Torno a pubblicare articoli dopo un periodo tremendo di cui vi faccio grazia, e lo faccio commentando una curiosa notizia di un paio di giorni fa: a Cassano d’Adda un Padre è stato licenziato in quanto, per portare il figlio a scuola, si era presentato in ritardo sul posto di lavoro.
Esprimo innanzitutto la mia solidarietà al padre in questione, ed invito tutti a fare altrettanto: ma non è l’aspetto umano della vicenda che voglio sottolineare in questa sede, quanto piuttosto l’aspetto politico.
Si, perché a mio avviso questa vicenda è la dimostrazione più lampante del fatto che i tempi della famiglia sono assolutamente differenti tra Padri e Madri.
Ho sempre sostenuto che un padre non ha alcun bisogno di un “congedo di paternità” (fattispecie pochissimo utilizzata, non a caso), quanto piuttosto di un nuovo istituto, da immaginare, per il quale si possa, finché dura la fase scolare ed infantile del figlio, poter usufruire di un maggiore flessibilità di orario e di una capacità di movimento aggiuntiva.
Non ha senso, infatti, sovrapporsi pedissequamente alla Madre nei tempi e nelle funzioni, salvo che nell’ipotesi di sostituirla: ipotesi che, tuttavia, non credo trovi l’approvazione delle Madri stesse, malgrado le strombazzate pretese di intercambiabilità dei ruoli.
Carlo Zijno





Credici tu!! Sveglia!!!
Ti dono il mio parere, credendo che ti farà molto piacere arricchirti di esperienza.
Ti sembrerà strano, ma una donna che lavora piuttosto che lasciare il figlio in un nido o dai nonni, gradirebbe moltissimo che invece stesse col padre. Come sai il periodo di maternità dura veramente poco, perchè non usufruire anche di un periodo di paternità?
Ti rispondo a nome di tutte, sai? Non ci sono dubbi.
Potresti cambiare quindi la conclusione del discorso?
Parte da unì’ipotesi falsa… Grazie.
Non ho mai detto né pensto che una donna che lavori abbia piacere nell’affidare il proprio bambino a nonni o ad asili nido, che io pensi una cosa del genere è semplicemente una tua presunzione.
Affermi poi che il presupposto della mia conclusione è falso.
Tale presupposto consiste nell’affermazione che i ruoli di Padre e Madre non siano intercambiabili: padronissima tu di non essere d’accordo con questa affermazione, ma padronissimo io di continuare a crederci.