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	<title>Algoritmi Maschili</title>
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	<description>continuatore del primo &#34;MetroMaschile&#34;, il blog originario di Carlo Zijno</description>
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		<title>guida alla convivenza</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 13:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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		<description><![CDATA[Facendo seguito all’ultimo post,  era stato elaborato un ulteriore file relativamente alla convivenza, del medesimo autore,  anche questo non smentito da ulteriori osservazioni.
 Anche questo viene offerto al dibattito, per poi essere inserito nei documenti ufficiali di MetroMaschile Web Editor.
__________________________
  Tieni presente che se decidi di convivere con la tua compagna, senza sposarti, la tua situazione non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Facendo seguito all’ultimo post,  era stato elaborato un ulteriore file relativamente alla convivenza, del medesimo autore,  anche questo non smentito da ulteriori osservazioni.</p>
<p> Anche questo viene offerto al dibattito, per poi essere inserito nei documenti ufficiali di MetroMaschile Web Editor.</p>
<p>__________________________</p>
<p>  Tieni presente che se decidi di convivere con la tua compagna, senza sposarti, la tua situazione non è regolata dalla legge. Pur tuttavia, recenti interventi della Giurisprudenza (Cassazione) hanno preso in considerazione il rapporto in determinate situazioni, purché tu, ma più probabilmente lei, possa provare che non è un rapporto occasionale ma che ha carattere di stabilità tale da conferire grado di certezza al rapporto di fatto.</p>
<p> La legge, in determinati casi, attribuisce valore alla convivenza, riconoscendola quale famiglia di fatto, sia che il tuo rapporto si esplichi con un uomo che con una donna: per avere una garanzia di questo tipo è importante che la famiglia che hai formato con la/il tua/o compagna/o sia iscritta all’Ufficio dell’anagrafe del Comune ove risiedete.  Prima di compiere tale atto, chiediti – possibilmente facendoti illustrare da un legale tutti i possibili risvolti – se tu hai effettivamente bisogno di questo tipo di garanzia.</p>
<p> Ricordati che se lei e&#8217; sposata o divorziata puo&#8217; perdere o vedersi ridotto l’assegno di mantenimento che percepisce da suo marito: ciò vuol dire che nel caso che la tua compagna non lavori,  dovresti mantenerla completamente tu. Questa disposizione è prevista, al momento, solo se la tua partner è una donna: nulla ti è dovuto nel caso che sia tu, invece,  a perdere il lavoro.  Tuttavia tieni presente che i motivi su cui si basano le sentenze che riconoscono questa situazione potrebbero trovare applicazione anche se convivi con un’altro uomo, anche se finora trattasi di caso meramente teorico.</p>
<p> Se lei collabora nella tua azienda senza alcun contratto di lavoro non ha nessun diritto economico, quindi stai attento perché se di punto in bianco insiste perché venga redatto un regolare contratto di lavoro a suo favore si sta preparando a lasciarti e chiedere il mantenimento.  In questo caso, non le su può dare torto, perché da che mondo è mondo il lavoro si deve pagare: sta a te pertanto valutare – PRIMA che inizi la convivenza – se è il caso di coinvolgerla nella tua attività: cosa che comunque è sconsigliabile, come ti direbbe ogni buon legale.</p>
<p> Se hai dei figli con la tua convivente li dovrai riconoscere o, in ogni caso, ti può venire imposta la paternità.  Di converso, lei sarà sempre e comunque libera di abortire o meno o di disconoscere la propria maternità alla nascita. Ciò vuol dire che il fatto di essere conviventi non ti conferisce una maggiore libertà, o maggiore facoltà di quelle che vengono riconosciute nell’ambito del matrimonio.</p>
<p> Il riconoscimento di paternità è infatti il negozio giuridico fondamentale successivo all’evento riproduttivo vero e proprio. Solo da quel momento, infatti, avrete dei diritti e dei doveri nei confronti dei Vostri figli. Attenzione, però, perché nel caso che le cose tra te e la tua convivente vadano male, si applicheranno ai figli le stesse regole che vigono nel matrimonio in termini di affido e mantenimento: ciò vuol dire che malgrado la legge sull’affido condiviso tu ti troverai fuori casa e potrai vederli solo nei modi e tempi decisi dal tribunale, continuando a pagare danaro a piè di lista senza sapere cosa la tua ex se ne fa effettivamente.  In altri termini, la convivenza non ti tutela dalla separazione dai figli.  Le statistiche infatti ci dicono che, anche in caso di affidamento congiunto, i figli saranno &#8220;collocati&#8221; presso la madre, nella casa famigliare assegnata alla madre, anche se di tua proprieta&#8217; e dovrai contribuire al loro mantenimento con una media di 500 euro/mese e vedrai i tuoi figli un pomeriggio a settimana ed nei week-end alternati</p>
<p> Inoltre:</p>
<p> • se insorgono contrasti per l’affidamento dei figli sarà il Tribunale dei Minorenni a decidere ogni questione.</p>
<p>• Se insorgono contrasti per il mantenimento dei figli, dovrai invece rivolgerti al Tribunale Ordinario.</p>
<p> Ricordati che se la convivenza finisce, malgrado sia durata a lungo, lei non hai acquisito alcun diritto al mantenimento, ma solo al mantenimento per i figli nati dalla vostra unione, se tu li ha riconosciuti, anche  se sono affidati esclusivamente a lei; dovrai, altresì,  rimborsare parte delle spese straordinarie che lei sosterra&#8217; per i figli quali, ad esempio spese mediche, spese mediche specialistiche, spese per motivi di studio; avrai, inoltre, perso il diritto ad ottenere l’assegnazione della casa in cui siete vissuti insieme o, in ogni caso, anche se la casa e&#8217; di proprieta&#8217; di una terza persona, p.es. i tuoi genitori, la tua convivente puo&#8217; ottenere l&#8217;assegnazione della casa famigliare, lei certamente puo&#8217; subentrare nel contratto di affitto se intestato a te. Se avete fatto degli acquisti insieme i beni verranno assegnati rispettivamente a chi li ha acquistati. Ricordati di conservare le fatture di tutti i beni da te acquistati, se ti separi potranno essere utili per ottenere i relativi beni o il controvalore in denaro.</p>
<p> Se la tua convivente muore non avrai diritto alla sua eredità né alla pensione di reversibilità, se però hai dei figli con questa persona, essi saranno eredi a tutti gli effetti concorrendo nel patrimonio della madre con altri eventuali figli nati da un precedente matrimonio.</p>
<p> Potrai partecipare all’eredità solo se la tua compagna ha fatto un testamento a tuo favore, rispettando le quote che spettano agli eredi necessari quali l’eventuale coniuge non divorziato, i figli, i suoi genitori; questo vale anche nel caso in cui convivi o hai un rapporto stabile con un’altra uomo.</p>
<p> Se convivi con una donna sposata con un’altro uomo o da questo legalmente separata, sappi che in caso di sua morte sarà l’altro uomo l’erede e, a meno che lei non abbia disposto testamento nei tuoi confronti, non parteciperai in nessun modo alla sua eredità.</p>
