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	<title>Algoritmi Maschili</title>
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	<description>continuatore del primo &#34;MetroMaschile&#34;, il blog originario di Carlo Zijno</description>
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		<title>Parigi, Francia, 2010, paradiso del maschilismo.  Della serie: il paradigma di genere non conosce frontiere.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 13:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parigi, Francia, febbraio 2010.  
Leggo la stampa, vedo le televisioni.  Si tratta di pochi giorni di permanenza, almeno pochi giorni se pensiamo a quanto ci vorrebbe per conoscere un popolo ed una città, ma pochi giorni durante i quali  – paradossalmente – proprio perché mi trovo in una realtà a me completamente  estranea e per un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Parigi, Francia, febbraio 2010.</strong>  </p>
<p><strong>Leggo la stampa, vedo le televisioni. </strong> Si tratta di pochi giorni di permanenza, almeno pochi giorni se pensiamo a quanto ci vorrebbe per conoscere un popolo ed una città, ma pochi giorni durante i quali  – paradossalmente – proprio perché mi trovo in una realtà a me completamente  estranea e per un periodo limitato,  alcune poche cose che noto non possono che stamparsi con fedeltà fotografica nella mia mente. </p>
<p>Il dibattito della stampa è completamente monopolizzato  dal recente provvedimento del divieto di burka. Non è possibile accendere una televisione o aprire un giornale senza poter leggere del solito pistolotto riguardo il terribile “vulnus” inferto alla libertà della donna.   <strong>Quanto sono libere, le donne francesi? Poco, pochissimo, è la risposta.  </strong> Ed il problema sono gli uomini che non mollano, come ci dimostra questo provvedimento voluto da “Le petit Sarkò”, come viene chiamato abitualmente, che non a caso è un uomo e per giunta maschilista, in quanto di destra ed in quanto ha lasciato sua moglie che lo aveva aiutato tanto,  anzi, che era un elemento fondamentale della sua ascesa (tutto merito suo se sarkò è Presidente) per sposare quel bel soprammobile di Carlà.  Con la quale, sembra, non ci va nemmeno d’accordo.  Che maschilista.</p>
<p>Ed infatti non a caso adesso pretenderebbe di calpestare ulteriormente la dignità della donna impedendole nientepopodimeno che di esprimere i priori sentimenti religiosi e la sua identità.</p>
<p><strong>Insomma, scendendo da Marte  come il sottoscritto, sembrerebbe questo il problema della Francia moderna. </strong></p>
<p>Tale punto di vista è confortato da una intervista alla ministra  Simone Veil, la quale  ci ricorda autorevolmente che il cammino delle donne è ancora lungo. La solerte intervistatrice, autorevolmente,  le chiede se per fare l’autorevole ministra abbia dovuto chiedere il permesso a suo marito. La ministra ci conforta rispondendo che no, l’ha solo avvertito (e vorrei vedere, aggiungo io).  L’autorevole intervistatrice tira un sospiro di sollievo, noi pure.  Ma c’è ancora molto da fare. La Francia è il paradiso dei maschilisti.</p>
<p>Giro per le strade, parlo con la gente, alla ricerca di tutte queste donne che chiedono il permesso ai mariti per fare la loro vita. </p>
<p>I negozi alla moda sono pieni di signore che spendono e spandono, le orgogliose Marianne locali non mi risulta che girino accompagnate dai loro occhiuti compagni nello svolgimento di questa primaria funzione. I mezzi di trasporto sono pieni di donne che raggiungono i loro uffici di qualsiasi ordine e grado,  uffici delle quali sono strapieni,  svolgendo autorevolmente le loro funzioni.</p>
<p><strong>Colto da improvvisa ispirazione, vado in Banlieu</strong>, dove sembra che il provvedimento governativo abbia destato scandalo e stracciamento di vesti a non finire, con roboanti proclami di rivolta.    </p>
<p>Nella folla multicolore e multietnica non si vede un burka, ma nemmeno uno chador, ma nemmeno un veletto piccolo piccolo, anzi: le marianne locali hanno esattamente lo stesso aspetto, (oggi diremmo: look), le stesse movenze, gli stessi discorsi delle loro “colleghe” dei quartieri bene, salvo gli elementi legati strettamente ai tratti somatici o al colore della pelle da cui si intuisce un qualche ascendente straniero.  Ma per il resto, tali e quali.</p>
<p><strong>Al mio ritorno su Marte, ecco le conclusioni del mio rapporto dalla terra: cari amici marziani,  i terrestri soffrono di schizofrenia conclamata, specialmente i terrestri della variante francese. Probabilmente quasi quanto quelli della variante italiana.</strong></p>
<p><strong>C.Z.</strong></p>
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		<title>quote rosa in pornografia, ossia come rendersi ridicoli oltre il limite dell&#8217;umano. Tinto Brass è avvertito&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 10:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; di questi giorni che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l&#8217;equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.

