E’ stato pubblicato in Giappone – ma presto anche in Italia  – un DVD dal titolo “Crying girl”, letteralmente “ragazza che piange”: una raccolta per l’appunto di ragazze in lacrime che raccontano disperate le loro tragiche storie.

Il DVD sta andando a ruba, e su questo fenomeno si sta costruendo alacremente un robusto pregiudizio antimaschile:  lo si sta facendo in maniera così smaccata da essere incredibile che nessuno, all’ordine dei giornalisti  protesti di una virgola per l’anti – professionalità con cui ciò sta avvenendo.

L’esempio più clamoroso è quello di un articolo a firma Katia Riccardi, su “Repubblica”.

In questo articolo la Riccardi dopo aver esposto di cosa trattasi, ci riferisce che la grande maggioranza degli acquirenti sono uomini.  E qui c’è la prima affermazione sospetta, perché in genere le case produttrici non hanno alcuna contezza del sesso degli acquirenti dei loro prodotti, al massimo possono avere delle idee presuntive istillate dai soliti guru del marketing, ma nessuna certezza: un caso diverso potrebbe essere quello dei negozianti o dei distributori,  ma ci addentriamo comunque in un mondo di stime inferenziali, non di rilevazioni.

Un dato del genere potrebbe essere inoltre ricavato dai dati delle carte di credito, ma sarebbe comunque una rilevazione imperfetta perché è notorio che non necessariamente i dati riportati sulla carta di credito sono corrispondenti a quelli di colui che materialmente opera l’acquisto: e senza contare che difficilmente si potrebbe fare una rilevazione del genere, perché da quelle parti  le normative sulla privacy  sono di gran lunga più pervasive che da noi.  Ciononostante, si parte dal partito preso (sottolineo: partito preso) che gli acquirenti debbano essere in stragrande maggioranza uomini.

Ma andiamo avanti.

La Riccardi ci riferisce poi che su un forum dedicato al film ALCUNI uomini dichiarano che vedere tale film aumenta la loro autostima, mentre sempre su un forum (lo stesso? Un altro? La Riccardi non ce lo dice) ALCUNI uomini dichiarano che ciò è legato alla loro “capacità di conquista”, seriamente compromessa, e che le lacrime femminili li aiutino a superare questa impasse.

Da tutto ciò la Riccardi ne deduce che il film è finalizzato alla ripresa dell’autostima maschile in funzione della “conquista”.  Insomma, traducendo in italiano corrente,  gli uomini si sentono più forti quando assistono alle disgrazie femminili (cito testualmente: La forza del maschio aumenta di fronte alle lacrime delle femmine).  La Riccardi non ci usa nemmeno la cortesia (che poi sarebbe deontologia professionale) di usare un condizionale (chissà se lo conosce).

Per dimostrare quanto sia incredibilmente viziato il ragionamento,  immaginiamo se io dicessi che:

  1. “risulta” (ma dove? Come? Perché? Non lo dico) che i maggiori consumatori di ciambelle al miele siano uomini;
  2. che alcuni di loro in un forum  dedicato – che ne so – alla pasticceria abbiano dichiarato che aumenta la loro serenità nell’iniziare la giornata;
  3. che alcuni di loro in un forum (lo stesso? Un altro?) abbiano dichiarato che iniziare serenamente la giornata li aiuti a lavorare meglio;
  4. che da tutto ciò se ne deduce che gli uomini siano “per elezione”, per loro “natura” consumatori di ciambelle al miele in quanto  gli sono indispensabili ai fini della produttività sul lavoro. No ciambella, no lavoro.

Qualsiasi persona che abbia studiato o praticato un po’ di marketing  si sganascerebbe dalle risate a leggere una roba del genere;  così come qualsiasi capo redattore tirerebbe dietro un siffatto articolo al malcapitato collaboratore che avesse osato mettere nero su bianco tali corbellerie.   Ma trattandosi di questioni al maschile, ciò non succede affatto: anzi,  il concetto viene rilanciato di testata in testata, di blog in blog, fino a diventare articolo di fede.