<p>Se la tua convivente muore a causa di infortunio sul lavoro o incidente stradale puoi chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali a tuo favore a carico di chi ha causato la sua morte, devi però dimostrare la stabile convivenza ed il fatto che la tua compagna contribuiva in gran parte al tuo mantenimento.</p>
<p> Attenzione:</p>
<p>• se scegli la convivenza, NON è opportuno, fin dall’inizio e indipendentemente dalla solidità del rapporto, una regolamentazione scritta, soprattutto degli aspetti economici del rapporto in caso di separazione.</p>
<p>Comunque è consigliabile intestare ogni bene comune a nome tuo, fare conservare a lei il suo lavoro, facendo tutto il possibile perché sia economicamente indipendente.</p>
<p>• Se avete dei conti correnti in comune controlla bene se sono cointestati anche a te o se hai solo &#8220;la firma&#8221;, in questa seconda ipotesi, infatti, la tua compagna, senza necessità di tua autorizzazione, può escluderti in ogni momento dal conto corrente. In ogni caso il tuo conto corrente lascialo intestato esclusivamente a te o cointestato a persona di tua fiducia come fratelli o genitori.</p>
<ul>
<li>Alla prima &#8220;impressione&#8221; di disaccordo svuota il conto corrente in comune prima che lo faccia l</li>
</ul>
<p> Carlo Zijno</p>
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		<title>guida al matrimonio</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 13:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[dubbi]]></category>
		<category><![CDATA[movimento maschile]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>

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		<description><![CDATA[Mesi addietro, nel forum, si era sviluppato un 3D sul tema “avvertenze per il matrimonio”. In svariati si erano cimentati sul tema, ma il risultato migliore lo aveva ottenuto un iscritto che, pur non essendo un giurista di professione – almeno così dice &#8211; aveva comunque elaborato il file migliore per chiarezza e completezza.
 Tale file [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mesi addietro, nel forum, si era sviluppato un 3D sul tema “avvertenze per il matrimonio”. In svariati si erano cimentati sul tema, ma il risultato migliore lo aveva ottenuto un iscritto che, pur non essendo un giurista di professione – almeno così dice &#8211; aveva comunque elaborato il file migliore per chiarezza e completezza.</p>
<p> Tale file è rimasto per un po’ di tempo in evidenza sul forum, per poi essere dato in pasto ad MMTRIBE. Ebbene, in tutti questi passaggi non è cambiato di granché, tranne piccoli aggiustamenti,  segno evidente che ciò che veniva detto in quella sede, era difficilmente oggetto di smentite.</p>
<p> In questa pausa agostana, che tanto pausa non è, ve lo propongo ancora una volta per poi inserirlo, a partire da settembre,   nei documenti ufficiali di MetroMaschile.</p>
<p> Ovviamente il file non ha alcuna pretesa di esaustività, visto che per esaurire l’argomento ci vorrebbe un intero trattato,  ma almeno può costituire una base per l’orientamento dei giovani, che costituisce senza dubbio uno degli obiettivi di questa piattaforma. </p>
<p> Buona lettura.</p>
<p> ______________</p>
<p>Con la riforma del diritto di famiglia del 1975 la condizione della donna è radicalmente mutata, anche quella dell&#8217;uomo …sicuramente in peggio: è stata abolita la figura del capofamiglia (che rimane solo ai fini anagrafici) e la donna e l’uomo hanno pari diritti e doveri (L. 151/1975).</p>
<p>Una volta che avrete dei figli capirete subito chi e&#8217; il Capo Famiglia, data la ricattabilità a cui è esposta la parte maschile a causa della legislazione e dalla prassi in materia di separazione, divorzio ed affido e malgrado la legge sull’affido condiviso  (la cui interpretazione giurisprudenziale va in senso restrittivo nei nostri confronti).</p>
<p> La famiglia è uno dei luoghi in cui è più difficile far valere i propri diritti per i legami affettivi tra le persone: è importante capire che vanno rispettati ma è altresì importante capire che non vanno confusi gli affetti con i diritti, anche in previsione di futuri possibili disaccordi, anche di natura  radicale (art. 143 C.C.).</p>
<p> Ogni decisione che riguardi la coppia e i figli va ad esempio presa di comune accordo senza prevaricazioni (dove abitare, come educare i figli, ecc.).</p>
<p>Con il matrimonio i coniugi hanno reciprocamente diritto ad essere mantenuti, se non hanno propri mezzi di sostentamento ad essere assistiti. Hanno inoltre diritti ereditari.</p>
<p> Non si può:</p>
<p>- costringere la moglie a vivere nella residenza scelta solo dal marito, costringere il marito a vivere nella residenza scelta solo dalla moglie: i coniugi, infatti, devono fissare la residenza della famiglia tenendo conto delle esigenze di entrambi;</p>
<p>- escluderVi dalle decisioni relative ai figli;</p>
<p>- privarla dei mezzi di sostentamento;</p>
<p>- escluderla dalle decisioni relative ai figli;</p>
<p>- obbligarla a lavorare;</p>
<p>- escluderla dalla gestione anche solo economica della famiglia, anche se le uniche entrate sono le tue;</p>
<p>- denunciare la moglie (o il marito) per infedeltà.</p>
<p> In conseguenza di quanto scritto sopra,  NON Puoi:</p>
<p> imporre il tuo parere in tutte le decisioni che riguardano la famiglia, l’educazione dei figli, la tua stessa vita: la legge prevede piena parità tra i coniugi. Oggi infatti, a differenza di un tempo quando la potestà sui figli era esercitata solo dal padre, essa è esercitata di comune accordo da entrambi i coniugi.  Tale perfetta equivalenza dei punti di vista dei coniugi, con la conseguente necessità di accordo paritario in tutte le decisioni che riguardino la famiglia,  sebbene giusta in linea di principio morale,  comporta che – data la ricattabilità sostanziale di cui sopra – avrai moltissime probabilità che dovrai subire le decisioni di tua moglie.</p>
<p> Dal principio che ognuno dei coniugi deve contribuire al mantenimento della famiglia ne discende che se tua moglie e&#8217; casalinga si considera che partecipi alla produzione del reddito  attraverso il suo lavoro familiare (art. 143 C.C.). Nel caso di separazione o divorzio tuttavia conterà solo la tua capacità  di produrre reddito, senza che lei debba più nulla alla tua persona. In altri termini, dovrai mantenerla potenzialmente a vita malgrado la tua ex sia perfettamente in grado di lavorare.</p>
<p> In caso di profondi dissensi con tua moglie sia sulla scelta della residenza familiare che sull’educazione dei figli, puoi comunque rivolgerti al Giudice (art. 145 C.C.). Sappi tuttavia che tale gesto comporterà che la ricattabilità sostanziale, potenziale,  di cui abbiamo parlato più sopra,  scatenerà tutti i suoi effetti e pertanto  perderai la moglie, i figli, la casa  parte del tuo stipendio perché la lite in tribunale si risolverà in una separazione.</p>