Tali film,  etichettati come &#8220;porno &#8211; femministi&#8221;  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti &#8217;sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto &#8211; riprendono nell&#8217;atto di masturbarsi. Nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_12.jpg"></a>E&#8217; di questi giorni</strong> che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l&#8217;equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_122.jpg"></a><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_121.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify">Tali film,  etichettati come <strong>&#8220;porno &#8211; femministi&#8221;</strong>  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti &#8217;sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto &#8211; riprendono nell&#8217;atto di masturbarsi. Nelle intenzioni dei finanziatori e della realizzatrice dovrebbero costituire una alternativa al &#8220;porno tradizionale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quale sia la differenza con il porno tradizionale non è dato di saperlo</strong>, perché comunque la rete è strapiena di &#8220;pornografia tradizionale&#8221; in cui  donne di ogni ordine e grado si manipolano allegramente: allora, dov&#8217;è la differenza?</p>
<p style="text-align: justify">Tale domanda, ad esempio,  se la pone autorevolmente anche <strong>Beatrice Fredriksson,</strong> la quale afferma sul suo <a href="http://antifeministen.blogspot.com/" target="_blank">celebre blog antifemminista </a> che  <em>“Sostenere che le ragazze che hanno sesso con ragazze e guardare donne masturbarsi è in qualche modo una buona alternativa al porno mainstream è un concetto del tutto estraneo a me, e a molte altre donne&#8221;. </em>Conclude poi l&#8217;affondo, con disinibizione scandinava e linguaggio politicamente scorretto che vogliamo riportare: &#8220;<em>A mio parere, uno dei motivi principali della mancanza di attrattiva per le donne è invece proprio che il mercato ‘regolare’ dei film porno spesso presenta una grande quantità di sesso tra donne</em>.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Probabilmente la chiave del mistero sta nel fatto, semplicemente,  che la &#8220;regista&#8221; è donna ed ha autonomamente definito essa stessa che il suo tipo di pornografia</strong> (anche se fotocopia di quella tradizionale) <strong>è politicamente corretta.</strong></p>
<p style="text-align: justify">In questo ritorna il vecchio, trito e ritrito tema (ma non se ne parla mai abbastanza) del diritto &#8211; che le donne hanno e gli uomini non hanno &#8211; di autonarrarsi ed autodefinirsi senza possibilità di replica: allo stesso modo in cui <strong>Beatrice Fredriksson può permettersi di dire quello che dice,  e che non direbbe se fosse un uomo.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Ma in questa faccenda ritorna anche, secondo me, un altro tema importante,  ossia quello della <strong>cecità -  anche di fronte al ridicolo più marchiano &#8211; che affligge questa nostra società quando si parla di questioni di genere, </strong>cecità che non è certo prerogativa esclusiva del popolo svedese.</p>
<p style="text-align: justify">Statene certi infatti che da qui a poco si parlerà di questa idiozia anche in terre italiota, <strong>e vedrete se non ci sarà qualche propostina del genere in salsa all&#8217;amatriciana da parte di una certa &#8220;cultura&#8221;</strong> che già da tempo lancia i suoi strali contro &#8220;l&#8217;uso del corpo della donna&#8221; da parte della cinematografia porno/erotica,  quasi come se i vari  Tinto Brass  &amp; company puntassero la pistola alla tempia delle avvenenti ragazze &#8211; pronte allo smutandamento totale pur di &#8220;sfondare&#8221; &#8211; che fanno la coda davanti ai loro uffici.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Staremo a vedere. Per il momento, zio Tinto si ritenga avvertito&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify">Carlo Zijno</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Crying girl</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 09:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ stato pubblicato in Giappone – ma presto anche in Italia  – un DVD dal titolo “Crying girl”, letteralmente “ragazza che piange”: una raccolta per l’appunto di ragazze in lacrime che raccontano disperate le loro tragiche storie.
Il DVD sta andando a ruba, e su questo fenomeno si sta costruendo alacremente un robusto pregiudizio antimaschile:  lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E’ stato pubblicato in Giappone</strong> – ma presto anche in Italia  – un DVD dal titolo “Crying girl”, letteralmente “<strong>ragazza che piange</strong>”: una raccolta per l’appunto di ragazze in lacrime che raccontano disperate le loro tragiche storie.</p>
<p>Il DVD sta andando a ruba, e <strong>su questo fenomeno si sta costruendo alacremente un robusto pregiudizio antimaschile:</strong>  lo si sta facendo in maniera così smaccata da essere incredibile che nessuno, all’ordine dei giornalisti  protesti di una virgola per l’anti – professionalità con cui ciò sta avvenendo.</p>
<p><strong>L’esempio più clamoroso è quello di un articolo a firma Katia Riccardi,</strong> su “Repubblica”.</p>