E, si badi bene,  tirando in ballo le ciambelle al miele ho fatto l’esempio più banale che mi potesse passare per la testa, ma proviamo a sostituire, nel testo della Riccardi, la parola “uomini” con la parola “negri” o “ebrei” (esercizio che ogni tanto ho fatto): ne vene fuori qualcosa di assolutamente atroce.

Perché questo articolo è atroce.

La Riccardi, infine,  tanto per aumentare l’inquietudine del pubblico  (non guasta mai, quando ci sono di mezzo le malefatte maschili), conclude l’articolo mettendoci in guardia per l’imminente uscita del film in Italia (“non è prevedibile cosa potrà accadere da noi”,  cito ancora testualmente).

Si tranquillizzi, signora Riccardi, tanto sappiamo benissimo cosa succederà: semplicemente, l’ennesima ondata di criminalizzazione antimaschile.  Nulla di nuovo.  

Colgo infine l’occasione per esprimere la mia solidarietà alle ragazze in questione: solidarietà non solo per le loro disgrazie, ma anche per la speculazione commerciale e per la volgare manipolazione ideologica di cui sono oggetto.

Carlo Zijno

none

“Ormai soltanto un Dio ci può salvare”  – M. Heidegger.

Dicono le cronache che la Sig.ra Allegra Mostyn-Owen già moglie di Boris Johnson, sindaco di Londra, 45enne di miliardaria famiglia (je parle en ‘lire’, ça va sans dire) e di affascinante aspetto,  si è promessa in sposa ad un musulmano di 23 anni. Nulla obiettando sulle di lui aspettative – legittime – di avere mogli aggiuntive, nel rispettoso rispetto della di lui tradizione, dei di lui desideri e dell’islamica legge.

La nostra divorziò perché il marito era un’entità non più sopportabile e con cui convivere del tutto impossibile, trattandosi di un bianco-cristiano-anglicano incapace di relazionarsi se non con “…qualcuna molto ubbidiente e silenziosa”.  Così almeno garantisce la mamma di lei, italiana doc, a nome Gaia Servadio.   Nientemeno che Gaia Servadio (e chi ha orecchi per intendere il nome intenda anche il cognome), perché quando la sorte lo decide, cinica e bara, va giù dura, così dura che  …Dio solo lo sa.

Ma quale Dio lo sa?

Il nostro? No, non più ormai. Non gli è possibile.

Egli, Padre della nostra ipercoscienza, della nostra lealtà e della nostra sterile lucidità, ormai fiaccato dai dubbi, prostrato dai sensi di colpa,  naufrago del disincanto, avvinghiato all’Insolubile, estenuato ed esausto, sta gettando la spugna.

La Liberata lo sa e lo sente.

Una nuova Forza suadente e affascinante, energica e volitiva, sicura di sé, senza dubbi e sospetti, senza scrupoli e incertezze, capace ancora di impiccare i nemici, di lapidare le adultere, di bastonare i devianti, un successivo e succedente (succedaneo?) Dio machista è alle porte.

La Liberata lo sente e lo sa.

Gaia e Allegra, novella Serva dell’arrembante Potenza, gli si consegna con amore e rispetto, umiltà e ammirazione.  Ubbidiente e silenziosa.

Sì.

Chissà se il professor Martino pensava ai minareti quando profetizzava la fine delle nostre speranze. Chissà…

Quanto a noi, è bello sapere che quando il Buio prevarrà di nuovo sulla Luce,  non ci saremo.

Non ci sarò. Per allora –  sia ringraziato il nostro Dio dal volto umano -  dormirò da tempo sonni sereni sotto due metri di giusto oblio.

RDV



2 com

Comunico a tutti i frequentatori e lettori che a partire dalla data odierna, all’indirizzo http://metromaschile.it/mmtribe/, raggiungibile anche dal menù in alto, sono aperti i nostri gruppi di discussione.

L’iniziativa è finalizzata (almeno per il momento, in questa fase di sperimentazione) alla trattazione soltanto di alcuni tematismi specifici di nostro interesse, oltre ad un’area “leggera”, conviviale,  che mi pareva divertente inserire.

Come dicevo, l’iniziativa è sperimentale.  Ciò vuol dire che nel prossimo futuro potrebbe subìre notevoli revisioni o essere del tutto abolita: ma, soprattutto, vuol dire che almeno all’inizio potrebbe non funzionare perfettamente.  In tal caso fatelo notare e vedremo di provvedere in qualche modo.