<p> A seguito di una eventuale separazione, vedrai i figli un pomeriggio a settimana ed a week-end alternati, se non riesci a far applicare la legge 54/2006, legge che dovresti studiare anche nelle sue applicazioni presso il tribunale della tua città, in modo da capire a cosa vai incontro nel caso di separazione.</p>
<p> Al momento del matrimonio puoi scegliere fra due possibilità di gestire i beni della famiglia: la comunione o la separazione di beni. Questa scelta è importantissima ed è opportuno, prima di sposarsi, considerare attentamente il regime patrimoniale da scegliere.</p>
<p>Con la comunione dei beni (art. 177 C.C.), i beni acquisiti durante il matrimonio, ad esclusione di quelli personali, dei beni posseduti prima del matrimonio, delle donazioni o delle eredità ricevute, diventano di proprietà comune e possono essere amministrati da entrambi. Anche i risparmi ed i debiti sono comuni.</p>
<p>Con la separazione di beni (art. 215 C.C.) ogni coniuge rimane proprietario dei propri beni e contribuisce in modo proporzionale alle proprie sostanze alle necessità della famiglia.</p>
<p>La separazione dei beni è consigliabile in tutti i casi. Nonostante si sia scelto il regime di separazione dei beni in tutti gli atti di acquisto di beni mobili ed immobili e&#8217; bene fare mettere la clausola della rinuncia al bene dall&#8217;altro coniuge e farla firmare, altrimenti può sempre venire fuori la storia – che il giudice crederà senza obiettare –  che il bene l&#8217;avete acquistato per &#8220;la famiglia&#8221; e non per voi, questo vale sia per la vostra auto sia per la casa in cui ci andrete ad abitare. Dal grado di resistenza a firmare tale clausola potrete misurare il grado di amore disinteressato che vostra moglie nutre per voi.</p>
<p> La separazione dei beni è tuttavia del tutto ininfluente per quanto riguarda il domicilio familiare,  ossia la casa dove avete scelto di vivere in quanto questa, in base alle statistiche, verrà assegnata a tua moglie nel 94% dei casi.</p>
<p>Se avete intenzione di comprare una casa per uso famigliare, o che i vostri genitori ve ne diano una ad uso gratuito, come piu&#8217; volte citato sopra, avrete moltissime possibilita&#8217;, in caso di separazione, che la casa sia assegnata alla vostra moglie, ma solo se ci sono figli, questo e&#8217; valido anche per i conviventi.</p>
<p>Per prevenire questa reale possibilità, nel caso la casa fosse dei vostri genitori, fate SEMPRE un contratto a termine, es. anno per anno, meglio se di affitto.</p>
<p>Se invece avete intenzione di acquistarne una, pensateci bene prima di andarci ad abitare con tutta la famiglia. Meglio sarebbe acquistarla ed affittarla ad estranei e con i soldi ricavati affittare la casa famigliare.</p>
<p>L&#8217;ideale sarebbe fare comprare la casa famigliare dai genitori di lei, astenendovi, voi e i vostri genitori dal contribuire economicamente.</p>
<p>Anche in questi casi potrete valutare il grado di amore disinteressato che vostra moglie o compagna nutre per voi.</p>
<p>Se accendete un mutuo, sappiate che dovrete continuare a pagarlo anche se sarete espulsi dalla casa famigliare.</p>
<p>Infine: ricordati sempre, in ogni momento,  che per ottenere la separazione o il divorzio non occorrono motivi validi. Non è necessario che tu o lei abbiate fatto qualcosa di male o di sbagliato, è sufficiente che tu o tua moglie vi siate stancatati semplicemente, ma tu – date le suesposte prassi – perdi automaticamente tutto se non ti sei premunito anzitempo.</p>
<p> La Cassazione infatti ha piu&#8217; volte ribadito che la separazione e&#8217; un diritto della persona, ed e&#8217; vantato dalle femministe come una loro conquista ed un &#8220;diritto della donna&#8221;. Potrai essere &#8220;il migliore&#8221; marito possibile ma sarai trattato come &#8220;il peggiore&#8221;; anche se sei un buon padre, anche se ti sei occupato prevalentemente della cura e dell&#8217;educazione dei figli,  magari per permettere a tua moglie di studiare e/o fare carriera.  Qualsiasi tribunale collocherà i figli presso la madre e con loro tutti i privilegi della casa famigliare e del contributo al mantenimento.</p>
<p> L’infedeltà, se viene provato che e&#8217; la causa principale della separazione, può comunque rappresentare un motivo di addebito della responsabilità della separazione. Il vantaggio che dà l&#8217;addebito all&#8217;altro coniuge e&#8217; di non dovergli versare il mantenimento ma solo gli alimenti.  L&#8217;addebito e&#8217; pertanto una perdita di tempo e soldi se entrambi i coniugi lavorano e sono indipendenti economicamente.</p>
<p> Se vostra moglie guadagna piu&#8217; di voi, nel caso di separazione, non esitate a chiedere il mantimento, per mantenere &#8220;lo stesso tenore di vita come in costanza di matrimonio&#8221;… per quanto vi sconsigli il vostro avvocato, non vergognatevi, e&#8217; un vostro diritto, non e&#8217; solo un &#8220;diritto delle donne&#8221;, ma del &#8220;coniuge debole economicamente&#8221;; ed in quanto il principio morale e giuridico di solidarietà familiare è un diritto di tutti, della famiglia e della persona, la donna non ha alcun diritto di sottrarsi al &#8220;dovere&#8221; della solidarieta&#8217; tra coniugi.</p>
<p> Gli uomini perciò non devono avere timori a chiedere ciò che spetta loro, ovvero sostegno economico se ne abbisognano o se ci sono disparità di redditi, come da legge.</p>
<p> Uomini rispettatevi rispettando il vostro decoro e qualità di vita! Così facendo non solo migliorate la vostra vita ma anche quella della società intera che si fonda sui diritti e sulla dignità civile. In questo modo rispettate anche gli altri dando alla vostra ex. moglie l’opportunità di assolvere ad un importante dovere come quello di solidarietà familiare, proprio come molti ex. mariti fanno quando necessario.</p>
<p> Infine: se prendete botte o maltrattamenti,  anche in questo caso non vergognatevi a denunciare, benché tale denuncia non avrà alcun effetto ai fini del risultato finale in termini di separazione ed affido (i tribunali valuteranno, come si diceva, solo la vostra capacità reddituale): ma così facendo contribuirete notevolmente all’emersione di un fenomeno ancora misconosciuto, e che invece la pubblica opinione deve imparare a conoscere.</p>
<p> Ricordate, e credeteci anche senza averlo provato, che nei tribunali non si applica la legge, ma si segue una prassi che non rispecchia il vostro &#8220;buon senso&#8221;, ma persegue l&#8217;interesse delle donne che sono le promotrici del &#8220;mercato&#8221; della fabbrica dei divorzi, che deve alimentare giudici, psicologi, assistenti sociali e, in primis, gli avvocati.</p>
<p>Carlo Zijno</p>
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		<title>zio paperino</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 20:19:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[afflizioni]]></category>
		<category><![CDATA[pregiudizi di genere]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho notato come nei bagni pubblico della capitale – siano essi intesi come bagni aziendali o di bar o di stazioni ferroviarie -  il bagno riservato agli uomini sia sempre più spesso indicato con l’effige di zio Paperino, noto personaggio disneyano.
