal Padre (e qui torniamo a bomba alla favoletta dell’affido condiviso), benché queste accuse siano per più del 90% strumentali per ammissione degli stessi giudici (dai un’occhiata qui ed anche  qui), con impunità totale per le false accusatrici.

La maggioranza dei nuovi assunti sia nel pubblico che nel privato sono costituiti da donne eppure  si continua a parlare di amenità come le quote rosa, con tutta la stampa che si esalta  perché in non so quale comune su otto nuovi assunti sette sono donne.

Eccetera.

Su tutto questo ci ragioneremo con calma, probabilmente in primavera, quando si saranno concretizzati i dati definitivi dell’anno, ma sembrerebbe proprio  che la qualità della vita maschile nel 2009 abbia subìto un ulteriore pesante arretramento.

Di tutto ciò  per il momento in questa sede mi preme  sottolineare soltanto un aspetto:  a livello di opinione pubblica non ve ne è  alcuna consapevolezza, alcuna sensibilità.   Di questi fenomeni non se ne accorge nessuno, esiste una pervicace cecità di fronte all’evidenza che tante volte, nelle nostre sedi, abbiamo denunciato.

Questo accade perché quando si lascia ad altri il compito di definire la nostra natura ed i nostri bisogni,  la naturale conseguenza è che si prende quello che passa il convento, e di solito il convento passa quello che interessa a lui e non quello che interessa noi.

Quando, in altri termini, si affida a terzi la propria identità,  la narrazione di se stessi, da questi terzi si finisce col dipendere.

Questo concetto sembra proprio che non ci sia ancora chiaro:   evidentemente, fallacemente,  seguitiamo a crederci al disopra di certe dinamiche.

Recita il “manifesto femminista” di Carla Lonzi (anno 1970), proprio al primo paragrafo:

“La donna non va definita in rapporto all’uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra libertà. L’uomo non è il modello a cui adeguare il processo di scoperta di sè da parte della donna. La donna è l’altro rispetto all’uomo. L’uomo è l’altro rispetto alla donna.”

Capito, gente?  Ciò che qualcuno aveva ben chiaro nel lontano 1970 (anno in cui il sottoscritto andava alla prima elementare),  noi non lo abbiamo ancora acquisito nell’anno domini 2010, ossia quaranta primavere dopo.

Impariamo dalle donne, ogni tanto.

Statemi bene e tanti auguri di buon anno nuovo.

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