Di solito preparo il mio post settimanale nella giornata di domenica, anche se poi spesso lo metto in linea di lunedì dopo una breve rilettura a mente fresca.
Questa settimana non è andata così.
C’erano troppe cose da fare sulla piattaforma: caricare una serie di contenuti, rivedere alcuni aspetti della homepage, riconfigurare i permalink. E tutto questo sul vecchio template, mentre intanto c’erano da mandare avanti anche i lavori per quello nuovo.
Si, no; troppo chiaro, passiamo da un estremo all’altro; si, no, il logo così non va bene, più a destra, no, più a sinistra; questo mi piace e questo non mi piace; questo si può fare, questo non si può fare…
Intanto cercavo di aprire il nuovo nuovo blog già in programma da tempo, mentre sul forum si discuteva di aprirne un’altro ancora…
E tutto questo tra email, telefonate, discussioni, ricerche su internet, lavoro di programmazione e configurazione vera e propria (e per fortuna che non sono un tecnico).
Insomma, quando ho alzato la testa dal computer avevo fatto le canoniche otto ore della classica giornata lavorativa, e di mettermi a scrivere non me lo sognavo minimamente.
Tempo dedicato alla famiglia pochissimo, tempo per riposarmi o svagarmi zero.
Sono questi i frangenti in cui mi chiedo: cosa resterà di tutto questo?
Cosa ne sarà, ad esempio, tra dieci anni?
La domanda è legittima, perché se ripenso a quello che facevo o dicevo dieci anni fa, devo ammettere che oggi ne rimane poco o nulla: se non che nella forma di lontane conseguenze sul piano personale, ma nulla di realmente concreto.
Cosa resterà di tutto ciò tra dieci anni?
E’ un timore e un tremore che ogni tanto avverto e che ho voluto condividere.
Andiamo avanti senza pensarci troppo, che è meglio.





«Durante la costruzione di una cattedrale medievale a tre tagliatori di pietre fu rivolta a turno la stessa domanda: «Che cosa stai facendo?» «Come vedi, sto tagliando pietre», reagì il primo in tono seccato. Il secondo rispose: «Mi guadagno la vita per me e per la mia famiglia». Ma il terzo disse con gioia: «Sto costruendo una grande cattedrale!».
In questo antico apologo i tre tagliatori di pietre compiono la stessa, identica attività ma gli esiti sono radicalmente diversi perché ogni persona imprime a ogni atto un po’ di sé stesso. Il primo ha solo l’esperienza della natura umile e monotona del suo lavoro. Perciò lo sbocco è in un senso di inutilità e di frustrazione. Il secondo nel lavoro cerca solo una finalità economica e strettamente personale, rinchiudendo tutto nel piccolo orizzonte del suo interesse.
E solo il terzo l’uomo creativo e capace di perforare la crosta che avvolge le cose e gli atti umani scoprendone il senso ultimo. Senza il suo gesto semplice e umile la cattedrale non avrebbe mai raggiunto la sua verità e la sua pienezza. Perciò egli si sente collaboratore di un’opera grandiosa a cui molti partecipano e di cui tutti sono coautori. Con questa visione della vita tutti diventano necessari e preziosi. Ma c’è un altro valore nella terza risposta. Per essere capaci di vivere in pienezza bisogna avere un senso ultimo, una stella polare.
Le grandi porte che aprono ad altri e nuovi spazi girano sui cardini. Questa hompage è fra quelle che svolgono la funzione di cardine per le nuove dimensioni della coscienza che cambiano la direzione di marcia delle persone. Fra dieci anni forse non ci saranno questi cardini ma, grazie ad essi, la direzione di marcia per tanti sarà un’altra. E’ già successo da dieci anni a questa parte: i “web-cardini” hanno già consentito a molti un cuore nuovo. Buon lavoro dunque e grazie.