 Ora, chi è zio Paperino? Di tutti gli abitanti di Paperopoli, è il più sfigato.
 Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho notato come nei bagni pubblico della capitale – siano essi intesi come bagni aziendali o di bar o di stazioni ferroviarie -  il bagno riservato agli uomini sia sempre più spesso indicato con l’effige di zio Paperino, noto personaggio disneyano.</p>
<p> Ora, chi è zio Paperino? Di tutti gli abitanti di Paperopoli, è il più sfigato.</p>
<p> Non è Paperone, capitalista della città; non è Gastone, borghesucolo quanto si vuole ma fortunato e gaudente; non è Paperoga che rientrerebbe nella categoria del proletariato ma se ne frega altamente, non è Archimede genio ufficiale della città e che indipendentemente dalle sue sorti conserva sempre il suo alone speciale.</p>
<p> No, è zio Paperino,  perennemente oppresso dai debiti, perennemente oppresso da zio Paperone, perennemente soggetto alla sfiga, perennemente alla ricerca di lavori perlopiù improbabili, perennemente fatto oggetto di rampogne e cazziatoni dai tanto bravi nipotini Qui, Quo e Qua (che lui mantiene di tutto punto, sia detto per inciso).</p>
<p> Insomma, di tutti i paperi è il soggetto sicuramente più debole.</p>
<p> Ebbene, guarda caso per indicare il luogo “intimo” riservato agli uomini, si sceglie proprio questo personaggio.</p>
<p> A questo punto, nel leggere questo articolo,  la maggior parte di voi starà dicendo: “ma dài, signor Zijno,  ma che paranoie sono queste…”</p>
<p> Liberi di pensarlo,  ci mancherebbe altro, però… però  fate pure i vostri bisogni, maschietti sfigatoni, e buon pro vi faccia.</p>
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		<title>“Obsessed”, di Steven Shill, USA, 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 09:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[pregiudizi di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di Questione Maschile davanti ad un non – risvegliato,  l’immagine che si forma immediatamente nella testa di quest’ultimo è quella di una serie di rivendicazionismi sterili e rancorosi, ancorché ridicoli, o per meglio dire di una serie di input sostanzialmente misogini.
I più disponibili all’ascolto potranno al massimo arrivare ad ammettere –ma senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di Questione Maschile davanti ad un non – risvegliato,  l’immagine che si forma immediatamente nella testa di quest’ultimo è quella di una serie di rivendicazionismi sterili e rancorosi, ancorché ridicoli, o per meglio dire di una serie di input sostanzialmente misogini.</p>
<p>I più disponibili all’ascolto potranno al massimo arrivare ad ammettere –ma senza fare un passo oltre -  che esiste effettivamente una lunga serie di pregiudizi antimaschili ma che, comunque, i pregiudizi di genere sono sempre esistiti, sia per quanto riguarda gli uomini che le donne, ed allora che volete? </p>
<p>Questo è sicuramente vero, ma – caso raro nella storia dell’universo a parte la legislazione razziale del III Reich o del Sudafrica del’apartheid &#8211; <strong> i pregiudizi antimaschili sono suscettibili di tradursi in atti di legge e giuriprudenza. </strong></p>
<p>A questo punto vi sarà sovvenuta l’immagine dei Padri separati e le loro tragedie; anche questo è sicuramente vero, ma non sufficiente. I non risvegliati, i non iniziati,  non possono immaginare a quale profondità e di pervasività arrivino queste cose, quanto in realtà governino il nostro quotidiano.</p>
<p> <strong>A tutti questi  non posso che consigliare di vedere il film “obsessed”. </strong></p>
<p> <strong>La storia è semplice e se resistete fino in fondo senza spaccare il televisore, ne uscirete con una consapevolezza in più.</strong></p>
<p>Derek Charles   occupa un posto di responsabilità in una società finanziaria. Sposato e profondamente innamorato della propria moglie,  respinge il corteggiamento ossessivo di una collega.</p>
<p>Questa mette in atto tutta una serie di strategie non solo per conquistarlo ma piuttosto per fargli terra bruciata intorno, tentando di passare per la sua amante, fino a drogargli un drink per poterne abusare.</p>
<p>Per un po’ Derek riesce a difendersi  poi la cosa diventa ingovernabile: viene richiamato dal suo capufficio, il quale gli fa notare che la tizia in questione potrebbe denunciarlo per molestie screditando altresì l’azienda;  la moglie non crede una parola di quello che dice e lo butta fuori di casa;  la polizia inizia ad indagare sul suo comportamento  specialmente dopo che la sua ossessionata pretendente tenta il suicidio proprio nella sua camera d’albergo.</p>
<p>Derek viene precipitato, senza colpa, in una specie di girone infernale in cui  oltre a fare la vita da separato (vede il figlio ogni quindi giorni, abita in una topaia nella povertà pur essendo un alto dirigente, sul lavoro gli viene precauzionalmente tolto il portafogli clienti,  etc.) diventa immediatamente il paria della società che gli è intorno nonché cliente fisso della polizia.</p>
<p>Per ironia della sorte o dell’assurdo, la tizia in questione è decisamente psicopatica: tenta di rapirgli il figlio e di uccidergli la moglie, facendo venire allo scoperto tutto il castello di carte che aveva costruito e pertanto si passa al lieto fine con la piena riabilitazione di Derek e tutti vissero felici e contenti: ma rimane l’amaro in bocca di una grande ingiustizia subìta.</p>
<p><strong>Ecco, questo è il film che farei vedere agli scettici perché vale molto più di cento sermoni.  </strong></p>
<p>Chicca finale: ovviamente il film non è amato dalla critica.</p>
<p>Carlo Zijno</p>
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		<title>in morte di Pietro Taricone</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 15:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fenomeni sociali]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho aspettato a lungo prima di tornare a questo blog, ed alla piattaforma MetroMaschile. Per tanti motivi, con i quali non sto a tediarvi.
