E’ di questi giorni che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l’equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.

Tali film,  etichettati come “porno – femministi”  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti ’sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto – riprendono nell’atto di masturbarsi. Nelle intenzioni dei finanziatori e della realizzatrice dovrebbero costituire una alternativa al “porno tradizionale”.

Quale sia la differenza con il porno tradizionale non è dato di saperlo, perché comunque la rete è strapiena di “pornografia tradizionale” in cui  donne di ogni ordine e grado si manipolano allegramente: allora, dov’è la differenza?

Tale domanda, ad esempio,  se la pone autorevolmente anche Beatrice Fredriksson, la quale afferma sul suo celebre blog antifemminista  che  “Sostenere che le ragazze che hanno sesso con ragazze e guardare donne masturbarsi è in qualche modo una buona alternativa al porno mainstream è un concetto del tutto estraneo a me, e a molte altre donne”. Conclude poi l’affondo, con disinibizione scandinava e linguaggio politicamente scorretto che vogliamo riportare: “A mio parere, uno dei motivi principali della mancanza di attrattiva per le donne è invece proprio che il mercato ‘regolare’ dei film porno spesso presenta una grande quantità di sesso tra donne.”

Probabilmente la chiave del mistero sta nel fatto, semplicemente,  che la “regista” è donna ed ha autonomamente definito essa stessa che il suo tipo di pornografia (anche se fotocopia di quella tradizionale) è politicamente corretta.

In questo ritorna il vecchio, trito e ritrito tema (ma non se ne parla mai abbastanza) del diritto – che le donne hanno e gli uomini non hanno – di autonarrarsi ed autodefinirsi senza possibilità di replica: allo stesso modo in cui Beatrice Fredriksson può permettersi di dire quello che dice,  e che non direbbe se fosse un uomo.

Ma in questa faccenda ritorna anche, secondo me, un altro tema importante,  ossia quello della cecità -  anche di fronte al ridicolo più marchiano – che affligge questa nostra società quando si parla di questioni di genere, cecità che non è certo prerogativa esclusiva del popolo svedese.

Statene certi infatti che da qui a poco si parlerà di questa idiozia anche in terre italiota, e vedrete se non ci sarà qualche propostina del genere in salsa all’amatriciana da parte di una certa “cultura” che già da tempo lancia i suoi strali contro “l’uso del corpo della donna” da parte della cinematografia porno/erotica,  quasi come se i vari  Tinto Brass  & company puntassero la pistola alla tempia delle avvenenti ragazze – pronte allo smutandamento totale pur di “sfondare” – che fanno la coda davanti ai loro uffici.

Staremo a vedere. Per il momento, zio Tinto si ritenga avvertito…

Carlo Zijno