<p>In questo articolo la Riccardi dopo aver esposto di cosa trattasi, ci riferisce che la grande maggioranza degli acquirenti sono uomini.  <strong>E qui c’è la prima affermazione sospetta</strong>, perché in genere le case produttrici non hanno alcuna contezza del sesso degli acquirenti dei loro prodotti, al massimo possono avere delle idee presuntive istillate dai soliti guru del marketing, ma nessuna certezza: un caso diverso potrebbe essere quello dei negozianti o dei distributori,  ma ci addentriamo comunque in un mondo di stime inferenziali, non di rilevazioni.</p>
<p>Un dato del genere potrebbe essere inoltre ricavato dai dati delle carte di credito, ma sarebbe comunque una rilevazione imperfetta perché è notorio che non necessariamente i dati riportati sulla carta di credito sono corrispondenti a quelli di colui che materialmente opera l’acquisto: e senza contare che difficilmente si potrebbe fare una rilevazione del genere, perché da quelle parti  le normative sulla privacy  sono di gran lunga più pervasive che da noi.  <strong>Ciononostante, si parte dal partito preso (sottolineo: partito preso) che gli acquirenti debbano essere in stragrande maggioranza uomini.</strong></p>
<p>Ma andiamo avanti.</p>
<p>La Riccardi ci riferisce poi che su un forum dedicato al film <strong>ALCUNI </strong>uomini dichiarano che vedere tale film aumenta la loro autostima, mentre sempre su un forum (lo stesso? Un altro? La Riccardi non ce lo dice) <strong>ALCUNI</strong> uomini dichiarano che ciò è legato alla loro “capacità di conquista”, seriamente compromessa, e che le lacrime femminili li aiutino a superare questa impasse.</p>
<p><strong>Da tutto ciò la Riccardi ne deduce che il film è finalizzato alla ripresa dell’autostima maschile in funzione della “conquista”.</strong>  Insomma, <strong>traducendo in italiano corrente</strong>,  gli uomini si sentono più forti quando assistono alle disgrazie femminili (cito testualmente: La forza del maschio aumenta di fronte alle lacrime delle femmine).  La Riccardi non ci usa nemmeno la cortesia (che poi sarebbe deontologia professionale) di usare un condizionale (chissà se lo conosce).</p>
<p><strong>Per dimostrare quanto sia incredibilmente viziato il ragionamento,  immaginiamo se io dicessi che: </strong></p>
<ol>
<li>“risulta” (ma dove? Come? Perché? Non lo dico) che i maggiori consumatori di ciambelle al miele siano uomini;</li>
<li>che <strong>alcuni </strong>di loro in un forum  dedicato – che ne so – alla pasticceria abbiano dichiarato che aumenta la loro serenità nell’iniziare la giornata;</li>
<li>che <strong>alcuni</strong> di loro in un forum (lo stesso? Un altro?) abbiano dichiarato che iniziare serenamente la giornata li aiuti a lavorare meglio;</li>
<li>che da tutto ciò se ne deduce che gli uomini siano “per elezione”, per loro “natura” consumatori di ciambelle al miele in quanto  gli sono indispensabili ai fini della produttività sul lavoro. No ciambella, no lavoro.</li>
</ol>
<p><strong>Qualsiasi persona che abbia studiato o praticato un po’ di marketing  si sganascerebbe dalle risate a leggere una roba del genere;</strong>  così come qualsiasi capo redattore tirerebbe dietro un siffatto articolo al malcapitato collaboratore che avesse osato mettere nero su bianco tali corbellerie.   <strong>Ma trattandosi di questioni al maschile, ciò non succede affatto: anzi,  il concetto viene rilanciato di testata in testata, di blog in blog, fino a diventare articolo di fede. </strong></p>
<p>E, si badi bene,  tirando in ballo le ciambelle al miele ho fatto l’esempio più banale che mi potesse passare per la testa, ma <strong>proviamo a sostituire, nel testo della Riccardi, la parola “uomini” con la parola “negri” o “ebrei”</strong> (esercizio che ogni tanto ho fatto): ne vene fuori qualcosa di assolutamente atroce.</p>
<p><strong>Perché questo articolo <span style="text-decoration: underline">è</span> atroce. </strong></p>
<p><strong>La Riccardi</strong><strong>, infine,  tanto per aumentare l’inquietudine del pubblico </strong> (non guasta mai, quando ci sono di mezzo le malefatte maschili), conclude l’articolo mettendoci in guardia per l’imminente uscita del film in Italia (“non è prevedibile cosa potrà accadere da noi”,  cito ancora testualmente).</p>
<p><strong>Si tranquillizzi, signora Riccardi,</strong> tanto sappiamo benissimo cosa succederà: semplicemente, l’ennesima ondata di criminalizzazione antimaschile.  Nulla di nuovo.  </p>
<p><strong>Colgo infine l’occasione per esprimere la mia solidarietà alle ragazze in questione: solidarietà non solo per le loro disgrazie, ma anche per la speculazione commerciale e per la volgare manipolazione ideologica di cui sono oggetto. </strong></p>
<p>Carlo Zijno</p>
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		<title>Cold Case. &#8220;Casi freddi&#8221; con sessismo</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 09:27:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fenomeni sociali]]></category>
		<category><![CDATA[narrazione femminista]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Seguo sistematicamente la serie &#8220;Cold Case&#8221; (in onda sia su Rai2 che su Fox) che apprezzo non soltanto per l&#8217;ottima congegnazione del poliziesco, ma anche per le ricostruzioni storiche che considero piccoli capolavori di modernariato in termini di allestimenti, abiti, automobili.