E lo voglio fare commentando una recente notizia, la morte di Pietro Taricone. Non l’ho apprezzato al momento del suo “esordio” nel grande fratello, tanti anni fa: troppe manifestazioni di machismo, troppe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho aspettato a lungo prima di tornare a questo blog, ed alla piattaforma MetroMaschile. Per tanti motivi, con i quali non sto a tediarvi.</p>
<p>E lo voglio fare commentando una recente notizia, la morte di Pietro Taricone. Non l’ho apprezzato al momento del suo “esordio” nel grande fratello, tanti anni fa: troppe manifestazioni di machismo, troppe esibizioni muscolari,  troppo essere “l’uomo che non deve chiedere mai”: cose che per la mia mentalità, per il mio modo di pensare, costituiscono solo confessioni di paura e tentativi di auto – rassicurarsi sulla propria virilità.</p>
<p> L’ho apprezzato, invece, e molto, nella fase  post-grande fratello: concreto, a massimizzare gli “utili” della sua notorietà in una carriera da attore e da farmer, senza bruciarsi con le infinite apparizioni televisive nei vari talkshow-con-gettonino-incorporato  che quelli nella sua condizione (ossia quelli assurti alla fama senza avere, parliamoci chiaro, né arte e né parte)   prediligono invece massimamente.</p>
<p>Ma, più di tutti, in Pietro Taricone ho apprezzato la commossa dedizione alla sua missione di Padre e marito, al punto di perdonare i tradimenti (inutile che ci giriamo intorno, si chiamano così) di sua moglie Kasia, in un’ottica di “missione sacra” (la aspetterò, lei tornerà per il bene della famiglia) che non può che fargli onore.</p>
<p>La sua morte mi disturba profondamente e non soltanto perché si tratta della morte di un uomo che considero giusto, oltre che di un giovane (cosa sempre massimamente dolorosa),  ma anche per il modo in cui è avvenuta. Ossia praticando uno sport che,  senza giri di parola, possiamo considerare estremo. Se non è estremo “buttarsi di sotto”, almeno per noi uomini della strada, sinceramente parlando non so cosa lo sia.</p>
<p>Mi è sovvenuto un documentario di anni fa, in cui un ragazzo pur di superare d’un salto con il suo slittino a motore un burrone subìva tali lesioni alle ossa del cranio (compresi i denti, completamente persi)  da rendere obbligato l’intervento del chirurgo plastico più di una volta.</p>
<p>Ebbene,  io credo che noi tutti dobbiamo fare una riflessione su questo tipo di cose: perché il mio sospetto è che nel praticare questi  sport ci sia un anelito a dimostrare in qualche modo il proprio coraggio, e quindi la propria virilità. </p>
<p>Io vorrei dire ai giovani: non dovete dimostrare proprio un bel  niente. Non in questa società, almeno.</p>
<p>Ma è una operazione maledettamente difficile.</p>
<p>In tutto questo: ciao Pietro, ciao guerriero. I miei rispetti, i rispetti di un uomo comune.  </p>
<p>Carlo Zijno</p>
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		<title>polemiche da tinello e tecniche di produzione del fango</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 13:33:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[movimento maschile]]></category>
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		<description><![CDATA[A fare questo “mestiere”, ossia il responsabile di MetroMaschile,  si entra in una dimensione schizofrenica per la quale o si ride a crepapelle, o ci si incazza come jene.
Non c’è via di scampo, né soluzione intermedia.
Cercavo infatti su internet le reazioni a questo recente interessantissimo articolo di Claudio Risè a commento del quale, tra l’altro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A fare questo “mestiere”, ossia il responsabile di MetroMaschile,  si entra in una dimensione schizofrenica per la quale o si ride a crepapelle, o ci si incazza come jene.</p>
<p>Non c’è via di scampo, né soluzione intermedia.</p>
<p>Cercavo infatti su internet le reazioni a <a href="http://claudiorise.blogsome.com/2010/05/25/anche-i-gay-a-volte-soffrono/">questo recente interessantissimo articolo di Claudio Risè</a> a commento del quale, tra l’altro, ero anche intervenuto, quando mi imbatto in questo modo <a href="http://blog.libero.it/lorita/8606053.html">in una intervista</a> di tale Dr.ssa Tinelli<a href="http://metromaschile.it/alma/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_edn1">[1]</a> nella quale,  tra varie cose che non ci riguardano, si dice anche: “<em>… il fondatore di Arkeon (</em>PRESUNTA psicosetta, n.d.r<em>)<a href="http://metromaschile.it/alma/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_edn2"><strong>[2]</strong></a>   potrebbe aver elaborato la sua teoria sull’omosessualità a partire dai cosiddetti studi sul maschile di Claudio Risè, uno psicologo “di frangia” teso al recupero dell’autorità del maschio</em>. “</p>
<p><strong>Premesso che il Prof. Risè  non ha alcun bisogno di essere difeso dal sottoscritto</strong> (ci mancherebbe altro) e premesso altresì che secondo me  – se ho capito qualcosa di lui &#8211; è troppo signore per entrare in polemiche “da tinello”<strong>,</strong> <strong>credo che sia tuttavia importante fare un po’ di analisi del linguaggio utilizzato nell’intervista, perché corrisponde con precisione matematica  ad una modalità dialettica e logica che sistematicamente  riscontriamo nei nostri confronti. E che quindi dobbiamo imparare a conoscere bene. </strong></p>
