In questo finale d’anno giornalisti, opinionisti e santoni vari “scaldano i muscoli” per fare il bilancio dell’anno che se ne sta per andare e cercare di capire cosa accadrà in quello a venire.
Non ci sono ancora dati certi perché arriveranno in primavera, eppure la tentazione di dire “secondo me è andata così” è troppo forte per tutti, specialmente per quanto riguarda il “secondo me”.
Voglio anch’io entrare in gioco, e sparo quindi il mio personale punto di vista.
Dai dati che sembrano profilarsi (ma ne riparliamo, come si diceva, in primavera) parrebbe che le morti bianche (ma si dovrebbe parlare di morti azzurre) siano leggermente aumentate.
L’aspettativa di vita tra uomini e donne si è ancora divaricata a vantaggio di queste ultime (ci sarà di mezzo l’aumento delle morti azzurre?).
L’affido condiviso, di cui si diceva che durante l’anno in corso si sarebbe raggiunta l’applicazione “a regime”, è ancora lontano dal dispiegare i suoi effetti.
Le code alla mensa della caritas si sono allungate con ulteriori “new entries” rigorosamente composte da Padri separati o comunque individui di sesso maschile (ma non eravamo quelli che guadagnano di più?).
I pochi centri per la prevenzione dei tumori maschili non hanno ricevuto una lira.
I centri per le problematiche cardiovascolari (che mietono molte più vittime tra i maschi che tra le femmine) ricevono molti più soldi se fanno azioni preventive su pazienti donne.
Le poche iniziative sul territorio per uomini e per Padri sono rigorosamente autofinanziate, perlopiù dalle assoziazioni di Padri separati.
Vogliamo continuare?
Le norme sullo stalking vengono applicate rigorosamente solo se la presunta vittima è una donna, specialmente se in corso di separazione o divorzio e sempre per chiedere l’allontanamento dei figli dal Padre (e qui torniamo a bomba alla favoletta dell’affido condiviso), benché queste accuse siano per più del 90% strumentali per ammissione degli stessi giudici (dai un’occhiata qui ed anche qui), con impunità totale per le false accusatrici.
La maggioranza dei nuovi assunti sia nel pubblico che nel privato sono costituiti da donne eppure si continua a parlare di amenità come le quote rosa, con tutta la stampa che si esalta perché in non so quale comune su otto nuovi assunti sette sono donne.
Eccetera.
Su tutto questo ci ragioneremo con calma, probabilmente in primavera, quando si saranno concretizzati i dati definitivi dell’anno, ma sembrerebbe proprio che la qualità della vita maschile nel 2009 abbia subìto un ulteriore pesante arretramento.
Di tutto ciò per il momento in questa sede mi preme sottolineare soltanto un aspetto: a livello di opinione pubblica non ve ne è alcuna consapevolezza, alcuna sensibilità. Di questi fenomeni non se ne accorge nessuno, esiste una pervicace cecità di fronte all’evidenza che tante volte, nelle nostre sedi, abbiamo denunciato.
Questo accade perché quando si lascia ad altri il compito di definire la nostra natura ed i nostri bisogni, la naturale conseguenza è che si prende quello che passa il convento, e di solito il convento passa quello che interessa a lui e non quello che interessa noi.
Quando, in altri termini, si affida a terzi la propria identità, la narrazione di se stessi, da questi terzi si finisce col dipendere.
Questo concetto sembra proprio che non ci sia ancora chiaro: evidentemente, fallacemente, seguitiamo a crederci al disopra di certe dinamiche.
Recita il “manifesto femminista” di Carla Lonzi (anno 1970), proprio al primo paragrafo:
“La donna non va definita in rapporto all’uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra libertà. L’uomo non è il modello a cui adeguare il processo di scoperta di sè da parte della donna. La donna è l’altro rispetto all’uomo. L’uomo è l’altro rispetto alla donna.”
Capito, gente? Ciò che qualcuno aveva ben chiaro nel lontano 1970 (anno in cui il sottoscritto andava alla prima elementare), noi non lo abbiamo ancora acquisito nell’anno domini 2010, ossia quaranta primavere dopo.