Ebbene, come vuole il politicamente corretto (specialmente negli Stati Uniti) anche &#8220;Cold Case&#8221; non ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Seguo sistematicamente la serie &#8220;Cold Case&#8221;</strong> (in onda sia su Rai2 che su Fox) che apprezzo non soltanto per l&#8217;ottima congegnazione del poliziesco, ma anche per le ricostruzioni storiche che considero piccoli capolavori di modernariato in termini di allestimenti, abiti, automobili.</p>
<p>Ebbene, come vuole il politicamente corretto (specialmente negli Stati Uniti) <strong>anche &#8220;Cold Case&#8221; non ha potuto fare a meno di rendere omaggio  al sessismo imperante.</strong></p>
<p>Nell&#8217;ultima puntata, infatti, la storia era incentrata su uno <strong>stupratore seriale</strong> che viene ucciso dal fratello minore di una delle vittime.</p>
<p><strong>Come si è arrivati a tale  &#8220;esecuzione&#8221;, e cosa è successo dopo?</strong></p>
<p>E&#8217; presto detto. Il criminale  in questione, studente ineccepibile,  stuprava tutte le colleghe di college che gli interessavano, con l&#8217;alibi che &#8220;ti dicono di no ma pensano si&#8221;, finchè le ragazze in questione, coalizzatesi, lo mettono sotto minaccia con una pistola data loro proprio da una poliziotta (tanto non puoi dimostrare niente, ci vogliono prove, testimoni, inutile fare una denuncia regolare, difenditi da sola &#8211; dice la poliziotta in questione a una del gruppo consegnandole l&#8217;arma) .</p>
<p><strong>Il fratello minore di una di loro si impossessa di questa pistola e uccide lo stupratore.</strong></p>
<p>Dopo tanti anni lo staff di &#8220;Cold Case&#8221; lo rintraccia, accerta le sue responsabilità, e durante un interrogatorio drammatico gli <strong>suggerisce </strong>che l&#8217;omicidio da lui compiuto ai danni dello stupratore in realtà fosse una sorta di legittima difesa. Il ragazzo in questione è evidentemente disorientato ma poi accetta la tesi &#8211; proposta dai poliziotti &#8211; della &#8220;legittima difesa di fatto&#8221;(e vorrei vedere,  avendo come alternativa la sedia elettrica).</p>
<p><strong>Insomma, una puntata all&#8217;insegna dei più biechi  stereotipi sessisti, dove:</strong></p>
<p> 1. <strong>Le caratteristiche dello stupratore. </strong> Qui c&#8217;è il primo stereotipo: benché sia ormai accertato dalla scienza che lo stupratore, specialmente se seriale ha un preciso profilo psicologico e non &#8220;opera&#8221; mai nello stesso  ambiente in cui si trova a vivere abitualmente, ciononostante viene presentato come &#8220;il ragazzo della porta accanto&#8221; che però ritiene che il &#8220;no&#8221; delle donne equivale ad un &#8220;si&#8221;.  <strong>Messaggio: qualsiasi uomo può essere uno stupratore, anzi, qualsiasi uomo, di base,  lo è.</strong>  Senza contare che  la scienza ha accertato da tempo &#8211; come si diceva &#8211; che gli stupratori hanno un preciso profilo psicologico,  e che &#8211; di converso &#8211; un uomo che esuli da quel preciso profilo non può provare eccitazione nei confronti di una donna che non partecipi all&#8217;atto sessuale,  anzi addirittura vi si ribelli. Ma questo non rileva per gli sceneggiatori della serie.</p>
<p>2. La poliziotta che &#8220;arma&#8221; le vitime sulla base del fatto che &#8220;tanto con le normali procedure non puoi dimostrare niente&#8221;. <strong>In questo c&#8217;è tutta l&#8217;ideologia secondo la quale le normali logiche processuali, valide per tutte le fattispecie criminali,  non valgono in questi casi,  per i quali invece c&#8217;è  bisogno che la donna definisca da sè i termini del reato</strong> ( inversione dell&#8217;onere della prova) e che una donna sia legittimata, in quanto tale, a farsi giustizia da sè.</p>
<p>3. <strong>La pervicacia con cui il personale della  squadra insiste nel &#8220;convincere&#8221; il fratellino in questione che la sua è stata legittima difesa</strong>. Per la prima volta i solerti poliziotti di Cold Case infrangono volutamente quella che dovrebbe essere la deontologia professionale,  operando attivamente per scagionare un colpevole confesso.  <strong> Messaggio: ucidere uno stupratore non è reato, e anzi chi lo fa merita pure protezione dall&#8217;autorità costituita.</strong> Alla faccia del giusto processo che dovrebbe spettare ad ogni cittadino indipendentemente dall&#8217;accusa che pende su di lui.</p>
<p><strong>Constato ancora una volta come tali incredibili pregiudizi sessisti possano entrare veramente in qualsiasi cosa</strong>, come &#8211; in questo caso &#8211; un banale serial poliziesco,  né  cesso di stupirmi di come questi fenomeni &#8220;passino lisci&#8221;  sistematicamente presso la pubblica opinione.</p>
<p><strong>E si tratta di un bombardamento continuo, attenzione</strong>: questa analisi che ho appena fatto su un telefilm qualsiasi, di cui domani ci saremo dimenticati,  potrebbe essere ripetuta con analoghi risultati sulla gran parte di ciò che passa quotidianamente per l&#8217;etere.</p>
<p><strong>Quanti possono accorgersi di queste cose?</strong> Quanti hanno occhi ed orecchi skillati per avvertire tutto cio?</p>
<p>E&#8217; proprio su questo che dobbiamo lavorare.</p>
<p>Carlo Zijno</p>
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		<title>perché gli uomini vanno con le trans?</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 09:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fenomeni sociali]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità maschile]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Sere fa a  &#8220;Le iene&#8221; hanno presentato una mini &#8211; inchiesta in cui una intraprendente ragazza, fingendosi ferita nell&#8217;orgoglio per essere stata tradita dal suo fidanzato con una trans e volendo capire com&#8217;era stato possibile, andava a chiederlo&#8230;.proprio alle trans.