<p>In quel paragrafo il Prof. Risè – un cattedratico di livello internazionale, nonché opinionista di quotidiani nazionali e periodici vari -  diventa piuttosto “<em>uno psicologo di frangia</em>” che produce “<em>cosiddetti studi</em>” (suppongo che la Dottoressa si riferisca ai suoi numerosi libri, venduti in milioni di copie in tutto il mondo), studi che sarebbero “<em>tesi al recupero dell’autorità del maschio</em>” (…tesi casomai al recupero dell’identità, e non all’autorità del maschio: se proprio di autorità vogliamo parlare,  per quanto riguarda le opere di Risè, dovremmo casomai parlare di autorità del Padre…). </p>
<p><strong>Per concludere, senza farla troppo lunga: quando c’è di mezzo l’idea di paternità e i suoi derivati, nonché i suoi portatori, il leit –motiv è sempre lo stesso: 1) volgarizzare i concetti e 2) porre in ridicolo le persone che ne hanno a che fare. </strong></p>
<p><strong>Quante possiamo trovarne di assurdità dialettiche simili su internet e sui media? </strong>Tantissime, in quantità industriali,  in alcuni casi anche ad opera di giganti dell’informazione, non soldatini semplici di questo o quel blog, di questa o quell’associazione di provincia. </p>
<p>Ricordo a questo proposito  la battaglia di “Repubblica” contro gli amici di MS, di cui mi onoro di far parte, o l’attacco frontale  de “l’Unità” al sottoscritto (sarebbe a dire la corazzata contro la barchetta, ossia una operazione crudele e ridicola: ma tutto fa brodo pur di bastonare il cane che affoga… rectius: che si rifiuta di affogare).</p>
<p>Imparate a fare l’analisi del linguaggio, gente, se non altro per difenderci (ma soprattutto per difendere l’Idea) da tali personaggi e da tali logiche: e, come si diceva in un vecchio indimenticabile telefilm… state attenti, là fuori!!</p>
<p>A presto.</p>
<p>Carlo Zijno</p>
<p> _______________________</p>
<p><a href="http://metromaschile.it/alma/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_ednref1">[1]</a> Lorita Tinelli, presidentessa del CESAP – Centro Studi Abusi Psicologici (<a href="http://www.cesap.net/">WWW.CESAP.NET</a>), un’associazione con sede a Noci (provincia di Bari)</p>
<p> <a href="http://metromaschile.it/alma/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#_ednref2">[2]</a> Arkeon è una associazione che è stata accusata di vari tipi di reato, dall’esercizio abusivo della professione psicanalitica a forme di speculazione varia… e chi più ne ha più ne metta. Nelle indagini sul gruppo,  la Dr.ssa Tinelli ha svolto un ruolo che sembrerebbe fondamentale (utilizzo il condizionale perché conosco la vicenda solo da fonti giornalistiche e da internet). Attualmente è in corso il processo. Ai fini di quello che ci interessa nel presente articolo, tuttavia, è capitato che sul suo blog il Prof. Risè abbia postato a suo tempo un proprio intervento in cui sospendeva il giudizio sull’associazione (cosa che evidentemente non è piaciuta ma che costituisce dovere di ogni cittadino, in attesa della sentenza), ipotizzando altresì che – almeno da quello che si sapeva della “dottrina” di arkeon  &#8211; il suo capo e fondatore Vito Carlo Moccia potrebbe essersi ispirato, per alcuni aspetti,  a delle sue pubblicazioni.In effetti, una delle idee centrali del gruppo riguardava proprio l’importanza della figura del Padre ed il “recupero” di un suo ruolo attivo nel nucleo  familiare.</p>
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		<title>Chi è più stupido? Le donne, gli uomini o&#8230; qualcun altro?</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 09:47:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[pregiudizi di genere]]></category>
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		<description><![CDATA[Da sempre non faccio altro che ripetere che la Questione Maschile non è una questione di potere o di “emancipazione” bensì di cultura, di significati, di linguaggi.
Esiste un algoritmo perverso per cui la mentalità corrente produce essa stessa i presupposti per la creazione di ulteriori prese di posizione, ulteriori “verità”, spesso appoggiate a ricerche e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Da sempre non faccio altro che ripetere che la Questione Maschile non è una questione di potere o di “emancipazione” bensì di cultura, di significati, di linguaggi.</strong></p>
<p>Esiste un <strong>algoritmo perverso</strong> per cui la mentalità corrente produce essa stessa i presupposti per la creazione di ulteriori prese di posizione, ulteriori “verità”, spesso appoggiate a ricerche e studi che &#8211;  invece di essere presi per quelli che sono &#8211; vengono invece interpretati, ammantando di scientificità il luogo comune, spesso a sprezzo del ridicolo.</p>
<p>A questo proposito voglio concentrarmi su <strong>due notizie</strong>, una recente ed una un po’ vecchiotta.</p>
<p><strong>Recente.</strong> I media hanno diffuso uno studio fresco di stampa secondo il quale il funzionamento “in multitasking” del cervello è sinonimo di minore capacità di risolvere problemi:  in pratica… di minore intelligenza. </p>
<p><strong>Se però andiamo a vedere cosa è successo in passato</strong>, scopriamo che di questa storia del multitasking cerebrale  se ne parlava già dal 2007,  ma come fenomeno tipicamente femminile:  ed era stato infatti interpretato come elemento che dimostrava senza dubbio… l’inferiorità del cervello maschile, miseramente “monotasking”. </p>
<p>Insomma sulla prima ricerca, quella del 2007,  si era innestata una robusta dose di paradigma di genere che però viene posto in clamoroso ridicolo con il successivo studio  perché &#8211; a questo punto &#8211;  <strong>a voler prendere per buoni entrambi i risultati in combinato disposto</strong>, <strong>cosa che volendo potrei anche fare,</strong>  dovremmo dedurne che le donne…<span style="text-decoration: underline"> sarebbero mentalmente inferiori agli uomini! </span></p>