Ai gruppi di discussione in questione si accede registrandosi, indifferentemente se lo si fa dall’area login della piattaforma o direttamente su MMTRIBE:  tra i due settori c’è  perfetta integrazione software.  Chi infatti si è già registrato in precedenza per commentare gli articoli risulterà già iscritto automaticamente ai gruppi di discussione,  a cui potrà accedere con le medesime ID/PASSWORD già stabilite in quella sede.

Con questa ultima implementazione (dopo l’apertura delle pagine “iniziative” e “documenti” in data di ieri)  si conclude di fatto la realizzazione del progetto MetroMaschile,  che ormai copre tutti i servizi previsti dall’idea originaria. 

Non dico con questo che non saranno possibili ulteriori novità, ma si verificheranno nel quadro di una “manutenzione evolutiva” che si svolgerà con altre modalità e  tempistiche.

Il che vuol dire che, da questo momento in poi,  data anche l’ampia rosa di strumenti disponibili,  l’andamento del nostro sito dipenderà esclusivamente dalla qualità di quello che tutti noi, autori e commentatori, andremo scrivendo.

Ed è una responsabilità che intendiamo onorare fino in fondo.

Carlo Zijno

none

Seguo sistematicamente la serie “Cold Case” (in onda sia su Rai2 che su Fox) che apprezzo non soltanto per l’ottima congegnazione del poliziesco, ma anche per le ricostruzioni storiche che considero piccoli capolavori di modernariato in termini di allestimenti, abiti, automobili.

Ebbene, come vuole il politicamente corretto (specialmente negli Stati Uniti) anche “Cold Case” non ha potuto fare a meno di rendere omaggio  al sessismo imperante.

Nell’ultima puntata, infatti, la storia era incentrata su uno stupratore seriale che viene ucciso dal fratello minore di una delle vittime.

Come si è arrivati a tale  “esecuzione”, e cosa è successo dopo?

E’ presto detto. Il criminale  in questione, studente ineccepibile,  stuprava tutte le colleghe di college che gli interessavano, con l’alibi che “ti dicono di no ma pensano si”, finchè le ragazze in questione, coalizzatesi, lo mettono sotto minaccia con una pistola data loro proprio da una poliziotta (tanto non puoi dimostrare niente, ci vogliono prove, testimoni, inutile fare una denuncia regolare, difenditi da sola – dice la poliziotta in questione a una del gruppo consegnandole l’arma) .

Il fratello minore di una di loro si impossessa di questa pistola e uccide lo stupratore.

Dopo tanti anni lo staff di “Cold Case” lo rintraccia, accerta le sue responsabilità, e durante un interrogatorio drammatico gli suggerisce che l’omicidio da lui compiuto ai danni dello stupratore in realtà fosse una sorta di legittima difesa. Il ragazzo in questione è evidentemente disorientato ma poi accetta la tesi – proposta dai poliziotti – della “legittima difesa di fatto”(e vorrei vedere,  avendo come alternativa la sedia elettrica).

Insomma, una puntata all’insegna dei più biechi  stereotipi sessisti, dove:

 1. Le caratteristiche dello stupratore.  Qui c’è il primo stereotipo: benché sia ormai accertato dalla scienza che lo stupratore, specialmente se seriale ha un preciso profilo psicologico e non “opera” mai nello stesso  ambiente in cui si trova a vivere abitualmente, ciononostante viene presentato come “il ragazzo della porta accanto” che però ritiene che il “no” delle donne equivale ad un “si”.  Messaggio: qualsiasi uomo può essere uno stupratore, anzi, qualsiasi uomo, di base,  lo è.  Senza contare che  la scienza ha accertato da tempo – come si diceva – che gli stupratori hanno un preciso profilo psicologico,  e che – di converso – un uomo che esuli da quel preciso profilo non può provare eccitazione nei confronti di una donna che non partecipi all’atto sessuale,  anzi addirittura vi si ribelli. Ma questo non rileva per gli sceneggiatori della serie.