Ho trovato l&#8217;iniziativa assolutamente sfiziosa perché, malgrado non ci siano studi scientifici su questo recente (e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sere fa a  &#8220;Le iene&#8221; hanno presentato una mini &#8211; inchiesta in cui una intraprendente ragazza, fingendosi <strong>ferita nell&#8217;orgoglio per essere stata tradita dal suo fidanzato con una trans e volendo capire com&#8217;era stato possibile, andava a chiederlo&#8230;.proprio alle trans.</strong></p>
<p>Ho trovato l&#8217;iniziativa assolutamente sfiziosa perché, <strong>malgrado non ci siano studi scientifici su questo recente (e crescente) fenomeno</strong>,  purtuttavia in occasione degli ultimi scandali sessuali <strong>i commentatori</strong> sono stati assolutamente compatti nello spiegarlo  con la crescente paura degli uomini nei confronti delle donne, <strong>uomini ormai fragili,  macilenti ed inadeguati,   che andrebbero in questo modo  cercarsi un più &#8220;rassicurante&#8221; surrogato del femminile.</strong></p>
<p>Come dicevo, non esistono studi scientifici a largo raggio del fenomeno, ed <strong>il sospetto che questa spiegazione celasse molto semplicemente l&#8217;ennesima vulgata antimaschile era forte.</strong></p>
<p>Ed a questo proposito <strong>la conferma ai miei sospetti me l&#8217;hanno data le trans stesse.  </strong>Le quali, rispondendo all&#8217;accorata domanda della ragazza (perché? perchè?) davano le più varie risposte ma su una cosa erano tutte assolutamente d&#8217;accordo e compatte: <strong>nel rapporto con loro</strong>, tutti <strong>i clienti</strong> &#8211; ma proprio tutti -  <strong>prediligono assolutamente il ruolo &#8220;passivo&#8221;</strong>.</p>
<p><strong>Ho messo tra virgolette questa parola perché a giudizio di chi scrive trattasi di parola inadeguata, starata nel significato, così  come il suo contrario,</strong> &#8220;attivo&#8221;. Parole sgraziate ed inadeguate a descrivere quello che vorrebbero, ma che in questo contesto dobbiamo continuare ad usare in quanto<strong> in queste parole c&#8217;è una precisa informazione, una informazione &#8220;pesante&#8221;. </strong>A maggior ragione che chi si prostituisce professionalmente incontra migliaia di clienti nella propria &#8220;carriera&#8221; e quindi finisce per avere rilievo statistico.</p>
<p>A quel punto del discorso infatti i conti non mi tornavano più: <strong>se un uomo ha paura del femminile, e quindi va a surrogarselo in questo modo, non va certo ad  assumere un ruolo &#8220;passivo&#8221;</strong>, ma semmai si andrà a cercare quel ruolo &#8220;attivo&#8221; che lui vorrebbe &#8220;recitare&#8221; con il femminile  ma al quale  è inibito a causa delle proprie paure.</p>
<p><strong>E&#8217; evidente pertanto che negli uomini che vanno a trans non c&#8217;è il desiderio della femminilità perduta, ma di qualcos&#8217;altro</strong>. E questo qualcos&#8217;altro non ha che fare con il femminile e con le donne. </p>
<p>L&#8217;idea che mi sono fatto è che probabilmente, in questi uomini, <strong>la paura  è  quella di ammettere &#8211; principalmente di fronte a loro stessi  - la propria omosessualità</strong> o bisessualità, ma sia chiaro che si tratta di una punto di vista personale assolutamente a-scientifico.</p>
<p><strong>La spiegazione del fenomeno infatti io non ce l&#8217;ho</strong>, perché come dicevo non esistono ancora studi estensivi e scientifici sul fenomeno:  <strong>ma per favore non mi si venga a parlare più di poveri maschietti costretti ad andare con le trans perché impauriti dalle nuove amazzoni.</strong>   </p>
<p>Trattasi infatti di autentica  cretinata.</p>
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		<title>sondaggio sul matrimonio: risultati stupefacenti</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 09:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[fenomeni politici]]></category>
		<category><![CDATA[movimento maschile]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel titolo di questo post ho inserito la dizione &#8220;risultati stupefacenti&#8221;: ma stupefacenti  solo per i portatori (in)sani di idee preconfezionate sul movimento maschile italiano ed i suoi derivati.  Serva di lezione a chi trancia giudizi su cose che non conosce.