<p><strong>Ed invece io dico no!!  Io non credo affatto che le donne siano più “stupide” degli uomini, casomai ad essere stupida è questa ricerca,</strong> che ci dimostra l’esistenza dell’acqua calda: ossia che a concentrarsi su un problema alla volta, su una situazione alla volta, si è più performanti che a distribuire l’energia su più fronti,  cosa che già sapevamo dalle scuole elementari. </p>
<p><strong>Con questi presupposti, non crediamo che sarebbe ora di smettere di “piegare” gli studi scientifici ai paradigmi di genere? </strong></p>
<p><strong>Naturalmente non accadrà</strong>,  perché tutto si può distruggere tranne questo tipo di pregiudizio: ci si è affrettati, infatti, a specificare che il multitasking del cervello femminile altro non è che un condizionamento culturale, indotto dal fatto che le donne devono fare tutto, etc. e quindi si è ripiegati dalla superiorità “strutturale” della versione 2007  alla solita forma di superiorità “morale” buona per tutte le stagioni. </p>
<p><strong>Il paradigma di genere è la cosa più indistruttibile che esista, è più resistente del titanio o del granito. </strong></p>
<p><strong>Notizia vecchiotta.</strong> <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_maggio_02/orientamento-uomini-donne_755e9304-55e5-11df-a855-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Guardate quest’altro esempio</a>. Ma guardatelo badando bene al linguaggio utilizzato.  Sintetizzando i risultati per chi non vuole andare a leggersi il link:  mentre gli uomini sarebbero in grado di “trovare l’orientamento” più facilmente, le donne sarebbero invece più brave a ricordare una strada già percorsa.</p>
<p><strong>Naturalmente l’articolista ne fa una questione di superiorità femminile  senza il minimo sospetto di rendersi ridicolo;</strong>  infatti non si capisce perché ricordare una strada a memoria sia meglio che saperla trovare, anzi:  una volta, per quelli che sapevano solo percorrere strade a memoria esisteva l’espressione “fare la strada del somaro”,  perché di atteggiamento da somaro effettivamente  trattasi.</p>
<p><strong>Quindi io, da questo studio, potrei benissimo argomentare<span style="text-decoration: underline"> un elemento di superiorità maschile:</span></strong> cosa però che non  voglio fare e non farò,   e non soltanto per il mio rifiuto “ideologico” dei paradigmi di genere, ma per un motivo quanto mai banale: ossia che, per muoversi correttamente nel territorio servono entrambe le funzioni,  quella di saper trovare le strade e quella di saperle ricordare, e questo lo capisce anche un bambino (ma non il giornalista in questione).</p>
<p>Non fidatevi degli studi scientifici, o fatelo soltanto dopo averli letti di persona, traendone VOI le VOSTRE conclusioni.</p>
<p><strong>E ricordate:  gli uomini non sono più stupidi delle donne, le donne non sono più stupide degli uomini, ma i giornalisti sono più stupidi di entrambi.</strong></p>
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		<title>I Padri, le Madri, i tempi della famiglia</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 09:12:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo del Padre]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Torno a pubblicare articoli dopo un periodo tremendo di cui vi faccio grazia, e lo faccio commentando una curiosa notizia di un paio di giorni fa:  a Cassano d’Adda  un Padre è stato licenziato in quanto, per portare il figlio a scuola,  si era presentato in ritardo sul posto di lavoro.
Esprimo innanzitutto la mia solidarietà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left">Torno a pubblicare articoli dopo un periodo tremendo di cui vi faccio grazia, e lo faccio commentando una curiosa notizia di un paio di giorni fa:  a Cassano d’Adda  un Padre è stato licenziato in quanto, per portare il figlio a scuola,  si era presentato in ritardo sul posto di lavoro.</p>
<p>Esprimo innanzitutto la mia solidarietà al padre in questione, ed invito tutti a fare altrettanto: ma non è l’aspetto umano della vicenda che voglio sottolineare in questa sede, quanto piuttosto l’aspetto politico.</p>
<p><strong>Si, perché a mio avviso questa vicenda è la dimostrazione più lampante del fatto che i tempi della famiglia sono assolutamente differenti tra Padri e Madri.</strong></p>
<p>Ho sempre sostenuto che un padre non ha alcun bisogno di un “congedo di paternità” (fattispecie pochissimo utilizzata, non a caso), quanto piuttosto di un nuovo istituto, da immaginare, per il quale si possa, finché dura la fase scolare ed infantile del figlio, poter usufruire di un maggiore flessibilità di orario e di una capacità di movimento aggiuntiva.</p>
<p>Non ha senso, infatti, sovrapporsi pedissequamente alla Madre nei tempi e nelle funzioni, salvo che nell’ipotesi di sostituirla: ipotesi che, tuttavia, non credo trovi l’approvazione delle Madri stesse, malgrado le strombazzate pretese di intercambiabilità dei ruoli.</p>
<p>Carlo Zijno</p>
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		<title>Parigi, Francia, 2010, paradiso del maschilismo.  Della serie: il paradigma di genere non conosce frontiere.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 13:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[corrispondenze dall'estero]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[narrazione femminista]]></category>

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		<description><![CDATA[Parigi, Francia, febbraio 2010.  