2. La poliziotta che “arma” le vitime sulla base del fatto che “tanto con le normali procedure non puoi dimostrare niente”. In questo c’è tutta l’ideologia secondo la quale le normali logiche processuali, valide per tutte le fattispecie criminali,  non valgono in questi casi,  per i quali invece c’è  bisogno che la donna definisca da sè i termini del reato ( inversione dell’onere della prova) e che una donna sia legittimata, in quanto tale, a farsi giustizia da sè.

3. La pervicacia con cui il personale della  squadra insiste nel “convincere” il fratellino in questione che la sua è stata legittima difesa. Per la prima volta i solerti poliziotti di Cold Case infrangono volutamente quella che dovrebbe essere la deontologia professionale,  operando attivamente per scagionare un colpevole confesso.   Messaggio: ucidere uno stupratore non è reato, e anzi chi lo fa merita pure protezione dall’autorità costituita. Alla faccia del giusto processo che dovrebbe spettare ad ogni cittadino indipendentemente dall’accusa che pende su di lui.

Constato ancora una volta come tali incredibili pregiudizi sessisti possano entrare veramente in qualsiasi cosa, come – in questo caso – un banale serial poliziesco,  né  cesso di stupirmi di come questi fenomeni “passino lisci”  sistematicamente presso la pubblica opinione.

E si tratta di un bombardamento continuo, attenzione: questa analisi che ho appena fatto su un telefilm qualsiasi, di cui domani ci saremo dimenticati,  potrebbe essere ripetuta con analoghi risultati sulla gran parte di ciò che passa quotidianamente per l’etere.

Quanti possono accorgersi di queste cose? Quanti hanno occhi ed orecchi skillati per avvertire tutto cio?

E’ proprio su questo che dobbiamo lavorare.

Carlo Zijno

2 com

Per motivi di aggiornamento tecnico  con cui non sto a tediarvi (ma legati sostanzialmente  alla prossima attivazione dei gruppi di discussione interni),  a partire dalla data odierna gli articoli aggregati dai blog residenti (attualmente il mio e quello di Rino, ma prossimamente se ne aggiungerà un terzo)  sono liberamente commentabili anche su questa piattaforma.

In pratica:  finora i frequentatori cliccando sul titolo dell’articolo venivano indirizzati presso il blog da cui l’articolo era stato aggregato, da adesso in poi invece si aprirà direttamente la schermata di commento (ovviamente per i frequentatori registrati, come ho già detto nell’ ultimo avviso pubblicato).   Si avrà insomma una doppia possibilità:  di poter commentare sia qui sopra che sullo specifico blog dell’autore.

Mi scuso per questo ennesimo cambiamento delle funzionalità del sito, ma è un passo indispensabile  per raggiungere la maturità tecnica ed organizzativa in seguito alla quale potremo finalmente rimanere stabili e correttamente funzionanti a tempo indeterminato,  con tutti i servizi previsti dal progetto.

Grazie per la pazienza.

Carlo Zijno

none

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C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri, non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Fa pena, è esposto a tutto, ai quodlibet, alle ingiurie, al peggio di tutto: a una sorta di riprovazione, di malevolenza universale, di presa in giro, di tacita ingiuria

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Il padre è insegnante e maestro. E’ mentore e modello di comportamento. E’ l’esempio del successo e lo sprone al suo raggiungimento. ……..Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali…

...di Claudio Risè:

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.

...di Oriana Fallaci:

Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere)

...di Alain Minc:

Alla parola parità, i deputati si mettono sull'attenti. Alla parola donna, tremano. Il vostro potere è assoluto: i parlamentari cercano di anticipare i vostri desideri, come i cortigiani di un Luigi XIV o di un Napoleone

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in città, la popolazione di fede cristiana usa pregare in questo modo:

Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il frutto del seno della tua Sposa, Gesù. Ave Giuseppe, padre putativo di Cristo, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

in città, la popolazione di fede islamica ama ricordare nelle proprie proghiere il versetto 33 della sura XXXI (Luqmân):

Uomini, temete il vostro Signore e paventate il Giorno in cui il padre non
potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché. La
promessa di Allah è verità. Badate che non vi inganni la vita terrena e non vi
inganni su Allah l'Ingannatore.

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