Alcuni giorni fa, in seguito ad uno scambio di battute tra me ed un lettore, lanciavo nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Nel titolo di questo post ho inserito la dizione &#8220;risultati stupefacenti&#8221;: ma stupefacenti  solo per i portatori (in)sani di idee preconfezionate sul movimento maschile italiano ed i suoi derivati.  Serva di lezione a chi trancia giudizi su cose che non conosce.</h3>
<hr />Alcuni giorni fa, in seguito ad uno scambio di battute tra me ed un lettore, lanciavo nel forum un sondaggio sull&#8217;istituto matrimoniale oggi. Chiedevo in altri termini cosa si dovesse fare a proposito, offrendo quattro possibili risposte:</p>
<ol>
<li>conservarlo così come è;</li>
<li>conservarlo, ma previa una robusta riforma in termini di separazione, divorzio ed affido;</li>
<li>conservarlo, ma affiancato da  un sistema pattizio, tipo PACS;</li>
<li>abolirlo, sostituendolo con i PACS</li>
</ol>
<p>bene, l&#8217;ipotesi che ha riscosso più successo è stata la n. 4, seguita a ruota dalla 3.  A grande distanza la 2.</p>
<p><strong>Sommando insieme la tre e la quattro, poi, osserviamo una schiacciante maggioranza.</strong></p>
<p><strong>Traducendo tutto ciò in italiano,</strong> possiamo parlare di una grande voglia di PACS nel Movimento,  una disaffezione totale per gli istituti più tradizionali,  un grandissimo scollamento tra le idee che circolano nel movimento stesso e ciò che viene portato avanti (più o meno ipocritamente) da nostri politici,  <strong>specialmente se di governo</strong>.</p>
<p>Ora,  io non so se tali idee germoglieranno in una qualche piattaforma politica o tutto rimarrà a livello di scambio di battute tra forumisti (<em>anche se c&#8217;è stato qualcuno che ha seriamente posto mano a delle riflessioni di tipo pratico ed operativo in merito</em>):  ma, comunque, <strong>alcune certezze questo sondaggio ce le restituisce</strong>, ed a mio avviso sono le seguenti.</p>
<ol>
<li><strong>questo sondaggio rappresenta la migliore risposta per tutti coloro  che considerano il nostro movimento semplicemente come una conventicola di  reazionari  sciovinisti  smaniosi di tornare a neanderthal;</strong></li>
<li>lo scollamento tra noi e l&#8217;apparato massmediatico che pretenderebbe di parlare di noi  è semplicemente enorme;</li>
<li>quando si parla di problemi reali con persone reali,   la nostra gente dimostra un senso di realismo, di disincanto e di praticità che i nostri politici neanche si sognano.  <strong>Altro che fare battaglie ideologiche</strong>.</li>
</ol>
<p><strong>Che dire, che fare, che pensare? </strong></p>
<p>Per il momento prendo atto,  ricordandovi però che le votazioni sul forum sono ancora aperte e che - volendo - fate ancora in tempo a dire la vostra.</p>
<p>Carlo Zijno</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tiger Woods, Elin Nordegren, nessuno al disopra degli altri</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 09:29:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[fenomeni sociali]]></category>
		<category><![CDATA[narrazione femminista]]></category>
		<category><![CDATA[paternità umiliata]]></category>
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		<description><![CDATA[Una volta tanto invece di parlare di statistiche ed inchieste voglio darmi al gossip;  nello specifico a quel noto caso di cronaca d’oltreoceano che sta appassionando la stampa specializzata (e non) di tutto il mondo: l’”affaire” Tiger Woods versus Elin Nordegren.
Cos’è successo, tra i due, in soldoni? Tiger, multimilionario supercampione di golf pare che abbia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta tanto invece di parlare di statistiche ed inchieste voglio darmi al gossip;  nello specifico a quel noto caso di cronaca d’oltreoceano che sta appassionando la stampa specializzata (e non) di tutto il mondo: l’”affaire” Tiger Woods versus Elin Nordegren.</p>
<p><strong>Cos’è successo, tra i due, in soldoni? </strong><strong>Tiger, multimilionario supercampione di golf pare che abbia ripetutamente e sistematicamente tradito sua moglie. La quale, ovviamente, se ne è risentita:</strong> spaccandogli la faccia con una mazza da golf (<em>per chi non lo sapesse, le mazze da golf hanno un’anima di acciaio e quindi un gesto del genere potrebbe anche essere qualificato come tentato omicidio</em>), poi sputtanandolo davanti a tutto il mondo fino a provocare la fuga degli sponsor, infine facendosi dare  un risarcimento di trecento milioni di dollari <em>(in pratica la sua intera sostanza)</em>,  risarcimento che lo ha lasciato letteralmente in bolletta (<em>infatti sembra che il campione dovrà giocoforza ripensare il suo annunciato ritiro</em>).</p>
<p>Dulcis in fundo, non ancora soddisfatta di tutto ciò,  ha ottenuto che Tiger non vedesse i suoi figli per Natale (<em>e chissà per quanto</em>) accampando una non dimostrata instabilità mentale del campione (<em><span style="text-decoration: underline">non dimostrata se non che dalle parole di Elin</span></em>).</p>
<p><strong>Questi sono i fatti, nudi e crudi.</strong>  Provate ora a sostituire il nome di Tiger Wood con il nome di un qualsiasi Padre separato,  adeguate le cifre in ballo, e vedrete che il racconto fila perfettamente. Certamente, non credo che Tiger finirà alla mensa della caritas, come il metalmeccanico della porta accanto, ma il meccanismo che ha subìto è stato il medesimo, sia come logica, sia come radicalità,  sia come inesorabilità ed immediatezza di applicazione.</p>
<p><strong>C’è un <span style="text-decoration: underline">insegnamento da trarre</span> in tutto ciò: nessuno è al disopra dei meccanismi fondamentali che animano i rapporti tra i sessi in questa fase storica. Non esistono uomini di serie A, che la scampano e se la ridono, e uomini di serie B che invece subiscono. </strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline">Nessuno pensi di esserne fuori, perché ne siamo tutti dentro.</span> </p>
<p>Ricordatevelo, la prossima volta che vi scoprite a pensare “<em>a me non accadrà mai</em>”.</p>
<p>Io vi risponderei: “<em>a te  invece è già accaduto, soltanto che non lo sai</em>”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Impariamo dalle donne, ogni tanto</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 09:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[auspici]]></category>
		<category><![CDATA[bilanci]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo finale d&#8217;anno giornalisti, opinionisti e santoni vari &#8220;scaldano i muscoli&#8221;  per fare il bilancio dell&#8217;anno che se ne sta per andare e cercare di capire cosa accadrà in quello a venire.