Impariamo dalle donne, ogni tanto.
Statemi bene e tanti auguri di buon anno nuovo.





mi vuoi spiegare che cosa aveva ben chiaro Carla Lonzi nel 1970?
Prima afferma : “La donna non va definita in rapporto all’uomo.
Poi 3 righe più in basso : “La donna è l’altro rispetto all’uomo.
Che razza di logica è mai questa?
Se la donna è l’altro rispetto all’uomo, si è definita in rapporto all’uomo.
Se la sinistra è l’altro rispetto alla destra, la sinistra è definita in rapporto alla destra.
Come l’alto rispetto al basso, il davanti rispetto al dietro … e così via.
Inoltre in mezzo a queste “perle” di Carla troviamo : “L’uomo non è il modello a cui adeguare il processo di scoperta di sè da parte della donna”.
Il problema è che la donna moderna ha “scoperto” se stessa proprio prendendo come modello l’uomo!
In breve Carla Lonzi aveva le idee estremamente confuse.
Il suo Manifesto Femminista è carta straccia : cosa avrei da imparare da questo rottame?
e ti par poco, Fail? Aveva capito che l’identità di genere non passa attraverso definizioni o descrizioni eterodirette.
Tra noi uomini, solo alcuni ci sono arrivati. la maggioranza continua a farsi definire e narrare dalle donne, aderendo perlopiù in maniera sostanzialmente acritica a questa definizione…
Auguri di buon anno a te, Fail, ed a tutti coloro che passeranno di qui.
è tutto un gigantesco pasticcio.
Se il sesso femminile è in funzione del maschile e il sesso maschile è in funzione del femminile, allora un genere si definisce in funzione dell’altro.
Dico di più : un genere si può definire solo ed esclusivamente in funzione dell’altro.
Io non contesto questo fatto : è un fatto del tutto naturale.
Io devo essere conforme alla donna, così come la donna deve essere conforme a me.
E’ la base di un equilibrato rapporto sessuale : ciascuno è in funzione dell’altro.
Quindi l’identità di genere PASSA attraverso definizioni o descrizioni eterodirette.
Punto.
Quello che è sbagliato è il fatto che il femminismo di Carla Lonzi (e delle altre) ha DISTRUTTO ogni identità di genere.
Ad incominciare da quella femminile!
E’ questo il punto da cui deriva tutto il resto del casino.
Fail sono perfettamente d’accordo sulla interdipendenza dei due generi, così come sul fatto che esiste una complementarietà tra i due: quello che volevo dire è semplicemente che le descrizione di me stesso la devo chiedere primariamente a me stesso, anche come genere.
Francamente sono stufo di queste ondate massmediatiche in cui il genere maschile viene definito, descritto, narrato solo ed esclusivamente sulla base di impressioni, valutazioni e necessità femminili.
la cansura televisiva operata su Sgarbi e denunciata proprio su questo blog, è un esempio lampante di tutto ciò.
toglimi una curiosità.
A che ora vanno in onda queste “ondate massmediatiche”?
Chi le guarda?
Qual’è il giornale più letto d’Italia?
E quante copie vende?
Chi lo legge?
Nel nostro paese i media inventano panzane a raffica, lontane 10.000 miglia dalla realtà (come il caso Parmalat).
Gli uomini non sono poi così stupidi da aver creduto ai “cambiamenti epocali” di constanziana memoria.
E le donne (poveracce!) ora si agitano come matte per continuare a galleggiare come stronzette da quattro soldi.
Perchè è questo che sono diventate : delle incapaci.
A 40 anni di distanza dal “varo” della “nuova dottrina sessuale”, dopo un’orgia di professioni di fede sulle proprie (molto presunte) capacità, eccole quì : ANCORA ATTACCATE AL CULO DEI MASCHI.
Tu dimmi se queste donne moderne hanno le carte in regola per combinare qualcosa di serio nella vita.