Leggo la stampa, vedo le televisioni.  Si tratta di pochi giorni di permanenza, almeno pochi giorni se pensiamo a quanto ci vorrebbe per conoscere un popolo ed una città, ma pochi giorni durante i quali  – paradossalmente – proprio perché mi trovo in una realtà a me completamente  estranea e per un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Parigi, Francia, febbraio 2010.</strong>  </p>
<p><strong>Leggo la stampa, vedo le televisioni. </strong> Si tratta di pochi giorni di permanenza, almeno pochi giorni se pensiamo a quanto ci vorrebbe per conoscere un popolo ed una città, ma pochi giorni durante i quali  – paradossalmente – proprio perché mi trovo in una realtà a me completamente  estranea e per un periodo limitato,  alcune poche cose che noto non possono che stamparsi con fedeltà fotografica nella mia mente. </p>
<p>Il dibattito della stampa è completamente monopolizzato  dal recente provvedimento del divieto di burka. Non è possibile accendere una televisione o aprire un giornale senza poter leggere del solito pistolotto riguardo il terribile “vulnus” inferto alla libertà della donna.   <strong>Quanto sono libere, le donne francesi? Poco, pochissimo, è la risposta.  </strong> Ed il problema sono gli uomini che non mollano, come ci dimostra questo provvedimento voluto da “Le petit Sarkò”, come viene chiamato abitualmente, che non a caso è un uomo e per giunta maschilista, in quanto di destra ed in quanto ha lasciato sua moglie che lo aveva aiutato tanto,  anzi, che era un elemento fondamentale della sua ascesa (tutto merito suo se sarkò è Presidente) per sposare quel bel soprammobile di Carlà.  Con la quale, sembra, non ci va nemmeno d’accordo.  Che maschilista.</p>
<p>Ed infatti non a caso adesso pretenderebbe di calpestare ulteriormente la dignità della donna impedendole nientepopodimeno che di esprimere i priori sentimenti religiosi e la sua identità.</p>
<p><strong>Insomma, scendendo da Marte  come il sottoscritto, sembrerebbe questo il problema della Francia moderna. </strong></p>
<p>Tale punto di vista è confortato da una intervista alla ministra  Simone Veil, la quale  ci ricorda autorevolmente che il cammino delle donne è ancora lungo. La solerte intervistatrice, autorevolmente,  le chiede se per fare l’autorevole ministra abbia dovuto chiedere il permesso a suo marito. La ministra ci conforta rispondendo che no, l’ha solo avvertito (e vorrei vedere, aggiungo io).  L’autorevole intervistatrice tira un sospiro di sollievo, noi pure.  Ma c’è ancora molto da fare. La Francia è il paradiso dei maschilisti.</p>
<p>Giro per le strade, parlo con la gente, alla ricerca di tutte queste donne che chiedono il permesso ai mariti per fare la loro vita. </p>
<p>I negozi alla moda sono pieni di signore che spendono e spandono, le orgogliose Marianne locali non mi risulta che girino accompagnate dai loro occhiuti compagni nello svolgimento di questa primaria funzione. I mezzi di trasporto sono pieni di donne che raggiungono i loro uffici di qualsiasi ordine e grado,  uffici delle quali sono strapieni,  svolgendo autorevolmente le loro funzioni.</p>
<p><strong>Colto da improvvisa ispirazione, vado in Banlieu</strong>, dove sembra che il provvedimento governativo abbia destato scandalo e stracciamento di vesti a non finire, con roboanti proclami di rivolta.    </p>
<p>Nella folla multicolore e multietnica non si vede un burka, ma nemmeno uno chador, ma nemmeno un veletto piccolo piccolo, anzi: le marianne locali hanno esattamente lo stesso aspetto, (oggi diremmo: look), le stesse movenze, gli stessi discorsi delle loro “colleghe” dei quartieri bene, salvo gli elementi legati strettamente ai tratti somatici o al colore della pelle da cui si intuisce un qualche ascendente straniero.  Ma per il resto, tali e quali.</p>
<p><strong>Al mio ritorno su Marte, ecco le conclusioni del mio rapporto dalla terra: cari amici marziani,  i terrestri soffrono di schizofrenia conclamata, specialmente i terrestri della variante francese. Probabilmente quasi quanto quelli della variante italiana.</strong></p>
<p><strong>C.Z.</strong></p>
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		<title>quote rosa in pornografia, ossia come rendersi ridicoli oltre il limite dell&#8217;umano. Tinto Brass è avvertito&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 10:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Zijno</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[modelli culturali]]></category>
		<category><![CDATA[narrazione femminista]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; di questi giorni che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l&#8217;equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.

Tali film,  etichettati come &#8220;porno &#8211; femministi&#8221;  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti &#8217;sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto &#8211; riprendono nell&#8217;atto di masturbarsi. Nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_12.jpg"></a>E&#8217; di questi giorni</strong> che lo Svenska Filminstitutet ha sborsato l&#8217;equivalente di 69.000 dollari per finanziare un ciclo di 12 film  pornografici  a firma Mia Engberg.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_122.jpg"></a><a href="http://metromaschile.it/alma/files/2010/02/sexy_befane_121.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify">Tali film,  etichettati come <strong>&#8220;porno &#8211; femministi&#8221;</strong>  sono girati rigorosamente con telefono cellulare (però, costosetti &#8217;sti cellulari svedesi) e documentano  una serie di donne che si auto &#8211; riprendono nell&#8217;atto di masturbarsi. Nelle intenzioni dei finanziatori e della realizzatrice dovrebbero costituire una alternativa al &#8220;porno tradizionale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quale sia la differenza con il porno tradizionale non è dato di saperlo</strong>, perché comunque la rete è strapiena di &#8220;pornografia tradizionale&#8221; in cui  donne di ogni ordine e grado si manipolano allegramente: allora, dov&#8217;è la differenza?</p>
<p style="text-align: justify">Tale domanda, ad esempio,  se la pone autorevolmente anche <strong>Beatrice Fredriksson,</strong> la quale afferma sul suo <a href="http://antifeministen.blogspot.com/" target="_blank">celebre blog antifemminista </a> che  <em>“Sostenere che le ragazze che hanno sesso con ragazze e guardare donne masturbarsi è in qualche modo una buona alternativa al porno mainstream è un concetto del tutto estraneo a me, e a molte altre donne&#8221;. </em>Conclude poi l&#8217;affondo, con disinibizione scandinava e linguaggio politicamente scorretto che vogliamo riportare: &#8220;<em>A mio parere, uno dei motivi principali della mancanza di attrattiva per le donne è invece proprio che il mercato ‘regolare’ dei film porno spesso presenta una grande quantità di sesso tra donne</em>.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Probabilmente la chiave del mistero sta nel fatto, semplicemente,  che la &#8220;regista&#8221; è donna ed ha autonomamente definito essa stessa che il suo tipo di pornografia</strong> (anche se fotocopia di quella tradizionale) <strong>è politicamente corretta.</strong></p>
<p style="text-align: justify">In questo ritorna il vecchio, trito e ritrito tema (ma non se ne parla mai abbastanza) del diritto &#8211; che le donne hanno e gli uomini non hanno &#8211; di autonarrarsi ed autodefinirsi senza possibilità di replica: allo stesso modo in cui <strong>Beatrice Fredriksson può permettersi di dire quello che dice,  e che non direbbe se fosse un uomo.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Ma in questa faccenda ritorna anche, secondo me, un altro tema importante,  ossia quello della <strong>cecità -  anche di fronte al ridicolo più marchiano &#8211; che affligge questa nostra società quando si parla di questioni di genere, </strong>cecità che non è certo prerogativa esclusiva del popolo svedese.</p>
<p style="text-align: justify">Statene certi infatti che da qui a poco si parlerà di questa idiozia anche in terre italiota, <strong>e vedrete se non ci sarà qualche propostina del genere in salsa all&#8217;amatriciana da parte di una certa &#8220;cultura&#8221;</strong> che già da tempo lancia i suoi strali contro &#8220;l&#8217;uso del corpo della donna&#8221; da parte della cinematografia porno/erotica,  quasi come se i vari  Tinto Brass  &amp; company puntassero la pistola alla tempia delle avvenenti ragazze &#8211; pronte allo smutandamento totale pur di &#8220;sfondare&#8221; &#8211; che fanno la coda davanti ai loro uffici.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Staremo a vedere. Per il momento, zio Tinto si ritenga avvertito&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify">Carlo Zijno</p>
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