Non ci sono ancora dati certi perché arriveranno in primavera, eppure la tentazione di dire &#8220;secondo me è andata così&#8221; è troppo forte per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo finale d&#8217;anno giornalisti, opinionisti e santoni vari &#8220;scaldano i muscoli&#8221;  per fare il bilancio dell&#8217;anno che se ne sta per andare e cercare di capire cosa accadrà in quello a venire.</p>
<p>Non ci sono ancora dati certi perché arriveranno in primavera, eppure la tentazione di dire &#8220;secondo me è andata così&#8221; è troppo forte per tutti, specialmente per quanto riguarda il &#8220;secondo me&#8221;.</p>
<p><strong>Voglio anch&#8217;io entrare in gioco, e sparo quindi il mio personale punto di vista.</strong></p>
<p>Dai dati che sembrano profilarsi (ma ne riparliamo, come si diceva, in primavera)  parrebbe che le morti bianche (ma si dovrebbe parlare di <strong>morti azzurre</strong>) siano leggermente aumentate.</p>
<p><strong>L&#8217;aspettativa di vita</strong> tra uomini e donne si è ancora divaricata a vantaggio di queste ultime (<em>ci sarà di mezzo l&#8217;aumento delle morti azzurre?</em>).</p>
<p><strong>L&#8217;affido condiviso</strong>,  di cui si diceva che durante l&#8217;anno in corso si sarebbe raggiunta l&#8217;applicazione &#8220;a regime&#8221;, è ancora lontano dal dispiegare i suoi effetti.</p>
<p><strong>Le code alla mensa della caritas</strong> si sono allungate con ulteriori &#8220;new entries&#8221;  rigorosamente composte da Padri separati o comunque individui di sesso maschile (<em>ma non eravamo quelli che guadagnano di più</em>?).</p>
<p>I pochi centri per la <strong>prevenzione dei tumori maschili</strong> non hanno ricevuto una lira.</p>
<p>I centri per le <strong>problematiche  cardiovascolari</strong> (che mietono molte più vittime tra i maschi che tra le femmine) ricevono molti più soldi se fanno azioni preventive su pazienti donne.</p>
<p>Le poche <strong>iniziative sul territorio</strong> per uomini e per Padri sono rigorosamente autofinanziate,  perlopiù dalle assoziazioni di Padri separati.</p>
<p><strong>Vogliamo continuare?</strong></p>
<p>Le <strong>norme sullo stalking</strong>  vengono applicate rigorosamente solo se la presunta vittima è una donna, specialmente se in corso di separazione o divorzio e <strong><span style="text-decoration: underline">sempre</span></strong> per chiedere l&#8217;allontanamento dei figli dal Padre (<em>e qui torniamo a bomba alla favoletta dell&#8217;affido condiviso</em>), <strong>benché queste accuse siano per più del 90% strumentali </strong>per ammissione degli stessi giudici (dai un&#8217;occhiata<a href="http://metromaschile.it/altrosenso/2009/12/23/un-temerario-del-iii-millennio/" target="_blank"> qui </a>ed anche  <a href="http://metromaschile.it/blog/2009/la-verita-sullo-stalking/" target="_blank">qui</a>), con <span style="text-decoration: underline">impunità totale</span> per le false accusatrici.</p>
<p>La maggioranza dei <strong>nuovi assunti</strong> sia nel pubblico che nel privato sono costituiti da donne eppure  si continua a parlare di amenità come le <strong>quote rosa</strong>, con tutta la stampa che si esalta  perché in non so quale comune su otto nuovi assunti sette sono donne.</p>
<p><strong>Eccetera.</strong></p>
<p>Su tutto questo ci ragioneremo con calma, probabilmente in primavera, quando si saranno concretizzati i dati definitivi dell&#8217;anno, ma <strong>sembrerebbe proprio  che la qualità della vita maschile nel 2009 abbia subìto un ulteriore pesante arretramento.</strong></p>
<p><strong>Di tutto ciò  per il momento in questa sede mi preme  sottolineare soltanto un aspetto:</strong>  a livello di opinione pubblica non ve ne è  alcuna consapevolezza, alcuna sensibilità.   Di questi fenomeni non se ne accorge nessuno, esiste una pervicace cecità di fronte all&#8217;evidenza che tante volte, nelle nostre sedi, abbiamo denunciato.</p>
<p>Questo accade perché <strong>quando si lascia ad altri il compito di definire la nostra natura ed i nostri bisogni,  la naturale conseguenza è che si prende quello che passa il convento,</strong> e di solito il convento passa quello che interessa a lui e non quello che interessa noi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Quando, in altri termini, si affida a terzi la propria identità,  la narrazione di se stessi, da questi terzi si finisce col dipendere.</span></strong></p>
<p>Questo concetto sembra proprio che non ci sia ancora chiaro:   evidentemente, fallacemente,  seguitiamo a crederci al disopra di certe dinamiche.</p>
<p><strong>Recita il &#8220;manifesto femminista&#8221;</strong> di Carla Lonzi (anno 1970), proprio al primo paragrafo:</p>
<p><em>&#8220;La donna non va definita in rapporto all&#8217;uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra libertà. L&#8217;uomo non è il modello a cui adeguare il processo di scoperta di sè da parte della donna. La donna è l&#8217;altro rispetto all&#8217;uomo. L&#8217;uomo è l&#8217;altro rispetto alla donna.&#8221;</em></p>
<p><strong>Capito, gente?</strong>  Ciò che qualcuno aveva ben chiaro nel lontano 1970 (anno in cui il sottoscritto andava alla prima elementare),  noi non lo abbiamo ancora acquisito nell&#8217;anno domini 2010, ossia quaranta primavere dopo.</p>
<p><strong>Impariamo dalle donne, ogni tanto.</strong></p>
<p>Statemi bene e tanti auguri di buon anno nuovo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Aria cristallina, pensieri plumbei</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 09:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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		<description><![CDATA[Domenica mattina a Roma  c&#8217;era un&#8217;aria cristallina,  freschissima,  ben detersa  da una  tramontana che durava da giorni,  mentre  io mi accingevo ad un&#8217;altra giornata  di lavoro sulla piattaforma. 
Laggiù,  infatti, complice internet che scavalca i chilometri,  c&#8217;era qualcuno che stava lavorando gratis &#8211; e di week end &#8211; per risolvere una questione fondamentale  e io non potevo essere da meno. E comunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica mattina a Roma  c&#8217;era un&#8217;aria cristallina,  freschissima,  ben detersa  da una  tramontana che durava da giorni,  mentre  io mi accingevo ad un&#8217;altra giornata  di lavoro sulla piattaforma. </p>
<p>Laggiù,  infatti, complice internet che scavalca i chilometri,  c&#8217;era qualcuno che stava lavorando gratis &#8211; e di week end &#8211; per risolvere una questione fondamentale  e io non potevo essere da meno. E comunque le cose da fare c&#8217;erano, indipendentemente da chi stava lavorando e perché.  Meno male che siamo alla fine&#8230;</p>
<p>Con la bella mattinata che si profilava era però oggettivamente assurdo non uscire affatto,  fosse anche per fare soltanto due passi. </p>
<p>A casa sono tutti raffreddati, decido di uscire da solo. Una mezz&#8217;ora, per prendere un caffè in piazza e magari fare un giro nel verde.</p>
<p>Parco della Vittoria,  il punto più alto di Monte Mario,  due passi da casa mia, quella mattina doveva essere bellissimo.</p>
<p><strong>Ma qualcosa mi trattiene.</strong></p>
<p>Un uomo  di mezza età, che vaga solitario in un parco frequentato da bambini, famigliole, ed arcadiche coppiette.  Non sembrerà strano?  Non sembrerà inquietante?</p>
<p>Mi rispondo da solo. <em>Ma no, cosa vai pensando. Ci porti a scuola tuo figlio tutti i giorni, ti conoscono tutti.</em></p>
<p>Mi contro &#8211; rispondo, mettendomi nei panni dell&#8217;ipotetico osservatore  terzo. <em>Già, ci porta il figlio tutti i giorni. E perché oggi è solo?  Cosa ci sta a fare? Che diavolo vuole?</em>  </p>
<p>Forse che si, forse che no.  Se po&#8217; fa, nun se po&#8217; fa&#8217;. Il dialogo interiore continua per alcuni minuti.</p>
<p>Alla fine,  accendo il computer e mi metto a lavorare.</p>
<p><strong>Anche questa è Questione Maschile.</strong></p>
<p>Buon Natale a tutti.</p>
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		<title>cosa resterà?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 12:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[condivisioni]]></category>
		<category><![CDATA[dubbi]]></category>

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		<description><![CDATA[Di solito preparo il mio post settimanale nella giornata di domenica, anche se poi spesso lo metto in linea di lunedì dopo una breve rilettura a mente fresca.
Questa settimana non è andata così.
C&#8217;erano troppe cose da fare sulla piattaforma: caricare una serie di contenuti, rivedere alcuni aspetti della homepage, riconfigurare i permalink. E tutto questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di solito preparo il mio post settimanale nella giornata di domenica, anche se poi spesso lo metto in linea di lunedì dopo una breve rilettura a mente fresca.</p>
<p>Questa settimana non è andata così.</p>
<p>C&#8217;erano troppe cose da fare sulla piattaforma: caricare una serie di contenuti, rivedere alcuni aspetti della homepage, riconfigurare i permalink. E tutto questo sul vecchio template, mentre intanto c&#8217;erano da mandare  avanti anche  i lavori per quello nuovo.</p>
<p>Si, no;  troppo chiaro, passiamo da un estremo all&#8217;altro;  si, no, il logo così non va bene, più a destra, no, più a sinistra;  questo mi piace e questo non mi  piace; questo si può fare, questo non si può fare&#8230;</p>
<p>Intanto  cercavo di aprire il nuovo nuovo blog già  in programma da tempo, mentre sul forum si discuteva di aprirne un&#8217;altro ancora&#8230;</p>
<p><span style="text-decoration: underline">E tutto questo tra email, telefonate, discussioni, ricerche su internet, lavoro di programmazione e configurazione vera e propria</span> (e per fortuna che non sono un tecnico).</p>
<p>Insomma, quando ho alzato la testa dal computer avevo fatto le canoniche otto ore della classica giornata lavorativa, e di mettermi a scrivere non me lo sognavo minimamente.</p>
<p><strong>Tempo dedicato alla famiglia pochissimo, tempo per riposarmi o svagarmi zero.</strong></p>
<p>Sono questi i frangenti in cui mi chiedo: cosa resterà di tutto questo?</p>
<p>Cosa ne sarà, ad esempio, tra dieci anni?</p>
<p>La domanda è legittima, perché se ripenso a quello che facevo o dicevo dieci anni fa, devo ammettere che oggi ne rimane poco o nulla: se non che nella forma di lontane conseguenze sul piano personale, ma nulla di realmente concreto.</p>
<p><strong>Cosa resterà di tutto ciò tra dieci anni?</strong></p>
<p>E&#8217; un timore e  un tremore che ogni tanto avverto e che ho voluto condividere.</p>
<p>Andiamo avanti senza pensarci troppo, che è meglio.</p>
]]></content:encoded>
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